mercoledì 27 marzo 2013

La spiritualità Biblica nelle relazioni.


La spiritualità nelle relazioni.
In questa lezione vedremo:
1.La spiritualità nelle relazioni con Dio, il prossimo e noi stessi.
2.La natura della spiritualità in queste tre relazioni.

Cristiani definiscono la spiritualità in modo diverso. C’ è chi pensa alla  spiritualità attraverso la venerazione dei santi, il culto delle reliquie, i pellegrinaggi ai santuari, ecc. In altri casi la spiritualità è identificata con l'asceta, che dedica la sua vita alla ricerca di ideali, alla contemplazione e alle pratiche di estrema abnegazione o di auto-mortificazione. Per altri la spiritualità è la ricerca della propria identità attraverso il messaggio cristiano. Per altri ancora la spiritualità è esercitare i doni spirituali, per altri la spiritualità si misura con la conquista delle anime nell’evangelizzazione. 
Al di là di tutto questo, si dimentica in definitiva che la spiritualità Biblica consiste nell’avere una giusta relazione con Dio, con gli altri e con se stessi. Dio è un essere relazionale come vediamo dalla comunione intima e unica che vi è all’interno della Trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo) e di come ha sempre ricercato la relazione con gli uomini come vediamo dalla Genesi all’Apocalisse. Una giusta relazione con Dio è la base per una buona relazione con noi stessi e gli altri. 

1. La relazione con Dio.
a. Dio ama l’essere umano.
Il Dio della Bibbia è infinito, personale e trino. Dio è una comunione di tre persone e uno degli suoi scopi nell’averci creato è quello di visualizzare la gloria del suo essere nelle creature morali che sono in grado di rispondere alle sue iniziative relazionali. L’Iddio infinito e personale ci ama e ci vuole far crescere in una relazione intima con lui, questo è lo scopo per cui Dio ha creato l’uomo per conoscere, amare, godere e onorare il Signore uno e trino di tutta la creazione. L’uomo è l’apice della creazione di Dio Il genere umano ha un posto speciale nella creazione. 
Sal.8:3-8: "Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte,che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu l'hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l'hai coronato di gloria e d'onore.Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi:pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna;gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari". 
Davide è impressionato e sopraffatto dalla grandezza del cielo con il suo splendore e ci fa capire quanto Dio è grande e quindi è anche impressionato e sopraffatto dalla grandezza di Dio. Noi infatti lo vediamo quando dice che considera i cieli opera delle mani di Dio e che con le sue dita ha fatto la luna e le stelle. Quando potente e grande deve essere questo Dio che con le sue dita ha creato il cosmo infinito e ha stabilito la luna e le stelle senza numero! In confronto a tale grandezza infinita dell’universo e di Dio, Davide e anche noi ci sentiamo piccoli, una nullità! Dal momento in cui Davide scrisse queste parole fino a quando fu inventato il telescopio nel 1600, solo alcune migliaia di stelle erano visibili all’occhio nudo e l'universo appare molto meno impressionante di quanto ora sappiamo, infatti la nostra galassia contiene più di 200 miliardi di stelle e si estende per un diametro di 100.000 anni luce (ricordiamo che un secondo di luce è circa 300.000 chilometri al secondo).  
Verso Dio il Creatore, l’uomo è solo una creatura e diventa cosciente della propria  nullità! Eppure davanti tale vastità e grandezza Dio, questo piccolo punto, in mezzo all’universo, il genere umano, Dio  lo ha coronato di gloria (kā∙ḇôḏ) e onore. Questo indica che Dio ha dato al genere umano un posto particolare, speciale in tutto l’universo! Dio desidera avere una relazione con l’uomo! Le implicazioni relazionali della dottrina cristiana della Trinità sono profonde. Dal momento che siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio (Gen. 1:27-28), anche noi siamo esseri relazionali per relazionare con Dio. Dopo la caduta di Adamo ed Eva (Gen.3:1-19) tutti siamo peccatori privi della gloria di Dio (Rom.3:9,23; 1 Giov.1:8,10). Ma nonostante questo noi possiamo avere una relazione con Dio grazie al sacrificio di Gesù (Giov.3:16; 14:6; Rom.3:24-30; 5:6-11). Dio ama l’essere umano e ha mandato Gesù prima che qualcuno potesse credere in Lui per essere salvato (Romani 5:6-8), mentre era ancora peccatore.
L'amore di Dio è spontaneo e senza fine, lui ci ha amato, perché ha scelto di amarci e nessuno può separare gli eletti dall’amore di Dio (Rom.8:35-39). Al di là di ogni speranza legati a questa terra, il Dio eterno di amore (Is. 54:8,10) ha raggiunto l’uomo (Matt.1:23; Giov.1:1-18), con unico atto di sacrificio, ha comprato e ha fatto suoi gli eletti secondo il Suo proposito di grazia in Gesù Cristo (1 Cor.6:19-20; Tito 2:14; 1 Pie.2:9-10; 2 Tim.1:9-10). La grazia si riferisce a un dono immeritato da parte di Dio che fa ai peccatori manifestata in modo chiaro e inequivocabile attraverso la morte e la resurrezione di Cristo. 
La spiritualità riflette l’amore di Dio. Chi è stato rigenerato da Dio risponde positivamente alla chiamata di Dio. Come corrispondiamo a questo amore di Dio? Per molti queste verità rivelate sembrano così lontane e irreali che non li toccano più di tanto, non ne sono profondamente consapevoli benché possano leggere la Bibbia, pregare o andare in chiesa, lo si può vedere dal fatto che non vi è nessuna implicazione pratica coerente con i Suoi insegnamenti, questa non è vera spiritualità. La vera spiritualità va al di là della sfera intellettuale o concettuale, è interiorizzata nel cuore (Sal. 119:11;Ef.3:17; Col. 3:15-16; 1 Pie.3:15). 

