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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Romani 15:4: Come conservare la speranza

 Romani 15:4: Come conservare la speranza
Fëdor Dostoevskij disse: “Totalmente senza speranza non si può vivere. Vivere senza speranza significa cessare di vivere”.

La speranza è una forte energia che ci motiva nella vita, e questo vale soprattutto con la vita cristiana.

In questo versetto vediamo come conservare la speranza.

Il contesto di questo passo è sull’unità dei credenti.
I più forti devono sopportare le debolezze dei deboli e non agire per compiacere se stessi, ma per compiacere al prossimo nel bene per l’edificazione.

Cristo è l'esempio perfetto di qualcuno che ha sempre agito considerando gli altri, anche a costo della morte (Romani 15:1–3). 

Cristo ha ricevuto tutto e ha servito tutti, forti e deboli, Giudei e Gentili, e i cristiani devono fare lo stesso gli uni con gli altri (Romani 15:7–9). 

Secondo Paolo, i cristiani Giudei dovrebbero essere grati per la fedeltà di Dio nel mantenere le promesse fatte a Israele. 

I cristiani Gentili dovrebbero essere grati a Dio per la Sua misericordia nell'offrire loro la salvezza (Romani 15:10–12). 

Entrambi dovrebbero rallegrarsi insieme nella speranza, nella gioia e nella pace che Dio dona attraverso lo Spirito Santo (Romani 15:13).

Così, alcuni studiosi vedono il v.4 in relazione all’unità dei credenti, e in questo senso attraverso le Scritture come menzionato dal passo profetico del Salmo 69:9 menzionato nel v.3, così come attraverso l'esempio di Cristo, Dio incoraggia i cristiani a vivere in unità tra di loro (Romani 15:4–6).

Mentre altri vedono il v.4 come una breve deviazione dal suo argomento principale dopo aver citato un passo profetico dell’Antico Testamento (Salmo 69:9) riguardo gli insulti che ha ricevuto Cristo (v.3).

Così in un certo senso, Paolo vuole evidenziare, o giustificare il modo in cui usa il passaggio della Scrittura citato nel versetto precedente.

Oppure, è come una sorta di commento tra parentesi che fornisce una giustificazione dell’uso della Scrittura da parte di Paolo sia qui, riguardo la citazione del Salmo 69:9, che altrove nella sua lettera.

Cominciamo a considerare:
I LA MOTIVAZIONE 
Vediamo il perché Dio ha dato le Sacre Scritture.
“Poiché tutto ciò che fu scritto nel passato, fu scritto per nostra istruzione”.
Paolo parla di tutto ciò che fu scritto nel passato e si riferisce a ogni parte dell’Antico Testamento.

Quindi non c’è una parte dell’Antico Testamento che non sia importante per i cristiani di oggi, come anche il Nuovo Testamento, in sintesi tutta la Bibbia!

Come Romani 4:23, o in altri passi (cfr. per esempio 1 Corinzi 9:10; 10:1–6), il passato storico Biblico ha un significato notevole sia per i cristiani di allora come anche per noi oggi.

Joseph Fitzmyer scrive a riguardo: “Paolo si rende conto che le Scritture ci vengono dal passato e spesso sono state composte direttamente per gli antichi, ma non sono semplicemente un documento del passato, perché erano destinate da Dio a continuare a rivolgersi agli ebrei e ai cristiani generazione dopo generazione. Come cristiano, Paolo non pensava, come avrebbe fatto in seguito Marcione, di respingere l'Antico Testamento, poiché riconosce la validità degli oracoli affidati da Dio all'antico Israele come pertinenti anche per i cristiani”. 

“Fu scritto nel passato” (proegraphē – aoristo passivo indicativo) è “essere scritto prima”, essere scritto in un momento, o tempo precedente. 

Il verbo al passivo indica che l'agente, il grande Scrittore, è lo Spirito di Dio che ha usato gli uomini (cfr. per esempio 2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:20).

Lo Spirito Santo che ispirò le Sacre Scritture, aveva lo scopo la nostra istruzione, infatti la preposizione “per” (eis) indica la finalità, spesso con l’implicazione del risultato atteso.

