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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

2 Re 18:5-6: La consacrazione di Ezechia

 2 Re 18:5-6: La consacrazione di Ezechia
Quale re di Israele o di Giuda è stato il migliore di tutti? 
Molti potrebbero rispondere il re Davide, perché era un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14; Atti 13:22).
Ma i libri dei Re presentano altri due re che potrebbero meritare il titolo di “migliore di tutti”, vale a dire il re di Giuda Ezechia come anche il suo pronipote, il re Giosia (2 Re 23:25), infatti ricevono elogi straordinariamente alti da chi ha scritto 2 Re. 
Se Salomone è noto per la sua saggezza; Giosia per la sua conversione al Signore; Ezechia è noto per la sua fiducia nel Signore.
La fede e fedeltà di Ezechia al Signore erano esemplari.
Ma prima volevo dire due parole sul contesto storico.
Con la distruzione del regno di Israele nel nord e il disastroso regno di Acaz nel sud, la minaccia Assira in quella regione, raggiunse il suo apice.
Nonostante ciò, il giovane re Ezechia intraprese l’audace compito di riformare la religione di Giuda e di ribellarsi al potere Assiro. 
Per prepararsi all’assedio rafforzò le difese della città e migliorò la sua fornitura d’acqua (2 Re 20:20; 2 Cronache 32:5), e incoraggiò la popolazione a confidare in Dio per la vittoria (2 Cronache 32:1–8). 
Noi vediamo qui che Ezechia viene descritto con una serie azioni che ci parlano della sua fede e fedeltà al Signore.
Prima di tutto vediamo:
I LA FIDUCIA (v.5) 
Nel v.5 leggiamo del re Ezechia: “E fra tutti i re di Giuda che vennero dopo di lui o che lo precedettero, non ve ne fu nessuno simile a lui. Egli mise la sua fiducia nel SIGNORE, Dio d’Israele”.
“Nessuno fu simile a lui” sottolinea l'unicità di Ezechia per la sua fede e fedeltà tra i re di Giuda. 
È interessante il significato del nome “Ezechia”, significa "fortificato dal Signore", o “il Signore rafforza”, o “il Signore è la mia forza”.
Sebbene ci fossero eccezioni nella sua vita, come quando ricercò il sostegno militare dall’Egitto, o quando pagherà al re Assiro Sennacherib un tributo che ammontava a trecento talenti d'argento e trenta talenti d'oro, una somma considerevole per il regno di Giuda e testimoniava la gravità della situazione, Ezechia voleva così sottomettersi in cambio della ritirata delle truppe Assire da Gerusalemme, in generale Ezechia dipendeva dal Signore per avere la Sua forza per superare la sua debolezza.
Questo era esattamente ciò che Dio richiedeva come condizione per dare il Suo aiuto (Isaia 30:1–7,15), e ciò che nessun re precedente dall'inizio dei disordini Assiri aveva fatto.
“Egli mise fiducia” (bāṭāḥ - qal perfetto attivo) indica l’azione completa e abituale di Ezechia nel passato.
Ezechia non solo credeva in Dio, ma riponeva in Lui la sua completa fiducia; una fiducia assoluta, un abbandonarsi completamente nelle mani di Dio (cfr. per esempio Salmo 55:23; Proverbi 3:5).
“Fiducia” indica “sentirsi sicuro, non preoccuparsi”, oppure, specificando il motivo della sicurezza, “affidarsi a qualcosa, o a qualcuno”, in questo caso al Signore (cfr. per esempio Salmo 4:5; 62:8; Proverbi 16:20; Geremia 17:7; 49:11).
Esprime la sensazione di sicurezza che si prova quando si può contare su qualcun, o qualcosa, ma è una completa sicurezza quando è solo in Dio (cfr. per esempio Proverbi 29:25), questa è beatitudine (cfr. per esempio Geremia 17:7).
Allora, “egli mise fiducia” indica una fede profonda e radicata in Dio, una certezza incrollabile che Egli è presente, agisce e provvede. 
È un abbandono attivo fiducioso nel Signore, una resa volontaria, un affidarsi completamente a Dio senza riserve, senza dubbi, o timori che porta con sé un senso di sicurezza e speranza nel Signore.
Indica che Ezechia aveva una relazione intima personale con Dio, non si tratta di una semplice credenza intellettuale, ma di un legame vivo e intimo.
La preposizione “in” (b) indica la posizione entro certi limiti, in contrasto con l'essere al di fuori di un'area.
In questo caso non è un luogo fisico di un posto, ma è una persona, il “Signore, Dio d’Israele”.
“Signore” (Yahweh) è in enfasi, ed è probabilmente in contrasto con coloro in che adoravano gli idoli pagani che lui soppresse (v.4). 
“Signore” è il nome con cui si è presentato a Mosè in Esodo 3:14-15, significa “Colui che è”.
“Signore” è considerato il nome del patto e la Sua fedeltà a esso, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2-3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7).
L'uso di questo nome sottolinea la relazione speciale tra Ezechia e Dio.
“Dio d’Israele” è specificato, e lo fa per indicare il Signore come il Dio specifico del popolo d'Israele.
Ezechia non adorava divinità straniere, ma si dedicava esclusivamente al Dio dei suoi antenati.
Perché come Ezechia allora ci dovremmo affidare al Signore? 
Dal contesto di 2 Re 18-19, vediamo almeno due ragioni, che insieme mostrano che confidare nel Signore è l'unica condotta fedele, saggia e sicura per il Suo popolo. 
A) La fiducia nel Signore è motivata dal fatto che è sovrano
L'Assiria può vantarsi del successo solo perché è stato pianificato e reso possibile dal Signore (2 Re 19:25), infatti Dio guida la storia non solo d’Israele, ma anche delle nazioni (cfr. per esempio Salmo 33:10-11; 47; Isaia 14:26; Daniele 4:34-35; Atti 17:26), che li usa come Suoi strumenti (cfr. per esempio Isaia 10:5-6; Ezechiele 21:14-15; Abacuc 1:5-6).
Il Signore dirige l'ascesa e la caduta di tutte le nazioni (Daniele 2:21,36–45; 7–8; Abacuc 1:5–6). 
Il Signore nomina anche governanti non solo del Suo popolo, Israele (cfr. per esempio 2 Samuele 7:11-16; 1 Re 2:46; 11:29-39), ma anche di altre nazioni, spesso allo scopo di fornire disciplina, giudizio, o benedizione a Israele (cfr. per esempio 1 Re 19:15; 2 Re 8:7-15; Isaia 44:28).
L’esito delle battaglie in favore del Suo popolo dipende dal Signore (1 Samuele 17:47; 1 Re 20; 22; 2 Re 3; 13; Proverbi 21:30-31). 
Egli porta la pace dai nemici (1 Re 5:4) così come la guerra, la sconfitta e l'esilio (1 Re 11:14, 23; 2 Re 17:3-7), tutto come il Signore aveva promesso (Deuteronomio 28:7, 25). 
Il Signore dà la vittoria anche a eserciti stranieri (cfr. per esempio 2 Re 5:1) e dirige le loro battaglie (Isaia 7:18–20; 10:5–6; Daniele 11).
Forte allora della sovranità del Signore su tutte le nazioni, Ezechia faceva bene a confidare in Lui.
Ma c’è un altro motivo:
B) La fiducia nel Signore è motivata perché il Signore si prende cura degli individui
Quando Ezechia si trova di fronte alla minaccia Assira, cerca il Signore tramite Isaia, e il Signore si prende cura della sua angoscia e risponde (19:6-7). 
E lo farà ancora una seconda volta, quando Ezechia prega il Signore riconoscendo la Sua sovranità, dinamicità e immanenza avendo in mente la gloria del Signore, cioè la Sua reputazione (2 Re 19:15-19,21-28) 
Poiché questo re devoto al Signore prega, il Signore ascolta e risponde (2 Re 19:20) vincendo l’esercito nemico con l’angelo del Signore, che uccise 185.000 Assiri (2 Re 19:35-37).
Certo il Signore agisce anche per altri motivi, ognuno dei quali mostra il suo rapporto personale e l'attenzione verso il suo popolo. 
In primo luogo, il Signore si muove per preoccupazione per il rimanente d'Israele (2 Re 19:4,30–31). 
A causa del suo legame attraverso il patto Mosaico con il Suo popolo (cfr. per esempio Esodo 6:7; 7:6; Deuteronomio 28:1-14; 31:1-8; 33:29), il Signore si impegna a intervenire personalmente a suo favore, non lo abbandonerà, anche se solo pochi gli sono fedeli. 
In secondo luogo, il Signore si muove per amore di Davide (2 Re 19:34). 
Questo è un riferimento a 2 Samuele 7, che è l'impegno personale del Signore nei confronti di Davide e dei suoi discendenti.
Così possiamo affermare che la natura personale dell'attenzione del Signore non è esclusiva di Ezechia. 
Per esempio, il Signore ha ascoltato e risposto alle grida del Suo popolo (cfr. per esempio Esodo 2:23–25; Giudici 3:9-10). 
Egli ha udito le grida dei capi (cfr. per esempio Esodo 32:11–14, 31–32; 1 Samuele 12:16), delle donne sterili (cfr. per esempio Genesi 25:22–23; 1 Samuele 1:10–20); del cieco Bartimeo (Marco 10:46-52); del centurione Romano (Luca 7:1-10).
Dio è il creatore e il sovrano dell'universo su tutto e tutti, e ha il potere di rovesciare i potenti e innalzare gli umili. 
Dio non solo è potente, ma anche misericordioso e compassionevole, e mostra il Suo amore e la Sua grazia ai bisognosi, verso coloro che sono umili davanti a Lui (cfr. per esempio Salmo 113; 1 Samuele 2:2-10; Luca 1:46-56)
Parlando che Ezechia deve confidare in Yahweh (il Signore) sia per il Suo potere sovrano e sia per la Sua personale attenzione al Suo popolo, che sono caratteristiche necessarie legate insieme nel carattere di Yahweh, Lissa M. Wray Beal scrive: “Se fosse solo sovrano, ma non attento, si avrebbe la terribile sensazione che gli uomini siano solo ingranaggi dei suoi grandi disegni: i loro dolori e i loro bisogni non sono ascoltati e non hanno importanza all'interno di un piano più grande. E se fosse personalmente attento senza essere sovrano, la sua attenzione sarebbe stucchevole: sempre comprensivo e premuroso, ma mai in grado di operare un cambiamento. Oppure, in uno scenario altrettanto angosciante, agendo con simpatia, ma senza prestare attenzione a come, o quando quelle azioni potrebbero contrastare i suoi piani e i suoi scopi. Di concerto YHWH è attento e potente. È in grado di ordinare il mondo in modo giusto e secondo i suoi scopi, pur servendo con compassione il suo popolo per il suo fine migliore”.
Noi troviamo questa duplice natura del Signore per esempio nel Salmo 113, dove è sottolineato che il Signore è superiore alle nazioni, che è trascendente eppure è immanente, che si prende cura dei miseri e dei poveri.
Questo versetto ci incoraggia a seguire l'esempio di Ezechia nella nostra vita di fede. 
Dobbiamo confidare in Dio in ogni circostanza, anche quando le cose sono difficili. 
La nostra fede deve essere forte e incrollabile, come quella di Ezechia.
Ma in che modo possiamo rafforzare la nostra fede in Dio?
Curando la nostra comunione con Lui attraverso la lettura, la meditazione e lo studio della Bibbia e la preghiera, e frequentando attivamente una chiesa locale.
Inoltre, guardando come esempio alle persone di fede come Ezechia.
La seconda caratteristica di Ezechia era:
II LA FEDELTÀ (v.6) 
Ezechia, oltre a essere un re, fu anche un uomo di successo.
Il segreto del successo di Ezechia era la fedeltà al Signore.
Il frutto, o la fonte della sua fiducia fu che rimanere fedele al Signore. 
La sua fedeltà alla legge divina e la sua ricerca della guida del Signore dimostravano la sua profonda fiducia in Dio.
In un mondo incerto e mutevole, la sua storia ci ricorda che la vera fedeltà è quella che nasce da una fede incrollabile in Dio, una fede che ci permette di superare qualsiasi ostacolo e di vivere una vita piena di significato e di speranza.
Nella Bibbia, la fedeltà è primaria in ogni relazione ed è il requisito fondamentale in una relazione con Dio. 
La fedeltà rappresenta un filo conduttore che lega l'Antico e il Nuovo Testamento, sottolineando l'importanza di una relazione basata sulla reciprocità, l'amore e la fiducia tra Dio e il Suo popolo.