b. La risposta dell’uomo a Dio.
La spiritualità biblica è una vita incentrata su Dio. C’è molto da dire sugli argomenti trattati sotto che richiederebbero studi a parte, ma è importante accennare alcuni aspetti riguardo la nostra relazione con Dio.

Noi vediamo nella relazione con Dio che è importante: 
 La Fede.
La fede significa affidarsi a Dio in piena fiducia e implica un impegno totale verso di Lui che è attendibile, significa essere convinti che Dio ha il potere e che è vicino nel salvare, convinti che quanto Dio ha rivelato è verità. Quindi la fede è credere non solo nella Sua persona, ma anche alle Sue parole, pertanto determina un completo cambiamento d’indirizzo nella vita. Ora, quando Dio chiama le persone a credere a quello che dice loro, li invita a fare la cosa più sensata che potranno mai fare nella loro vita, cioè credere all'unico Essere nell'universo che è affidabile. La fede come il ravvedimento per la salvezza è un dono di Dio (Ef.2:8-9; Fil. 1:29; Eb.12:2; Atti 11:18; 2 Tim. 2:25). 
La fede viene dall’udire la Parola di Cristo (Rom.10:17). La fede è molto importante per la vita spirituale, perché senza fede non possiamo piacere a Dio, poiché chi si accosta a Dio deve credere che Egli esiste e risponde a quelli che lo cercano (Eb. 11:6).  Quindi l’uomo spirituale è un uomo che ha fede in Dio, che si è affidato a Dio.

