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Giovanni 3:19-13: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (1)

 Giovanni 3:19-13: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (1)
Lo Statunitense Benjamin Franklin (1706-1790) non solo era un grande statista e inventore, ma era anche un grande corrispondente e riceveva lettere da personaggi famosi da tutto il mondo. Un giorno ricevette quella che avrebbe potuto essere la lettera più importante mai arrivata alla sua scrivania; era dal noto predicatore britannico George Whitefield.
In questa lettera George Whitefield diceva: “Trovo che lei diventa sempre più famoso nel mondo colto. Poiché avete compiuto tali progressi nell'investigare i misteri dell'elettricità, ora la esorto umilmente a prestare diligente attenzione al mistero della nuova nascita. È uno studio molto importante e interessante e, una volta padroneggiato, la ripagherà riccamente dalle vostre fatiche”.

Diversi secoli prima, Gesù stava parlando del mistero della nuova nascita con Nicodemo.
Stiamo ancora meditando sull’incontro di Nicodemo con Gesù.
I vv.9-13 ci parlano della seconda reazione di Gesù alla seconda reazione di Nicodemo.
In questa seconda reazione di Gesù vediamo: il fallimento di Nicodemo e la franchezza di Gesù.

Vediamo:
I IL FALLIMENTO DI NICODEMO (v.9) 
Nel v.9 è scritto: “Nicodemo replicò e gli disse: ‘Come possono avvenire queste cose?’” 
Nicodemo si chiede come possa essere fattibile la nuova nascita, era bloccato mentalmente, non riusciva a capire e dubitava.

Quindi noi vediamo:
A) La consistenza del dubbio di Nicodemo su come avviene la nuova nascita
Gerald L. Borchert scrive: “La domanda finale di Nicodemo a Gesù rivela che era bloccato in un pantano intellettuale e filosofico della carne (realtà terrene) e che la sua precedente mancanza di comprensione sembra qui deteriorarsi in un dubbio impotente”.

Il verbo “avvenire” (genesthai – aoristo medio infinito) significa “accadere”, con l'implicazione che ciò che accade è diverso da uno stato precedente.
Indica sperimentare un cambiamento nella natura e quindi indicare l'ingresso in una nuova condizione, diventare qualcosa di nuovo.

La stessa parola la vediamo per indicare per esempio il diventare figli di Dio (Giovanni 1:12), o figli della luce (Giovanni 12:36), o che Gesù, la Parola è diventato carne (Giovanni 1:14).

Dunque Nicodemo si chiedeva come poteva accadere un cambiamento simile, riguardo la nuova nascita; infatti l’enfatico “queste” (tauta – pronome dimostrativo plurale) si riferisce alla nuova nascita per opera sovrana, sovrannaturale e misteriosa dello Spirito Santo in una persona.
Nicodemo chiede come può accadere in una persona, in che modo è possibile una cosa del genere.

Nicodemo non sapeva niente di queste cose! Si trovava di fronte a una condizione che non conosceva, ma che doveva conoscere, come vediamo dalle parole di Gesù al v.10.

Questa domanda di Nicodemo indica la sua totale ignoranza, incomprensione sulla nuova nascita, ma implica anche il dubbio sul come avviene secondo i vv.5-8.

R.C.H. Lensky a riguardo scrive: ”Nel v.4 il suo ‘come’ mette in discussione la possibilità stessa, specialmente per un vecchio come lui. Nel v.9 il suo ‘come’ ammette la possibilità, ma mette in discussione il modo”.

Nicodemo continua, dunque, il suo ragionamento scettico sulla nuova nascita, anche se ora crede che “queste cose" possano accadere, ma non accorgendosi mette in dubbio la saggezza e la potenza di Dio, accoglie con incredulità le parole di Gesù, ostinandosi sempre nel suo atteggiamento incredulo (cfr.vv.4,11), su come avviene la nuova nascita, quando chiede: “Come possono avvenire queste cose?” 

Nicodemo dubita del modo come avviene la nuova nascita, cioè per azione sovrana, sovrannaturale, spirituale, misteriosa e incontrollabile dello Spirito Santo.

Il fatto che lo Spirito Santo opera la nuova nascita in qualche modo e che lo sa solo lo Spirito Santo, non è sufficiente per Nicodemo! Nicodemo dubita!

Questo avviene anche oggi: ci sono persone che non capiscono le dinamiche di Dio e non credono per questo!
Dio è Dio e non sempre lo capiremo! (cfr. per esempio Deuteronomio 29:28; Isaia 55:8-9; Romani 11:33).

Il mistero delle azioni di Dio ci fanno capire che Dio è Dio e noi non lo siamo, e non deve essere una giustificazione per la nostra incredulità!