William Gurnall disse: “Dio non richiede altro che fedeltà al posto nostro”.
Per quanto riguarda il popolo d’Israele e quindi Ezechia, vi era un patto, quello Mosaico con cui sia a livello collettivo che personale, erano chiamati a essere fedeli a Dio e Dio fedele verso il suo popolo (Levitico 26; Deuteronomio 28-30). 
Il patto di Dio con il Suo popolo richiede fedeltà (cfr. per esempio Esodo 19:5; Deuteronomio 5:32-33; 10:12-13; 29:9; 1 Re 2:3-4; Isaia 1:26)
Allo stesso modo i cristiani del Nuovo Patto, sono chiamati alla fedeltà, sia collettivamente che individualmente (cfr. per esempio Matteo 25:14-30; 1 Corinzi 4:1-2,17; Efesini 6:21; Colossesi 1:7; 4:7; Apocalisse 2:10). 
La fedeltà allora è la risposta adeguata a Dio da parte del popolo del Suo patto, visto in un impegno costante che riflette la fedeltà di Dio stesso (cfr. per esempio Numeri 23:19; 2 Timoteo 2:13) allo stesso patto.
C. H. Spurgeon disse: “Non c'è nulla che sceglierei come oggetto della mia ambizione di vita che rimanere fedele al mio Dio fino alla morte”.
Come la fedeltà di Dio è costante (cfr. per esempi Deuteronomio 7:9; Romani 3:3-4; 2 Timoteo 2:13), lo deve essere anche quella del Suo popolo (2 Timoteo 2:11-13; Ebrei 10:36; Apocalisse 13:10; 14:12)
La fedeltà, quindi, non deve essere considerata un atto isolato, un momento di eroismo, o di fervore emotivo!
Si tratta piuttosto di un atteggiamento che dovrebbe caratterizzare tutta la vita di chi dice di avere fede in Dio.
La fedeltà a Dio non è qualcosa che compiamo una volta sola, ma che dobbiamo compiere ogni giorno, anzi, ogni momento!
La fedeltà a Dio si traduce in un impegno costante, alimentato da un'incrollabile fiducia. 
Si manifesta attraverso azioni concrete che si attuano nel tessuto della vita quotidiana, anche quando le sfide e le difficoltà si fanno più ardue! (cfr. per esempio Giosuè 24:14-15; Michea 4:5; Luca 9:62; Apocalisse 2:10).
Essere fedele a Dio, è agire costantemente come vuole Dio, indipendentemente dalle circostanze, o dalle conseguenze!
Dietrich Bonhoeffer disse: "La fedeltà non è qualcosa che si possiede una volta per sempre, ma qualcosa che si deve conquistare ogni giorno di nuovo".
In sintesi, la fedeltà a Dio non è un sentimento passeggero, o un'azione sporadica!
È una scelta consapevole che si concretizza in un impegno quotidiano, alimentato da una fede consapevole, profonda e incrollabile.
La fedeltà non fa differenza tra piccoli e grandi doveri! (cfr. per esempio Matteo 25:21 Luca 16:10)
Ezechia ha fatto l'unica cosa che quasi tutti i suoi predecessori sono stati criticati per non aver fatto: si è sbarazzato di tutti gli idoli che molti dei governanti precedenti seguivano (cfr. per esempio, 1 Re 16:26; 21:26; 2 Re 13:6; 17:12, 15) che per secoli avevano sviato il suo popolo.
In 2 Re 18:3-4 riguardo Ezechia è scritto: “Egli fece ciò che è giusto agli occhi del SIGNORE, proprio come aveva fatto Davide suo padre. Soppresse gli alti luoghi, frantumò le statue, abbatté l'idolo d'Astarte, e fece a pezzi il serpente di bronzo che Mosè aveva fatto; perché fino a quel tempo i figli d'Israele gli avevano offerto incenso; lo chiamò Neustan”. 
Contrariamente al padre Acaz, devoto idolatra che sacrificò persino un figlio per seguire i riti pagani (2 Re 16:1-20), Ezechia intraprese un percorso diametralmente opposto. 
“È notevole che un uomo come Ezechia potesse essere il figlio di Acaz. Eppure, dobbiamo ricordare che per tutta la vita fu sotto l’influenza di Isaia” (Morgan).
Il ruolo del profeta Isaia, uomo spirituale di grande rilievo, nella vita di Ezechia fu determinante (cfr. per esempio 2 Re 19:4-6), 
Oltre all’influenza del profeta Isaia (cfr. per esempio 2 Re 19:2-6), è probabile che Ezechia avesse con sé una copia della legge di Mosè (Deuteronomio 17:18-20).
La decisione di Ezechia di estirpare l'idolatria dal regno evidenzia un profondo cambiamento di rotta, sia a livello personale che collettivo.
Ezechia stava dando agl’Israeliti, l'esempio di come fidarsi e ubbidire solo a Dio rimuovendo gl’ idoli.
Le azioni di Ezechia dimostravano un forte rifiuto dell'idolatria e un impegno a ristabilire un culto puro e devoto solo a Dio.
Il suo esempio incoraggiava il popolo ad abbandonare le pratiche pagane che li allontanavano dal Signore.
Così la rimozione degl’idoli simboleggiava la rottura con il passato e l'abbraccio di una nuova relazione con Dio basata sulla fiducia e sull'obbedienza.
Ezechia non solo distrusse gl’idoli, la legge di Dio non li permetteva (Esodo 20:3-6; Deuteronomio 4:15-18; 5:7-10), ma offrì anche un modello di come relazionarsi correttamente con Dio, cioè con una fede obbediente e a sperimentare così il favore di Dio che derivano da un'obbedienza autentica.
La fedeltà di Ezechia ci invita a riflettere sulla profondità della nostra relazione con Dio e a rinnovare il nostro impegno a seguirlo con fedeltà e perseveranza.
 
La fedeltà a Dio è:
A) Sodalità 
Ezechia aveva un legame forte con il Signore.
Nel v.6 leggiamo: “Si tenne unito al SIGNORE”.
“Si tenne unito” (yidbaq – qal imperfetto consecutivo attivo) è “aggrapparsi”, “restare unito”, “rimanere attaccato”, un attaccarsi tenacemente, un aderire con forza, cioè fissarsi a un oggetto come per esempio le ossa lo sono alla pelle (Giobbe 19:20), o la lingua al palato (Giobbe 29:10), o la cintura ai fianchi (Geremia 13:11), o una persona che si lega a un’altra a una persona (cfr. per esempio Genesi 34:3; Rut 1:14); una parola usata anche per indicare l’unione tra marito e moglie (Genesi 2:24).
Avendo fiducia nel Signore, Ezechia si era aggrappato al Signore come può fare un bambino con la mamma, o il padre come rifugio di sicurezza in un momento di crisi.
Di fronte alla minaccia Assira, Ezechia si affidò e si aggrappò al Signore, non si rivolse agli idoli, rimase legato fedelmente al Signore.
È un verbo che troviamo in Deuteronomio per indicare l’essere consacrati esclusivamente al Signore (Deuteronomio 10:20; 11:22; 30:20), così anche in Giosuè a non seguire gl’idoli (Giosuè 22:5; 23:8).
La stessa parola la troviamo ancora nel Salmo 63:8 dove troviamo scritto: “L'anima mia si lega a te per seguirti”.
Questo versetto esprime un profondo legame tra il salmista e Dio. 
Il salmista paragona la sua anima a qualcosa che si attacca a Dio, come disse Agostino: “L'anima che ama Dio si attacca a lui come l'edera si attacca alla parete”. 
Questo indica un'adesione forte e inamovibile a Dio, un desiderio di seguirlo ovunque Egli vada, e questo ci porta a considerare che la fedeltà a Dio è:
B) Sequela (v.6) 
La parola "sequela" deriva dal latino "sequi", che significa "seguire".
Leggiamo ancora nel v.6 che Ezechia: “Non cessò di seguirlo”.
Quest’azione mette in evidenza che Ezechia si tenne unito al Signore.
A differenza del re Salomone che seguì gli dèi delle sue mogli e concubine pagane (1 Re 11:1-2), Ezechia fu costante nel seguire il Signore.
Ezechia andava dietro al Signore, si riferisce all'incrollabile lealtà e obbedienza del re Ezechia a Dio.
