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1 Cronache 16:10,24-25: La gloria di Dio e le nostre azioni (1)

 1 Cronache 16:10,24-25: La gloria di Dio e le nostre azioni (1)
Continuiamo la nostra serie di meditazioni sulla gloria di Dio.
È interessante notare che in questo contesto, quindi al tempo di Davide, ancora una volta vi è uno stretto legame tra l'arca e la gloria di Dio. 
A Davide non fu permesso di costruire il tempio, ma fu responsabile di portare l'arca a Gerusalemme e di collocarla lì in una tenda sacra. 
Quando ciò accadde, Davide compose un canto, o salmo che esaltava la gloria di Dio.
Ma andiamo con ordine. 
Dopo che Davide è stato incoronato re, si propone di portare l'arca di Dio a Gerusalemme (13:1–4).
L'arca dell'alleanza, simbolo della presenza di Dio, giaceva dimenticata in una casa di campagna (1 Samuele 13:5-14; 15:25). 
Davide decise di riportarla al suo legittimo posto al centro della vita religiosa della nazione. 
Nel portare l'arca a Gerusalemme, il suo scopo era quello di fare di Gerusalemme il centro religioso, oltre che politico, d’Israele. 
Ma i suoi piani subirono una prima battuta d'arresto a causa della mancanza di rispetto per l'arca, infatti mentre tutto Israele celebra l'importante occasione, Dio fa morire Uzza (1 Cronache 13:7-10), che sta trasportando l'arca contrariamente alle Sue istruzioni (cfr. per esempio Numeri 7:4–9). 
Dopo che Dio autorizzò Davide a sconfiggere i Filistei (1 Cronache 14:8–17), Davide fece un secondo tentativo di portare l'arca a Gerusalemme. 
Nomina i leviti per portare l'arca come Dio aveva ordinato (1 Cronache 15:1–15) e l’incaricò a guidare la musica davanti all'arca (1 Cronache 15:16–24; 16:4–42). 
Davide e tutto Israele portano l'arca a Gerusalemme con grande festa. 
Una volta qui, la posero in una tenda e offrirono a Dio olocausti e sacrifici di riconoscenza, e distribuì da mangiare ai presenti (1 Cronache 15:25–16:3).
Davide poi stabilì davanti all’arca del Signore alcuni dei Leviti per fare il servizio sacerdotale e per invocare, celebrare e lodare il Signore.
In quel giorno Davide diede l’incarico ad Asaf e ai suoi fratelli di cantare le lodi al Signore (1 Cronache 16:4-7).
I vv.8-36 fanno parte di un canto, o un salmo di ringraziamento al Signore di Davide con note esortative ai responsabili dell’arca, i sacerdoti, a lodare il Signore.
Questo salmo di Davide combina in modo creativo passaggi di tre salmi: il Salmo 105:1–15 con 1 Cronache 16:8–22; il Salmo 96 con 1 Cronache 16:23–33; e il Salmo 106:1,47–48 con 1 Cronache 16:34–36.
Era tipico cantare i salmi in così grandi occasioni nazionali. 
Davide comincia con una chiamata al popolo del patto di Dio, discendenti di Giacobbe, a lodarlo per i miracoli e giudizi a loro favore, quindi della fedeltà di Dio al patto (1 Cronache 16:8–13). 
Tra tutte le nazioni della terra Dio scelse Abramo, promettendo di fare dei suoi discendenti una nazione e di dare loro Canaan come loro patria (1 Cronache 16:14–18). 
Nei primi tempi, quando erano pochi di numero, i discendenti di Abramo avrebbero potuto facilmente essere spazzati via da popoli vicini ostili, ma Dio li preservò miracolosamente (1 Cronache 16:19-22).
In considerazione di tutto ciò che aveva fatto per loro, il popolo di Dio fu esortato a lodarlo e ad annunciare ad altri i Suoi potenti atti. 
Le persone non avrebbero mai potuto conoscere veramente altri dèi, poiché quegli dèi erano senza vita, ma potevano conoscere l'unico vero Dio, sia attraverso l'universo creato che attraverso il culto pubblico del santuario (1 Cronache 16:23–27). 
