Le Beatitudini- Introduzione-


Matteo 5:1-12: Le Beatitudini - Introduzione-
Una giovane donna, di quelle che parlano tanto, ma proprio tanto chiese un giorno al barone scrittore e politico francese Montesquieu (1689 -1755): “Sapreste dirmi in che cosa consiste la felicità?” Il barone rispose: “ per chi vi sta vicino, signorina, consiste nell’essere sordo!” La felicità è indubbiamente una parola o una questione che coinvolge tutte le persone, perché tutti ricerchiamo, bramiamo la felicità. Tutti abbiamo questo obiettivo e tutto ciò che facciamo è motivato da questo obiettivo, non c’è niente che facciamo,lo facciamo per essere felici. La felicità è il pensiero guida e lo scopo primario dell'agire umano. Un dizionario dice che: “la felicità è lo stato d’animo di chi è felice”. Ma chi è felice? Per alcuni la felicità appartiene alle persone prive di intelligenza come afferma lo scrittore brasiliano Jorge Amado (1912-2001): "La felicità appartiene unicamente ai somari e agli idioti. È una fortuna che siamo infelici.” Il dizionario De Mauro dice che la persona felice è chi è pienamente soddisfatto, appagato.Secondo la filosofia la felicità è una condizione emotiva fortemente positiva, percepita soggettivamente, sempre secondo criteri soggettivi, personali. Quindi ciò che rende felice una persona non necessariamente rende felice un’altra persona.
Così, secondo la filosofia, ci sono diversi modi per intendere la felicità.

1) In primo luogo troviamo la soddisfazione materiale.
Questa soddisfazione deriva dal possesso dei beni terreni, della ricchezza, della salute. È indubbio che gli italiani siano un popolo di giocatori, tanto che ogni anno la cifra che essi spendono per le varie lotterie e scommesse è sempre più alta! A volte pensiamo che se solo avessimo i soldi saremmo certamente felici! Ma i soldi portano la felicità? Certamente: NO! "La felicità non si compra con i soldi!" ha detto Flavio Briatore rispondendo ad una domanda di un bambino nel programma televisivo Peter Pan del 18/11/2010 La prova evidente è che ci ricchi che non sono felici! Christina Onassis  figlia dell'armatore ricco e potente greco Aristotele Onassis disse: "La felicità non si basa sul denaro, e la più grande prova di ciò è la mia famiglia".Poco tempo dopo aver fatto questa dichiarazione, Christina Onassis morì di infarto come risultato di anni di abuso di tranquillanti e pillole dimagranti. Per quanto riguarda la felicità in relazione alla buona salute, certamente a nessuno piace soffrire, ma la buona salute non è sinonimo di felicità come dimostrato da persone che conosciamo che sono in perfetta forma, ma che comunque non sono felici!

