mercoledì 17 aprile 2013

La religione autentica approvata da Dio


 Giacomo 1:26-27: La religione autentica approvata da Dio.
Noi pensiamo tantissime cose, alcune possono essere giuste, altre sbagliate, ma nel rapporto con Dio non è importante ciò che noi pensiamo, ma ciò che pensa Dio!
“Se uno pensa” (dokei) significa considerare, credere (Giovanni 5:39; 16:2; Atti 27.13; 1 Corinzi 7:40; Filippesi 3:4). Si riferisce a un’opinione soggettiva, a  una valutazione personale sbagliata, a una falsa opinione. (Matteo 3:9;6:7; 26:53; Marco 6:49; Luca 8:18; 12:51; 13:2; 19:11; 24:37; Atti 12:9; Galati 6:3-5.    
A quale tipo di opinione sbagliata si riferisce Giacomo? Al fatto che: si può pensare di essere religiosi (thrēskos), ma senza controllare la propria lingua, senza essere caritatevoli e senza conservarsi puri dal mondo! 
Dicono gli psicologi che la mente umana in un giorno supera i 10.000 pensieri, in un anno  sarebbe 3.500.000.  Molti di questi pensieri non danno gloria a Dio e sono ingannevoli come appunto pensare di essere religiosi, ma senza tenere a freno la lingua, senza essere caritatevoli e senza santificazione.
Giacomo in questi versetti sta parlando di due tipi di religione: la vana religione e quella autentica approvata da Dio!
La parola “religione” non è molto comune nella Bibbia, specialmente l'aggettivo "religioso". L’etimologia della parola non è sicura, ma apparentemente la sua origine è tremare, avere paura degli dèi, questa paura era usata in relazione all’adorazione, appunto degli dèi. 
Quindi “religioso” (thrēskos)viene dalla parola “religione” (threskeía) come usata al v.27 e indicava il servizio cerimoniale, i rituali, pratiche e osservanze esterne  come il donare, la preghiera e il digiuno (Matteo 6:1-18; Atti 26:5; Colossesi 2:18).
Il religioso indicava chi era devoto, zelante e scrupoloso nelle pratiche esterne, che si preoccupava dei dettagli, che metteva molta attenzione  nelle parole e nella forma (Cfr. Michea 6:6-8; Matteo 23:23). Questa parola poteva e può avere una connotazione positiva o negativa, positiva se era una religiosità sincera nelle azioni e nelle parole, negativa se era ipocrita come quella dei farisei. (Matteo 23:25-26; Luca 11:41;  Matteo 5:8; Marco 7:15-23).
C'è la tendenza a pensare che è sufficiente conformarsi ai rituali e alle cerimonie del cristianesimo, e si dà poca importanza a ciò che c'è nel cuore. Alcuni pensano che una semplice professione di fede è sufficiente, e che la benedizione di Dio ricade su coloro che si impegnano in un numero prescritto di azioni senza aver riguardo alla condizione del proprio cuore (1 Samuele 16:7; Matteo 5:8).
In Matteo 15:8-9 leggiamo che Gesù non approva coloro che si avvicinano a Lui solo con le labbra: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me. Invano mi rendono il loro culto, insegnando dottrine che sono precetti d'uomini". (Cfr. Matteo 23:25-26).

Qui, religione è inteso nel senso positivo, cioè di uno che davvero teme il Signore nel cuore e lo dimostra nella pratica, servendolo diligentemente e con zelo. Giacomo non sta parlando di come diventare cristiani, ma sta parlando alle caratteristiche che hanno i cristiani. 
A Giacomo non interessa dare una definizione completa della religione, ma ci ricorda che se mancano certe caratteristiche non è una religione approvata da Dio!
La religione "pura" (Kathara) e "senza macchia" (amiantos) insieme hanno essenzialmente lo stesso significato, ma uno rappresenta l’aspetto positivo ed uno l'aspetto negativo, messi insieme indicano la purezza assoluta e in questo contesto indica una purezza di condotta morale approvata da Dio, infatti dice davanti a Dio e Padre. (Puri: Salmi 50:12; Proverbi 12:27; 1 Pietro 1:22; 2 Timoteo 2:22. Senza macchia: Ebrei 7:26; 13:4; 1 Pietro 1:4)
“Davanti Dio e Padre” indica davanti gli occhi di Colui che ci ha creati e implica il dare conto e cercare, o avere la Sua approvazione (1 Cronache 29:10; Galati 3:11; 2 Tessalonicesi 1:6; 1 Pietro 2:4,20). 
Quali sono le caratteristiche della religione autentica approvata da Dio?

