martedì 20 dicembre 2016

Il battesimo di Gesù (Matteo 3:13-17).

Il battesimo di Gesù (Matteo 3:13-17).
Il battesimo di Gesù è altamente significativo, ed è registrato in tutti e quattro i Vangeli. 
Matteo vuole che i suoi lettori comprendano la vera identità, il carattere e l’inizio della missione di Gesù Cristo, quindi il suo scopo è correggere le false aspettative degli ebrei del primo secolo riguardo il Messia.

Cominciamo con:
I IL RIFIUTO DI GIOVANNI (vv.13-14). 
Il racconto riportato da Matteo si concentra sull’incontro di Gesù con Giovanni, e quindi sul battesimo di Gesù.
Giovanni Battista annunciava che il regno sperato di Dio, il Messia atteso, con la sperata redenzione d’Israele e della razza umana era effettivamente arrivato.
Centinaia e centinaia di ebrei andavano da Giovanni per farsi battezzare nelle acque del Giordano, confessando i peccati. 
Era dai tempi di Esdra, che non si vedeva una svolta così delle persone verso Dio.
Anche Gesù va a farsi battezzare meravigliando Giovanni.


Quindi in questi versetti troviamo: 
A) L’intenzione di Gesù (v.13).
Nel v. 13 leggiamo: “Allora Gesù dalla Galilea si recò al Giordano da Giovanni per essere da lui battezzato”.

Il ministero pubblico di Gesù inizia da qui, nel suo battesimo.
Fino a ora Gesù aveva vissuto in una relativa oscurità, lavorando a Nazaret, ora era il tempo di iniziare il Suo ministero importante.

Gesù prende chiaramente l'iniziativa, infatti va da Giovanni per farsi battezzare.
“Per essere da lui battezzato” indica lo scopo per cui Gesù si recò al Giordano.
Gesù scelse deliberatamente di farsi battezzare da Giovanni, non si è trovato per caso in quella zona del fiume Giordano. 

“Allora” (tote) indica “in quel tempo” e implica che durante il tempo che Giovanni il Battista predicava alle folle e battezzava loro, Gesù si recò nel Giordano a farsi battezzare anche Lui da Giovanni.

Gesù si è immerso nelle acque insieme ad altri alla presenza di Giovanni Battista.

La Galilea era la regione settentrionale di Israele, dove abitava Gesù (Matteo 2:22-23), da Nazaret ci dice Marco (Marco 1:9); quindi Gesù ha viaggiato per tanti chilometri a piedi, circa 113 chilometri, lungo le strade polverose della Galilea, della Samaria e Giudea, per incontrare Giovanni Battista e farsi battezzare da lui.
In questo momento, Gesù probabilmente aveva una trentina di anni (Luca 3:23). 

L’evangelista Giovanni ci dice: “Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: ‘Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!  Questi è colui del quale dicevo: -Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me-‘”  (Giovanni 1:29-30).

Fino a questo punto, nonostante le parole di Giovanni battista: "Colui che viene dopo di me"(Matteo 3:11), Gesù non era stato identificato, ora appare sulla scena e finalmente si conosce chi è Colui di cui parlava Giovanni.

Ci si sarebbe potuto aspettare la venuta a Gerusalemme, che avrebbe reclamato il trono di Davide, o forse che sarebbe venuto fuori dal deserto come un conquistatore militare, come l'antico guerriero Davide con uomini coraggiosi pronti a combattere, ma non ci fu niente di tutto questo; Gesù si presenta come una figura solitaria della regione agricola insignificante di Galilea.
Vediamo ora:
B) La reazione di Giovanni (v.14).
Il v.14 dice: “ Ma questi vi si opponeva dicendo: ‘Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?’”
Giovanni aveva predicato riguardo a Gesù, ora se lo vede davanti e vuole essere battezzato.

