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"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Salmo 77:1: Il lamento di Asaf - La depressione di Asaf (1)

 Salmo 77:1: Il lamento di Asaf - La depressione di Asaf (1)
Donald Williams scrive: “Da dove viene la depressione? Per molti la depressione deriva dalla perdita. È rabbia introversa vissuta come dolore. Morte, malattia, divorzio, disoccupazione, trasferimento in un'altra città, abusi di vario genere, ritiro dell'amore: tutto questo e molto altro può scatenare la depressione. Quando arriva, molti si ritirano e si chiudono in se stessi. Si rifiutano di stare con le persone. Smettono di mangiare. Vogliono dormire eccessivamente. Si ammalano fisicamente. In casi estremi vogliono morire. Spesso, a noi sconosciute, la depressione ha radici spirituali. Le persone si sentono lontane da Dio. ‘Deve odiarmi’, pensano. Il fallimento morale crea senso di colpa, con conseguente aridità spirituale e abbandono. Come spesso accade a livello umano, le persone sentono la perdita dell'amore di Dio. Suppongono: ‘Non potrebbe mai perdonarmi’. L'intimità con il Padre celeste è sostituita dall'odio per se stessi e Satana è lì per approfittare della nostra situazione”.

Il Salmo 77 è stato scritto da Asaf e descrive la sua depressione spirituale e dubbi, e come li ha affrontati.

Asaf era un levita, un cantore e musicista del periodo di Davide e poi di Salomone (1 Cronache 15:17-19; 16:5-7; 2 Cronache 29:13), scriveva e cantava inni sacri, un profeta nelle sue composizioni musicali (1 Cronache 25:1; 2 Cronache 29:30). 

Questo salmo si rivela fin dall'inizio come un lamento; è la preghiera di chi è sotto pressione, schiacciato in una situazione difficile, dove si è impotenti, dove la forza umana non serve. 

Asaf rappresenta coloro che non hanno nessun altro a cui rivolgersi se non Dio, contro il quale nutre dei dubbi e prova una delusione rabbiosa. 

Asaf esprime a Dio il suo stato d’animo, quello che pensa veramente, la sua depressione, i suoi dubbi.

L’esistenza umana è piena di dolore e difficoltà, di disorientamento, perplessità, scoraggiamento in un mondo pieno di peccato e della sua miseria. 
Piuttosto che negare questo lato tenebroso della vita, i Salmi lo mettono in evidenza attraverso i lamenti.

La vita cristiana non consiste nel fingere che tutto va alla grande!
Una delle cose più incoraggianti dei Salmi, in particolare i salmi di lamento, è che descrivono i vari stai d’animo di una persona, come l’infelicità, la rabbia, la depressione, i dubbi, i turbamenti, la perplessità, le preoccupazioni, e così via.

James Montgomery Boice commenta: "Una cosa che devi dire su Asaf è che dice le cose come stanno... Se è infelice, o perplesso su ciò che Dio sta facendo (o non facendo) nella vita del suo popolo, lo dice. E descrive anche il suo stato d'animo: i suoi dubbi, le sue lotte, le sue domande e la sua incapacità di trovare risposte soddisfacenti ai grandi problemi della vita”.

Come per la stragrande maggioranza dei lamenti, il salmista finisce poi per enfatizzare la grandezza di Dio, come ha operato nella storia passata. 

Così il lamento non esprime solo il disagio della persona che soffre, ma in qualche modo inizia a lavorare in quella persona spingendola verso un atteggiamento più positivo verso Dio e verso la vita.

Pertanto tutti i nostri d’animo oscuri che vengono espresse nei Salmi cosiddetti di lamento, di cui fa parte anche il Salmo 77, non sono tipicamente oscurità assoluta, perché alla fine viene sottolineato fiduciosamente il carattere di Dio e l’adorazione, o la lode a Lui (vv.11-20).

Steven J. Lawson scrive: “Nel crogiolo della vita, i credenti possono ritrovarsi a precipitare in tempi bui di scoraggiante disperazione. Queste basse valli possono anche portare con sé stagioni di devastante depressione. Nessuno è esente da tali valli ombrose, nemmeno il santo più forte. In tali incantesimi che affondano, i giusti devono allenarsi e disciplinarsi per concentrarsi nuovamente sulle vittorie che Dio ha già dato al suo popolo in passato. I tempi di grande angoscia possono edificare la fede e rafforzare l'anima mentre i santi riflettono sulle potenti opere di Dio nelle generazioni passate. Uno sguardo così indietro fornisce incoraggiamento al cuore oppresso che annega nella disperazione. Dio ha operato potentemente in passato ed è pienamente in grado di farlo anche oggi”.

