venerdì 19 aprile 2013

La parabola delle dieci mine


Luca 19:11-28: La Parabola delle dieci mine 
Il motivo per cui Gesù racconta questa parabola è duplice: perché erano vicini a Gerusalemme e perché i discepoli avevano false aspettative circa il manifestarsi del regno di Dio, pensavano che si realizzasse immediatamente, in modo terreno, secondo il pensiero giudaico (v.11; Atti 1:6). Più Gesù si avvicinava a Gerusalemme e più l’entusiasmo delle folle e dei suoi discepoli aumentava. 
I discepoli pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Essi pensavano che Dio avrebbe instaurato il Suo regno, che il Messia (Gesù) avrebbe manifestato la pienezza della sua potenza. In questo clima di impazienza e di attesa Gesù insegna questa parabola. 
La parabola aveva il compito di correggere il loro pensiero. Gesù vuole che i discepoli comprendano, che Gerusalemme sarà il luogo della Sua morte e non della manifestazione del Suo regno. (Cfr. Luca 18:31-34).
Quindi i discepoli nel frattempo aspettando il ritorno di Gesù, devono servire Gesù fedelmente e in modo responsabile fino al Suo ritorno, questo è il succo.

Questa parabola si può dividere in quattro parti:
I LA LA RESPONSABILITÀ DATA DAL RE E LA SUA PARTENZA  (vv.13-14).

Noi vediamo:
A) La responsabilità dei servi (v.13).
v.13: “Chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine e disse loro: ‘Fatele fruttare fino al mio ritorno’”.
La parabola inizia con il viaggio di un uomo nobile non identificato. Quest’uomo parte per ricevere l’investitura di un regno dopo di che sarebbe ritornato. Il fatto che Gesù dice “un paese lontano” indica che non possiamo aspettarci un ritorno imminente.
Così questo nobile chiama dieci dei suoi servi e gli affida delle responsabilità, dà le disposizioni per la cura dei propri affari durante la sua assenza.
Il nobile dà a ognuno una mina e dice loro di farli fruttare fino al suo ritorno, si aspetta che i suoi servitori facciano soldi in sua assenza e così avrebbe dato a loro una maggiore responsabilità, dopo aver valutato il loro operato, al suo ritorno. Una mina aveva un valore di circa quattro mesi di salario. 
Gesù dopo la morte in croce, la resurrezione, è asceso in cielo e oggi è seduto alla destra di Dio. In Ebrei 1:3 troviamo scritto: “ Egli, che è splendore della sua gloria e impronta della sua essenza, e che sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza, dopo aver fatto la purificazione dei peccati, si è seduto alla destra della Maestà nei luoghi  altissimi".  
Ma dal cielo, Gesù un giorno ritornerà. In Atti 1:9-11 leggiamo: “Dette queste cose, mentre essi guardavano, fu elevato; e una nuvola, accogliendolo, lo sottrasse ai loro sguardi. E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto, ed è stato elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo’”. (Cfr. Matteo 24-25; Marco 13; Luca 21; Giovanni 14:3; 21:22; Atti 3:19-20; 1 Tessalonicesi  4:16, 17; 2 Tessalonicesi 2:2-3; Ebrei  9:28; 2 Pietro 3:4-9; 1 Giovanni 2:28; Apocalisse 22:20).
Chi è un credente fedele aspetterà Gesù con gioia perché è salvato! Non temerà il Suo ritorno.

Ma noi vediamo:
B) La ribellione dei suoi concittadini (v.14).
v.14: “Or i suoi concittadini l'odiavano e gli mandarono dietro degli ambasciatori per dire: "Non vogliamo che costui regni su di noi”.
I suoi concittadini gli mandarono degli ambasciatori per dirgli che non lo volevano come re. Questi concittadini rappresentano gli ebrei che rigettano, odiano Gesù (Cfr. Salmi 118:22-23; Luca 13:34; 20:17; Giovanni 15:25; 19:14-16; Atti 4:11). 
Anche oggi vediamo che la stragrande maggioranza della gente non ama Gesù, non gli è sottomessa! Riconoscere Gesù come il Signore significa dare conto a Lui della nostra vita e obbedirgli, significa mettere se stessi in secondo piano, ma questo non si vuole! (Luca 14:26).        
Viviamo in un epoca con uno stile di vita narcisista ed egocentrico. Questi due termini indicano che si è innamorati di se stessi e che tutto deve girare intorno a se stessi, si vive per se stessi, si vuole riportare tutto a se stessi, quindi ci si interessa agli altri e alle cose nella misura che ci possono essere utili.
La cultura narcisista ed egocentrica, la vediamo dal fatto che la valutazione della prestanza fisica (la virtù della forza), la valutazione della bellezza esteriore (l’arte dell’attrazione) e la valutazione del denaro (investimenti e pensioni integrative) sono più importanti di qualunque altra cosa compreso Dio!
Ma dove conduce la vita senza Dio? Nel vuoto! Nell’ansia senza punti di riferimento sicuri! Nell’insoddisfazione! La prestanza fisica un giorno finirà, l’attrazione anche e così i soldi non te li porti nella tomba, non ti rimarrà più niente! 
Si vuole soddisfare l’anima, ma se non andiamo a Dio, se noi non mettiamo la nostra vita a posto con Dio, la nostra anima non sarà mai soddisfatta! Il Signore ci invita ad andare da Lui e soddisferà i bisogni della nostra anima. 
In Isaia  55:1-3 leggiamo: “O voi tutti che siete assetati, venite alle acque; voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte! Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, gusterete cibi succulenti! Porgete l'orecchio e venite a me; ascoltate e voi vivrete; io farò con voi un patto eterno, vi largirò le grazie stabili promesse a Davide".     
    
II IL RITORNO E LA VERIFICA DELLA GESTIONE DEI SERVI ( vv.15-26).
Dopo che ha ricevuto il suo regno, il nobile ritorna e chiama i suoi servi a rendere conto. Che cosa hanno fatto i servi? Che profitto hanno accumulato in sua assenza?            
Al v.15 leggiamo: “ Quando egli fu tornato, dopo aver ricevuto l'investitura del regno, fece venire quei servi ai quali aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ognuno avesse guadagnato mettendolo a frutto”.
Per i primi due vediamo che c’è un elogio, il motivo e una ricompensa.

A) Il rendiconto del primo servitore (vv.16-17).
vv.16-17: "Si presentò il primo e disse: 'Signore, la tua mina ne ha fruttate altre dieci'.  Il re gli disse: 'Va bene, servo buono; poiché sei stato fedele nelle minime cose, abbi potere su dieci città'".
 Aveva guadagnato il 1000%. Oltre la lode c’è  la ricompensa di avere potere su dieci città.
  
B) Il rendiconto del secondo servitore (vv.18-19).
vv.18-19: “ Poi venne il secondo, dicendo: ‘La tua mina, Signore, ha fruttato cinque mine’.  Egli disse anche a questo: ‘E tu sii a capo di cinque città’”.
Il secondo aveva guadagnato il 500%.  Oltre la lode c’è  la ricompensa di avere potere su cinque città.               

Nel rendiconto di entrambi i servi vediamo:
(1) La qualità.
Entrambi i servitori sono stati buoni. “Buono”(agathe) denota eccellente, uno che ha un alto standard di valore e merita, una persona virtuosa, può essere inteso anche moralmente (Luca 18:18-19; 23:50; Matteo 12:34).

(2) La fedeltà.
Entrambi i servitori sono stati fedeli nelle piccole cose. Nel settimanale Newsweek del 19/11/90 c’era un articolo intitolato "Le lettere nella sabbia", una raccolta di lettere scritte dal personale militare per le famiglie e gli amici negli Stati Uniti durante la guerra del Golfo. Uno è stato scritto dal caporale di marines Preston Forzier. Lui diceva a un amico: “Stiamo parlando di Marines, non di Boy Scout. Noi ci siamo arruolati ben sapendo quello che ci si poteva aspettare da noi. Poi ha firmato con il motto dei marines in latino “Semper Fi” cioè "Sempre fedele".
Un vero credente è più di un semplice credente! È una persona fedele! Fedele può avere diversi significati, ma in questo contesto fedele(pistós) è una persona affidabile, degno di fiducia, credibile perché responsabile. (Matteo 25:21-23; Luca 12:42; 1 Corinzi 4:2; Colossesi 1:7; 4:7; 2 Timoteo 2:2,11; Apocalisse 2:10).
Molte volte i responsabili di chiesa non danno responsabilità ad alcuni membri per varie ragioni, ma forse se voi mostrate una certa affidabilità morale, zelo e impegno nel fare le piccole cose, forse potreste guadagnare la loro fiducia!         

