Luca 15:22-23: Il posto della parabola del ricco e di Lazzaro .

Luca 15:22-23:Il posto della parabola del ricco e di Lazzaro.
Tutte le persone che conosciamo: femmine e maschi, giovani e vecchi, sportivi e non, persone semplici e più complicate, benestanti e poveri, ognuno con il suo percorso, la propria vita, il proprio stile, sogni, desideri, successi e sconfitte, alla fine moriranno, come moriremo anche noi.

LA MORTE È IL GRANDE EQUALIZZATORE E IL GRANDE COMUNE DENOMINATORE DI TUTTI GLI UOMINI: I RICCHI MUOIONO COME I POVERI.

Né la ricchezza né la povertà impediranno la morte.

John Blanchard dice:” L'uomo può sfidare la gravità, ma non la tomba”.

Il punto, però è: dove andremo? 
Come staremo?

Finirà tutto? 


Questa parabola ci dice che ci sono due possibilità: l’inferno, o il paradiso.

Lazzaro e l'uomo ricco muoiono entrambi nella stessa condizione in cui vivevano, ma dopo la morte le situazioni cambiano.

Dopo la morte, la storia continua, ma le condizioni di Lazzaro e del ricco cambiano, la situazione è invertita!

Quindi in questo testo c’è una:
I DISTINZIONE. 

Il povero fu portato:
A) Nel seno di Abraamo (v.22).
Nel v.22 leggiamo: “Avvenne che il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abraamo”.
Il povero morì, malato, indigente e affamato. 

Non si parla di un funerale, o di onore terreno nella sua morte, ma l'onore veniva dal cielo, mentre veniva portato via dagli angeli nel seno di Abraamo. 

Non si fa menzione nemmeno di una sepoltura. 
Nella migliore delle ipotesi, era destinato alla tomba di un povero, oppure a una discarica dove venivano gettati gli altri reietti della società.
Per esempio nella valle di Innom vicino Gerusalemme c’era una discarica dove venivano gettati, oltre i rifiuti, anche gli animali morti e cadaveri umani!

Un uomo come Lazzaro poteva essere gettato in una discarica come un cane, tuttavia è stato assistito dagli angeli di Dio per portarlo nel seno di Abraamo!!

C’è ancora da sottolineare a scanso di equivoci che non significa che tutti i poveri andranno in paradiso e che tutti i ricchi all’inferno, Lazzaro è portato in cielo dagli angeli di Dio (cfr. Luca 1:11,26; 2:9; 12:8; Atti 5:19; 8:26; 12:7,11, 23; Ebrei 1:14) perché era un credente come abbiamo già detto, nella precedente predicazione, invece il ricco non lo era.

La scena ci riporta alla mente l’ascesa in cielo di Enoc a opera di Dio (Enoc 5:24) e quella di Elia in una nuvola ( 2 Re 2:11), in questi casi però, i due non morirono.

“Fu portato” (apenechthēnai - aoristo passivo infinitivo) indica la nozione di "ritorno a cui appartiene" o " merita "o" di ciò che è dovuto ". 

Quindi Lazzaro è stato portato nel seno di Abraamo dove apparteneva e dove aveva il diritto di stare. 

DIO È GIUSTO E AGISCE DI CONSEGUENZA!

“Seno” (kolpon) è petto, tra le braccia denota una posizione d’intimità (Giovanni 1:18), di amicizia e di onore (Luca 14:7-11; Giovanni 13:23), e anche se non fosse un sinonimo di “paradiso”, comunque indica stare alla presenza di Dio, quindi in paradiso dove Abraamo si trova.

Altri testi di presenza diretta in paradiso sono in Luca 23:43 con il ladrone in croce e in Atti 7:55-59 con Stefano.

“Il seno di Abraamo” indica lo stato, o un’anticipazione di beatitudine eterna, di felicità, dopo la morte. 
Rappresenta la ricezione dei fedeli in cielo da parte del patriarca, ed è anche il luogo di estremo riposo, un’allusione al banchetto celeste con i patriarchi.