Ed è proprio quello che è avvenuto ad Asaf com’è scritto in questo salmo.

Questo salmo si può dividere in due parti, la parte in cui Asaf descrive il suo lamento in un periodo di profonda crisi personale nei vv.1-10; poi i vv.11-20 descrivono come ne è uscito fuori, o come ha trovato un grande sollievo, incoraggiamento, e rafforzato la sua fede, e cioè meditando sulle azioni storiche trionfanti passati di Dio. 

La sua inquietante depressione spirituale e quasi disperazione, si trasformò presto in una gioia trionfante ricordando ciò che Dio aveva fatto in passato.

Oggi considereremo solo il v.1, come Asaf ha affrontato la depressione spirituale con la preghiera.

I L’INDIRIZZO DELLA PREGHIERA (v.1) 
Nel v.1 è scritto: “La mia voce sale a Dio e io grido; la mia voce sale a Dio ed egli mi porge l’orecchio”.

La ripetizione della voce che sale a Dio sottolinea la particolare urgenza e intensità della ricerca di Dio (cfr. per esempio Salmo 22:4) di Asaf. 

Questa prima strofa descrive una ricerca incessante (vv.1–3). 
Due volte nella riga di apertura il salmista dice di aver gridato a Dio.

L’invocazione è un’azione in corso di una preghiera costante (grido - ʾeṣʿāqâ – qal coortativo imperfetto attivo), quindi una situazione di afflizione che persiste che viene affrontata con una preghiera costante.

Trovandosi in una situazione difficile, l’afflitto Asaf emotivamente depresso, e in un disperato bisogno dell'aiuto divino, gridò a Dio. 

Questa preghiera di Asaf riflette sia la consapevolezza della sua brutta situazione e sia la sua fiducia in Dio, infatti se prega vuol dire che ha fede in Dio.

Non si è rivolto a qualche altra divinità, o persona, ma solo a Dio (ʾĕlōhîm), cioè all'essere soprannaturale che ha dato origine (per esempio Genesi 1:1; Isaia 45:18; Giona 1:9), e governa l'universo, il Sovrano di tutta la creazione (per esempio Genesi 24:3,7; Deuteronomio 4:39; 10:17; Giosuè 2:11; 1 Re 20:28; 2 Cronache 36:23; Neemia 2:4,20; Isaia 37:16; 54:5; Geremia 32:27).

Quindi Asaf pregava perché aveva fede nel Dio creatore e Sovrano!

Qualcuno ha detto: “O Dio è totalmente sovrano, ordina, governa e dispone di tutte le cose come vuole, oppure non ha alcun controllo su nulla e la fede in lui è un'assoluta assurdità”.

Dio, il Signore come sovrano, controlla e guida la storia degli uomini come vuole! (cfr. per esempio Isaia 44:6; Apocalisse 1:8).

Non c’è niente e nessuno che sfugge al controllo sovrano di Dio!

La Sua sovranità è universale ed efficace, raggiunge tutto e tutti (per esempio Salmo 11:4; 33:10-11; 47; Proverbi 16:1-3,9,33; 21:1; Matteo 8:23-27; Atti 17:26), e realizza lo scopo che si è prefissato! (Giobbe 42:2; Proverbi 21:30; Isaia 14:24-27; 46:10; 55:11; Matteo 19:26), fa ciò che gli piace, ciò che vuole (Salmo 115:3; Daniele 4:35), non molte cose che può, ma tutte le cose che vuole senza essere ostacolato! Dio vince sempre, ha sempre successo!

Ecco perché Asaf pregava Dio, perché era consapevole del fatto che era il Creatore onnipotente (cfr. per esempio Genesi 17:1-8), e sovrano che aveva le capacità di cambiare la sua situazione, di soddisfare i suoi bisogni, di trasformare la sua afflizione (v.2).

Chi prega crede che Dio è il Sovrano onnipotente e si aspetta fiduciosamente che operi! (cfr. per esempio Ebrei 11:6).

“La sovranità di Dio non nega la nostra responsabilità di pregare, ma piuttosto ci rende possibile pregare con fiducia” (Jerry Bridges).

La preghiera, in questo contesto, è il linguaggio di una persona afflitta (v.2) e bisognosa che sa di dipendere da Dio!

W. S.  Bowden affermava: “La preghiera è debolezza che si appoggia all'onnipotenza”.

La preghiera, è il grido dell’anima che chiede l’aiuto di Dio!

Il salmista esprime la sua lamentela, avvilito invoca Dio!

Asaf si rivolge gridando a Dio, grida il suo bisogno per portare alla presenza di Dio l'urgenza della sua supplicazione!