Noi vediamo nella relazione con Dio è importante: 
 L’Amore per Dio. 
Il rischio di chi studia o legge la Bibbia è quello che Dio diventi una formulazione astratta intellettuale su cui discutere e scrivere dimenticandoci che Dio sia una persona vivente con cui siamo chiamati a relazionarci con amore. Nel senso più profondo, il cristianesimo non è una religione, ma un rapporto che è nato perché Il Dio trino ci ha amati. "Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo" (1 Giov.4:19). 
La spiritualità secondo la Bibbia è possibile perché Dio ci fa la grazia di avere una relazione con Lui. L’iniziativa è di Dio! Se non fosse per il fatto che Lui ci amava, noi non potevamo amarlo. Egli ci ha amati, perché ha scelto di amarci e il credente risponde a questo amore con l’amore come richiesto da Dio. 
Deut.:6:4-5: "Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l'unico SIGNORE.Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l'anima tua e con tutte le tue forze". Questo è quello che viene chiamato “shema”. 
Lo “shema” è ripreso da Gesù nel Nuovo Testamento come leggiamo in Mar.12:28-30: "Uno degli scribi che li aveva uditi discutere, visto che egli aveva risposto bene, si avvicinò e gli domandò:'Qual è il più importante di tutti i comandamenti?'Gesù rispose:'Il primo è:-Ascolta, Israele: Il Signore, nostro Dio, è l'unico Signore:Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua-'". 
Lo “shema” divenne una preghiera e una confessione di fede degli ebrei che veniva recitata ogni giorno: la mattina e la sera. Era il comandamento che si portava nelle filatterie, (strisce di pergamena su cui erano scritti passi della legge piegate e rinchiuse in astucci e si tenevano sulla fronte o sul braccio sinistro) o si metteva negli stipiti delle porte come dice Deuteronomio 6:8-9. 
Il motivo per cui dobbiamo amare solo Lui è perché è l’unico Signore, quindi amare Dio scaturisce dalla sua unicità, non c’è nessun altro! (Deut.4:35,39). Ma vediamo anche il modo come amare Dio. “Amerai” (ahab) ha il senso di attaccamento, piacere, grazia, desiderio di essere vicini alla persona che si ama. 
Nell’Antico Testamento troviamo questa parola per descrivere l’attaccamento dei genitori ai figli (Gen.22:3) o di quei servi che dopo sette anni avevano la possibilità di andarsene via liberi per amore della moglie e dei figli e del padrone rimaneva a servirlo per sempre, rinunciando alla libertà personale (Es.21:1-6) quindi l’amore implica una rinuncia di sé! Inoltre questa parola viene usata per descrivere l’indescrivibile amore e tenera grazia di Dio nella relazione di patto con il Suo popolo tanto da liberarlo dall’Egitto e da benedirlo e agire in suo favore (Es.2:24; Deut.4.35-37, Nee.7: 8,13). Perciò possiamo dire con G. Wallis esperto di ebraico che: “ L’amore non presuppone soltanto una concreta disposizione interiore, venutasi a creare mediante esperienze o sensazioni, ma include intrinsecamente un’azione consapevole fatta a motivo della persona amata o della cosa amata.”   
L’amore è più di un sentimento, è azione verso la persona che si ama! Se tu ami Dio, lo dimostrerai con le tue azioni! Chi mi ama osserverà i miei comandamenti dice Gesù! (Giov.14:15,21). L’amore è più di un sentimento, è qualcosa di pratico, Giacobbe servì Labano per amore di Rachele sette anni. (Gen.29:18). Quindi l’amore non è soltanto una decisione dettata dal sentimento, ma è anche azione conforme all’amore. Mentre nel greco “ama” (agapao) aveva il significato di gradire, trattare con reverenza, tenere in alta stima, apprezzare, fare gran conto e mostrare gentilezza. 
L’amore si esprime con parole e gesti convenienti: chi ama lo dimostra con i fatti, infatti questa parola nel Nuovo Testamento è usata per l’amore di Dio che non ha risparmiato il Figlio a morire per i nostri peccati (Giov.3:16; 1 Giov.4:7-8), e  l’amore di Gesù che si è dato per gli uomini (Gal.2:20). Perciò l’amore è donare, quindi noi dovremmo donarci completamente a Dio come Lui si è donato a noi. 
Possiamo dire che amare Dio nel modo definito dal grande comandamento è trovare piacere in Lui,  cercare Dio la Sua propria Causa (identificazione), e impegnarsi seguendo Lui. Gesù esige una decisione e la prontezza per Dio, e per Dio solo, in una maniera incondizionata! Non è solo sentimento, ma è una questione di volontà e azione, di ubbidienza e devozione (Ger.2:2; Deut.5:9-10; 7:7-9). Come dobbiamo amare allora Dio? In modo radicale, totale e urgente. È Dio il nostro Dio che sarà amato con una completezza di devozione che è definita dal ripetuto “ tutto”, quindi con tutto noi stessi. 
Graam Swift: “ L’amore non è un semplice sentimento, ma un principio attivo che abbraccia tutta la nostra personalità.”  Tutto il cuore, l’anima, la mente e forza, denota la nostra persona intera, la totalità dell'impegno di tutta la propria persona. Perciò l'amore è la disposizione intera della nostra vita, mettere la nostra personalità intera e tutto quello che abbiamo a servizio e in sottomissione a Dio docilmente, è un impegno, un coinvolgimento totale di ubbidienza e di lealtà a Dio.  Inoltre quando c’è l’amore c’è il desiderio di stare insieme con la persona amata in comunione con lei. L’amore è l’intenso desiderio di essere vicini. Chi ama qualcosa o qualcuno gli è attaccato (Deuteronomio 30:20). Senza amore non ci sarà il desiderio di relazionare con Dio e di stare alla Sua presenza per godere la comunione con Lui, la spiritualità è la comunione con Dio. 
Il cristianesimo non è una religione, ma avere comunione con Dio. Secondo quello che dice Paolo in 1 Corinzi 13, l’amore e quindi l’amore per Dio è ciò che dura per sempre, anche se hanno la loro importanza i doni spirituali e il servizio cristiano, riguardo la spiritualità, l’amore è quello che rimarrà ed è la chiave del nostro rapporto con Dio!! L’uomo e la donna spirituale ameranno Dio radicalmente e sopra ogni cosa.

