mercoledì 3 aprile 2013

Luca 18:9-14: La parabola del fariseo e del pubblicano.


Luca 18:9-14: La parabola del fariseo e del pubblicano.
Dal modo di pregare possiamo vedere che tipo di rapporto abbiamo con Dio! Luke Timothy Johnson scrive: “La preghiera non è un esercizio di pietà facoltativo, eseguito per dimostrare il rapporto che uno intrattiene con Dio. È essa stessa il rapporto con Dio. Il modo in cui  uno prega pertanto rivela lo stato di tale rapporto”.
Quindi il tuo modo di pregare rivela il tipo di rapporto che hai con Dio! In questi versetti vediamo il tipo di rapporto di due uomini che hanno con Dio attraverso la loro preghiera! L’enfasi della preghiera è il modo di porsi davanti a Dio, quindi deve essere fatto con l’umiltà e Dio ci approverà.
Noi in questa parabola vediamo che Dio approva la preghiera fatta con umiltà e non quella fatta con orgoglio, vale a dire colui, che vuole essere ascoltato per i propri meriti, colui che confida nelle proprie opere !
Il brano quindi è polemico contro l’arroganza, l’orgoglio e incoraggia l’umiltà. Vediamo la motivazione e lo scopo della parabola: “ Disse ancora questa parabola per certuni che erano persuasi di essere giusti e disprezzavano gli altri” (v.9).

Alcuni erano persuasi di essere giusti.
“Persuasi” (pepoithotas- participio perfetto), allude uno stato di convinzione sbagliata, una fiducia in se stessi che risiede nella persona e questa non va via (cfr. Luca 11:22; 2 Corinzi 1:9; Ezechiele 33:13) e la convinzione che per i meriti personali si è accettati da Dio.
“Giusti” (dikaioi), indica vivere in accordo con i requisiti di Dio. Non solo questi si credevano giusti, ma disprezzavano gli altri. 
“Disprezzare” (exouthenountas- participio presente attivo) gli altri, indica innalzarsi su di loro; indica avere un'opinione bassa,  ridicolizzare, trattare un’altra persona senza valore, rifiutare sprezzantemente ( Luca 23:11; Atti 4:11; Romani 14:3,10; 1 Corinzi 1:28; 6:4; 16:11; 2 Corinzi 10:10; Galati 4:14; 1 Tessalonicesi 5:20; Marco 9:12).
Noi possiamo fare lo stesso errore quando ci paragoniamo con chi sta peggio di noi moralmente, ci possiamo sentire giusti davanti a Dio e disprezzare chi non cammina con Dio, dimenticandoci che anche noi una volta non eravamo parte del popolo di Dio! 

Quindi:
I LA PREGHIERA DI DUE UOMINI NEL TEMPIO. 
v.10: “Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo, e l'altro pubblicano”.
Le preghiere comunitarie erano offerte dalle 9:00 del mattino (Atti 2:15) e alle 15,00 di pomeriggio (Atti 3:1), le preghiere private erano in qualsiasi momento.              
Leggiamo che Gesù descrive due persone che sono in contrasto tra loro: i farisei e i pubblicani, costituivano gli estremi nel giudaismo, il fariseo era considerato un santo, l'altro era un emarginato malvagio.

In primo luogo osserviamo:
A) La preghiera orgogliosa del fariseo (vv.11-12).
vv.11-12: “Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé: ‘O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri; neppure come questo pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo’”.

(1) Chi erano i farisei?
Il fariseo apparteneva al movimento più devoto dei Giudei.
La parola “fariseo” deriva da una parola ebraica (parus) che significa separato. I farisei rispettavano la legge di Mosè e le tradizioni rigidamente, inclusa la purezza rituale e la pietà verso Dio. Secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio, i farisei erano i più osservanti tra i gruppi giudaici ed erano tenuti in grande considerazione dal popolo. 
Tuttavia alcuni farisei, come vediamo dai vangeli, ma anche nella letteratura giudaica tradizionale, erano criticati da una parte della popolazione Giudaica per il loro orgoglio e per la loro pretesa di essere giusti.

