sabato 2 marzo 2013

Il ministero di Gesù.


Marco 1:14-15: Il ministero di Gesù.
William Taylor della Chiesa Metodista è stato un eroico cristiano che andò in California durante la corsa all'oro del 1849 e si stabilì a San Francisco. Venne a sapere che non c'era nessuna chiesa dove poter predicare e non molte persone che lo volevano ascoltare. Quindi, la Domenica mattina, rotolava una botte di legno fino a un angolo di strada, salirci sopra e gridare: “Che c'è di nuovo?” Allora, le persone di passaggio e i locali, si fermavano vicino a lui e ascoltavano il predicatore che diceva: “Grazie a Dio, miei fratelli, ho una buona notizia per voi questa mattina!” Così Lui cominciava a predicare. Questo uomo seguì l’esempio di Gesù il predicatore per eccellenza. Marco non ci racconta cosa fece Gesù tra il periodo della tentazione e il ministero in Galilea. Dopo il battesimo, che ha segnato l’avvio formale del ministero di Gesù e la tentazione superata con successo, ora vediamo che Gesù ritorna in Galilea. In questi versetti Marco racconta il ministero della predicazione di Gesù in Galilea nel Suo complesso e fornisce una sintesi del Suo messaggio. In questi versetti vediamo, quindi l’inizio del ministero pubblico di Gesù in Galilea.
In primo luogo vediamo:
I LA PARTENZA PER IL MINISTERO DI GESÙ. 
(A) La Situazione:  L’arresto di Giovanni.
v.14: "Dopo che Giovanni fu messo in prigione".
Giovanni Battista fu messo in prigione perché rimproverò pubblicamente il re Erode in quanto aveva preso la moglie di suo fratello e per tutte le malvagità che aveva commesso (Marco 6:17; Luca 3:18-20).
“Fu messo in prigione” (to paradothēnai, aoristo passivo) era un termine tecnico usato per la consegna di un prigioniero, indica essere consegnato all’autorità, quindi arrestato, ma in Marco il termine non indica solo questo.
La parola “messo in prigione” svolge un ruolo speciale in Marco per la sorte dei fedeli. La stessa parola sarà utilizzata da Gesù  per indicare che il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani degli uomini (Marco 9:31; 10:33; 14:10,21,41;ecc.) così anche i cristiani saranno consegnati ai tribunali,ecc. (Marco13:9-12 ).
Il verbo “fu messo in prigione” unisce non solo le avversità a cui sono sottoposti i fedeli, ma anche la volontà sovrana di Dio che è operativa attraverso di loro come per esempio riguardo la morte di Gesù che secondo il piano di Dio aveva uno scopo, lo scopo della salvezza della Sua chiesa (Romani 4:25;  8:32; cfr. Atti 4:27-29; Efesini 5:22-27;1 Pietro 1:18-20).
Dunque la parola tradotta “messo in prigione” può essere usata come un termine tecnico per l’arresto, ma la sua scelta qui suggerisce che Marco sta pensando a Giovanni che è stato dato da Dio in potere degli uomini, questo è confermato dalla forma passiva del verbo, che secondo alcuni studiosi è un passivo divino. Così, l'uso della voce passiva implica che l’arresto di Giovanni era in conformità, in accordo con il proposito di Dio. Inoltre, come detto prima, il verbo “messo in prigione”, viene utilizzato più volte da Marco nelle previsioni della passione per indicare la consegna di Gesù e spesso sembra implicare che Dio stesso è responsabile di questo passaggio di “consegne”.
Giovanni è il precursore di Gesù nella morte come nella vita, un tema che sarà ripreso più avanti nel Vangelo (cfr. Marco 6:17-29; 9:13). I destini di Giovanni e di Gesù sono intrecciati. Questo ci fa capire che la sofferenza fa parte del piano di Dio per la vita dei Suoi discepoli come vediamo anche in altre parti della Bibbia (Matteo 5:10-12; 10:16-20; Atti 14:22; ecc.) e quindi possiamo affermare con Dietrich Bonhoeffer che: “ Sofferenza ... è il distintivo del vero cristiano”.

Ma osserviamo:
(B) Il Significato dell’arresto di Giovanni.
v.14: "Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio". 
È significativo che Marco sottolinea che Gesù va in Galilea predicando il Vangelo di Dio, dopo che Giovanni fu messo in prigione. Secondo alcuni studiosi, questo significa che Gesù non comincia il proprio ministero pubblico fino a quando Giovanni non fu arrestato. Sembra, quindi, che l'apertura o l’inizio del ministero pubblico di Gesù è legato a quello di Giovanni il Battista. Il suo arresto indica che è giunto il momento per Gesù di agire. Marco vuole evidentemente dimostrare che Giovanni, il precursore, ha completato la missione che Dio gli aveva affidato, così solo dopo, Gesù entra nel Suo ministero.
“Dopo” (Meta) indica un punto di svolta nella storia e separa i versetti 14-15 dalla circostanza precedente, non indica solo un ordine cronologico, ma anche che l’Antico Patto si conclude con l’inizio del ministero di Gesù (cfr. Luca 22:20; Ebrei 7:22; 8:6-13).

In secondo luogo vediamo:
II IL POSTO DEL MINISTERO DI GESÙ: LA GALILEA.
v.14: "Dopo che Giovanni fu messo in prigione, Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio".
(A)La Galilea era un centro determinante. 
La Galilea era una regione strategica. A nord della Palestina, “la Galilea” era la casa di Gesù (Nazareth, Marco 6:1-4; Giovanni 1:45) e la casa dei suoi discepoli (Marco 1:16-20; Giovanni 1:43-44,ecc.), il territorio in gran parte, del Suo ministero e quindi la “terra del Vangelo”.
La Galilea era abbastanza insignificante per i Giudei, ma non lo era per Gesù, qui comincia il Suo ministero pubblico vero e proprio, è un luogo di promesse e di opportunità per il Vangelo. La Galilea era il centro di una vita intensa politica e commerciale, ed era anche molto popolosa. Molte strade attraversavano la Galilea, e quelli ai tempi del Nuovo Testamento erano superiori a causa della costruzione e manutenzione romana. Tra le migliori rotte commerciali era la Via Maris (la Via del Mare), che passava attraverso la Galilea, da Damasco all'Egitto.
Un’altra strada principale correva da Tiberiade vicino al Mar di Galilea per Acco (Tolemaide), un porto sulla costa fenicia. Vie carovaniere principali erano collegate dalla Galilea con i mercati dell'Est. L'area era collegata insieme da una rete di strade di collegamento che si diramavano dalle vie principali.
In Galilea, in termini di richiamo popolare, Gesù divenne molto famoso (Marco 1:28; 3:7). La Galilea sarà anche il luogo dove Gesù, dopo la sua morte e risurrezione, raduna i Suoi discepoli  dispersi e sconfitti (Marco 14:28, Marco 16:7).

(B)La Galilea era un centro difficile.
La Galilea era un centro multirazziale e multireligioso. La Galilea si trovava all'incrocio delle nazioni del mondo antico, tra eserciti, operatori commerciali e diplomatici, si potevano trovare siriani, ebrei, romani, parti.  Vi era una tensione politica e religiosa in Galilea, quindi il ministero di Gesù non era in qualche dolce, tranquilla zona. Ha iniziato in un luogo di conflitto, di minaccia, di miscela razziale e di caos commerciale. Per la miscela razziale, per le differenze di lingua e per la posizione, la Galilea e i suoi abitanti erano visti dagli ebrei della Giudea con disprezzo (Giovanni 1:46; Giovanni 7:41; Giovanni 7:52). Gesù era strategico nella Sua missione, predicava la dove vi erano diversi tipi persone, sia a livello sociale, che nazionale e culturale e il Suo ministero non aveva barriere.