Una religione autentica approvata da Dio è quando c’è il:
I CONTROLLO DELLA PROPRIA LINGUA: L'ESERCIZIO DELLA PADRONANZA.
v. 26: "Se uno pensa di essere religioso, ma poi non tiene a freno la sua lingua e inganna sé stesso, la sua religione è vana".
Ci sono diversi richiami alla lingua in questa lettere, questo perché in queste chiese a cui scrisse Giacomo c’era un problema serio con il parlare (Giacomo 1:19; 2:12; 3:1–3, 14–18; 4:1-3,11–12). 

Ma vediamo:
A) Il Significato di tenere a freno la lingua.
"Tenere a freno" (chalinagōgeō- participio presente attivo) significa auto-controllarsi, significa mettere la briglia come a un cavallo per governarlo, condurlo, controllarlo come  è scritto in Giacomo 3:3. (Cfr. Salmi 32:9; 39:1; 141:3; 2 Re 19:28; Isaia 30:28; 37:29).
Perciò "tenere a freno" significa controllare il cavallino rampante della lingua!     
Questa è una affermazione spiritualmente terrificante! Una mancanza di autocontrollo della lingua suggerisce una fasulla devozione religiosa! 
Perciò, essere religioso nel senso che Dio approva significa tenere a freno la lingua. Giacomo dice: "se tu pensi di essere veramente un servo zelante e scrupoloso di Dio, ma non hai autocontrollo, non tieni a freno la lingua, la tua religione è vana, non sei un vero religioso secondo il cuore di Dio, ma stai ingannando te stesso".  
Una vera prova di autentica religione cristiana di un uomo non è la sua capacità di parlare, come siamo così inclini a pensare, ma piuttosto la sua capacità di tenere a freno la propria lingua!
"Tenere a freno la lingua" indica non essere calunniosi, dicendo in giro bugie diffamatorie, essere vanagloriosi, dire parole offensive, bestemmie, parole oscene, sciocche o volgari, il gossip, critiche distruttive,ecc.
Modi immorali di parlare non possono essere giustificati biblicamente dicendo che in qualche modo sono di secondaria importanza.
Le parole possono essere costruttive o dannose. 
Una parola disattenta può suscitare conflitti; una parola crudele può distruggere una vita. 
Una parola amara può instillare odio; una parola brutale può colpire e uccidere. 
Una parola gentile può lenire il dolore o la preoccupazione; una parola gioiosa può dare luce. 
Una parola tempestiva può ridurre lo stress, una parola d'amore può guarire e benedire.
Efesini 4:29: "Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta".

Noi vediamo tre caratteristiche di coloro che non tengono a freno la lingua.

Primo:
1) L’Inflessibilità della lingua.
Anche il vero credente a volte non riesce a controllare la propria lingua. Questo non significa che la nostra religiosità non sia autentica, ma Giacomo sottolinea una lingua abitualmente sfrenata! Uno stile di vita!

Secondo:
2) L’Inganno di noi stessi.
 v.26: "Inganna se stesso".
“Inganna” (apatōn- participio presente attivo) significa che ti stai sbagliando, sei in errore, che stai credendo a qualcosa che non sei, a qualcosa che non è conforme a verità. (Efesini 5:6; cfr. Romani 16:18; Isaia 36:14). 
Come il diavolo ingannò Eva facendogli credere alla menzogna che non sarebbe morta se avesse mangiato il frutto dell’albero proibito (Genesi 3:13; 1 Timoteo 2:14).
Ma qui siamo noi che ci inganniamo se pensiamo di essere qualcosa che non siamo! 
“Se stessi”(kardia) si riferisce al proprio cuore e sottolinea la qualità morale del suo errore.
Possiamo ingannare il nostro cuore, ma non certamente Gesù come vediamo in Matteo 7:21-22: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?' Allora dichiarerò loro: 'Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!'" 