Notiamo: 
(2) Come pregava il fariseo? 
v.11: “Il fariseo, stando in piedi, pregava così dentro di sé”.
Il fariseo pregava in piedi probabilmente a destra nel cortile interno del tempio separatamente. In piedi, era un modo abituale di pregare (Matteo 6:5; Marco 11:25). Pregava in silenzio o a voce bassa (cfr. 1 Samuele 1:13).

In che cosa consiste la sua preghiera? Vediamo:
(3) Il contenuto della preghiera del fariseo.

a) Il fariseo mette in evidenza, ciò che non è ringraziando Dio.
v.11: “O Dio, ti ringrazio che io non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri; neppure come questo pubblicano”.
Il "ringraziamento" non si concentra su Dio, ma orgogliosamente su sé stesso! Notate che ringrazia Dio mettendo l’enfasi non sulla grazia di Dio per quello che non è e per quello che fa, ma su se stesso compiacendosi su quello che era e faceva.       
                       
b) Il fariseo si vanta di ciò che non è, paragonandosi con gli altri.
Dice di non essere un ladro, ingiusto, adultero (cfr.1 Corinzi  5:10-11; 6:9-10), neppure “come questo pubblicano” dice il fariseo! La sua preghiera, benché menzioni Dio, non è Diocentrica, ma egocentrica! Come se stesse dicendo: “ringrazio Dio, che IO sono un grande uomo non come gli altri peccatori!” 
Leon Morris a riguardo scrive: “Quanto il fariseo diceva di sé era assolutamente vero, ma lo spirito che animava la sua preghiera era completamente errato. Non vi scorgiamo alcun sentimento di peccato, nessuna manifestazione di un bisogno o di un’umile dipendenza da Dio. Poco mancava che il fariseo facesse i complimenti a Dio per l’eccellenza del suo servo. Il fariseo getta lo sguardo su Dio, ma contempla se stesso! Dopo le prime parole iniziali non si rivolge più a Dio, ma è lui stesso che rimane al centro della scena”.
Possiamo avere questo senso di auto-compiacenza, di superbia confrontandoci e innalzandoci sugli altri e dimenticando che comunque ciò che siamo è per grazia di Dio! La parabola è un invito a ognuno a guardarsi dentro di noi, perché parla di qualcosa di radicato in ognuno di noi. È facile che l’amore di Dio si trasformi in un amore idolatra di se stessi, scambiare quello che opera Dio in noi, come qualcosa di nostro, come un successo personale.Paolo dice parlando del suo ministero, ma che possiamo applicare al nostro carattere: “Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (1 Corinzi 15:10:10).  Dunque, l'apostolo non si vantava in sé stesso, ma glorificava Dio, dicendo che tutto ciò che ha fatto è per grazia di Dio! Ancora scrive: “Chi si vanti si vanti nel Signore” (1 Corinzi 1:31).
Perché mai ci si paragona con chi è peggio? Il fariseo per affermarsi, ha bisogno di coloro, che stanno peggio di lui, in questo modo può sentirsi giusto! Ma il paragone deve essere con Dio, come farà il pubblicano!
Questo modo di pregare superbo di paragone, non era sconosciuto, c’è uno scritto posteriore di un certo R.Nehumia: "Io ringrazio Te, o Signore Dio mio, perché tu mi hai stabilito fra coloro che siedono nella Beth ha-Midrash(Casa del sapere) e perché Tu non hai fissato il mio posto con coloro che siedono negli angoli(della strada), poiché io mi alzo presto ed essi si alzano presto, ma io mi alzo per tempo per le parole della Torah ed essi si alzano per tempo per conversazioni frivole; io mi affatico ed essi si affaticano e non ricevono un premio; io corro ed essi corrono, ma io corro la vita del mondo futuro ed essi corrono verso la fossa della distruzione".
Inoltre il Fariseo disprezza e giudica le mancanze del pubblicano! Facendo così, il fariseo si appropria, peccando, del ruolo di giudice su se stesso e sul pubblicano!      
      
