Passa ai contenuti principali

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.

2 Tessalonicesi 3:16: Una preghiera per la pace.
“Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi”.

Paolo alla fine della sua seconda lettera ai Tessalonicesi saluta la chiesa con una preghiera:  “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera”.
La preghiera fa eco alla benedizione della pace di Numeri 6:26 e trova anche le sue radici nella benedizione di Gesù di pace data ai suoi discepoli, registrata in Giovanni 14:27.
“Pace” potrebbe essere l'assenza di conflitti all'interno della comunità (2 Tessalonicesi 3:6-15, o dai persecutori (cfr. Atti 24:2; Apocalisse 6:4), ma potrebbe anche essere l’assenza di turbamento, di ansia. I cristiani di Tessalonica potevano essere anche turbati per vari problemi come l’oppressione esterna (1 Tessalonicesi 2:14; 2 Tessalonicesi 1:4-10). La parola “pace” (eirēnē) indica il benessere totale, indica la prosperità della persona in tutta la sua interezza. Tale pace potrebbe venire solo da Dio, infatti, è diversa da quella effimera, fragile e superficiale di questo mondo, non dipende dalle circostanze e dal tempo. In mezzo alle difficoltà, al dolore, alle persecuzioni, ai problemi di vario genere, quando tutto va a rotoli, quando non vediamo nessuna via di uscita, nelle prove di vario genere, possiamo avere la pace del Signore. La sorgente della pace è sovrannaturale, è del Signore: il Signore della pace. Paolo stava pensando a una realtà spirituale che va oltre la pace umana, una pace che può esistere e resistere anche in mezzo alle turbolenze della vita (Filippesi 4:4-6). La pace del Signore è duratura, ed è un dono gratuito, non possiamo procurarcela con i nostri sforzi. Paolo prega affinché il Signore stesso dia la pace sempre e in ogni maniera; il significato è: una pace che rimane costante nonostante le circostanze e le condizioni. La pace del Signore non è intaccata dal tempo e dalle circostanze!!
Ora la pace del Signore è possibile se c’è la pace con Dio, questa è possibile grazie al sacrificio e alla mediazione di Gesù Cristo (Romani 5:1-11). Dio non dà la vera pace spirituale ai non credenti, la pace di Dio è una caratteristica di coloro che sono salvati e non per gli empi (Isaia 48:22; 57:21). 
La pace del Signore è collegata con la Sua presenza in noi. La pace del cristiano è la presenza del Signore, infatti, Paolo conclude la Sua preghiera con una benedizione: “Il Signore sia con tutti voi”. Questa benedizione anticipa la benedizione finale della lettera (v. 18) e riflette la consapevolezza che il Signore è con coloro che appartengono a Lui (Matteo 28:20; Atti 18:10; 2 Timoteo 4:22); per questo motivo Paolo poteva pregare e sperare per la Sua presenza in ogni situazione (Romani 15:33; Filippesi 4:9; 2 Timoteo 4:22). 
In mezzo ai conflitti, alla confusione, ai problemi, il cristiano non è mai solo! Il Signore è con tutti coloro che gli appartengono, pertanto questi avranno la Sua pace!

Post popolari in questo blog

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44).

La parabola del tesoro nascosto (Matteo 13:44). Ci sono due parabole del regno, che parlano del regno dei cieli come qualcosa di grande valore: questa parabola del tesoro nascosto e la parabola successiva della perla di gran valore, o del mercante.
Queste due parabole sono molto simili in quanto entrambi coinvolgono un oggetto di grande valore e una persona, ma sono significativamente differenti in altri dettagli.  Per esempio nella parabola del tesoro nascosto viene messa in enfasi il tesoro, mentre nella cosiddetta parabola della perla di gran valore viene messo in evidenza il mercante. La persona della prima parabola non cerca il tesoro, ci s’imbatte, mentre nella seconda parabola della perla, o del mercante, è il mercante che cerca le perle.
In questa parabola vediamo in primo luogo: