Matteo 26:39: La preghiera nella sofferenza.

 Matteo 26:39: La preghiera nella sofferenza. 

Herbert Carson disse: “Essere umani significa affrontare il problema della sofferenza”.

La sofferenza fa parte della vita degli esseri umani e anche la Bibbia ne parla come qualcosa di reale, concreta e personale.

Paul David Tripp a riguardo afferma: “La sofferenza non è mai astratta, teorica o impersonale. Al contrario, la sofferenza è reale, tangibile, personale e specifica. La Bibbia non la presenta mai come un’idea o un concetto, ma ce la pone davanti agli occhi nella reale e cruenta storia delle vicende umane. Quando tratta della sofferenza, la Scrittura non è mai evasiva o superficiale nel suo approccio, né minimizza mai le difficili esperienze di vita che accadono in questo mondo orribilmente sconvolto dal male”.

Dio comprende la nostra sofferenza perché l'ha vissuta in Cristo Gesù.

Gesù prese con sé i tre discepoli più intimi (Pietro, Giacomo e Giovanni) per pregare insieme in un momento difficile della Sua vita, e andò con loro in un posto chiamato “Getsemani” che si trova da qualche parte sulle pendici del Monte degli Ulivi.

Gesù era triste e angosciato, oppresso da tristezza mortale per la sofferenza che doveva passare sulla croce, una sofferenza morale, fisica e spirituale.

Ma la Sua oppressione di tristezza mortale contrasta con la mancanza di consapevolezza e preoccupazione per il loro Signore dei i tre discepoli, infatti non si resero conto di quello che Gesù stava provando, al posto di pregare con Lui e per Lui, si addormentarono; Gesù è stato solo nella Sua sofferenza!

Subito dopo, mentre Gesù parlava con i tre arrivò Giuda con una gran folla per arrestarlo.

Gesù aveva bisogno di condividere la Sua angoscia con i tre discepoli, aveva bisogno che lo sostenessero, ma non lo hanno fatto!

Gesù dovette combattere la Sua battaglia contro la sofferenza da solo senza il supporto dei Suoi discepoli più intimi!!

Quante volte ci siamo sentiti soli, o ci sentiamo soli e forse saremo soli nella nostra sofferenza.

Abbiamo cercato, o cerchiamo sostegno e la chiesa è indifferente alla nostra sofferenza nonostante sappia ciò che stiamo vivendo!

Ebbene Gesù ci capisce perché anche Lui è stato solo, ha cercato sostegno e non lo ha avuto dagli uomini!

Il racconto dell’agonia di Gesù nel giardino del Getsemani ci fa capire la sua umanità, quale fosse il costo della Sua missione e anche il rapporto intimo che aveva con il Padre, ma ci fa anche capire come dobbiamo pregare nella sofferenza.

In questo versetto prima di tutto vediamo:

I LA POSTURA

“Si gettò con la faccia a terra”.

“Si gettò” (epesen – aoristo attivo indicativo) significa prostrarsi davanti a qualcuno con l’implicazione di preghiera (cfr. Luca 5:12; 17:16), sottolinea la profondità dell'emozione di Gesù.

“Si gettò con la faccia a terra” indica che Gesù ha adottato la postura più umile per la Sua preghiera! (cfr. Genesi 17:3,17; Numeri 14:5; 16:4; Giosuè 7:6; Neemia 8:6), indica anche l’urgenza, infatti era triste e angosciato per la morte che doveva patire in croce (vv.36-38) e per questo prega in questo modo per portare la Sua angoscia e la Sua preoccupazione al Padre.  

Luca 22:44 dice: “Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra”. 

Ci sono diverse interpretazioni riguardo il suo sudore, se divenne veramente sangue, o se era mescolato con il sangue, o se era solo un paragone, cioè se una grande quantità di sudore colava a terra come sangue.

Comunque sia, letterale o meno, le emozioni di Gesù erano così intense che sudava copiosamente tanto che le grosse gocce scorrevano e gocciolavano a terra!

La meraviglia dell'incarnazione del Figlio di Dio è che era veramente divino e veramente umano.

Se qualcuno pensa che questo atteggiamento non rende giustizia alla Sua divinità, deve pensare che Gesù oltre a essere di natura divina era anche contemporaneamente di natura umana e tale doveva essere per simpatizzare con noi (per esempio Luca 2:52; Giovanni 4:6; 19:28; Ebrei 2:14-18; 4:14-16; 5:7-9). 

