venerdì 22 marzo 2013

La chiamata del discepolo di Cristo.


La chiamata del discepolo di Cristo (Mar.1:16-20).
1. La sovranità di Gesù nello scegliere i discepoli.
2. L’autorità di Gesù.
3. La finalità di Gesù: una chiamata al discepolato.
4. Applicazioni per la nostra vita riguardo il discepolato.

“La scelta e la preparazione dei Dodici, che avrebbero condiviso con Lui la proclamazione della Buona novella e continuato a farlo dopo la Sua ascensione, fu una questione di importanza vitale nel ministero di Gesù”.  (C.E.GraHam Swift).
Forse ci saremmo aspettati che Marco riportasse prima di ogni altra cosa un miracolo spettacolare di Gesù, o un sermone potente, oppure qualche altra cosa sensazionale, invece riporta la semplice chiamata di quattro semplici uomini, quattro pescatori per essere Suoi discepoli. Forse ci saremmo anche aspettati che Marco raccontasse tutti i particolari relativi al tempo, al luogo, alle circostanze precise di questa chiamata, ma non lo fa, mostra solo l’essenziale, ciò che reputa veramente rilevante. In questo brano vediamo la chiamata di quattro discepoli in due momenti diversi. Con Giovanni in prigione Gesù avrebbe potuto decidere di continuare a esercitare il suo ministero da solo, ma ha scelto di non farlo perché evidentemente aveva altre ragioni molto importanti.
L’obbiettivo di Gesù era quello di raccogliere intorno a sé una comunità a cui Egli poteva insegnare le verità del Regno di Dio, verità spirituali e pratiche, in modo tale che i discepoli le avrebbero insegnato ad altri secondo il compito di Gesù affidato a loro (Matt.28:18-20). Gesù ha cominciato a predicare il Suo messaggio (Mar.1:14-15), ora deve raccogliere intorno a sé uomini che possono insegnare ad altri il Suo insegnamento in modo che possano diventare anche loro partecipi di questo. Inoltre, dai successi e dai fallimenti dei discepoli impariamo molto per la nostra vita spirituale, per la nostra devozione e quindi discepolato.
C’è anche un altro motivo per avere con sé dei discepoli: quello che loro potessero essere i testimoni della Sua vita,  della Sua natura, come anche dei fatti più importanti della Sua vita sulla terra. Dei dodici (Matt.3:13-19), tre di questi (Pietro, Giacomo e Giovanni) hanno avuto il privilegio in tre occasioni speciali, infatti furono testimoni del miracolo di Gesù della resurrezione del figlio del capo della sinagoga Iairo (Mar.5:37), della trasfigurazione (Mar.9:2) e del momento dell’agonia di Gesù nel giardino del Getsemani 14:33). Tutti furono testimoni della resurrezione di Gesù (Atti 2:21-22; 2 Pie.1:16; 1 Giov.1:1-4). Marco in questo breve passo vuole sottolineare in primo luogo la chiamata dei discepoli, attestando che erano presenti all'inizio e quindi legittimi portatori dell’insegnamento di Gesù (cfr. Luca 1:1-2; Atti 1:21-22; 10:37-39). In secondo luogo, l'evangelista vuole indicare il rapporto integrale tra Gesù e i discepoli ( Vedi anche Mar.3:13-19; 6:7-13;8:31-38). Questa interazione di cristologia e di discepolato offre uno dei temi centrali nel Vangelo di Marco. La storia della loro chiamata, prima quella di Simone (Pietro) e Andrea, poi quella di Giacomo e Giovanni, benché si tratti del contesto del settore della pesca a cui appartenevano, erano pescatori, rappresenta gli elementi essenziali del discepolato validi ancora oggi. 

