sabato 23 marzo 2013

I segni caratteristici del discepolo di Cristo.


I segni caratteristici del discepolo di Cristo.
In questa lezione vedremo: 
I segni caratteristici del discepolo di Gesù.

“Il cristianesimo non è semplicemente un programma di comportamento, ma è il potere di una nuova vita”. (Benjamin B. Warfield)  
I cristiani non sono persone che non peccano mai, persone perfette, ma persone che si contraddistinguono come discepoli di Cristo perché in loro c’è il potere di una nuova vita, quella di Dio (Giov.1:12-13; 3:3,5;2 Pie.1:3-4). Il discepolato non è principalmente una questione di quello che facciamo, ma è una conseguenza di ciò che siamo in Cristo. Chi è in Cristo ha determinate caratteristiche, come dai frutti si riconosce un albero così da alcuni segni visibili si riconosce un discepolo di Gesù (Matt.7:16-17). Quali sono i segni di un discepolo di Gesù?
Gesù stesso ha identificato una serie di caratteristiche importanti.
1. Il segno del battesimo.
Il primo segno di un discepolo è il battesimo. Si tratta di uno dei primi atti che identifica una persona come colui che segue Gesù Cristo. Quando Gesù commissionò gli undici discepoli per andare nel mondo a fare discepoli, il primo dei due compiti era il battesimo (Matt.28:19). Il battesimo, dunque è un comandamento di Gesù. Dopo l’ascensione di Cristo, il battesimo continuò ad avere un posto di rilievo nella predicazione apostolica e nella pratica di coloro che accettavano il Vangelo, quindi era conseguente la predicazione (Atti 2:38-41; 8:12,35-39; 9:18; 10:47; 16:14-15, 33-34; 18:8; 19:4-5). Il discepolo di Gesù osserva il comandamento di farsi battezzare, persone che si dichiarano di essere discepoli di Gesù non rifiutano di farsi battezzare. 

Vediamo ora alcune considerazioni riguardo il battesimo.
a. Il battesimo non è un passo verso la salvezza.
A volte il battesimo è associato alla predicazione del perdono dei peccati, ma questo perdono non è automatico, la Bibbia non insegna che il rito del battesimo in sé e per sé trasmette il perdono dei peccati (Atti 8:13-24), ma è un segno o un simbolo che questo perdono è avvenuto nel nome del Signore Gesù (Atti 2:38; 22:16; Rom.10:9; 1 Cor.12:3). 
Se il battesimo fosse stato un passo per la salvezza o per il perdono dei peccati, Paolo lo avrebbe detto e lo avrebbe fatto come attività principale (1 Cor.1:14-18). Il battesimo in acqua non ci salva e non ci perdona i peccati, ma lo fa il sangue di Gesù (Matt.26:28; Atti 20:28; Ef.1:7; Ebr.9:12,22). Dio ha deciso di salvare gli uomini tramite la predicazione di Cristo e sono salvati coloro che si ravvedono davanti a Dio e credono nel Signore Gesù. 
Il battesimo senza fede e ravvedimento non serve a niente! (Atti 20:17-21; 8:35–38; 10:47; 16:31–33), dunque, non è l’atto del battesimo importante per la salvezza, ma l’atteggiamento interiore. Con il battesimo si testimonia che questa salvezza si è realizzata nella propria vita. La persona battezzata comunica che è entrato a far parte di una relazione personale con Gesù, che Gesù è il proprio Salvatore e Signore e quindi il battesimo va visto come un segno o una rappresentazione che i nostri peccati sono stati perdonati in Cristo (Luca 24:47; Atti 2:38; 5:31; 10:43; 13:38; 26:18).