Indica che Ezechia rimase fedele al Signore, non si allontanò dai Suoi comandamenti e dalla Sua adorazione, a differenza di molti altri re di Giuda, non si rivolse agl’idoli per adorarli. 
La sequela indica l'atteggiamento di dedizione e obbedienza nei confronti di Dio.
 
Nel Nuovo Testamento c’è la particolare attenzione e aderenza a seguire Gesù Cristo accogliendo pienamente la Sua parola e seguirne l'esempio, quindi a essere Suoi discepoli (cfr. per esempio Matteo 16:24; Marco 8:34; Luca 9:23; Giovanni 12:26).
La sequela di Ezechia si dimostra particolarmente significativa nel contesto di sfide e prove. 
Di fronte all'incombente minaccia Assira, egli non vacillò nella sua fede, ma rimase saldo nella sua devozione a Dio. 
Come sottolinea Søren Kierkegaard disse: “La sequela di Cristo è una vita vissuta nella fede, anche quando la fede è messa alla prova”.
Allora “non cessò di seguirlo" dipinge un ritratto di Ezechia come un re esemplare, caratterizzato da una fede incrollabile, un'obbedienza fedele e una dedizione totale a Dio. 
La sua sequela rappresenta un modello da seguire per tutti coloro che aspirano a vivere una vita in linea con i principi divini, anche di fronte alle avversità.
La fedeltà a Dio è:
C) Sottomissione (v.6) 
In 2 Cronache (2 Cronache 29:1–31:21) troviamo scritto un quadro più completo della scrupolosità con cui Ezechia obbedì al Signore: purificò il tempio, restaurò il culto del tempio e celebrò la Pasqua, riordina il culto levitico prima dell’invasione Assira (2 Cronache 32:23).
La fedeltà a Dio non è solo una questione di credenze, o di comportamenti esterni, ma deve portare a una trasformazione interiore che si manifesta in una vita obbediente al Signore.
Nel v.6 è scritto: “E osservò i comandamenti che il SIGNORE aveva dati a Mosè”. 
Consecutivamente al fatto che Ezechia non cessò di seguire il Signore, viene specificato che osservò i comandamenti che il Signore aveva dati a Mosè.
“Osservò” (yišmōr – qal imperfetto consecutivo attivo) indica un'azione abituale del passato di Ezechia.
L’osservanza delle leggi di Dio non era una questione teorica, o di osservanza superficiale.
Infatti, il significato di base della parola “osservare” (šā·mǎr) è: “Esercitare una grande cura”.
Per esempio, in Deuteronomio 11:32 è scritto: “Abbiate dunque cura di mettere in pratica tutte le leggi e le prescrizioni che oggi io metto davanti a voi”.
“Osservò” significa conformare la propria azione a tutti i comandamenti del Signore, li mise in pratica, è un modo di dire per indicare che era obbediente.
Indica obbedire a un comando con diligenza e nei dettagli (cfr. per esempio Levitico 19:30); in questo caso descrive il rigoroso rispetto dei Dieci Comandamenti che Dio aveva dati a Mosè (cfr. per esempio Esodo 20:6; Deuteronomio 5:10).
Il significato, il senso e lo scopo della vita è osservare i Suoi comandamenti! (Ecclesiaste 12:15).
Il Salmo 119, si concentra sulla necessità di obbedire agli obblighi previsti dai comandi di Dio (cfr. per esempio Salmo 119:8,17,34). 
In quanto popolo legato con un patto, Dio si aspettava che il popolo d’Israele rispettasse gli obblighi assegnati in quel patto (cfr. per esempio Deuteronomio 29:9; 1 Re 11:11).
Dio ha dato all'uomo dei comandamenti da seguire per vivere una vita giusta e felice (cfr. per esempio Genesi 26:5; Esodo 20:6; Deuteronomio 4:2,40; 5:10, 29; 6:2, 17; 7:9).
L'obbedienza a Dio è un segno di amore e devozione a Lui (cfr. per esempio Deuteronomio 6:5; 10:12; 11:13; 13:3; 19:4; 30:16; 1 Re 8:61; 2 Cronache 6:40).
Dio benedice coloro che obbediscono ai suoi comandamenti e punisce coloro che disobbediscono (Deuteronomio 28; Levitico 26).
I “Comandamenti” (miṣôtāy -plurale) sono una direttiva autorevole, scritta o verbale, data come istruzione, o prescrizione a un subordinato.