B) La causa del dubbio di Nicodemo sulla nuova nascita
C’è sempre una causa del perché si dubita, Nicodemo aveva la sua, ed è molto probabile che era dovuto al suo credo che veniva messo in discussione.

La domanda meravigliata e scettica di Nicodemo, riflette la sua incapacità di allontanarsi dal proprio sistema di pensiero farisaico!  

Il suo farisaismo sembra averlo reso sordo all'apprendimento spirituale di Gesù, che comunque rispecchiava ciò era scritto profeticamente nell’Antico Testamento (per esempio Ezechiele 11:19-20; 36:24-27). 

John MacArthur scrive: ”Purtroppo, Nicodemo è un chiaro esempio dell'effetto paralizzante che la religione esterna e legalistica ha sulla percezione spirituale di una persona, fino al punto di oscurare la rivelazione di Dio”.

La domanda di Nicodemo:”Come possono avvenire queste cose?” secondo Gary M. Burge: “Probabilmente nasconde una lunga e approfondita indagine del rabbino, le cui categorie religiose sono state ora sconvolte. È sconcertato. È disturbato. Il suo impegno alla Torah e all'obbedienza, alla preghiera e al sacrificio, e la sua comprensione dell'elezione, della responsabilità e del privilegio, sono stati tutti messi in discussione. Non dovrebbe avere problemi a capire che lo Spirito di Dio può trasformare; ma è un uomo in piedi sulla frontiera, che guarda un nuovo paese e si chiede come si svolgeranno eventi così epocali”.

Era molto difficile per Nicodemo imparare e accettare nuovi insegnamenti a cui non aveva mai pensato, o che in qualche modo era contrario al suo credo farisaico. 
Non poteva abbandonare il suo sistema religioso legalistico e rendersi conto che la salvezza era un'opera sovrana, misteriosa e di grazia dello Spirito Santo e non per opere!

E quindi allora la domanda che potremmo fare a Nicodemo è:“Pensando alla potenza, alla saggezza e alla grazia di Dio, perché queste cose non possono accadere? Soprattutto se, come hai detto, credi nei miracoli di Dio?” (v.2).

Il problema allora per Nicodemo non era solo la sua fede, ma il suo credo farisaico che lo influenzava a non credere alla verità sulla nuova nascita!

Succede anche oggi, abbiamo il nostro sistema di pensiero filosofico, o religioso, il nostro credo, la nostra conoscenza biblica secondo la nostra denominazione, ma se c’è un insegnamento che si discosta un po' non l’accettiamo.

Penso che il nostro atteggiamento deve essere quello dei Bereani.
Se mentre a Tessalonica, Paolo com'era sua consuetudine, entrò nella sinagoga e per tre sabati tenne loro ragionamenti tratti dalle Scritture, spiegando e dimostrando che il Cristo doveva soffrire e risuscitare dai morti, e mentre alcuni di loro furono convinti e si unirono a Paolo e Sila, e così una gran folla di Greci pii e non poche donne delle famiglie più importanti, altri Giudei, mossi da invidia, li fecero arrestare, una volta usciti andarono a Berea (Atti 17:1-10), in Atti 17:11 riguardo i Bereani è scritto: “Ora questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così”.

“I sentimenti nobili” (eugenesteroi) riguarda il tipo di atteggiamento normalmente associato alle persone ben educate, ma si riferisce anche a una persona che ha la volontà di imparare, avere una mente aperta e valutare qualcosa in modo equo. 
I Giudei di Berea non hanno permesso nessun pregiudizio impedisse loro di ascoltare apertamente l’insegnamento dell’apostolo Paolo. 

Il carattere nobile di Bereani è stato dimostrato in due modi. 
In primo luogo, hanno accolto il messaggio con “ogni premura” (pasēs prothumias), cioè con entusiasmo e vivo interesse.

In secondo luogo, esaminavano (esaminando – anakriontes -presente attivo participio), vale a dire cercavano di conoscere la verità mediante un attento studio, andavano a vedere in dettaglio e sottoponevano a un'analisi, investigavano e studiavano a fondo le Sacre Scritture ogni giorno per vedere se ciò che Paolo diceva fosse vero, conforme alle Sacre Scritture (Antico Testamento).

Paolo aveva offerto ai Giudei di Berea un nuovo modo di intendere le Scritture, e questi non avevano pregiudizi, avevano una mente aperta e nello stesso tempo non erano creduloni, o sconsiderati.
Volevano conoscere la verità e crescere spiritualmente, cosa a cui tutti dobbiamo aspirare (cfr. Ebrei 5:11-14), ma studiando la Parola di Dio!