b. Il battesimo simboleggia l'identificazione dei credenti con Cristo e il corpo di Cristo, la Sua chiesa.
Indica un nuovo stile di vita e di fede, un’espressione esteriore di una trasformazione che si è verificata interiormente. Il battesimo in acqua è l’espressione, il simbolo visibile del battesimo spirituale, dello Spirito Santo tramite il quale, il credente viene unito al corpo di Cristo, alla Sua chiesa (1 Cor. 12:12-13). Inoltre, il battesimo simboleggia che chi si battezza è unito a Cristo nella Sua morte, seppellimento e resurrezione. 
Rom.6:3-5: "O ignorate forse che tutti noi, che siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Siamo dunque stati sepolti con lui mediante il battesimo nella sua morte, affinché, come Cristo è stato risuscitato dai morti mediante la gloria del Padre, così anche noi camminassimo in novità di vita. Perché se siamo stati totalmente uniti a lui in una morte simile alla sua, lo saremo anche in una risurrezione simile alla sua". 
L’essere battezzati in Cristo significa essere uniti a Cristo, quindi nella Sua morte, nella Sua sepoltura e nella Sua resurrezione. Grazie a questa unione, non solo il credente è salvato dai peccati, cioè perdonato da Dio, ma anche libero dal dominio del peccato per condurre una nuova vita. Quindi il battesimo in acqua simboleggia il morire ed essere sepolti al peccato con Cristo quando si va sotto acqua, e il riemergere indica un risorgere con Cristo il camminare in novità di vita, cioè comportarsi non come prima della conversione quando la persona viveva dominata dal peccato, ma con un nuovo stile di vita secondo il modello del nostro Maestro che è Gesù, nella giustizia e santità, grazie alla potenza di Gesù a cui siamo uniti! 
La parola “uniti” (súmphutos) che Paolo usa in Romani 6:5, è interessante perché indica un crescere insieme, come l’immagine di una sola pianta che cresce e nella quale la vita del tronco comunica forza  vitale e fruttifica i tralci, ma è una sola pianta. I discepoli di Gesù, quindi i veri cristiani, sono una sola cosa con Gesù! Grazie a questa unione la vita e la potenza di Gesù scorre in loro! Gesù stesso ha detto che Lui è la vera vite e i suoi discepoli sono i Suoi tralci, senza di Lui non possono portare frutto (Giov.15:1-7). 
Il cristiano è stato innestato a Cristo e la Sua linfa vitale scorre in loro affinché possano portare frutto perché Lui stesso sarà in loro! Quindi il simbolismo del battesimo ci fa capire che il battesimo fa fatto per immersione, ma anche la parola greca per battesimo (baptízō) indica immersione, infatti, la parola ha il senso di immergere, sommergere, affondare come una nave che faceva naufragio sommersa completamente dall’acqua o di una stoffa immersa nella tinta nel colore.         

