Salmo 77:11-20: Lo sguardo al passato nella sofferenza

 Salmo 77:11-20: Lo sguardo al passato nella sofferenza

Nella vita, anche in quella cristiana, possiamo ritrovarci in circostanze difficili e devastanti, ognuno di noi, anche il cristiano più spirituale, può ritrovarsi “in una valle oscura”.

Ma come dobbiamo comportarci in queste circostanze?

In questi versetti il salmista c’insegna cosa fare.

Il salmo può essere diviso in due parti; nella prima parte è messa al centro l’io, troviamo il lamento, la sofferenza, i dubbi, il senso dell’abbandono di Dio e lo scoraggiamento (vv. 1-10), nella seconda parte vediamo al centro Dio, l’adorazione, la speranza, il conforto (vv.11-20). 

Comunque, nonostante la sofferenza e il senso dell’assenza di Dio, il salmista continua a credere in Dio.

Matthew Henry diceva: "Specialmente quando Dio sembra essersi ritirato da noi; dobbiamo cercarlo e cercare finché non lo troviamo”.

Asaf prega e cerca Dio, sa che lo ascolta e rifiuta di essere consolato nell’angoscia: voleva una risoluzione, un cambiamento, non una consolazione! 

Il salmista prega (vv.1-2) perché Dio si riveli potentemente nel cambiare la sua situazione sofferente, questo è il suo dramma e la sua perplessità, ma anche di quei credenti che non vogliono soffrire!

Mentre grida a Dio per essere aiutato, il suo cuore è per tutto il tempo preso interamente dalla sua stessa sofferenza e angoscia (vv.1-7).

Preso dai dubbi riguardo al Signore; si chiede se il Signore lo respinge per sempre; se la sua misericordia è venuta a mancare per sempre; se la Sua parola ha cessato per ogni generazione; se ha dimenticato di aver pietà; se ha soffocato nell’ira il suo amore (vv.7-9)

Poi afferma che l’afflizione consiste nel fatto che la destra dell’Altissimo è mutata (v.10), cioè la Sua potenza e la Sua prontezza nel liberare, nel proteggere e nel conservare (cfr. Esodo 15:6,12). 

Ma che cosa fa il salmista per vincere i suoi dubbi riguardo al Signore? 

Si concentra sui prodigi del Signore della storia passata e su quello che Lui è! 

Ed è quello che dobbiamo fare quando siamo nella sofferenza e dubitiamo del Signore.

Molte volte Dio non ci fa sentire più la Sua presenza, o ci prova con la sofferenza per farci vedere meglio chi è.

Richard Phillips scrive: “Gli antichi astronomi a volte scavavano profonde e strette fosse nel terreno in modo che, guardando verso l'alto, potessero avere una vista più brillante delle stelle celesti. Dio a volte ci mette nelle fosse con un motivo simile: per vederlo in tutta la sufficienza del suo essere divino”.

In questi versetti vediamo:

I LA DECISIONE (vv.11-12) 

Allora, cosa fa il salmista in questo momento critico di oscurità? Cosa decide di fare?

Nella decisione di Asaf vediamo:

A) La rievocazione (v.11)

Nel v.11 leggiamo: “Io rievocherò i prodigi del SIGNORE; sì, ricorderò le tue meraviglie antiche”.

“Rievocare” e “ricordare” (zāḵar) hanno lo stesso significato di richiamare alla mente qualcosa, un fatto, o un evento passato. 

“Rievocherò” (ʾazkîr – hifil imperfetto attivo coortativo) esprime una forte intenzione del salmista, che viene ancora evidenziato dalla particella enfatica “sì” (kî) che significa “sicuramente”, “veramente”, serve per indicare, enfatizzare e rafforzare un'affermazione.

“Prodigi” (maʿalāl) sono le opere meravigliose del Signore della salvezza.

“Signore” (yāh è una forma abbreviata di Yahweh) ricorda l’esaltazione di Dio che ha salvato, liberato il Suo popolo prima dagli Egiziani (Esodo 15:2), e poi dagli Amalechiti (Esodo 17:16).

Il Signore è il Dio della salvezza (Cfr. Salmo 68:19; 118:14; Isaia 12:2).

“Meraviglie” (peleʾ) è qualcosa che provoca sentimenti di meraviglia.

Questa parola è usata per rappresentare qualcosa di insolito, o straordinario, quindi i miracoli (cfr. Salmo 88:10), gli atti di giudizio e salvezza come quelli che Dio ha fatto in Egitto e nel Mar Rosso, ed è a queste che allude il salmista (cfr. Esodo 15:11; Salmo 66:5-6; 78:12; Isaia 25:1).

“Antiche” (qeḏem), sono i tempi passati, è il lontano passato quando le meravigliose opere di Dio hanno beneficiato il Suo popolo.

Quindi noi vediamo che il Salmista attinge alla storia passata, di come Dio ha operato potentemente nella storia d’Israele.

In un suo libro “Ulisse”, James Joyce, nel secondo capitolo scrive: “La storia, disse Stephen, è un incubo da cui sto cercando di svegliarmi”.

Per molti la storia può essere un incubo, ma per il salmista la storia, quella di Dio con il Suo popolo non era un incubo, era la gioia e il mezzo per focalizzare chi è Dio!

Nella decisione di Asaf troviamo:

B) La meditazione

Nel v.12 leggiamo: ”Mediterò su tutte le opere tue”.

“Mediterò” (hāgîtî) indica “mormorare”, “borbottare”, come quando si ragiona su qualcosa e si parla a se stessi a bassa voce, come spesso fanno coloro che stanno riflettendo; quindi è riflettere profondamente su un argomento e quindi prenderlo in seria considerazione.

Dunque “mediterò” suggerisce qualcosa di tranquillo e riflessivo, interiore piuttosto che lodare a voce alta, e questo comporta un’assimilazione mentale che si trasforma in azione!

Daniel Estes scrive: “La meditazione comporta l'assimilazione mentale della verità di Dio che si traduce in un cambiamento di atteggiamento e/o azione”.

Per esempio questa parola è anche usata per meditare giorno e notte il libro della legge del Signore (Giosuè 1:8; Salmo 1:2).

Ma qui il salmista riflette profondamente sulle opere del Signore.

Se vogliamo che la nostra fede sia forte dobbiamo riflettere profondamente e costantemente sulle opere del Signore altrimenti non ne avremo nessun beneficio!!

Calvino affermava: “La ragione per cui tanti esempi della grazia di Dio non contribuiscono in alcun modo al nostro profitto e non riescono a edificare la nostra fede, è, che non appena abbiamo cominciato a farne l'oggetto della nostra considerazione, la nostra incostanza ci porta via a qualcos'altro, e così, proprio all'inizio, la nostra mente presto li perde di vista”.

Infine vediamo:

C) La considerazione

Sempre al v.12 è scritto: “E ripenserò alle tue gesta”.

“Ripenserò” (ʾāśîḥâ) è “considerare”, “riflettere profondamente”.

 Il salmista parla di “gesta” (ʿălîlôte) cioè delle azioni di Dio.

I Salmi spesso richiamano alla memoria le azioni di Dio, e oltre che a meditarle come dice questo versetto, vanno anche raccontate ai popoli (Salmo 9:11; 105:1), e non vanno dimenticate (Salmo 78:11).

Piuttosto che concentrarsi, ossessionarsi e deprimersi sulla sua condizione di sofferenza presente, il salmista decide di affrontare la sua sofferenza rievocando e meditando le opere meravigliose di Dio fatte nel passato quando operò i Suoi miracoli di giudizio e salvezza, giudizio sui nemici d’Israele e di salvezza per il Suo popolo in riferimento all’esodo dall’Egitto (cfr. vv.15-20), e su questi che decide risolutamente di concentrare la sua attenzione. 

Nella sua sofferenza il salmista ha cercato speranza e incoraggiamento meditando sulle grandi opere che il Signore ha fatto nel passato, i grandi atti di liberazione di Dio hanno rafforzato la sua fiducia.

La nostra fede non si basa su miti sapientemente ideati, o sulle idee di mistici e filosofi, ma su Dio che è intervenuto nella storia umana con la Sua storia!

Una fede più forte nel presente attinge dalla storia del passato!

Quando siamo sull’orlo della disperazione, quando vacilliamo dobbiamo fermarci a ricordare e a meditare sulle potenti opere che Dio ha compiuto per il Suo popolo nel passato!! 

Questi resoconti sono registrati nella Bibbia per incoraggiarci, o ammonirci (cfr. Romani 15:4; 1 Corinzi 10:1-12). 

Dunque, la Bibbia è il solo posto dove leggere e studiare le opere potenti di Dio per la nostra fede!!! 

Nei momenti di sofferenza i fedeli rafforzano la loro fede meditando sulla persona, sulle opere incomparabili e redentrici storiche del Signore.

Abbiamo anche bisogno di ricordare la fedeltà di Dio nella nostra vita nella nostra storia passata.

Ricordare le vittorie, le benedizioni passate e ringraziare Dio per queste ci dà incoraggiamento e speranza per le nostre sofferenze attuali e ci libera dal potere distruttivo del dubbio.