2) In secondo luogo troviamo la soddisfazione psicologica.
La soddisfazione per le inclinazioni personali, la pienezza interiore oppure chi conosce bene se stesso ed è in grado di soddisfare le tendenze fondamentali del proprio essere, vista anche come saggezza. In altre parole possiamo dire la pace interiore. L’uomo ha un vuoto interiore, una mancanza di pace, questo vale anche per le persone di successo. Una volta venne chiesto all’attore famoso e di successo Harrison Ford: “Cosa desidera che non ha, che cosa non ha ottenuto?” “La pace” è stata la sua risposta! Noi quindi notiamo che la parola chiave è la soddisfazione, l’appagamento se si ha una buona salute, la ricchezza, o la pienezza interiore. 
Ma senza Dio, l’uomo nel suo peccato può essere veramente appagato? La risposta è assolutamente no! Perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio! (Romani 11:36; Colossesi 1:16). La vera soddisfazione dell’uomo è avere una relazione con Dio, perché per questo è stato creato, se gli manca questo, chiunque sia, non ha una completa soddisfazione, quindi la felicità! Possiamo essere ricchi, possiamo soddisfare psicologicamente le inclinazioni interiori, ma mancherà sempre qualcosa: Dio! Ogni generazione ha lamentato il senso di vuoto, perché ogni persona nasce con un vuoto, un buco  interiore grande abbastanza da essere attraversato da un treno! 
Così molti fanno sforzi innumerevoli e disperati per riempirlo per essere felici come i soldi, il successo, il sesso, droga e così via, ma il vuoto è risaputo, rimane implacabilmente insoddisfatto perché è fatto a forma di Dio e solo Dio può riempirlo! Agostino d’ Ippona filosofo, vescovo e teologo disse: "Tu ci hai formato per te stesso, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te” La felicità è sfuggente perché si cerca in posti sbagliati! Forse per questo che per alcuni la felicità è uno degli scopi più deludenti e tragici.La felicità è in Dio e nell’avere un rapporto con Lui,se la si cerca in altri posti non si troverà mai! 
In Matteo 5:1-12 leggiamo che: "Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. I suoi discepoli si accostarono a lui,   ed egli, aperta la bocca, insegnava loro dicendo: 'Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli.  Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati.   Beati i mansueti, perché erediteranno la terra.  Beati quelli che sono affamati e assetati di giustizia, perché saranno saziati.  Beati i misericordiosi, perché a loro misericordia sarà fatta.  Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.   Beati quelli che si adoperano per la pace, perché saranno chiamati figli di Dio.   Beati i perseguitati per motivo di giustizia, perché di loro è il regno dei cieli.  Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.  Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi'". 
In questi versetti noi vediamo che Gesù ci comunica chi è la persona veramente felice.Matteo riporta l’inizio del sermone sul monte di Gesù, quindi delle beatitudini dicendo che, Gesù vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere e i suoi discepoli si avvicinarono a lui e cominciò ad insegnare. Le folle che vediamo al v.1 sono quelle in riferimento a Matteo 4:23-25. Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo.  La sua fama si sparse per tutta la Siria; gli recarono tutti i malati colpiti da varie infermità e da vari dolori, indemoniati, epilettici, paralitici; ed egli li guarì.  Grandi folle lo seguirono dalla Galilea, dalla Decapoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano. 
In tutto il Vangelo, ci sono stati almeno tre cerchi concentrici di diverse persone che seguivano Gesù. In primo luogo nel cerchio più centrale c’erano i Dodici (Luca 6:12); il secondo cerchio verso l'esterno può essere quello dei discepoli, ma non erano i dodici, Luca ci dice che c’era una folla di discepoli (Luca 6:17; cfr. Atti 1:15), alcuni di essi si tirarono indietro (Giovanni 6:66).  Il terzo cerchio è la folla e comprende una sezione trasversale di gente di fede e increduli (Matteo 7:28; Matteo 23).Tra questa gente Gesù si rivolge principalmente ai Suoi discepoli (Matteo 5:1,10-12), ma non si deve pensare che siano solo i dodici, si riferisce anche al secondo cerchio (Luca 6:17  una folla di discepoli), ma vi era anche un gran numero di persone (il terzo cerchio) che oggi possiamo chiamare non credenti, infatti dal contesto del suo sermone leggiamo che Gesù invita a fare una scelta per la salvezza (Matteo 7:13-14). 
Gesù ha predicato un sermone pieno di significato per i discepoli, mettendo in discussione il loro stile di vita e provando la profondità del loro impegno, ma aveva anche un messaggio molto forte per i non credenti o coloro che pensavano di essere credenti, mandando in frantumi le loro illusioni quanto al tipo di vita gradito a Dio per esempio Matteo 7:21-29. 
Queste grandi folle seguivano Gesù da ogni dove perché la Sua fama si era sparsa. Gesù vedendo queste folle salì su un monte (oros), probabilmente era una collina per farsi vedere e ascoltare meglio. Gesù si mise a sedere come era solito per un maestro in una sinagoga e si mise ad  insegnare (Luca 4:20; cfr. Matteo 13:2; 23:2; 24:3). Gesù non rimaneva indifferente alle folle, aveva sempre un grande desiderio di aiutare la gente nelle loro necessità (Matteo 9:36; 14:14; 15:32; Marco 6:34; 8:2; Luca 9:13). Quando loro avevano fame Lui gli dava da mangiare; quando gli portavano gli ammalati Lui li guariva, ora avevano bisogno di insegnamento e Lui insegna. Vedendo quelle folle bisognose di ascoltare la Parola di Dio, Gesù non rimane in silenzio, apre la sua bocca e cominciò ad insegnare cominciando con le beatitudini. 
Le beatitudini fanno parte del cosi detto sermone sul monte  che non è un invito al ravvedimento, bensì un’istruzione per i convertiti, anche se come ho detto prima c’è un messaggio anche per i falsi credenti! Il sermone sul monte è lo standard di perfezione della vita cristiana!
Il sermone sul monte segna in modo chiaro il contrasto tra le norme cristiane e quelle non cristiane, è la definizione più completa in tutto il Nuovo Testamento della controcultura cristiana, di quelle norme, valori, standard etici che sono  in totale contraddizione con il mondo non cristiano. 
Il sermone presenta la vita nel regno di Dio, una vita pienamente umana vissuta sotto la Signoria di Dio, perciò il sermone sul monte non è un insieme di norme che una persona deve obbedire al fine di diventare un cristiano, ma una descrizione di come una persona vuole vivere come cristiano. I primi sedici versi del capitolo cinque di Matteo descrivono il carattere del vero cristiano, il  resto del sermone sul monte, si occupa di condotta. Il carattere viene sempre prima della condotta, perché ciò che siamo determina ciò che facciamo. 