1. La Sovranità di Gesù nello scegliere i discepoli.
In questo passo, vediamo in modo chiaro e inequivocabile, la sovranità di Gesù e lo vediamo in primo luogo nel fatto che sceglie i Suoi servitori, quindi:
a. Gesù elegge i discepoli per servirlo.
Lo vediamo nella chiamata di Andrea e Simone come leggiamo nei vv.16-17: "Mentre passava lungo il mare di Galilea, egli vide Simone e Andrea, fratello di Simone, che gettavano la rete in mare, perché erano pescatori.  Gesù disse loro: 'Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini'". Gesù sceglie anche i fratelli Giacomo e Giovanni come troviamo scritto nei vv.19-20: "Poi, andando un po'più oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, che anch'essi in barca rassettavano le reti;  e subito li chiamò". 
La sovranità di Gesù nello scegliere Lui i suoi discepoli la vediamo anche in altri passi (Mar.2:14; 3:13-14; Giov.15:16). Essere discepoli non è un’iniziativa da parte dell’uomo, ma è un’iniziativa divina. Non è l’uomo che si muove alla ricerca di Dio, ma è Dio che va alla ricerca dell’uomo. Non è l’uomo che conquista Dio, ma è Dio che conquista l’uomo (cfr. Fil.3:12). 

In secondo luogo la sovranità di Gesù la vediamo nel fatto che Lui rivendica per sé il servizio, quindi: 
b. Gesù esige dai discepoli il servizio.
“Seguitemi” (v.17), ma anche “li chiamò” (v.20) esercitano la sovranità di Gesù, Egli dimostra che ha il diritto di rivendicare per se quegli uomini per il servizio nel Suo regno. È l'indicazione che Gesù “ è più forte” di Giovanni Battista (Mar.1:7), che attira e coinvolge altre persone in un senso più radicale. Essi devono essere pronti a seguire immediatamente quando Lui li chiama. Marco ci racconta la chiamata dei primi discepoli di Gesù, ma non dice nulla se ci sono state parole da parte dei discepoli, le uniche sono solo quelle di Gesù e racconta solo la reazione di obbedienza dei quattro discepoli. Questo passo è dominato dalla sovranità di Gesù e dall’assoluta obbedienza e resa dei quattro pescatori. Egli chiama, essi seguono. 
Quindi l’enfasi è su chi è Gesù e su ciò che significa essere un seguace di Gesù: lasciare tutto (beni e famiglia) per essere pescatori di uomini. Egli è Gesù Cristo, il Figlio di Dio (Mar.1:1), che ha dato la Sua vita per il riscatto di molti (Mar.10:45) e per la Sua morte sacrificale, il suo sangue sparso per molti, è il sangue del patto, la nuova alleanza (Mar.14:22-25). I veri cristiani pertanto oggi rispondono con cuore riconoscente e lo seguono con assoluta e radicale obbedienza. Se sei un vero credente Gesù ha il diritto di rivendicare per se la tua persona affinché tu lo possa servire in base ai doni spirituali che Lui ti ha dato! 
Se riconosci Gesù come il Signore, come rispondi alla Sua chiamata? (Luca 6:46).

Noi vediamo anche: 
2. L’autorità di Gesù. 
La vediamo:
a. Dall'immediatezza di Simone e Andrea a lasciare le loro reti. 
v.18: "Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono". L'urgenza della chiamata di Gesù esige una risposta immediata da parte di Simone (Pietro) e Andrea, essi lasciarono subito le reti e lo seguirono. “Essi, lasciate subito le reti” indica enfaticamente la radicale decisione di Simone e Andrea. “Lasciate” (aphentes-aoristo participio attivo) significa lasciare alle spalle, abbandonare, separarsi; sottolinea la completezza con cui abbandonarono le loro occupazioni. 

L’autorità di Gesù la vediamo:
b. Dall'immediatezza che Giacomo e Giovanni lasciano il loro padre nella barca con gli operai.
v.20: "ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui". 