Noi vediamo nella relazione con Dio che è importante: 
 Il Timore di Dio.
La parola ebraica per timore (yārē) significa “paura”,  “rispetto”, “riverenza”, “terrore”, “tenere in grande considerazione”, ha il significato di base di “tremare”. Il timore di Dio è un suo dono (Ger.32:40). La vita spirituale biblica è una vita incentrata su Dio e anche il timor di Dio ha la sua importanza in questo. Il timore di Dio è principio della sapienza (Pro.9:10). 
“Principio” indica che il timore di Dio è fondamentale e guida di quei pensieri saggi e decisione giusta nei vari aspetti della nostra vita. Quindi se manca il timore di Dio tutta la nostra vita spirituale sarà sbagliata o distorta. Il timore di Dio è il segreto della rettitudine (Pro. 8:13), è una caratteristica del popolo in cui Dio si compiace (Sal. 147:11); il tutto dell'uomo (Eccl. 12:15). Possiamo dire giustamente con John Murray che “Il timore di Dio è l'anima della consacrazione”. 
La vera devozione  quindi  non è mai separata dal timore di Dio. In definitiva ciò che è l'alfabeto per la lettura, i numeri per la matematica, le note per la musica, così il timore del Signore è fondamentale per vivere la vita cristiana per come vuole Dio. La mancanza di timore di Dio ci porta fuori strada. Ma che cosa è esattamente il timore del Signore, e qual è la sua funzione? Il timore di Dio è la giusta consapevolezza della grandezza di Dio. (Es. 15:11; Sal.130:4; Deut.10:21; 2 Sam.7:23). 
Il timore di Dio è associato quando l’uomo sperimentava Dio ed è la giusta consapevolezza di Dio:
(1) Nasce dall'esperienza della presenza Dio, quando Dio si manifestava direttamente (Es.20:18,20; Deut.5:5; Sal.76:9, Gen.28:17; Dan. 10:12,19, Es.3:6).

(2) Nasce dalle opere del Signore come l'attività storica e la dimostrazione della sua potenza (Is.25:3,41:5, Ger.10:7; Zacc.9:5; Sal.65:9;76:9; Giob.6:21, Es.14:31; Mich.7:17;1 Sam.4:7 e segg.)

(3) Nasce dalla consapevolezza della sua santità.
Questo implica che Dio è inaccessibile nel senso che nessuno lo può vedere e vivere( Es.15:11; Deut.7:21; Sof.2:11,ecc.), infatti l’incontro con Dio veniva considerato letale, pericoloso (Gen. 16:13; 32:31; Es.19:21; 24:10-11; Gdc. 6:22-; 13:22;1 Sam.6:19; Is. 6:3,ecc.).

(4) Nasce da interventi a favore della persona e la punibilità a chi fa il male (Sal.40:4,52:8; 64:10).

Perciò John Brown dice a riguardo: “Noi dobbiamo avere il timore di Dio, cioè dobbiamo possedere il senso della sua grandezza infinita la quale è rivelata nelle sue opere e nella sua parola. Esso ci dona la convinzione che il suo favore sia la più grande benedizione che l’uomo possa ricevere e che la sua disapprovazione sia invece il peggiore dei mali. Il timore di Dio si manifesta in modo pratico quando ci spinge a cercare il favore di Dio…questo è il timore che il cristiano deve ricercare e manifestare nei confronti di Dio.”  Chi lo teme gli ubbidisce, osserva le sue leggi. Abramo lo ha mostrato quando ubbidì nell’offrire in olocausto Isacco (Gen.22:12); i capi israeliti, collaboratori Mosè dovevano essere timorati di Dio disposti a imparare i decreti e le leggi di Dio (Es. 18:21; Deut.6:2). 
Aveva ragione Charles Bridges quando disse: “Ma cos’è questo timore del Signore? È una riverenza affettiva per mezzo della quale il figlio di Dio si sottomette umilmente alla legge del Padre”.Quindi un rispetto affettivo dei figli di Dio verso Dio. Il timore di Dio è la devozione a Dio che si manifesta nell’ubbidienza, nell’adorazione, nel culto. Chi teme Dio vive in accordo con la volontà di Dio seguendo le leggi di Dio! (Deut.17: 19-20; 31:11-13). 
Quindi possiamo dire che il timore di Dio comporta: (1) La consapevolezza oggettiva di chi è Dio e di ciò che desidera dall’uomo (2) riconoscimento e accettazione dai credenti (3) motivati da una sano terrore che Dio manterrà la Sua minaccia di punire il peccato. Così l’uomo spirituale è consapevole della grandezza di Dio ed ha un santo timore di Dio manifestato nell’ubbidienza.

