Chi è l'uomo beato?


Giacomo 1:12: Chi è l'uomo beato?
Il tema della perseveranza nel tempo della sofferenza ci riporta ai versetti 2-4 dello stesso capitolo di Giacomo, sofferenza dovuta per la persecuzione con ogni probabilità. In quella occasione Giacomo aveva detto di affrontare le prove con gioia sapendo che  la prova produce costanza e la costanza operi affinché il credente può essere perfezionato, che il suo carattere possa maturare moralmente e spiritualmente parlando. Anche qui vediamo che la perseveranza porta la benedizione di Dio. Questa benedizione, naturalmente, è qualcosa che i cristiani possono godere in questa vita, ma l'attenzione di Giacomo è nel futuro, il culmine di questa benedizione è dopo la morte. I cristiani che perseverano sotto la prova, saranno approvati da Dio e quindi riceveranno la corona della vita che Dio ha promesso a quelli che lo amano. La costanza porta l'approvazione di Dio e la Sua approvazione porta la corona della vita. 
Ora l'uomo che persevera sotto la prova, costante nella sua fede, l'uomo che non si tira indietro, è un vero credente, il vero credente persevera (Giacomo 1:2-4; Ebrei 10:37-39), il credente è custodito da Dio (Giovanni 10:28-30; 1 Pietro 1:5). 
Bruce Demarest dice: “In definitiva, la speranza dei veri credenti non risiede nel nostro flebile attaccamento a Dio, ma nella sua presa potente. La stabilità e la costanza della nostra vita spirituale non dipendono dalle nostre capacità umane, ma dal disegno eterno e dalle infinite risorse di Dio”.
Il vero credente non perderà la sua salvezza perché questa dipende da Dio (Romani 8:28-30; 1 Corinzi 1:8; Efesini 1:3-14; Filippesi 1:6; Giuda 24) e se Dio ha iniziato un‘opera in una persona la porterà a compimento!
Il predicatore Spurgeon una volta disse: “Se Dio accende la candela, nessuno può spegnerla”. Pertanto possiamo dire che solo chi persevera veramente dimostra di essere un vero credente (1 Giovanni 2:19 ), in caso contrario vorrà dire che non è mai stato un vero cristiano. Un vero credente in Cristo lo dimostrerà di esserlo con la sua condotta (Matteo 7:21-27; Efesini 2:8-10; Giacomo 2:14-26). 
Un vero credente, dunque, persevera e diventa l'uomo che è stato approvato con il superamento della prova con la fede intatta. Giacomo chiama beato questa persona. 
“Beato” (Makarios) è la stessa parola con cui ciascuna delle Beatitudini di Matteo 5:3-11 inizia. Si riferisce alla persona felice, benedetta, fortunata in senso spirituale. 
Si riferisce a una profonda gioia interiore e soddisfazione, una gioia che solo il Signore stesso è in grado di dare. Essere beati è in riferimento alla relazione che uno ha con Dio, che ha il favore di Dio e quindi riceverà da Dio dopo la morte la corona della vita. Certamente è una benedizione dopo la morte in questo contesto, ma che possiamo cominciare a godere dal presente, oggi in Cristo un persona è beata! Giacomo utilizza il termine per descrivere l'invidiabile stato di un uomo che non si arrende di fronte a situazioni difficili, ma rimane forte nella fede e nella devozione a Dio. 
Quindi il “beato” , benché possa essere povero, affamato, perseguitato, è felice, felice appunto perché ha una relazione con Dio.

In questo testo in primo luogo vediamo:
I LA SOPPORTAZIONE
“Beato l’uomo che sopporta la prova”, dice Giacomo.