Quando fece registrare la Sua parola, Dio aveva lo scopo d’istruire pensando ai bisogni morali e spirituali dell’umanità di tutte le generazioni, pensando a come poter avere una relazione con Lui, e ha fatto in modo di conservarla in forma permanente per le generazioni future affinché non andasse perduta.

La finalità, lo scopo di tutto ciò che è scritto nell’Antico Testamento è per la nostra istruzione, cioè per tutti cristiani che provengono dai Giudei e dai Gentili, cioè per quelli del Nuovo Patto, o Nuova Alleanza.

John Frame scrive: “I resoconti di quella storia antica hanno lo scopo di edificare i credenti nel periodo della Nuova Alleanza (Romani 15:4)”. 

Alcuni vede l’Antico Testamento come solo un insieme di saghe, poesie e narrativa ebraica, altri come strati di tradizioni orali, o come una testimonianza della storia sociale Ebraica. 

Altri cristiani lo vedono come un libro di legge, o come un libro di preparazione e predizione, ora sostituito da Cristo. 

Altri ancora hanno cercato di rifiutare, o rifiutano l'Antico Testamento, perché parla di un Dio inferiore, crudele e vendicativo rispetto al Nuovo Testamento.

Dunque, per Paolo, le Scritture, fino a quel periodo tutto l’Antico Testamento era importante per la nostra istruzione.

“Istruzione” (didaskalian) si riferisce all’insegnamento, al contenuto di ciò che è insegnato con un significato di avvertimento (cfr. per esempio 1 Timoteo 1:10; 4:1,6,13,16; 5:17; 6:1,3; 2 Timoteo 3:10,16; 4:3; Tito 1:9; 2:1,7,10).

Vediamo questa parola in 1 Timoteo 4:13,16 dove si parla dell’importanza dell’insegnamento, quindi della sana dottrina evidentemente apostolica.

Ernest C. Reisenger scriveva così sull’importanza della dottrina: “La dottrina è per l’esperienza cristiana ciò che le ossa sono per il corpo. Un corpo senza ossa sarebbe una massa di materia assolutamente inutile. Analogamente, le ossa senza carne non sono che uno scheletro privo di vita”.  

Così J.C. Ryle fondatore di venticinque chiese in Inghilterra diceva: “Puoi parlare quanto vuoi dell’esperienza cristiana, ma senza radici dottrinali, è come avere fiori recisi conficcati nel terreno – avvizziranno e moriranno”. 

Quindi trascurare la sana dottrina, o comprometterla conduce al declino del cristianesimo! Conduce al declino della vita spirituale!

La Bibbia è sufficiente per impedire questo e di conseguenza: “Ogni cristiano dovrebbe avere un appetito insaziabile per una sana dottrina” dice John Blanchard.

Dunque, l’ispirazione divina e l'autorità dell'Antico Testamento è chiaramente evidente in quest’affermazione di Paolo come altre (cfr. per esempio 2 Timoteo 3:16; 2 Pietro 1:16-21). 

Thomas Schreiner scrive: “Paolo non comprese mai la novità del suo Vangelo tale da annullare l'Antico Testamento”.

Certamente i requisiti cerimoniali dell'Antico Patto come rivelato nell’Antico Testamento, non sono più vincolanti per i credenti sia Giudei che Gentili del Nuovo Patto aveva fatto capire Paolo in Romani 14; ma anche se non siamo tenuti a obbedire a tutti i comandamenti di quel patto, come per esempio quelli che riguardano i sacrifici, ogni parte della rivelazione di Dio scritta in quei tempi è ancora preziosa per la nostra vita cristiana oggi!

John MacArthur commenta: “La conoscenza di tutta la Scrittura aveva un beneficio spirituale per i cristiani ai tempi di Paolo e continua ad avere un beneficio per i cristiani in ogni tempo”.