c) Il fariseo si vanta per quello che fa!
v.12: “ Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quello che possiedo”.
Il Fariseo spiega la ragione perché è migliore degli altri. Digiuna due volte la settimana e paga la decima su quello che possiede. 
Nella seconda parte della preghiera fa di più di quanto la legge prescriveva! Anche se l’Antico Testamento parla di digiuni occasionali per chiedere l’aiuto di Dio, di pentimento o umiliazione, o commemorativi per la caduta di Gerusalemme, digiunare due volte la settimana non era richiesto dalla legge  (Esdra 8:21; Neemia 9:1; 2 Samuele 12:16, Zaccaria 7:3,5; 8:19; cfr.2 Re 25:1-4; Geremia 39:1-4;ecc).
Nei vangeli vediamo che i farisei osservavano giorni di digiuno (Marco 2:18; Matteo 9:14; Luca 5:33). C’era un digiuno volontario di solito veniva praticato il lunedì e il giovedì, tradizionalmente si pensava che in questi giorni Mosè si avvicinò e scese dal monte Sinai. 
Ma il fariseo digiunando due volte la settimana stava facendo una cosa non richiesta dalla legge, infatti la legge richiedeva il digiuno una sola volta all’anno, il giorno dell’ espiazione.  (Levitico 16:29-34; 23:27-32; Numeri 29:7).
Per la decima il popolo era chiamato a dare una decima parte del raccolto o del gregge (Levitico 27:30-32; Numeri  18:21-24; Deuteronomio  14:22-27).
La preghiera del fariseo dimostra il suo orgoglio, si vanta di sé stesso!
      
Tutt’altra cosa è: 
B) La preghiera del pubblicano. 
v.13: “Ma il pubblicano se ne stava a distanza e non osava neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: ‘O Dio, abbi pietà di me, peccatore!’”.
Il pubblicano apparteneva alla classe più odiata dei Giudei perché si trattava della persona preposta alla raccolta delle tasse e vivevano approfittandosi del popolo  ( Cfr. Luca 19:8).
Il fatto che un pubblicano va al tempio per pregare sarebbe suonato strano e sconvolgente alle orecchie della gente, perché uno così difficilmente sarebbe andato al tempio a pregare, infatti, di solito erano irreligiosi e sicuramente, nessun ascoltatore della parabola aveva mai sentito una cosa del genere!
Pertanto questo esempio serve a sconvolgere ancora di più coloro che si credevano giusti come i farisei (Luca 5:5; 7:34; 15:1).

Nel modo e nel contenuto della preghiera il pubblicano si differenzia dal fariseo.
Vediamo innanzitutto che:
(1) Il pubblicano stava in disparte dal fariseo e dagli altri oranti, quale segno d’ indegnità davanti a Dio e agli altri (1 Corinzi 15:9).
Questo senso d’indegnità deve caratterizzare la nostra fede e quindi anche la nostra preghiera.

(2) Il pubblicano non assume la postura abituale dell’orante, cioè in piedi e con gli occhi e le mani rivolte verso l’alto (Salmi 123:1; Giovanni 11:41; 1 Timoteo 2:8), ma tiene le mani entrambe abbassate, il che indica la vergogna per i suoi peccati che deriva dal senso di colpa (Esdra 9:6. Cfr. Romani 6:21).

(3) Il pubblicano si batte (etypten- indicativo imperfetto attivo) il petto continuamente, in successione rapida, questo è segno di estremo tormento, dolore, o contrizione (Luca 8:52; 23:27) come indica anche la preghiera (Cfr. Luca 23:48; Cfr. Matteo 5:4; Giacomo 4:7-10).
Il fariseo pensava agli altri come peccatori, il pubblicano pensava solo a se stesso come peccatore e non guardava agli altri. Questo è un segno di vera contrizione. Il pubblicano non cercava alcun conforto osservando gli altri, ma vede solo se stesso davanti a Dio, e si vede per quello che è: peccatore che non è in grado di rispondere a Dio per i suoi peccati.
Più cresciamo nella fede è più dovremmo avere la consapevolezza, il peso e l’orrore del peccato, perché il cristiano maturo nella sua crescita avrà una maggiore conoscenza di Dio e comunione con Lui.

(4) Il pubblicano invoca la pietà di Dio.
v.13: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!”.
Noi notiamo che a differenza del fariseo il pubblicano fa cordoglio per i suoi peccati! Il pubblicano sentiva il peso del suo peccato! È molto interessante che “abbi pietà” (hilasthēti -imperativo aoristo passivo) il modo è  molto forte e indica  “sii misericordioso, propizio, favorevole verso di me”. In Ebrei 2:17 questa parola è associato a Gesù, al suo sacerdozio per l’espiazione dei peccati! “Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione (hilaskesthai- indicativo presente medio)dei peccati del popolo”. 
Mentre il sostantivo (hilastērion) è usato in Romani 3:25; 1 Giovanni 2:2; 4:10; Ebrei  9:5 per indicare che Gesù è il sacrificio propiziatorio. Il propiziatorio era il luogo in cui tale espiazione o propiziazione avveniva tramite l’offerta di sacrifici di animali sotto l’Antico Patto che simboleggiavano quello di Cristo (Ebrei 9), Gesù secondo il piano salvifico di Dio, divenne sacrificio propiziatorio per sempre con il Nuovo Patto. Sacrificio propiziatorio, indica che Gesù non solo copre i peccati di coloro che gli appartengono davanti a Dio, ma anche calma l’ira di Dio! (Cfr. Isaia 53:2-7; Giovanni 3:36; Romani 5:9-11).
Forse mentre guardava il fumo del sacrificio offerto che bruciava, il pubblicano bramava che i suoi peccati venissero perdonati e l’ira di Dio fosse rimossa da lui.
Quindi il pubblicano ha chiesto nella sua preghiera, la misericordia di Dio per i suoi peccati, che siano coperti, perdonati e la collera divina rimossa da lui!  Ma senza sacrificio di Gesù non c'è remissione (Ebrei 9:22) 
         
Vediamo:
C) L’uomo che è stato giustificato: il pubblicano.
v.14: “Io vi dico che questo tornò a casa sua giustificato, piuttosto che quello; perché chiunque s'innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”.
Nella cultura giudaica tra i farisei e i pubblicani, si pensava che i farisei avrebbero avuto la strada più aperta per il cielo.  Ma Dio conosce i cuori comunque in Luca 16:15 leggiamo di Gesù: “Ed egli disse loro: ‘Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio’”.  
Non è stato giustificato il più religioso, il fariseo, ma il pubblicano! Il termine "giustificato" (dikaióō) ha il senso, come ne parla Paolo, forense, legale, vale a dire che Dio dichiara giusto il peccatore perdonandolo. Indica mettere il peccatore nella posizione appropriata, giusta davanti a Dio, in cui Dio è soddisfatto e il peccatore accettato! (Romani 4:23-25; 5:1-2).

Come mai il fariseo che in apparenza aveva fatto ciò che diceva la legge, non è stato giustificato? 
(1) Perché egli non si considerava un servo indegno avendo fatto solo il suo dovere (Luca 17:10).
In realtà egli riteneva di aver fatto di più di quello richiesto da Dio.

(2) Perché egli era orgoglioso si considerava giusto secondo la propria giustizia e nel trattare dall’alto in basso e giudicando il pubblicano disprezzandolo! (cfr. Romani 10:3-4; Filippesi 3:9).
In questa parabola non è condannato il modo di vivere del fariseo, perché Dio vuole che noi non rubiamo, che non siamo ingiusti, o adulteri, che diamo la decima e digiuniamo, ne vuole che imitiamo lo stile di vita peccaminoso del pubblicano!
In questa parabola si rimprovera al fariseo soltanto di aver un’elevata opinione di sé stesso confrontandosi e mettendosi al di sopra degli altri. Il filosofo Epitteto (50-125 d.C.) era del parere che non è opportuno confrontare i risultati di uno con quelli degli altri. È una cosa vana e volgare da fare. Questo è stato uno dei peccati del fariseo.
La preghiera del fariseo dimostra il suo orgoglio, si vanta di se stesso pensando di essere l’unico giusto sulla terra!      
La preghiera del fariseo dimostra ancora l'orgoglio nel confidare in sé stesso per essere approvato da Dio!