Paul David Tripp scrive: “L’arma più potente per contrastare il potere distruttivo del dubbio è la gratitudine. È proprio nel momento in cui siamo tentati di pensare che Dio non ci abbia benedetto a sufficienza che è essenziale ricordare le sue benedizioni. Un animo grato è la miglior difesa contro il dubbio. Ricordare le circostanze in cui Dio ha manifestato chiaramente la sua realtà, la sua bontà, la sua provvidenza e la sua grazia nella nostra vita, e si è dimostrato fedele alle sue promesse e coerente ha ciò che ha rivelato di Sé nella sua parola, ci protegge contro le menzogne che vogliono farci credere che Egli non sia buono. Per quanto dolorosa e duratura si rivelerà la nostra sofferenza, avremo sempre tante benedizioni da ricordare. Quando siamo assaliti da qualche dubbio, è molto importante trovare dei momenti in cui, con calma e serenità d’animo, volgiamo i nostri pensieri al passato, al sentiero che ci ha condotti dove ci troviamo ora, e consideriamo i doni evidenti in base ai quali posiamo dire con certezza che Dio è buono e degno di tutta la nostra fiducia”. 

In secondo luogo troviamo:

II LA DICHIARAZIONE (vv.13-14)

I fedeli devono concentrarsi sulla natura di Dio.

Quando il salmista comincia a contemplare Dio, questa comincia a produrre nuovi pensieri su chi è Dio. 

Infatti, qualcosa è cambiato in Asaf non è più assorbito da se stesso, dalla sua sofferenza e depressione.

Le opere meravigliose rievocate, meditate e ricordate riempiono i pensieri del salmista!

Questo salmo è dominato da “Io” fino al v. 10, dopo il salmista comincia a meditare sulle opere miracolose passate di Dio, così vediamo una transizione dalla preoccupazione per se stesso, per la propria sofferenza a una sottomissione e fiducia in Dio.

Questa è stata la svolta del salmista, non concentrarsi più su se stesso, ma su Dio, sulle Sue opere (vv.11-20) così si è ripreso dal vortice del dubbio, dello scoraggiamento e della depressione.

Ricordare ciò che il Signore ha fatto nel passato, rende più facile affrontare le sofferenze, o le sfide del presente!

Spostare come ha fatto Asaf, l’attenzione dalla sofferenza e dal proprio “io” a Dio, dai dubbi alla fede in Dio (vv.1-10) ci fa vedere la situazione in modo diverso.

Quando ricordiamo le grandi opere potenti di Dio, il senso dell’abbandono di Dio come lo aveva il salmista (vv.7-10), i dubbi e l’incredulità cominciano a disintegrarsi!

Il ricordare a se stesso le opere del Signore (vv. 10-12), ha scatenato una nuova fiducia che si riflette nell'attività del salmista con l’adorazione e una speranza rinnovata, ricordandogli che Dio è affidabile perché si è manifestato potentemente in passato liberando il Suo popolo in modo potente. 

Il suo concentrarsi su Dio, lo porta dal lamento all’adorazione, dallo scoraggiamento alla speranza.

Jamie Grant riguardo il cambiamento del salmista scrive: “Ci si può fidare di un Dio del genere anche quando le circostanze indicherebbero il contrario—da qui la trasformazione di atteggiamento del salmista…Ricordando a se stesso e a Dio le opere salvifiche miracolosamente potenti del passato, il salmista scopre una nuova speranza”.

Quindi quando soffriamo, quando siamo afflitti e ci sentiamo abbandonati da Dio, dobbiamo concentraci su Dio e non sulla nostra sofferenza e allora esploderemo nell’adorazione!

Su che cosa dobbiamo concentrarci riguardo Dio?

Prima di tutto dobbiamo considerare che:

A) Le vie di Dio sono sante (v.13) 

Nel v.13 è scritto: “O Dio, le tue vie son sante”.

“Vie” (darkekā – nome singolare) è la linea di condotta, il comportarsi in un modo particolare, il modo in cui si conduce la propria vita; è l’attività di Dio (cfr. Deuteronomio 32:4; 2 Samuele 22:33; Ezechiele 18:25,29; 33:17, 20; Salmo 67:3; 85:14; 103:7; 138:5; 145:17; Giobbe 26:14; 36:23; 40:19; Proverbi 8:22).

Mentre “sante” (qōḏeš– nome singolare) è sottolineato e indica “perfezione” e “purezza morale”, senza il minimo accenno di errore nelle Sue decisioni e condotta verso l'umanità, con un’enfasi che è una condizione unica a differenza dell'umanità corrotta, quindi Dio è un essere a parte (Esodo 15,11; 1 Cronache 16:29; Salmo 89:36), il 'totalmente Altro'!