Gesù c’insegna che in mezzo alla sofferenza quello che dobbiamo fare è pregare Dio Padre umiliandoci alla Sua presenza!

Pietro ci esorta dicendo: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi” (1 Pietro 5:6-7).

La sofferenza mette a nudo l’illusione dell’autonomia e dell’autosufficienza umana, allora dobbiamo riconoscere che abbiamo bisogno di Dio!

Ora dobbiamo stare molto attenti: il diavolo ci attacca per distruggere la nostra fede nel Signore, per allontanarci da Dio nostro Padre, e nella sofferenza o tramite la sofferenza ci mette dei dubbi riguardo Dio, per esempio del Suo amore, fedeltà, della Sua presenza e così via, ci porta allo scoraggiamento, alla depressione, alla paura, o a invidiare coloro che non soffrono, o a lamentarci contro Dio, e certamente non vuole che noi preghiamo!

Ma noi dobbiamo sempre pregare! 

La preghiera è importante in ogni momento, quindi anche quando soffriamo!

Gesù lo ha fatto! E questo ci fa capire che non c’è una cura migliore di questa!

Gesù ci fa capire com’è importante la preghiera in ogni momento, anche in un momento difficile.

John Ryle disse: "La preghiera è il miglior rimedio pratico che possiamo usare in tempo di difficoltà".

Paolo in Efesini 6:18 dice: “Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza”.

In 1 Tessalonicesi 5:17 esorta: “Non cessate mai di pregare”.

Questo è quello che devi fare quando i problemi ti aggrediscono!! O quando stai soffrendo!!

Gesù portò la Sua angoscia al Padre e anche se non fu esaudito, fu però ascoltato, infatti è stato rafforzato!

Luca dice: “Allora gli apparve un angelo dal cielo per rafforzarlo” (Luca 22:43). 

Dio Padre non lo ha esaudito, ma lo ha rafforzato tramite un angelo!

Quindi anche se Dio non cambia la nostra difficile situazione, la nostra sofferenza, comunque ci rafforza!

Anche Paolo ha pregato che Dio lo liberasse dalla sofferenza e Dio gli rispose: “’La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza’. Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me” (2 Corinzi 12:9; cfr. Isaia 40:30-31; Filippesi 4:13).  

In secondo luogo in questo versetto troviamo:

II LA PATERNITÀ 

“Padre mio”.

Gesù c’insegna a pregare Dio Padre: la vera preghiera è la preghiera a Dio Padre, così ha insegnato a pregare anche ai Suoi discepoli con “il Padre nostro” (Matteo 6:9).

Noi nella Bibbia non troviamo la preghiera verso gli uomini, o i santi, o gli angeli, ma solo verso Dio!

“Padre mio” si trova spesso in Matteo (Matteo 7:21; 11:25-27; 12:50; 16:17; 25:34); indica il tipo di rapporto che Gesù aveva con Dio. 

“Padre” (Pater) si riferisce a una parola ebraica (Abbà) che indica un affetto speciale, il calore, la fiducia, la sottomissione, il rapporto intimo nella sicurezza della cura di un padre amorevole, indica la consapevolezza di Gesù di avere un rapporto unico con Dio. 

Anche in questo tempo difficile, Gesù sapeva che Suo Padre gli era vicino.

“Padre mio” sia qui che al v.42 sottolinea ulteriormente che è il rapporto tra Dio Padre e Gesù è messo alla prova e riaffermato. 

Nella sofferenza la nostra fede e la nostra relazione con Dio viene provata e tira fuori ciò che siamo veramente e ciò abbiamo veramente nel nostro cuore!

In un modo diverso da Gesù, tutti i credenti sono figli di Dio e Gesù ci ha insegnato a pregare cominciando a dire proprio “Padre nostro” (Matteo 6:9).

Il fatto che siamo figli di Dio, è uno dei temi centrali della Bibbia!

C. S. Lewis scrisse: "Quando la Bibbia parla di Figli di Dio questo ci pone di fronte al centro stesso della teologia". 

Che meraviglia il Creatore dei cieli e della terra, l’Onnipotente è tuo Padre se sei nato di nuovo spiritualmente in Gesù Cristo (Giovanni 1:12; Romani 8:14-17; 2 Corinzi 6:18; Galati 4:4-6; 1 Giovanni 3:1-2).

