mercoledì 13 marzo 2013

La passione di Gesù


Matteo 26:14-27,66: La passione del Signore. 
La morte per crocifissione era una delle più crudeli e vergognose forme di esecuzione per l’umanità. I cittadini romani erano per lo più esenti da questo tipo di tortura, se non solo in caso di tradimento, mentre era generalmente riservata al peggio degli schiavi e dei criminali. 
Documenti storici dell’epoca ci dicono il prigioniero che stava per essere crocifisso, veniva umiliato pubblicamente denudandolo, poi era posto con la schiena a terra, mentre le mani venivano inchiodate o legate con funi alla trave orizzontale di legno e i piedi fissati al palo verticale, la croce veniva sollevata e il prigioniero vi rimaneva appeso esposto senza difesa allo scherno pubblico, al calore del giorno e al freddo notturno. Era una vera e propria tortura. 
La morte solitamente procedeva lentamente, spesso per un periodo di diversi giorni e la causa tipica era di soffocamento. La vittima diventava così debole da essere incapace di sollevare il petto e respirare. Gesù è morto insolitamente presto, probabilmente, a causa delle fustigazioni precedenti. Gli Ebrei interpretavano la morte per crocifissione come equivalente a essere appesi a un albero, indicando così che era maledetto da Dio. (Deuteronomio 21:22-23). 
Questo spiega perché il messaggio cristiano di un Messia crocifisso era di scandalo per tanti Ebrei (1 Corinzi 1:23). Non solo Gesù è stato crocifisso come un malfattore, benché fosse innocente, ma è stato tradito, rinnegato e abbandonato da quasi tutti i Suoi discepoli. 
Vediamo alcuni aspetti riguardo la morte di Gesù in croce senza soffermarci su tutti i dettagli di questi versetti, ma soffermerò in modo particolare sulla situazione storica e sulla scelta di Gesù.

I LA SITUAZIONE STORICA. 
Ci si chiede chi è stato veramente il responsabile della morte di Gesù.  Storicamente, la responsabilità principale è stata data a capi religiosi Ebrei di Gerusalemme. Purtroppo questo, nel corso dei secoli, ha avuto conseguenze tragiche, di antisemitismo e di violenza contro gli Ebrei. Ma c’è chi ha accusato solo i Romani. Oggi la maggior parte degli studiosi riconosce ad entrambi le responsabilità: sia le autorità Ebraiche che Romane hanno giocato un ruolo nella morte di Gesù. Questo è confermato da Matteo 27:1-2 dove è scritto che tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire e legatolo lo portarono a Pilato il governatore Romano. (cfr. Giovanni 18:29-31). 
Questo perché fu accusato di bestemmia, quando disse di se stesso di essere Figlio dell’uomo e che loro avrebbero visto seduto alla destra della Potenza e venire sulle nuvole dal cielo (Matteo 26:64). È chiaro che questa affermazione era una dichiarazione che Gesù era più di un semplice uomo, significa che era simile all’uomo, questa affermazione è una chiara allusione a Daniele 7:13-14 e si riferisce al fatto che chi viene descritto ha autorità e dominio su tutta l’umanità, il suo regno è eterno. Così noi vediamo che Gesù fu condotto da Pilato e Pilato, essendo governatore, lo poteva liberare, ma non lo fa, si lava le mani. (Matteo 27:1-2,11-26). 
R.T. France dice: “ La pena di morte poteva essere comminata solamente per ordine del governatore romano…., ma per lui un’accusa di bestemmia non avrebbe avuto alcun peso. Era perciò necessario tenere consiglio per trovare un’accusa appropriata e persuasiva tattica. Essi non potevano aspettarsi che l’impresa fosse facile, perché Pilato, il governatore… era ben conosciuto per la sua ostinazione nel rifiutare di piegarsi ai pregiudizi giudaici- il ritratto che di lui si ricava dalle fonti giudaiche non cristiane è assai meno lusinghiero di quello dei Vangeli! ” 
Il governatore Romano abbandonò Gesù, alla volontà dei capi dei sacerdoti, dei magistrati e del popolo, (Luca 23:23-25). Pilato  dette gli ordini per effettuare la pena capitale e i soldati Romani la realizzarono, (Giovanni 18:31; 19:16-19). Dunque i Giudei complottarono contro Gesù e lo consegnarono a Pilato, è improbabile che i Romani avessero intrapreso azioni contro di lui senza la richiesta da parte delle autorità ebraiche. Ma Gesù fu crocifisso per motivi politici o religiosi? Politica e religione erano inseparabili. 
La morte di Gesù è stata senza dubbio motivata dalla minaccia sentita da parte dei poteri politico-religiosi del suo tempo. 