I IL SIGNIFICATO DELLA PAROLA BEATITUDINE.
Nel mondo greco la parola beato (makários) ricorre nei testi poetici greci ed indicava la condizione ultraterrena degli dèi in quanto liberi dalle cure e preoccupazioni quotidiane  e quindi i ricchi che con la loro agiatezza sono al di sopra delle preoccupazioni comuni, così come anche gli uomini che godono di una fortuna straordinaria. Ma beato era anche un termine che si augurava ad una persona o ci si congratulava per qualche evento gioioso: per esempio gli auguri ai genitori per la nascita di un bimbo; ai benestanti per la loro ricchezza; ai sapienti per la loro saggezza, al pio per il suo interiore profitto; al mistico per la sua esperienza del sacro e a chi moriva perché sfuggiva così alla vanità delle cose terrene. 

A) Nell’Antico Testamento.
Nei LXX makários e makarìzo le voci ebraiche ‘esher-beatitudine, salvezza; ‘ashar- proclamare beato; ‘ashere- beato colui che…. Queste voci sono pure contrassegnate dall’immagine sempre prevalente dell’augurio e della felicità. (U.Becker).  Parola usata soprattutto nei libri sapienziali (salmi, proverbi) per indicare:
(1)I beni terreni, la prosperità (Genesi 30:13; Salmi 127:5; Malachia 3:12; Giobbe 29:11-12).
(2)L’uomo che ha trovato la sapienza della vita (Proverbi 3:13).
(3)Lo stato di chi osserva i comandamenti di Dio (Salmi 1; 41:2 ;119:1).
(4)Colui che confida in Dio (Salmi 2:12; 34:9).
(5)Israele perché salvato dal Signore, il popolo scelto da Dio (Deuteronomio 33:29; Salmi 33:12; 144:15).
(6)L’uomo a cui i peccati sono perdonati (Salmi 32:1-2).