In terzo luogo vediamo:
III LA PREDICAZIONE DEL MINISTERO DI GESÙ. 
Che cosa predicava Gesù? Gesù predicava:
(A) Se Stesso: il Vangelo di Dio.
v.14: "Gesù si recò in Galilea, predicando il vangelo di Dio". 
Il verbo “predicando”(kērussōn) in generale significa pubblicare, annunciare, proclamare apertamente, è stato usato per Giovanni il Battista in Marco 1:4 e la sua ripetizione significa qui la stretta associazione del messaggio di Gesù con quello di Giovanni.
Questo verbo lo troviamo in Isaia 52:7 e Isaia 61:1, due passaggi che annunciano il regno di Dio futuro (escatologico). L'uso di questo verbo suggerisce che l'annuncio di Gesù della buona notizia di Dio e che il regno di Dio predicato dai profeti è arrivato. Il significato del termine “vangelo” (euangelion) ne abbiamo parlato in Marco 1:1-3, significa buone notizie o annuncio gioioso.
Il Vangelo si riferisce a una sintesi narrativa dell'insegnamento di Gesù, del Suo messaggio,  come la storia della Sua vita, della Sua morte e risurrezione.
Così Gesù ha proclamato il Vangelo, ma Lui stesso era anche il Vangelo!!  Gesù è la buona notizia di Dio, il Vangelo che viene da Dio  (genitivo soggettivo). Il Vangelo di Dio è un'espressione che ricorda la predicazione di Paolo (Romani 1:1; 15:16, 2 Corinzi 11:7; 1 Tessalonicesi 2:2, 8, 9) così anche di Pietro (1 Pietro 4:17). Il Vangelo è una buona notizia, la notizia migliore di sempre perché è la buona notizia di Dio, del Suo perdono, della restaurazione e della vita nuova in Cristo Gesù (cfr. 2 Corinzi 5:17). La buona notizia di verità (Galati 2:5; Colossesi 1:5), la buona notizia di speranza (Colossesi 1:23), la buona notizia di pace (Efesini 6:15), la buona notizia promessa (Efesini 6:3), la buona notizia di immortalità (2 Timoteo 1:10 ), la buona notizia di salvezza (Efesini 1:13).
Il Vangelo è potente nel cambiare le persone!
La piccola città di Almolonga, in Guatemala, è stata trasformata dal Vangelo da un centro di miseria umana: di povertà, di conflitti, di alcolismo, di infedeltà coniugale e di violenza, in una comunità di prosperità, armonia e pace con oltre il 90% degli abitanti cristiani nati di nuovo!!

Noi vediamo nella predicazione di Gesù:
(B) La Svolta storica: il tempo è compiuto.
vv. 14-15: "e dicendo: Il tempo è compiuto".
La predicazione di Gesù consisteva ancora che diceva: il tempo è compiuto.
“Il tempo è compiuto”  indica un momento decisivo nella storia, un tempo stabilito, un momento giusto, un termine prestabilito, un particolare punto significativo nel tempo, una svolta storica, un evento epocale piuttosto che un tempo progressivo, cronologico (chronos come Atti 7:23 per esempio). Infatti, “tempo” ( Kairos ) indica il momento critico oppure opportuno, il momento determinante per l’azione divina, il momento decisivo che è arrivato. Si riferisce a un particolare periodo di tempo con il suo inizio segnato da un evento estremamente importante.
Con la venuta di Gesù, Dio stava facendo qualcosa di speciale. Gesù è il compimento del tempo della salvezza, un tempo distinto da ogni altro tempo.
Il verbo “è compiuto” (peplērōtai, perfetto indicativo passivo) ha il valore di compimento con un importanza durevole nel tempo ( perfetto), indica anche che questo non è solo un annuncio, ma anche che Dio è al lavoro per portarlo a compimento!
Dio ha portato il tempo della profezia, come rappresentato nella citazione di Marco 1:2-3, a termine e ha inaugurato la fase finale della storia. Il compimento della speranza profetica nel tempo messianico di liberazione, di salvezza, ma non significa che si è concluso, è iniziato ed è una svolta storica, si riferisce alla storia della redenzione nella Sua persona (Gesù). È l’inizio della salvezza nella pienezza del tempo di cui Gesù è il predicatore (Isaia 52:7-10; 61:1, Luca 4:17-21), ma anche il messaggio perché il Vangelo si riferisce a se stesso come anche il regno è in Lui stesso!
“È compiuto” sottolinea non tanto la fine del periodo precedente, dell’Antico Patto, anche se è implicito, ma l’inizio del Nuovo in Gesù Cristo. La voce passiva del verbo (passivo divino) indica che Dio è l’autore, Colui che porta a compimento, e quindi che controlla la storia. (cfr. Galati  4:4; Efesini 1:10).
“Il tempo è compiuto” dunque (1) indica il tempo stabilito da Dio che aveva annunciato per mezzo dei profeti che è arrivato, il tempo fissato per il compimento delle Sue promesse. L’era della salvezza che comincia, è quella già promessa dai profeti dell’Antico Testamento. Il periodo di preparazione, quello che riguarda l'antico Israele e Giovanni Battista si è realizzato. Tutti i secoli di preparazione e le profezie che riguardano il Messia sono compiute, soddisfatte in Gesù.
L’istante in cui appare Gesù, è stato previsto e stabilito da Dio e ora viene attuato con validità perenne!! (Ebrei 7:22-26; Ebrei 8:6-13; Ebrei 9:1-27; Ebrei 10:1-18). “Vi sono dunque diverse epoche, quelle in cui Dio prepara quel che verrà, e quelle in cui ciò si compie” (Edward Schweizer). “Il tempo è compiuto” (2) indica un avvenimento che segna una svolta decisiva per la salvezza, è giunta a maturazione il momento decisivo e propizio per la storia umana, è il momento di importanza fondamentale nel piano di Dio per la salvezza dei peccatori, Gesù è la svolta decisiva per la salvezza degli uomini. Questo è un momento carico di significato salvifico ed eterno.