Pertanto, i popoli del mondo sono esortati a dare a Dio gloria e forza, offerte (1 Cronache 16:28–30), e la creazione fisica è esortata a portargli lode (1 Cronache 16:31–33). 
Questa sezione si conclude con l’esortazione a celebrare il Signore perché è buono e la sua bontà dura per sempre, quindi è fedele.
Questa certezza per Israele è uno stimolo a contare su di Lui per essere salvati (1 Cronache 16:35–36).
Nei vv.10,24-25, noi troviamo due azioni che noi dobbiamo fare riguardo al Signore.
La prima azione:
I GLORIATEVI  
Nel v.10 leggiamo: “Gloriatevi del suo santo nome; si rallegri il cuore di quelli che cercano il SIGNORE!”
Un parallelo lo troviamo nel Salmo 105:3 dove troviamo scritto: “Esultate per il suo santo nome; gioisca il cuore di quanti cercano il SIGNORE!”
Asaf e i suoi fratelli leviti sono esortati a gloriarsi del santo nome del Signore, quindi vediamo:
A) Il comando
“Gloriatevi” (hithallû – hitpael imperativo medio) indica un’azione intensiva che dobbiamo fare.
“Gloriatevi” è vantarsi! Mettersi in mostra, quindi elogiarsi, lodarsi, esprimere parole di eccellenza (cfr. per esempio Salmo 34:2; 52:1; 63:11; 64:10; 105:3; 106:5; Proverbi 31:30; Isaia 41:16; 45:25).
Nella Bibbia vediamo per esempio un uomo che si vanta del suo coraggio, o della sua tranquillità (1 Re 20:11), o della sua generosità (Proverbi 25:14). 
Il ricco delle sue ricchezze nelle quali confida (Salmo 49:6); il tiranno della sua malvagità (Salmo 52:3); Ammon si vanta delle sue valli fertili (Geremia 49:4). 
Per fede Davide è convinto della liberazione del Signore dicendo: “Io mi glorierò nel SIGNORE; gli umili l'udranno e si rallegreranno” (Salmo 34:2).
È sbagliato anche vantarsi del domani, perché nessuno sa cosa porterà (Proverbi 27:1). 
Ma è anche possibile vantarsi, o gloriarsi di Dio, spesso nel contesto della gioia. Il re si rallegrerà in Dio e tutti coloro che giurano per lui si glorieranno (Salmo 63:11).
Il giusto si rallegrerà nel Signore, così anche i retti di cuore dice il Salmo 64:10.
Secondo il Salmo 106:5 la nazione si rallegra dell'aiuto di Dio e si gloria.
Isaia 41:16 dice: “Tu li ventilerai e il vento li porterà via; il turbine li disperderà;
ma tu esulterai nel SIGNORE e ti glorierai del Santo d'Israele”, il motivo è il trionfo sui nemici (vedi anche Isaia 45:25).
Secondo Geremia 9:23, nessuno deve vantarsi della propria saggezza, della propria potenza, o delle proprie ricchezze; l'unico motivo di vanto giustificato è la conoscenza del Signore. 
Ma in questo caso, dobbiamo vantarci nel santo nome del Signore.
Così al posto dell'uso negativo ed egocentrico di autocelebrarci dobbiamo esaltare, innalzare, lodare: 
B)  Il santo nome del Signore 
Nel Salmo 150:1-3 leggiamo: “Alleluia. Lodate Dio nel suo santuario, lodatelo nella distesa dove risplende la sua potenza. Lodatelo per le sue gesta, lodatelo secondo la sua somma grandezza. Lodatelo con il suono della tromba, lodatelo con il saltèrio e la cetra” (cfr. per esempio 2 Samuele 22:4; 1 Cronache 16:25; Salmo 18:4; 113:3; 145:3).
Ciò che viene evidenziato in questo versetto è di gloriarsi nel santo nome del Signore, nell’Ebraico è: “Nome santo”, enfatizzando così “nome”. 
“Santo nome” lo troviamo ancora in 1 Cronache 16:35.
Ora riguardo la glorificazione del santo nome del Signore vediamo tre aspetti.