Infine vediamo:
 L’Umiltà.
La persona spirituale certamente è umile. Gesù in Matt.5:3 dice: "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli". La parola “povero” (ptōchos) in questa beatitudine descrive la povertà assoluta, la totale impotenza, la completa miseria; descrive la povertà di quello che non ha proprio niente. Ma Gesù dice poveri in spirito; “spirito” (pneuma) in questo caso è la parte interiore invisibile dell’uomo, intima (Mar.8:12; Luca1:47). 
“Spirito” è la fonte e la sede di intuizione, del sentimento e della volontà, la parte rappresentativa della vita umana interiore. Si tratta di un idioma che indica essere umili riguardo la propria capacità di relazionarsi con Dio. Perciò “poveri in spirito” è una povertà spirituale ed è l’atteggiamento che corrisponde all’umiltà, opposta all’alterigia, all’arroganza, all’auto-indulgenza. “Poveri in spirito” è la consapevolezza di una persona che si rende conto della sua propria mancanza assoluta di risorse che trova il suo aiuto e forza in Dio. 

Riguardo la salvezza
Essere umili è riconoscere il proprio fallimento spirituale davanti a Dio (Rom.3:9-12). Significa umiliarsi davanti a Dio a causa dei propri peccati (Luca18:9-14) e quindi riconosce di avere bisogno di Dio per essere salvato dai peccati (Rom5:1-6; Ef.2:1-10; Fil.3:1-9).

Riguardo il servizio
Riguardo al servizio il credente umile serve il Signore Gesù. Noi vediamo nella Bibbia che tutti i credenti sono chiamati a servire il Signore (Rom1.1; Giac.1:1; Matt.8:14-15; Rom.12:11; 1 Tess.1:9-10). Il povero in spirito non pensa che il Signore lo abbia chiamato a servire perché in lui c’era qualcosa di speciale, riconosce che non è degno di servire il Signore! (Ef.3:8; 1 Tim.1:12-14). Non desidera nemmeno la lode per il suo servizio (Luca17:7-10). 
Il senso di pochezza e di dipendenza che abbiamo visto riguardo la salvezza, è un atteggiamento che l’umile avrà anche nel servire il Signore (Es.3.11; 4:10; Gdc.6:15;  1 Re 3:7-9). L’umile non confida nelle proprie capacità nel servire il Signore, ma si sentirà inadeguato, incapace, impotente, per questo non conterà sulle proprie forze, ma sul Signore, ha un senso di dipendenza dal Signore! (Giov.15:5). 

Quindi fede, amore, timore e umiltà sono molto importanti per il nostro rapporto con Dio e quindi per la spiritualità che Dio vuole.
2. La relazione con il prossimo.
La spiritualità non consiste nel rimanere isolati dal resto del mondo. La persona spirituale ha rapporti con la società (benché questa società è sempre più individualista, egoista e autonoma) e con una chiesa dove è parte integrante (1 Cor.12; Fil.2:1-11,ecc). 

a. La relazione con il prossimo è basata sull’amore.
Marco 12:30-31: "'Ama dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l'anima tua, con tutta la mente tua, e con tutta la forza tua'". Il secondo è questo: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'”. Non c'è nessun altro comandamento maggiore di questi. Le implicazioni relazionali della dottrina della Trinità sono profonde abbiamo detto all’inizio di questa lezione e visto che noi uomini e donne siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, anche noi siamo esseri relazionali, spinti e chiamati ad avere una relazione con il prossimo. Siamo stati creati per la comunione e l'intimità non solo con Dio, ma anche ad avere relazioni con il prossimo, relazione basata sull’amore. 
Chi è nato da Dio e conosce Dio ama gli altri. L’amore per il prossimo è segno che una persona ha una relazione con Dio (1 Giov.4:7-11). “Se il mio cuore è a posto con Dio, ogni essere umano è il mio prossimo” (Oswald Chambers).
Il secondo comandamento assomiglia al primo perché entrambi richiedono amore. Chi ama il prossimo adempie la legge Rom.13:8-10: "Non abbiate altro debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri; perché chi ama il prossimo ha adempiuto la legge. Infatti il 'non commettere adulterio', 'non uccidere', 'non rubare', 'non concupire' e qualsiasi altro comandamento si riassumono in questa parola: 'Ama il tuo prossimo come te stesso'. L'amore non fa nessun male al prossimo; l'amore quindi è l'adempimento della legge". (cfr. 1 Giov.3:23). L’unico obbligo che dobbiamo avere è l’amore gli uni per gli altri! L’amore non fa danni al prossimo!  Hai visto mai morire qualcuno di troppo amore? L’uomo spirituale amerà il suo prossimo.