Inoltre nella predicazione di Gesù vediamo:
(C) La Sovranità di Dio: Il regno di Dio è vicino.
v.15: "e il regno di Dio è vicino". La predicazione di Gesù consisteva ancora nel predicare che il Regno di Dio è vicino.
“Il regno di Dio” indica il dominio, la signoria regale di Dio.   “Regno” (Basileia) significa, in primo luogo l'autorità di governare come un re e in secondo luogo il regno su cui si esercita tale autorità. Come creatore del mondo, Dio è esaltato al di sopra di tutte le Sue creature, quindi Dio regna (1)di tutta la creazione (1 Cronache 29:11-12; Salmi 93:1-2; Salmi 99:1-2; Salmi 103:19; Salmi 145:11; Geremia  10:7; Malachia 1:14; ecc.). (2)Dio è Re di Israele (Esodo 15:18; 1 Samuele 12:12; Salmi 5:2; Isaia 41:21; Isaia 43:15). (3)Dio è Re della chiesa (Matteo 6:33; Matteo 22:37-38; Marco 8:34-35; Luca 6:46;ecc.).
Il Regno di Dio si è manifestato nella storia d'Israele, nell'esodo dall'Egitto e con il dono della Sua legge sul monte Sinai, ma si manifesterà sommamente con l'avvento del Messia, questa era l’aspettazione sotto l’Antico Patto.
Il regno di Dio secondo Gesù è un mistero (Marco 4:11) che non può essere decifrato e calcolato, ne parla con analogie o parabole (Marco 4:26-30). Ai tempi di Gesù come attualmente, il Regno di Dio è nascosto (Marco 4:26-32), ma si attendono le manifestazioni future, un regno temporale. La Bibbia parla di un Regno di Dio futuro  (Matteo 6:10; 7:21-22; 8:11; 20:21; 25:34; 26:29; Marco 9:1,47;  13:1-37; 14:25; Luca 22:18; cfr. Giacomo 5:8; 1 Pietro 4:7) in cui non sarà più nascosto (Isaia 45:22-23; Zaccaria 14:9).
Anche nel suo nascondimento la gente deve prendere una decisione di riceverlo o di rifiutarlo una volta che Dio si rivela attraverso la predicazione del Suo messaggero, e la Sua manifestazione futura, rende la scelta attuale con la massima urgenza. Entreranno solo coloro che assomigliano ai bambini (Mar.10:14-15) e difficilmente i ricchi vi entreranno (Marco 10:23-25).
Il regno di Dio è l’autorità, l’iniziativa  e l’azione di Dio, che entra nella storia dell’uomo per attuare la Sua storia di redenzione. Dio viene ed entra nella storia per salvare l’uomo. Far parte del Regno di Dio significa essere salvati (Matteo 25:34; Marco 10:14-15,25-26; Giovanni 3:3,5).
Ma come dobbiamo intendere “vicino”? Al tempo di Gesù, gli ebrei credevano in due epoche completamente diverse: l'età attuale della peccaminosità governata da Satana e l'età a venire, quando Dio avrebbe distrutto il male una volta per tutte. In Gesù, l’età futura del Regno di Dio ha già invaso questa età presente; il Regno è presente ora in Gesù (Luca 11:20) e garantito dallo Spirito Santo (2 Corinzi 1:22), ma in futuro sarà completamente realizzato quando Cristo ritornerà e scaccerà definitivamente il male!! (cfr. Apocalisse 20:9-15; 21:8; 22:15).
Quindi come il significato predominante nell’Antico Testamento, il Regno è una forza dinamica di Dio che interviene con potenza negli affari umani per raggiungere i Suoi scopi (Isaia 40:10; Isaia 46:10). In altre parole possiamo affermare che il regno di Dio è  l'esercizio dinamico della Sua sovranità sulla terra e tra gli uomini.
“Vicino” (ēngiken, perfetto indicativo attivo) è usato nella LXX, la traduzione greca dell’Antico Testamento (Isaia 46:13; 51:5; 56:1), per esprimere la vicinanza dell'azione salvifica di Dio. Ma come detto sopra, “vicino” si riferisce anche a una vicinanza spaziale (Matteo 12:28; Luca 11:20; 17:21; Cfr. Luca 4:21; Marco 10:14-15; Marco 12:34), in questo senso si riferisce a Gesù, quindi in  Gesù di Nazareth il Regno di Dio si manifesta.
Il Regno di Dio è nella persona di Gesù e nel Suo ministero  (Matteo 12:28; Luca 11:20; 17:21). Nelle azioni di Gesù, il regno di Dio ha invaso questo mondo, è presente fra gli uomini. Benché la venuta del regno resta futuro, Dio lo manifesta  nella persona e ministero di Suo Figlio nel presente. Il Figlio è già presente tra il popolo del Patto e attraverso di Lui l'atto sovrano di Dio nel redimere il Suo popolo è iniziato. Il regno è fatto vicino, spazialmente nella persona di Gesù, che incarna il regno in modo velato e temporalmente perché è l'unico evento che ha luogo prima della fine. (Lane). Nella persona di Gesù gli uomini si confrontano con il Regno di Dio nella Sua vicinanza.
Il Regno è venuto con Gesù, con la Sua predicazione, con i Suoi miracoli, con la Sua morte e risurrezione, e verrà alla fine dei tempi,quando Lui ritornerà. Il Suo ministero dimostrerà e ha dimostrato in che modo Dio è sovrano. Quindi in Marco 1:15 il Regno di Dio si è avvicinato spazialmente (nella persona di Gesù) e temporalmente (in quanto inaugura gli eventi della fine), come confermato dal fatto che il tempo è compiuto. Il Regno di Dio è effettivamente venuto nella storia, anche se stiamo ancora in attesa della Sua completa realizzazione. Ma l’enfasi comunque è sul fatto che Dio regna attivamente!!! Domina sopra i peccati, sulle malattie e sopra i poteri ostili!!
  
