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2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera

2 Re 19:19: Lo scopo della preghiera
“Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Lo scopo della tua vita è glorificare Dio (cfr. per esempio Isaia 43:7; 1 Corinzi 10:31)
Così lo devono essere anche tutte le tue preghiere!
In un momento difficile, d’impotenza militare, l’Assiria ha invaso la Giudea e la conquista, il re Ezechia si sottomette al re Assiro Sennacherib (2 Re 18:13-16).
Il re Ezechia è sotto pressione perché più volte è stato attaccato verbalmente con certe parole arroganti e minacciose degli Assiri, che cercarono di scoraggiare la fede in Dio dei Giudei, dicendo che nessuna divinità ha potuto resistere loro altrove, e così nemmeno il Signore potrà liberare Gerusalemme dalle loro mani (2 Re 18:17-35; 19:10-14). 
Soffermarsi esplicitamente sulle caratteristiche del Dio che preghiamo rafforza la fede, così è stato per Ezechia.
Ezechia allora prega Dio riconoscendo che è il solo Dio di tutti i regni della terra, Colui che ha fatto il cielo e la terra, chiede al Signore di considerare gli insulti del re Sennacherib proprio al Dio vivente.
Ezechia riconosce che è vero che gli Assiri hanno devastato le nazioni e hanno dato alle fiamme i loro dèi, perché quelli non erano veramente divinità, ma solo opera di mano d’uomo fatti con legno e pietra e sono stati distrutti (2 Re 19:10-18).
A questo punto ecco il v.19 che conclude la preghiera di Ezechia: “Ma ora, SIGNORE nostro Dio, salvaci, te ne supplico, dalla sua mano, affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
Ezechia prega per la salvezza.
Ezechia si sente impotente e quindi porta a Dio i suoi bisogni!
O. Hallesby riguardo la preghiera disse: “L'impotenza diventa preghiera nel momento in cui vai da Gesù e gli parli con sincerità e sicurezza dei tuoi bisogni”.
Nella preghiera ci deve essere questo schema ogni volta che ci troviamo in una sorta di crisi e d’impotenza: prima di tutto dobbiamo concentrarci su Dio ed esaltarlo, e poi portargli tutti i nostri problemi chiedendo la liberazione, l’aiuto affinché sia glorificato, infatti dice: “Affinché tutti i regni della terra riconoscano che tu solo, SIGNORE, sei Dio!”
La liberazione del Suo popolo sarà il trionfo del Signore su tutti i Suoi rivali, il mondo riconoscerà che il Signore è il solo Dio come è accaduto quando il faraone sfidò la Sua sovranità (cfr. per esempio Esodo 6:7; 7:5; 14:4; 16:6; 29:46; Deuteronomio 4:35; Giosuè 2:10-11; 4:24; Isaia 43:10-12; Ezechiele 16:62–63). 
Nel rispondere, il Signore dimostrerà tutto il potere sovrano che Ezechia gli ha attribuito.
Come Davide con Golia (1 Samuele 17:46); come Elia con i profeti di Baal sul monte Carmelo (1 Re 18:37), con questa richiesta di liberazione, Ezechia ha il desiderio che il Signore sia onorato, glorificato!
La sua preghiera non è in definitiva solo per se stesso, o per la sua nazione, ma per l'onore di Dio stesso!
Ezechia ci teneva alla sua pelle, prega per la salvezza di Giuda, ma prega che la risposta alla sua preghiera potesse essere quella per la gloria di Dio, cioè che venisse riconosciuto con l’esaudimento della preghiera, che solo il Signore è Dio!
Quando preghiamo la nostra richiesta, il nostro desiderio, lo scopo della nostra preghiera, deve essere quella di glorificare Dio, allora quando gli chiederemo una guarigione, o la soluzione di un problema, o gli porteremo una preoccupazione, o una paura, e così via, alla fine della preghiera dovremmo dire al Signore: “Se questo ti glorifica”.
Lo scopo della preghiera deve essere principalmente quello di glorificare Dio!
Così noi porteremo a Dio i nostri soggetti di preghiera senza pretendere, o cercare di costringerlo a esaudirci, ma pregheremo avendo in mente che il Suo nome sia glorificato!
Ancora Hallesby scriveva: “Se noi useremo la preghiera, non per strappare a Dio dei vantaggi per noi stessi, o per i nostri cari, o per sfuggire alle sofferenze e alle difficoltà, ma per chiedere per noi stessi e per gli altri quelle cose che glorificheranno il nome di Dio, noi vedremo che le più forti e le più audaci promesse della Bibbia riguardo alla preghiera si compiranno anche per mezzo delle nostre piccole e deboli preghiere”.
Pregare avendo nel cuore la gloria di Dio, renderà le nostre preghiere ardite!
Nel 1540 quando l'amico di Lutero, Friedrick Myconius si ammalò gravemente e stava per morire, inviò al riformatore tedesco un affettuoso biglietto di addio. Quando Lutero ricevette la lettera non ne volle sapere e rispose immediatamente: ”Io ti ordino, nel nome di Dio, di vivere perché ho ancora bisogno di te nell'opera di riforma della chiesa... Il Signore non mi farà mai udire che tu sei morto, ma ti permetterà di sopravvivere. Per questo io prego, questa è la mia volontà, e possa la mia volontà essere fatta, perché cerco solo di glorificare il nome di Dio”.
Il desiderio di Lutero era in definitiva glorificare Dio. 
Quando Myconius ricevette la lettera di Lutero, non poteva più parlare. Eppure, sorprendentemente, si riprese, tornò a un ministero fruttuoso. 
Quando preghiamo con l’atteggiamento che sia glorificato il nome di Dio, avremo pace interiore.
Sempre Hallesbay diceva:”Niente ci rende così arditi nella preghiera come il poter guardare Dio negli occhi e dirgli: ‘Tu sai che io non prego per il mio interesse personale, né per evitare le difficoltà, e nemmeno perché la mia volontà sia fatta, ma soltanto perché il tuo nome sia glorificato’. Se noi preghiamo in questo modo, avremo la pace anche se le nostre preghiere non dovessero essere esaudite”.
Quindi in definitiva, lo scopo della preghiera non siamo noi! 
Non sono i nostri desideri esauditi, i nostri problemi risolti, la guarigione dalla malattia, e così via, ma la gloria di Dio!
Questo ci porta a considerare il fatto che Dio è e deve essere più importante delle nostre richieste, più importante di noi! 
Dio deve avere la priorità su noi stessi! (cfr. per esempio Luca 14:26-27).

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