Il primo aspetto è:
(1) La glorificazione nel Signore deve essere circoscritta solo a Lui
Interessante le parole del linguista e scrittore Niccolò Tommaseo sul vantarsi di se stessi: “I vanti fanno venire a galla i difetti”.
Ma questo testo ci dice che non dobbiamo vantarci di noi stessi, ma solo nel Signore e in Lui non ci sono difetti!
“Del” (b) in realtà è “nel” come traducono le versioni della Bibbia “San Paolo” e la ”Nuova Diodati”.
“Nel” indica la posizione dentro certi limiti in contrasto con l’essere al di fuori di un’area, in questo caso dal nome santo del Signore.
Quindi, dobbiamo gloriarci solo nel santo nome del Signore! 
Da questa area, non dobiamo uscire!
Un vero cristiano fa questo al contrario delle persone di questo mondo che si dilettanto e si vantano nel peccato, nei piaceri di questo mondo, nella propria posizione sociale, nazionalità, ricchezza, risultati raggiunti, cultura, successi, capacità e così via, ma il testo non ci dice di fare questo!
Dobbiamo vantarci solo nel Signore! In Lui solo! 
Commentando 1 Corinzi 1:31 dove è scritto “chi si vanti, si vanti del Signore”, lo studioso Lensky dice: “Gloriarsi nel Signore significa smettere di vantarsi e di fare affidamento su noi stessi e su qualsiasi cosa in noi stessi, o prodotta da noi stessi e con un cuore fiducioso, gioioso e grato per cantare le lodi di Colui dal quale scaturiscono tutte le nostre benedizioni spirituali”. 
Tutto quello che siamo e abbiamo è merito del Signore (1 Samuele 2:6-8; 1 Corinzi 1:26-31; 15:10), quindi, non ci può essere autogloria, perché tutta la gloria è dovuta al Signore!
Il secondo aspetto è:
(2) La glorificazione riguarda il nome del Signore
“Nome” (šēm) qui si può riferire al nome di Dio come si è presentato a Mosè, quindi “Yahweh” (Esodo 3:14-15; 15:3; 33:19, 34:5), oppure alla Sua persona, a ciò che lo identifica, o descrive il Suo carattere, o lo rappresenta, quindi Dio stesso!
Gregory Lanier riguardo la parola Ebraica per “nome” scrive: “Quando è usata per Dio, questa parola non solo si riferisce all'auto-designazione, o al carattere rinomato di Dio, ma in un certo senso lo rappresenta anche”.
Il nome allora era un’auto-designazione, un segno di qualche caratteristica che aveva una persona, e questa designazione non era soggettiva, ma oggettiva, cioè rispecchiava chi era veramente!
Karla Bohmbach riguardo il significato del nome scrive: “Quando Shakespeare affermò che ‘una rosa con qualsiasi altro nome avrebbe un profumo altrettanto dolce’ (Romeo e Giulietta II.ii.43) non stava esprimendo enfaticamente un'idea che avesse alcuna giustificazione nel mondo biblico – o in qualsiasi altra parte del Medio Oriente. Nel mondo antico in generale, un nome non era semplicemente una comoda collocazione di suoni con cui una persona, un luogo, o una cosa potevano essere identificati; piuttosto, un nome esprimeva qualcosa dell'essenza stessa di ciò che veniva nominato. Quindi, conoscere il nome significava conoscere qualcosa dei tratti fondamentali, della natura, o del destino di ciò a cui apparteneva il nome”.
Dello stesso parere è J. Fichtner che riguardo il nome nell’antico Medio Oriente non era: “Solo un segno della differenza tra entità diverse, ma una definizione dell'essenza dell'entità nominata”.
Questo vale anche per Dio i Suoi nomi rivelati nella Bibbia ognuno dei quali attira l'attenzione su un aspetto particolare del Suo carattere.
Allora “nome” in questo testo, si può anche riferire a tutta la Sua persona, a Dio stesso, è un modo per riassumere il carattere di Dio, i Suoi attributi, tutte le Sue qualità (per esempio Salmo 20:1; Isaia 30:27; cfr.1 Samuele 25:3,25; Matteo 1:21) come si è rivelato all’umanità, dunque l’autorivelazione di Dio.
