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Giudici 10:16: La rimozione degli idoli

 Giudici 10:16: La rimozione degli idoli
“Allora tolsero di mezzo a loro gli dèi stranieri e servirono il SIGNORE, che si addolorò per l'afflizione d'Israele”.
A causa dei peccati d’idolatria (v.6), Israele fu punito da Dio consegnandolo nelle mani dei Filistei e degli Ammoniti che li angariarono e oppressero (cfr.vv.6-8). 
Gli Israeliti gridarono al Signore per liberarli, ma Dio in un primo momento gli disse di andare a gridare dagli dèi che avevano scelto, il popolo non si scoraggia e riconosce che ha peccato (vv.13-15), e tolse di mezzo gli dèi stranieri che avevano e servirono il Signore che si è addolorato per l’afflizione d’Israele. 
Così in questo versetto vediamo il cambiamento e la consacrazione del popolo, e il cuore di Dio.
Prima di tutto vediamo:
Il cambiamento del popolo
Già al v.15, il popolo aveva pregato il Signore riconoscendo di aver peccato e riconoscendo la Sua Signoria, cioè che faccia loro tutto ciò che gli piace e gli chiedono la liberazione.
Israele dimostrò la genuinità del suo ravvedimento rimuovendo gli idoli che stava adorando e la disposizione a tornare a Dio alle Sue condizioni.
Ora con C. Macaulay possiamo affermare: “Il ravvedimento può essere antiquato, ma non è datato finché c'è il peccato”.
Alcuni, nei nostri tempi moderni, pensano che il ravvedimento sia una cosa passata, una cosa arretrata, di altri tempi, superata, ma siccome siamo tutti peccatori (cfr. per esempio Romani 3:23; 1 Giovanni 1:8-10), allora anche oggi c’è bisogno di ravvedimento se vogliamo essere perdonati da Dio (cfr. per esempio Atti 2:38; 3:19).
Il ravvedimento è riconoscere di aver peccato davanti a Dio e di volgere la propria persona verso Dio; è la disposizione ad abbandonare il peccato e a prendere una nuova direzione quella di Dio (cfr. per esempio Salmo 51:1-2,7,10; Isaia 55:7; Geremia 3:12; 4:1; Luca 15:11-21).
Il ravvedimento, tuttavia, non è solo un cambiamento di direzione in termini di azione, ma anche un cambiamento nell'orientamento del cuore che risulta dal riconoscimento, dal rammarico, dispiacere e dolore sincero per i propri peccati (cfr. Geremia 7:3–7; Salmo 51:4,10; Osea 7:14; Luca 15:21; 18:13).
Il ravvedimento è un cambiamento personale interiore, un cambiamento mentale dal male al bene, o di bene in meglio (Matteo 3:8,11; Luca 5:32; 15:7; Romani 2:4; 2 Pietro 3:9); un allontanamento radicale da tutto ciò che ostacola la propria devozione sincera a Dio e al corrispondente volgersi a Dio nell'amore e nell'obbedienza (cfr. Deuteronomio 30:6,8,10; Giovanni 14:15,21).
Significa riconoscere che non si ha alcuna pretesa su Dio e sottomettersi senza scuse, o tentate giustificazioni alla misericordia di Dio (cfr. Luca 18:13).
Così il ravvedimento non è la semplice accettazione di una nuova filosofia, o di una nuova idea; è un volgersi a Dio che si traduce in un cambiamento radicale e totale della vita.
Ti sei mai ravveduta/o dei tuoi peccati?
Stai vivendo lontana/o da Dio?
Vedi i segni del ravvedimento nella tua vita, cioè un cambiamento radicale e totale?
Consideriamo ora:
La consacrazione del popolo 
“E servirono il SIGNORE”.
Amy Carmichael diceva: “Liberami, buon Dio, da ogni cosa deviante”.
Questa è la preghiera di una persona ravveduta e consacrata a Dio, la richiesta di non deviare da Dio e dalle Sue vie.
Anche il Salmista diceva qualcosa del genere: “Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia. Inclina il mio cuore alle tue testimonianze e non alla cupidigia. Distogli gli occhi miei dal contemplare la vanità e fammi vivere nelle tue vie” (Salmo 119:35-37).
Dove c’è un reale ravvedimento, c’è consacrazione!
La consacrazione indica essere messo a parte per Dio donandosi a Lui e servendolo praticamente senza riserve, in modo radicale, totale e assoluto! (cfr. per esempio Matteo 22:37; Romani 6:13; 12:1-2,11; 1 Corinzi 6:19-20).
Questo va fatto ogni giorno!
Ogni giorno dobbiamo prendere un nuovo impegno per mettere Dio al primo posto, a fidarci di Lui e a continuare a combattere il buon combattimento della fede. 
Ogni giorno dobbiamo rinnovare la nostra consacrazione a Gesù Cristo morendo a noi stessi! (cfr. per esempio Matteo 6:33; Luca 14:26-27).
Tozer diceva: “Con un atto di consacrazione totale di noi stessi a Dio, possiamo fare in modo che ogni atto successivo esprima quella consacrazione”.
Non ci viene detto che forma avesse quel servizio degli Israeliti, ma presumibilmente comportava il culto, la presentazione di sacrifici e altre espressioni cultuali di devozione (cfr. per esempio Esodo 3:12; 23:24-25; Salmo 100:2; Isaia 19:21; Malachia 3:14).
La parola “servire” (ʿāḇaḏ) non implica solo la natura esclusiva della relazione, ma l'impegno totale e, in effetti, l'obbedienza dell'adoratore.
Gesù in Matteo 6:24 ammonisce: “Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona”.
