martedì 2 aprile 2013

Matteo 11:16-19: I fanciulli sulla piazza di mercato.

Matteo 11:16-19: I fanciulli sulla piazza di mercato. 
Un commerciante di auto in una cittadina della Norvegia del nord vicino al circolo polare artico, ha perso l’occasione di vendere sedici auto. Un giovane uomo con un maglione blu, tuta e stivali di gomma, entrò nella sua concessionaria e chiese al rivenditore: “Avete delle auto a portata di mano?” “Certo che li abbiamo” rispose il venditore. “Voglio sedici auto, se mi piace il modello!”. “Non ho tempo per gli scherzi” rispose il venditore, cacciandolo fuori. L'uomo esce e va sul lato opposto della strada, dove c’era un altro rivenditore di auto con una marca diversa. Chiede la stessa cosa e stavolta è preso seriamente e quindi compra le sedici auto. Chi era questo uomo? Era un uomo che per conto di un peschereccio di sedici membri, visto, che la stagione delle aringhe era andata bene, decisero tutti, insieme di comprare le  auto per avere il massimo sconto. 
Lo scetticismo del primo rivenditore gli è costato di non vendere sedici automobili in un giorno! Ci sono stati, ci sono e ci saranno molti scettici, che rifiutano di affermare o negare Dio e la verità.
All’epoca di Gesù la stragrande maggioranza delle persone religiose, i Farisei erano molto scettici nei riguardi di Giovanni Battista e di Gesù. 
Gesù narra questa parabola durante il ministero in Galilea, l’occasione della parabola è che Giovanni Battista essendo in prigione perché imprigionato da Erode Antipa (Matteo 11:2), manda i  suoi discepoli a chiedere a Gesù se Lui fosse il Messia promesso o se c’è ancora da aspettare un altro. Gesù, dice di riferire a Giovanni che i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono; questo è secondo la profezia messianica di Isaia 35:5-6 che Gesù ha realizzato, dimostrando così che è il Messia. 
Da qui, poi, Gesù da una serie di commenti di elogio riguardo Giovanni Battista (Matteo 11:2-15, rivolgendosi alla folla (v.7).


Vediamo perciò:
I L’OCCASIONE DELLA PARABOLA (v.16 a).
v.16: “Ma a chi paragonerò questa generazione?”
 Chi è questa generazione? A chi si riferisce Gesù?

A) Generazione (genean)  ricorre diciotto  volte nei vangeli sinottici di cui sei volte in Matteo (Matteo 11:16; 12:41-42,45; 23:26; 24:34; Marco 8:12, 38; 13:30; Luca 7:31; 11:29, 30, 31, 32, 50, 51; 17:25; 21:32; Atti 2:40; Ebrei 3:10).
“Generazione” si riferisce ai contemporanei di Gesù, ma il riferimento non è a tutto il popolo, ma a coloro, che hanno rifiutato il ministero di Giovanni Battista e di Gesù, come i capi religiosi (Matteo 12:24-30; Luca 7:30).

B) Generazione ha una connotazione negativa o peggiorativa.
Per esempio in Marco 8:38 si riferisce a una generazione adultera e peccatrice per indicare l’infedeltà al Signore, poi leggiamo generazione malvagia (Matteo 12:45), e generazione incredula e perversa (Matteo 17:17).
Il concetto di un’intera generazione corrotta, ribelle, ostinata si trova anche nell’Antico Testamento per il popolo d’Israele ( Deuteronomio 32:5,20; Giudici 2.10; Salmi 78:8; 95:10).  

Passiamo ora:
II AL RACCONTO DELLA PARABOLA (vv.16-17).
vv.16-17: “Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono:  ‘Vi abbiamo sonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto’”.
Gesù racconta questa parabola dei fanciulli seduti nelle piazze. La piazza (agorá) era al centro della vita sociale di una comunità, dove si mettevano gli operai in cerca di lavoro (Matteo 20:3), dove stavano le persone che barattavano o dove poter scambiare quattro chiacchiere (Atti 17:17) e quindi i loro figli potevano giocare. 
Uno di questi giochi consisteva nella rappresentazione di un ballo nuziale, infatti, suonare il flauto si riferisce al gioco di un ballo nuziale come avveniva nei matrimoni dove c’era chi suonava il flauto e chi danzava; quindi alcuni bambini suonavano il flauto e altri bambini hanno rifiutato di ballare.
Alcuni bambini hanno cantato dei lamenti e gli altri bambini non hanno partecipato piangendo, questo secondo gioco dei lamenti, si riferisce al funerale, dove le donne di solito come in uso nei paesi orientali, fanno cordoglio per il morto in modo acceso (Matteo 9:23; Ecclesiaste 12:5; Amos 5:16). Questo gioco triste è volutamente scelto come opposto a quello felice.