“Grido” (ʾeṣʿāqâ – qal coortativo imperfetto attivo) indica un atto di volontà, gridare chiedendo a Dio un intervento in una circostanza umanamente parlano, davvero disperata.

“Grido” esprime il tipo di preghiere rivolte a Dio con forte emozioni nel mezzo di una situazione di grande difficoltà, di afflizione, di angoscia.

“Gridare” è chiedere aiuto, o essere addolorato in una situazione intensa e difficile come per esempio la schiavitù d’Israele dagli Egiziani, o da altri oppressori (cfr. per esempio Esodo 2:23-24; 3:7,9; Numeri 20:16; Deuteronomio 26:7; Giudici 10:12; Neemia 9:27).

Questa parola è anche usata frequentemente per una preghiera in una situazione angosciosa, come in questo caso (cfr. per esempio Salmo 34:17; 88:1), o un grido a Dio in una crisi specifica in un terribile bisogno (cfr. per esempio Esodo 8:8; 14:15; 15:25; 17:4; Numeri 12:13; Deuteronomio 22:27; Giosuè 24:6; 2 Re 4:1; 6:26; 2 Cronache 13:14).

"Gridare" sembra un’espressione inutile perché già il salmista dice: “La mia voce sale a Dio”, e lo ripete due volte, ma non lo è perché accentua l'affermazione e sottolinea il suo bisogno ad alta voce, cioè in modo udibile e fervente, quindi non era una preghiera mentale e fredda.

Il grido può avere il significato di colmare una distanza incommensurabile di natura (cfr. per esempio Isaia 57:15), dopo tutto Dio è in cielo (Deuteronomio 26:15; 2 Cronache 6:21; Ecclesiaste 5:2; Isaia 66:1; Matteo 6:9), ma anche il gridare si riferisce anche al dare libero sfogo al dolore interiore.

H.C. Leupold scrive: “Il punto del grido è che il salmista è arrivato al punto in cui il dolore interiore non può più essere trattenuto, e quindi decide di dargli libero corso”.

Questo salmo, come altri, c’insegna a manifestare ciò che abbiamo dentro di noi, a comunicare a Dio le nostre emozioni, pensieri, perplessità e così via, ma certamente con il timore che gli è dovuto! (cfr. per esempio Deuteronomio 10:12-13; Proverbi 1:7; Ecclesiaste 12:13; Ebrei 10:28-29).

In secondo luogo troviamo:
II L’INTERCETTAZIONE DELLA PREGHIERA (v.1) 
Leggiamo ancora nel v.1: “La mia voce sale a Dio ed egli mi porge l'orecchio”.

"La speranza è essenziale per perseverare nei momenti difficili. Senza speranza, ci arrenderemmo. La speranza richiede semplicemente che confidiamo nell'unico che è in grado di concederla" (Beers, R. A., & Mason, A. E.).

La speranza è una delle caratteristiche principali del cristianesimo!
Il diavolo farà di tutto per togliercela!

Non dobbiamo mai perdere la speranza nel Dio della speranza! (cfr. per esempio Romani 15:13; 1 Pietro 1:21).

Anche se in apparenza non c’è nessuna speranza, dobbiamo lottare per credere come Abraamo che sperando contro speranza credeva che Dio adempie le Sue promesse!
Nonostante il suo corpo e quello della moglie Sara erano “morti” in termini di gravidanza, ma in modo in modo soprannaturale, Dio ha fatto in modo che il “grembo morto” di Sara concepisse e da lì nascesse nella sua vecchiaia, Isacco! Sara aveva cent’anni, anche Abraamo era vecchio (cfr. per esempio Genesi 17:17; 21:5), quindi Dio ha risvegliato come una resurrezione i loro corpi affinché avessero un figlio! (Romani 4:16-22; Ebrei 11:11-12).

Poi, Abraamo non si tirò quando Dio gli aveva detto di offrire il figlio della promessa, mediante il quale sarebbe stato il padre delle nazioni, questo perché credeva che Dio fa rivivere i morti, come ha fatto con Gesù Cristo (cfr. per esempio Atti 2:32), e chiama all’esistenza le cose che non esistono come ha fatto con il mondo che l’ha creato dal nulla! (Romani 4:17; Ebrei 11:17-19).

Così Asaf credeva che non è tutto perduto! 

Dio gli porge l’orecchio, cioè ascolta, (porge orecchio - haʾăzîn – hifil perfetto consecutivo attivo), la sua preghiera.

Questa è una logica conseguenza, questo mostra quanto Asaf, nonostante sia spiritualmente in crisi, abbia ancora fede in Dio.
La sua fede non era del tutto morta!

Dio porge l’orecchio alla preghiera di Asaf; Dio presta attenzione alle preghiere dei giusti! (cfr. per esempio Salmo 3:4; 6:8-9; 34:5-6,17).