B)Nel Nuovo Testamento.
La parola beato (makários) indica benedetto, essere felice, con l'implicazione di godere di circostanze favorevoli (Matteo 16:17; Luca 6:20 –22; 11:27; Giovanni 13:17; Atti 20:35; 26:2; Romani 4:7; 14:22 ; 1 Corinzi 7:40; 1 Timoteo 6:15; Tito 2:13; Giacomo 1:12; Apocalisse 1:3).
Studiosi sono convinti che la parola “beato” nel Nuovo Testamento trae le sue origini dall’espressione corrispondente dell’Antico Testamento. Quindi beato significherebbe felice, fortunato per la condizione di cui una persona in cui si trova, indica qualcuno con cui ci si deve congratulare, qualcuno il cui posto nella vita è invidiabile. Non stiamo parlando di una semplice emozione, di come si sente una persona, ma di ciò che è, della circostanza in cui si trova. 
La beatitudine è una prosperità spirituale, in questo contesto il credente è beato perché ha una relazione con Dio, il quale gode della pienezza di Dio e pertanto ha una ricompensa da parte di Dio quindi l’approvazione, il favore di Dio o un giudizio positivo da parte di Dio o come ha detto qualcuno il sorriso di Dio, infatti ad ogni beatitudine corrisponde una ricompensa, tra cui la salvezza, il far parte del regno dei cieli. Perciò essere beati significa avere principalmente l’approvazione di Dio! (Cfr. Matteo 11:5-6; cfr. Isaia 35:5; 61:1; Matteo 13:16;  Luca 14:15).
La domanda è: vogliamo davvero avere l’approvazione di Dio più di ogni altra cosa? Forse qualcuno dirà: "No! Io voglio essere felice, ma non mi interessa Dio!" Senza l'approvazione di Dio non sarai mai felice! La felicità Biblica a differenza della felicità di questo mondo non è tanto uno stato d’animo per questioni materiali, psicologici, ma  è una condizione, una posizione che  si ha in Cristo, per questo motivo il credente è approvato da Dio! (Giovanni 3:16,36; Romani 3:23-26). 
La beatitudine è una condizione oggettiva. Come sostiene John Stott: “Le Beatitudini non sono un’indicazione dei loro sentimenti, ma una dichiarazione della valutazione divina al loro riguardo”. Possiamo aggiungere che le Beatitudini non sono delle promesse condizionate, ma descrizioni della condizione spirituale interiore agli occhi del Signore. Ovviamente, di conseguenza a questo, beato implica contentezza, una soddisfazione interiore e sufficiente che non è il risultato, ne dipende o è influenzata, modificata da circostanze esterne mutevoli della vita quotidiana!
I primi cristiani soffrivano, ma rimanevano gioiosi e tranquilli come mai? Perché la loro gioia era radicata nella certezza di aver trovato grazia davanti a Dio, per questo motivo, nemmeno le più atroci circostanze avrebbero inciso negativamente in un alcun modo su di loro. (Cfr. Atti 5:41-42; 16:25; 2 Corinzi 7:4;12:10). Molte persone pensano che  avere un relazione con Dio sia qualcosa di pesante, qualcosa che ci priva della gioia, perché non godiamo dei piaceri del mondo! Ma non è così, anzi la felicità è proprio nel rapporto con Dio, nell’avere una relazione con Dio, tramite Gesù Cristo e nella Sua salvezza dai peccati con i suoi effetti! Questo ci rende pienamente soddisfatti! Così consapevoli della felicità che si trova in Dio, insieme al salmista che ha sperimentato l’aiuto di Dio, possiamo dire: "L’anima mia si lega a te per seguirti…" (Salmi 63:8). Altro che peso, tristezza o noia seguire Dio! Per chi ha sperimentato veramente Dio seguirlo sarà la passione, il centro, lo scopo e la gioia della propria vita. 

II LE BEATITUDINI NON SONO CARATTERISTICHE INNATE, NATURALI IN UN UOMO.
Qualcuno potrebbe pensare che le caratteristiche di questi versetti, quindi delle beatitudini, possono essere caratteristiche naturali che possiedono gli uomini secondo il loro temperamento, pertanto chi ha questi tratti caratteriali, si può considerare un cristiano e quindi essere salvato.Le beatitudini non sono passi che ci fanno diventare cristiani, ma sono caratteristiche spirituali prodotte dalla grazia di  Dio. Martin Lloyd Jones: "Le beatitudini non descrivono il temperamento naturale dell’uomo, ma piuttosto una disposizione d’animo prodotta dalla grazia.” 
Perché le beatitudini non sono caratteristiche naturali di un uomo?
A) In primo luogo perché per la nostra natura umana non siamo in grado di produrre queste virtù spirituali.
L’uomo non nasce neutrale, bensì con una natura peccaminosa! (Salmi 58:3; 51:5; Romani 5:12). In Salmi 14:3 , ripreso da Paolo in Romani 3:10-12 dice che tutti siamo corrotti, sviati e non c’è nessuno che faccia il bene! Paolo ancora in Romani 7:18 dice che nella natura umana decaduta (carne), non abita alcun bene ( Cfr. Efesini 4:17-19). In Efesini 2:1-3 ancora l’apostolo dice che prima di essere vivificati da Dio eravamo morti nelle nostre colpe e peccati, seguendo il diavolo, che opera negli uomini ribelli, vivendo secondo i desideri della carne e dei nostri pensieri. 