Vediamo ora:
III IL SIGNIFICATO DELLA PARABOLA 
Un gruppo di bambini che invitano a giocare sono Gesù e Giovanni come vediamo nei vv.18-19, un secondo gruppo di bambini, quelli invitati sono gli Ebrei le persone di questa generazione in modo particolare i i capi religiosi. 

A) L’invito di Giovanni e di Gesù.
In primo luogo vediamo:
(1) L’invito di Giovanni.
Giovanni e i suoi discepoli digiunare per il peccato di Israele ( Matteo 9:14; 11:18),Giovanni era il profeta mandato da Dio per preparare il popolo per l’arrivo di Gesù (Matteo 11:9-10,14. Cfr. Isaia 40:3; Luca 1:15-17). I bambini che cantano una canzone funebre rappresentano Giovanni con la sua chiamata al pentimento (Matteo 3:1-12).
Il vero pentimento porta un vero cambiamento di mentalità e di azione allineandosi con la volontà di Dio (Isaia 55:6-7; Luca 3:10-13) porta cordoglio per i propri peccati, porta il dispiacere, un profondo dolore come vediamo nel Salmo 51:4, quando Davide chiede a Dio il perdono del peccato di adulterio e nella parabola del figliol prodigo che ritorna a casa del padre (Luca 15:21; Cfr. Giacomo 4:8-10).

(2) L’invito di Gesù. 
Gesù è venuto celebrare il regno come un banchetto di nozze (Matteo 9:15-17, 11:19; 22:2), Il rapporto di Gesù con la chiesa è paragonato al matrimonio (2 Corinzi 11:2; Efesini 5:22-33). In Apocalisse 19:7-8 si parla del matrimonio tra Gesù e la sua sposa, la chiesa (vedi anche Apocalisse 21:2). 
Alcuni studiosi hanno pensato che i bambini che giocano con il flauto rappresentano Gesù con le sue promesse di grazia e la gioia. Da Gesù riceviamo grazia come ci ricorda l’apostolo Giovanni: “ Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia”  (Giovanni 1:16; Cfr. Romani 5:15). "Grazia" indica il favore, l’accettazione di Dio nonostante siamo peccatori, ma Giovanni scrive “grazia su grazia” e questo indica l’inesauribilità della grazia di Dio come onda su onda del mare!  
Ho detto promesse di gioia. Noi già vediamo la gioia in relazione a Gesù promessa nell’Antico Testamento. In Isaia 61:1-3: “Lo spirito del Signore, di DIO, è su di me, perché il SIGNORE mi ha unto per recare una buona notizia agli umili; mi ha inviato per fasciare quelli che hanno il cuore spezzato, per proclamare la libertà a quelli che sono schiavi, l'apertura del carcere ai prigionieri, per proclamare l'anno di grazia del SIGNORE, il giorno di vendetta del nostro Dio; per consolare tutti quelli che sono afflitti; per mettere, per dare agli afflitti di Sion un diadema invece di cenere, olio di gioia invece di dolore, il mantello di lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati terebinti di giustizia, la piantagione del SIGNORE per mostrare la sua gloria”. (Cfr. Luca 4:18-22).              
La gioia caratterizza il credente per la salvezza che c’è in Gesù com’è scritto in Isaia 61:10: “Io mi rallegrerò grandemente nel SIGNORE, l'anima mia esulterà nel mio Dio; poiché egli mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto nel mantello della giustizia, come uno sposo che si adorna di un diadema, come una sposa che si adorna dei suoi gioielli" ( Cfr. Abacuc 3:18; Luca 1:47; 2:10-11).

B) Il rifiuto dei Farisei. 
Oltre che a rifiutare i capi religiosi Ebrei sono stati anche persecutori nei riguardi di Giovanni e di Gesù come è scritto nel v.12: “Dai giorni di Giovanni il battista fino a ora, il regno dei cieli è preso a forza e i violenti se ne impadroniscono”. Questo versetto si riferisce alla pressione e l’opposizione violenta che subirono sia Giovanni che Gesù.  Giovanni fu arrestato e poi da Erode che poi gli tagliò la testa (Matteo 11:2; 14:3) e Gesù, morirà in croce.

(1) Giovanni accusato di essere un indemoniato (v.18).
v.18: “Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: ‘Ha un demonio!’”. Quest’accusa potrebbe suggerire una follia "profetica" o un'associazione tra eremiti e posseduti, ma può suggerire anche uno spirito familiare, come quello che apparteneva ai maghi. Queste sono accuse molto gravi.
Il primo a invitare il popolo è stato Giovanni Battista con la predicazione di ravvedimento per preparare la strada a Gesù e come l’hanno trattato i capi religiosi? Non hanno riconosciuto che Giovanni proveniva da Dio Luca 7:29-30: “Tutto il popolo che lo ha udito, anche i pubblicani, hanno riconosciuto la giustizia di Dio, facendosi battezzare del battesimo di Giovanni;  ma i farisei e i dottori della legge, non facendosi battezzare da lui, hanno respinto la volontà di Dio per loro”.
I capi religiosi Ebrei hanno considerato Giovanni: indemoniato! Hanno rifiutato Giovanni apparentemente perché era troppo austero, solenne, e ascetico.
Giovanni era un profeta che predicava nel deserto la cui dieta erano molto semplice e che mai banchettava. In Matteo 3:1-4 di Giovanni è scritto: “In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: ‘Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino’. Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: ‘Voce di uno che grida nel deserto: - Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri-‘. Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico”.
Inoltre Giovanni come un “Nazireo” non beveva vino e bevande alcoliche (Numeri 6:3; Luca 1:15).
Giovanni Battista era l’Elia in quanto doveva venire secondo le profezie dell’Antico Testamento come Malachia 3:1;4:5-6, non proprio Elia, ma che assomiglia a Elia, che sarebbe venuto con lo spirito e la potenza di Elia (Luca 1:17). 
I Farisei ignoravano tutto questo, non hanno riconosciuto Giovanni come l’Elia che doveva venire (Matteo 17:10-13) eppure loro attendevano Elia!

(2) Gesù è accusato di essere mondano (v.19).
v.19: “ È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: ‘Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei –peccatori-!’”
Gesù si chiama Figlio dell’uomo. A che cosa si riferisce Figlio dell’uomo?

a) Alla Sua natura celeste (Giovanni 3:13)

b) Alla Sua umanità e missione terrena.
Gesù è venuto su questa terra per una missione di salvare (Matteo 20:28).

c) All’autorità presente .
Infatti lo vediamo nel perdonare i peccati (Marco 2:10,27; Matteo  9:6; 11:19; 12:8; 12:32; 13:37; 16:13; 21:23-27).

d) Alla sofferenza e la morte in croce per opera dei capi religiosi. (Marco  8:31; 9:12, 31; 10:45, 14:41).

(e) Alla seconda venuta, al ritorno futuro nella gloria, per giudicare e ristabilire tutte le cose (Matteo 16:27; Marco 8:38; 13:26;14:62).
  
(f) Al fatto che Gesù è il Messia con il dominio universale (Daniele 7:13-14 cfr. Matteo 16:27; 19:28; 24:30; 25:31; 26:64).
             
I capi religiosi hanno rifiutato Cristo, perché era troppo gioioso e libero e ha anche mangiato con pubblicani e peccatori, cioè troppo mondano. “Mangione” e “beone” è un’accusa molto grave, è tipica del figlio ribelle dell’Antico Testamento che merita la lapidazione, come leggiamo in Deuteronomio 21:18-21: “Se un uomo ha un figlio caparbio e ribelle, che non ubbidisce alla voce di suo padre né di sua madre e che non dà loro retta neppure dopo che l'hanno castigato, suo padre e sua madre lo prenderanno e lo condurranno dagli anziani della sua città, alla porta della località, dove abita, e diranno agli anziani della sua città: ‘Questo nostro figlio è caparbio e ribelle; non vuole ubbidire alla nostra voce, è senza freno e ubriacone’; allora tutti gli uomini della sua città lo lapideranno a morte. Così toglierai via di mezzo a te il male, e tutto Israele lo saprà e temerà”. Così ancora Proverbi 23:20-21: “Non essere di quelli che sono bevitori di vino, che sono ghiotti mangiatori di carne; perché l'ubriacone e il goloso impoveriranno e i dormiglioni andranno vestiti di cenci”.
Se Giovanni aveva un ministero appartato nel deserto, Gesù aveva rapporti con la società. Gesù è stato accusato di essere amico dei pubblicani e dei peccatori, perché aveva una vita pubblica è il Suo ministero era rivolto a tutti in modo indistinto.
In Matteo 9:10-13 è scritto: “Mentre Gesù era a tavola in casa di Matteo, molti pubblicani e ‘peccatori’ vennero e si misero a tavola con Gesù e con i suoi discepoli.  I farisei, veduto ciò, dicevano ai suoi discepoli: ‘Perché il vostro maestro mangia con i pubblicani e con i peccatori?’ Ma Gesù, avendoli uditi, disse: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ora andate e imparate che cosa significhi: -Voglio misericordia e non sacrificio-; poiché io non sono venuto a chiamar dei giusti, ma dei peccatori’”. ( Cfr. Luca 15:1-2; Giovanni 2:1-11). 

C) Il rifiuto di quella generazione non è giustificato (v.19).
v.19:  “Ma la sapienza è stata giustificata dalle sue opere”.

In primo luogo vediamo:
(1) La sapienza: il significato.
Che cosa s’intende per sapienza(sophia)? Fra i vari significati sapienza nell’Antico Testamento indica capacità superiore usato per esempio per i maghi egiziani, i sapienti che riproducevano i miracoli di Mosè (Esodo 7:11,22), ma usata anche per indicare abilità tecnica per esempio Dio ha riempito di spirito di sapienza coloro che dovevano fare i vestiti dei sacerdoti o per coloro che dovevano fare gli oggetti per il culto (Esodo 28:3; 31:3-6);ecc. 

In secondo luogo:
(2) La sapienza è  incomprensibile per l’uomo, ma appartiene a Dio. 

a) Dio conosce l’origine della sapienza.
La sapienza è incomprensibile, difficile da trovare per gli esseri umani o di qualsiasi altra creatura vivente, ma non per Dio! 
In Giobbe al capitolo 28 è scritto che l’uomo esplora le parti più profonde della terra per trovare pietre preziose come l’oro. Oggi l’uomo arriva fino a 3200 metri di profondità per estrarre l’oro, miniere più profonde si trovano in Sud Africa!
L’uomo scava così tanto per trovare l’oro, ma Giobbe 28:12 dice: “Ma la saggezza, dove trovarla? Dov'è il luogo dell'intelligenza?” Sempre in Giobbe 28:20-24 è scritto: “Da dove viene dunque la saggezza? Dov'è il luogo dell'intelligenza?  Essa è nascosta agli occhi di ogni vivente, è celata agli uccelli del cielo. L'abisso e la morte dicono:‘Ne abbiamo avuto qualche sentore’. Dio solo conosce la via che vi conduce, egli solo sa il luogo dove risiede,  perché il suo sguardo giunge fino alle estremità della terra, perché egli vede tutto quello che è sotto i cieli”.
L’uomo non sa dove trovare la sapienza e l’origine della sapienza, mentre Dio si! Perché la sapienza risiede in Dio, Lui è sapiente! (Giobbe 12:13; Geremia 10:6-7; Daniele 2:20-22; Romani 11:30-33).

b) Dio ha mostrato la sua sapienza (ḥoḵmāh) nella creazione. 
Proverbi 3:19 riguardo dice: “Con la saggezza il SIGNORE fondò la terra, e con l'intelligenza rese stabili i cieli”. (Cfr. Salmi 104:24). Così anche in Geremia 10:12: “Egli, con la sua potenza, ha fatto la terra; con la sua saggezza ha stabilito fermamente (kēn) il mondo; con la sua intelligenza ha disteso i cieli”.
Dio ha creato ogni cosa dal nulla! Nei primi giorni, la terra era nel caos, informe (Tohu) e vuota, non c’era niente (Genesi 1:2), era tipo un deserto  (cfr. Isaia 24:10; 34:11; Geremia 4:23), inabitabile (Deuteronomio 32:10) e poi Dio ha dato una forma ordinata come possiamo vedere oggi anche se la creazione è stata rovinata dal peccato.

(3) La sapienza personificata.
La sapienza nell’Antico Testamento a volte è personificata come se fosse una persona (Giobbe 28; Proverbi 1:20-23; 8:22-31).

Ma qui la sapienza si riferisce a Gesù:
4) Gesù è la sapienza divina incarnata!
La sapienza divina ha preso corpo, carne in Gesù! Abbiamo visto che sapienza è la capacità di Dio di creare. Ora quando Gesù dice che “la sapienza è giustificata dalle sue opere” (ergon ) si riferisce a sé stesso, come la sapienza divina incarnata, personificata mostrata dai suoi atti potenti come affermato nei vv.2,6,20 (miracoli- dunamis).
Come il Dio sapiente è stato capace di fare opere straordinarie come la creazione, così Gesù era capace di fare opere (ergon) miracolose. 
Perciò anche se Gesù e il Suo messaggio sono respinti dalla stolta generazione contemporanea, la sua provenienza divina è giustificata (dikaióō), vale a dire dimostrata, confermata dalle opere Sue. 
Anche se Gesù con i Suoi miracoli aveva manifestato le Sue credenziali Messianiche, la maggior parte del popolo Ebraico, che ha assistito ai Suoi miracoli, l’ha rifiutato come Messia. 
In Giovanni 5:17-20 vediamo che le opere di Gesù mostrano la Sua divinità. “Gesù rispose loro: ‘Il Padre mio opera fino ad ora, e anch'io opero’. Per questo i Giudei più che mai cercavano d'ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. Gesù quindi rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente. Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati”.  
Gesù aveva appena guarito un paralitico in giorno di sabato, ma questo aveva urtato alcuni Giudei perché interpretavano il riposo del sabato in modo errato, anche se Gesù aveva fatto il miracolo, comunque è condannato dai giudei, così Gesù dice: “il Padre mio opera fino ad ora, ed anche io opero”. Il significato è: come il Padre mio sta operando, anche di sabato nel provvedere alla creazione, nel farla vivere dando sole, pioggia e altro, così anche io opero! Gesù indica l’attività incessante del Padre. 
Senza Dio l’universo cesserebbe di esistere e noi di vivere. In questi versetti notiamo due affermazioni di Gesù che ci fanno capire la Sua natura divina e che tanto ha fatto arrabbiare i Giudei, non solo perché violava il sabato.

a) Perché chiamava Dio Suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Padre denota un’intimità di relazione che non lo troviamo da nessuna parte nella Bibbia, per un uomo normale. “Padre Mio” indica che Gesù ha una relazione unica, sostanziale, esclusiva con il Padre, questo per i Giudei è stato un discorso provocante e sacrilego, perciò lo vogliono eliminare.  Gesù sta dicendo che tra Lui e Dio c’è una relazione particolare che nessuno ha! Chiamando Dio “Padre Mio” sta dicendo che è della stessa natura di Dio!

b) La seconda che Gesù opera come il Padre mettendosi allo stesso livello del Padre.
Come il “Padre Mio” non è vincolato solo al giorno del sabato e fa cose straordinarie così opero anch’io! Gesù poi spiega ancora che quello che vede fare al Padre anche il Figlio le fa ugualmente! (v.19).
Anzi farà opere maggiori di quelle di guarire un paralitico (v.20; Giovanni 5:36; 7:3; 10:37-38; ecc.)

CONCLUSIONE.
Un predicatore stava predicando il vangelo all’aperto,quando finì di predicare uno dalla folla uno scettico andò da Lui e disse al predicatore: “Io non credo nel paradiso e nell’inferno, io non credo in Dio e in Cristo, perché non li ho visti!”. Un credente con gli occhiali scuri si avvicinò e disse all’uomo: “c’è un fiume qua vicino vero? Ci sono delle persone in piedi qui vero? Lei mi può dire che ci sono, ma io non li vedo perché sono cieco dalla nascita. Solamente, un cieco come me le può dire quello che io le ho detto”. 
Anche se noi non vediamo Dio, Lui esiste! Anche se non abbiamo visto il sacrificio di Cristo, Lui è morto per i nostri peccati!
L’uomo per natura è cieco spiritualmente, le cose di Dio gli sono pazzia e non le può conoscere perché devono essere giudicate spiritualmente con l’aiuto dello Spirito Santo dice Paolo (1 Corinzi 2:13-14; 2 Corinzi 4:3-4; Efesini 4:17-18).
Prega Dio che ti faccia vedere.
Per i Farisei Giovanni e Gesù erano scettici per entrambi!

