Romani 2:4: Dio è paziente.

Romani 2:4: Dio è paziente.
“Della sua pazienza e della sua costanza”. 


Paolo, dopo aver parlato dei peccati dei pagani e della conseguente ira di Dio su di loro, si rivolge a quell’uomo (giudeo moralista e presuntuoso) che  pensa (logizē), cioè valuta erroneamente la propria peccaminosità e colpa, di scampare al giusto giudizio di Dio. Paolo mette a nudo la sua ipocrisia: giudica gli altri (i pagani peccatori), ma fa le stesse cose! (vv.1-3). Paolo continua dicendo che se non è una valutazione sbagliata, forse è perché disprezza (kataphroneis), cioè  sottovaluta, o non considera la ricchezza della bontà, la pazienza e la costanza di Dio. Una persona non può pensare, o sottovalutare, di poter peccare e tuttavia evitare il giudizio di Dio! Il giudeo a cui si rivolge Paolo, non riconosce che la bontà di Dio spinge al ravvedimento, anzi s’indurisce e non si pente, e in questo modo sta accumulando contro se stesso, un tesoro d’ira per il giorno del giusto giudizio di Dio (vv.5-6). Quello su cui vogliamo riflettere è la pazienza di Dio, ma questa non sarà per sempre! Paolo usa due parole: “pazienza” e “costanza”, che insieme esprimono che Dio per la sua bontà è lento nell'eseguire la sua ira infliggendo una giusta e meritevole punizione.
“Pazienza” (anochēs) indica la tolleranza e il ritardo dell’ira di Dio; viene da una parola (anochē) che significa “trattenere”, ed era usata a volte per indicare una tregua, che comportava, tra due parti in guerra, la cessazione delle ostilità. Così Dio è in tregua con una persona a causa del peccato; non punisce subito la persona quando pecca, è paziente per la sua grazia. Ma la pazienza, non è il perdono, è la sospensione della pena, questa può essere inflitta in seguito. Non significa, quindi, che l'ira non sarà più eseguita, certamente Dio giudicherà, a meno che non ci sia un ravvedimento. Dio trattiene il suo giudizio in modo da dare al peccatore un intervallo di tempo in cui può pentirsi davanti a Dio. La “pazienza” è una tregua, non è una pace, è temporanea, è una cessazione che ha un limite (cfr. Ecclesiaste 8:11). Se il peccatore non fa altro che peccare, se rifiuta l'invito a pentirsi, allora al tempo stabilito da Dio, sarà giudicato. 

Similmente “costanza” (makrothumias) significa avere pazienza con le persone, la capacità di sopportare a lungo. Dio sopporta con pazienza il continuo fallimento dei peccatori, come per esempio del suo popolo. Indica il prolungamento all’esistenza, per esempio d’Israele, nonostante la sua ribellione perseverante a Dio. Era un termine che indicava un capo potente che non si vendicava, o puniva un criminale. Come in Romani 9:22, qui è collegato all'ira di Dio. Dio è arrabbiato con tutti i malvagi, ma nella sua pazienza offre alle persone ampie opportunità di pentirsi.  
Così riepilogando possiamo dire che la pazienza di Dio ha due aspetti: 
1)La sopportazione di ciò che è spiacevole.
La pazienza è il potere di auto-controllarsi che Dio esercita su di sé e gli permette di sopportare i peccatori e aspettare prima di punirli e lo farà se non si pentono! Il Signore è lento all’ira (Esodo 34:6-7; Numeri 14:18; Salmo 103:8; Naum 1:3), per la sua grande potenza è in grado di sopportare coloro che si ribellano a lui, i peccatori impenitenti, coloro che ripetutamente ignorano i suoi comandamenti, le sue riprensioni e i suoi avvertimenti. La sua potenza è tanto grande sia per punire i peccatori e sia per risparmiarli. Dio ha il pieno controllo su se stesso, non è sottoposto alle passioni, come lo sono gli uomini, bensì egli può contenere la sua ira di fronte alle azioni peccaminose che prevedrebbero di esercitarla (Atti 13:18; Romani 9:22). 
Ma come vediamo anche nella storia biblica, Dio è paziente anche con il suo popolo ribelle (Neemia 9:17; Salmo 78:38-39; Ezechiele 20:17; Abacuc 1:2-3; Matteo 23:37). 
Un altro aspetto della pazienza è:
2) La perseveranza nel ricercare il bene per le sue creature. 
La pazienza di Dio, può essere vista come un aspetto della sua divina bontà, o come la dimostrazione, o il risultato della sua misericordia. Dio nella sua pazienza sopporta pazientemente una moltitudine di peccati provvedendo nella sua grazia immeritati benefici anche a coloro che lo ignorano e l’offendono (Matteo 5:43-48; Atti 14:16-17). Così, nonostante gli uomini siano ribelli a Dio, lui continua a fare loro del bene nella sua bontà e misericordia, è paziente verso di loro.
Inoltre la sua pazienza, come manifestazione della sua bontà, è un’opportunità per il pentimento e la salvezza. (Salmo 86:14-15; 2 Pietro 3:9,15).
Non possiamo che ringraziare Dio per la sua pazienza, e se stai vivendo nel peccato, ricorda che Dio non sarà per sempre paziente, la sua ira potrebbe infiammarsi contro di te in questa vita (1 Corinzi 11:30, Ebrei 12:4-6), e sicuramente se non ti ravvedi e non credi in Gesù Cristo, andrai all’inferno nell’altra vita (Luca 16:19-31; Matteo 25:46; Romani 3:23-26; 5:1-11).

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