Al fallimento di Nicodemo Gesù reagisce in un certo modo, quindi vediamo:
II LA FRANCHEZZA DI GESÙ (vv.10-13)
Nella franchezza di Gesù vediamo tre aspetti.

Prima di tutto vediamo:
A) L’ignoranza di Nicodemo (v.10) 
Nel. v.10 leggiamo: “Gesù gli rispose: ‘Tu sei maestro d'Israele e non sai queste cose?’” 

Il Book of Common Prayer dice: "O Dio misericordioso, che hai fatto tutti gli uomini e non odii nulla di ciò che hai fatto, né desideri la morte di un peccatore, ma piuttosto che si converta e viva; abbi pietà di tutti coloro che non Ti conoscono come Tu sei rivelato nel Vangelo del Tuo Figlio. Togli loro tutta l'ignoranza, la durezza di cuore e il disprezzo della Tua Parola; e riportali a casa, Signore benedetto, al Tuo ovile, affinché siano fatti un solo gregge sotto un solo pastore, Gesù Cristo nostro Signore, che vive e regna con Te e lo Spirito Santo, un solo Dio, nei secoli dei secoli".

“Togli loro tutta la loro ignoranza”, ignoranza spirituale che Nicodemo aveva come l’aveva Israele, aveva zelo per Dio, ma zelo senza conoscenza (cfr. Romani 10:2-3). 

L’ignoranza che riguardo gli aspetti spirituali, era un problema di Nicodemo, come lo è anche oggi, non solo tra le persone semplici, ma anche tra persone di cultura, laureate, anche religiose come Nicodemo. 

La stragrande maggioranza delle persone che dicono di essere cristiane, non hanno una chiara idea di ciò che si intende per vangelo di Cristo, o è ignorante in quello che consiste il vero cristianesimo!

In queste parole vediamo lo stupore di Gesù.
La domanda perplessa di Nicodemo suscita la risposta di Gesù, e cioè un uomo nella sua posizione non dovrebbe trovare che la nuova nascita sia così difficile per Dio.  

In primo luogo:
(1) Lo stupore di Gesù è per il privilegio di Nicodemo
“Tu sei maestro d'Israele”.

Il privilegio di essere “maestro d’Israele” condanna la sua ignoranza.
I Giudei, come popolo di Dio avevano tanti privilegi (cfr. per esempio Romani 9:4), uno di questi, prima di tutto è che hanno ricevuto le rivelazioni di Dio (Romani 3:1-2), cioè il deposito della conoscenza divina che li distingue da ogni altra nazione.

Nicodemo aveva un enorme privilegio spirituale essendo un Giudeo, perché ai Giudei furono affidate le Sacre Scritture, tutto l’Antico Testamento con tutto ciò che contiene: le promesse, la legge mosaica, le profezie, la rivelazione della volontà e dei propositi di Dio.
Eppure, nonostante questo privilegio, Nicodemo non conosceva una delle più importanti, se non la più importante verità spirituale di tutte: la nuova nascita.

In secondo luogo:
(2) Lo stupore di Gesù è per la posizione di Nicodemo
“Tu sei maestro d'Israele e non sai queste cose?” 

Anche la posizione di Nicodemo condanna la sua ignoranza. 
La sua alta posizione di insegnante lo condanna perché non conosceva la verità della nuova nascita.

La parola tradotta "maestro" (didaskalos) qui significa “insegnante”, quindi, Nicodemo era un insegnante di professione. 

Questo ci fa capire che l'ignoranza spirituale, si può trovare anche nelle alte sfere. 

Nicodemo era un insegnante riconosciuto, molto stimato e ben noto, un'autorità religiosa stabilita, era “l'insegnante per eccellenza”, preminente, un’alta posizione ufficiale, era un titolo di grande onore. 

“Insegnante” può implicare che Nicodemo era il principale teologo del suo tempo.
Non era solo uno dei tanti rabbini, ma piuttosto il noto, illustre INSEGNANTE della nazione!
Quindi Nicodemo era un uomo di grande prestigio e reputazione, un insegnante eccezionale e rispettato, un oratore illustre che attirava le folle.

Questo si deduce che nel greco l'articolo determinativo “il” (ho) è presente prima della parola tradotta "maestro" letteralmente la frase è: “Tu sei il maestro d’Israele”.

Così l'uso dell'articolo determinativo “il” prima di “insegnante” sottolinea lo status e la posizione di Nicodemo come insegnante in Israele.

Dunque Nicodemo non era una persona qualsiasi, ma uno studioso della Sacre Scritture: il maestro d’Israele! Era un'autorità sull'interpretazione delle Sacre Scritture Ebraiche!

Gesù ammonisce Nicodemo per scuoterlo chiedendogli: “E non sai queste cose?”.