Terzo:
3) L’Inutilità della religiosità.
v.26: "La sua religione è vana".
"Vana"(mataios) indica  vuoto, inattivo, trascurabile, frivolo, infruttuoso, futile, senza vita e verità, quindi ingannevole perché è in contrasto con la solida e valida realtà di Dio; quindi è vana perché questo tipo d religione non è approvata da Dio e perciò non serve a niente. ( Ezechiele 13:6-9; Zaccaria 10:2; Lamentazioni 2:14; Geremia 23:16-17; Levitico 17:17; Isaia 2:20; Geremia 8:19; 10:3,15; 51:18; 1 Re 16:13; 2 Re 17:15; 1 Corinzi 3:19-20; Romani 1:21; Atti 14:15; 1 Pietro 1:18; Efesini 4:17).      
"Vana" indica il rifiuto enfatico di Giacomo che una fede disobbediente è come una falsa fede. La fede salvifica genuina produrrà azioni di ubbidienza alla Parola di Dio nella vita del credente.
Perciò se la lingua di qualcuno è abitualmente sfrenata, anche se la sua frequenza in chiesa è impeccabile, la sua conoscenza della Bibbia invidiabile, le sue molte preghiere edificanti, la sua decima esemplare, anche se si considera religioso, sta ingannando se stesso e la sua religione è inutile! 
Giacomo ammonisce i destinatari della lettera dicendogli che non possono pensare di essere approvati da Dio, quindi essere nella vera religione, se non tengono a freno la lingua.
Se la tua lingua è abitualmente, costantemente sfrenata non sei veramente devoto a Dio, ma stai solo ingannando te stesso, letteralmente il tuo cuore!         
      
Che cosa ci può aiutare a tenere a freno la lingua?
Primariamente dobbiamo capire: 
B) La Sorgente del nostro parlare.
Un predicatore con il martello in mano, stava facendo dei lavori nella chiesa, notò che uno degli uomini lo seguiva dovunque andava, così il predicatore chiese perché lo stava seguendo. L'uomo rispose: "ti seguo per sentire quello che dirai quando ti darai una martellata al pollice!".
Quando siamo sotto pressione si vede la nostra vera spiritualità!
Dove attinge la nostra lingua? Perché parliamo in un certo modo?
C’è un collegamento tra cuore e lingua perché da quello che abbiamo nel cuore la bocca parla. Gesù in Matteo 12:34-35: "Razza di vipere, come potete dir cose buone, essendo malvagi? Poiché dall'abbondanza del cuore la bocca parla.  L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie".  

In primo luogo noi vediamo che:
(1) Uno parla secondo come è: se è malvagio dirà cose malvagie, se è buono dirà cose buone.     
     
In secondo luogo:
(2) La fonte dove attinge la lingua è il proprio cuore.  
Pertanto noi dobbiamo rifiutare di pensare a tutto ciò che non glorifica Dio! L'apostolo Paolo scriveva:
"Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri"  (Filippesi 4:8).

Che cosa ci può aiutare a tenere a freno la lingua? Vediamo:
C) Il Segreto di parlare in modo che Dio approva.       
Il segreto è avere Gesù nel cuore!
Efesini 3:17: "e faccia sì che Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori". Ora questa è una preghiera di intercessione di Paolo per i credenti! Ma forse Gesù non abita nei credenti? In realtà "abiti" (Katoikeo) indica risiedere, abitare permanentemente. Perciò non indica una dimora transitoria in un luogo.
Paolo sta parlando di una dimora permanente (Katoikeo) in contrasto con una visita o soggiorno occasionale (Luca 24:18; Ebrei 11:9 - Paroikeo), come cercare un riparo quando sei colto all’improvviso dalla pioggia e ti ripari sotto un balcone  o alloggiare in albergo per qualche giorno, occasionalmente.
Paolo non vuole dire che Gesù può andare via dal credente o che non ci sia, ma ha in mente un senso più pieno, maturo nel senso di Galati 2:20: "Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me". (Cfr. Galati 4:19).
Possiamo dire che Paolo prega affinché in ogni credente Cristo sia presente in modo ideale, profondo, totale, completo. Si riferisce alla sottomissione totale: permettere a Cristo di essere il fattore dominante nei nostri atteggiamenti e condotta.
Gesù nei credenti non deve essere un semplice ospite, ma il Padrone di casa! Se Cristo abita veramente in noi il nostro carattere, il nostro comportamento e quindi il nostro modo di parlare ne saranno profondamente influenzati!

La religione autentica approvata da Dio è quando c’è:
II LA CARITÀ:L’ESERCIZIO DELLA PIETÀ.  
v.27: "La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni".