L’autorità di Gesù la vediamo:
c. Dall’immediatezza a seguire Gesù.
Riguardo Andrea e Simone leggiamo al v.18: "Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono". 
Così anche per Giacomo e Giovanni leggiamo al v.20: "ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui". Quindi si sono separati dal loro lavoro di pescatori per la predicazione della Parola di Dio. 
I fratelli hanno lasciato tutto per seguire Gesù ( Mar.10:28-29). I quattro pescatori si sono abbandonati per fede alla Gesù Cristo considerandolo come un terreno più solido di qualsiasi altra sicurezza del mondo. 
Il regno di Dio è venuto. Bisogna lasciar perdere tutto, perché entrare nel Regno è più importante della vita stessa (Mar.8:36). Pietro e Andrea, pertanto, hanno lasciato lì dove si trovavano le loro reti (Mar.10:28-29; Cfr. Luca 9:57-62;14:33; 1 Re 19:19-21). Così anche i fratelli Zebedeo hanno lasciato sia il lavoro che il padre, fecero un’azione coraggiosa, se consideriamo il contesto delle aspettative ebraiche circa i doveri dei figli e l'autorità dei padri, ma nel discepolato Gesù viene prima della famiglia (cfr. Luca 9:59-60; 14:25-26). 
Così i quattro hanno lasciato la loro occupazione e sostentamento per seguire Gesù. Rudolf Schnackenburg: “Fondamentalmente la chiamata a seguire Gesù comporta il distacco e la rinuncia ai beni terreni per amore del regno di Dio, in qualunque circostanza o occupazione la chiamata stessa colga i singoli”. Ma chi lascia ogni cosa per seguire Gesù, nonostante avrà persecuzione e morte, rinunce e privazioni, avrà la vita (Mar.8:35-36; 10:17-31), seguire Gesù Cristo costa, ma costa di più non seguirlo!! Inoltre seguire Gesù significa avere anche la comunione intima con Lui e quindi è un segno di distinzione (vedi il significato di seguirono). 
Seguire Gesù significa tagliare i ponti alle spalle e procedere in avanti con una nuova prospettiva, con un nuovo stile di vita, con nuovi desideri e comportamenti. Al momento della Sua chiamata la realtà vecchia rimane alle spalle, viene totalmente abbandonata. “Subito” (eutheōs) del v.18 suggerisce il potere della chiamata di Gesù e la Sua attrattiva, il suo magnetismo. Non vi è alcuna esitazione o riflessione da parte dei discepoli. 
Marco sottolinea l'importanza di rispondere rapidamente alla chiamata di Gesù alla sequela. Dunque la reazione immediata di Simone e Andrea esprime vividamente l'effetto del comando di Gesù, la loro azione repentina suggerisce che non c'è stata alcuna esitazione o ritardo nel seguire Gesù, la loro risposta a Gesù è stata decisiva e radicale.  Poco dopo anche i fratelli Zebedeo abbandonano immediatamente il lavoro e anche il padre per unirsi a Gesù. 
Cosa impariamo riguardo questa chiamata di Gesù verso questi quattro uomini? Marco non ci dice perché Gesù ha scelto Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni come discepoli o perché hanno deciso di rispondere immediatamente, sicuramente non è perché avessero qualcosa di speciale (cfr. Rom.9:11-16; 1 Cor.1:26-31; 2 Tim.1:9-10). Qualcuno oggi potrebbe dire che la risposta dei quattro sia di natura psicologica nel senso che questi uomini forse stavano attraversando un periodo brutto della loro vita (economico, sociale, interiore e così via) ed erano pronti a fare un cambiamento della loro vita seguendo il Messia, così ci sarebbe stata una svolta nella loro vita. Ma Marco non fornisce spiegazioni e quindi è meglio non specularci sopra. Forse lo vollero seguire perché avevano visto dei miracoli di Gesù, ma nemmeno questo ci dice Marco. Ma cosa spinse i quattro a seguire Gesù? 
Questi uomini non prendono un paio di giorni per riflettere sulla loro decisione, per chiedere il permesso alle loro famiglie, o per cercare consiglio da un gruppo di esperti religiosi!! Ma cosa spinse, allora, i quattro a lasciare ogni cosa per seguire Gesù? La loro sembra una decisione affrettata, forse qualcosa era accaduto, ma Marco non ce lo dice! Sicuramente conoscevano Gesù (Giov.1:35-42)! Il testo di Marco ci presenta una chiamata improvvisa e una risposta che è altrettanto improvvisa e immediata. L'unica spiegazione per la risposta improvvisa e immediata dei discepoli e che Marco vuole sottolineare la forza della chiamata di Gesù, la Sua Autorità, la Sua autorità incondizionata, immediata e non giustificabile. 
Egli sceglie chi vuole e la sua chiamata come un comando militare forte, produce l'obbedienza. Lohmeyer dice: “Egli comanda come Dio comanda. ... Egli fa del pescatore qualcosa di nuovo, ciò che vuole”. La chiamata o il potere efficace di Gesù ricorda la parola creatrice di Dio (Sal.33:9; Is.55:10-11), Poich'egli parlò, e la cosa fu; egli comandò e la cosa apparve. Come Dio, Gesù parla e così accade. La chiamata di Gesù era così irresistibile in quel momento che abbandonarono tutto e subito per andare dietro a Lui. La descrizione della loro risposta immediata alla chiamata di Gesù esprime vividamente l’autorità e il potere che Egli esercita. L'impressione data da Marco è che la personalità e l'autorità di Gesù erano tali che i quattro uomini hanno risposto al suo appello immediatamente. Gesù ordina: “seguitemi!” e quegli uomini lo seguirono! Non vediamo nessuna obiezione, non vediamo nessuna resistenza, non vediamo nessuna difficoltà! La Sua autorità crea la loro obbedienza. 
La Sua autorità la vediamo ancora in questo Vangelo espressa in varie circostanze (1:25; 4:39; 5:41; 7:34; 11:14,20; 15:38-39). La domanda allora è chi è questo che può creare una tale obbedienza immediata? Gesù è il Signore!! 
Gesù è il portatore del regno, il regno di Dio è presente nella vita di Gesù (Mar.1:15). Gesù ha un potere unico come Figlio di Dio, può dominare i demoni, dare il perdono dei peccati e la guarigione dalle malattie come vedremo in questo Vangelo. C’è un forte richiamo come anche un grande incoraggiamento per oggi che Gesù può ancora trasformare le nostre circostanze e che lo possiamo seguire nel discepolato! 
Dunque la loro decisione di schierarsi con Gesù mostra la sua grandezza: la forza propulsiva della Sua influenza in quegli uomini, sulle loro menti e sui loro cuori, in modo che quando Gesù chiama lo seguono immediatamente. Noi vediamo qui, pertanto, la Sua Autorità attrattiva, magnetica, impressionante, la Sua chiamata efficace, potente a cui non si può dire di no, tanto da lasciare le loro reti, la sicurezza di un lavoro e le proprie famiglie per seguire Gesù, la persona che parlava era una figura di enorme Autorità. 