(3) L’umiltà.
Entrambi i servi dimostrano umiltà! Non dicono abbiamo fatto del nostro meglio con un tono di orgoglio e di compiacimento, ma notate dicono: “la tua mina ha fruttato”  nel versetto 16 e nel versetto 18.
Un po’ come fa Paolo quando dice 1 Corinzi 15:10: “ Ma per la grazia di Dio io sono quello che sono; e la grazia sua verso di me non è stata vana; anzi, ho faticato più di tutti loro; non io però, ma la grazia di Dio che è con me” (Cfr. 2 Corinzi 3:4-5).

C) La ricompensa dei primi due servi.
Perciò entrambi i servitori vengono lodati e ricompensati. Il re dice loro che sono stati fedeli nelle minime cose e così sono ricompensati. Questo è stato interpretato che Dio ricompensa dando altri impegni oppure che si riferisce alla ricompensa in cielo.
Al di là di quale possa essere l’interpretazione corretta comunque saremo ricompensati per il nostro servizio, non stiamo parlando della salvezza che è per grazia. (1 Corinzi 3:10-15; Romani 14:10-12; 2 Corinzi 4:5; 2 Corinzi 5:9-10; Apocalisse 20:12-15).
Noi un giorno daremo conto a Gesù di come abbiamo usato il nostro tempo, la nostra volontà, il nostro corpo! 
Oggi forse non ci pensiamo, ma un giorno Gesù ti chiederà di cosa hai fatto della tua “mina”!
Non vivremo per sempre, il tempo vola via come vogliamo vivere la nostra vita? Chi ti dice che vivrai a lungo? L’evangelista George Whitefield menzionò nel suo diario che durante il suo primo viaggio in Georgia, il cuoco della nave aveva il vizio di bere. Il cuoco si vantava dei suoi peccati e diceva che avrebbe continuato in questa direzione fino agli ultimi due anni della sua vita dopo di che si sarebbe convertito. Ma Whitefield aggiunse che dopo sei ore che il cuoco fece la sua asserzione vanagloriosa, lui morì a causa del suo vizio del bere! 
Noi non siamo padroni della nostra vita, ho conosciuto diversi che sono morti in giovane età! Noi dobbiamo prepararci alla morte e quindi a incontrare Dio! Non sciupiamo la nostra vita in cose vane, viviamola per la gloria del Signore al Suo servizio!

C) Il rimprovero al terzo servitore (vv.20-24).       
(1) La Paura del servitore (vv.20-21).
vv.20-21: “Poi ne venne un altro che disse: ‘Signore, ecco la tua mina che ho tenuta nascosta in un fazzoletto,  perché ho avuto paura di te che sei uomo duro; tu prendi quello che non hai depositato, e mieti quello che non hai seminato’”.
Non si parla degli altri sette servi, ma un terzo servo non ha fatto un buon uso del denaro che il re gli ha affidato, infatti ha nascosto in un fazzoletto la mina.
Questa azione non soddisfa nemmeno le più elementari esigenze della sicurezza, perché di solito si metteva il denaro sottoterra, quindi oltre a non essere stato fedele, quindi disubbidiente perché non ha fatto quello che il re gli aveva detto di fare, è stato pure negligente!
Il motivo è la paura. Questo servo aveva paura del re lo considera un uomo duro. “Duro” (austērós) indica severo, esigente, un uomo che pretende di ottenere sangue da una pietra. La frase: “Tu prendi quello che non hai depositato e mieti quello che non hai seminato” sono espressioni che indicano trarre vantaggi dagli sforzi altrui. 
Queste parole del servo dimostrano che in realtà non ha un vero rapporto con il re! Il terzo servo rappresenta tutti quelli che non si fidano né conoscono la bontà, la grazia del Signore Gesù.
Il terzo servo è un forte avvertimento. Pensare di frequentare o appartenere a una chiesa, e servire in una chiesa non ci rende cristiani! 
Un cristiano è una persona che ha un rapporto di fiducia autentico con Gesù, che ha sperimentato veramente la salvezza per grazia di Gesù,che è un puro di cuore (Matteo 5:8; 1 Corinzi 4:5) e lo serve fedelmente (1 Corinzi 4:1-2).
Alcuni non vogliono avere niente a che fare con Dio perché pensano che se Dio è severo, esigente, non vogliono conoscere questo tipo di Dio! Penso solo che siano solo giustificazioni! Il servitore aveva paura di fallire!
Così anche noi abbiamo paura di sbagliare e perciò preferiamo non fare nulla, che fare qualcosa e poi sbagliare! Così non impareremo mai, e nessuno nasce imparato, abbiamo bisogno di fare esperienza nel servizio cristiano!  Ma c’è la certezza che in Dio possiamo ogni cosa. Paolo scrive: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica” (Filippesi 4:13).
Dio non ti dirà di fare una cosa che non puoi fare e se lo farà ti darà l’abilità per poterlo fare! 