Nella sopportazione vediamo la:
A) Perseveranza ferma.
“Sopporta” (hupomenei- presente indicativo attivo ) è rimanere sotto in piedi, non tirarsi indietro, si riferisce a sopportare con costanza, tenere il proprio terreno o non perdere terreno, resistere fino alla fine,  proseguire ancora, rimanere fedele, costante. Esprime l’idea di stare fermo di fronte qualcosa, in questo caso di fronte le prove, quindi non tirarsi indietro.
Il tempo presente indica fermezza continuata sotto la prova fino a quando non è finita. “Sopporta”  significa dunque perseverare, non scappare, non abbandonare, ma resistere nonostante le avversità, le difficoltà come poteva essere per i poveri che ha in mente Giacomo (Giacomo 1:9). Indica il continuare ad avere fede in Cristo e rimanere fermi in Lui (Matteo 10:22; 24:12-13; Ebrei 10:32; Giacomo 5:10-11). 
Tale resistenza o perseveranza è un segno di fede genuina. Noi troviamo in Gesù l’esempio supremo di perseveranza da seguire come troviamo scritto in Ebrei 12:2-3 dove troviamo la stessa parola (sopportare). L’autore dell’epistola agli Ebrei dice: "fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l'infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d'animo".
Gesù ha sopportato la croce! Un sofferenza morale, perché è stato disprezzato e sputato dagli uomini, spirituale perché è stato giudicato dal Padre per i peccati dei peccatori e fisica perché ha subito una morte atroce! Come ha potuto sopportare tutto ciò? Per la gioia che gli era posta dinanzi. La gioia di quello che la croce avrebbe realizzato, della Sua morte espiatoria e della salvezza dei peccatori,  la gioia del Suo ritorno in cielo alla destra del Padre e la gioia che aveva prima di venire sulla terra, la gioia della Sua Figliolanza eterna. Ebbene noi siamo chiamati a guardare al Suo di sopportazione senza scoraggiarci, perché per noi vi è la gioia del perfezionamento del carattere e della salvezza in Cristo, la certezza della vita eterna, della casa in cielo con Gesù (Giovanni 14:1-3; 1 Pietro 1:3-5).  

Nella sopportazione vediamo la:
B) Perseveranza attiva
“Beato l’uomo che sopporta la prova”. 
La “prova” (peirasmon) è la stessa parola di Giacomo 1:2 dove si riferisce alle prove che provengono dall’esterno in riferimento in modo particolare a quei credenti che erano sotto la persecuzione, ma può essere applicato anche a qualsiasi difficoltà della vita: malattia fisica, problemi finanziari, la morte di una persona cara e così via. Possiamo dire che la prova è il processo mediante il quale Dio verifica la genuinità della nostra fede attraverso le circostanze avverse (Luca 8:13; 1 Pietro 1:6-7). Dio mette alla prova la fede di un credente per sapere se è autentica e vera. La prova è il test, la verifica, un esame della nostra fede. 
D. A. Carson afferma giustamente: “La capacità di resistenza della nostra fede non è né dimostrata né sviluppata fino a quando non è provata dalla sofferenza”. Le prove ci aiutano a conoscere meglio noi stessi ci mettono a nudo! Dopo aver affrontato una prova conosciamo meglio noi stessi.
"L’Afflizione è un vento che mette a nudo le foglie degli alberi e porta alla luce i nidi degli uccelli" (J. C. Ryle). 
Ora il verbo “sopporta” (hupomenei- presente indicativo attivo ) indica una perseveranza attiva. Il credente beato che ha in mente Giacomo non affronta la prova con passività, rassegnazione, perché è costretto a farlo, ma sopporta, rimane fermo in modo risoluto nella fede con tutte le sue implicazioni di gioia, speranza, serenità, santità, servizio e così via (Cfr. 2 Corinzi 6:4-10; Galati 4:13-14) 

