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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

2 Re 18:7-8: La conseguenza della consacrazione di Ezechia

 2 Re 18:7-8: La conseguenza della consacrazione di Ezechia
2 Re 18:7-8: La conseguenza della consacrazione di Ezechia
I vv.5-6 parlano della consacrazione di Ezechia, cioè della fede e della fedeltà che aveva nel Signore, un esempio per tutti credenti.

I vv.7-8 ci parlano della conseguenza della consacrazione di Ezechia.

Come sottolineato da George Barlow: "Dio onora l'uomo che è zelante per la Sua gloria"; Ezechia ne è la prova tangibile. 

La sua consacrazione a Dio non solo lo ha elevato spiritualmente, ma si è tradotta anche in benefici concreti nella sua vita terrena, infatti prosperò, ebbe dal Signore ricchezze e onore (2 Cronache 31:20–21; 32:23,27-30).

Così vediamo tre elementi della conseguenza della fede e della fedeltà di Ezechia nel Signore.

Prima di tutto consideriamo:
I IL CONSEGUIMENTO (v.7) 
Leggiamo nel v.7: “Il SIGNORE fu con Ezechia, che riusciva in tutte le sue imprese”.

“Che riusciva in tutte le sue imprese” è in enfasi.

Questa frase racchiude un messaggio potente: il successo di Ezechia non fu casuale, ma la diretta conseguenza della sua fedeltà nel Signore!

La benedizione del Signore si manifesta su coloro che gli sono fedeli.

“Signore” (Yahweh) esprime l’auto-esistenza, è l'Eterno Io Sono, trascendente eppure presente, Colui che abbraccia la terra, si manifesta e cammina con l'uomo.

“Signore”, è il nome del patto, il patto con cui Dio è legato al Suo popolo (cfr. per esempio Esodo 3:13-14; 6:2-9).

Questo nome divino, che deriva dalla radice Ebraica legata all'idea di "essere" (ʾehyeh), esprime l'essenza eterna e immutabile di Dio, colui che è sempre stato e sempre sarà.

Dio semplicemente "è", senza inizio o fine, indipendente da ogni causa esterna!

“Signore” delinea anche l'idea di un Dio vivente, personale e attivamente presente nelle vicende umane, non un'astrazione filosofica impersonale!

È un nome unico che distingue il Dio d'Israele da tutti gli altri dèi, indica la Sua sovranità assoluta e trascendenza su tutto il creato.
Eppure, il Signore è anche il Dio che entra in relazione con il Suo popolo attraverso un patto, che si rivela e si fa conoscere personalmente attraverso la storia della salvezza.

Allora questo nome divino enfatizza la Sua trascendenza come anche l’immanenza, la presenza e l'azione di Dio nella vita del Suo popolo, quindi anche nella vita di Ezechia.

Il verbo “fu” (hāyāh – qal perfetto consecutivo attivo) indica un’azione compiuta che indica che il Signore era affianco a Ezechia.

“Con” (ʿimmô - preposizione) evidenzia una relazione associativa (cfr. per esempio 1 Samuele 2:8), esprime l’azione in comune, o azione in compagnia (cfr. per esempio Genesi 3:6,12; 13:1; 18:16).

La preposizione “con” a volte è legato alle promesse di Dio che sarebbe stato con qualcuno e gli avrebbe garantito la Sua presenza efficace: a Isacco la benedizione (Genesi 26:3), a Giacobbe la protezione in viaggio (Genesi 28:15); a Giosuè la missione di conquista (Deuteronomio 31:23; Giosuè 1:9; 3:7); a Gedeone la vittoria sui Madianiti (Giudici 6:12,16) in Zaccaria 10:5, il Signore combatterà per il suo popolo e vincerà.

Ma in 2 Re 18:7 è un’affermazione che il Signore fu con Ezechia (per altre affermazioni simili vedi 1 Samuele 3:19; 16:18; 18:12,14,28; 2 Samuele 5:10; 7:3; 1 Cronache 11:9; 2 Cronache 1:1).

Così la compagnia del Signore significa successo per il Suo popolo, ma la fedeltà nel Signore è la condizione (cfr. per esempi 2 Cronache 15:2), è importante come lo era Ezechia.

La fedeltà di Ezechia nel Signore fu la chiave del suo successo come re!