Noi infatti in Luca 13:27-29 leggiamo:” Ed egli dirà: ‘Io vi dico che non so da dove venite. Allontanatevi da me, voi tutti, malfattori. Là ci sarà pianto e stridor di denti, quando vedrete Abraamo, Isacco, Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi ne sarete buttati fuori. E ne verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno, e staranno a tavola nel regno di Dio’”.

I “malfattori” (ergatai tēs adikias), cioè gli operatori d’iniquità, andranno all’inferno, Lazzaro, insieme a tanti altri credenti di tutte le parti del mondo, è seduto a tavola con Abraamo.


Leon Morris scrive: “La felicità perfetta dell’essere salvati è raffigurata come una grande festa in cui il prediletto appoggia il capo sul seno del grande patriarca (nel modo descrittoci in Giovanni 13:23; cfr. Matteo 8:11). Per il ricco, dopo la sua morte, non c’è una gioia che corrisponde a questa.” 

C’È UN ROVESCIAMENTO DELLE CIRCOSTANZE.
PRIMA,NELLA VITA SULLA TERRA, LAZZARO NON ERA SEDUTO A BANCHETTARE CON IL RICCO, ORA  È SEDUTO  A TAVOLA A BANCHETTARE CON ABRAAMO CON UN POSTO DI ONORE!! 

PRIMA ERA DISPREZZATO, ORA È ONORATO! 

PRIMA ERA TORMENTATO, ORA È CONSOLATO!

Il trattamento insensibile di Lazzaro alla porta del ricco è stato radicalmente rovesciato nell'eternità. 

Lazzaro è morto ed è stato ricevuto in eterno conforto e beatitudine.

Il ricco una volta sepolto si trova: 
B)  Nell’ades (v.22-23). 
Nei vv.22-23 è scritto: “Morì anche il ricco, e fu sepolto. E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti…”.

LA MORTE RIDUCE LA STATURA DEL RICCO!

LA SUA RICCHEZZA NON CONTA PIÙ NULLA!

LA SUA VITA SONTUOSA DIVENTA INDIGENZA!


NON CI SONO RICCHEZZE CHE POSSONO RISCATTARE L’ANIMA! (Salmo 49:6-20).

Il ricco morì e fu seppellito, e possiamo presumere che ebbe un sontuoso funerale appropriato alla sua classe sociale. 

La sepoltura era considerata un onore, e la ricchezza che aveva gli avrebbe dato molto onore in questa circostanza.

Sempre come uomo ricco, potrebbe essere stato sepolto in una tomba sofisticata, nel soggiorno dei morti, però era nei tormenti.

MA NONOSTANTE TUTTO IL SUO SPLENDORE, IL RICCO ERA Più POVERO DI LAZZARO: SI TROVAVA ALL’INFERNO!

Lazzaro, il cui corpo, molto probabilmente,  è stato gettato su un cumulo di spazzatura, la sua anima è stata portata nello splendore della gloria di Dio. 

IL ricco con tutte le sue risorse, i suoi soldi, i suoi amici, i suoi privilegi, il suo prestigio,  la sua vita sontuosa, non potevano comprargli un altro giorno di vita e nemmeno il paradiso.

LE SUE RICCHEZZE NON POTEVANO IMPEDIRGLI LA MORTE, NESSUN ANGELO VENNE A PRENDERLO PER PORTARLO IN PARADISO!

Noi siamo davanti un grande contrasto: Lazzaro è portato in cielo dagli angeli, e il ricco, dopo la sua sepoltura si ritrova in un luogo di pena.

“Soggiorno dei morti” (hadē)viene da una parola (hadēs) e ricorre dieci volte nel Nuovo Testamento.

Di norma si riferisce al regno dei morti(Matteo 11:23; 16:18; Luca 10:15; 16:23; Atti2:27,31; 1 Corinzi 15:55; Apocalisse 1:18; 20:13-14), dove i morti rimangono per un breve periodo di tempo (Atti 2:27,31; Apocalisse 20:13-14).

È l’equivalente dello “sheol” (cfr. Salmo 16:10 con Atti 2:27; Salmo 86:13).

Ma qui evidentemente si riferisce: o a un’esperienza preliminare, a  un’anticipazione di ciò che sarà il destino ultimo di una persona al giudizio finale, quindi all’inferno (cfr. 1 Pietro 1:19-20; Giuda 6-7), è un destino che non può essere revocato. 