c. Il battesimo è prendere un impegno davanti a Dio di consacrazione.
Il battesimo è un primo passo di obbedienza a Cristo che deriva dalla decisione di una fede personale in Cristo. L’apostolo Pietro parlando del battesimo dice che è l’impegno di una buona coscienza 1 Pie. 3:21: 21 Quest'acqua era figura del battesimo (che non è eliminazione di sporcizia dal corpo, ma l'impegno di una buona coscienza verso Dio). Esso ora salva anche voi, mediante la risurrezione di Gesù Cristo.  
Questo versetto insieme al v.20 non è di facile interpretazione, approfondirlo richiederebbe molto tempo, considereremo solo brevemente alcuni aspetti. In primo luogo vediamo che la parola “impegno” (eperó̄tēma) nel greco indicava una domanda, una richiesta , era di solito diretta a un’altra persona e data nella speranza di garantire una risposta vincolante, quindi una promessa, una dichiarazione di impegno, una decisione o risoluzione. 
Questa parola era usata nella stipulazione di un contratto in forma ufficiale, formale nel quale si rispondeva con un impegno, con una promessa alle condizioni o alle richieste dell’accordo. In ogni contratto di lavoro, c’era una domanda precisa e la risposta rendeva il contratto vincolante, senza questa risposta il contratto non era valido. 
La stessa cosa avveniva nella chiesa dei primi secoli, ci sono testimonianze sulla chiesa primitiva intorno al terzo secolo, che nel battesimo vi era una professione di fede  come risposta a una specifica domanda del tipo: “perché vuoi essere battezzato?” In secondo luogo noi dobbiamo chiederci: che tipo di impegno o di richiesta prende il credente con il battesimo? L’impegno di una buona coscienza. 
“Buona coscienza” è l’atteggiamento a vivere in modo gradito a Dio  (1 Pie. 2:16; 3:16). 
“La richiesta di una buona coscienza”  intende dire che colui che si sta battezzando, richiede a Dio o prende un impegno, fa una promessa a Dio di camminare fedelmente in sottomissione, in modo gradito a Dio per tutta la vita, questo è confermato dal contesto di 1 Pietro 4:1-3. 
Il credente con il battesimo acconsente di essere fedele a Dio per tutta la vita! Tale impegno verso Dio implica che il battesimo dei credenti esprime il desiderio di piacere a Dio e quindi chiedere a Dio di aiutarlo a vivere la realtà di quella trasformazione interiore nella loro vita quotidiana. 
Il battesimo, allora, è una richiesta o una promessa di impegno a Dio che scaturisce dalla purificazione dei peccati che è avvenuto attraverso la fede in Cristo ed è un atto di ubbidienza sia per chi battezza e sia per chi si fa battezzare, e simboleggia l’unione con Cristo e con il Suo corpo, popolo di Dio, un impegno a vivere secondo la volontà di Dio. Si tratta di vedere se stessi come cittadini del regno di Dio, come figli di Dio, come fratelli e sorelle del Messia, e come fratelli e sorelle con il resto della famiglia dei credenti, la chiesa di Dio.

2. Il segno dell’obbedienza.
Il vero discepolo, è obbediente. Gesù in Matt.28:20 all’interno del grande mandato in riferimento al discepolato dice: "insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate". L’obbedienza non è un optional per il cristiano. I discepoli assumono il ruolo di insegnanti, come vediamo dall’esempio di Atti 2:42: "Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere". 
Se il battezzare descrive l’attività con cui un nuovo discepolo si identifica con Gesù e la sua comunità, insegnare (didáskō) introduce le attività con le quali il nuovo discepolo cresce nel discepolato. I nuovi convertiti sono chiamati a vivere la loro nuova vita sotto l’autorità dell’insegnamento di Gesù. Prima della loro conversione, i credenti erano schiavi della loro natura peccaminosa, ora sono liberi dal dominio del peccato per legarsi volentieri e vivere sotto l’autorità di Gesù che li ha salvati morendo in croce per loro. 
Ma “Fate miei discepoli” non è un’opera completa se non conduce a osservare (tēréō- obbedire, Matt.19:17; Giov.14:15) ciò che Gesù ha comandato. 