Ma quali applicazioni possiamo fare? 
Gli errori che dobbiamo evitare:
1) L’irragionevolezza davanti ai fatti.
I Farisei non avevano scuse sia per Giovanni e Gesù, avevano dei motivi per accettarli: la rivelazione profetica dell’Antico Testamento riguardo a Giovanni e le opere divine riguardo a Gesù.
Noi abbiamo motivi più che sufficienti e attendibili per credere in Gesù Cristo come unico Signore e Salvatore!
Il fatto però è che quando la gente non vuole ascoltare e riconoscere la verità, troverà mille scuse o il modo per non ascoltare, per non riconoscere, per rifiutare, rimarranno ostinatati e scontrosi, non risponderanno all’invito di Dio a riconoscere il Suo Figlio Gesù Cristo!
Dio ci ha dato la ragione come strumento per capire e conoscere la Sua volontà (Salmi 32:8-9 cfr. Matteo 16:1-4; Luca 12:54-57). I Farisei non ragionavano, non avevano discernimento basato sulla conoscenza della rivelazione della Parola di Dio, ma ragionavano meccanicamente in base alla tradizione degli uomini (Matteo 15:1-9). Questi non conoscevano bene la Parola di Dio, nei vangeli vediamo che Gesù li rimprovera per questo (Matteo 21:42; 22.29; Giovanni 10:3) 
Una cattiva conoscenza della Parola di Dio determina un cattivo comportamento! Salmi 119:9: “Come potrà il giovane render pura la sua via? Badando a essa mediante la tua parola”.   
Noi siamo chiamati a essere quelli che basano la loro vita sulla Parola di Dio e non sulle proprie tradizioni umane! (Salmi 119:160; Atti 17:11).   

Il secondo errore da evitare è:
2) L’egocentrismo.
 Jacques e Claire Poujol sull’egocentrismo dicono: ”L’egocentrismo caratterizza il modo di agire e di pensare di una persona che come unico punto di riferimento ha se stessa. È la tendenza a riportare tutto a sé, a interessarsi agli individui e alle cose solo nella misura in cui ci possono servire. Questa tendenza non è programmata consapevolmente, ma è spontanea; è presente nel bambino piccolo, il cui pensiero è individuale e non sociale. Egli non è capace di essere obbiettivo, tutto è percepito in modo soggettivo”. 
L’esempio dei bambini in questo contesto illustra ciò che è infantile ed egoista,  infatti desiderano che le cose siano a modo loro e quando questo non è possibile, fanno i capricci o si offendono.
I farisei volevano giocare a modo loro, ecco perché hanno rifiutato Giovanni e Gesù, questi non rientravano nei loro canoni, standard! Ora qualcuno può rifiutare Dio perché Dio non rientra nel suo modo di essere oppure perché non esaudisce le sue preghiere e così via. Ma il rapporto con Dio non è una questione di come noi la pensiamo, di quello che noi possiamo guadagnare, quindi una questione principalmente utilitaristica, il credere in un Dio utilitario, ma è una questione di vivere per la Sua gloria e non per noi stessi! 
Perciò cercheremo di mettere la nostra vita a posto con Dio e di camminare unito a Lui come rivelato nella Sua Parola!
   
Il terzo errore è:
3) La paura.
Dio ha diversi tipi di servitori per diversi tipi di missione. Giovanni Battista e Gesù erano diversi e avevano un ministero diverso secondo come Dio voleva, ciascuno di loro ha fatto quello che era opportuno secondo la missione affidatagli da Dio, ma non avevano paura della gente, non avevano paura di comunicare la verità, di comunicare quello che Dio voleva!
Giovanni Battista e Gesù non erano preoccupati per la loro popolarità. Non si preoccupavano di quello che la gente pensava o di come la gente avrebbe reagito. Hanno proclamato la verità, secondo come Dio voleva, e così devono fare tutti i cristiani (Cfr. Matteo 5:10-12; Atti 1:8; 4:13, 2 Timoteo 1:7-8). Purtroppo: "Temiamo gli uomini tanto perché abbiamo così poco timore di Dio". (William Gurnall). Solo il timore di Dio ci può liberare dalla paura degli uomini! E questo dipende dalla conoscenza e dalla consapevolezza che abbiamo di Dio.