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Malachia 3:6: Il carattere di Dio non cambia.

Malachia 3:6:  Il carattere di Dio non cambia.
"Poiché io, il SIGNORE, non cambio; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete ancora consumati". 

“Signore” (Yahweh) vuol dire “Colui che è”! Implica diversi significati importanti come auto-esistente, essere una realtà attiva e presente, che subentra in scena, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto (Esodo 3:14-15), e implica anche la sua immutabilità. Poiché il Signore, non cambia, la discendenza di Giacobbe non sarà distrutta a causa dei suoi peccati! (v.5). L'unica ragione per cui il popolo di Dio non è stato consumato nel giudizio è la bontà e la misericordia tenace di Dio, radicata nel suo stesso carattere. 

La tensione, un trauma, un intervento chirurgico possono cambiare una persona! Nel corso della vita, i gusti, il modo di vedere le cose, anche alcuni tratti del carattere possono cambiare, ma nulla del genere accade al Signore. Nulla può far cambiare il Creatore Sovrano. Egli non diventa mai meno verace, meno misericordioso, o meno giusto, o buono di quello che era prima. Questa è la differenza tra noi come sue creature e Dio: noi diventiamo, Dio invece è! Dio non è qualcuno che diventa, un qualcosa di astratto un nulla che può diventare qualsiasi cosa, ciò che lui è lo è dall’eternità, da sempre! Giacomo 1:17 dice: "Ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento". Dio è Padre degli astri luminosi indica: è il Creatore delle stelle (Genesi 1:14-18; Salmi 136:7; Geremia 4:23; 31:35). Ma Dio non cambia come la luce delle stelle. Infatti, le parole “variazione” (parallagé) e “mutamento” (tropé) erano termini tecnici per indicare fenomeni astronomici. Per esempio “variazione” indicava nel mondo antico i movimenti ordinati e periodici del sole, della luna e delle stelle. “Ombra” (aposkiasma) indicava l’oscuramento causata sulla terra dai movimenti, dal mutamento (tropé-mutamento processo di girare, mentre gira muta) delle costellazioni come avviene con l’eclissi, o le diverse fasi della luna; o alla variazione del giorno e notte, o alla luce del sole che varia durante il giorno (alba, pomeriggio, tramonto). Giacomo non vuole fare un trattato scientifico, ma quello che vuole sottolineare è che Dio è immutabile, non cambia come la luce delle stelle! “Non c’è” (eni) indica l’impossibilità che Dio possa cambiare! Il senso perciò qui è che Dio non è oscurato dal cambiamento! Il carattere di Dio non cambia! Perciò Dio non va dal migliore al peggiore, nemmeno dal peggiore al migliore, ne diventare qualcun altro, perché è perfetto così come è! Non ci sarà mai nessun cambiamento in Dio, perché non è necessario un cambiamento e nemmeno può essere possibile. Davanti un Dio così allora noi possiamo fidarci di lui: che era, è e sarà sempre lo stesso! È un grande conforto per noi, il pensare che in mezzo a tanti cambiamenti, a tante situazioni mutevoli, a tanta incertezza, Dio rimarrà Dio! L’Iddio che si è rivelato nella Bibbia è lo stesso! Non è cambiato! Così siamo chiamati ad avere la stessa fiducia in Dio che avevano i credenti del periodo biblico e stare sereni. 

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