a. Il proposito, lo scopo dell’insegnamento di Gesù è metterlo in pratica. 
L’obbedienza è il segno distintivo dei discepoli di Gesù.Vi è un’enfasi fortemente etica. L’enfasi non è semplicemente di acquisire conoscenze, la caratteristica distintiva è che i discepoli devono obbedire o conformare la loro vita all’insegnamento di Gesù e sottomettere la propria volontà alla volontà di Gesù! Gesù ha incaricato a insegnare non solo i contenuti, ma di formare persone obbedienti a quei contenuti! (cfr. Gios.1:8). 
Chi dice di essere credente, ma non mette in pratica la Parola di Dio non è un vero discepolo di Gesù, s’illude di esserlo, si sta ingannando! (cfr. Giac.1:22). Un vero discepolo di Gesù persevera (ménō) dimora, vive nella Sua Parola, si muove nella sfera della Parola di Gesù e da essa non si allontana come ci ricorda Gesù in Giov.8:31: "Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: Se perseverate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi". 
Dal contesto del capitolo otto di Giovanni, la libertà è dal regno del peccato e della morte procurata da Cristo (Giov.8:34-36, Rom.6:18-22; 7:12-8:3). Mentre riguardo la verità vediamo che Gesù è la verità! Gesù rivela la verità di Dio nel mondo proclamandola e personificandola (Giov.1:14,17; 8:32,40, 45-46; 14:6; 18:37). 
Gesù è la verità, perché Lui incarna la suprema rivelazione di Dio, Egli essendo Dio, ci fa conoscere Dio (Giov.1:1-3,14-18); è chiamato Dio (Giov.1:1,18;20:28). Quindi la verità in questo contesto non è solo intellettuale o una serie di proposizioni, ma è centrata in Cristo, che può salvare la gente dalle tenebre morali e dal peccato. Gesù, ci fa capire quale sia la differenza tra la vera fede e quella falsa (cfr. Giov.2:23-25) e cioè il perseverare nella Sua parola! (cfr. Matt. 12:49-50;Giov.15:10,14; 1 Giov.2:4-6; 3:24; 5:3) 
Questa sezione del discorso in Giovanni otto, si rivolge a coloro che credevano, o che erano inclini a pensare che ciò che Gesù diceva era vero, ma nello stesso tempo non erano disposti ad abbandonarsi in profonda e completa fedeltà a Gesù…, la vera fede  implica il perseverare nella Sua parola, così si è veramente un Suo discepolo! 
“Perseverate” (meinēte) indica una determinazione costante a vivere nella parola di Cristo e mediante essa, comporta quindi un ascolto costante di essa, una riflessione su di essa, un aggrapparsi ad essa, il cercare di comprenderla attivamente,  e nello stesso tempo esegue quello che ci dice di fare, obbedisce senza “ma” e “se”, nonostante altre forze contrarie cercheranno di impedirlo. 

b. Due tipi di obbedienza.
La Bibbia ci parla di due tipi diversi di obbedienza: l’obbedienza legalistica, radicata nella capacità umana e proviene dagli sforzi della capacità umana. Questo tipo di obbedienza mira a osservare i comandamenti di Dio con lo scopo di guadagnare l’approvazione di Dio. Questo tipo di obbedienza  non mette al centro Dio, ma mette al centro se stessi e si aspetta di guadagnare qualcosa per se stesso egoisticamente. Poi esiste l’obbedienza della grazia, che è uno spirito amorevole e sincero motivata dalla grazia di Dio e mira alla gloria di Dio. L’obbedienza della grazia è basata sul sacrificio di Cristo. Quando si ha fiducia in Gesù Cristo, la giustificazione è accreditata alla persona che crede.  Questo tipo di obbedienza riconosce che la giustizia viene accreditata per grazia, mediante la fede in Gesù e non per i propri meriti (Rom. 4:4-5; 2 Cor.5:21; Gal.5:3-4). 
Questa obbedienza viene praticata  con e per la potenza dello Spirito Santo (Gal.5:16-25) e viene fatta per la gloria di Dio ( 1 Cor.10:31;Ef.1:6,12,14) l’obbedienza è un’espressione di amore (Deut.6:5; Matte.22:37; Giov.14:15,24;), di fede (Ebr.11:4,7-8,24-25) e di gratitudine per la grazia di Dio ricevuta (Rom. 12:2). 
Gesù è l’esempio di obbedienza del discepolo. Obbedire a Dio era il Suo cibo (Giov. 4:34). La Sua obbedienza nasce dall’amore per Dio che è così completa che definisce ogni sua azione (Giov.14:31). Così Gesù è sempre pronto a presentare la Sua volontà alla volontà di Dio, anche di fronte l’amaro calice della morte nel Getsemani (Matt. 26:39; Mar. 14:36; Luca 22:42; Rom.5:19; Fil.2:8; Ebr. 10:7-10). L’apostolo Paolo contrappone la colpa, o la disobbedienza, del primo Adamo con l’obbedienza di “un uomo” Gesù Cristo (Rom. 5:12-17). 