Come l’Antico Testamento, svolgeva un ruolo importante per i primi cristiani, ha anche un ruolo importante anche per noi oggi e come scrive Douglas Moo: “Sebbene non sia più una fonte di imperativo morale diretto (6:14, 15; 7:4), continua a svolgere un ruolo centrale nell’aiutare i cristiani a comprendere il culmine della storia della salvezza e le loro responsabilità come popolo di Dio del Nuovo Patto (vedi anche, in Paolo Romani 4:24; 1 Corinzi 9:10; 10:11; 2 Timoteo 3:16)”.

Dunque, in un periodo come il nostro, la Bibbia dove non è in grande considerazione, questo versetto invece ci fa capire della sua importanza!

Thomas Merton disse: “Leggendo la Scrittura mi sento così rinnovato che tutta la natura sembra rinnovata intorno a me e con me. Il cielo sembra essere di un azzurro più puro e più fresco, gli alberi di un verde più profondo, la luce è più nitida sui contorni della foresta e delle colline e il mondo intero è carico della gloria di Dio”.

In secondo luogo vediamo:
II L’AFFERMAZIONE 
“Affinché mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture”.

In quest’affermazione vediamo:
A) Lo scopo
“Affinchè” (hina – avverbio di scopo) indica sia lo scopo come anche il risultato, quindi tutto ciò che è stato scritto nell’Antico Testamento ha lo scopo e porta dei risultati nella nostra vita di fede.

Come vedremo più avanti, lo scopo finale delle Scritture è che i credenti conservino la speranza.

Consideriamo:
B) Gli strumenti
“Mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture, conserviamo la speranza”.     

“Mediante” (dia – genitivo di mezzo - preposizione di mezzo) indica il mezzo, lo strumento con cui un evento rende possibile un altro evento, o come in questo 
caso lo strumento che da uno stato d’animo ci porta a un effetto, allo scopo di conservare la speranza.

Possiamo conservare la speranza mediante la pazienza e la consolazione che provengono dalle Scritture, cioè dall’Antico Testamento.

Quindi la pazienza e la consolazione che provengono dalle Scritture, sono strumenti per conservare la speranza!

Vediamo:
Andiamo a vedere da vicino:
C) La sostanza
“Mediante la pazienza e la consolazione che ci provengono dalle Scritture”.     

Abbiamo visto che la sostanza degli strumenti si riferisce alla pazienza e alla consolazione che provengono dalla Scritture, riferito all’Antico Testamento.

Douglas Moo scrive: “Leggere l'Antico Testamento e vederne il compimento in Cristo e nella Chiesa favorisce la speranza del credente, una speranza che si accompagna alla capacità di ‘sopportare’ la pressione di circostanze spiritualmente ostili e irritanti. Ma torniamo al punto iniziale: Paolo segnala la sua intenzione di parlare della sofferenza cristiana usando qui due termini chiave, ‘pazienza’ e ‘conforto’, che usa regolarmente quando parla delle prove dei credenti”.

Abbiamo bisogno di pazienza e di consolazione, soprattutto quando la vita si fa dura, ma anche con problematiche varie all’interno della chiesa dovute all’immaturità dei membri come in questo contesto.

A. Beet diceva: "Il nostro carattere cristiano è raramente messo così duramente alla prova come quando siamo messi in difficoltà dall'infantilismo spirituale dei membri della Chiesa".

Consideriamo prima:
(1) La pazienza
“Pazienza” (hupomonēs) è la tenacia costante, la capacità di resistere alle difficoltà, o allo stress; soprattutto la forza interiore necessaria nel perseverare nella fede nonostante le persecuzioni e le afflizioni (2 Tessalonicesi 1:4).

Specificatamente la pazienza come qualità della mente, è il sopportare i mali e la sofferenza con una mente tranquilla (cfr. per esempio Romani 5:3-4), è la capacità di continuare a sopportare circostanze difficili. 

Parlando di questa parola, William Barclay scrive: “È l'adeguatezza trionfante che può far fronte alla vita; è la forza che non solo accetta le cose, ma che, accogliendole, le trasforma in gloria”.

Questa parola è usata in Giacomo 5:11 per la costanza di Giobbe, per definire felici coloro che soffrono pazientemente, come appunto Giobbe e di come Dio lo benedisse.