Infine vediamo:
(D) La Scelta decisiva: Ravvedetevi e credete al Vangelo.
v.15: "…ravvedetevi e credete al vangelo".
Vi sono molti che a volte pensano al Cristianesimo, ma che non fanno mai un passo oltre il solo pensare; forse quando si trovano nei guai, o se muore qualcuno a loro caro, o forse quando hanno incontrato qualche vero credente o letto un libro cristiano, allora ci pensano un po’, ma finisce lì. Non si separano dal servire il peccato e il mondo peccaminoso, non prendono la croce per seguire Cristo, ma, ricordate, non è sufficiente solo pensare a Dio e alla salvezza, bisogna fare qualcosa a riguardo, altrimenti non si può essere salvati. ( J.C. Ryle ).
La predicazione di Gesù richiede una risposta da parte di chi l’ascolta: il ravvedimento e la fede nel Vangelo. La richiesta indica un’urgenza!! Già abbiamo visto che Giovanni Battista predicava un battesimo di ravvedimento, ma qui il ravvedimento è associato alla fede nel Vangelo.
Entrambi i verbi nel greco (ravvedetevi e credete) sono imperativi presenti, questo indica non atti momentanei, discontinui, ma una condizione costante, sempre.
Il “ravvedimento” e la “fede” non possono essere applicati solo in alcune aree della vita, ma rivendica la totale fedeltà dei credenti.
“Ravvedimento” e “fede” li troviamo anche nella predicazione di Paolo (Atti 20:21).
 “Ravvedimento” (Atti 2:38; 3:19; cfr. Marco 6:12; Luca 24:47 ) e “fede” ( Atti 10:43; Romani 10:9-10; cfr. Giovanni 1:12; 3:16; 6:29; Atti 4:4; 10:43, 1 Corinzi 1:21; Galati 3:22; 1 Timoteo 3:16; 1 Giovanni 3:23) facevano parte della predicazione apostolica.