Noi vediamo anche: 
3. La finalità di Gesù: una chiamata al discepolato.
a. Le Persone a cui è rivolta la chiamata.
I quattro uomini erano pescatori che lavoravano nel mare di Galilea, Gesù li trova in questo luogo mentre questi stavano lavorando. Quindi erano persone normali che stavano lavorando.

b. Il Precetto della chiamata.
v.17: "Gesù disse loro: 'Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini'. Essi, lasciate subito le reti, lo seguirono'". 
“Seguitemi” (Deute opisō mou – letteralmente è: venite dietro me - imperativo aoristo attivo). Gesù li chiamò con un “forte comando militare”, i quattro uomini hanno reagito come se avessero ricevuto un ordine da un ufficiale superiore. “Seguitemi” è un termine importante che non indica semplicemente andare dietro Gesù fisicamente, ma indica il discepolato (Mar.2:14; 8:34; 10:21,28-29; Giov. 21:19; cfr. 1 Piet.2:21). 
"Seguitemi", significa riconoscere Gesù come Signore, per perseguire il Suo insegnamento, la Sua vocazione, il Suo esempio, o modello e unirsi al Suo gruppo. Implica continuità e perseguire un obbiettivo. 
L'espressione "seguitemi" indica che Gesù non ha chiamato quegli uomini in un partenariato tra pari, ma per essere Suoi seguaci e servitori. Né Mosè, né il re, né i vari uomini di Dio, né i profeti, chiamavano le persone, di regola, a seguirli. La chiamata, invece, era quella di camminare nelle vie di Dio e secondo le Sue leggi (Cfr. per esempio Deut.6:4-9;6:13-17;8:6-11; 13:5;). 
L’unico esempio che troviamo nel seguire è nel seguire un profeta, per esempio la chiamata di Elia su Eliseo in 1 Re 19:19-21, ma è una chiamata diversa perché Elia, consente a Eliseo di tornare a casa e dire addio a sua madre e suo padre, mentre la fedeltà a Gesù da parte dei discepoli non permette neppure di dare l’addio alla famiglia, il discepolato comporta una rinuncia radicale agli affetti familiari (Luca 9:57-62). 
Così anche i dottori della legge avevano discepoli che venivano a loro per essere istruiti nella legge , il discepolo sceglieva, adottava il maestro da seguire per imparare da lui, ma nessuno ha mai detto ad altri: “seguitemi”. Piuttosto che essere scelto dai suoi discepoli come un rabbi (cfr. Matt. 8:19) al fine di studiare la legge come nel giudaismo, Gesù invece, sceglie e chiama i Suoi discepoli autorevolmente a unirsi a Lui (Mar.1:17; 3:14; 6:7; cfr. Giov.15:16). Non è stata dunque la loro iniziativa, non è un’iniziativa da parte dell’uomo, ma è un’iniziativa di Dio, l’uomo è chiamato a lasciare tutto per seguire Gesù. 
Gesù non disse loro venite che vi insegnerò un nuovo sistema teologico, o un nuovo sistema etico da insegnarvi, ma solo “seguitemi” e quei pescatori lo seguirono, Gesù è stato seguito per ciò che Lui è e non per ciò che Lui faceva o diceva, anche se ciò che avrebbe fatto poi o avrebbe detto dimostrerà ciò che Lui è. Questi uomini conoscevano già Gesù, così quando Gesù li ha chiamati, erano disposti a seguirlo. Come risultato, i seguaci di Gesù furono presto chiamati “cristiani” (Atti 11:26) perché non erano seguaci tanto di un insegnamento particolare, o di un sacramento, o di una denominazione, o di un etica, ma di una persona, Gesù Cristo. 