Così Dio ci ha dato le Sacre Scritture per rafforzare la nostra pazienza in circostanze difficili.

Attraverso la Bibbia con le sue promesse, verità, esempi di fede, e così via, Dio ci dona la pazienza.

E anche:
(2) La consolazione 
“Consolazione” (paraklēseōs) è sollevare su lo spirito di qualcuno, è una fonte di conforto che una persona prova quando viene consolata nei momenti di delusione, o periodi difficili. 

Il sovrintendente di una scuola missionaria lesse il testo di Matteo 11:30: “Il mio giogo è dolce”. Rivolgendosi ai bambini chiese: “Chi può dirmi cos'è un giogo?”. Una bambina disse: “Hanno messo qualcosa sul collo degli animali”. Poi chiese: “Qual è il significato del giogo di Dio?” Tutti rimasero in silenzio per un momento, quando la mano di una bambina di quattro anni si alzò e disse: “Dio ci mette le braccia al collo”. 

Cosa potrebbe esserci di più confortante dell’abbraccio di Dio!

Dio stesso ci consola e mediante la Sua consolazione possiamo consolare gli altri. (Atti 1:4-7; cfr. per esempio Atti 9:31; 2 Corinzi 7:4, 13; Filippesi 2:1).

Paolo usa questa parola in un contesto di sofferenza in 2 Corinzi 1:4,5,6,7; 7:4, 13; 2 Tessalonicesi 2:16.

Ma qui la consolazione proviene dalle Scritture che per i cristiani del primo secolo, come già detto, era l’Antico Testamento.

Infine vediamo:
III LA CONSERVAZIONE
“Conserviamo la speranza”.

La combinazione “conserviamo speranza” è usata regolarmente per indicare la crescita cristiana nella speranza (Atti 24:15; 2 Corinzi 10:15; Efesini 2:12; 1 Tessalonicesi 4:13; 1 Giovanni 3:3). 

La meditazione quotidiana come anche la memorizzazione, e quindi che la parola di Dio dimora in noi, ci porta prosperità spirituale nel farci affrontare le crisi della vita con forza (Deuteronomio 11:18; Salmo 1:1-3; 119:11; Colossesi 3:16)

Le vite di Dwayne e Bonnie Wheat cambiarono per sempre il 22 febbraio 1991, quando un agente di polizia li svegliò nelle prime ore del mattino con la tragica notizia che la loro figlia Charla era stata assassinata. 
Bonnie in seguito testimoniò che era stato il potere delle Scritture memorizzate a impedirle di impazzire nei giorni successivi, disse: “A quei tempi non potevo leggere la Bibbia e concentrarmi su di essa abbastanza a lungo perché avesse senso, ma era la Parola di Dio che era già nel mio cuore che mi aiutava. Sono così grata per questo. Erano cose del tipo: ‘Stai fermo e sappi che io sono Dio’ e ‘Manterrai in perfetta pace colui la cui mente è fissata su di Te. . . .’. Dio ha usato quelle Scritture per mostrarmi che dovevamo semplicemente stare fermi e lasciare che Dio fosse Dio”.

Dobbiamo sapere che registrare i passi biblici di nel nostro cuore hanno un’influenza potente positiva sulla nostra vita di fede cristiana, Dio ce li farà ricordare al momento giusto secondo i nostri bisogni! 

Ma ciò che vediamo in Romani 15:4 è che lo scopo delle Scritture, quindi della Bibbia è quella di darci e alimentare la speranza.

Vediamo prima di tutto:
A) La conservazione della speranza
“Conserviamo” (echōmen – presente attivo congiuntivo) è “avere”, “possedere”, “trattenere”.

La perseveranza e la consolazione, così anche la speranza, dipendono dal tipo di relazione che abbiamo con Dio e la Sua parola! 

Grazie alla perseveranza e alla consolazione che provengono dalle Scritture abbiamo speranza.

Troviamo la stessa parola in Ebrei 6:19 dove troviamo scritto: “Questa speranza la teniamo come un'àncora dell'anima, sicura e ferma, che penetra oltre la cortina”.