Il nome così è tutta la persona, o il suo carattere.
Il “Suo nome” è la rivelazione di chi il Signore è.
Il nome come abbiamo visto esprime la natura di chi lo porta, ne rileva il carattere distintivo e particolare, perciò dire che il nome di Dio è santo equivale a dire che tutta la Sua persona è santa.
Questo c’introduce al terzo aspetto:
(3) La glorificazione riguarda tutta la persona del Signore che è santo
“Suo santo nome”.
Che cosa s’intende che Dio è santo?
(a) La santità di Dio è l’eccellenza della Sua natura
La santità è la purezza morale, l'essere pulito, non solo nel senso di assenza di ogni macchia morale, libero dalla corruzione morale, ma di compiacenza in ogni bene morale! 
La santità di Dio implica l'assenza di ogni impurità morale e imperfezione, e il possesso, in grado infinito, di tutto ciò che è moralmente puro, amabile ed eccellente. 
La santità di Dio è l'infinita bellezza e l'eccellenza della Sua natura (cfr. per esempio Esodo 15:11).
Questo lo vediamo per esempio nel Salmo 30:4 dov’è scritto di celebrare la santità del Signore. 
Nel Salmo 89:35 Dio dice: "Una cosa ho giurato per la mia santità, e non mentirò a Davide….". (cfr. Amos 4:2). 
Non è scritto che Dio abbia giurato per la Sua fedeltà, o per il Suo amore, ma per la Sua santità, questo perché la santità di Dio, più di qualunque altra cosa, è l’espressione maggiore di Se stesso.
Hughes Morgan ci ricorda che: "La Sua santità penetra e colora ogni altro attributo, in questo senso la Sua giustizia è santa, il Suo amore è santo, la Sua verità è santa e così via". 
Questo significa che la santità divina non è un attributo accanto e distinto dagli altri, ma è ciò che pervade e caratterizza tutti gli altri attributi. 
In questo senso la Sua giustizia è una giustizia santa, il Suo amore è un amore santo, la sua verità è una verità santa, e così via. 
Dio è santo in tutto ciò che lo caratterizza! 
La Sua santità è più di un semplice attributo e Jonathan Edwards c'è lo ricorda quando dice: “La santità è più di un semplice attributo di Dio, è la somma di tutti i Suoi attributi, lo splendore di tutto ciò che Dio è”. 
Come 1 Cronache 16:10, l’eccellenza della santità di Dio, la vediamo anche nel Salmo 111:9 dov’è scritto: "Egli ha mandato a liberare il suo popolo, ha stabilito il suo patto per sempre; santo e tremendo è il suo nome" (cfr. per esempio Salmo 103:1).
E ancora:
(b) La santità di Dio è superlativa
In Apocalisse 4:8 è scritto : "E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt'intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: 'Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene'" (Così anche Isaia 6:3).
La ripetizione di una parola nella lingua Ebraica è un modo di esprimere un'idea superlativa (2 Re 25:15). 
Quindi la triplice ripetizione di "Santo" è una forma di enfasi e sottolinea la suprema, o la completa santità!
La triplice ripetizione, sottolinea la Sua santità alla massima misura possibile, un qualcosa di superlativo che è ben oltre ogni immaginazione umana! 
Pertanto non è sbagliato affermare che la santità è il principale e il più glorioso attributo che Dio possieda!
Così se Dio nella Sua rivelazione ha dato così tanta importanza a questo attributo, noi non lo dovremmo dimenticare, ma dobbiamo dargli la giusta importanza! 
Dobbiamo gloriarci nel Suo nome santo!
(c) La santità di Dio è incomparabile perché solo Dio è santo
“Santo” (qō·ḏěš - sostantivo) è la qualità della purezza morale, con l'accento sul fatto che questo è una condizione unica, diversa dall'umanità corrotta.
Dio è il Santo sopra gli altri in modo unico, esclusivo e assoluto! 
Nessuno è uguale a Lui! Dio è imparagonabile! 
“Santo” (qādôš - aggettivo) indica “ciò che è separato dal profano, dal terreno”. 
La santità è la totalità della perfezione divina, una perfezione che lo distingue totalmente dal creato e dalla creatura, è separazione infinita!
Quindi dire che “Dio è santo”, significa che è trascendente, cioè separato dalla creazione.
Come “santo”, Dio è un essere a parte unico nel Suo genere (Salmo 22:3; Isaia 6:3; 57:15), libero dalle caratteristiche dell’umanità decaduta e dei suoi idoli (Giosuè 24:19; Osea 11:9). 
“Santo” significa separato, distinto dalla realtà circostante, perciò Dio è separato da ciò che è terreno, è “il totalmente altro”, completamente diverso da tutto il resto e al di sopra di ogni cosa finita e imperfetta!
Solo Dio è santo, questo vuol dire che la santità caratterizza solo esclusivamente Dio in modo unico e perfetto! (1 Samuele 2:2).
In Esodo 15:11 è scritto: "Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?". 
Così “gloriatevi del Suo santo nome” indica che tutta la persona di Dio è santa e quindi dobbiamo essere orgogliosi che Dio è un Dio santo!
Certamente non lo sono le persone che appartengono e vivono per questo mondo!
Non dobbiamo vergognarci di Dio in mezzo a questa società ribelle a Dio che ama il peccato!
Non dobbiamo vergognarci di prendere posizione per Dio quando si parla di peccato!
Solo chi lo conosce ed è consapevole e ammira la bellezza della santità di Dio non si vergognerà di Lui!
E questo c’introduce al secondo punto, alla seconda azione:
II RACCONTATE 
Prima di tutto vediamo:
A) Il comando
Nel v.24 leggiamo: “Raccontate la sua gloria fra le nazioni
e le sue meraviglie fra tutti i popoli!”
William J. Larkin Jr. scrive a riguardo: “In un atto di adorazione tutta la terra è esortata a proclamare continuamente la buona novella. Il messaggio è un annuncio della salvezza, della gloria e delle opere potenti del Dio supremo, che è grande e molto degno di lode. Il messaggero, il messaggio e i destinatari hanno tutti una qualità universale”.
Infatti al v.23 Davide esorta tutta la terra, ma è lo scopo della chiesa quello di proclamare la gloria di Dio!
Quindi cominciamo a considerare:
(1) La proclamazione
John Goldingay afferma: “È interamente un'esortazione alla comunità religiosa a rendere lode e a farlo raccontando al mondo le grandi cose che Dio aveva fatto. Sebbene Israele sapesse che Dio aveva compiuto atti straordinari che lo beneficiavano direttamente da solo, ciò non implicava che Dio si preoccupasse solo di Israele. La sua vocazione era quella di far conoscere al mondo ciò che Dio aveva fatto affinché il mondo giungesse a riconoscerLo”.
Questa è anche la vocazione della chiesa oggi: proclamare Dio per farlo conoscere a chi non lo conosce, a non tenerci tutto ciò che sappiamo di Dio per noi stessi avaramente! 
Il verbo “raccontate” (sappĕrû - piel imperativo attivo) esprime un comando che dobbiamo effettivamente realizzare, praticare; quindi non è un optional della nostra fede! 
Esprime la volontà, lo sforzo, un’azione intensa.
“Raccontate” indica proclamare, infatti la stessa parola è usata e tradotta in questo modo nel Salmo 96:3 dove troviamo scritto: “Proclamate la sua gloria fra le nazioni e i suoi prodigi fra tutti i popoli!” (vedi anche Esodo 9:16; Salmo 19:2).
Esprime il fare conoscere, comunicare informazioni e verità importanti a coloro che non le hanno ascoltate, specialmente a nazioni straniere come vediamo in questo versetto.
Quando uno è orgoglioso di qualcuno, o qualcosa ne parla agli altri!
Se sei orgoglioso di Dio nel parlerai ad altri! Non ti vergognerai di Lui!
Ogni credente deve proclamare la gloria, le meraviglie e le lodi del Signore (cfr. Salmo 9:1,14; 26:7; 73:28; 75:1; 107:22; Isaia 43:21; Geremia 51:10).