L'oggetto della loro fede e della loro speranza è Gesù Cristo, il Figlio di Dio (Mar.1:1). Gesù ha chiamato persone alla Sua sequela  Gesù non aspetta i volontari, ma sceglie i Suoi discepoli e richiede da loro obbedienza assoluta. In questo versetto, Gesù stava chiedendo a questi uomini di diventare Suoi discepoli ed essere pescatori di uomini per fare di loro Suoi discepoli (Matt.28:18-20).
“Seguirono” (ēkolouthēsan – aoristo indicativo attivo) è seguire, accompagnare, percorrere la stessa strada, è utilizzato sia in senso letterale (Mar.5:24; 6:1,10), ma anche seguire come un discepolo (Mar. 2:14, 8:34, 9:38, 10:21, 28, 15:41). Questo verbo implica comunione, compartecipazione, fare un passo alla volta con un altro, quindi camminare insieme (Cfr. Gen.5:22). Così è venuto a significare far parte di uno come discepolo, aderire fermamente a uno, del tutto conforme al suo esempio e se necessario anche quello di morire, del martirio. Nel mondo greco, la parola “seguire” significava seguire in un senso intellettuale, morale, o religioso e coinvolgeva un rapporto personale con quello che si segue imitando il modello della sua vita. 
Quindi il fatto che i quattro hanno lasciato le loro reti per seguire Gesù indica il cambiamento di vocazione della loro vita per ubbidire alla chiamata di Gesù seguendolo intellettualmente, moralmente, imitando il Suo modello di vita e quindi avendo una comunione con Lui. “Seguirono” indica un forte attaccamento a Gesù, una piena disponibilità alle Sue scelte, alle Sue direttive e una sincera fedeltà alla Sua guida. 
Rudolf Schnackenburg: “Questo seguire (v.18), che in un senso esteriore viene spesso detto alle folle, per il ‘discepolo’ ha un significato spirituale più profondo: il discepolo entra a far parte d’una comunione di vita col maestro, che da questo momento gli mostra le mete da raggiungere, lo istruisce, lo guida, ne traccia in precedenza la via terrena e lo fa partecipare alle sue imprese”.  Così vediamo la stessa cosa pei gli altri due fratelli, i fratelli Giacomo e Giovanni nei vv.19-20 leggiamo: 19 Poi, andando un po' più oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni, suo fratello, che anch'essi in barca rassettavano le reti; 20 e subito li chiamò; ed essi, lasciato Zebedeo loro padre nella barca con gli operai, se ne andarono dietro a lui. La chiamata dei figli di Zebedeo segue lo stesso schema di quello della prima coppia di discepoli, anche se troviamo altri dettagli narrativi. Infatti noi troviamo il fatto che i due stavano lavorando con il padre, erano sulla barca e vi erano degli operai. “Chiamò” (ekalesen- aoristo indicativo attivo) indica una persona che è invita altri (Matt.20:8, 22:3, Luca 14:7-9), ma qui ha un significato teologico per indicare la chiamata al discepolato (Matt.9:13, Mar.2:17, Luca 5:32, cfr.1 Cor.15:9; Gal.1:15). Sempre in modo teologico questa parola è usata per la chiamata alla salvezza (Rom.8:30; 9:11,24-25, 1 Cor.1:26). 
Il discepolo  è scelto e chiamato da Dio e non viceversa. “Andarono” (apēlthon-aoristo attivo indicativo) indica andare via, separarsi per seguire qualcuno. Implica un senso radicale e un nuovo inizio, lasciare un posto per diventare un seguace di qualcuno, andare dietro, seguire qualcuno, in questo caso Gesù. Pertanto è la stessa idea di discepolato della parola “seguirono” (ēkolouthēsan).