Vediamo prima il significato del:
(1) Ravvedimento.
Il “ravvedimento” (metanoite) indica un cambio di mente che dà luogo a un cambiamento di stile di vita (Luca 3:8; 24:47; Atti 5:31; 11:18; 26:20; Romani 2:4; 2 Corinzi 7:9; 2 Timoteo 2:25; Ebrei 6:6; 12:17; 2 Pietro 3:9). Indica un radicale cambiamento del cuore e della vita, un’inversione completa di comportamento. Il ravvedimento dunque, non è altro che il volgersi al regno di Dio in modo totale, radicale e costante; è voltare le spalle a una vita sbagliata per ritrovare quella giusta, la via di Dio, il ritornare a Dio, il Re dal quale l’uomo si era ribellato e allontanato.

Vediamo ora il significato di:
(2)Credere.
“Credete” (pisteuete) significa avere fede in, essere convinto, affidarsi, avere fiducia, implica non solo un’accettazione intellettuale riconoscendo che la buona notizia (il Vangelo=Gesù ) è vera (Cfr. Giacomo 2:19), ma anche una risposta di accettazione e impegno.
La fede nel Vangelo è l’incrollabile fiducia nella potenza redentrice di Dio, che la salvezza è sicura perché si riferisce al messaggio, alla persona e all’opera di Gesù! (1 Timoteo 1:15; Ebrei 7:22-28; ecc.).
La fede è un’espressione centrale per descrivere la relazione dell’uomo con Dio. La fede non implica alcuna incertezza, opinione, o supposizione. La fede si riferisce tanto con l’accettare le dottrine o dogmi religiosi, perché la fede implica sempre un rapporto con una persona vivente la cui parola ha convinto un’altra persona a rispondere sulla base di tale relazione. La fede è la convinzione che Dio si è rivelato nella Sua Parola e si riceve senza “ma” e “se”.
Il credente ha dato ogni aspetto della sua vita a Dio, anche quando ci confrontiamo con gli attacchi o con le sfide di conseguenza alla realtà del rapporto con Dio, anche quando la vita cristiana non è facile. Senza fede non si può piacere a Dio (Ebrei 11:6) e senza fede in Cristo, nel Vangelo, non c’è salvezza (Giovanni 3:16, 36; Atti 16:31).

CONCLUSIONE.
Quale significato teologico e applicazioni vediamo in questi versetti? 
In primo luogo vediamo:
1) L’azione di Dio.
a) Il regno di Dio è di una forza dinamica, Dio agisce o interviene con potenza negli affari umani per raggiungere i Suoi scopi. 
Vediamo questa forza dinamica nella vita di Gesù con i Suoi miracoli ed esorcismi dimostrando di essere più forte del diavolo. Il regno di Dio è l’autorità, l’iniziativa  e l’azione potente di Dio, che entra nella storia dell’uomo per attuare la Sua storia di redenzione, Dio viene ed entra nella storia per salvare l’uomo (Matteo 25:34; Marco 10:14-15, 25-26; Giovanni 3:3,5).

Dio è Re eterno (Geremia 10:10; 1 Timoteo 1:17; Daniele 4:3).
Dio ha una forza dinamica, ha controllato gli eventi passati, ha preparato la strada per Suo Figlio muovendo e controllando gli eventi mondiali. Ha controllato la storia e gli eventi fino alla croce (Atti 4:27:28; 1 Pietro 1:18-20). Napoleone, al culmine della sua carriera, ha dato questa risposta cinica a qualcuno che gli ha chiesto se Dio era dalla parte della Francia: “Dio è dalla parte di chi ha l'artiglieria pesante”. Poi venne la battaglia di Waterloo, dove Napoleone perse sia la battaglia che il suo impero. Anni dopo, in esilio sull’isola di Sant’Elena, castigato e umiliato, Napoleone citò le parole di Tommaso da Kempis: “ L’uomo propone, Dio dispone.” Quindi possiamo affermare che Dio porta avanti i Suoi piani, la Sua volontà sovrana, nonostante l'uomo. Dio Regna!