“Sai” (ginōskeis- presente attivo indicativo) si riferisce all'avere conoscenza, o comprensione riguardo a un argomento, ma è più di una comprensione intellettuale, è un sapere che abbraccia e si appropria nel cuore. 

Lo studioso R.C.H. Lensky scrive: “Sapendo quello che Nicodemo sapeva dal suo studio dell'Antico Testamento, più quello che sapeva dell'insegnamento del Battista, più quello che Gesù gli aveva appena esposto con tanta enfasi e chiarezza, Nicodemo ancora non capiva nel suo cuore. Poneva ancora l'accento sul come invece che sul fatto; lasciava ancora che il mistero del come bloccasse la sua gioiosa appropriazione della realtà innegabile della nuova nascita. Questa domanda di sorpresa da parte di Gesù è di scuotere Nicodemo dal suo modo stolto”.

E possiamo anche dire “modo umano” e non solo “modo stolto”! 

Anche se è l’INSEGNANTE d’Israele, è imprigionato nella sua esistenza carnale. 

La congiunzione “e” (kai) può avere, come nel v.11, un senso avversativo di “eppure”, o “ma ancora”, e insieme a “non sai queste cose” indicano enfasi e sorpresa.

C’è un tocco di indignazione e di tristezza nella domanda di Gesù riguardo l’ignoranza di Nicodemo, un rimprovero per ciò che non conosceva e che avrebbe dovuto conoscere.

Come INSEGNANTE d’Israele Nicodemo avrebbe dovuto sapere della nuova nascita, poiché i profeti parlavano di un bisogno fondamentale di cambiamento interiore e della promessa dello Spirito Santo, e questo non poteva avvenire dalla propria capacità umana (Ezechiele 11:19-20; 36:25-27 cfr. per esempio Isaia 44:3; 59:21; Gioele 2:28-29; Salmo 51:10).

Conoscere l’Antico Testamento avrebbe dovuto rendere possibile a Nicodemo di capire la nuova nascita, ecco perché Gesù era sorpreso.

Colin G. Kruse scrive:”Se qualcuno avrebbe dovuto capire le verità religiose, costui era Nicodemo, eppure egli non riusciva a comprendere quale fosse la condizione più basilare di ogni altra per entrare nel regno di Dio - cosa volesse dire essere nato di Spirito”.

Nicodemo nel suo ruolo d’INSEGNANTE d’Israele, avrebbe dovuto conoscere e capire queste cose, cioè la nuova nascita e come avviene, una dottrina così chiara e importante, non doveva essere estranea a lui!

Evidentemente, Nicodemo non era il solo a non sapere queste cose; infatti Gesù accuserà alcuni farisei di essere guide cieche (Matteo 23:16-17,19,24,26; Giovanni 9:39-41).

In secondo luogo consideriamo:
B) L’incredulità degli Ebrei (vv.11-12) 
Nei vv.11-12 leggiamo: “In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?” 

Ancora una volta Gesù per attirare l’attenzione di Nicodemo su qualcosa di importante dice: “In verità, in verità” (amḗn amḗn), che come ho già detto nel commento dei vv.3 e 5, è un’espressione che usa solo Gesù all'inizio di una frase come parola di affermazione solenne, di verità certa e di vitale importanza. 

Con: “Ti dico” Gesù aggiunge una ulteriore particolarmente informazione importante per attirare ancora l’attenzione di Nicodemo e riguarda la Sua natura e provenienza.

Prima di tutto vediamo:
(1) La comunicazione di Gesù (v.11) 
Nel v.11 leggiamo: “Noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto”.

“Parliamo” (laloumen - presente attivo indicativo plurale) è “comunicare”, o “proclamare”. 

Gesù continua dicendo: “Di ciò che sappiamo”.

“Sappiamo” (oidamen – perfetto attivo indicativo plurale) è “avere conoscenza specifica di un fatto reale”.


“Testimoniamo” (marturoumen - presente attivo indicativo plurale) è affermare solennemente qualcosa, offrendo l'autenticazione in prima persona del fatto; spesso su questioni gravi, o importanti di ciò che è stato visto, che è accaduto; è un linguaggio legale, forense,

Quindi, la testimonianza non indica opinioni soggettive che possono essere discusse, ma un fatto oggettivo, reali!

Gesù non azzarda ipotesi, ma dice a Nicodemo cose di cui ha una perfetta conoscenza!

Gesù continua dicendo: “Di ciò che abbiamo visto”.
“Abbiamo visto” (heōrakamen – perfetto attivo indicativo plurale) indica “vedere” (per esempio Matteo 28:7,10; Giovanni 8:57; 9:37; 14:9), o “fare esperienza” (per esempio Luca 17:22; Giovanni 3:36).