Riguarda l'autorità del soggetto, quindi in questo caso, gli ordini di Dio, le istruzioni specifiche date da Dio a Mosè sul Monte Sinai.
Perché viene specificato e sottolineato “che il SIGNORE aveva dati a Mosè”?
Intanto, l'uso del nome divino “Signore” (Yahweh) sottolinea l'importanza e la santità di questi comandamenti.
Allora viene specificato e sottolineato:
1. Per indicare l'origine divina di questi comandamenti
In questo modo è evidenziato che i comandamenti osservati da Ezechia provenivano da Dio conferisce loro un'autorità e un'importanza ancora maggiori.
Viene specificato e sottolineato:
2. Per far capire che Ezechia era fedele al Signore e alla tradizione Israelita
Mosè è una figura centrale nella storia e nella religione Ebraica, collegare Ezechia a Mosè, lo collega alla tradizione religiosa e all'identità del popolo Israelita, e questo rafforzava la sua legittimità come re e leader spirituale.
Ezechia non seguiva gli idoli pagani, o le sue idee, ma quelli che il Signore aveva dati a Mosè.
A differenza di altri re, Ezechia non si allontanò dal Signore, cioè non si abbandonò mai all'idolatria.
Infine:
3. Per distinguere Ezechia dai re precedenti
Alcuni re precedenti di Giuda avevano trascurato, o addirittura disobbedito alla legge di Dio. 
Sottolineare l'obbedienza di Ezechia ai comandamenti dati a Mosè lo contrappone a questi re e lo presenta come un esempio positivo di leadership fedele a Dio.
Ezechia ci insegna che essere fedeli al Signore significa essergli obbedienti ai Suoi comandamenti.
CONCLUSIONE
Ezechia è l'unico re che viene paragonato a Davide senza critiche, o riserve (2 Re 18:3).
Ezechia fu un re consacrato a Dio!
La fiducia e la fedeltà di Ezechia lo resero un re esemplare e un leader efficace.
Ezechia non era un re qualsiasi. 
La sua regalità non derivava da sangue blu o da conquiste militari, ma da una consacrazione profonda, radicale e assoluta a Dio. 
Ezechia aveva una fede incrollabile di fronte alle sfide.
Il regno di Ezechia non fu privo di difficoltà; si trovò ad affrontare nemici potenti, come l'Assiria, e dovette prendere decisioni difficili per proteggere il suo popolo. 
Eppure, in mezzo a queste sfide, la sua fede non vacillò mai. 
Anzi, si rafforzò ancora di più, spingendolo ad affidarsi completamente a Dio e a cercare la Sua guida in ogni situazione.
Ezechia è un esempio di obbedienza e sottomissione al Signore da seguire.
La fede di Ezechia non era solo teorica, ma si traduceva in azioni concrete. 
Egli non solo credeva in Dio, ma obbediva alla Sua volontà con tutto il suo cuore. Eliminò gl’idoli dal tempio, ripristinò il vero culto e incoraggiò il popolo a tornare a Dio. 
La sua obbedienza era radicale e totale, un esempio da seguire per tutti noi.
Abbiamo oggi un invito a riflettere e a cambiare!
La storia di Ezechia ci sfida a riflettere sulla nostra relazione con Dio. 
Siamo veramente consacrati a Lui come lo era Ezechia? 
La nostra fede è altrettanto forte di fronte alle difficoltà? 
La nostra obbedienza è radicale e totale?
Ma la storia di Ezechia non è solo un monito, è anche un grido di speranza e di incoraggiamento. 
Se ci impegniamo a seguire il suo esempio, se scegliamo di consacrarci completamente a Dio, se viviamo con fede incrollabile, con un’obbedienza radicale e totale sottomissione, allora possiamo sperimentare la Sua potenza e la Sua vittoria nella nostra vita.
Lasciamo che la storia di Ezechia sia una luce che illumina il nostro cammino. Scegliamo di consacrarci a Dio, di vivere con fede incrollabile, di obbedirgli con tutto il nostro cuore e di sottometterci alla Sua volontà in ogni cosa. 
Solo così potremo vivere una vita degna della gloria di Dio e sperimentare la Sua vittoria in ogni circostanza.


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