(3) Perché la giustizia umana, perfino come quella dei farisei, non può soddisfare pienamente la giustizia di Dio (Romani 9:30-33).
In Matteo 5:48 Gesù ci dice: “Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste”. Lo standard che Dio richiede è la Sua perfezione! In questo siamo tutti mancanti; infatti il profeta ci dice che tutta la nostra giustizia è un abito sporco davanti a Dio (Isaia 64:6).   
Noi siamo giustificati in Cristo per la sola grazia di Dio e non per le nostre opere o meriti! (Romani 3:21-28; 4:4-5; 5:1; 2 Corinzi 5:21; Galati 2:16; Filippesi 3:4-9). 
Non c’è nessuno che abbia qualcosa per cui vantarsi davanti a Dio! Quindi voler essere giustificati per la propria giustizia, è una falsa sicurezza! Perché tutto il meglio che possiamo fare non ci salva dall'ira di Dio!
Inoltre la salvezza per grazia significa che non ci possiamo mai sentire religiosamente superiori a un altro disprezzandoli, perché anche noi siamo peccatori. 

II IL PRINCIPIO TEOLOGICO (v.14).
 v.14: “perché chiunque s'innalza sarà abbassato; ma chi si abbassa sarà innalzato”.
L’arroganza spirituale sarà umiliata! Questa esaltazione presuntuosa di sé, Dio la rovescia!

A) Questa parabola c’insegna qual è la via della salvezza e la vera devozione: l’umiltà!          
Umiltà significa riconoscere il nostro stato di mancanti davanti a Dio e dipendere totalmente da Dio e non da noi stessi!          
Il punto centrale, dunque, è l’atteggiamento di umiltà che dobbiamo avere nella vita e nelle preghiere davanti a Dio, così saremo esauditi! Il principio teologico fondamentale che troviamo qui è che Dio onora l’umiltà!
Noi troviamo questa verità in diverse parti nella Bibbia: In Salmi 34:18 è scritto: “Il SIGNORE è vicino a quelli che hanno il cuore afflitto, salva gli umili di spirito”.                        
Salmi 51:17: “Sacrificio gradito a Dio è uno spirito afflitto; tu, Dio, non disprezzi un cuore abbattuto e umiliato”.    
Giacomo 4:6: “... Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore; perciò la Scrittura dice: ‘Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili’”.        
L’umiltà è illustrata nei bambini. In Luca 18:15-17 leggiamo: “ Portavano a Gesù anche i bambini, perché li toccasse; ma i discepoli, vedendo, li sgridavano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: ‘Lasciate che i bambini vengano a me, e non glielo vietate, perché il regno di Dio è per chi assomiglia a loro. In verità vi dico: chiunque non accoglierà il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà affatto’”.
Chi non riceve il regno di Dio come un bambino non sarà salvato.
Questo significa due cose:
• Che i bambini sono salvati.
• Che chi vuole essere salvato deve assomigliare ai bambini, deve ricevere il regno di Dio
come i bambini.

Qual è la natura dei bambini e cosa fa?
(1) Il bambino non aveva valore secondo la mentalità giudaica.
Al bambino non era data molta importanza, i bambini erano visti senza valore perché non erano maturi nel senso di capacità spirituali (cfr. Matteo 18:10; 1 Corinzi 13:11; 14:20). Il bambino non aveva nulla da mostrare, nessuna opera da far valere.
Quindi per la salvezza non dobbiamo far valere i nostri meriti perché non li abbiamo (Romani 4:4-5; Filippesi 3:4-9).

(2) Il bambino è impotente e dipendente dall’adulto. 
Il bambino è incapace di fare certe cose e non ha niente da dare. Così noi dipendiamo interamente da Dio per la nostra salvezza come i bambini dipendono dai loro genitori.   

(3) Il bambino è semplice e spontaneo (Matteo 11:25).
Il bambino crede a quello che gli si dice, quindi significa porre fiducia, accogliere il Vangelo così com'è. Vediamo perciò, che una persona salvata è umile e crede. Affidati a Gesù per la tua salvezza.