 Chi è il mio prossimo?
Il secondo comandamento al quale si riferiva Gesù è preso da Levitico 19:18. Il “prossimo” (plesion) è il vicino, colui che è accanto. Nell’Antico Testamento designa l’altro che ci è accanto nei confronti del quale occorre tenere un comportamento corretto come vuole Dio. Il prossimo di ognuno è colui che è sulla nostra via: famiglia, colleghi, fratelli di chiesa, vicini di casa e padroni di casa, conoscenti,ecc. Può essere di qualsiasi religione, ceto sociale e sesso. Nell’Antico Testamento l’amore per il prossimo veniva concepito come convivenza sociale che si concretizza nell’accoglienza e nel riconoscimento del diritto dell’altro. Quindi accogliere l’altro e rispettare il bene dell’ altro.  
Noi tendiamo invece ad amare chi ci tratta bene, chi ha gli stessi nostri interessi, chi non ci mostra i nostri difetti, chi ci apprezza, la persona con cui possiamo esser noi stessi, invece siamo chiamati ad avere un comportamento di amore verso tutti coloro che sono vicino a noi credenti e non credenti. Francis Schaeffer: “ L’uomo spirituale amerà tutti. Tutti gli uomini sono i nostri vicini, e dobbiamo amare come noi stessi. Dobbiamo fare questo sulla base della creazione, anche se non sono redenti, per tutti gli uomini hanno valore perché sono fatte a immagine di Dio. Pertanto devono essere amati anche a caro prezzo” .

 Il prossimo può essere anche il tuo nemico.  
Siamo chiamati anche ad amare i nostri nemici (Matt.5:43-48; Rom.12:17-21). Amando i nostri nemici assomiglieremo a Dio nostro Padre che ama il mondo e fa sorgere il sole su tutti buoni e cattivi. 

 Come dobbiamo amare il prossimo?  
Come noi amiamo noi stessi, tanto da prenderci cura di noi stessi così dobbiamo fare con gli altri. Buber traduce Lev.19:18: “Ama il tuo prossimo al pari di te”. Cioè comportati come si trattasse di te stesso.Noi desideriamo il nostro bene, perciò ci curiamo e desideriamo che gli altri ci facciano del bene. Gesù dice in Matt.7:12: "Tutte le cose dunque che voi volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro, perché questa è la legge e i profeti". In Giovanni 13:34-35 e 15:12 Gesù dice ai discepoli che sono chiamati ad amarsi come li ha amati Gesù. Il suo amore è stato incondizionato. La natura dell’amore è descritta molto bene in 1 Corinzi 13:4-7. La persona spirituale ama, l’amore è il segno distintivo della vita cristiana, chi lo pratica sta comunicando di essere discepolo di Cristo (Giovanni 13:34-35). “L'amore dovrebbe essere il filo d'argento che attraversa tutta la vostra condotta”. (J. C. Ryle)