In questo testo in secondo luogo vediamo:
II L’APPROVAZIONE DI DIO
L’approvazione di Dio:  
A) È una Condizione
“perché, dopo averla superata”. 
La Bibbia Diodati traduce “dopo averla superata” (genomenos aoristo participio medio- dokimos aggettivo) con uscendone approvato e la Bibbia Paoline: una volta collaudato. 
In realtà il “dopo averla superata” è divenuto o essere (genomenos) approvato (dokimos) e questo indica una condizione, entrare in un certo stato o possedere certe caratteristiche, come indicato dal verbo essere o divenire (genomenos). Infatti il verbo “genomenos” (aoristo participio medio ) indica principalmente il cominciare a essere, che è, venire in esistenza o in qualsiasi stato, disporre, venire in esistenza, o semplicemente di essere o divenire ( Cfr. essere - Giacomo 1:25; 2:11; 3:9 ; divenire – Giacomo 2:4,10 ).
Quindi esprime una caratteristica di qualcuno o qualche cosa che è o diventa in questo caso approvato da Dio.
In questo senso è necessario, per essere approvati da Dio che siamo afflitti da svariate prove 1 Pietro 1:6-7: "Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell'oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo". La prova è come un fuoco che purifica i credenti (Giacomo 1:2-4) come si purifica l’oro dalle impurità, infatti per ottenere la forma più pura dell’oro, deve essere perfezionato a un alto livello. 
Il fuoco deve fondere in modo che esso può essere pulito. Questa prova di fuoco è necessaria, altrimenti molte impurità rimarranno nel pezzo di metallo prezioso. È quando l'oro è messo nell’intenso calore del forno che ogni traccia di impurità è bruciata e rimane solo l’oro autentico a dimostrazione della sua autenticità. Proprio come gli uomini usano il fuoco per distinguere tra l'oro vero e falso, così Dio si serve delle prove per distinguere la fede genuina dalla professione di fede superficiale. 
Così un credente che supera la prova dimostra che è un vero credente e sarà motivo di lode, di gloria e di onore quando Cristo ritornerà.

Ma vediamo: 
B) La Caratteristica della Condizione: essere approvato da Dio.
“Dopo averla superata” indica essere o diventato (genomenos) approvato (dokimos). La parola greca “approvato” (dokimos) indica il concetto di essere esaminato, provato e poi appunto di essere approvato, quindi che risulta genuino in base a un test.  Così una persona che si dice credente diventa approvato da Dio quando sopporta le prove rimanendo fermo nella fede attivamente. Sopportare le prove, abbiamo detto significa che egli mantiene una fede genuina, che rimane costante nelle prove, rimane forte nella fede e nella devozione a Dio e Dio lo approva. Così riepilogando la parola “approvato” (dokimos tradotta con superata) contiene quindi non solo la nozione di prova, di processo e di approvazione (2 Corinzi 10:18; 13:7; 2 Timoteo 2:15). 
“Approvato” (dokimos), dunque significa che una cosa ( nel nostro caso un credente) provata, esaminata risulta buona, genuina, degna, vera. Quindi prima di dire che una cosa è buona, prima di dare un’ approvazione, una cosa deve essere esaminata, sperimentata, verificata. 
Questa parola,come abbiamo visto sopra, veniva usata per provare la qualità dei metalli con il fuoco, una volta che il metallo superava la prova veniva approvato, accettato, dichiarato genuino e autentico (Proverbi 8:10; 17:3; 27:21; 1 Pietro 1:7), oppure usata per le monete autentiche, pure. Per esempio, nella traduzione dei settanta, la parola è usata per descrivere che Abramo comprò un campo a Macpela per seppellire la moglie con quattrocento sicli di argento di buona moneta (Genesi 23:16; 1 Cronache 29:4; 2 Cronache 9:17 ). 
I credenti che resistono alla prova sono i veri, autentici credenti che saranno approvati da Dio. Non così chi è come quelle monete, o metalli che non sono autentici, Dio li  respingerà (Geremia 6:30). Dalla prova il risultato può risultare degno o indegno positivo o negativo! Perciò è necessario che passiamo per il fuoco della prova, è un beneficio per noi, in quanto conferma che siamo veri credenti. Certo lo sappiamo perché c’è lo conferma la Parola di Dio, lo Spirito Santo  che abbiamo in noi, ma quando superiamo la prova è un’altra bella conferma!

III LA PREMIAZIONE
Vediamo il motivo perché è beato chi sopporta la prova,  perché dopo averla superata riceverà la corona della vita. 