B) Questa parabola c’insegna come nasce l’umiltà.
(1) Il pubblicano c’insegna che l’umiltà nasce dal confronto con la legge e la santità di Dio. 
Dio è al centro della sua preghiera, perché si vede giudicandosi alla luce del modello della legge di Dio e del carattere di Dio, perciò si considera un peccatore e invoca la misericordia di Dio.
Jonathan Edwards disse: “L'umiltà può essere definita come un abito della mente e del cuore corrispondente alla nostra indegnità comparativa e viltà davanti a Dio”.
L’umiltà non è altro che morire a noi stessi davanti la visione della maestà di Dio! Quando sei consapevole di quello che è Dio, allora il tuo io diventa niente! Quando ci confrontiamo con Dio allora diventiamo un nulla! Abramo mentre pregava Dio si considerava "polvere e cenere" (Genesi 18:27) o come Isaia davanti la gloria di Dio si umiliò davanti a Dio (Isaia 6:1-6). O quando Pietro sperimentò la potenza di un miracolo di Gesù disse a Lui: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore” (Luca 5:8). 
Perciò il pubblicano non si confronta con gli altri e nemmeno con quello che fa, come il fariseo, ma con la legge e la grandezza di Dio!
Vuoi imparare l’umiltà che la via della salvezza, allora confrontati con Dio!

(2) Il pubblicano ha usato l’espressione “abbi pietà di me” per indicare l’espiazione dei peccati tramite sacrificio.
Come non c’è espiazione dei peccati senza sacrificio, così non c’è umiliazione senza il guardare al sacrificio di Cristo. La croce è la via della nostra umiltà perché ci parla di quanto Dio è santo  e di quanto noi siamo peccatori!
La croce indica che sei un peccatore! In questo senso quando noi contempliamo e ci rispecchiamo alla croce, lo Spirito Santo opera in noi e quindi ci umiliamo! (Cfr. Matteo 5:3).             
Il vescovo anglicano John Ryle (1816-1900) disse: “La persona che realmente conosce se stesso e il proprio cuore, che conosce Dio e la sua infinita maestà e la santità, che conosce Cristo e il prezzo con il quale egli è stato redento, persona non sarà mai una persona orgogliosa”.  
Come cristiani, come discepoli di Gesù, Colui che morì sulla croce, Colui che è stato umile (Filippesi 2:5-11; Matteo 11:29), siamo chiamati a seguire il Suo esempio di umiltà. Gesù umiliò se stesso, spogliandosi della Sua divinità, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini, facendosi ubbidiente al Padre fino alla morte in croce.  Perciò se vuoi imparare l’umiltà, guarda all’esempio di Cristo! 

CONCLUSIONE. 
Proverbi 18:12: “Prima della rovina, il cuore dell'uomo s'innalza, ma l'umiltà precede la gloria”.
Se non sei umile riconoscendo di avere bisogno di Dio a causa dei tuoi peccati e se non ti affidi  completamente a Dio in Cristo per essere salvato, ti aspetta la rovina! Ti aspetta l’inferno!
Forse non c’è nulla di più chiaramente condannato nella Bibbia come l’orgoglio o di una trappola che l’uomo cade facilmente come l’orgoglio.
Noi abbiamo visto che l’umiltà davanti a Dio è collegata con gli uomini! 
Se non sei umile davanti a Dio non lo sarai con gli uomini.
L’umiltà caratterizzerà il nostro cammino di fede e il nostro servizio cristiano. Come Gesù è stato umile ubbidendo, facendo ciò che gli chiedeva il Padre e dipendendo completamente dal Padre (Giovanni 6:38; Filippesi 2:5-11; Ebrei 10:9), così farà anche il credente! 
In Matteo 11:28-30 leggiamo: “Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo.  Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero”.
Il giogo era quel pezzo di legno che si metteva sui buoi per arare, e camminavano insieme e si sostenevano insieme.
Prendere il giogo di Gesù significa camminare in sottomissione a Gesù! (Geremia 2:20, Lamentazioni 3:27)
Sarà un carico pesante? No. Il giogo è dolce e il carico leggero!