Il verbo “vedere” è una parola preferita in Giovanni quando parla di ciò che il Figlio pre-esistente ha visto quando era con il Padre (Giovanni 1:18). 

Gesù parla al plurale: “parliamo – sappiamo - testimoniamo - abbiamo visto”, ci saremmo aspettati il singolare (cfr. per esempio Giovanni 5:31;8:14,18, 26,38,55;12:50).

Ci sono diverse interpretazioni perché Gesù usa il plurale. 
Per esempio per indicare Gesù e i profeti; o Gesù e i discepoli, e poi tutti i credenti dopo di loro che hanno sperimentato la nuova nascita, oppure Gesù e Giovanni il Battista; o Gesù e Dio, o Gesù e lo Spirito, o la Trinità, o un plurale di maestà, in questo senso Gesù si riferisce a se stesso per intensificare l’autorità e la solennità espressa, o è un ironico eco a “sappiamo” utilizzato da Nicodemo in Giovanni 3:2. 

Alla luce del vv.12-13 sono da escludere i discepoli, i profeti e Giovanni Battista, e quindi si riferisce a Gesù stesso, anche se ci può essere un riferimento alle altre persone della Trinità.

Gesù, a causa della sua pre-esistenza, “parla di ciò che sa” e “testimonia di ciò che ha visto” in un modo che nessun testimone umano può fare direttamente, perché le loro testimonianze sono derivate (cfr. Giovanni 1:34; 19:35; 1 Giovanni 2:1-2), mentre la fonte di Gesù era diretta, di prima mano! (cfr. Giovanni 3:31-36).

Gesù fonda la Sua conoscenza di Dio su ciò che ha "visto" e "udito" (per esempio Giovanni 5:19,20,30; 8:26,28,40,50;12:50), e questo al contrario con coloro che non hanno mai udito la Sua voce o non l'hanno visto (cfr. Giovanni 5:37; 6:46; 8:38).

Consideriamo ora:
(2) La reazione degli Ebrei (v.11)
Nel v.11 è scritto:“Ma voi non ricevete la nostra testimonianza”.
La verità che Nicodemo udì da Cristo proveniva dalle migliori fonti!
Questa non era una conoscenza spirituale da parte di chi è inaffidabile!

Questa era la conoscenza di Colui che sapeva per esperienza personale diretta.
Ma Nicodemo e altri come lui, non ricevevano la testimonianza di Gesù!


L’enfatico “non ricevete” (ou lambanate – presente attivo indicativo) significa che non accettavano come vera, o valida la testimonianza di Gesù (cfr. Giovanni 12:48; 17:8).

“Non ricevete” indica che rifiutavano abitualmente la testimonianza di Gesù, quindi non era un unico episodio, un rifiuto occasionale, ma era un’azione costante, un’abitudine regolare.

“Non ricevete” ha il senso di non credere qualcosa e ad agire di conseguenza. 

Il plurale voi, si riferisce a Nicodemo e al mondo incredulo che egli rappresentava, oppure a Nicodemo e agli Ebrei in generale, soprattutto ai capi sacerdoti, gli anziani e gli scribi, ai farisei (cfr. Giovanni 5:41-47; 8:23-24, 45).

Gesù è venuto nel mondo per far conoscere suo Padre, per testimoniare la verità e per offrire la vita eterna, ma Nicodemo e altri non avevano accettato la Sua testimonianza.

Certamente Nicodemo e altri come lui, erano impressionati dei Suoi segni miracolosi (cfr. Giovanni 3:2), ma non avevano una fede adeguata nella persona di Gesù, un apprezzamento inadeguato di chi fosse Gesù, e Gesù conoscendo i loro cuori non si fidava di loro (cfr. Giovanni 2:23-25).

(3) La deduzione di Gesù v.12) 
Il v.12 dice: “Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti?” 

Con questa domanda, Gesù arriva a una conclusione, fa una deduzione, riguarda il Suo insegnamento e la fede di Nicodemo e quelli come lui.

Gesù nel v.12 dimostra di nuovo che Nicodemo aveva bisogno di rinascere spiritualmente per capire le realtà spirituali (cfr. 1 Corinzi 2:14; Efesini 4:18). 

Stando così le cose, come poteva Nicodemo capire le verità ancora più profonde che rimanevano da rivelare, cioè le cose celesti?

Le “cose terrene” (epigeia) è qualcosa di caratteristico di questa terra e anche agli effetti dell'attività divina sulla terra.