In primo luogo vediamo:
A) Il Periodo
“Riceverà riceverà la corona della vita”. 
 “Riceverà” (lēpsetai-futuro indicativo medio) si riferisce al futuro, alla consumazione del tempo come in 1 Pietro 5:4 dove troviamo scritto: "E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce". 
Qui si sta parlando del ritorno di Cristo.  Dal contest vediamo che Pietro promuove la giusta motivazione per buona condotta: il futuro ritorno di Cristo, sta pensando alla Sua seconda venuta, quando saremo manifestati in Gloria con Cristo (Colossesi 3:4; 1 Giovanni 2:28-3:2; cfr. 2 Pietro 3:11-12 ). 

B) Il Premio
“riceverà la corona della vita”. 
“La Corona” (stephanon) in questo contesto si riferisce al premio consumato del cristiano in cielo dove il popolo del Signore regnerà con Cristo come suoi re e sacerdoti (Apocalisse 1:6 ; Apocalisse 3:21 ). Beato è l'uomo che qui e ora, di giorno in giorno, che resiste alla prova, che avanza verso la salvezza resistendo, riceverà la finale approvazione di Dio che gli  darà una corona: la corona della vita! Questa è l’aspetto finale, ecco perché quell’uomo è beato! 
Giacomo ci sta dicendo: “perseverate ne vale la pena!” 
Che cosa era una corona? Era un ramoscello curvo o due ramoscelli allacciati insieme, potevano essere di erba, foglie, o fiori, di alloro, foglie di quercia edera, mirto, ulivo, foglie di fico, o di pietre  preziose. L’uso nel mondo pagano antico. 
Era espressione di gioia e di consacrazione religioso in tutte le feste pubbliche e private nel mondo greco-romano. (1) Per i culti come segno di riverenza i sacerdoti mettevano le corone per Enea ed Empedocle che poi venivano messi sui sacrifici e sull’altare. (2) Per chi faceva oracoli, per esempio le profetesse romane. (3) Feste e processioni. Processioni in preghiera per la festa di Capodanno a Roma (4) Un segno di salvezza e di protezione. Tiberio indossa una corona di alloro durante temporali. Corone sono messi alle porte di case. Corone servire anche come mezzo di potenza e di protezione e l'invocazione della divinità o demoni e magia. (5) La vita politica. Vita politica e cultuale sono strettamente collegate. Quando i politici da facevano orazioni ad Atene indossavano corone come un segno di immunità. L'imperatore romano, la sua famiglia, i sacerdoti, e tutti i funzionari statali indossavano corone. (6) I Giochi sportivi. Erano fatti in onore degli dei, chi vinceva era  incoronato con corone di alloro, d'oliva, o di edera. (7) L'Esercito. Gli Spartani mettevano le corone prima di combattere forse in connessione con i sacrifici e per protezione. I Romani per purificare le truppe ; la dea della vittoria è dipinta con una corona, e ci sono corone per i vincitori, di erba, quercia o di alloro. (8) Vita privata. Un segno di gioia e rispetto. Nei matrimoni: spose e ospiti. Ricevimenti vari. I partecipanti mettevano corone in onore ai vari dèi per esprimere la gioia. 
Ma secondo quello che vediamo nella Bibbia quale può essere il significato? Nella Bibbia la corona (stefanos) è usata: (1) Come simbolo di vittoria  e di ricompensa (1 Corinzi 9:24-27). L’atleta che vinceva aveva una corona. (2) Come simbolo di onore pubblico per il servizio (Ebrei 2:7-9; cfr. Ezechiele 16:12; Apocalisse 4:4-5). (3) Come simbolo di rango, dignità regale (2 Samuele 12:30; 2 Re 11:12 ; Zaccaria 9:16; 2 Samuele 1:10; Matteo 27:29). (4) Come simbolo di benedizione (Salmi 21:3; Proverbi 4:9; 10:6; 16:31; 17:6 ). (5) Come simbolo di fedeltà (1 Timoteo 4:7-8; 1 Pietro 5:4; Apocalisse 2:10 ). 
Qual è il significato in questo contesto? Indubbiamente dal contesto il significato è la vittoria sulla prova e quindi per la fedeltà, ma indica anche la ricompensa, il premio, che non va inteso come un guadagno perché siamo stati bravi, ma è quella benedizione che hanno tutti coloro che appartengono a Dio! Alcuni cristiani hanno difficoltà con le ricompense, obiettando che la nostra obbedienza a Cristo deve essere pura e disinteressata, non motivata da nessuna considerazione come ad esempio la ricompensa futura. Questa obiezione è comprensibile, se il desiderio di ricompensa è motivato da un sentimento egoista e calcolatore (che cosa ci guadagno a fare quello che sto facendo?). Ma ricordare le ricompense celesti come si trovano in tutto il Nuovo Testamento è come uno stimolo per la nostra fedeltà in circostanze difficili sulla terra. 
Tenere gli occhi sul premio può contribuire a motivarci a mantenere l'integrità spirituale di fronte alle tentazioni e le sofferenze della vita terrena. È una ricca espressione di speranza. Il credente che sopporta le prove avrà la corona della vita, questa promessa può essere una fonte di forza e di incoraggiamento nei momenti di prova (vedi anche 1 Corinzi 9:24-27; 2 Timoteo 4:7-8). 
Giacomo, con la sua profonda serietà morale, vuole aiutare i cristiani che soffrono a trovare la forza di fare scelte morali difficili. Si chiede pertanto di affrontare la questione della prova fedelmente: perseverare ne vale la pena, perché la corona della vita vale più che evitare la prova o di rinnegare la fede! Ma Giacomo dice “della vita”. 
“Della vita” (zōēs- genitivo descrittivo) indica che tipo di corona avrà il cristiano. La vita è il contrario della morte e a volte indica un’esistenza benedetta, felice (Deuteronomio 30:15,19 ; Proverbi 8:35 ; Proverbi 12:28 ). 
Molte volte “vita” (zōē) nel Nuovo Testamento è associata alla vita eterna e quindi alla salvezza contrapposta alla morte e alla perdizione (Matteo 19:16-26; Giovanni 3:15-16; 5:11,16 ,20, 24, Matteo 7:14 ); “vita” è associata alla vita avvenire (1 Timoteo 4:8 ) e quindi è la vera vita (1 Timoteo 6:19 ). La corona della vita è la vita eterna, come vediamo qui anche in 1 Giovanni 2:25.
Ora la vita eterna si ha in Cristo per la fede in Lui! (Giovanni 6:51; 2 Timoteo 1:1). Dio c’è la darà perché Lui è l’autore e il datore della vita eterna (Giovanni 5:39;11:25; 12:50; 14:6; 17:3; Colossesi 3:4 ; 1 Giovanni 1:2 ; 5:20 ). 