La santità di Dio è ciò che rende Dio Dio.  È unico nel Suo genere! (1 Samuele 2:2).

Nella santità Dio è incomparabile.

La santità è l'attributo fondamentale della deità; è tutto ciò che contrasta e trascende l'umano, il meraviglioso, il misterioso, l'incomprensibile. 

Ma qui si riferisce al Suo modo di comportarsi, e Dio agisce coerentemente con il Suo carattere morale, Dio è santo (per esempio Esodo 15:11; 1 Samuele 6:20; Salmo 71:22; Isaia 6:3).

La condotta di Dio è sempre irreprensibile perché Dio è santo nel carattere!!

Il modo di Dio di trattare con il Suo popolo è caratterizzato dalla santità. 

Richard Phlillips scrive: “Anche quando il credente affronta terribili sofferenze e quando dubbi e dolori lo assalgono, può sapere che ci si può fidare delle intenzioni di Dio. Possiamo non capire perché o che cosa Dio stia facendo, ma conoscendo la sua natura santa ci assicura che le sue intenzioni sono allineate con chi egli è”.

Nella sofferenza dobbiamo sempre ricordare che Dio è santo e non sbaglia mai!

B) Le opere di Dio sono meravigliose (v.13)

Nei vv.13-14 leggiamo: “Quale Dio è grande come il nostro Dio? Tu sei il Dio che opera meraviglie; tu hai fatto conoscere la tua forza tra i popoli”.

Nelle opere meravigliose vediamo:

(1) La grandezza di Dio

Il v.13 dice: “Quale Dio è grande come il nostro Dio?”

Il salmista con una domanda che implica la risposta: ”Nessuno!”, vuole dirci che nessun essere sovrannaturale è grande come il Dio del popolo d’Israele!

Quest’affermazione non significa altro che Dio in ogni aspetto supera di gran lunga quelli che sono comunemente designati come divinità, senza ammettere, però, che essi hanno un’esistenza effettiva.

Dio è incomparabile e unico nel Suo genere e nelle Sue opere!

Dio è al di sopra di qualsiasi altro!

Nessuna divinità può essere paragonata alla grandezza di Dio, nessuna opera come Dio!

I vv.13-14 riecheggiano Esodo 15:11 che dice: “Chi è pari a te fra gli dèi, o SIGNORE? Chi è pari a te, splendido nella tua santità, tremendo anche a chi ti loda, operatore di prodigi?”

Il Dio di Israele non può essere paragonato a nessun altro. Egli solo è “grande”! (Deuteronomio 7:21; 10:17; Salmi 48:1; 95:3). 

La Sua grandezza fu testimoniata con le Sue opere in Egitto, e quindi nel Mar Rosso, quando i prodigi e le meraviglie furono manifestati sugli Egiziani in favore della liberazione d’Israele.

“Grande” (gāḏôl) indica notevole, o fuori dall'ordinario per grado, grandezza, o effetto.

Nell’Antico Testamento sono enfatizzati i grandi atti di redenzione di Dio, le cose grandi e tremende fatte per Israele in Egitto (Deuteronomio 10:21; Salmo 71:19; 106:21); i Suoi grandi atti nella natura e in generale (Giobbe 5:9; 9:10; 37:5).

La parola “grande” è usata per descrivere la potenza del braccio di Dio che portò Israele fuori dall'Egitto (Esodo 15:16); per la presenza e il carattere di Dio in bontà, compassione, potenza, consiglio, potenza sono descritti come grandi (Salmo 145:8; Isaia 54:7; Geremia 32:19; Naum 1:3).

Allora nella sofferenza dobbiamo sempre ricordare la grandezza di Dio!!

Nelle opere meravigliose di Dio vediamo:

(2) La potenza

Nel v.14 è scritto: “Tu sei il Dio che opera meraviglie; tu hai fatto conoscere la tua forza tra i popoli”.

Questa è la risposta dell’unicità di Dio alla domanda: “Quale Dio è grande come il nostro Dio?”

Nessun altro Dio può operare meraviglie!

I miracoli del Signore dimostrano indiscutibilmente che solo Lui è il vero e vivente Dio.

Nessuna divinità pagana aveva mai compiuto e farà prodigi come ha fatto Dio!!

“Dio” (ʾēl) è uno dei nomi del vero e unico Dio d’Israele (per esempio Genesi 35:3; Esodo 15:2), significa “essere forte”, quindi ha un'attenzione sulla potenza e potere di Dio che non ha ostacoli.

“Dio” (ʾēl) è spesso usato in circostanze che indicano in particolare la grande potenza di Dio, ed è con questo nome che Dio fece uscire Israele dall'Egitto (cfr. Numeri 23:22). 

Il salmista loda ancora Dio riconoscendogli che opera meraviglie, ripetendo così 

la parola “meraviglie” del v.11 per indicare appunto anche i miracoli che ha fatto nel liberare il Suo popolo dall’Egitto. 

Quella fu anche l'occasione in cui Dio agì in modo che gli Egiziani conoscessero chi era Dio (Esodo 14:4,18; cfr. Salmo 98:2). 

La liberazione potente dall’Egitto è il modo come la forza del Signore è stata manifestata (Esodo 15:2,13), i popoli lo avrebbero saputo e tremato (Esodo 15:14-16; Giosuè 2:9-11; 1 Samuele 4:7-8), infatti il salmista dice: “Hai fatto conoscere la tua forza tra i popoli”.

L'idea non è solo che le nazioni hanno saputo dei miracoli che Dio ha fatto, ma che Egli ha fatto loro conoscere e ammettere la Sua potenza universale. 

Daniel Estes scrive: “Il Signore agisce continuamente in modi miracolosi che mostrano la sua potenza sulla scena mondiale. Non è solo una divinità localizzata, come erano concepiti gli dèi nell’antico vicino oriente, ma opera in modo tale che le nazioni vengano a conoscenza di lui”.

“Forza” (ʿōz) si riferisce alla potenza, cioè esercitare una grande forza, o resistere a una grande forza, con l'obiettivo di avere la capacità di fare ciò che è desiderato, inteso, o necessario (Esodo 15:13; Salmo 89:10).

Ciò che Dio si propone di fare, lo realizza con un potere illimitato!!!

La forza è la potenza con cui Dio ha guidato il Suo popolo (Esodo 15:13), che ha esercitata in favore del Suo popolo e contro i suoi nemici (per esempio Esodo 15:13; Salmo 21:2,13; 66:3; 68:29; 74:13; 77:15; 78:26; 105:4).

Infine c’è:

III LA DESCRIZIONE (vv.15-20) 

Dai vv.15-20 il salmista parla di eventi storici.

Prima di tutto vediamo:

A) L’azione di Dio (vv.15,19-20)

(1) Dio ha riscattato il Suo popolo dalla schiavitù (v.15) 

Nel v.15 leggiamo: “Con il tuo braccio hai riscattato il tuo popolo, i figli di Giacobbe e di Giuseppe. Pausa”

Dio nella Sua sovranità, amore e fedeltà ha riscattato il Suo popolo con il Suo braccio dalla schiavitù d'Egitto (Deuteronomio 7:7-8). 

“Braccio” (zerôaʿ) è usato in senso figurato, è un antropomorfismo per indicare la forza e la potenza di Dio nella liberazione, o anche nel giudizio; Dio è come un guerriero che combatte per il Suo popolo per salvarlo (cfr. Esodo 6:6; 14:13-14; 15:3,16; Deuteronomio 4:34; 5:15; 26:8; Salmo 136:12; Geremia 21:5; Ezechiele 20:33-34), ed è quello che ha fatto con il Suo popolo dall’Egitto.

In Esodo 6:6 è scritto: “Perciò, di' ai figli d'Israele: ‘Io sono il SIGNORE; vi sottrarrò ai duri lavori di cui vi gravano gli Egiziani, vi libererò dalla loro schiavitù e vi salverò con braccio steso e con grandi atti di giudizio’”.

Deuteronomio 4:34 dice: “ Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione mediante prove, segni miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?”.

In Esodo 14:13-14 leggiamo: “E Mosè disse al popolo: ‘Non abbiate paura, state fermi e vedrete la salvezza che il SIGNORE compirà oggi per voi; infatti gli Egiziani che avete visti quest'oggi, non li rivedrete mai più. Il SIGNORE combatterà per voi e voi ve ne starete tranquilli’”.

“Hai riscattato” (gāʾaltā- qal perfetto attivo) è “mettere in salvo”, “redimere”, liberare da una condizione di schiavitù (per esempio Esodo 6:6; 15:13).

Dio, il Signore è il Redentore (per esempio Isaia 41:14; 43:14).

Asaf si riferiva specificamente alla liberazione di Israele da parte di Dio dalla schiavitù Egiziana e questo lo porta a lodare il Signore.

Il popolo che Dio ha riscattato sono i figli di Giacobbe, i discendenti d’Israele (per esempio Esodo 14:29; 15:1), l’intera nazione; Giacobbe era l’antenato delle dodici tribù.