c. La Promessa della chiamata.
v.17: "Gesù disse loro: 'Seguitemi, e io farò di voi dei pescatori di uomini'".  
“Pescatori di uomini”. Anche se qui la metafora sembra naturale visto la loro professione di pescatori, è un’espressione che troviamo nell’Antico Testamento, ma in senso negativo che riguardano il radunare gli uomini per il giudizio di Dio, Dio è il pescatore di uomini, nella raccolta per il suo giudizio (Ger.16:16; Ez. 29:4-5; Am. 4:2; Ab.1:14-17). 
Il senso in Marco è positivo, non tanto esplicitamente di giudizio (cfr. Mar.3:13-19 e 6:7-13, 30), anche se comporta comunque la salvezza dal giudizio, in quanto, contestualmente, le persone vengono catturati per il Regno, quindi pescare indicherebbe tirarli fuori dal male e dal giudizio, quindi salvare dal giudizio di Dio. I discepoli sono chiamati a essere strumenti di Dio che porteranno il Suo messaggio di salvezza ad altri. L'annuncio del Vangelo, quindi ha un elemento di giudizio, anche se “è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rom.1:16) dai peccati (Matt.1:21), ma anche dall’ira di Dio (Rom.5:9-11) chi non crede sarà condannato (Mar.16:16). 
La commissione degli apostoli, aveva un aspetto salvifico e giudicante nello stesso tempo (Cfr.2 Cor.2:14-17). Tutti sono catturati nella rete, ma i non credenti saranno gettati via (Cfr. Matt.13:47). “La funzione immediata di quanti sono chiamati a essere pescatori di uomini è quello di accompagnare Gesù come testimoni della proclamazione della vicinanza del regno e la necessità per gli uomini a rivolgersi a Dio attraverso il pentimento radicale. La loro funzione ultima sarà quello di confrontarsi con gli uomini con l'azione decisiva di Dio, la fede ha il carattere della salvezza, ma l'incredulità ha il carattere del giudizio”  (William L. Lane) . 
Ora questi discepoli erano abili a catturare i pesci, ma avevano bisogno di una formazione specifica prima di diventare pescatori di anime, questa formazione l’avrebbe fatta Gesù a loro, infatti,  dice “io farò di voi dei pescatori di uomini”, letteralmente è “io vi farò diventare”.  
“Farò” (poiēsō – futuro indicativo attivo) indica intraprendere o fare qualcosa che porta a un evento, o a uno stato, o a una condizione, fare, provocare, realizzare, preparare, con particolare attenzione alla causa, quindi in questo caso Gesù è la causa. 
“Diventare” (genesthai-aoristo infinitivo) indica l’effetto o il risultato dell’azione di Gesù, quindi essere, sperimentare un cambiamento nella natura e così indica l'entrata in una nuova condizione, diventare qualcosa di nuovo. La chiamata di Gesù non era di trovare compimento in quello che stavano già facendo, ma chiamata a un radicalmente nuovo scopo nella vita. Da ora in poi avrebbero servito non i propri interessi e desideri, ma quelli di Gesù che li ha chiamati. Dunque lo scopo di Gesù per il loro discepolato era farli diventare pescatori di uomini. “Pescatori di uomini” indica pescatori che pescano gli uomini (anthrōpōn). Gesù li chiama dalle loro professioni secolari per essere produttivi spiritualmente aiutando gli altri a conoscere il Vangelo e a proseguire l’opera di Gesù dopo che Lui sarebbe andato via. “Gesù chiama i discepoli a pescare le anime con la stessa energia che avevano precedentemente utilizzato per pescare il cibo. Il Vangelo è come una rete, trascinando la gente nella sua presa, trasformando le loro vite. Molte persone saranno sollevate dalle acque scure alla luce del giorno”.   
Il compimento della predizione di Gesù: “Io farò di voi diventare pescatori di uomini", per i lettori di Marco non era una cosa nuova, loro ne erano pienamente consapevoli perché dopo la morte e la risurrezione di Gesù, il ministero dei dodici apostoli aveva raggiunto anche loro (Atti 1:8; cfr. Ef. 2:19-20; Apoc. 21:14). 