2 Re 18:7 sottolinea il profondo legame reciproco tra Ezechia e Dio, nei vv.5-7 leggiamo della fede e della fedeltà di Ezechia nel Signore: “Egli mise la sua fiducia nel SIGNORE, Dio d'Israele; e fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui. Si tenne unito al SIGNORE, non cessò di seguirlo, e osservò i comandamenti che il SIGNORE aveva dati a Mosè. Il SIGNORE fu con Ezechia, che riusciva in tutte le sue imprese. Si ribellò al re d'Assiria, e non gli fu più sottomesso”.

Dunque, il successo di Ezechia non fu casuale, ma frutto della sua fedeltà nel Signore e della presenza divina con lui, come espresso dalla frase "Il SIGNORE fu con Ezechia".

“Riusciva” (hifil - imperfetto attivo preterito) indica prosperità e successo di Ezechia in tutte le sue imprese, implica prosperità.

La frase "in tutte le sue imprese" (bĕkōl ʾăšer-yēṣēʾ yaśkîl) sottolinea l'ampiezza del favore divino su Ezechia, evidenzia il successo di Ezechia come re.

Le sue imprese furono nel campo religioso: combatté l’idolatria (2 Re 18:4), purificò il tempio (2 Cronache 29:1-19), ristabilì il culto (2 Cronache 29:20-36), ristabilì la festa della Pasqua (2 Cronache 30), riordinò il culto dei leviti (2 Cronache 31).

Poi troviamo le sue imprese anche nel campo di costruzione: la costruzione del serbatoio e dell’acquedotto per portare l’acqua a Gerusalemme (2 Re 20:20; 2 Cronache 32:30), e come dirà dopo nel v.8, le conquiste nel territorio dei Filistei.

2 Re 18:6-7 offre un insegnamento prezioso che trascende i confini temporali e geografici. 

Ci ricorda che, quando siamo fedeli a Dio, Egli è con noi e ci concede la Sua benedizione (cfr. per esempio Deuteronomio 28:1-14; 2 Cronache 16:9; salmo 112:1-2; Proverbi 3:5-6).

Quando scegliamo di vivere una vita fedele a Dio rincarcerando la Sua presenza, possiamo sperimentare la Sua benedizione e il Suo sostegno in ogni situazione.

La Sua presenza ci dà la forza per affrontare le sfide, la saggezza per prendere le giuste decisioni e la grazia per ottenere i risultati.

Proprio come Ezechia sperimentò un successo straordinario grazie alla sua relazione fedele con Dio, anche noi possiamo vivere una vita vittoriosa e ricca di significato se scegliamo di camminare con Lui.

Scegliendo di vivere una vita fedele a Dio sperimenteremo la potenza straordinaria della Sua approvazione e sostegno!

La chiave del successo non risiede nelle nostre capacità, o nelle nostre forze, ma nella nostra relazione fedele con Dio. 

Se scegliamo di metterlo al primo posto e di seguire i Suoi insegnamenti, Egli ci guiderà verso la vita cristiana vittoriosa!

In sostanza, l'esempio di Ezechia ci sfida a vivere una fede autentica e incrollabile, confidando giorno per giorno che la presenza e la benedizione del Signore trasformeranno ogni nostra "impresa" in un successo per la Sua gloria.

Non solo confidando, ma anche curando una relazione intima con Dio attraverso la preghiera, la lettura, la meditazione e lo studio della Bibbia e impegnandoci nella consacrazione costante radicale, assoluta ed esclusiva a Lui come fece Ezechia.

Impegnandoci in "imprese" che glorificano Dio, sia nel campo spirituale (evangelizzazione, servizio, crescita personale) che in altri contesti (lavoro, famiglia) sperimenteremo la presenza efficace del Signore!

E allora:
• Scegli una vita di fedeltà a Dio
Non lasciarti sedurre dalle promesse del mondo, ma metti Dio al primo posto nella tua vita.

• Cerca la Sua presenza quotidianamente con le discipline spirituali
Dedica ogni giorno del tempo di qualità con la preghiera, la meditazione, o lo studio della Bibbia e la comunione con altri credenti, coltiva un rapporto intimo con Dio.

• Affida a Dio le tue imprese
Sia che si tratti di progetti spirituali, sfide personali o obiettivi professionali, confida che Egli guiderà i tuoi passi e ti condurrà al successo.

Il vero successo non è definito dai parametri del mondo, ma dal piacere di Dio sulla nostra vita fedele, proprio come avvenne per Ezechia.

Quando scegliamo di vivere secondo i Suoi principi e ricerchiamo la Sua presenza, Egli benedice le nostre imprese.