Per ben cinque volte troviamo nel Nuovo Testamento il grande mandato, o la grande commissione di Gesù, cioè l’andare il tutto il mondo a predicare il vangelo (Matteo 28:18-20; Marco 16:15-16; Luca 24:45-49; Giovanni 20:21-23; Atti 1:8).
Emil Brunner disse: “La chiesa esiste per la missione come un fuoco esiste per bruciare”.
Se veniamo meno come chiesa a questo, veniamo meno a uno degli scopi per cui Dio ha voluto la chiesa!
Dovremmo seminare la Parola di Dio dovunque andiamo!
Nel comando troviamo:
(2) Il messaggio della proclamazione
“La sua gloria” e “le sue meraviglie” (v.24).
Ciò che dobbiamo proclamare è:
(a) La gloria del Signore
“Gloria” (kā·ḇôḏ) in questo contesto è la manifestazione di potenza (cfr. per esempio Isaia 16:14; 21:16) del Signore (cfr. per esempio Numeri 14:22; Isaia 35:2; Ezechiele 39:21) salvifica (cfr. v.23).
Noi dobbiamo proclamare gli atti salvifici del Signore, soprattutto quello del Vangelo, che si riferisce a Gesù e al Suo sacrificio per i peccatori (cfr. per esempio 1 Corinzi 15:1-9) di cui non dobbiamo vergognarci come ci ricorda Paolo in Romani 1:16: “Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco”.
Un giovane si alzò per dare la sua testimonianza per Cristo in un incontro all'aperto. Non essendo abituato a parlare in pubblico, all'inizio balbettò molto. Un ateo che passò di lì gli gridò: "Dovresti vergognarti di te stesso di stare in piedi e parlare così!" "Hai ragione", rispose il giovane. “Mi vergogno di me stesso, ma non mi vergogno di Cristo”.
Anche se non siamo grandi oratori, non dobbiamo vergognarci di Gesù Cristo!
Nel messaggio della proclamazione vediamo ancora:
(b) Le meraviglie del Signore
“Meraviglie” (niplĕʾōtāyw) è “opere meravigliose”, cioè i miracoli, atti soprannaturali di Dio che suscitano stupore, grande sorpresa (cfr. per esempio Giudici 13:19; Isaia 28:29; 29:14).
“Meraviglia” (peleʾ) designa un potente atto del Signore che è inspiegabile e indescrivibile secondo gli standard umani.
Questo riferimento degli interventi miracolosi e salvifici del Signore nella storia d’Israele ricorre nei vv. 9 e 12, dov’è esortato a meditare e a ricordare le meraviglie che il Signore ha fatto.
Spesso le opere meravigliose di Dio sono associate in particolare alla Sua liberazione e ai Suoi giudizi come gli eventi dell’Esodo e ai prodigi che operò durante l’attraversamento del mare, il viaggio nel deserto, e poi l'attraversamento del Giordano, (cfr. per esempio Esodo 3:20; Giosuè 3:5; Salmo 78:12-13106:22; 136:4; Michea 7:15).
Dio è riconosciuto come “l'unico che compie meraviglie!” (cfr. per esempio Salmo 72:18; 86:10; 136:4)
Così “meraviglie” è un parallelo di “gloria”, la potenza del Signore in azione!
Ora se noi crediamo veramente che Dio manifesta ancora oggi la Sua gloria e fa ancora opere meravigliose, quindi è potente, noi proclameremo con gioia questo!
Infine nel comando vediamo:
(3) I destinatari della proclamazione
“Fra le nazioni” e “fra tutti i popoli” (v.24).
Con le nazioni e tutti popoli sono i non Israeliti, e con questo si vuole sottolineare il carattere universale di proclamare la Sua potenza (gloria e opere meravigliose) in tutto il mondo.
La missione della chiesa oggi non è cambiata!
Ma vi chiedo: “Quanto ci stiamo lavorando in questa missione?”
Gesù prima di ascendere in cielo disse di andare per tutto il mondo a predicare il Vangelo a ogni persona (Marco 16:15).
Ora se non sei chiamato ad andare in qualche altra parte dal posto dove vivi, puoi comunque fare la tua parte di testimonianza dove vivi! (cfr. per esempio Atti 1:8).