Dio ha una forza dinamica nel presente. 
Dio controlla tutti gli eventi e le circostanze per il bene del suo popolo (Romani 8:28-29; Efesini 1:11). Dio regna ancora oggi come nel passato e ancora oggi è dinamico nel salvare le persone strappandole dal potere delle tenebre e trasportandole nel regno del Figlio ( Atti 26:18; Colossesi 1:13).

Nella forza dinamica della Sua azione (Dio) un giorno, in futuro, il Regno di Dio sarà completamente realizzato e visibile, Cristo ritornerà scaccerà definitivamente il male  ( Matteo 25:31-46; Apocalisse 20:11-21:27 ). 
In tutto questo vediamo che Dio realizza le Sue promesse, ha preparato e opera per far strada al ritorno di Suo Figlio e nel frattempo si prende cura dei Suoi figli che custodisce nelle Sue mani (Giovanni 10:27-30; Romani 8:28-39). Questo spinge i veri credenti all’adorazione, al ringraziamento a Dio e alla pace.

In secondo luogo vediamo che:
2)Con Gesù finisce il tempo dell’attesa.
Con Gesù è finito il tempo dell’attesa, perché è giunto il momento della salvezza, in cui l’uomo o la donna che si pentono e credono al Vangelo sono salvati. Gesù è l’apice del piano e della salvezza di Dio. In Gesù il futuro salvifico profetizzato dai profeti è presente (Atti 10:43; 1 Pietro 1:10-12). Gesù è il momento decisivo per la salvezza degli uomini, non c’è tempo da perdere per chi vuole essere salvato: deve ravvedersi dei propri peccati e credere in Gesù, al Vangelo.

In terzo luogo vediamo:
3)Sofferenza nel ministero.
Dio come Re sovrano ha tutto sotto controllo, ha dei progetti, a volte dolorosi per noi come c’insegna la vita del Battista e di Gesù, ma questo non significa che Dio fa soffrire perché disapprovi il nostro comportamento, semplicemente perché Dio ha dei progetti.
A. W. Tozer: “ La Bibbia ha molto da dire sulla sofferenza e la maggior parte è incoraggiante”. La sofferenza e la persecuzione fanno parte del costo del servizio cristiano (Atti 14:21-22), ed è un onore soffrire per il regno di Dio (Matteo 5:12-13; Atti 5:40-41). Quindi l’arresto di Giovanni e l’inizio del ministero di Gesù sono intenzionalmente correlati per mostrare che il Vangelo è proclamato e conosciuto nelle avversità e nella sofferenza, non in termini di facilità e comodità, questo per incoraggiare i lettori di Marco che all’epoca soffrivano la persecuzione.

In quarto luogo vediamo:
4)Il Regno di Dio.
Il Regno di Dio è un riferimento all’attività sovrana di Dio che governa sulla Sua creazione e porta i Suoi piani di realizzazione.
Il regno di Dio di cui parla Gesù non è un’immediata trasformazione dell’attuale situazione del mondo, ma il fatto che da ora in poi Dio intende donare al Suo popolo la salvezza in una maniera del tutto nuova e unica nel Suo genere (Matteo 1:21).
Il ministero di Gesù rende evidente questo modo di agire di Dio con la Sua predicazione, con le Sue guarigioni, con i Suoi esorcismi, con il perdono dei peccati. Questo mostra che il regno di Dio è presente nella vita di Gesù.
Il Regno di Dio è il controllo che Dio ha degli uomini, della storia, dei popoli. Il Regno di Dio è chiaramente associato alla Persona e alla presenza di Gesù, che è venuto e che verrà, infatti, Gesù è venuto e ritornerà. Il Regno di Dio deve essere prioritario, deve essere cercato (Matteo 6:33) e ricevuto come un bambino (Marco 10:43).