B) In secondo luogo perché l’uomo naturale non riceve le cose spirituali perché gli sono pazzia dice Paolo in 1 Corinzi 2:14; perciò è assurdo pensare che possa avere una disposizione ad un carattere spirituale.

C) In terzo luogo perché  il nostro cuore è insanabilmente maligno.
Geremia17:9: "Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?". Questo significa che noi non abbiamo ne la disposizione e ne la forza per cambiare il cuore per essere  uomini spirituali e così avere un carattere spirituale (Cfr. Geremia 13:23).

D)In quarto luogo perché la nostra natura carnale è contraria alle realtà spirituali.
Romani 8:5-9: "Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace;   infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo;  e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui".
La carne pensa alle cose della carne, e sono cose morte, inimicizia verso Dio, non è sottomesso a Dio e neppure può esserlo! Se lo Spirito di Dio abita in noi dice Paolo ci spingerà alle cose spirituali! Il carattere spirituale e la disposizione prodotta dallo Spirito Santo in noi che ci ha rigenerato, cioè che ci ha reso delle nuove persone e resi partecipi della natura divina del beato Gesù, gustando perciò la Sua beatitudine (Tito 3:1-7; 1 Timoteo 6:15; 2 Pietro 1:4).
La beatitudine è qualcosa che solo Dio può dare. Noi semplicemente non abbiamo le risorse per generare una condizione spirituale che ci rende graditi a Dio, e nemmeno siamo in grado di produrre la vera felicità che segue. Queste sono valide ragioni per cui le beatitudini non sono innate nell’uomo! Certo una persona può anche dire di conoscere qualcuno che sia povero di spirito o mansueto senza che sia un credente, o qualcuno lo può anche sembrare, ma  non si tratta della povertà di spirito o della mansuetudine di cui parla Dio. Inoltre dobbiamo dire che se la salvezza fosse per queste caratteristiche naturali, non sarebbe più per la grazia di Dio, ma perché lo meritiamo, perché in noi c’è qualcosa che c’è la fa meritare, ma sappiamo che non è così. Quindi le caratteristiche spirituali delle beatitudini sono prodotte dalla grazia di Dio, dallo Spirito Santo e non sono innate nell’uomo.