Oppure è già l’inferno: la dimora eterna, un luogo di punizione definitiva, l’equivalente della Geenna, luogo della punizione finale, di tormento e di sofferenza  (vv.23,24,25,28) la sofferenza delle fiamme (v.24).

Infatti vi è il ricco e non Lazzaro (vv.24-26), e la condizione è definitiva, non ha più nessuna speranza di salvezza.

Com’è terribile che non ci sia più la possibilità di rimediare, di ritornare indietro! 

L’INFERNO È UNA VIA DEL NON RITORNO!

“Tutte le strade che portano all'inferno sono strade a senso unico” dice John Blanchard.

UNA VOLTA CHE UNA PERSONA SI TROVA ALL’INFERNO, NON PUÒ PIÙ RITORNARE INDIETRO!

Qualcuno ha detto: “'Troppo tardi' è scritto sulle porte dell'inferno”.

L'inferno è la verità che una volta che l’hai visto sarà troppo tardi per tornare indietro!

Passiamo ora a vedere la:
II DESCRIZIONE. 
Dopo aver visto che Lazzaro e il ricco sono andati in due posti distinti, nella descrizione vediamo la consapevolezza che hanno e la capacità.

Cominciamo con la:
A)Consapevolezza.
Questa parabola ritrae i defunti come consapevoli di dove si trovano.

Come abbiamo già visto, ed  è ancora confermato, la situazione del ricco è in netto contrasto con la nuova posizione di Lazzaro.

Prima di tutto vediamo che:
(1) Il ricco è tormentato e soffre (vv.23,24,25, 28).

John Blanchard dice: “Non ci sono angoli tranquilli all'inferno.”

ALL’INFERNO NON CI SARANNO POSTI DOVE AVERE TRANQUILLITÀ! 
DOVE TROVARE PACE E CONSOLAZIONE!

Noi  leggiamo più volte che il ricco è tormentato nei vv.23,25 e 28, mentre nel v.24, anche se nella “Nuova Riveduta”, è tradotto: “tormentato”, la parola (odunōmai presente medio indicativo) precisamente indica “essere nell’angoscia”, “soffrire terribilmente e costantemente”.

Alla fine il significato è lo stesso.
Infatti “tormenti” (basanois) indica “soffrire molto”, “grande sofferenza”, “soffrire terribilmente”.

Nel v.24 leggiamo che stava soffrendo in una fiamma, e questa immagine dell'inferno, come luogo di fuoco, è dichiarata in altre parti della Bibbia (Matteo 13:42,50; Apocalisse 20:14-15).

In altre parti, la sofferenza nell’inferno è descritta come “il pianto e lo stridor di denti.”

Lo abbiamo visto in Luca 13:28, e lo rileggiamo in Matteo 13:49-50: “Cosa avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti  e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”.

In Ebrei 9:27-28 leggiamo: "Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza."

NEL GIORNO DEL GIUDIZIO, TUTTE LE GENTI, SARANNO RACCOLTE DAVANTI AL TRONO DI DIO PER ESSERE GIUDICATE! 

Alla fine dell’età presente, della storia umana, gli angeli separeranno i malvagi dai giusti (Matteo 13:41; 2 Tessalonicesi 1:7-10). 

In Matteo 25:31-46 il giudizio è descritto come una separazione di tutte le genti davanti al trono glorioso di Gesù. 

NESSUNA RAZZA O CATEGORIA DI PERSONE POTRÀ SFUGGIRE AL GIUDIZIO FINALE!

NON UNA PERSONA SCAMPERÀ, O POTRÀ SCAPPARE DAL GIUDIZIO DI DIO!

“I malvagi” (ponēros) sono i malfattori, i maligni, i corrotti moralmente, gli immorali. 

I “giusti” (dikaios) sono coloro che vivono secondo gli standard, la volontà di Dio (Matteo 1:19; 3:15; 5:6). 

La condanna per quelli che non sono giusti è: “Li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti” (Matteo 12:50). 

Nella fornace ardente, all’inferno ci sarà la sofferenza: il pianto e lo stridor dei denti!