La carità implica:
A) Soccorso.
Il vero discepolo di Gesù è un soccorritore.
“Soccorrere” (episkeptesthai infintivo presente medio) indica il guardare, il visitare una persona con l’intento di aiutarla, quindi avere uno scopo utile con l’idea di preoccuparsi, di interessarsi prendersi cura, non è una semplice visita di cortesia!
Questa parola è usata nel Nuovo Testamento per indicare la visita ai credenti malati e in prigione in (Matteo 25:36,43) oppure Paolo che disse a Barnaba di visitare le chiese che avevano fondato per vedere come stavano (Atti 15:36). Ma il modo più importante come veniva usata questa parola è per Dio per i suoi atti salvifici, Dio ha visitato il Suo popolo Israele salvandoli da una brutta situazione come la schiavitù in Egitto (Genesi 21:1; 50:24; Esodo 3:16-17; 4:31; Giosuè 8:10; Rut 1:6; 1 Samuele 2:21; Luca 1:67-75; Ebrei 2:6).
Quindi il senso della parola "soccorrere" è quello dell’essere presenti, essere interessati, preoccupati, di provvedere, infatti 1 Timoteo 5:8 la stessa parola è usata per provvedere a quelli di casa propria, contesto parla di vedove, chi non provvede ai bisogni dei suoi ha rinnegato la fede.
Il discepolo di Gesù è presente nell’ aiutare gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni. Questa è la carità cristiana che dovrebbe contraddistinguerci! 1 Giovanni 3:16-18: "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: egli ha dato la sua vita per noi; anche noi dobbiamo dare la nostra vita per i fratelli.  Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui?  Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e in verità".

La carità implica:
B) Sollecitudine.
Vediamo quali sono le motivazioni o gli stimoli per soccorrere gli orfani e le vedove.        
  
La prima sollecitudine è:
(1) La Cura del Padre per loro.
Dio è Padre degli orfani e delle vedove e si prende cura di loro. 
Nel Salmo 68:5 leggiamo: "Dio è padre degli orfani e difensore delle vedove nella sua santa dimora" (Deuteronomio 10:18;146:9).

La seconda sollecitudine è:
(2) Il Comando di Dio per noi.
Dio ci comanda di prenderci cura degli orfani e delle vedove.
È comandato nell’Antico Testamento: nella legge (Esodo 22:22-23; 23:9; Levitico 19:9-10; 19:33; 23:22; Deuteronomio 10:17-19; 14:28-29; 16:9-15; 24:17-18; 26:12-15; 27:19); nei profeti (Amos 2:6-8; 3:2; Osea 12:8-9; Miche 3:1-4; Sofonia 1:9; Zaccaria 7:8-10; Malachia 3:5; Isaia 1:17, 3:5,14-15; 5:7-10; 58:6; Geremia 5:28; Geremia 22:3; Ezechiele 22:27); negli scritti sapienziali (Proverbi 19:17; 21:3; 31:9); e quindi nel Nuovo Testamento ( Atti 6:1; 1 Timoteo 5:3-16).

Ma orfani e vedove sono:
C) Il Simbolo dei bisognosi.
Gli orfani e le vedove non erano tutelati e non avevano difensori dei loro diritti ed erano lasciati all’arbitrio dei loro ricchi e potenti avversari (Marco 12:40). Ma questo non significa che bisogna aiutare  solo queste due categorie! Quest’applicazione non va fatta in senso stretto, ma questi rappresentano gli indifesi, gli impotenti, i bisognosi per eccellenza.
Quando Giacomo parla degli orfani e delle vedove, lui sta menzionando una specifica classe di persone bisognose, ma lui non vuole necessariamente limitare la nostra attenzione e aiutare questi, ma include tutti coloro che sono bisognosi.
La parola "afflizione" (thlipsis) è pressione o stress causata dalle circostanze come quando Israele era schiavizzato dall’Egitto (Esodo 4:31; Atti 7:10) può essere reso anche con sofferenza (Colossesi l.1:24), tribolazione (Marco 13:19; Romani 8:35). Nel contesto i fratelli poveri erano sotto pressione (Giacomo 1:9-11; 5:1-6).
Si riferisce all'impotenza di queste persone, alla loro incapacità di proteggersi o prendersi cura di sé stessi.
Ci sono delle belle promesse per chi aiuta il povero!
Proverbi 19:17: "Chi ha pietà del povero presta al Signore, che gli contraccambierà l’opera buona".
Salmi 41:1: "Beato chi ha cura del povero! Nel giorno della sventura il Signore lo libererà". 
C’è un brutto avvertimento  per chi non aiuta il povero! questo lo leggiamo in Proverbi 21:13: "Chi chiude l’orecchio al grido del povero, griderà anch’egli, e non gli sarà risposto".
Pertanto se c’è qualcuno bisognoso siamo chiamati ad aiutarlo! Giacomo 4:17 dice: "Chi sa fare il bene e non lo fa commette peccato".         
A volte qualcuno dice: "Se avessi un milione di euro, aiuterei questo e quell’altro". Come quel nuovo convertito, tanti anni fa che andò da quel missionario che lo portò a Cristo e dichiarò la sua determinazione a dare parte di quello che lui aveva al Signore. Lui disse: "pastore, se io avessi 50 maiali, io ne darei 25 a Dio".  "Questo è molto bello e se tu ne avessi 30 ne daresti 15 a Dio?" disse il missionario. "Certamente", rispose il neo-credente. "E se tu ne avessi dieci ne daresti cinque di loro?" Chiese di nuovo il missionario. "Lei sa che io posso"  rispose il neo-credente. Poi il missionario gli disse: "Se lei avesse due maiali ne darebbe uno a Dio?" "Pastore, non mi chieda questo. Con due maiali non posso".     
Questo neo-credente era disposto a dare tutto quello che lui non aveva, ma non parte di quello che lui aveva!!!!                
Si può essere generosi a parole ipoteticamente per cose che non abbiamo, mentre siamo chiamati a dare parte di quello che abbiamo in modo gioioso (2 Corinzi 9:6-8; 8:12-13).

La religione autentica approvata da Dio è quando c’è la:
III CONSERVAZIONE:L’ESERCIZIO DELLA PUREZZA.

La conservazione indica una: 
A) Condizione Stabile.
Il verbo “conservarsi” (presente attivo) comporta il senso della durata, cioè ogni giorno.

La conservazione indica una: 
B) Condizione da Salvaguardare. 
“Conservarsi” (tērein) è tenere in vista, guardare attentamente e quindi mantenere una certa condizione o stato. Questa parola era usata per tenere in custodia, fare la guardia, proteggere come i soldati con i prigionieri per non farli scappare via (Luca 22:63; Atti 12:5; 16:23), ma è usato anche per Dio con i discepoli per proteggerli, preservarli (1 Giovanni 5:18; Giovanni 17:11,15; cfr. Proverbi 2:7,11; Esdra 8:29).
Perciò "conservarsi" indica che noi siamo responsabili della nostra condizione e quindi dobbiamo          impegnarci a conservarci puri dal mondo! (Cfr.1 Timoteo 5:22). Noi dobbiamo fare del nostro meglio, stare attenti, in guardia per preservarci dalla contaminazione del mondo.

Quindi la conservazione è una:
C) Condizione Santa.
“Conservarsi puri dal mondo” indica mantenere se stessi puri in senso morale, è la santificazione.

Conservarsi puri significa essere:
(1) Immacolati.
“Conservarsi puri”(aspilon) significa senza macchia, difetto, colpa o corruzione. La parola “puri”, tradotta con senza macchia e immacolati la troviamo più di una volta insieme alla parola irreprensibile, che non si può rimproverare, biasimare perché il comportamento è esemplare, senza macchia di peccato! Difetto (anepilēmptos 1 Timoteo 6:14;  amōmētos 2 Pietro 3:14)      
In 1 Timoteo 6:14 leggiamo: "Ti ordino di osservare questo comandamento da uomo senza macchia, irreprensibile, fino all'apparizione del nostro Signore Gesù Cristo".
Mentre in 2 Pietro 3:14: "Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili nella pace". Pietro sta parlando della fine di questa terra e dei nuovi cieli e della nuova terra dove abita la giustizia, aspettando queste cose dice Pietro dobbiamo fare in modo di essere trovati immacolati, vale a dire puri.    