Anche noi credenti, possiamo gridare a Dio: “Abbà Padre!”, questo indica il grande e profondo privilegio che abbiamo in Cristo (cfr. Romani 8:15; Galati 4:6).

Su “Abba! Padre!” Lutero diceva: “È una piccola parola, tuttavia comprende tutte le cose. La bocca non parla, ma l'affetto del cuore parla in questo modo. Sebbene io sia oppresso dall'angoscia e dal terrore da ogni parte, e sembri essere abbandonato e completamente allontanato dalla tua presenza, tuttavia sono tuo figlio e tu sei mio Padre per amore di Cristo: sono amato a causa dell'Amato. Perciò questa piccola parola, Padre, concepita efficacemente nel cuore, sorpassa tutta l'eloquenza di Demostene, di Cicerone e dei più eloquenti retori che siano mai stati nel mondo. Questa questione non si esprime con parole, ma con gemiti, gemiti che non possono essere pronunciati con nessuna parola o eloquenza, perché nessuna lingua può esprimerli”.

Certo, c'è un senso in cui Dio può essere giustamente definito il Padre di tutte le persone, ma come Creatore (Malachia 2:10; Salmo 36:6), ma qui il riferimento è nel senso spirituale di salvati dal peccato, di rigenerati, di nuove creature!

Se sei in Cristo, puoi entrare alla presenza di Dio, puoi avvicinarti a Lui e pregarlo consapevole che ti accoglie e ti ascolta come un amorevole Padre!

In terzo luogo in questo versetto vediamo: 

III IL PATIMENTO

“Se è possibile, passi oltre da me questo calice!”

Gesù c’insegna a essere onesti davanti a Dio Padre nel comunicare i nostri desideri, preoccupazioni, sofferenze, ad aprire i nostri cuori in Sua presenza (Salmo 62:8).

Dovremmo imparare a pregare come fece Gesù in mezzo alle prove, e cioè che non è sbagliato desiderare, o pregare che Dio Padre ci liberi dalla sofferenza!

Il soggetto di preghiera di Gesù era se era possibile che Dio allontanasse da lui questo calice. 

“Se è possibile” è in enfasi, quindi indica il desiderio forte e urgente di Gesù.

Gesù supplica il Padre, con un modo di dire: “Se è possibile, passi oltre da me questo calice!”, che indica il far si che non subisca questa esperienza di sofferenza.

Gesù ha predetto molte volte la sua morte imminente (Matteo 16:21-28; 17:22-23; 20:17-23; 26:26-28; Luca 24:6-7), ma al culmine del Suo tempo di sofferenza, Gesù ha una reazione umana riguardo ciò che doveva soffrire!

“Passi (parelthatō – aoristo attivo imperativo) oltre da me” indica ancora la richiesta urgente e forte di Gesù, il desiderio di non soffrire.

“Calice” (potērion) non si riferisce solo alla sofferenza e alla morte (Matteo 20:22-23; Giovanni 18:11), ma come spesso è scritto nell’Antico Testamento si riferisce anche all’ira di Dio (Salmo 11:6; 75:7-8; Isaia 51:19, 22; Geremia 25:15-16,27-29; 49:12; 51:57; Lamentazioni 4:21; Ezechiele 23:31-34; Abacuc 2:16; Zaccaria 12:2), ira perché Gesù si caricava dei peccati dell’umanità (cfr. Isaia 53:3-10; Matteo 27:46; Galati 3:13; 1 Pietro 3:18). 

Gesù conosceva ogni dettaglio straziante di ciò che lo aspettava ed è per questo che è venuto sulla terra!

In Giovanni 12:27  è scritto: “Ora, l'animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest'ora”.

“Se è possibile”, sottolinea il fatto che Dio potrebbe farlo, ma la fine della preghiera mostra che non è la Sua volontà.

In un certo senso tutte le cose sono possibili con Dio (Matteo 19:26), perché allora Gesù prega così?  Perché era così angosciato?

Questo passo ci fa capire l’umanità di Gesù (cfr. Matteo 26:41; Filippesi 2:7). 

Leon Morris scrive: “Non dobbiamo pensare a Gesù che affronta la morte con il desiderio appassionato di martirio che ha caratterizzato i fanatici nel corso della storia. La morte che ha affrontato è stata una morte orribile, e ha sperimentato il naturale timore umano di subire una tale prova. Quindi pregò che, se fosse stato possibile, potesse essere evitato”.

Dunque, il v.39 riassume la piena umanità di Gesù e dimostra fino a che punto poteva essere tentato.

Gesù come uomo sa di dover affrontare sulla croce una sofferenza vicaria atroce sia in termini fisici, sia in termini morali e soprattutto spirituali: stava per diventare oggetto dell'ira di Suo Padre a causa i nostri peccati, infatti pur non avendo conosciuto il peccato si è fatto peccato per noi! (2 Corinzi 5:21). 

L’angoscia di Gesù era il tipo di morte che doveva affrontare! Una morte terribile a causa del peccato del mondo!

Era il pensiero di farsi peccato, di morire per il peccato, di essere maledetto da Dio per il nostro peccato, di essere separato dalla comunione con Dio, che lo terrorizzava!! 

E noi questo non lo possiamo capire pienamente perché siamo peccatori e non abbiamo nessuna idea di cosa significhi non esserlo!

Lensky R.C.H. scrive: “Anche se nella sua agonia Gesù ha menzionato la possibilità, egli intende davvero cedere tutto alla volontà del Padre suo e mettere da parte la sua volontà. È la volontà umana di Gesù che parla qui. L'agonia subita nel Getsemani porterà sempre per noi un elemento di mistero a causa del mistero implicito nell'unione delle due nature di Cristo. Per prima cosa, non abbiamo alcuna concezione di ciò che il peccato, la maledizione, l'ira, la morte significava per la santa natura umana di Gesù. Poiché era senza peccato, non doveva morire; eppure, poiché era senza peccato e santo, ha voluto morire per il nostro peccato…Gesù morì sotto il peccato e la sua maledizione, il pungiglione della morte lo torturò con tutta la sua dannata potenza. Il peccato del mondo, infatti, era stato assunto da Gesù durante tutta la sua vita, ma qui nel Getsemani era arrivato il momento finale di quell'assunzione: con la venuta di Giuda e della sua banda Gesù ora entrò effettivamente nella morte che avrebbe espiato il peccato del mondo”.

Per Gesù non è la morte stessa che lo spinge a fare questa supplica, ma il tipo di morte, la sofferenza più intensa e atroce che si possa immaginare, la Sua sofferenza era la punizione per i peccati dell'umanità e la separazione dalla comunione con il Padre (Matteo 27:46), quindi un orrore e un dolore più grande! 

Ma fare la volontà del Padre è l'unica cosa che conta! Gesù sapeva che milioni e milioni di persone, grazie al Suo sacrificio sulla croce sarebbero stati salvati dai peccati e dall’ira di Dio (per esempio Matteo 1:21; Romani 5:1-11).

Così Gesù nella Sua umanità chiede se c’è un altro modo per adempiere la Sua missione, che non sia il calice della sofferenza in croce. 

Dunque, la questione non era se Gesù volesse, o non volesse fare la volontà del Padre (Gesù non si è ribellato!), ma se ciò includesse necessariamente la via della croce, o se ci fosse un altro modo, ma non c'era altro modo per adempiere il piano eterno salvifico di Dio (Giovanni 4:34; 6:38; 1 Pietro 1:18-20). 

Grazie all’obbedienza che lo portò sulla croce (Filippesi 2:8), Gesù porta la salvezza a tutti coloro che gli obbediscono (Ebrei 5:7-10).

Infine vediamo:

IV LA PRIORITÀ 

“Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi”.

Grant Osborne scrive: “Il profondo desiderio personale di Gesù è che Dio tolga la necessità di questo sacrificio vicario. Tuttavia, il suo desiderio più grande è vedere compiuta la volontà di Dio, ed è qui che avviene la vittoria di Gesù su se stesso. Gesù è consapevole del significato della sua morte per il disegno di salvezza di Dio e per la salvezza dell'umanità, così si abbandona alla volontà più grande del Padre”.

“Come io” (letteralmente ‘come io voglio’) è in enfasi, così come anche “come tu” (letteralmente ‘come tu vuoi’).

La frase: “Non come voglio io” attira l’attenzione su quello che dirà dopo che è la cosa più importante: “Ma come tu vuoi”, quindi il fare la volontà di Dio.

Anche nel Suo più grande momento di angoscia e difficoltà ad andare in croce, in questa più grande prova, o tentazione della Sua umanità, Gesù si è sottomesso allo scopo divino per il quale era venuto nel mondo; e invece di arrendersi alla Sua umanità, ha offerto tutto se stesso alla volontà del Padre Suo fino alla morte in croce (cfr. Filippesi 2:8).