"Il pianto" (klauthmos) indica il dolore grande di coloro che vengono puniti, indica una forte emozione, lamento, sottolinea l'intensità del dolore. 

ALL’INFERNO NON SI RIDERÀ! 
NESSUNO VERRÀ A RACCONTARE BARZELLETTE, CI SARÀ UN LUTTO COSTANTE!! 

NESSUNA ANGOSCIA SARÀ MAGGIORE DI QUELLO CHE SI VIVE ALL’INFERNO, E NON CI  SARÀ ALCUNA RIDUZIONE DELLA PENA O DELLA SOFFFERENZA. 

"Stridor di denti" (brygmos) è digrignare i denti, potrebbe riferirsi al tormento per la sofferenza, o alla disperazione, o rabbia intensa, oppure tutte e tre.  

Riflette il grande dolore che si prova all’inferno.  

NON AVRANNO MAI SOLLIEVO (Marco 9:48; Apocalisse 14:11, 20:10). 

QUESTO TORMENTO SARÀ ETERNO! (Daniele 12:2; Matteo 3:12; 25:41,46; 2 Tessalonicesi 1:9;Giuda 7; Apocalisse 20:10).

LE PERSONE SARANNO ETERNAMENTE SEPARATE DA DIO (2 Tessalonicesi 1:8-10; Matteo 7:23; 8:12; 25:32; Apocalisse 21:8). 

L’INFERNO  È L’ASSENZA DI DIO!


Il dettaglio del “tormento”, mostra la consapevolezza cosciente di dove si risiede dopo la morte.

Questo sarà il destino di tutti i peccatori che non si sono ravveduti davanti a Dio e riconosciuto Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore (per esempio Marco 1:15; Romani 10:9-10).

Ci sono persone che criticano l’esistenza dell’inferno.

L'inferno è stato definito crudele, disumano e barbaro.

Ci dicono come mai un Dio di amore condanna le persone all’inferno?

MA QUESTE PERSONE DIMENTICANO CHE DIO COM’È INFINITAMENTE AMORE, È ANCHE INFINITAMENTE SANTO E GIUSTO!!
Jonathan Edwards sosteneva che anche un solo peccato merita l'inferno, poiché il Dio eterno e santo non può tollerare alcun peccato.

Se avessimo una vera consapevolezza spirituale di Dio, lo avremmo anche di noi stessi e non saremmo stupiti dalla gravità dell'inferno, ma dalla nostra corruzione peccaminosa!

E ancora non può esserci alcun genere di peccato alla Sua presenza in cielo.
Il male deve essere separato dal bene.
La zizzania – gli ingiusti - deve essere separata dal grano – i giusti-  (Matteo 13:36-43; Apocalisse 21:8; 22:15).

Inoltre, la sovranità di Dio richiede un inferno, altrimenti non sarebbe l'ultimo vincitore sul male come la Bibbia dichiara di essere (1 Corinzi 15:24-28; Apocalisse 20-22).

Se il ricco è nei tormenti, nell’angoscia:
(2)Il povero è consolato (v.25).
Nel v.25 leggiamo: “Ma ora qui egli è consolato, e tu sei tormentato”.

Se il ricco dopo la morte è in un grande dolore, Lazzaro è consolato.

Com’è scritto in altre parti della Bibbia, anche coloro che vanno in paradiso sono consapevoli (2 Corinzi 5:8; Filippesi 1:23; Apocalisse 6:9). 

“È consolato” (parakaleitai - presente passivo indicativo), a detta degli studiosi è un passivo divino, cioè Dio è Colui che lo sta confortando. 

In Apocalisse 21:4 leggiamo: “Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate”.
Ci sarà una gioia assoluta nel vivere alla presenza di Dio!
Non ci saranno più la morte, il lutto e la sofferenza!

Tutto ciò che ha causato tristezza e sofferenza sarà portato via. 
Tutto il peccato che è stato fonte di dolore non ci sarà più!

Dio stesso asciugherà le lacrime e non torneranno più!

Il punto, quindi è: l'uomo ricco soffre per il giudizio di Dio, mentre Lazzaro si sta godendo la benedizione al fianco di Abraamo. 