C) È una Promessa 
“Che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”. La Bibbia dà molta importanza al linguaggio delle promesse di Dio (Luca 24:49; Atti 2:33; 7:17; 13:23; 23:21; 26:6; Romani 4:13-21).
Quando c’è una promessa c’è una tensione tra le parole e l’atto, quando qualcuno fa una promessa, quello che la riceve gli piacerebbe vederla adempiuta. 
La promessa (epēngeilato) è una dichiarazione, una notifica con la quale si offre di fare qualcosa o di dare qualcosa (Cfr. Marco 14:11). La promessa è una dichiarazione o far conoscere con l’obbligo di realizzare quanto dichiarato. È annunciare con certezza che quando promesso sarà fatto, perciò implica  obbligazione. Dio è obbligato a darci la corona della vita per se stesso, non può contraddire se stesso, Lui è fedele a se stesso! Dio non può mentire ciò che promette dà (Tito 1:2 ; Numeri 23:19). Dio non ci promette una vita facile, solo un arrivo sicuro, l’arrivo sicuro tra le sue braccia per avere la vita eterna (Apocalisse 21:1-8). Pertanto la gloria per il cristiano è più certa di quella della tomba! Il cristiano può essere certi di arrivare in cielo perché Cristo è già lì che ci aspetta (Giovanni 14:1-3; Romani 8:28-30 ; Filippesi 3:20-21).