In un modo specifico, dal contesto, si riferisce all'insegnamento che Gesù stava insegnando a Nicodemo sulla nuova nascita spirituale, che avviene sulla terra per opera dello Spirito Santo con effetti percepibili, parlando metaforicamente con analogie di eventi naturali come la nascita fisica, l’acqua e il vento (Giovanni 3:5-8), e quindi "cose terrene" potrebbe essere un quasi sinonimo di metafora, o linguaggio figurativo.

Ma alcuni studiosi hanno visto un significato di insegnamento di livello che va dal più basilare al più profondo.

Quindi, in questo senso, "cose terrene" è l’insegnamento elementare sulla rinascita spirituale espressa nel linguaggio terreno relativo alla nascita, all’acqua, al vento, e agli esseri umani che sono legati alla terra.
Così in questo senso, "cose terrene" si riferisce a insegnamenti basilari, è l’ABC della rivelazione di Dio.

“E non credete” dice Gesù.

La congiunzione “e” (kai) sottolinea un fatto sorprendente, o inaspettato, e può avere anche il senso di “ma”, o “eppure”.
 
“Credete” (pisteuete -presente attivo indicativo) è avere fede, avere piena fiducia, credere che sia vero (cfr. per esempio Luca 1:20; 1 Corinzi 11:18), o fidarsi, credere nella misura della piena fiducia (cfr. per esempio Matteo 18:6; Romani 4:3).

Nicodemo e gli altri come lui, non credevano agli insegnamenti di Gesù, per loro non erano veri e quindi non si fidavano di Lui!

“Le cose celesti” (epourania) si riferisce a cose trascendenti, cose legate, o associate al cielo (cfr. Ebrei 8:5; 9:23), alle cose di Dio (cfr. Matteo 18:35). 

Gesù insieme al Padre è in cielo (Efesini 1:20), da dove Gesù è venuto (cfr. Giovanni 3:13,30), ed è qui che gli eletti in Cristo hanno le loro benedizioni (Efesini 1:3).

Dunque, “le cose celesti” si riferiscono alle cose di Dio in cielo, al regno celeste, glorioso e ineffabile di Dio che riguardano la salvezza della fine dei tempi per cui Gesù è venuto (cfr. Giovanni 3:13-21,31-36), quindi anche a un insegnamento più alto e profondo che noi nemmeno possiamo immaginare (cfr. 1 Corinzi 3:2; Ebrei 6:1-2).

Allora la frase di Gesù:”Come crederete se vi parlerò delle cose celesti?”, implica che sarà inutile parlare di cose celesti, di cose trascendenti, di cose più alte e profonde che riguardano il cielo perché non saranno credute, è impossibile che crederanno a realtà trascendenti!

Se uno inciampa sul punto elementare e fondamentale della nuova nascita spirituale spiegata con metafore di questa terra e su ciò che avviene su questa terra, allora a che serve continuare a spiegare gli insegnamenti più dettagliati e più avanzati, o superiori della vita del regno celeste?

Il senso della frase di Gesù a Nicodemo allora è: “Ho cercato di renderti le cose semplici, ho usato semplici immagini umane tratte dalla vita di tutti i giorni, e tu non hai creduto! Come puoi mai aspettarti di capire le cose più profonde celesti se anche le cose più semplici terrene non le hai credute?”

Quindi, l’insegnamento di Gesù sulla nuova nascita è anche una prima lezione semplice e basilare di ciò che avviene su questa terra, quelle che riguardano le cose del cielo sono più alte e più profonde.

In sostanza Gesù disse a Nicodemo come ci ricorda J.C. Ryle: "Se non crederete quando ascolterete la mia prima lezione, che cosa farete quando ascolterete la mia seconda lezione? Se siete inciampati nell'alfabeto stesso del mio Vangelo, che cosa farete quando procederò a mostrarvi verità più alte e più profonde".

Questo ci fa capire che la crescita è spirituale, dalle più elementari alle più avanzate (cfr. Ebrei 5:11-14), e se non crediamo quelle elementari non crederemo quelle più avanzate!

In terzo luogo troviamo:
C) L’identità di Gesù (v.13) 
Nel v.13 è scritto: “Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell'uomo”. 

Alcune versioni bibliche, come la “San Paolo”, la “Nuova Riveduta”, e la “Nuova Diodati” hanno: “Che è nel cielo”.

La frase greca inizia con una congiunzione (kai) qui ha il significato di “e” come un evidenziatore per unire una sequenza di eventi strettamente correlati, quindi per spiegare perché Gesù può parlare delle cose del cielo.

Con “nessuno è salito in cielo” Gesù crea l’aspettativa di un altro punto più importante che segue e cioè: “Se non colui che è disceso dal cielo: Il Figlio dell'uomo”.

Con queste parole del v.13, Gesù vuole sottolineare la Sua autorità riguardo il Suo insegnamento sulle cose del cielo, che è qualificato per parlare delle cose del cielo e quindi che è degno di essere creduto perché viene dal cielo.