III LE BEATITUDINI DESCRIVONO IL CARATTERE MORALE E SPIRITUALE DEL CRISTIANO, DI COLORO CHE FANNO PARTE DEL REGNO DI DIO.
(Matteo 4:17,23; 5:3,10, 19,20; cfr. Matteo 6:10, 33; 7:21; Luca 17:20-21). Il regno di Dio era l’elemento fondamentale del ministero di Gesù, infatti predicava la buona notizia del regno di Dio o dei cieli come notiamo nei versetti sopra citati. “Il regno di Dio” o “regno dei cieli” ha un significato profondo e c’è molto da dire, ma quello che per noi è importante sapere, meditando le beatitudini è che, si riferisce alla sovranità di Dio, al controllo, all’autorità di Dio su chi ne fa parte, quindi alle caratteristiche o qualità della vita umana e del rapporto degli uomini e donne con Dio e tra di loro, chi fa parte del regno di Dio, che si lascia guidare da Dio ed è sottomesso a Dio, ebbene le beatitudini, descrivono il carattere di chi fa parte di questo  Regno, sono il manifesto del regno di Dio! 
Negli anni cinquanta negli Stati Uniti viveva il gangster Mickey Cohen stava per diventare cristiano. Al culmine della sua carriera, Cohen si convinse a partecipare a ad un incontro di evangelizzazione dove mostrò molto interesse. Alcuni eminenti predicatori riconosciutolo, andavano da lui per convincerlo ad  accettare il Signore, pensando all’ impatto che potesse avere la sua conversione nella società. Finalmente in una notte dopo essere stato incoraggiato, secondo Apocalisse 3:20 , di fare entrare Gesù nel suo cuore, il gangster pregò! Tutti pensarono che Cohen si era davvero convertito! Ma con il passare del tempo si accorsero che in lui non c’erano cambiamenti della nuova nascita! Alcuni predicatori di fronte questa realtà, esortarono il gangster a rinunciare ai suoi amici e alla sua “professione”. Cohen obbiettò questa esortazione dicendo:"Scusatemi ci sono calciatori cristiani, cowboy cristiani, politici cristiani, perché non ci potrebbe essere un gangster cristiano?" 
L'assurdità delle parole di questo gangster riflette in modo drammatico ciò che sta accadendo a molti oggi, anche se apparentemente hanno "accettato Cristo", essi continuano la vita di peccato di sempre. Non c’è alcun pentimento e non c’è alcun segno di essere una nuova creatura. 2 Corinzi 5:17 dice: "Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove". 
Tutti credenti sono chiamati ad avere e mostrare le caratteristiche delle beatitudini Non si può fare l’errore di dire che ci sono da una parte i pastori, i missionari, quelli a “pieno tempo” e poi i laici o i membri di chiesa. Ogni credente, non solo alcuni, deve dimostrare di essere  un vero cristiano con queste caratteristiche in quanto ha lo Spirito Santo (Cfr. Galati 5:22). Le beatitudini riflettono la qualità della normale vita cristiana, non l'anormale, e sono destinate ad essere visibili nella vita di ogni cristiano, senza eccezioni. Chi dice di conoscere Dio, o di appartenere al suo regno, o di essere parte del suo corpo (la chiesa) o di essere un figlio di Dio, ma queste qualità non si trovano in lui, è un bugiardo, un illuso o non conosce la verità! Può avere la fama di vivere, ma è morto! (Apocalisse 3:1). Avere l’apparenza della pietà, mentre ne ha rinnegato la potenza (2 Timoteo 3:5), sono come quelle noci solo con il guscio, belle fuori, ma dentro sono vuote! 
Il messaggio del Vangelo può essere ricevuto in due modi: o solamente in parole, senza potenza alcuna, o in parole e potenza (1 Corinzi 4:20; 1 Tessalonicesi 1:5). Quando le persone ricevono il vangelo solo a parole, hanno tutto a posto “a parole”; hanno accettato delle teorie, vi credono e dicono di essere “Cristiani”; magari difendono la fede, ma questa non ha influenzato la loro vita, che potrebbe essere fallimentare. Ma ricevere il Vangelo in potenza non è un atteggiamento distaccato o di semplice interesse, ma è qualcosa che influenza le persone, che le travolge, le controlla e le fa diventare una potenza a loro volta. Che tipo di persone siamo? Com’è la nostra vita cristiana? Che influenza stiamo  avendo su altre persone? Il messaggio cristiano è la proclamazione e la storia della più grande potenza che questo mondo abbia mai conosciuto. 
Non c’è stata alcuna altra cosa o persona che abbia così cambiato ed influenzato la vita, il corso della storia e la vita degli individui come questo messaggio. Quando il messaggio è ricevuto in potenza produce un cambiamento radicale, la persona non è più quella di prima ha un nuovo carattere, nuovi principi di base, nuovo stile di vita, nuove motivazioni (2 Corinzi 5:17; Efesini 4:20-23). Quello che ci rende dei veri Cristiani è che Dio opera in noi; non siamo noi che prendiamo in mano il Signore e il Suo Vangelo, ma è Lui che prende noi con potenza, che viene su di noi e dentro di noi, opera in noi e ci trasforma da ciò che eravamo in qualcosa di nuovo.I cambiamenti non sono solo nella forma, ma anche nella sostanza, non sono solo esteriori, ma anche interiori, altrimenti è solo un cambiamento di qualche genere (di religione, culturale, emotivo, intellettuale), ma la persona non è veramente nata di nuovo, non diventa una nuova creatura, il cambiamento è solo nell’apparenza (Cfr. Giovanni 3:3-5; Tito 3-7). Martin Lloyd Jones parlando della potenza di Dio che trasformava i primi cristiani e di come questi testimoniavano spiegando che non era una loro attività, ma la potenza di Dio poi dice:“Vi sono moltissime persone, come abbiamo visto, che pensano che essere Cristiani significa leggere, parlare ed essere interessati delle cose del Cristianesimo. Non è per niente così! In tal modo riguarderebbe quello che facciamo noi! 
Quello che ci rende dei veri Cristiani è che Dio fa qualcosa per noi; non siamo noi che prendiamo in mano il Cristianesimo, che l’adottiamo, ma è esso che prende noi, una grande potenza viene su di noi e dentro di noi, opera in noi e ci trasforma da ciò che eravamo in qualcosa di nuovo. Poiché si tratta della potenza di Dio, è qualcosa che influenza profondamente la nostra vita e le nostre azioni; non è qualcosa di superficiale, solo apparente, ma qualcosa che Dio, il Creatore, opera nella profondità della nostra anima.”Se Dio ti ha preso ti ha reso una nuova persona, la Sua potenza influenzerà il tuo carattere e il tuo comportamento, perciò avrai in te le qualità della beatitudini!