Prenderemo ora in esame le motivazioni, le tendenze, e le azioni di queste autorità. 
A)La responsabilità di Pilato e dei Romani. 
I punti di prova perché Gesù è stato giustiziato dai Romani è per sedizione, ribellione contro il governo (Luca 23:2).
(1)In primo luogo, Egli è stato crocifisso come “re dei Giudei”. (Matteo 27:11; Giovanni 18:33).

(2)In secondo luogo, fu crocifisso tra due “ladri” o “criminali”. 
Questi sono termini usati per gli insorti, (Marco 15:27; Matteo 27:38; Luca 23:33; Giovanni 19:18). Un altro insurrezionalista, Barabba, è stato rilasciato al suo posto (Marco 15:7; Matteo 27:16; Luca 23:19; Giovanni 18:40). 

(3)Infine, il conto delle accuse a Pilato dal Sinedrio nel Vangelo di Luca sono legati alla sedizione.
Luca 23:1-5: “Poi tutta l'assemblea si alzò e lo condussero da Pilato. E cominciarono ad accusarlo, dicendo: ‘Abbiamo trovato quest'uomo che sovvertiva la nostra nazione, istigava a non pagare i tributi a Cesare e diceva di essere lui il Cristo re’. Pilato lo interrogò, dicendo: ‘Sei tu il re dei Giudei?’  E Gesù gli rispose: ‘Tu lo dici’. Pilato disse ai capi dei sacerdoti e alla folla: ‘Non trovo nessuna colpa in quest'uomo’. Ma essi insistevano, dicendo: ‘Egli sobilla il popolo insegnando per tutta la Giudea; ha cominciato dalla Galilea ed è giunto fin qui’”. 
È chiaro che quelle accuse erano false, perché Gesù predicò l’amore per i nemici, (Matteo 5:38-48; Luca 6:27-36), affermò la legittimità di pagare le tasse a Cesare, (Marco 12:14, 17; Matteo 22:17, 21; Luca 20:22, 25) e durante il Suo arresto, ordinò ai suoi discepoli, di non combattere, ma di mettere da parte le loro spade (Matteo 26:52, Luca 22:49-51). 
Perché, allora, Pilato fece crocifiggere Gesù? È improbabile che Pilato vedesse Gesù come una minaccia significativa, ma cedette, manipolato dalle autorità giudaiche. (Luca 23:4,13-16,22; Giovanni 18:38). 
Il suo rapporto con Roma era traballante e temeva d’inimicarsi i capi Ebrei così che poi si lamentassero con l'imperatore, allora cedette alla pressione dei Giudei, (Giovanni 19:12). 
Quindi molto probabilmente, Pilato ordinò l'esecuzione di Gesù: (1) per placare i leader Ebrei e così da evitare possibili accuse contro di lui a Roma o per evitare una rivolta e perdere così il favore imperiale. (2) Per eliminare preventivamente ogni minaccia che Gesù poteva rappresentare se le persone effettivamente lo avessero riconosciuto re. (3) Per scoraggiare casi simili, voleva mettere in guardia gli altri aspiranti profeti e “messia” sul fatto che Roma non avrebbe tollerato queste situazioni.