Consapevoli che Dio esaudisce le preghiere, possiamo invocarlo con fiducia (cfr. per esempio Salmo 17:6).

Una persona quando ha una giusta relazione con Dio lo prega e può aspettarsi che lo ascolterà. 

“Porgere orecchio”, dunque è “ascoltare”, “prestare attenzione”, “prestare orecchio” (cfr. per esempio Deuteronomio 32:1), è comprendere ciò che viene detto da un altro, con l'implicazione che si verificherà una risposta adeguata (cfr. per esempio Genesi 4:23; Salmo 5:1).

La sua situazione era di afflizione e l’urgenza della sua preghiera indica quanto avrebbe fatto affidamento sul Signore per una giusta soluzione.

Porgiamo l'orecchio verso qualcuno quando desideriamo ascoltare distintamente ciò che dice, e distogliamo l'orecchio quando non lo facciamo. 

Il significato qui è che Asaf pregava e Dio stava attento, o considerava la sua preghiera. 

In mezzo all'oscurità, con Dio c'è sempre un barlume di luce! 
Ecco perché Asaf lo pregava!

Anche nell'angoscia, questa è una preghiera fiduciosa che Dio ascolta!

Il Signore ascolta le grida del Suo popolo che portano a Lui i pesi, le loro preoccupazioni (Numeri 20:16; Deuteronomio 26:7; Giosuè 24:7; 1 Samuele 12:8; Salmo 22:5; 34:17; 107:6, 13, 19, 28; Isaia 19:20; cfr. per esempio Salmo 55:16-17,22; 1 Pietro 5:6-7).

Quali sono le tue preoccupazioni? 
Cosa pesa sul tuo cuore?
Porta tutto a Dio perché ha cura di te! Ti sosterrà! (Salmo 55:22; 1 Pietro 5:6-7).

CONCLUSIONE
Non so a che cosa si riferisse di specifico il predicatore e scrittore John Stott quando disse: “I principali rischi professionali del cristiano sono la depressione e lo scoraggiamento”, ma certamente ci fanno riflettere.

Un altro famoso predicatore Stephen Olford ricorda: “Un mio amico predicatore si ruppe una gamba e rimase a riposo per sei mesi da una vita altrimenti piena di viaggi e predicazioni. L'effetto che ebbe su di lui fu piuttosto sorprendente. Non era abituato alle malattie, o alle sofferenze di qualsiasi tipo; il diavolo approfittò di questo incidente per avvolgerlo nello scoraggiamento, nella depressione e persino nella disperazione. A un certo punto pensò che non avrebbe mai più predicato; che Dio lo aveva messo da parte”.

Dunque, la depressione spirituale avviene anche alle persone spirituali oggi come ieri nella storia della chiesa come Lutero, Spurgeon (cfr. per esempio Salmo 22:1-2,6-8; 42:1-7,9-11; 43:1-5), com’è accaduto ad Asaf, o anche Elia per esempio che dopo aver riportato una grande vittoria contro i profeti di Baal, cadde in depressione (1 Re 19:9-18), e questo ci fa capire come la vittoria di ieri non garantisce il successo di oggi, e che dopo una vittoria spirituale possiamo avere una depressione spirituale.

La depressione spirituale può avere diverse cause che possono andare da un temperamento suscettibile, a una comprensione distorta della verità Biblica, false aspettative, allo stress, alla malattia fisica, incredulità, anche per attacchi del diavolo (Atti 10:38; Luca 13:10-17; 1 Pietro 5:8).

Martyn Lloyd-Jones a riguardo scriveva: “Non esito a dire che il diavolo fa ripiegare gli uomini e le donne su se stessi, sapendo che quando guardano se stessi non guardano Dio, e quindi produce in noi tutti questi stati d'animo e depressioni”.

Ma c’è speranza!
Molti anni fa un giovane avvocato del Midwest soffrì di una depressione così profonda che i suoi amici pensarono che fosse saggio tenergli lontano tutti i coltelli e i rasoi. Durante questo periodo scrisse: “Ora sono l'uomo vivente più miserabile. Se sarò mai migliore, non posso dirlo. Prevedo terribilmente che non lo sarò”. Si era sbagliato. Si riprese e diventò uno dei presidenti più amati d'America, quell’uomo era Abraham Lincoln.

Certamente il modo come Asaf reagì alla sua depressione dai vv.11-20, ci fanno capire che il modo come affrontare la depressione spirituale è concentrarsi sulla grandezza di Dio, su come si è manifestato nella storia, anche se non capiamo il perché a volte non ci libera dalle nostre afflizioni.

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