IV TUTTI I CREDENTI DEVONO MOSTRARE TUTTE LE CARATTERISTICHE DELLE BEATITUDINI.
Non può solo essere povero in spirito e non essere affamato di giustizia. Tutte le caratteristiche vanno insieme e perciò vanno dimostrate tutte quante. Le beatitudini non sono come un buffet di una cerimonia al quale siamo invitati e possiamo scegliere ciò che ci piace, oppure scegliere al supermercato tra due tipi di pasta quello che sembra migliore o scegliere in un negozio di computer quello che è più adatto a noi, alle nostre esigenze. Ci sono ovviamente alcuni tratti di carattere che non si trovano in tutti i cristiani c’è chi è più estroverso, chi è introverso, chi riflessivo, chi impulsivo, ognuno ha il suo temperamento, la sua personalità, come ha voluto Dio, Dio ci ha fatti diversi e ci ha dati doni diversi da esprimere ognuno con le proprie peculiarità, Dio non ha fatto delle fotocopie di ciascuno! La Bibbia non ci dice che tutti i cristiani hanno le stesse capacità fisiche o gli stessi doni spirituali. (Romani 12:3-5; 1 Corinzi 7:7; 12:12-27). Ma non è così per le beatitudini, tutti i credenti avranno tutte le beatitudini! Certo è che, in alcuni si possono manifestare in misura maggiore rispetto ad altri, ma sono tutte presenti in ogni vero credente.

V TUTTI I CREDENTI DEVONO DIMOSTRARE DI ESSERE DIVERSI DAI NON CREDENTI AVENDO QUESTE CARATTERISTICHE.
Siamo chiamati a vivere il regno dei cieli in mezzo un mondo peccaminoso se veramente ne facciamo parte e viviamo sotto l’influenza del Re. Le beatitudini dimostrano la differenza che c’è tra un cristiano e un non  cristiano, infatti le beatitudini non si limitano solo a dire come un uomo dovrebbe comportarsi, ma ci dicono che c’è una differenza sostanziale tra il discepolo di Gesù e chi non lo è. Se siamo discepoli di Gesù assomiglieremo sempre di più a Lui e ci comporteremo come si comportava Lui, questa è l’essenza del discepolato! Dal 1986 al 1988  mi trovavo per lavoro in Germania. Già allora la Germania era molto pluralistica, c’è gente di ogni nazione, cultura e religione. Nel tempo libero, il sabato, amavo andare nel centro di Stoccarda e fare lunghe passeggiate, potevi notare gente di ogni nazione. Anche se non li conoscevi, ti accorgevi chi erano gli italiani per il loro modo di parlare, di vestire, di gesticolare… certo noi italiani ci distinguiamo per molti altri motivi! Così noi credenti dovremmo distinguerci dai noi credenti avendo le caratteristiche delle beatitudini. 
Martin Lloyd Jones parlando sulla differenza tra un vero cristiano  e uno che non lo è diceva questo: “Il Nuovo Testamento ne fa una questione assolutamente fondamentale e da quello che vedo oggi, il bisogno più immediato della chiesa è di tornare a comprenderla. La differenza fra l’essere e non essere cristiano è stata offuscata; il mondo è entrato nella chiesa e la chiesa è divenuta mondana. La linea di demarcazione non è più distinta come in passato. Ci sono stati periodi in cui la distinzione era  chiarissima e quelli sono sempre stati i più grandi periodi nella storia della chiesa”. 
Martin Lloyd Jones ha proprio ragione, il Nuovo Testamento sottolinea il confine netto tra mondo e chiesa, tra cristiani e non cristiani. Questo lo possiamo vedere dai numerosi versetti che ci esortano alla santificazione (Efesini 4:17-18; Ebrei 12:14;1 Pietro 1:14-15; 2:9-10). Purtroppo oggi in alcune chiese non c’è questo confine e non viene nemmeno ricercato, il mondo si è mescolato con la chiesa e si vede dal fatto che non sono grandi periodi!!! La dove c’è stato un netto confine nella storia della chiesa, ci sono stati grandi periodi per la chiesa. Se vogliamo avere grandi periodi, allora siamo chiamati a non lasciare entrare il “mondo” nelle nostre vite e nelle nostre chiese!