3. Il segno del frutto.
Gesù disse ai Suoi discepoli: "In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli" (Giov.15:8). Dal contesto vediamo che Gesù aveva paragonato il Suo rapporto con i discepoli a quella di una vite con i tralci. 
Giov. 15:4-5: "Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dar frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla". 
Dio vuole che i discepoli portano frutto, ma il frutto è possibile se rimane nella vite, perché è la linfa vitale della vite (Gesù) che genera il frutto del tralcio (discepolo). La forza del ragionamento sta nel fatto che, la fecondità del tralcio non dipende da se stesso, ma da Cristo, al quale è unito e in lui presente. Egli, il tralcio (il discepolo) può portare frutto, mentre la vitale dimora (unione e comunione) viene mantenuta . In altre parole, il frutto è possibile se c’è comunione con Cristo e dove Cristo vive! 

Noi vediamo alcune caratteristiche riguardo al frutto.
a. Il frutto glorifica Dio (Giov.15:8).
Nel portare frutto seguiremo l’esempio di Gesù che ha glorificato il Padre con l’ubbidienza ( Giov.17:4). Noi siamo stati creati per la Gloria di Dio (Is.43:7); siamo stati salvati, acquistati  per la Gloria di Dio (Ef. 1:13-14); siamo chiamati a fare tutto per la gloria di Dio ( Rom.11:36; 1 Cor.10:31).  Glorificare è mettere al centro Dio e non il nostro IO! Lo scopo della nostra esistenza dunque è glorificare Dio!    

b. Il frutto è il segno che siamo discepoli di Gesù (Giov.15:8).
Il frutto chiarisce e comunica la nostra identità, la nostra appartenenza! Questo lo vediamo anche in Giov.8:41 quando Gesù ammonisce quei giudei che lo vogliono uccidere dicendo loro: "Voi fate le opere del padre vostro" (il diavolo). Il frutto chiarisce e comunica la qualità del discepolo. Un albero buono si vede dai frutti!! Così come i falsi profeti! (Matt.7:15-20; 12:33). Se vuoi sapere che tipo di credente sei, guarda al tuo frutto!!

c. Il frutto deve crescere e deve essere costante nella nostra vita.  
C’è una progressione v.2 il tralcio "da' frutto", v.5 "ne dia di più", v.8 dice "molto frutto". Ogni credente è chiamato a progredire in Cristo! Deve progredire ed essere costante! (Giov.15:16). Ma a che cosa si riferisce frutto? Il frutto (karpon) è la dimostrazione di una fede viva, dinamica. Si riferisce alle molteplici testimonianze della crescita e dei risultati nella vita dei credenti, è la prova che Gesù è in loro. 
Questo è il significato qui in Giovanni, ma nel Nuovo Testamento si riferisce al risultato dell’opera missionaria (Giov.4:36-38; 12:24; Rom.1:13; Fil.1:22); alla buona qualità della vita cristiana, vale a dire del carattere e del comportamento giusto e santo (Gal. 5:22; Rom.6:22; Ebr.10:10; Ef.5:6-10; Fil.1:9-11). Così anche la lode a Dio (Ebr.13:15).