Nel “raccontate” vediamo:
B) La causa della proclamazione 
“Perché il SIGNORE è grande e degno di sovrana lode; egli è tremendo sopra tutti gli dèi” (v.25).
La causa della proclamazione è in Dio stesso!
Vediamo tre caratteristiche a riguardo, prima di tutto:
(1) Il Signore è grande
Il Signore deve essere proclamato perché è “grande” (gādôl), vale a dire “notevole, o fuori dall'ordinario in grado, importanza, o effetto” (cfr. per esempio Esodo 3:3; 6:3; 18:11; Numeri 14:12; 1 Cronache 11:9,14; Salmo 136:17; Giona 1:4,10; 3:3; 4:1; Aggeo 2:9; Ecclesiaste 9:3; Ezechiele 38:13). 
“Grande” indica qualcosa che appartiene a una fascia superiore di una scala di estensione (cfr. per esempio Esodo 32:11; Giudici 21:5; Ezechiele 17:3); o relativo a una dimensione di un oggetto che occupa una superficie, o una massa maggiore rispetto a una norma (cfr. per esempio Deuteronomio 25:14; Giosuè 7:9; 2 Samuele 18:17); e ancora al di sopra degli altri per qualità, o posizione (cfr. per esempio Numeri 35:25,38; Isaia 36:4; Aggeo 1:1,12,14; 2:2,4; Malachia 1:14; Daniele 12:1).
In secondo luogo:
(2) Il Signore è degno di sovrana lode
Il Signore d'Israele è un Dio di dominio universale, che rivendica una lode universale e assoluta, infatti dice “degno di sovrana lode”.
“Degno di sovrana lode” è (mĕhullāl mĕʾōd) indica “essere esaltato, o lodato estremamente, o molto” (sovrana - mĕʾōd), cioè si riferisce a un punto molto alto, fino a un grado completo in una scala di estensione, massimo grado, oltremodo, quindi con un effetto intensificante, per esempio “molto grandemente” (cfr. per esempio Genesi 7:19; 13:13; 17:2,6,20; 30:43; Esodo 1:7; Numeri 14:7; 1 Re 7:47; 2 Re 10:4; Ezechiele 9:9; 16:13; 37:10).
Dovremmo dare solo al Signore il meglio, o il massimo della lode sempre!
Nel Salmo 34:1 è scritto: “Io benedirò il SIGNORE in ogni tempo;
la sua lode sarà sempre nella mia bocca”.
Dobbiamo gridare e cantare di gioia al Signore perché è Dio!
È Colui che ci ha creati e ci ha salvati per appartenergli, allora dovremmo ringraziarlo e lodarlo (Salmo 100:1-4).
Horatius Bonar pregava: “Riempi la mia vita, Signore mio Dio, in ogni sua parte con la lode, affinché tutto il mio essere proclami il tuo essere e le tue vie”.
Eppure lodiamo poco Dio e anche parliamo poco di Lui secondo quello che Egli merita!
Giovanni Calvino disse: “Gli uomini in generale lodano Dio in modo tale che egli ottiene a malapena la decima parte di ciò che gli spetta”.
Non dobbiamo avere paura di lodare troppo Dio, piuttosto il pericolo è dire troppo poco!!
In terzo luogo:
(3) Il Signore è tremendo
“È tremendo” (nôrāʾ - Nifal – participio passivo) significa “essere impressionante, spaventoso, maestoso che ispira soggezione, riverenza, o paura” (cfr. per esempio Salmo 65:6; 145:6; Giobbe 37:22).
Si riferisce allora a una reazione emotiva di paura, terrore, o apprensione.
“Tremendo” è un attributo del Signore, fa parte del Suo carattere (cfr. per esempio Esodo 15:11; Deuteronomio 7:21; 10:17; Neemia 1:5; 4:14; 9:32; Giobbe 37:22; Salmi 47:2; 68:35; 76:7,12; 89:7; 96:4; Daniele 9:4; Sofonia 2:11).