B) La responsabilità Ebraica. 
Erano stati i Giudei a complottare contro Gesù e a mandarlo da Pilato (Matteo 27:1-2); e che insistettero a farlo crocifiggere. (Matteo 23:23-25; Marco 15:615; Luca 23:23-25, Giovanni 18:28-38); loro hanno maggiore colpa! (Giovanni 19:11; Atti 3:12-15). 
Durante il Suo ministero in Galilea, si trovò di fronte l'opposizione soprattutto da parte dei farisei e dei loro scribi. Nella sua ultima settimana a Gerusalemme, l'opposizione è venuta soprattutto dalla leadership sacerdotale, sotto l'autorità del sommo sacerdote e del Sinedrio. 
La Torah (la legge) e il tempio erano le due grandi istituzioni del giudaismo e secondo loro, Gesù ha contestato l’autorità e la validità di entrambi. 

(1) Nella responsabilità Ebraica vediamo quella dei farisei e degli scribi. 
Gesù entrò in rotta di collisione con i farisei e gli scribi ben presto, innanzitutto si era presentato come Rabbi, ma non era entrato per la porta giusta e non era salito la giusta scala, non aveva le credenziali, né una corretta autorizzazione. 
Poi vediamo che Gesù fraternizzava con i peccatori, cosa che i Farisei non facevano, ancora, vediamo che affermava di avere autorità sopra la legge, trattava il comando del sabato come secondario ai bisogni umani facendo azioni miracolose di sabato, ignorava  e rifiutava le tradizioni degli anziani, accusava i farisei di elevare le loro tradizioni orali umani oltre ai comandi di Dio. Ha anche accusato loro di superbia, ipocrisia, e avidità, avvertendo il popolo a fare come dicono loro, ma non come fanno loro. 
L’annuncio di Gesù del regno di Dio e la sua chiamata dei dodici discepoli avrebbe anche provocato la rabbia tra i farisei, che si consideravano i custodi delle tradizioni legittime di Israele. La chiamata di Gesù per loro di pentirsi, il suo avvertimento del giudizio a venire, le azioni in vista di una nuova creazione di una nuova comunità di fedeli. (Matteo 19:16-30,ecc.). Tutto ciò ha causato un ulteriore forte opposizione. 

(2) Nella responsabilità Ebraica vediamo la guida sacerdotale, il Sinedrio e i sadducei. 
Sono stati gli avvenimenti della settimana finale che hanno portato alla Sua crocifissione, anche se la cosa covava da tempo. (Marco 3:6; Giovanni 5:17-18). È ampiamente riconosciuto che, l'episodio chiave che ha provocato le autorità ebraiche ad agire contro di lui per arrestarlo è stato che Gesù ha parlato contro il Tempio come dicevo prima.  
Nel racconto di Marco, Gesù davanti al sommo sacerdote e al Sinedrio, furono chiamati dei testimoni che testimoniarono che Gesù aveva parlato contro il tempio dicendo che Lui aveva detto che lo avrebbe distrutto e ne avrebbe ricostruito in tre giorni un altro. (Gesù aveva parlato in quella sede del tempio del Suo corpo Giovanni 2:19). Sempre in questa occasione, Gesù disse che era il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza, venire sulle nuvole del cielo. 
Il sommo sacerdote così lo accusa di bestemmia e lo condannano a morte. (Marco 14:58-65; Matteo 26:55-68; Luca 22:66-71). Ma dietro tutto ciò vi era anche l’antagonismo (Marco 11:27-33; 12:1-40), un po’ di invidia da parte dei capi religiosi (Matteo 27:18) e la paura di essere distrutti dai Romani. (Giovanni 11:47-52). Ma, nonostante coloro che hanno condannato Gesù hanno la loro responsabilità e saranno giudicati per questo, (Atti 2:23; 4:28) ci ricordano che la morte di Gesù era secondo il piano di Dio! Dio è il Signore sovrano di tutti gli eventi, Egli governa la storia per realizzare il suo scopo. 
Quello che Dio determina secondo la Sua volontà, Dio con la Sua potenza porta a compimento. (Giobbe 42:2; Isaia 14:27; 46:9-10). 

II LA SCELTA DÌ GESÙ
A) Gesù ha Predetto la propria morte.
Gesù ha aspettano di morire? Aveva intenzione di morire? Sapeva di morire? Gesù prevedeva di morire? Secondo ciò che vediamo nei Vangeli sinottici, dalla confessione di Pietro a Cesarea di Filippo in poi, Gesù sapeva che doveva morire perché avvertì i suoi discepoli del suo destino imminente. 
Tre volte egli predice che il Figlio dell'uomo doveva soffrire, morire e poi risorgere, (Marco 8:31-32; 9:31; 10:33). Pertanto Gesù era consapevole di quello che gli avrebbero fatto.

B) Gesù era Preparato per la propria morte.
(1) Gesù parlava spesso della persecuzione e assassinio dei profeti dell'Antico Testamento e si identificò con loro.
(Marco 6:4; Matteo 13:57; Luca 4:24; Marco 12:1-11; Matteo 5:12; 23:29-39, Luca 6:23, 26; 11:47-50; 13:33-35). 

(2) Gesù viaggiava di proposito verso Gerusalemme per morire.
Gesù affermò che si stava dirigendo a Gerusalemme per morire (Luca 13:33; 19:10).
Gesù segue il sentiero tracciatogli da Dio, Gesù doveva andare a Gerusalemme a morire perché questa era la volontà di Dio.

(3) Gesù aspettava la crisi imminente secondo le profezie a suo riguardo.
Durante l'ultima cena, Luca riporta le parole di Gesù che cita Isaia 53:12, Luca 22:37:  "Perché io vi dico che in me dev'essere adempiuto ciò che è scritto: 'Egli è stato annoverato tra i malfattori'. Infatti, le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi".. Così in Marco 14:27: "Gesù disse loro: 'Voi tutti sarete scandalizzati perché è scritto: -Io percoterò il pastore e le pecore saranno disperse-'". Questa è una profezia di Zaccaria 13:7. (Vedi anche Marco 14:21; Luca 24:25-27, 44-47).

C) Gesù ha pregato perché era consapevole di che tipo di morte doveva morire. (Matteo 26:36-46)
Pur sapendo che doveva soffrire moralmente, fisicamente e spiritualmente, Gesù decise di venire sulla terra per morire come vittima sacrificale per salvare i peccatori (1 Timoteo 1:15). 
Il Suo sacrificio era preordinato prima della creazione del mondo (1 Pietro 1:18-20); era nei piani di Dio fin dall’eternità la caduta dell’uomo e la sua salvezza attraverso la morte di Cristo. La scelta di Gesù è stata volontaria, è venuto per fare la volontà di Dio morendo come vittima sacrificale per rendere santi i credenti! (Ebrei 10:9-10). 
Gesù è venuto sulla terra per fare la volontà di Dio (Giovanni 4:34; 6:38; 17:4) e per amore del Suo popolo (Matteo 1:21; Efesini 5:25; 2 Corinzi 5:14; Galati 2:20). Nella preghiera nel Getsemani, vediamo che l’anima Sua era oppressa da tristezza mortale, (Matteo 26:38), pregava che quel calice amaro della sofferenza non lo potesse bere, ma nello stesso tempo si sottometteva alla volontà di Dio, il sacrificio in croce faceva parte dello scopo della sua missione per l’umanità. (Matteo 26:39,42). 

Ma noi vediamo due aspetti importanti dell’opera di Gesù.
(1) Gesù operò attivamente. 
Gesù si diresse in modo determinato, voluto per deporre la Sua vita, secondo la volontà di Dio come prezzo di riscatto per molti, (Luca 9:51; Giovanni 10:17-18; Marco 10:45; Ebrei 9:13-14). Dopo il Suo sacrificio, Gesù è asceso in cielo dove è alla destra di Dio per intercedere per coloro che si avvicinano a Dio mediante di Lui. (Ebrei 7:25-27). 