Il tempo presente “conserviamo” indica il mantenimento e il rafforzamento della speranza: “continuiamo a sperare”, e il congiuntivo implica che la nostra speranza dipende dalle azioni menzionate in precedenza nel v. 4.

Ciò indica che una speranza esistente deve essere rafforzata e mantenuta!

Quindi, nel primo secolo i cristiani dovevano mantenere e rafforzare la speranza leggendo, meditando, memorizzando, studiando l’Antico Testamento, oggi per noi è compreso anche il Nuovo Testamento.

Non possiamo avere una speranza se non l’alimentiamo attraverso la Bibbia ogni giorno!

La speranza cristiana ti porta al di sopra delle “nuvole nere!”

Quante volte abbiamo preso l’aereo con un bruttissimo tempo e poi al di sopra delle nuvole ci siamo ritrovati alla luce splendente del sole.

Alcuni di noi molte volte vivono sotto “le nuvole nere”, come se non avessero nessuna speranza, mentre altri sono al di sopra delle nuvole nel pieno splendore della speranza!

“Speranza” (elpida) nel greco si riferisce al desiderio di qualche bene con aspettativa di ottenerlo, non ha la connotazione di incertezza.

A differenza della speranza umana, i cui puntelli sono spesso deboli, i cui obiettivi sono spesso cattivi, le cui attese sono spesso deluse, la speranza cristiana è sicura e certa, per coloro che hanno fiducia in Dio che non delude (Ebrei 10:23).

Quindi, la speranza nel senso biblico non è la stessa cosa della speranza nella nostra odierna società. 

Come per esempio di quel giovane che alla domanda come sia andato il suo esame incrociando le dita con una smorfia ironica rispose: "Sono passato, spero, spero, spero".

Per John Murray: “La speranza in questo caso è da intendersi come ciò che il credente nutre, lo stato d'animo. Non può esserci esercizio della speranza se non in quanto è diretta all'oggetto sperato. Ma “avere speranza” significa esercitare la speranza (cfr. Atti 24,15; 1 Corinzi 3:12; 10:15; Efesini 2:12; 1 Tessalonicesi 4:13; 1 Giovanni 3:3)”.

Coloro che hanno fede come Abraamo che secondo la promessa di Dio di avere un figlio mentre sia lui che Sara la moglie erano vecchi, sperano contro speranza, sperano nonostante situazioni difficili (Romani 4:18; cfr. per esempio Atti 16:19; 27:20; 1 Tessalonicesi 1:20).

In questo senso la speranza nella potenza di Dio, è l'attesa fiduciosa di qualcosa che si realizzerà.

Wiliam Barclay riguardo la speranza scrive: “Non è la speranza immatura ad essere ottimista perché non vede le difficoltà e non ha incontrato le esperienze della vita...La speranza cristiana ha visto tutto e sopportato tutto, e tuttavia non ha disperato, perché crede in Dio. Non è speranza nello spirito umano, nella bontà umana, nelle conquiste umane; è speranza nella potenza di Dio”.

Così in questo senso, la “speranza può essere intesa come soggettiva, ma può essere anche oggettiva.

Infatti, c’è anche da dire che l'articolo “la” (ho) prima della parola “speranza” può indicare che Paolo non sta parlando della speranza soggettiva di una persona, o generale dell’umanità, ma è la speranza specificamente cristiana, la speranza salvifica in Cristo, come dice Leon Morris: “La speranza che non lascia dubbi e sostiene il popolo di Cristo nei giorni più bui”.

Nel Nuovo Testamento si parla soprattutto di coloro che sperimentano la speranza della salvezza attraverso Cristo, la vita eterna e la beatitudine, ed è anche possibile che qui Paolo si riferisca a questo (cfr. per esempio Romani 5:2,4, 5; 12:12; 15:4,13).