D) Le Persone che ricevono il premio
“Che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”. Vediamo la persona o le persone che ricevono questa promessa, la promessa è per “coloro che lo amano” (agapōsin). Il Signore non darà la corona a chi soffre, ma a chi lo ama! Chi sopporta la prova è colui che ama il Signore! Coloro che lo amano sono quelli che sopportano la prova e sono approvati da Dio. 

Coloro che lo amano:
(1) Sono i Credenti
“Coloro che amano Dio” sono i credenti, è un sinonimo per credenti. “Coloro che lo amano” nella Bibbia indica il popolo di Dio, gli eletti, coloro che hanno una relazione con Dio (Esodo 20:6; Deuteronomio 7:9-10; Salmi 5:11; 69:36; Romani 8:28; 1 Corinzi 2:9; 8:3; Giacomo 2:5). 

Coloro che lo amano hanno:
(2) La Conoscenza dell’amore di Dio
I credenti amano il Signore perché hanno conosciuto il suo amore (1 Giovanni 4:7-10,19; Luca 7:36-50; 1 Pietro 1:8). Il cristiano ama Dio perché Dio lo ha amato per primo, Dio ha fatto la prima mossa! Il nostro amore per Dio si basa sull'amore che Lui ha avuto per noi prima, e quindi il nostro amore è una risposta di gratitudine. Quanto più ci rendiamo conto di quanto Dio ci ha amato, più siamo motivati a contraccambiare questo amore e a impegnarci per Lui. Sarebbe buono, pertanto approfondire sempre di più la conoscenza dell’amore di Dio, perché l’amore di Dio plasma la nostra vita! Dio ci ama ed è l'amore stesso di Dio in noi che ci rende capaci di amare Lui e il prossimo (Cfr. Romani 5:5 ). L’amore che Dio ha avuto e ha per chi gli appartiene è attivo e trasformativo. 

Coloro che lo amano, amano Dio in modo:
(3) Concreto
L’amore per Dio è un amore obbediente. L'obbedienza attraverso l'amore è la natura del giusto rapporto con Dio, un rapporto di sincera partecipazione al patto di amore di Dio.
Il credente è amato dal Signore che gli perdona anche i peccati, come risponde il credente? Con amore! Coloro che lo amano nell’Antico Testamento è associato all’osservanza dei comandamenti (Esodo 20:5-6; Deuteronomio 7:9). 
Un giovane aveva trascorso un'intera serata a parlare con  una ragazza che gli diceva di non poter vivere senza di lei e che sarebbe  anche andato fino agli estremi confini della terra per lei;  passare attraverso il fuoco o morire per lei. Ma quando si salutano le dice: “ci vediamo domani sera se non piove”. Come!, aveva detto che avrebbe dato la propria vita per lei e ora le dice se non piove ci vediamo…… 
Siamo chiamati ad amare con i fatti e in verità e non a parole e né con la lingua (1 Giovanni 3:18). A chiacchiere diciamo tante cose, così spesso diciamo che amiamo Dio, ma poi lo neghiamo con le nostre azioni.  Amare significa manifestare, mostrare concretamente. Infatti la stessa parola è usata per l’amore di Dio nel donare Suo Figlio per i nostri peccati (Romani 5:8), quindi è un movimento interiore che si esprime con parole e gesti convenienti (Giovanni 14:15,21); indica amare i Suoi comandamenti (Salmi 11:47-48 , 97).
L’amore non è solo un sentimento, ma anche un orientamento della nostra vita. Significa che la nostra vita sarà caratterizzata dall’amore per Dio! Amare significa apprezzare, fare gran conto, tenere in alta stima, profondo rispetto (1 Pietro 2:17) che spesso si combina con l’ammirazione, tanto da culminare nell’adorazione. 
Amare significa che è coinvolto tutto in nostro essere ( Matteo 22:37; Marco 12:30,33; Luca 10:27). Amare Dio deve caratterizzare tutta la vita di un credente. Un vero cristiano non è uno che a un certo punto nel tempo ha  fatto solo una professione di fede in Cristo, ma è una persona che dimostra la vera fede con un amore costante per Dio, questo amore non può essere danneggiato, tanto meno distrutto dai problemi e dalle afflizioni, non importa quanto gravi o di lunga durata siano. 
Come l'obbedienza alla volontà di Dio (Giovanni 14:15; 15:9-10; 1 Giovanni 2:5-6; 4:16; 5:1-3), l'amore per Lui è la prova certa della vera fede. Ami Dio? Se lo ami sarai coinvolto in modo radicale e totale: pensieri, sentimenti e volontà! Lo mostrerai con l’ubbidienza! 