b. La relazione con il prossimo è basata sulla mansuetudine.
Gesù dice in Matt.5:5: "Beati i mansueti, perché erediteranno la terra". Il mondo pensa in termini di forza, di potere, di aggressività, di affermare la propria persona, Gesù ci dice, invece che dobbiamo essere mansueti! La “mansuetudine” (prautēs) era una parola usata per indicare colui che era calmo contrapposto all’ira, per indicare colui che era moderato, gentile, docile, conciliante, pacato, clemente, paziente, tollerante, flessibile che aveva un atteggiamento di umile benevolenza e di rispetto verso gli altri. 
Pertanto la mansuetudine è l’opposto dell’autoaffermazione, dell’egoismo e dell’egocentrismo! Il mansueto e quindi chi è spirituale non è litigioso. Questo noi lo vediamo in Tito 3:1-2 dove Paolo esorta Tito di ricordare ai credenti che siano sottomessi ai magistrati e alle autorità, che siano ubbidienti, pronti a fare ogni opera buona,  che non dicano male di nessuno, che non siano litigiosi, che siano miti, mostrando grande gentilezza (prautēs) verso tutti gli uomini.  (Rom.12:18; Ebr.12:14). La mansuetudine è avere autocontrollo. Infatti la parola “mansueto” (praus) veniva usato quando un animale veniva addomesticato, addestrato, quindi l’animale che ha imparato ad accettare il controllo; come vediamo nel circo quei leoni che sono addomesticati da chi li addestra. Quindi la persona mansueta ha autocontrollo, sa tenere sotto controllo gli istinti (Prov.16:32). È più difficile controllarsi che arrabbiarsi! Per questo motivo chi ha auto-controllo, vale più della forza di un guerriero! 
La mansuetudine è avere pazienza. Lo spirito paziente vale di più dello spirito altero dice l’Ecclesiaste e poi ci esorta con queste parole: Non ti affrettare a irritarti nello spirito tuo, perché l'irritazione riposa in seno agli stolti (Eccl.7:9). È da stupidi irritarsi, arrabbiarsi (kā˓as). L’Ecclesiaste avverte i suoi lettori a non permettere alla rabbia di muoversi e di abitare dentro di loro! La Bibbia c’insegna a essere pazienti con gli altri come Dio lo è con noi e come lo è stato lo stesso Gesù! È scritto che Gesù era un uomo mansueto (Matt.11:29; 21:5;Is.53:7). 
Il mansueto non è vendicativo. Il mansueto ha una mente umile e devota che preferisce sopportare le ferite, le offese piuttosto che restituirle proprio come fece Gesù (Rom.12:17;1Pie.2:21-23). Il mansueto ha uno spirito di servizio verso gli altri proprio come fece Gesù che diede la Sua vita per i molti, quindi il mansueto, la persona spirituale non ricercherà il primato, ma servirà il suo prossimo. La grandezza dello spirituale starà nel servire gli altri senza lamentarsi! (Mar.10:35-45; Giov.13: Luca 22:27;Giov.13.13-17; 2 Cor.4:5;Col.3:23). Inoltre il mansueto riconosce che ha sempre da imparare. Il mansueto è uno che si fa insegnare e modellare, che riceve con prontezza la Parola di Dio senza obiezioni, senza opposizioni arroganti, senza resistenza! 
Giac.1:19-21: "Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira;perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio.Perciò, deposta ogni impurità e residuo di malizia, ricevete con dolcezza la parola che è stata piantata in voi, e che può salvare le anime vostre". La  parola “dolcezza”(prautēs) è mansuetudine, l’essere arrendevole, piegarsi, quindi il mansueto è pronto ad ascoltare, a imparare e a cambiare. Il mansueto meditando la Scrittura, la riceve, non si oppone, ma desidera esserne trasformato. I mansueti sono coloro che rispettano Dio e la Sua parola, che seguono le Sue indicazioni e i Suoi disegni,che si sottomettono alla Sua volontà. Il mansueto riconosce che ha bisogno degli altri per crescere nella fede. Riconosce che Dio ha dato alla chiesa dei doni affinché i singoli credenti possano crescere all’altezza di Cristo, riconosce che ha bisogno degli altri credenti della chiesa con i doni che Dio ha dato loro per edificarla (Ef.4:11-15). 
Il mansueto ha un atteggiamento  pronto a essere ammaestrato e modellato dalla Parola di Dio e riconosce l’importanza di frequentare una chiesa locale dove vi è la manifestazione dei doni spirituali dati da Gesù, dove lui può essere perfezionato per il servizio e per la propria crescita individuale fino alla piena maturità perfetta di Cristo! Infine vediamo che il mansueto si lascia riprendere dagli altri. Noi vediamo che la Bibbia ci parla che i credenti si ammoniscono gli uni gli altri ( Rom.15:14, 1 Tess.5:14). È consapevole che la riprensione ha una funzione curativa. Il salmista dice: "Mi percuota pure il giusto; sarà un favore; mi riprenda pure; sarà come olio sul capo; il mio capo non lo rifiuterà." (Sal.141:5). L’olio era usato come medicinale (Is.1:6; Luca10:34), sia per gli uomini che per gli animali. Veniva versato sulla testa della pecora per uccidere gli acari o altri parassiti  e proteggere le loro teste dal sole caldo. Applicato alla pelle, l’olio aveva un’azione emolliente e calmante, ed era usato anche per pulire; infatti ancora oggi si usa come un ingrediente per il sapone. La riprensione secondo la Parola di Dio è curativa! Il mansueto lo sa e l’accetta! Il mansueto è consapevole che la riprensione è preziosa come un gioiello. Per un orecchio docile, chi riprende con saggezza è un’ anello d’oro, un’ ornamento d’oro fino (Pro.25:12). 
Il mansueto riconosce i propri peccati e quando qualcuno gli è li fa notare o lo riprende alla luce della Parola di Dio è pronto ad ascoltare e a cambiare. Questa è la prova per il mansueto se è veramente mansueto e quindi spirituale! Fino a quando leggiamo la Bibbia, l’ ascoltiamo pronti a impararla non ci sono problemi, ma quando viene qualcuno a riprenderci per un peccato che abbiamo commesso allora diventa davvero difficile per il nostro orgoglio! Il mansueto accetta la riprensione, l’ammonizione e non si giustifica, ma con equilibrio accetta l’esortazione e ringrazia! Questo è la persona spirituale!!