La speranza è nascosta nei cieli (Colossesi 1:5; 1 Pietro 1:3); è la speranza di risurrezione (1 Corinzi 15:19); riguarda la vita eterna che Dio ha promesso prima che il mondo avesse inizio (Tito 1:2); ed è la speranza della gloria di Dio e di Gesù Cristo (Romani 5:2; Tito 2:13) alla quale anche il nostro corpo parteciperà (Romani 8:22-25). 

La speranza, o salvezza è per fede (cfr. per esempio Galati 5:5; Tito 2:13; Ebrei 6:18; 7:19) legata alla persona di Gesù Cristo; Egli è il garante di tutte le promesse di Dio (2 Corinzi 1:20); quindi, la speranza in Cristo è un’ancora per l’anima (Ebrei 6:19).

Così la speranza è l’attesa gioiosa e fiduciosa della salvezza eterna.

Il Signore è "il Dio della speranza" significa l'autore e la fonte di speranza e vuole che abbondiamo nella speranza (cfr. per esempio Romani 15:13; 1 Corinzi 13:13; 2 Corinzi 3:12; Efesini 2:12; 4:4; 1 Tessalonicesi 4:13; 5:8; 2 Tessalonicesi 2:16; Tito 1:2; 3:7; Ebrei 3:6; 6:11; 10:23; 1 Pietro 1:3; 3:15); la speranza d’Israele, Suo salvatore in tempo di angoscia (Geremia 14:8).

Allora quando sei scoraggiato, o sull’orlo della disperazione, fai come il salmista, parla alla tua anima dicendogli: “Perché ti abbatti, anima mia? Perché ti agiti in me? Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora; egli è il mio salvatore e il mio Dio” (Salmo 42:5).

Così anche nel Salmo 62:5 è scritto: “Anima mia, trova riposo in Dio solo,
poiché da lui proviene la mia speranza”.

Allora Dio è la fonte della speranza e le Scritture sono i mezzi.

Jerry Bridges scrive: “La perseveranza e l’incoraggiamento sono provvedimenti della grazia di Dio ‘per aiutarci nel momento del bisogno’. Quando andiamo al trono della grazia pregando, Dio provvede. Ma di solito provvede attraverso la Scrittura”.

Vediamo ora:
B) Il collegamento della speranza con il contesto
Parlare di speranza sembra fuori luogo a questo punto, allora la domanda è: perché Paolo parla di speranza a questo punto? Qual è il collegamento con tutto il contesto?

Ci possono essere due collegamenti con il contesto.
Prima di tutto vediamo:
(1) Il collegamento con la sofferenza
La speranza è particolarmente necessaria ai cristiani di fronte alla sofferenza.
Paolo ne aveva già parlato nei capitoli 5 e 8 (Romani 5:2-5; 8:20,24-25). 

Così nel capitolo 15, parlando del problema generale della sofferenza cristiana, esorta i cristiani a seguire il modello di sacrificio di Cristo nel compiacere agli altri a scopo di edificazione (Romani 15:1-3).

Una seconda ragione per cui Paolo introduce la parola “speranza” è:
(2) Il collegamento con i Gentili
C’è un’interpretazione che la maggior parte dei credenti forti (v.1) a cui si riferisce Paolo erano Gentili e come tali erano senza Cristo e senza speranza prima della conversione (Efesini 2:12), e i cristiani di origine Giudaica erano deboli perché avevano paura di poter trasgredire alcune delle leggi alimentari dell'Antico Testamento che nel Nuovo Patto non avevano più senso.

Ora, però, i Gentili, sono stati “innestati” e fatti partecipi nelle promesse e nel popolo di Dio (Romani 11:17-24); quindi Paolo voleva che loro rafforzassero questa loro speranza.

Allo stesso tempo è una speranza che si concentra su un solo popolo di Dio, composto sia da Giudei che da Gentili i quali si devono accogliere gli uni gli altri (vv. 7-13; Efesini 2:11-18).

Se i credenti “forti”, vogliono mantenere la loro speranza, devono impegnarsi per realizzare l'unità del popolo di Dio, all'interno del quale sperimentano la propria salvezza (cfr. per esempio Romani 11:17-24; 12:5; Efesini 4:2-6).