4. Il segno dell’amore. 
Gesù in Giov.13:34-35 dice: "Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". 
Questa è la prima delle due occasioni (Giov.13:34; 15:12) dove vediamo che Gesù comandò ai Suoi discepoli di amarsi gli uni gli altri, ma è la prima volta che Egli si riferisce a un nuovo comandamento. Perché il comandamento è nuovo? Il comandamento è nuovo perché è in riferimento al modo o alla qualità di amarsi. Non c’era nulla di nuovo nel comando di amare, infatti in Levitico 19:18, Dio aveva ordinato di amare il prossimo come se stessi. Il punto cruciale di questo nuovo comandamento si trova nel modo di amare e cioè di amare come Gesù ci ha amati! 
Un amore che lo ha spinto a morire per i credenti, per i discepoli, a dare la propria vita per loro. Quindi il comandamento di Gesù per loro era nuovo perché richiedeva una diverso modo di amare, un amore come il Suo disposto al sacrificio, a donare se stessi in modo generosamente altruistico, pratico e attivo (Giov.15:12-13; 1 Giov.3:16). Colin Kruse riguardo questo tipo di amore dice: “ Non si tratta di un amore sentimentale, ma di un amore il quale sacrifica il proprio io, e in cui si antepongono le necessità degli altri credenti alle proprie”. 
Il comandamento è nuovo perché è in riferimento alla salvezza che abbiamo in Cristo. Se vi è tra di loro (come anche oggi nella chiesa) questo tipo di amore, vorrà dire che daranno testimonianza al mondo che sono discepoli di Gesù, discepoli da Lui salvati. La gente li avrebbe riconosciuti come discepoli di Gesù dal tipo di amore che era presente tra di loro e cioè dall’amore divino presente in loro! La testimonianza non è la ragione per la quale si devono amare, piuttosto è il segno che sono discepoli di Gesù perché l’amore di Gesù è in loro. 
In Giov.4:7 è scritto: "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio e chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio". “Perché” (hoti) indica i motivi per l’esortazione ad amarsi l’un l’altro. Ci amiamo gli uni gli altri perché l’amore è da Dio. La preposizione “da” (ek) indica che l’amore fluisce o viene fuori da Dio, quindi Dio è la fonte, la sorgente di questo amore, questo amore appartiene alla sfera, alla dimensione divina. Queste parole implicitamente rimuovono ogni scusa per chi dice di essere cristiano, ma non ama gli altri, infatti se l’amore è da Dio, significa che se non ami l’amore di Dio non è in te!! 
Ora se l’amore appartiene alla sfera divina, ne consegue che chi manifesta amore deve appartenere a quella sfera, è stato generato da Dio, è un figlio di Dio e vive ora nella conoscenza di Dio, in altre parole dimostra che è salvato. Il comandamento è nuovo perché è in riferimento al nuovo ordine, il Nuovo Patto. Questo Nuovo Patto è stato stabilito per la redenzione da Dio in Cristo e per mezzo di Cristo (cfr. Mar. 14:24-25; Luca 22:20; 1 Cor.11:25). Il nuovo comando di amarsi reciprocamente è una regola di vita del Nuovo Patto e coloro che ne fanno parte per grazia di Dio si amano reciprocamente. Il Nuovo Patto prometteva la trasformazione del cuore e della mente per la potenza dello Spirito Santo(Ger. 31:29-34; Ez. 36:24-27; cfr. 2 Cor.3.3; Gal.5:16-22). 
Questo nuovo comandamento è presentato come l’ordine di marcia o lo standard per la nuova comunità messianica salvata da Dio in Cristo Gesù. Quindi “nuovo”evidenzia l’amore particolare tra i discepoli! Gesù non vuole dire che chi non è discepolo non deve essere amato, non si limita esclusivamente ai cristiani (Marco 12:28-31; Luca 10:27), ma sottolinea l’amore tra credenti (Gal.6:10), questo per indicare che è una caratteristica di chi fa parte del Nuovo Patto, di chi appartiene a Lui, di chi è un suo discepolo. 
Quindi l’amore è l’adesivo di coloro che appartengono a Gesù e hanno fede in Lui! L’amore è il segno di Gesù che ha dato alla chiesa per mostrarlo al mondo, questo mondo sempre più egoista, malvagio e individualista dove Satana con le sue bugie, cerca di contraffare il vero amore. Anche se un atto d’amore può essere silenzioso, anonimo e piccolo, è di grande importanza per la testimonianza in questo mondo da parte dei discepoli di Gesù. L’amore di Cristo mostrato tra i membri di chiesa è unico e distintivo, fa luce in questo mondo di tenebre! 

Domande.
1. Qual è il significato del battesimo in acqua?
2. Descrivi i due tipi di obbedienza.
3. Che cosa indica il segno del frutto?
4. Perché il segno dell’amore è un nuovo comandamento?

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