(2) La  pronuncia del re (vv.22-23).
vv.22-23: "Il re gli disse: ‘Dalle tue parole ti giudicherò, servo malvagio! Tu sapevi che io sono un uomo duro, che prendo quello che non ho depositato e mieto quello che non ho seminato; perché non hai messo il mio denaro in banca, e io, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l'interesse?’"
Le parole del servo furono prese come motivazione della condanna pronunciata dal padrone (Matteo 12:36-37). Il re lo chiama servo “malvagio” (ponēros) indica moralmente o socialmente indegno, cattivo, vizioso, degenerato. (Luca 6:45; 11:29; Atti 17:5; 2 Tessalonicesi 3:2; 2 Timoteo 3:13).  
Il padrone disse al servo che sapendo come era lui, a maggior ragione avrebbe dovuto fare qualcosa, avrebbe dovuto mettere il denaro in banca (trápeza-significa sul tavolo, cioè il tavolo di chi dava denaro in prestito).              

(3) La punizione del re (v.24).
v.24: “ Poi disse a coloro che erano presenti: ‘Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine’”.
Il re toglie il denaro all’uomo per darlo all’altro servitore che ne ha fatto un buon uso! Il re dice, ai cortigiani o alle guardie, o agli altri servitori di togliere la mina e di darla a colui che ne ha dieci. Al di là di chi possa rappresentare questo servo, comunque non si è mai affidato a Gesù o sono servi infedeli. 
Nella nostra vita cristiana siamo chiamati a usare i doni spirituali che Dio ci ha dato così  progrediamo. Ogni credente ha almeno un dono spirituale da quello che vediamo nella Bibbia ( Romani 12:6; 1 Corinzi 12:4-12). Tutti i doni, come le parti singole del corpo, hanno la loro importanza e sono utili per il bene, la crescita della chiesa.
Forse pensi che sei non hai niente da dare a Dio; ti vedi insignificante e altri ti vedono insignificante, ma certamente non lo siete per Dio ne oggi e ne domani!
Sei chiamato a servire fedelmente Dio nei compiti che ti affida dai piccoli ai grandi compiti! Se poi pensi che hai poche risorse pensa a quei pochi pesci e pani che Gesù ha moltiplicato! (Matteo 14:17-21).
Non è importante tanto quello che siamo, ma quello che diventiamo nelle mani di Dio!

III LE REAZIONI (vv.25-27).

In primo luogo vediamo:
A) La reazione della folla e la risposta del re in relazione alla responsabilità dei servi (vv.25-26).
vv.25-26:  “Essi gli dissero: "Signore, egli ha dieci mine!"  26 "Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”.
Il denaro tolto a quel servo pauroso e dato a chi ha dieci mine, suscita la reazione indignata degli altri servi gli viene detto: che ha dieci mine! Ma il re, che rappresenta il Signore, dice che: “a chiunque ha sarà dato, ma  a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. 
Cosa significa questa espressione?  Gesù non vuol dire che il ricco diventerà sempre più ricco e che il povero sempre più povero. L’uomo che ottiene di più è colui che ha fatto un buon uso di quanto ha ricevuto! Invece chi, come, il terzo servo dimostra con la sua penuria di non avere messo a frutto le occasioni che gli si erano presentate, perderà anche quel poco che ha! (Cfr. Luca 8:18).
Uno potrebbe accusare Dio che sia esagerato o altre cose del genere, ma Dio è giusto nei Suoi giudizi (Romani 2:5).

B) La retribuzione del re sui cittadini nemici (v.27).
v.27: “ E quei miei nemici che non volevano che io regnassi su di loro, conduceteli qui e uccideteli in mia presenza”.
Il racconto termina con una terrificante severità! I concittadini del re che lo hanno rifiutato e che si sono ribellati a lui nel v.14, saranno giudicati.            
Qualcuno può rimanere sconcertato da questa spietata conclusione. 
T.W. Manson a proposito afferma: “Possiamo rimanere inorriditi dalla spietata conclusione; ma dietro la cupa metafora si nasconde un fatto altrettanto cupo, il fatto che la venuta di Gesù nel mondo mette alla prova ogni uomo, costringe ognuno a prendere una decisione. E non si tratta di una decisione di poco conto. È una questione di vita o di morte”.
Noi troviamo il giudizio della perdizione per coloro che rifiutano e si ribellano al Signore Gesù! In Romani 10:9-13: “ perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: ‘Chiunque crede in lui, non sarà deluso’.  Poiché non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano.  Infatti, chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". (Cfr. Giovanni 3:16; Atti 20:21; Luca 12:46).