In quinto luogo vediamo:
5)La Predicazione del Vangelo e del Regno di Dio.
Come Gesù che predicava in un posto strategico come la Galilea e predicava senza barriere la dove vi erano diversi tipi persone sia a livello sociale, nazionale e culturale, così anche questa dovrebbe essere anche la missione della chiesa oggi (Matteo 28:18-20; Atti 1:8). Gesù predicava la Buona Notizia, il Vangelo. Gesù è venuto a spezzare il potere del peccato e del diavolo!
Predicare il Vangelo e il regno di Dio significa predicare la vittoria di Gesù sul peccato e sul diavolo (Colossesi 2:15; Ebrei 2:14-15 ). Il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede (Romani 1:16).
Pensare che il ravvedimento e la fede è un dono di Dio (Atti 11:18; 2 Timoteo 2:25; Giovanni 6:44; Filippesi 1:29), sarà uno stimolo a predicare il Vangelo e il Regno di Dio. La salvezza appartiene interamente a Dio (Giona 2:10; Atti 2:47; Apocalisse 7:10), la chiesa sapendo e credendo questo sarà incoraggiata a predicare con franchezza le verità di Dio!

In sesto luogo vediamo:
6)La risposta alla predicazione. 
Come non si può avere il sole senza luce, o il fuoco senza calore, così non troveremo mai la vera fede biblica senza un vero pentimento, e non troveremo mai un vero pentimento, senza una fede viva. Le due cose vanno sempre fianco a fianco. Abbiamo detto che la risposta di Gesù alla Sua predicazione indica un’urgenza e che  entrambi i verbi nel greco (ravvedetevi e credete) sono imperativi presenti, quindi indicano un comando e una condizione costante, sempre. Inoltre il ravvedimento e la fede non possono essere applicati solo in alcune aree della vita, ma rivendica la totale fedeltà dei credenti.

Ma che cosa implica il vero ravvedimento? 
Il vero ravvedimento inizia con la conoscenza del peccato. 
L’uomo che si ravvede è consapevole dei propri peccati alla luce della santità di Dio (Luca 18:13-14), è consapevole che è colpevole davanti a Dio (Salmi 51:1-4;Romani 3:19-23).

Il vero ravvedimento è essere addolorati per il peccato (Salmi 51:17;Giacomo 4:9).

Il vero ravvedimento produce la confessione del peccato. 
Qualcosa dentro di lui gli dice che deve piangere, pregare e parlare con Dio, per la condizione della propria anima. Egli versa il suo cuore e riconosce i propri peccati davanti il trono di Dio (Salmi 32:5; Salmi 51:1-4; 1 Giovanni 1:8-10 ).

Il vero pentimento è una presa di posizione contro il peccato. 
La vita di un uomo penitente viene modificata. Il corso della sua condotta quotidiana è completamente cambiata. Un nuovo Re, ora regna nel suo cuore. L’uomo penitente si sforza in tutti i modi per mantenersi puro dal peccato (Salmi 97:10; 1 Giovanni 2:3-6; 3:1-3). Questa presa di posizione andrà via via sempre più consolidandosi, perché il vero ravvedimento si manifesta producendo nel cuore l’abitudine consolidata dell’odio profondo per tutti i peccati. L’uomo penitente detesta ciò che è male e si compiace nella legge di Dio ( Salmi 119:35-37, 162-168 ).

Che cosa implica invece la vera fede nel Vangelo o in Cristo? 
Per fede siamo giustificati e in pace con Dio (Romani 5:1-2). 
Chi ha fede ha questa certezza.

Colui che crede in Cristo è una persona santa nel cuore e nella vita (Atti 15:9).

La vera fede è operante (Galati 5:6; Giacomo 2:14-26).

Chi crede in Cristo vince il mondo. (1 Giovanni 5:4).

Un vero credente non è governato dagli standard sbagliati del mondo, ma da quelli di Dio.  
Chi crede in Cristo, Cristo diventa prezioso (1 Pietro 2:7), non una religione, una dottrina, ma Cristo!!  Chi ha vera fede in Cristo vivrà per Cristo in modo radicale, totale ed esclusivo (Galati 2:20; Filippesi 1:21).

Hai la fede descritta sopra? Ti sei mai ravveduto dei tuoi peccati?