(2) Gesù operò passivamente. Gesù operò come vittima, si sottomise a essere crocifisso per mano d’iniqui (Atti 2:23). 
Noi vediamo nei Vangeli che non fece nulla per difendersi al Sinedrio (Matteo 26:62-64) e davanti a Pilato in Giovanni 18:36: Gesù rispose: ‘Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui’”. 
In Gesù vediamo quindi un esempio di rinuncia, abnegazione e sottomissione estrema per Dio che siamo chiamati a seguire.
“La prima lezione nella scuola di Cristo è l'abnegazione” (Matthew Henry).
Gesù c’insegna a sottometterci all'autorità di Dio e a dichiarare guerra permanente al nostro egoismo.

CONCLUSIONE.
Gesù è la nostra Pasqua, ci ricorda l’Agnello pasquale che simboleggia la potente opera di Dio di liberazione, di salvezza (Esodo 15:1-2). La morte di Gesù non è solo vittoriosa, trionfante sul peccato e la morte! Lo è anche sulle forze del male, sul diavolo e la sua schiera (Giovanni 12:31-33; Colossesi 2:15).  
Chi lo avrebbe detto vedendolo rifiutato dalla Sua nazione, tradito, rinnegato, condannato come un malfattore e così debole sulla croce! Quella vittima era ed è il Vincitore! Il credente in Cristo è perciò vincitore con Lui! (1Corinzi 15:56-57; Romani 8:37). 
Noi possiamo dire che la morte di Cristo è più che sufficiente per la salvezza dei peccatori! Pochi attimi prima di morire Gesù disse: “È compiuto!” (Giovanni 18:30). Questo non significa solo che Gesù ha adempiuto ciò che diceva di Lui l’Antico Testamento, ma anche che Gesù ha compiuto l’opera di salvezza! Gesù ha dato la Sua vita per il suo popolo (Matteo 1:21); per le Sue pecore (Giovanni 10:11-18); per la Sua chiesa (Efesini 5:25-27). 
Coloro che sono salvati possono essere sicuri che non perderanno la salvezza perché dipende da Dio (Romani 8:28-39, Filippesi 1:6,ecc.) Di questo sacrificio Dio ne è soddisfatto, il fatto che ha  risuscitato Gesù dai morti ne è una conferma! (Matteo 28; Romani 4:25;ecc.). 

Ma desidero fare alcune applicazioni finali.
(1) Sei salvato?Sei sicuro che Gesù ti ha salvato? 
La Bibbia dice che non tutti lo sono! Ma tu lo sei? Paolo esortava le persone a credere in Cristo e a ravvedersi dei propri peccati (Atti 20:21). 
La morte di Cristo per i peccatori è una buona notizia e implica che l'uomo non ha bisogno di morire per il suo peccato, perché Cristo è morto per i peccati, chi crede e si ravvede dei propri peccati è salvato (Romani 10:9-10; Efesini 2:8; Atti 3:19-20). 
Ti sei pentito in modo sincero dei tuoi peccati? Ti sei affidato veramente a Cristo per essere salvato? 

(2) Cosa pensi di Gesù? Qual è il tuo atteggiamento verso Gesù? 
Per alcuni Gesù è come lo ha definito C.S.Lewis: “Un’interferenza trascendentale”. Alcuni si ribellano come i Farisei alle Sue intrusioni nel privato, non si vuole avere nessuno d‘adorare e da ubbidire! Pertanto pensano di liberarsi di Gesù, ma non sanno che un giorno si piegheranno davanti a Lui e lo riconosceranno come Signore (Filippesi 2:9-11), ma sarà troppo tardi, l’ira di Dio sarà su di loro! (2 Tessalonicesi 1:7-10). 
Alcuni pensano di essere credenti, ma la professione di fede e quindi la giustificazione deve essere confermata dalle proprie azioni. (Matteo 7:21-23; Ebrei 12:14; 1 Giovanni 3:8-10). 
Amen!