Dunque, il punto di questo versetto è: l'unico che ha autorità, che è qualificato per parlare di cose celesti è Colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo è degno di fiducia! Ovviamente il “Figlio dell’Uomo” è Gesù. 

Così nel v.13 vediamo quattro aspetti di Gesù Cristo che ci parlano della Sua trascendenza e immanenza.

In primo luogo vediamo:
(1) La posizione di Gesù Cristo
“Nessuno è salito in cielo”. 

Gesù enfaticamente dice:“Nessuno”, è una forte negazione.

Nessuno (oudeis), è salito in cielo per conoscere le cose del cielo, eccetto il Figlio dell'uomo che è disceso dal cielo, cioè che si è incarnato (cfr. per esempio Giovanni 1:3,14). 

Nessuno è asceso al cielo per conoscere le cose del cielo per poi tornare sulla terra e parlare delle cose celesti! Ma solo Gesù!

Al tempo di Gesù, fra i Giudei circolavano molte storie di santi del passato che erano saliti al cielo e ricevettero una speciale comprensione delle vie e dei piani di Dio. 
Molte di queste storie erano incentrate su Mosè.

Ma Gesù dice che non è così! L'unica persona con accesso diretto in cielo è “il Figlio dell'uomo”.

Quindi solo Gesù era qualificato perché non aveva bisogno di salire in cielo per capire le cose del cielo, ma era disceso dal cielo per rivelarle e dichiararle! 

In secondo luogo troviamo:
(2) La pre-esistenza di Gesù Cristo
“Se non colui che è disceso dal cielo”  ci parla della pre-esistenza di Gesù, cioè del fatto che esisteva prima di venire sulla terra (cfr. Isaia 9:6; Michea 5:1; Giovanni 1:1-3,14; 8:58; Colossesi 1:15-17; Ebrei 1:8), per nascere da Maria a Betlemme (Matteo 1:18-2:1-2; Luca 1:30-38; 2:1-7), quando divenne uomo per rivelare agli uomini delle cose celesti (cfr. Giovanni 1:1-18)

Gesù era in cielo prima di nascere uomo sulla terra (cfr. per esempio Giovanni 13:3; 16:28; 17:4-5; 1 Corinzi 15:47), viene dall’alto (Giovanni 1:51; 3:31; 6: 38,42,50-51,58,62;8:23; Efesini 4:9-10) e quindi conosce le cose del cielo.

Come la prima metà del versetto nega che chiunque altro conosce le cose del cielo, così la seconda metà afferma che solo il Figlio dell'uomo ha conoscenza di quelle cose, perché la Sua origine è in cielo.

Solo Lui è sceso dal cielo dove le ha vissute in prima persona!
Solo Gesù può rivelare le cose celesti perché viene dal cielo!

Solo Gesù e nessun altro, può parlare di cose celesti, non perché salì in cielo da questa terra e poi discese per raccontare agli altri le Sue esperienze celestiali, ma perché il cielo era la Sua casa, e quindi aveva la pienezza della conoscenza delle cose del cielo!

Quindi Gesù era qualificato per parlare delle cose celesti perché pre-esisteva in cielo prima di venire sulla terra!

In terzo luogo consideriamo:
(3) La particolarità di Gesù Cristo
Gesù è il Figlio dell'uomo.  

“Il Figlio dell'uomo” caratterizza e descrive più specificamente la natura di Gesù Cristo.

La Bibbia parla molto di “Figlio dell’uomo”, ma brevemente possiamo dire alcuni aspetti importanti.

(a) “Figlio dell’uomo” è legato a una natura unica
Intanto cominciamo col dire che lo sfondo di questo titolo, si trova nell'Antico Testamento in Daniele 7:13–14 dove è scritto: “Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto”.

Quindi “Figlio d’uomo” ci parla della provenienza celeste di Gesù.

È legato al Suo dominio, alla gloria e regno eterno indistruttibile, quindi “Figlio d’uomo” ci parla del Messia, ci parla di una persona simile a un uomo e si distingue da Dio (vegliardo), ma la Sua apparizione sulle nuvole, la Sua gloria e il possesso di un potere illimitato, conferisce alla Sua regalità un carattere assolutamente divino e trascendente.

Dunque l’espressione "figlio dell'uomo" in Daniele 7:13–14 ha connotazioni trascendenti e divine, umane e messianiche, e si riferisce a Gesù (cfr. per esempio Marco 14:61-62; Giovanni 1:51; 3:13; 5:27; 6:27,53,62; 8:28; 9:35; 12:23,34; 13:31; Atti 7:56).