Allora non è sbagliato desiderare e chiedere a Dio Padre che ci liberi dalla sofferenza, ma Gesù c’insegna ad arrenderci e accettare la Sua volontà!!

Nessuno di noi soffrirà come soffrì Gesù, ma possiamo affidarci alla volontà sovrana di Dio nello stesso modo in cui lo fece Gesù!!

La preghiera di Gesù in questo versetto (cfr. Matteo 26:42,44) esprime il Suo desiderio di evitare la sofferenza della croce, ma è consapevole e preferisce che il Padre e il Suo piano abbiano la priorità sulla Sua richiesta di non morire in croce: la volontà del Padre deve essere fatta (cfr. Matteo 6:10; 26:53-54).

Per Gesù la cosa più importante era: la volontà di Dio!

Già lo aveva detto altre volte.

“Gesù disse loro: ‘Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera sua’” (Giovanni 4:34).

In Giovanni 5:30 Gesù afferma: “Io non posso far nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”. 

Mentre in Giovanni 6:37-38 dice: “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”.

Nella preghiera del “Padre nostro” Gesù aveva insegnato: “Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra come è fatta in cielo” (Matteo 6:10).

Dunque, la richiesta finale della preghiera di Gesù riposa nella volontà di Dio. Gesù non cerca di imporre la Sua volontà al Padre: “Non come voglio io”, ma di accettare la volontà del Padre: “Ma come vuoi tu”, e questo significa la Sua sottomissione al Padre anche se c’è da soffrire!

“Ma come vuoi tu” è un desiderio e una determinazione che la volontà dichiarata di Dio, il Suo comando al Figlio di morire per i peccatori, possa essere effettivamente attuato.

Gesù è venuto su questa terra per fare la volontà del Padre e per tutta la Sua vita l’ha fatto con determinazione! 

Così anche ora, mentre affronta il culmine, il momento decisivo del piano di Dio, anche se umanamente è provato, insiste sul fatto che è la volontà del Padre la Sua principale preoccupazione, la Sua priorità!

Ora, non è sbagliato pensare che in questa circostanza che Gesù ha vissuto, anche se non è scritto, potrebbe essere stata un’altra tentazione da parte del diavolo com’era avvenuta altre volte! (Matteo 4:1-11; 16:21-23).

Il diavolo lo voleva distogliere dalla croce!

Michael J. Wilkins  scrive: “Gesù stava affrontando una vera e propria tentazione, la più grave della sua vita. Ha iniziato il suo ministero terreno di essere tentato dal diavolo nel deserto (4:1–11), ed è stato tentato da vari stratagemmi satanici in altri punti del suo ministero (ad esempio, 16:22–23). La caratteristica significativa delle precedenti tentazioni era il tentativo satanico di dissuadere Gesù dalla croce (cfr. 4:8–9; 16:21–23). Ora, nel momento in cui è pronto a compiere la missione della sua vita, la tentazione si intensifica al massimo. Questo è l'ultimo disperato tentativo del diavolo di convincere Gesù che la croce non è necessaria. Ma Gesù ha dimostrato una completa fiducia nel potere sovrano e nella perfetta volontà del Padre suo per tutta la sua vita, quindi in questo momento di più grande tentazione, si rivolge al Padre suo per avere una guida. Gesù aveva profetizzato che doveva sopportare questo calice della crocifissione per compiere la redenzione dell'umanità (cfr. 20:22–23,28; 26:27), ma Satana lo tenta ancora a credere che non sia assolutamente necessario. Gesù espone la tentazione al Padre suo, ma non chiede di sottrarsi al suo destino. Vuole solo obbedire alla volontà di suo Padre. Questo è l'esempio emblematico di onestà e fiducia nella preghiera”. 

In questa crisi, peggiore della tentazione nel deserto (Matteo 4:1-11), Gesù chiede se ci fosse un'alternativa alla sofferenza atroce della croce per la realizzazione degli scopi salvifici del Padre. 

La salvezza del mondo era a rischio nel Getsemani, Gesù come uomo poteva ritornare indietro, e il proposito di Dio sarebbe stato frustrato! Ma questo era impossibile! (cfr. Isaia 14:27; 46:10; Daniele 4:35).

Ma è chiaro che Gesù intende rispettare pienamente la volontà del Padre!