È scritto che il Suo nome è tremendo (cfr. per esempio Deuteronomio 28:58; Salmi 99:3; 111:9; Malachia 1:14), come anche le Sue azioni (cfr. per esempio Esodo 34:10; Deuteronomio 10:21; 2 Samuele 7:23; Salmi 66:3; 106:22; 145:6; Isaia 64:3), o il Suo giorno del giudizio (Gioele 2:11; 2:31; Malachia 4:5).
Le persone dovrebbero temere il Signore più di quanto temano i loro idoli!
“Sopra tutti gli dèi” indica che è al di sopra di tutti gli dèi, infatti è l’Altissimo (ʿěl·yôn – Salmo 21:7; 91:1,9), cioè il Supremo Essere, quindi Colui che ha il potere assoluto! 
Sopra di Lui non c’è nessuno! 
Nel Salmo 47:2 troviamo sia Altissimo che tremendo insieme, è scritto: “Poiché il SIGNORE, l'Altissimo, è tremendo, re supremo su tutta la terra”.
Allora il Signore merita di essere proclamato e conosciuto perché è grande e degno di sovrana lode, tremendo sopra tutti gli dèi!
Il Signore è superiore su tutti i popoli della terra e sui loro dèi, che in realtà sono solo idoli vani, mentre il Signore è il Creatore (v.26), e giudicherà (v. 33), quindi è da proclamare, da conoscere e lodare al di sopra di tutti gli dèi!
La causa allora della proclamazione è in Dio stesso!
Il teologo James I. Packer alla domanda qual è il motivo che ci spinge a evangelizzare da due motivi.
Il secondo motivo è per amore del prossimo, il desiderio di vedere la loro salvezza; e il primo motivo, quello fondamentale e principale, che è anche lo scopo primario dell’uomo: glorificare Dio!
Glorifichiamo Dio con l’obbedienza e se lo amiamo gli obbediremo (cfr. per esempio Giovanni 14:21; 1 Giovanni 5:3), e siccome l’evangelizzazione è un comandamento che ci ha dato Gesù Cristo (Matteo 28:18-20; Marco 16:15-16; Luca 24:45-49; Giovanni 20:21-23; Atti 1:8), allora saremo impegnati in questa missione se lo amiamo veramente!
Sempre il teologo James I. Packer scrive: “Se dunque amiamo Dio ed è nostra premura glorificarLo, dobbiamo obbedire al Suo comandamento di evangelizzare. C’è però da aggiungere qualcosa a questo pensiero. Noi glorifichiamo Dio mediante l’evangelizzazione non soltanto perché evangelizzare è un atto di obbedienza, ma anche perché predicando possiamo dire al mondo quali grandi cose Dio ha fatto per salvare i peccatori. Dio è glorificato quando le Sue potenti opere di grazia vengono divulgate”.
Dio è glorificato quando parliamo di Lui e delle Sue opere alle persone!
In 1 Pietro 2:9 leggiamo: “Ma voi siete una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una gente santa, un popolo che Dio si è acquistato, perché proclamiate le virtù di colui che vi ha chiamati dalle tenebre alla sua luce meravigliosa”.
Lo scopo per cui siamo stati scelti e salvati da Dio è per proclamare le Sue virtù!
Il plurale “virtù” (aretas) nella letteratura greca secolare veniva talvolta usata per descrivere i miracoli, o gli atti potenti compiuti da un dio.      
Gli studiosi hanno dato tre interpretazioni sulla parola “virtù”, cioè le eccellenze, o le qualità lodevoli di Dio e le cose che ha fatto; oppure le azioni meravigliose, potenti, o degne di lode che Dio ha compiuto; oppure le lodi di Dio per le sue gesta gloriose.
Comunque sia a che fare con le Sue qualità e opere!
CONCLUSIONE
In che cosa ti glori? 
Di chi, o di che cosa ti vanti?
Di chi, o di che cosa sei orgoglioso?
Se conosci veramente il Signore e se sei veramente consapevole di chi è, e credi veramente in Lui, allora ti glorierai in Lui e lo proclamerai a tutti senza vergognartene!
Dio è degno di essere conosciuto e se lo conosci sei ben equipaggiato a farlo!

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