Cosa c’insegna questa lezione? Quali applicazioni possiamo fare per noi?
In primo luogo:
1) Gesù sceglie persone normali, semplici con un lavoro normale.
Gesù chiama questi discepoli e non loro che si fanno discepoli di Gesù. Gesù chiama questi uomini pescatori nel bel mezzo del loro lavoro. Gesù sceglie persone semplici, gente comune, i quattro non erano particolarmente dotti, non provenivano da un elite religiosa, o aristocratica, o potente, non erano di alto rango, erano pescatori comuni (Cfr.1 Cor.1:26-27) Il regno di Cristo non dipende da cose come queste, ma dalla potenza dello Spirito di Dio (Zacc. 4:6). 
La chiesa ha avuto inizio con alcuni pescatori, ma si è diffusa nel mondo per la potenza dello Spirito Santo (Luca 24:49; Atti 1:8; 1 Tess.1:5). Gesù, quindi, può chiamare chiunque la dove essi si trovano, anche mentre stanno lavorando. 

In secondo luogo:
2) Gesù richiede assoluta obbedienza e sacrificio.
Essere discepolo di Gesù significa accettare le Sue richieste incondizionatamente. Gesù esige l'assoluta obbedienza e sacrificio. La chiamata alla sequela significa lasciare tutto per seguire Gesù. Queste coppie di pescatori rinunciarono a tutte le prospettive terrene per seguire Gesù. Il discepolato non è un lavoro part-time, di volontariato per i propri scopi e interessi personali. Siamo chiamati a seguire Gesù con un spirito di obbedienza totale e radicale, pronti a lasciare tutto, le nostre sicurezze per seguire Gesù e confidare in Lui come hanno fatti i quattro pescatori e non il giovane ricco per esempio (Mar.10:17-29). 
Seguire Gesù significa metterlo sopra ogni altra cosa anche della sicurezza economica, significa fidarsi di Lui che provvederà ai bisogni essenziali (cfr. Matt.6.24-33;1 Tim.6:17; Ebr.13:5-6). Il vantaggio di lasciare tutte le fonti di sicurezze umane è che i discepoli sono totalmente dipendenti da Gesù e Lui non delude mai, in questo modo la fede sarà fortificata. Ma la maggior parte degli esseri umani e anche di alcuni cristiani trascorrono la loro vita consumati  dall'ansia per il loro destino terreno, mentre i discepoli guardano oltre questo mondo per il loro destino eterno (Col.3:1-4).  
Quei quattro hanno lasciato i loro legami familiari, tutto ciò che avevano di caro e tutta la loro sicurezza terrena, i loro mezzi di sostentamento, per seguire Gesù per affidarsi completamente di Lui. Oggi non tutti sono chiamati a lasciare tutto per seguire Gesù come questi quattro discepoli, ma il principio importante che troviamo è la chiamata al discepolato di Gesù, pur facendo le nostre attività, è radicale e totale, significa metterlo sopra ogni cosa famiglia, lavoro e interessi più diversi con lo scopo di dedicarsi a essere pescatori degli uomini pronti a morire per Gesù. 
La chiamata alla sequela significa  riconoscere Gesù come Signore, per perseguire il Suo insegnamento (Matt.28:18-20; Giov.14:25-26;16:13-15) e i Suoi comandi (Luca 6:46). Bisogna seguirlo anche se non sappiamo dove si dirige. La chiamata alla sequela significa  seguire il Suo esempio, o modello (Gal.4:19;Ef.4:13;), significa seguirlo in modo come Lui ha vissuto, seguire la Sua strada e condividere il Suo destino (Mar.8:34-35). 
Quindi la sequela non è solo accettare intellettualmente una dottrina o il suo insegnamento staccati dalla Sua persona, ma è anche assomigliare a Lui nel carattere e nel comportamento, seguire Lui anche a costo della morte come Lui ha fatto con il Padre (Giov.4:34;6:38). Così la sequela non è solo vivere come Gesù, ma anche vivere per Gesù, significa seguirlo radicalmente e totalmente (Fil.1:21; Col.3:4) lasciando il proprio mondo per seguire Gesù, i quattro hanno lasciato tutto alle spalle per seguire Gesù. Così una profonda esperienza con Gesù porta una persona a uno stile radicalmente diverso della vita fino a quel momento vissuta e  comporta una relazione profonda con Gesù. 
La chiamata e la risposta immediata di questi pescatori rivelano che il discepolato con Gesù è più che stare seduti ad ascoltare una predica o cantare in chiesa, dare la decima, o partecipare a uno studio biblico occasionale e fare qualche servizio pratico in chiesa di tanto in tanto. Quando Gesù ci afferra, tutta la nostra vita e gli scopi si trasformano. La vita a cui Gesù chiama i discepoli richiede un cambiamento radicale di prospettiva, di avere in mente le cose di Dio piuttosto che di sé (Mar.8:33).