Così parlare di speranza a questo punto è fondamentale per l’argomentazione di Paolo sull’unità della chiesa, il Vangelo abbraccia sia i Gentili che i Giudei, e di conseguenza, l'armonia tra Giudei e Gentili nelle nuove chiese cristiane locali costituisce una tappa importante nel cammino verso il pieno compimento di quella speranza futura, quando sia Giudei e Gentili in Cristo, si sarebbero uniti nella lode in cielo.

Gli effetti delle Scritture dovrebbero produrre un effetto unificante nella chiesa. I cristiani di origine Giudaica come quelli di origine Gentile dovevano adorare il Signore con una sola bocca.

La speranza della salvezza è importante per tenere viva la motivazione per l’armonia comunitaria e l’abnegazione necessaria oggi per l’edificazione di tutto il corpo di Cristo.

Donald Grey Barnhouse scriveva: “Non bisogna dimenticare che la speranza che ci viene posta davanti non è una fantasia di vita futura che ci farà camminare in punta di piedi, guardando lontano, mentre ignoriamo i nostri compagni lungo la strada. Crediamo nella speranza, sì, ma è più di qualcosa nel futuro. È una certezza che ci possiede ora e ci rende simili al Signore Gesù Cristo in tutte le nostre relazioni. Poiché ognuno di noi è un essere umano, non dobbiamo mai dimenticare che viviamo, camminiamo e lavoriamo tra altri esseri umani. Il nostro testo ci dice di vivere nell'amore e di seguire l'esempio di nostro Signore Gesù Cristo”.

CONCLUSIONE
Ci sono persone, film, sistemi di pensiero, cose materiali e così via in questo mondo che sono cartelloni pubblicitari lampeggianti che possono distogliere i nostri occhi dalla strada verso la speranza, l’unico modo per non perderla è conoscere ed essere radicati nella Bibbia per la nostra istruzione!

Anche se la Bibbia è stata scritta centinaia di anni fa, era ed è ancora viva, e importante per noi oggi!

James Edwards scrive: “Le Scritture erano, ovviamente, antiche, ma non nel senso di “datate”. Ai suoi tempi, ciò che era più antico era normalmente ritenuto più vero perché era sopravvissuto alla prova più difficile: il tempo! Non sappiamo quali interessi esterni (se ve ne fossero) le Scritture riservassero a Paolo. Sappiamo solo che egli la considerava una tradizione viva, dinamica, che irrompeva nel suo tempo, attraverso la quale Dio agisce e si rivela in Cristo”.

La nostra conoscenza della Bibbia e il rapporto che abbiamo con essa, influenzano il nostro atteggiamento nel presente e verso il futuro. 

Più sappiamo ciò che Dio ha fatto negli anni passati, maggiore sarà la nostra fiducia in ciò che farà nei giorni a venire!

Dovremmo leggere e meditare la Bibbia, anche memorizzarla con diligenza, con passione, per aumentare la nostra fiducia che la volontà di Dio è la cosa migliore per noi, per conservare la speranza!

Thomas Watson disse: “Non smettete di leggere la Bibbia finché non troverete i vostri cuori riscaldati... Lasciate che non solo vi informi, ma vi infiammi”.

A Benjamin Warfield, il grande insegnante di Princeton, un credente del suo tempo gli disse una volta: “Dieci minuti in ginocchio ti daranno una conoscenza di Dio più vera di dieci ore sui tuoi libri”. La risposta scioccante di Warfield è stata questa, disse: “Cosa! Più di dieci ore sui tuoi libri in ginocchio?"

Ora il punto non è che tutti debbano dedicare dieci ore al giorno ai libri, o che tutti debbano padroneggiare le lingue della Bibbia: Ebraica e Greca, ma tutti noi dovremmo fare del nostro meglio non solo semplicemente per leggerla, ma per capirla! Per farla nostra! E questo non avviene con una lettura di pochi minuti! 

Concludo con le parole di John Piper: “Abbiamo bisogno di una dieta sistematica di istruzione, non solo di poche briciole al giorno, se vogliamo lottare con successo per mantenere la piena certezza della speranza fino alla fine”.

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