In secondo luogo, vediamo:
II IL CORAGGIO (v.7) 
Nel v.7 è scritto: “Si ribellò al re d'Assiria, e non gli fu più sottomesso”.

Ezechia passò inizialmente per una fase di vassallaggio pagando tributi, ma poi prese coraggiosamente la decisione di ribellarsi e rifiutare la sottomissione Assira.

In Ebraico è: “E si ribellò” (wayyimrōd – qal waw-consecutivo imperfetto attivo), quindi il senso del verbo “si ribellò” è: Ezechia ebbe successo in tutte le sue imprese, come conseguenza di questo successo, decise di ribellarsi agli Assiri.

Ezechia prese fiducia perché vedeva che il Signore era con lui, e allora si ribellò al re di Assiria.

“Si ribellò” significa "insorgere in rivolta"; una rivolta militare contro un'autorità regnante (cfr. per esempio Genesi 14:4; 2 Re 18:20; Neemia 2:19).

Indica un'azione decisa e intenzionale di disobbedienza all'autorità in senso politico, la resistenza all'oppressione, o la lotta per la libertà.

“Non gli fu più sottomesso” mette in evidenza che Ezechia si ribellò al re d’Assiria.
Questa è un’altra azione di Ezechia che mostra il suo coraggio.

“Non gli fu più sottomesso” (ʿăbādô - qal perfetto attivo) indica un’azione compiuta e conclusa, cioè da quel momento che lo decise non gli fu più servo!

Non si tratta di un semplice atto di disobbedienza momentanea, ma della volontà di una rottura permanente del rapporto di sudditanza che il padre, il re Acaz aveva iniziato (cfr. per esempio2 Re 16:7-9).

Questo verbo esprime la sua volontà di rimanere per sempre indipendente, enfatizza la ribellione di Ezechia al re Assiro Sennacherib; vuole comunicare l'intenzione definitiva di Ezechia di non essere più sottomesso all'Assiria, anche se le circostanze lo costrinsero dopo a capitolare, come dire ebbe un momento di debolezza.

Infatti, in 2 Re 18:13-16; Ezechia ritorna indietro quando il re Assiro marciò contro le città fortificate di Giuda, mandando dei messaggeri per pagare un grandissimo tributo di argento e di oro, compresi le lamine di oro strappate dalle porte del tempio con l’intenzione di sottomettersi di nuovo per risparmiare le città fortificate Giudaiche.

Sappiamo che la vita cristiana è fatta di alti e bassi come il tracciato di un elettrocardiogramma!

Gli alti dell'elettrocardiogramma rappresentano i picchi, i momenti di crescita spirituale, intimità con Dio, fervore nella preghiera e nello studio biblico. 

I bassi invece simboleggiano le valli, i periodi di aridità, tentazione, dubbio, stanchezza spirituale. 
Momenti in cui sembra più difficile sentire la presenza di Dio.

Proprio come un elettrocardiogramma sano alterna picchi e valli in modo irregolare, ma costante, così la vita del credente attraversa naturalmente queste fluttuazioni di fede: la fede a volte va su, altre volte va giù.

Infatti, lo stesso re di Giuda, esortato dal profeta Isaia a confidare in Dio e non negli alleati Egiziani (Isaia 30:1-7,15-18), mostrerà ancora la sua fede e il suo coraggio sempre contro gli Assiri, e sarà ricompensato con la vittoria sui nemici grazie all’angelo del Signore (2 Re 18:17-19:36).

Ezechia fu un re di fede e coraggio di fronte a un grande potere, quello degli Assiri!

Il regno Assiro era una potenza militare dominante all'epoca, e la sua supremazia sulla regione era indiscussa, anche sulla Giudea (cfr. per esempio 2 Re 18:13-36; 2 Cronache 32:1-19).

Quando Gerusalemme sarà accerchiata dal popolo potente Assiro, Ezechia prese coraggio (2 Cronache 32:5) per incoraggiare la popolazione.
In 2 Cronache 32:7-8 è scritto: “’Siate forti e coraggiosi! Non temete e non vi sgomentate a causa del re d'Assiria e della moltitudine che l'accompagna; perché con noi è Uno più grande di ciò che è con lui. Con lui è un braccio di carne; con noi è il SIGNORE nostro Dio, per aiutarci e combattere le nostre battaglie’. E il popolo fu rassicurato dalle parole di Ezechia, re di Giuda”.

Il coraggio di Ezechia proveniva dalla consapevolezza che Dio è più grande di tutti, che è l’onnipotente e dal fatto che era presente in mezzo al Suo popolo per soccorrerlo e per combattere le sue battaglie!