Viene menzionato Giuseppe, molto probabilmente perché in particolare grazie a lui la famiglia di Giacobbe si salvò dalla carestia e divenne un popolo numeroso (Genesi 42-Esodo 1).

Giuseppe è stato una figura chiave nella storia di Israele.

Pertanto, il salmista può aspettarsi che Dio faccia lo stesso nella sua vita. 

Quello che Dio aveva fatto nel passato, può rifare nel presente! 

Anche noi che siamo stati riscattati da Gesù Cristo, dobbiamo sempre lodare Dio perché ci ha liberati dalla schiavitù del peccato, di Satana e dalla maledizione della legge (Isaia 53; Romani 3:24; Galati 3:13; Ebrei 2:14-15; 1 Pietro 1:18-19; Apocalisse 5:9).

(2) Dio ha aperto la Sua via in mezzo al mare (v. 19) 

Nel v.19 è scritto: “Tu apristi la tua via in mezzo al mare, i tuoi sentieri in mezzo alle grandi acque e le tue orme non furono visibili”.

Se noi vediamo ostacoli, Dio non li vede!

Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando distogli lo sguardo da Dio!

Il dubbio vede gli ostacoli, ma la fede no!

Questo versetto si riferisce al passaggio del Mar Rosso.

Dio aprì la Sua via in mezzo al mare.

“In mezzo al mare” è in enfasi per sottolineare il grande prodigio di Dio!

Asaf ricorda quello che è probabilmente il più grande di tutti i miracoli operati dal Signore mentre il popolo fuggiva dall’esercito Egiziano. 

In Esodo 14:21-22 leggiamo: “Allora Mosè stese la sua mano sul mare e il SIGNORE fece ritirare il mare con un forte vento orientale, durato tutta la notte, e lo ridusse in terra asciutta. Le acque si divisero,  e i figli d'Israele entrarono in mezzo al mare sulla terra asciutta; e le acque formavano come un muro alla loro destra e alla loro sinistra”.

Dio salvò il Suo popolo quando era in grande difficoltà e nessuno umanamente parlando lo poteva aiutare!

Forse il salmista si vedeva in una situazione simile, e forse anche tu ti vedi in una situazione simile e sai che nessuno umanamente parlando ti può aiutare, e allora ha focalizzato e ricordato la storia dell’esodo, come dovresti fare anche tu, ricorda che il nostro Dio è un Dio che salva da situazioni impossibili!

Quest’azione divina è stata davvero impressionante!

Ci troviamo con migliaia e migliaia di persone davanti il Mar Rosso e dietro le loro spalle l’esercito potente Egiziano con i loro carri che poteva schiacciarli senza sudare.

Dio ha diviso il mare e il popolo passò per fede senza bagnarsi, ma senza vedere il Signore com’è scritto: “Le tue orme non furono visibili”.

Anche se la presenza del Signore non era visibile, tuttavia, era evidente il Suo braccio potente all’opera!

La Sua persona non era visibile, ma il risultato che attestava la Sua presenza attiva era visibile.

Quindi anche se non era visibile, non significava che il Signore non fosse lì ad agire potentemente!

Infatti “Il SIGNORE fece ritirare il mare con un forte vento orientale, durato tutta la notte, e lo ridusse in terra asciutta” dice Esodo 14:21 (cfr. Esodo 15:19).

Il Signore ha usato potentemente la natura per aprire una strada in mezzo al mare!

La presenza di Dio era un mistero: era presente guidando il Suo popolo attraverso il mare, ma Lui stesso non era visibile.

Il popolo, anche se non vedeva Dio, doveva passare per fede attraverso il mare diviso dalla potenza di Dio, attraverso due muri di acqua su entrambi i lati!

Quindi anche se Dio rimane nascosto, dobbiamo credere in Dio che opera!

Gli occhi della fede vanno al di là di quello che non vediamo, così è stato per il popolo d’Israele e così sarà anche per Asaf nel bel mezzo della sua sofferenza, scoraggiamento e depressione!

Quante volte ci siamo sentiti così e forse ci sentiremo così senza una via d’uscita?

Ma per il Signore non ci sono ostacoli! (cfr. Genesi 18:14; Geremia 32:17; Matteo 19:26, Luca 1:37), e a volte agisce senza che noi ci accorgiamo!!

Dobbiamo avere sempre fede in Dio anche quando le Sue orme non sono visibili!

Dove il dubbio vede la notte più buia, la fede vede il giorno!

Dove il dubbio teme di fare un passo, la fede avanza per la strada!