CONCLUSIONE.
Questa parabola ha due temi principali: l'autorità di Gesù e il fatto che lo dobbiamo servire fedelmente, quindi la nostra responsabilità. Noi in questa parabola vediamo tre gruppi. I servi fedeli, i "servi" che non si sono mai affidati a Gesù, e i ribelli.
Tu a quale categoria appartieni? Durante l’assenza di Cristo, asceso in cielo, ci si aspetta che ciascun discepolo svolga i propri doveri di missione cristiana. Questa parabola ci invita a esaminare il nostro rapporto con Dio e vedere se è puramente formale, o autentico e reale.

Siamo tutti responsabili davanti a Dio per il modo in cui viviamo in questo mondo. Un giorno, saremo giudicati da Gesù. Questo concetto non è popolare in certi ambienti oggi, ma è una verità biblica. 
Gesù un giorno ritornerà, ciascun gruppo sarà trattato e ricompensato quando Gesù ritornerà a esercitare giudizio come parte della sua autorità.
Parlando di Gesù Pietro dice in Atti 10:42: “E ci ha comandato di annunziare al popolo e di testimoniare che egli è colui che è stato da Dio costituito giudice dei vivi e dei morti”. 
In Atti 17:30-31 è scritto: “ Dio dunque, passando sopra i tempi dell'ignoranza, ora comanda agli uomini che tutti, in ogni luogo, si ravvedano, perché ha fissato un giorno, nel quale giudicherà il mondo con giustizia per mezzo dell'uomo ch'egli ha stabilito, e ne ha dato sicura prova a tutti, risuscitandolo dai morti”.
Un giorno il Signore Gesù ci chiederà conto di come abbiamo vissuto su questa terra e di come lo abbiamo servito, di come abbiamo usato i doni spirituali che Egli ci ha dato!

(1) Perciò sei chiamato innanzitutto a riconoscere Gesù come il Salvatore e il Signore della tua, credendo in Lui e ravvedendoti dei tuoi peccati e di vivere sottomesso a Lui.
Altrimenti andrai all’inferno come dice la Bibbia, come dice lo stesso Gesù! (Cfr. Marco 9:47).

(2) Perciò sei chiamato a servire Dio in modo responsabile e fedele usando i doni che Dio ti ha dato all’interno della chiesa locale. 
Abbiamo visto che non tutti sono fedeli, un servo è stato infedele e irresponsabile. La fedeltà sarà premiata e l'infedeltà sarà giudicata.      
Perciò siamo chiamati a evitare due tentazioni: la prima è che come discepoli di Gesù, alla luce del suo ritorno, possiamo astenerci dall’essere impegnati con i nostri doni nel diffondere il Vangelo nel mondo e rimanere inattivi, l’altra tentazione è che pensando che Gesù ritarda rimandiamo questo impegno e ci affanniamo in mille altre occupazioni, queste entrambi tentazioni equivalgono a nascondere la mina e a non farla fruttare. 

Ad Alessandro Magno (356 a.C. - 323 a.C.), re di Macedonia fu uno dei più grandi strateghi militari e conquistatori della storia. Un giorno si preparava a partire per l’Asia, Aristotele, suo maestro gli disse: “Aspetta di aver raggiunto la maggiore età, combatterai con più prudenza”. “È vero” rispose Alessandro, “ma nel frattempo perderei lo slancio della giovinezza”. 
Forse ti senti troppo giovane per servire Dio, ma quando si è giovani si è più freschi, slanciati, riposati nel servire il Signore! Non aver paura di sbagliare o di fallire, servilo secondo quello che Gesù di ha dato di essere da adesso e sarai ricompensato!

Forse non ti senti più giovane, non hai una buona salute, ma comunque se non puoi servire, puoi sempre pregare per quelli che possono servire! Puoi donare economicamente per i servitori! Puoi incoraggiare altri a servire!

I cristiani devono rendersi conto che per Gesù è importante il modo in cui utilizzano il loro tempo, denaro, doni e capacità. 
In sostanza, ciò che Dio ci ha dato, ci dà e ci darà deve essere utilizzato per la Sua gloria. 
Prenditi del tempo per rivalutare la tua vita alla luce di Gesù. Quali risorse stai sprecando invece di utilizzarle per il regno di Dio?