È chiaro quando si è fedeli al Signore, quando siamo consapevoli della Sua grandezza, e si sperimenta di conseguenza la Sua presenza e benedizione, si fanno azioni coraggiose!

Matthew Henry scriveva: “La ferma convinzione dell'onnipotenza di Dio nel proteggerci e ricompensarci contribuirà molto a renderci sinceri, audaci e vigorosi nel compiere il nostro dovere, come Ezechia”.

Ezechia, re dal cuore indomito, ci insegna che la fede può trasformare la paura in coraggio e condurre alla vittoria anche contro le avversità più grandi.

In sintesi, la narrazione biblica su Ezechia diventa un potente paradigma per vivere una fede cristiana coraggiosa, capace di ribellarsi al peccato, di confidare in Dio contro ogni avversità, di trovare coraggio e forza nella Sua presenza per adempiere la Sua volontà fino in fondo.

Come Ezechia, anche noi siamo chiamati a volte a compiere "atti di ribellione" nella lotta spirituale contro poteri e autorità oppressive del peccato, del mondo e di Satana, i nemici spirituali dei cristiani, che cercano di sottometterci e renderci schiavi!  

Dobbiamo avere il coraggio di "ribellarci" con determinazione a ciò che è contrario alla volontà di Dio anche se significa andare contro i nostri stessi interessi!

Quando cadiamo in momenti di debolezza e sottomissione temporanea alle lusinghe del mondo, l'esempio di Ezechia ci esorta a rialzarci, a rinnovare la nostra intenzione definitiva di non essere più sottomessi alle seduzioni di Satana.

Come Ezechia che confidò in Dio contro la superpotenza Assira, anche noi dobbiamo alimentare la nostra fede e coraggio nella piena consapevolezza che il Signore è più grande di qualsiasi potenza avversa che ci fronteggi nella vita!

La fede che la presenza viva di Dio in mezzo a noi, come ha promesso (cfr. per esempio Salmo 27:1; 46:1,5,7; Isaia 41:10; Matteo 28:28; 2 Corinzi 6:16; Ebrei 13:5), dev'essere la fonte della nostra audacia e del nostro vigore nel compiere la Sua volontà, senza lasciarci intimorire (2 Cronache 32:7-8).

La fede incrollabile nell'onnipotenza divina, come diceva Matthew Henry, ci renderà coraggiosi nell'affrontare ogni avversità e dovere per la gloria di Dio.

L'esempio di Ezechia dimostra che, quando camminiamo per fede, Dio può trasformare le nostre paure in coraggio e condurci alla vittoria persino contro nemici che sembrano inespugnabili.

Infine, vediamo:
III LA CONQUISTA (v.8)
Troviamo ancora altre azioni di Ezechia.

Nel v.8 leggiamo: “Sconfisse i Filistei fino a Gaza, e ne devastò il territorio, dalle torri dei guardiani alle città fortificate”.

Ezechia riconquistò le aree perdute da suo padre da parte dei Filistei (2 Cr. 28:18–19).

I Filistei erano un popolo nemico che viveva lungo la costa del Mediterraneo. Erano noti per la loro abilità militare e rappresentavano una seria minaccia per Giuda. 

Ezechia sconfisse i Filistei fino a Gaza, la principale città, la più meridionale delle città Filistee.

Il fatto che Ezechia li abbia sconfitti fino a Gaza significa che ha conquistato tutto il loro territorio.

“Ne devastò il territorio dalle torri dei guardiani alle città fortificate” indica che la devastazione colpì tutti i tipi di fortificazioni Filistee, dalle più piccole alle più grandi, dalle torri sentinella alle città fortificate più popolate, indicando che la sua conquista fu completa.

Questo dimostra la potenza e la determinazione di Ezechia.

La vittoria di Ezechia su di loro fu quindi un evento significativo!

Dobbiamo considerare che la Giudea era un regno molto piccolo e insignificante, eppure Ezechia riuscì a sconfiggere i Filistei che non solo avevano città ben fortificate, ma avevano anche maggiore esperienza militare, una potenza militare affermata con una lunga tradizione di conflitti, e con tecnologia avanzata, possedevano armamenti e armature in ferro, superiori a quelli dei Giudei all'epoca.

Ma il Signore era con Ezechia (2 Re 18:7), e questo spiega tutto!

Ancora George Barlow scriveva: “L'uomo che lavora per Dio non rimarrà senza benedizioni; e la benedizione più arricchente è la Presenza Divina. Dà forza alla debolezza, grandezza all'insignificante, trasforma la sconfitta in vittoria e la sofferenza in gioia”.