Dove il dubbio ti blocca in basso, la fede vola in alto!

Quello che ancora ricorda Asaf è:

(3) Dio ha guidato il Suo popolo come un gregge (v.20)

Il v.20 dice: “Tu guidasti il tuo popolo come un gregge, per mano di Mosè e d'Aaronne”.

Ecco un’altra azione divina che ci parla di Dio come Pastore.

Questo versetto ricorda Esodo 15:13 dove troviamo scritto: “Tu hai condotto con la tua bontà il popolo che hai riscattato; l'hai guidato con la tua potenza alla tua santa dimora”.

L’immagine di Dio come Pastore e del Suo popolo come gregge, è un’immagine che troviamo altre volte nella Bibbia (per esempio Salmo 23; 74:1; 78:52-53; 80:1; 100:3; Giovanni 10:11; 1 Pietro 5:1-4).

Dio si prende cura e guida il Suo gregge, il Suo popolo (per esempio Salmo 23; 95:6-7;100:3; Isaia 40:11), come vediamo in questo testo e lo ha fatto tramite Mosè e Aaronne Suoi rappresentanti (cfr. Esodo 11:10; 12:50; Numeri 33:1-2; 1 Samuele 12:6; Michea 6:4), e li condusse nella terra che aveva loro promesso (cfr. Salmo 78:52-55).

Dio condusse il Suo popolo attraverso il Mar Rosso per mezzo di Mosè e Aaronne!! 

Era Dio che guidava il popolo attraverso il passaggio del Mar Rosso, e gli strumenti erano Mosè e Aaronne!!

Dio operò per mezzo di agenti umani nell'esodo, ma la liberazione degli Israeliti fu opera di Dio.

Il salmo si ferma bruscamente, come a volte fanno i salmi, ma questo tipo di chiusura può indicare: “Se il Signore ha guidato il Suo popolo non potrebbe farlo anche ora con te?”

Il salmo può sembrare giunto a una brusca fine, ma le implicazioni della storia passata è chiara: il Dio che ha salvato il Suo popolo in modo così meraviglioso potrebbe farlo ancora una volta.

Come Dio ha agito con potenza contro i nemici di Israele e ha guidato il Suo popolo attraverso agenti umani come Mosè e Aronne, così Dio può fare lo stesso nella particolare crisi che il salmista sta affrontando e così anche della tua.

Infine vediamo:

B) La manifestazione dell’azione di Dio con la natura (vv.16-18)

Nei vv. 16-18 leggiamo: “Le acque ti videro, o Dio; le acque ti videro e furono spaventate; anche gli oceani tremarono.  Le nubi versarono diluvi d'acqua; i cieli tonarono; e anche le tue saette guizzarono da ogni parte. Il fragore dei tuoni era nel turbine; i lampi illuminarono il mondo; la terra fu scossa e tremò”.

Nel racconto della traversata del Mar Rosso in Esodo 14 si parla di un forte vento orientale che creò un passaggio in mezzo al mare per gli Israeliti.

Questo salmo aggiunge altri dettagli: pioggia, tuoni, lampi e terremoto; in pratica la manifestazione di Dio coincide con fenomeni naturali di tempesta e terremoto (per esempio Esodo 19:16-18; 20:18-21; Deuteronomio 5:22-27; Salmo 18:7-15; 29; 114:3-5) per dimostrare il dominio di Dio sulla natura e i Suoi effetti, come anche come Suoi strumenti.

Mark Futato scrive: “Questo testo raffigura il Signore che viene mentre il Divino Guerriero sale sul suo carro per liberare il suo popolo al Mar Rosso. Egli venne brandendo le armi della pioggia, del tuono e del fulmine, facendo tremare la terra e scuotere il mare”.

Dio agì sulle acque del Mar Rosso con le Sue tempeste e terremoti rivelando la Sua potenza.

Sia nella narrazione della creazione che nella narrazione dell'esodo il mondo naturale riconosce e risponde al potere e all'autorità di Dio.

Tutti i poteri della natura divennero i servi della maestosa rivelazione del Signore quando eseguiva il giudizio sull'Egitto e salvando Israele.

Questa era la manifestazione fisica di Dio sulla terra! (Teofania).

Il salmista stava dicendo che il Signore era realmente presente, anche se invisibile, con il Suo popolo nella realizzazione del miracoloso atto di salvezza che era la separazione del Mar Rosso (Esodo 15:6-12). 

Asaf parla di queste manifestazioni di Dio in natura per glorificarlo e per ricordare che Dio è superiore alle nazioni potenti come l’Egitto all’epoca che li ha spazzati via (Esodo 14:21-28).