VI LE BEATITUDINI SONO IN NETTO CONTRASTO CON I VALORI DI QUESTO MONDO.
Qualcuno oggi può rimanere scioccato dall’insegnamento di Gesù sulle beatitudini: non è felice chi è ricco, chi ha una buona salute, chi ha potere, ma il povero, l’afflitto, il mansueto, l’affamato, il perseguitato! Le beatitudini sono in netto contrasto con la filosofia di questo mondo. I poveri in spirito o i mansueti sono considerati dal mondo persone deboli, rammollite, oggi la nostra società crede e valorizza la sicurezza di se, l’esprimere le proprie potenzialità, la ricchezza, il denaro, il sesso, il potere, la notorietà e non certamente essere affamati di giustizia, la giustizia di Dio! Non possiamo fare l’errore di conciliare il mondo con la chiesa, è impossibile! Se c’è la notte non ci può essere il giorno, la verità non può essere mischiata con la menzogna. Cfr. 2 Corinzi 6:14-16 ; Efesini 5:7-11 . Attenzione, dunque a non mescolare insegnamenti di questo mondo con i principi che vediamo in questo sermone sul monte! 

VII LE BEATITUDINI SONO UNA CONSOLAZIONE PER I DISCEPOLI DI GESU' CHE SONO PRONTI PER IL REGNO DI DIO CHE STA VENENDO. (Matteo 5:3,10).
Oggi il regno dei cieli è spirituale nel senso che Gesù regna nei cuori dei credenti, ma un giorno sarà visibile, quando Gesù ritornerà (Matteo 6:10;  7:21-22; 8:11; 20:21; 25:34; 26:29; Luca 22:18 Filippesi 2:10-11; Apocalisse 21:1-8). 
Con queste beatitudini Gesù ci vuole consolare. Ci sono diversi passi nell’Antico Testamento che parlano che Dio consola il Suo popolo nella finale restaurazione del popolo di Israele (Isaia 40:1; 49:13; 51:3,12; 52:9; 54:11; 57:18; 61:1-2; 66:13). 
Non sappiamo con certezza a quale profezia di consolazione Gesù si riferisca, ma possiamo dire con certezza che le beatitudini sono grandi parole d’ incoraggiamento per ogni credente:
1) I poveri in spirito fanno parte del regno dei cieli.
2) Gli afflitti saranno consolati.
3) I mansueti erediteranno  la terra.
4) Gli affamati ed assetati di giustizia saranno saziati.
5) Ai misericordiosi misericordia sarà fatta.
6) I puri di cuore vedranno Dio.
7) Chi si adopera per la pace sarà chiamato figlio di Dio
8) I perseguitati per il nome di Gesù hanno un premio grande in cielo.

Non è un grande incoraggiamento? Ecco perché siamo felici! Fortunati! Anche se andiamo contro corrente, anche se il cammino cristiano è arduo e a volte si fa più duro e difficile, quando gli arroganti ci vogliono schiacciare, quando non c’è la facciamo più, ricordiamoci di queste azioni di grazia da parte di Dio, ma soprattutto il fatto che andremo con il Signore per vivere per sempre con Lui!

CONCLUSIONE.
Droz Francois Xavier: " La felicità è come gli occhiali, che si cercano mentre si hanno sul naso”.
La felicità è una condizione, la condizione di avere una relazione con Dio. Ma a volte corriamo il rischio di cercarla altrove! Siamo di quelli che hanno la felicità, ma vivono come se non l’avessero, abbiamo gli occhiali sul naso e li cerchiamo altrove, abbiamo la felicità in Dio e la cerchiamo come se non l’avessimo! Che errore e che illusione cercare la felicità in cose che non è Dio! Peccheremo e saremo insoddisfatti perché siamo stati creati per avere un rapporto con Dio, questa è la felicità! La felicità è avere un rapporto con Dio!

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