La parola greca per “servire” (antéchō) significa “essere devoto”, cioè donarsi interamente a una persona, essere unito e fedele a quella persona!
Servire un padrone richiede un impegno totale e indivisibile, e molte volte contrastanti, come in questo caso Dio e le ricchezze, ecco perché non si possono servire due padroni! 
Il popolo deve essere sincero nella sua devozione a Dio (cfr. per esempio 
Deuteronomio 6:5; 30:1-3; 1 Samuele 16:7; Salmo 119:2; Geremia 29:13; Matteo 5:8; 22:37).
Il servizio al Signore andava e va fatto con tutto il cuore e tutta l’anima (cfr. per esempio Deuteronomio 10:12, 1 Samuele 12:20,24).
Ma fino a questo momento il popolo aveva servito i vari Baal e Dio non era contento di questo, tanto da dirgli di andare da loro per essere salvati (Giudici 10:10-14), mentre doveva servito solo il Signore (1 Samuele 7:3; cfr. Esodo 20:3-5).
Qualche anno prima, Giosuè aveva detto a un’altra generazione del popolo d’Israele, che servire il Signore doveva essere assoluto perché è un Dio santo e geloso, e la loro infedeltà avrebbe portato un giudizio su di loro e li esorta a togliere gli idoli in mezzo a loro, il popolo si consacrò al Signore (Giosuè 24:18- 24). 
Ma questo non è che uno dei tanti avvertimenti di non servire altri dèi nell’Antico Testamento (cfr. per esempio Deuteronomio 4:19; 7:4, 16; 8:19; 11:16; 12:30; 13:2, 7-11, 13; 28:14).
Nel Nuovo Testamento, Gesù riportando le parole di Deuteronomio 6:13 dove è scritto di servire Dio, in Matteo 4:10 risponde a Satana dicendogli: “Vattene, Satana, poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto’”.
Quali sono gli idoli della tua vita?
Cosa metti prima, o affianco a Dio? Cosa ami più di Dio? 
In chi e in che cosa confidi al posto di Dio?
Infine c’è:
La compassione di Dio
“Che si addolorò per l'afflizione d'Israele”.
L’idolatria ci allontana da Dio; ma Dio è predisposto a mostrare compassione, e porterà sollievo al peccatore quando questo ripudia radicalmente il proprio peccato.
Dio è disposto a mostrare compassione, ma non dobbiamo pensare che il sollievo arrivi se diciamo semplicemente che siamo dispiaciuti per i nostri peccati. 
Il peccato persistente deve essere affrontato in modo sincero e radicale.
Anche se la punizione era meritata, Dio non poteva più sopportare la sofferenza di Israele.
Infatti il senso di “si addolorò” (tiqŏṣar) è “essere impaziente”, “stancarsi”, “non sopportare più”, cioè avere un sentimento, o un atteggiamento di mancanza di tolleranza (cfr. per esempio Numeri 21:4; Giudici 16:16; Giobbe 21:4; Michea 2:7; Zaccaria 11:8-9).
La Bibbia “CEI” traduce: “Il quale non tollerò più la tribolazione d'Israele”.
Mentre la Bibbia “San Paolo” traduce: “Il cui animo non poté più resistere alle sofferenze d'Israele”.
In questo senso era per l’afflizione (ʿā·māl) di Israele, cioè erano in uno stato di miseria, di sofferenze, di una situazione sgradevole, infatti era angariata e oppressa dai Filistei e dagli Ammoniti (Giudici 10:8).
Dio non poteva più sopportare la miseria di Israele!
Quando il popolo grida al Signore sotto l'oppressione dei nemici, e il Signore gli dice in un primo momento di rivolgersi agli dèi che seguivano, il popolo non si scoraggia; prega, confessa i propri peccati, rimuove gli dèi stranieri e serve il Signore che si dimostra compassionevole.
Chisholm Robert Junior scrive: “Il peccato porta la disciplina divina e rende il popolo di Dio vulnerabile ai loro nemici. Ma questa volta la risposta di Dio al dolore del suo popolo è diversa, ricordandoci che non è prevedibile e non può essere manipolato. Dio è compassionevole, ma a volte tratterrà tale compassione finché il suo popolo non si renderà conto di quanto sia grave il suo peccato. Il suo rifiuto iniziale di rispondere al loro grido, anche se era accompagnato da una confessione di peccato, costrinse Israele ad affrontare il cuore della questione e dimostrare la loro lealtà in modo tangibile liberandosi dei loro idoli. Nonostante la sua iniziale riluttanza a rispondere al grido di Israele, il Signore mostrò ancora una volta compassione”.
Una descrizione alquanto simile della compassione di Dio la troviamo in Osea 11:7-9: “Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s'invita a guardare a chi è in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo.’Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? Come potrei renderti simile ad Adma e ridurti allo stato di Seboim? Il mio cuore si commuove tutto dentro di me, tutte le mie compassioni si accendono. Io non sfogherò la mia ira ardente, non distruggerò Efraim di nuovo, perché sono Dio, e non un uomo, sono il Santo in mezzo a te, e non verrò nel mio furore’” (cfr. Neemia 9:31; Salmo 78:38; Isaia 63:9).
Quanto è confortante ricordare quando cadiamo che il Signore non ci tratta secondo i nostri peccati, e non ci castiga in proporzione alle nostre colpe (Salmo 103:10).
Quando ci ravvediamo dei nostri peccati, Dio ci perdona nella fede in Cristo! (cfr. per esempio Atti 3:19; 10:43; 13:38-39).
Grazie Signore che sei un Dio compassionevole che mi perdoni dei miei peccati, grazie a Gesù!
Ti prego che tu mi possa aiutare a esserti sempre fedele!

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