Conservarsi puri dal mondo indica essere:
(2) Incontaminati dal mondo.(kosmos)
Un predicatore una volta visitò una zona dove c’erano miniere di carbone. La città vicina era molto desolante: gli edifici, gli alberi erano tutti anneriti dalla polvere di carbone. Questo missionario stava camminando con un caposquadra e si accorse tra le piccole margherite, di un fiore dai petali bianchissimi. Il predicatore disse con un tono meravigliato: "Che cura! Sicuramente il proprietario si prende cura di questo fiore, visto che è così pulito!" Il caposquadra prende una manciata  di polvere di carbone e la getta sul fiore, ma immediatamente quella polvere cadde e scivolò sul terreno, e il fiore rimase pulito senza macchia come prima. Il caposquadra spiegò dicendo: " questo fiore ha uno smalto che impedisce a qualsiasi polvere di attaccarsi su di esso, io penso che è stato creato per stare in questo posto". 
Che tipi di cristiani vogliamo essere? 
Vogliamo essere come quei edifici, quegli alberi anneriti dall'inquinamento del mondo oppure come quel fiore che non si lascia contaminare dal mondo? Il mondo non deve avere presa su di noi! Deve scivolare su di noi senza prenderci! Siamo chiamati a conservarci puri dal mondo, questo fa parte della religione pura e senza macchia approvata da Dio!
Il mondo ha diversi significati nel Nuovo Testamento, ma qui ha un significato etico, indica quel sistema in opposizione a Dio ed indifferente verso di Lui. Designa l’umanità caduta nel peccato completamente depravata, rovinata ed estranea, completamente in disaccordo con Dio, il mondo non è salvato ed è ostile, ribelle a Dio. (Giovanni 7:7).
Tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno (Giovanni 12:31b; 16:11; Efesini 2:1-3). L'apostolo Giovanni dice: "Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno" (1 Giovanni 5:19).
Chi ama il mondo, nel senso di principi peccaminosi non ama Dio! 1 Giovanni 2:15-17: "Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui.  Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno".
John Stott a riguardo scrive: " Se la visione di un mondo che rifiuta Cristo e l’aspirazione per esso prendono completamente un uomo, è evidente che egli non ha amore per il Padre”.
Se il mondo odia ed è ribelle a Dio come noi possiamo amare Dio e nello stesso tempo il mondo? Non è possibile!
L’amore per il mondo e il Padre si escludono a vicenda, sono due cose incompatibili o c’è l’uno o l’altro!            
Perciò la vera religione consiste nella santità, nella purezza!

CONCLUSIONE.
Noi vediamo che il cristiano è chiamato a prendersi cura degli altri, ad andare incontro agli altri e a prendersi cura di sé stesso; positivamente ad amare gli altri, negativamente a prendere le distanze dall'inquinamento del mondo.
La religione cristiana è vana, inutile non serve a niente, quando non c’è un riscontro pratico come il controllo della lingua, la carità e la conservazione dal peccato! (Isaia 1:10-27; Osea 6:6; Amos 5:21-26; Michea 6:8). 
Il cristianesimo non è una religione di fatti morti, è un rapporto con Gesù Cristo. Si tratta di uno stile di vita che segue  Cristo nell’obbedienza. Come è possibile tutto ciò? È possibile perché il regno di Dio non sono chiacchiere, ma è la potenza di Dio! (2 Corinzi 4:20).
Martin Lloyd Jones disse: "Quello che ci rende dei veri Cristiani è che Dio fa qualcosa per noi; non siamo noi che prendiamo in mano il Cristianesimo, che l’adottiamo, ma è esso che prende noi, una grande potenza viene su di noi e dentro di noi, opera in noi e ci trasforma da ciò che eravamo in qualcosa di nuovo. Poiché si tratta della potenza di Dio, è qualcosa che influenza profondamente la nostra vita e le nostre azioni; non è qualcosa di superficiale, solo apparente, ma qualcosa che Dio, il Creatore, opera nella profondità della nostra anima”.
Dio viene e libera le persone dal regno del peccato, di Satana e le accoglie nel Proprio Regno in Gesù Cristo! (Colossesi 1:13-14). Così siamo suoi figli, il Suo Spirito riempiendoci prende dimora in noi e ci fornisce un potere straordinario contro il peccato per vivere secondo come vuole Dio controllando la propria lingua, equipaggiandoci nel prenderci cura dei bisognosi e conservandoci puri dal mondo!
In che misura la grande potenza è su di noi e dentro di noi, opera in noi e ci ha trasformato da ciò che eravamo in qualcosa di nuovo, influenzando profondamente la nostra vita e le nostre azioni?
In che misura ci lasciamo controllare dallo Spirito Santo?
Beh lo puoi vedere da come parli, da come sei interessato e ti prendi cura del tuo prossimo, lo puoi vedere dal rapporto dall’influenza che il mondo su di te!  
Hai sperimentato la potenza di Dio?
Cristo vive in te?
Sei ripieno dello Spirito Santo?
Desidera tutto questo e prega con tutto il tuo cuore con un atteggiamento di completo abbandono a Dio, di umiltà e di sottomissione e vedrai grandi cose nella tua vita!