C’è un capovolgimento delle rispettive sorti!

Oltre alla consapevolezza del loro stato, vediamo la loro:
B)Capacità. 
Nel v.23 è scritto: “E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno”.

Il ricco riconobbe Abraamo e Lazzaro. 

Anche Abraamo riconobbe l'uomo ricco ed era consapevole di chi era e di come aveva vissuto.

L'uomo ricco e anche Abraamo erano capaci di vedere, udire e parlare e riconoscersi. 

Nell'eternità, riconosceremo e saremo riconosciuti, la persona non è in coma, non dorme.

CONCLUSIONE
Quali insegnamenti traiamo da questi versetti di questa parabola?

Prima di tutto:
1) Riguarda all’aldilà.
ESISTE L’INFERNO E IL PARADISO.

LA PERMANENZA IN QUESTI POSTI È DEFINITIVA, PER SEMPRE! 
DOVE UNO VA A FINIRE, LÌ RIMANE ETERNAMENTE!

IL GIUDIZIO DI DIO È PERMANENTE!

Dopo la morte non c'è più alcuna possibilità di cambiare la propria condizione.

Il paradiso e l’inferno per una persona sono permanenti!

In secondo luogo:
2)La realtà del giudizio futuro è basato sulle proprie decisioni in questa vita!
Nulla può cambiare il proprio destino nell'aldilà distante dai fattori comportamentali presenti in questa vita.

LE SCELTE ETICHE DI QUESTA VITA TERRENA DURANO PER L’ETERNITÀ!

Coloro che si ravvedono dei loro peccati vanno in paradiso nella beatitudine eterna, gli impenitenti vanno all’inferno, nei tormenti eterni.

Il ricco non andò all’inferno perché era ricco, ma perché non era un vero credente come dimostrato dal suo comportamento egoista, e i suoi soldi non poterono salvarlo!

In terzo luogo allora:
3)Questa parabola non riguarda i soldi, ma le radici del nostro cuore. 
Da ciò che abbiamo nel cuore sarà il nostro comportamento (Proverbi 4:23).

È nel nostro cuore, se siamo pieni di Spirito Santo, aiuteremo gli altri! Aiuteremo i bisognosi anche se non siamo ricchi!

Un cuore pieno dell’amore di Dio non è indifferente agli altri e non deve esserlo (1 Giovanni 3:14-24).

Il modo in cui ci relazioniamo a Dio influenza verticalmente il modo in cui ci relazioniamo alle persone orizzontalmente.

UN CUORE PIENO DI AMORE PER CHI È NEL BISOGNO, È SEGNO DEL RAVVEDIMENTO, SEGNO CHE SIAMO STATI SALVATI DA DIO IN CRISTO!!

Infine:


4)La ricchezza non è necessariamente un segno di rettitudine, e quindi di approvazione di Dio.
Ai tempi di Gesù i religiosi, presumevano che la salute e la ricchezza dimostrassero la benedizione di Dio, mentre la malattia e la povertà evidenziavano le maledizioni di Dio. 

LA RICCHEZZA E LAPOVERTÀ NON SONO UN BAROMETRO DELLA PROPRIA POSIZIONE DI FRONTE A DIO, NON SONO UNA MISURA DELL’APPROVAZIONE, O DELLA DISAPPROVAZIONE DI DIO!! 

Quante persone sono ricche, ma non sono credenti e quindi moralmente a posto con Dio!

E quanti poveri credenti devoti a Dio sono poveri!
I farisei consideravano la ricchezza come una prova della giustizia di una persona (cfr. Luca 16:14-15).

Come ai tempi di Gesù, anche oggi, ci sono persone che  credono che le ricchezze siano un segno dell'approvazione di Dio, e incoraggiano a ricercare le ricchezze.

Ma il fatto che il ricco va all’inferno, dimostra che questo non è vero!

Questa parabola invalida il falso vangelo della prosperità.

SE LA RICCHEZZA NON È SEGNO DELLA PROPRIA RETTITUDINE, ALLORA LA POVERTÀ NON È LA PROVA DELLA PROPRIA IMMORALITÀ!! 




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