John Goldingay a riguardo scrive: “La natura potente, convulsa e spaventosa di un temporale fornisce immagini per descrivere le implicazioni potenti, convulse e spaventose dell'azione di Dio nel mondo, abbattendo le nazioni che esercitano il potere sui popoli deboli. Quando Dio parla e agisce nel mondo per rovesciare le cose, l'esperienza è come quella di una terribile tempesta che può spazzare via le persone con i suoi torrenti (come fece anche il Mar Rosso), scuotere la terra con il suo rumore, e spaventare con i suoi lampi che sfrecciano in modo imprevedibile. Il salmo continua quindi a riferirsi all'evento del Mar Rosso, perché questo fu ciò che accadde lì, ma lo fa per mezzo di un linguaggio e di un'immaginazione completamente diversi”.

CONCLUSIONE

Il Salmo 77 è un potente richiamo all'importanza del ricordo e della meditazione sugli atti potenti storici salvifici di Dio, su trasferire l’attenzione da noi stessi e dalla nostra sofferenza su Dio.

Tutti noi passiamo attraverso periodi di sofferenza nella vita, anche se l'intensità e la durata varieranno. 

Con la sofferenza abbiamo già un problema, quando questa è cronica è una grande preoccupazione, ma quando Dio non risponde alle nostre preghiere e non cambia le circostanze, allora la situazione diventa quasi insopportabile. 

Questo salmo come altri salmi, ci ricorda che la vita di fede includerà tempi di apparente assenza e di abbandono di Dio, di lamentazioni e adorazione.

Il salmista nella sua sofferenza si sentiva abbandonato da Dio, ma il rievocare e il riflettere profondamente sulle opere meravigliose di Dio, sui Suoi grandi azioni ha trasformato il lamento in adorazione, lo scoraggiamento in conforto.

In sintesi questi versetti ci parlano di due aspetti importanti di come dobbiamo reagire nella sofferenza, o nello scoraggiamento, o quando ci sentiamo abbandonati da Dio.

Prima di tutto vediamo:

1) L’importanza di mettere Dio al primo posto

In questo salmo c’è stato una svolta: dall'Io si passa a Dio!

Dio deve essere messo al centro della nostra vita sempre, ma soprattutto quando soffriamo deve essere al centro della nostra attenzione!

Il ricordare chi è Dio, toglie la mente dalla nostra sofferenza e ci porta ad esaltarlo con una rinnovata fiducia, speranza e conforto.

Se ci fidiamo di Lui e lo seguiamo, Egli ci condurrà fuori dall'oscurità della disperazione.

Ma per fare questo vediamo:

2) L’importanza della meditazione

Il salmista c’insegna a ricordare chi è Dio e cosa ha fatto nella storia come rivelato nella Bibbia.

Noi in questi versetti abbiamo visto:

Dio è potente

Dio è il guerriero che combatte per il Suo popolo

Dio è il liberatore

Dio è colui che toglie gli ostacoli davanti la strada del Suo popolo

Dio è il pastore che guida il Suo popolo

Distogli la tua attenzione da te stesso, dai tuoi problemi e ponila su Dio per fede! Medita sulla grandezza e santità di Dio e delle Sue opere!

Perché come nel passato Dio è sempre lo stesso ed è Colui su cui dobbiamo essere concentrati nella nostra sofferenza!

Studia la Bibbia e medita su chi è Dio e cosa ha fatto, ricorda e rifletti sulla grandezza e sulla potenza di Dio, sulle Sue opere meravigliose storiche e vincerai per grazia di Dio i dubbi, lo scoraggiamento, la disperazione e il senso di abbandono di Dio e della Sua apparente assenza nella nostra vita e situazione che stiamo vivendo spariranno!

In mezzo alla sua angoscia presente, il salmista guarda al passato e trova fiducia per il presente e speranza per il futuro.

Come il salmista dobbiamo riflettere sulle azioni potenti del nostro grande Dio nel corso della storia di salvezza scritte nelle pagine della Bibbia.

Il Dio che ha operato così potentemente in passato è pronto ad aiutare il suo popolo nel presente. 

Guardando indietro, troviamo la forza per oggi, anche se stiamo vivendo una situazione angosciante e “le orme” di Dio sono invisibili! 

Marvin Tate riguardo questo salmo dice: "Il salmo ci invita come lettori a riflettere sul mistero delle ‘tracce sconosciute’ di Dio in mezzo alla nostra angoscia. Il suo amore leale (v. 9) è fallito? Possiamo ancora fidarci delle sue promesse? I versetti 12-20 ci danno la base per una risposta affermativa, ma la decisione è nostra”.







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