In terzo luogo:
3) Gesù sceglie per preparare al servizio.
Gesù li avrebbe fatto diventare pescatori di uomini, quindi li avrebbe preparati per questo servizio che richiede il rinnegare se stessi, il sopportare la sofferenza e prendere la croce (Mar.8:34-38). Coloro che Gesù ha scelto come discepoli a quanto pare non avevano alcuna preparazione teologica. In questo caso, Gesù non sceglie coloro che sono socialmente più importanti, o i meglio preparati, o i religiosamente più devoti.  
Farà anche questo, per esempio con il teologo fariseo Saulo che poi divenne Paolo (Fil.3:4-6) cresciuto teologicamente ai piedi del fariseo dottore della legge Gamaliele (Atti 5:30; 22:30). Gesù non è andato a scegliere i discepoli nella sinagoga, ma persone che si trovavano nel mezzo di una loro attività normale di vita quotidiana lavorativa (Cfr. Mar.2:13). Gesù, però li avrebbe formati per servirlo in modo efficace. Questo non significa che le scuole teologiche o scuole bibliche, o seminari, o scuole di formazione non siano importanti, infatti Gesù rimproverò coloro che non conoscevano le Scritture (Mar.12:24). 
Pertanto dobbiamo evitare due errori: 1) l’errore di chiudersi nello studio e non applicare la conoscenza teologica e biblica alla vita e 2) l’errore di non studiare per applicarsi solo alla missione pratica. Dai Vangeli vediamo che il discepolato di Gesù è teoria, ma anche pratica, teoria perché Gesù era un insegnante (Mar.1:21-22;4:38; cfr. Matt.19:16; Luca 9: 33; Giov. 1.38) e ha insegnato diverse dottrine (Dio, Se stesso, lo Spirito Santo, le Scritture,ecc.), ma il discepolato è stato anche pratico perché i discepoli hanno potuto imparare da Lui molte cose con la Sua vita pratica e missione, e sono stati anche mandati in missione da Gesù (Mar.6:7-13,30). 
Questo non è stato per niente semplice per loro (Mar.8:14-21; 14:37,50), c’è voluto tempo. Gesù promette loro che li avrebbe fatti pescatori di uomini, quale grande benedizione essere pescatori di uomini (Prov.11:30; Dan. 12:03). Oggi la chiamata al discepolato è per tutti i credenti come vediamo dal libro degli Atti dove i credenti sono chiamati discepoli (Atti 6:1-2,7;9:1,19,25-26;ecc.), quindi se sei un credente, un cristiano sei anche un discepolo!

Domande
1. Cosa significa che Gesù è Sovrano nel discepolato?
2. Cosa significa che Gesù ha autorità nel discepolato?
3. Cosa significa essere discepolo di Gesù?

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