Di questo dobbiamo preoccuparci: senza la presenza di Dio nella nostra vita non raggiungiamo nulla!

La vittoria di Ezechia sui Filistei rappresenta un evento di grande portata nella storia di Giuda. 

Essa dimostra la capacità di un piccolo regno, guidato da un re fedele e con il sostegno divino, di sconfiggere un avversario molto più potente.

Quando il Signore è con il Suo popolo non può essere sconfitto!
Quando il Signore è con il Suo popolo non deve temere nulla!
Quando il Signore è con il Suo popolo miracoli possono accadere! (cfr. per esempio Esodo 12-15; 1 Samuele 17; 2 Re 19:35-37).

Così ricordando le parole del profeta Iaaezel agli abitanti di Gerusalemme e al re Giosafat, di fronte una forte colazione di eserciti nemici, troviamo conforto e speranza: "Questa battaglia non sarete voi a combatterla: presentatevi, tenetevi fermi, e vedrete la liberazione che il SIGNORE vi darà. O Giuda, o Gerusalemme, non temete e non vi sgomentate; domani, uscite contro di loro, e il SIGNORE sarà con voi" (2 Cronache 20:17).

E ancora possiamo dire: "Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?" dice Paolo in Romani 8:31.

La risposta implicita alla domanda retorica è: Nessuno!

Ma Paolo non intende dire che nessuno, di fatto, si opporrà a noi; infatti, l’apostolo lo sapeva bene per esperienza personale che l'opposizione ai credenti è varia e intensa. 

Ciò che Paolo sta suggerendo con questa domanda è: niente può in definitiva danneggiare, o ostacolare colui per il quale Dio è in suo favore.

La conquista di Ezechia è uno stimolo potente a coltivare una fede incrollabile nell'onnipotenza di Dio, ad affrontare ogni sfida con coraggio soprannaturale e nell'aspettativa di vedere prodigi di grazia quando camminiamo in intimità con Lui.

Quindi:
Affrontiamo le sfide impossibili con un rinnovato coraggio, sapendo che, se Dio è dalla nostra parte nulla è veramente insuperabile!

Non lasciamoci intimorire da qualsiasi potenza spirituale o terrena che appaiono più forti e attrezzate di noi. 
Come Ezechia, confidiamo e rimaniamo fedeli al Signore che, anche se siamo più piccoli, o deboli, può renderci vittoriosi!

Ricordiamo costantemente che la vera forza non viene dalle nostre capacità o risorse limitate, ma dalla presenza e potenza del Signore con noi.

Assumiamo uno spirito battagliero e determinato come Ezechia nel combattere le nostre "città fortificate" di peccato, dubbi, paure che ci tengono prigionieri.

Incoraggiamo gli altri credenti con testimonianze di vittorie impossibili che il Signore ci ha concesso per alimentare la fede che Egli può intervenire potentemente anche oggi.

Quando affrontiamo battaglie spirituali o terrene, ricordiamo le parole di 2 Cronache 20:17 e di Romani 8:31, anzi impariamole a memoria! 

CONCLUSIONE
Philip Graham Ryken scrive a proposito di questo re: “In breve, Ezechia sembrava essere tutto ciò che si può desiderare in un re. Deciso nel comandare, risoluto contro i nemici, vittorioso in battaglia, riverente nell'adorazione, impareggiabile nella giustizia: il giovane sovrano era il dono di Dio a Giuda”.

Che il Signore possa suscitare oggi uomini così nella Sua chiesa nella battaglia spirituale contro le forze delle tenebre demoniache.

Ezechia ci offre una potente ispirazione per vivere una vita cristiana vittoriosa, coraggiosa e benedetta dalla presenza di Dio.

Abbiamo visto come la fedeltà incrollabile di Ezechia nel Signore fu la chiave del suo successo straordinario in diversi campi. 

Quando scegliamo di camminare fedelmente con il Signore, mettendolo al primo posto, ribellandoci a tutto ciò che è contrario alla Sua volontà e promuovendo la Sua gloria, Egli promette di essere con noi e di trasformare ogni nostra impresa in un trionfo per la Sua gloria.

Quindi, curiamo la nostra fede e fedeltà nel Signore, forti della consapevolezza che il Signore è sempre con noi per darci la vittoria. 

Non scoraggiamoci mai, perché con Dio ogni nostra debolezza può essere trasformata in vittoria!

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