In questo momento tutto ciò che Gesù sapeva era che doveva andare avanti, e davanti c'era una croce che lo aspettava!

Così vediamo contemporaneamente sia il fatto che Gesù potesse essere provato, o tentato nella Sua umanità e sia la Sua completa obbedienza.

Ora come scrive Craig Keener: “L'obbedienza di Gesù è un esempio per i discepoli (12:50; cfr. 7:21). Amare Dio non significa sempre che vogliono affrontare ciò che Dio li chiama ad affrontare; significa che scelgono di affrontarlo comunque”.

Seguire l’esempio di Gesù significa sottomettersi alla volontà di Dio anche se abbiamo progetti, desideri, interessi diversi dai Suoi!

Noi non dobbiamo solo pregare che sia fatta la volontà di Dio nel mondo e nella nostra vita (Salmo 143:10; Matteo 6:10; 26:39,42), non dobbiamo nemmeno rifiutarla (Salmo 107:11; Isaia 30:1; Ezechiele 3:7; Matteo 23:37; Luca 7:30) anche se stiamo soffrendo e abbiamo la tentazione di seguire la nostra volontà; ma dobbiamo anche obbedire alla volontà di Dio (Esdra 10:11; Matteo 7:21; 12:50; Efesini 6:6; Ebrei 13:21; Giacomo 4:15), e questo significa mettere Dio, i Suoi piani e la Sua gloria prima dei nostri interessi, desideri e progetti!

In un incontro della Fellowship of Christian Athletes, Bobby Richardson, ex seconda base dei New York Yankees fece questa preghiera: "Caro Dio, la tua volontà, niente di più, niente di meno, nient'altro. Amen”.

Le tentazioni, o le prove sono necessarie nella nostra vita cristiana (cfr. Atti 14:22; 1 Pietro 1:6) come diceva Tertulliano alla fine del II secolo: “Nessuno che non sia stato tentato può entrare nel regno dei cieli.” 

Martyn Lloyd Jones scriveva: “La prova costituisce non soltanto un ‘test’ per la fede, ma anche una dimostrazione della sua esistenza”.

Tutti abbiamo il nostro Getsemani privato, e ognuno di noi deve imparare a dire: “Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi”.

CONCLUSIONE 

Noi vediamo la lotta interiore che Gesù aveva come uomo.

La sofferenza scatena un conflitto spirituale dentro di noi, nessuno di noi vuole soffrire, ognuno di noi vuole seguire la propria volontà senza dolore, e questo potrebbe portarci a essere vulnerabili e ad altre tentazioni, o ai limiti estremi della sopportazione e a forti pressioni sulla nostra fede.

Nella sofferenza ci sono tante trappole di Satana per allontanarci da Dio come i dubbi non nel senso positivo, ma negativo nel senso che ci può portare a lamentarci davanti a Dio, o a criticarlo, o a disprezzarlo, o che non sia buono, insensibile e inaffidabile e quindi non merita la nostra fiducia perché stiamo soffrendo!

Gesù c’insegna a vincere la nostra volontà per sottometterci a Dio con fede nel fare la Sua volontà con piena fiducia e dipendenza!

In questo versetto Gesù è un modello su come affrontare la sofferenza e come dobbiamo pregare quando stiamo soffrendo. 

Sappiamo che nonostante la sofferenza porti a una crescita spirituale (per esempio 2 Corinzi 4:16-18; Ebrei 12:4-11; Giacomo 1:2-4; 1 Pietro 1:6-7), dobbiamo pregare che sia rimossa da noi? 

Dobbiamo pregare per un cambiamento delle circostanze, o solo che Dio ci dia la forza di sopportare la sofferenza? 

In Gesù uomo troviamo l’equilibrio che dobbiamo avere: il desiderio onesto con la preghiera che Dio ci liberi dalla sofferenza e la sottomissione alla volontà di Dio.

 Dunque pregheremo che Dio ci liberi dalla sofferenza, ma dobbiamo anche avere l’atteggiamento di essere sottomessi a Dio accettando la volontà di Dio della nostra sofferenza.

Paul David Tripp dice: “La sofferenza ci mette davanti al fatto che ad avere priorità è Dio, non il nostro io; la sua gloria, non la nostra; le sue esigenze, non le nostre; il suo piano per la nostra vita, non il nostro; la sua sovranità, non la nostra; il suo regno, non i nostri piccoli domini; la proclamazione della sua incommensurabile Maestà, non dei nostri miserevoli successi”.




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