Allora “Figlio dell’uomo” suggerisce una forma umanamente riconoscibile nella manifestazione della gloria divina.

Il “Figlio dell’uomo”, Gesù, è il luogo dove si può vedere la gloria di Dio in forma umana sulla terra (cfr. Ezechiele 1:26-28; Giovanni 1:1-18; 19:5).  

Inoltre:
(b) “Figlio dell’uomo” è legato alla missione sulla terra
È legato alla sofferenza e alla morte sacrificale di Gesù per la salvezza del Suo popolo dai peccati (Giovanni 8:28; 12:23,34; 13:31; cfr. Matteo 1:21).
Gesù è intimamente connesso alla Sua opera compiuta nell'obbedienza e fino alla morte (Matteo 20:28; Marco 10:45, cfr. Filippesi 2:5-8).

Gesù ne era consapevole di questo e lo ha predetto più volte (Matteo 16:21-22; 17:12,22-23; 20:18; Marco 8:31-32; Luca 9:22).

“Il Figlio dell’uomo” dona la vita eterna (cfr. Giovanni 6:27), con la sua ascesa in cielo, dove era prima (Giovanni 6:62-63), diventa guida di salvezza di coloro che credono in lui, è il pane della vita, il cibo che dura in vita eterna e che darà a coloro che credono in Lui (Giovanni 3:14; 6:27,53).

(c) “Figlio dell’uomo” è legato alla autorità, esaltazione e glorificazione di Gesù 
“Il Figlio dell’uomo” ha l'autorità, come già dicevo, di predicare e testimoniare delle cose celesti, ma ha anche prerogative divine come il perdonare i peccati (Matteo 9:6; Marco 2:10; Luca 5:24) e il giudicare (Giovanni 5:27).

“Figlio dell’uomo” ci parla della Sua esaltazione (Matteo 26:64; Giovanni 6:62; Atti 7:56; Apocalisse 1:3; cfr. Filippesi 2:9-10), e glorificazione (Matteo 25:31; Marco 13:26; Luca 21:27; Giovanni 12:23; 13:31), seduto alla destra di Dio (Matteo 26:64; Marco 14:62; Luca 22:69; Atti 7:55-56) ma è anche legato al Suo ritorno futuro glorioso (cfr. per esempio Matteo 16:27-28; 19:28; 24:30; 25:31).

In quarto luogo vediamo:
(4) La presenza di Gesù Cristo
 “Che è nel cielo”. 

“È” (ōn - presente attivo participio) indica che in quel momento che Gesù parlava sulla terra era presente attivamente anche in cielo!

Questa è una grande, notevole e forte affermazione, perché dice che Cristo era in cielo, quindi con il Padre proprio mentre parlava a Nicodemo sulla terra. 

Questo ci dice che Cristo è onnipresente (cfr. per esempio Matteo 18:20; 28:18-20; Efesini 1:22-23; 3:17).
L’onnipresenza, è un'altra prova della Sua divinità, perché solo Dio è onnipresente! 

Questo rende Gesù più di un maestro venuto da Dio che fa i miracoli (Giovanni 3:2) come pensava Nicodemo, perché ci parla della divinità di Gesù (cfr. per esempio Giovanni 1:1-3,14).

Quindi Gesù aveva autorità per parlare delle cose celesti perché era di natura divina.

Così possiamo ancora affermare che la conoscenza, l'esperienza diretta e personale delle cose celesti giustificano da sole le dichiarazioni autorevoli di Gesù su di esse!

CONCLUSIONE
Gesù parlava di ciò che ha visto e sentito, ma pochi credevano e credono a ciò che dice loro! 
La testimonianza di Gesù era degna ed è degna di fede perché era venuto dal cielo e parlava di ciò che aveva visto lì. 

Ci sono delle persone che sono scettiche sull’esistenza al di fuori di questo mondo e delle cose spirituali per come è scritto nella Bibbia dicendo: “Nessuno è mai venuto dall’aldilà per dirci cosa c’è veramente!”

Beh, queste persone si sbagliano, perché Gesù è venuto per dirci esattamente cosa c’è al di fuori del nostro sistema terreno, e ci possiamo fidare di Lui perché proviene da quella dimensione, ne parla per esperienza e conoscenza diretta e perché è di natura divina che dice sempre la verità!

Credi a tutto il Suo insegnamento?
Dico “tutto” perché ci sono persone che accettano di Gesù solo una parte del Suo insegnamento; per esempio credono che dobbiamo amarci, ma non credono che esiste l’inferno e paradiso! 
Dobbiamo credere di Gesù a tutto il Suo insegnamento e non solo una parte perché ci possiamo fidare di Gesù! È il Figlio dell’uomo!

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