Puoi  essere sicuro che quanto Dio ti ha promesso sulla vita eterna ti darà? 
La risposta è sì, almeno per tre motivi:
• Per Dio niente è impossibile (Romani 4:19-21 ).
• Dio è verace, non è falso, quindi è affidabile ( Numeri 23:19; Tito 1:2).
• Dio è fedele (Ebrei 10:23 ).
Come ha detto Lewis Sperry Chafer sulla sicurezza della salvezza, quindi sulla certezza della vita eterna: “La risposta finale per l'insicurezza o la sicurezza del credente si basa sulla questione di chi fa il lavoro di salvezza”. 
La salvezza dipende da Colui che ci ha salvato, se si potesse perdere non sarebbe un salvatore capace e affidabile (Giovanni 6:37-40 ; Giovanni 10:28-30; Romani 8:28-39). 
Spurgeon disse: “Dio promette di sostenere il suo popolo, ed egli manterrà le sue promesse”.

CONCLUSIONE
William Barclay disse: “I cristiani hanno una gioia che altri non possono avere. La vita per loro è sempre come una festa. Hanno una regalità che altri non hanno mai ottenuto, per, per quanto umile possono essere le loro condizioni terrene, sono i figli di Dio. Hanno una vittoria che gli altri non possono vincere, perché affrontano la vita e tutte le sue richieste nel potenza conquistatrice della presenza di Gesù Cristo. Hanno una nuova dignità, perché sono sempre coscienti che Dio li considera del valore della vita e della morte di Gesù Cristo”. 
Noi credenti possiamo gioire per la posizione che abbiamo in Cristo… è sempre una festa!! Giacomo in questo versetto non sta dicendo che la ragione della resistenza deve essere il desiderio della vita eterna e nemmeno che abbiamo la vita eterna a condizione che sopportiamo la prova, ma si riferisce a coloro che sono credenti e li vuole incoraggiare che avranno la vita eterna promessa. Giacomo ci vuole incoraggiare: “Sopporta la prova perché sarai benedetto! Come possono essere le prove in paragone alla vita eterna? Niente!”.
La prova non è per sempre, la gloria in cielo si! (Romani 8:18). Gesù sulla terra ebbe una corona di spine, ha sofferto per i peccatori (Matteo 27:29; Marco 15:17; Giovanni 19:2,5) per dare loro la corona della vita. Grazie alla Sua corona di sofferenza noi possiamo essere salvati. Come Gesù soffriremo anche noi su questa terra, ma un giorno in cielo avremo questa corona meravigliosa! In questo momento forse stai affrontando una prova che pensi non finisca più! 
Una malattia, una persecuzione, una sofferenza emotiva, problemi di lavoro o quando avrai tutto ciò, ricordati che avrai la corona della vita se appartieni a Gesù! 
Ricorda che Dio è sovrano, sa quello che sta facendo e sta guidando la tua storia per la tua crescita spirituale e la Sua gloria e ciò che ti ha promesso è in grado realizzarlo. Ricorda che Dio è sovrano, sa quello che sta facendo e sta guidando la tua storia per la tua crescita spirituale e la Sua gloria e ciò che ti ha promesso è in grado realizzarlo. Rispondiamo con fede alla prova, la fede significa avere assoluta fiducia nelle promesse di Dio in mezzo a circostanze che sembrano contraddire quelle promesse!! 
La fede è prendere una decisione consapevole, con l'aiuto di Dio, che ci porta a sopportare la prova arrendendoci completamente a Lui, perché abbiamo fiducia in Lui, resistendo alla naturale tendenza ad abbandonare la speranza.

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