c. La relazione con il prossimo è basata sul perdono.
Chi ha sperimentato la grazia del perdono di Dio in Cristo (Matteo 6:14-15;18:35) certamente perdonerà gli altri sempre senza limiti e calcoli (Matte.18:21-22) e lo farà sinceramente (Matt.18:35). La grazia di Dio è il modello da seguire nel perdonare gli altri. Come Dio ci perdona noi siamo chiamati a perdonarci gli uni e gli altri (Matteo 18:33; Ef.4:32; Col.3:12-15). Una volta che una persona ha sperimentato il perdono misericordioso di Dio, sarà normale e obbligatorio che mostra lo stesso perdono agli altri. Il perdono è una promessa a non ritornare sul peccato, a rimuovere la colpa e ristabilire un rapporto di pace.  Certo se abbiamo ricevuto una brutta cosa sarà difficile dimenticarla, ma con l’aiuto dello Spirito Santo, se c’è un vero perdono c’è la promessa, un impegno nel non tirare fuori il torto subito. Perciò nel perdonare gli altri: io non tirerò fuori di nuovo il peccato alla persona che mi ha ferito, io non ne parlerò dietro le spalle con gli altri, io non coverò rancori auto-commiserandomi; io non mi vendicherò. Quindi l’uomo spirituale è colui che perdona.
Queste caratteristiche (amore, mansuetudine, perdono) costruiscono dei ponti per le relazioni profonde, l’uomo o la donna spirituale è su questa strada.

Infine vediamo nella spiritualità:
3. La relazione con noi stessi.
Una delle cose importanti della vita spirituale è imparare a vedere se stessi nel modo in cui Dio ci vede in Cristo secondo la Parola di Dio. Allora come si vedrà l’uomo o la donna spirituale? Ci sono tanti aspetti, ma ne citeremo alcuni. 

a. In primo luogo è un peccatore salvato e chiamato a servire Dio per grazia e non per i meriti personali. (1 Cor.15:10; 2 Cor.3:4-6; Efesini 3:1-7;1 Tim.1:12-16; 2 Tim.1:9-10).
Questo significa che non penserà che è lui che ha scelto Dio, ma che Dio ha scelto lui in Cristo (Ef.1:4;), e che Dio lo ha fatto rinascere, perciò è un figlio di Dio (Giov.1:12; 3:3-5;Tito 3:5;)  è riconoscerà che solo in Cristo è benedetto di ogni benedizione spirituale in Cristo (Ef.1:3). Quindi è un figlio di Dio (Gal.4:4-6), giustificato e redento (Rom.3:24; Ef.1:7), santificato (1 Cor.1:2; Ebr.10:10-14) non più schiavo del peccato (Rom.6:6-7); non più sotto l’ira di (Giov.3:36; Rom.8:1,31-34), il tempio di Dio (1 Cor.3:16; 6:19).La lista è ancora lunga, ma mi fermo qui.

b. In secondo luogo  avrà un concetto giusto dei doni spirituali (Romani 12:3).
Due sono i rischi che ognuno di noi può avere o l’auto-commiserazione o l’orgoglio. A questo si aggiunge la gelosia o l’invidia, in questo caso non si è spirituali (1 Cor.3:3). Ma l’uomo spirituale non si commisera, non si inorgoglisce  e nemmeno è geloso o invidioso, ma sarà consapevole e contento dei doni spirituali che gli ha dato Dio e questi doni li userà attivamente per l’edificazione della chiesa e per la gloria di Dio (Rom.12:3-8; 1 Cor.12; 1 Pie.4:10-11). Quindi sarà impegnato per il progresso del Vangelo con i doni e la sua vita che Dio gli ha dato (Matt.28:18-20; Fil.1:12).

c. In terzo luogo è consapevole del ruolo importante che ha su questa terra riguardo la testimonianza.
È consapevole che è il sale e la luce della terra e quindi darà una testimonianza visibile con il comportamento e con la testimonianza verbale del Vangelo (Matt.5:13-16). Nell’adempiere questo compito farà affidamento a Cristo da cui dipende (Giov.15:1-8).

Domande di riflessione.
Alla luce di queste caratteristiche su cosa ti senti mancante davanti a Dio? Chiedi perdono al Signore e chiedi che ti aiuti ad essere la persona spirituale secondo il cuore di Dio. 

Bibliografia       
Bruce Waltke, Evangelical Spirituality: A Biblical Scholar’s Perspective, in Vol. 31: Journal of the Evangelical Theological Society Volume 31. 1988 (1). Lynchburg, VA: The Evangelical Theological Society.

Dizionario Biblico Claudiana, a Cura di Giovanni Miegge,ed.Claudiana, Torino, 1992.

G.Wallis, in Grande Lessico dell’Antico Testamento, a Cura di G.Johannes Botterweck e Helmer Ringgren, vol.I, ed Paideia, Brescia 1988.

Kenneth Boa, Conformed to His Image: Biblical and Practical Approaches to Spiritual Formation, Zondervan, Grand Rapids, Michigan,2001.

Sinclair B. Fergusson, Conoscere la volontà di Dio, ed. Passaggio, Mantova. 
                
Wood, D. R. W., & Marshall, I. H. (1996). New Bible dictionary (3rd ed.). Leicester, England; Downers Grove, Ill.: InterVarsity Press.