Matteo non spiega come faceva Giovanni a riconoscere in Gesù uno diverso dalla folla.
Certo Giovanni e Gesù erano cugini (cfr. Luca 1:36-45), lo conosceva di persona, ma non lo conosceva come il Figlio di Dio (cfr. Giovanni 1:31-33), oppure non lo conosceva proprio di persona, non abitavano nello stesso villaggio, ma ne aveva sentito parlare dai genitori.

Al desiderio di farsi battezzare, Giovanni in un primo momento si rifiutò di farlo dicendo a Gesù in modo enfatico: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Queste parole indicano che Giovanni riconosceva in Gesù qualcuno superiore a lui, o riconosceva in Gesù il Messia, o il Figlio di Dio fino al momento del battesimo (cfr. Giovanni 1:31-33) e desiderava essere battezzato da Gesù del Suo battesimo spirituale (Matteo 3:11).

Comunque, Giovanni sapeva che era più giusto che Gesù lo battezzasse e non lui a Gesù!

Anche se Gesù non aveva bisogno del battesimo di Giovanni, umilmente decide di farsi battezzare da Giovanni.

Il battesimo di Giovanni era un segno di pentimento per il perdono dei peccati (Matteo 3:2-11; Marco 1:4-5; Luca 3:3).
Giovanni, nel suo battesimo, predicava la venuta di Gesù indicandolo come più forte di lui e che avrebbe battezzato con lo Spirito Santo e con il fuoco (Matteo 3:11-12).

Gesù non aveva peccati da confessare, o da essere perdonato secondo il ministero di Giovanni (Matteo 3:2,6,11).
C'è una certa ironia in Giovanni: non battezzava i capi religiosi perché non erano degni del battesimo, mentre qui ha difficoltà a battezzare Gesù perché non lui non è degno!

Giovanni stava battezzando coloro che si pentivano dei loro peccati (Matteo 3:6), non battezzava coloro che non portavano nessun frutto (Matteo 3:8).
Ora rifiuta di battezzare Gesù perché riconosceva in Lui un essere morale integro, o un alto grado di giustizia. 
In questo senso il suo ragionamento era su questa linea: "Cosa! Una persona integra e santa vuole essere battezzata da me? Piuttosto io dovrei essere battezzato da te!”

Quindi dal momento che il battesimo di Giovanni era un battesimo di pentimento e Gesù non aveva peccati per cui pentirsi, com’è possibile che Gesù ha cercato il battesimo da Giovanni?

Giovanni si era rifiutato di battezzare Gesù, ha cercato di fargli cambiare idea, ha cercato d’impedire, ma non c’è riuscito.
Noi in questi versetti troviamo:
II LA RISOLUTEZZA DI GESÙ (v.15). 
Ecco cosa dice il v.15: “Ma Gesù gli rispose: ‘Sia così ora, poiché conviene che noi adempiamo in questo modo ogni giustizia’. Allora Giovanni lo lasciò fare”.
Gesù accetta il punto essenziale del battista, ma è determinato a farsi battezzare perché è giusto, appropriato (conviene-prepon- presente attivo participio) che adempiono ogni giustizia.

Queste parole portano il concetto di necessità. 
Gesù si vuole battezzare e Giovanni deve battezzarlo.

Anche se Gesù non aveva bisogno di essere battezzato, di ricevere il perdono di Dio per i Suoi peccati, comunque il battesimo è stato un momento chiave nella Sua vita.

Cosa significa che “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”?
Il battesimo di Gesù sembrerebbe essere il simbolo esteriore di diverse cose importanti, per esempio un’interpretazione è mostrare il sostegno per il ministero di Giovanni, e confessare il peccato, a nome della nazione, come Isaia, Esdra e Neemia avevano fatto (vedi Isaia 6: 5, Esdra 9: 2; Neemia 1: 6; 9:1-37).

Oltre a questo vediamo tre aspetti importanti su ciò che indica “noi adempiamo in questo modo ogni giustizia”:

Il primo aspetto è:
A) La sottomissione a Dio Padre. 
“Adempiamo ogni giustizia” prima di tutto indica l’obbedienza al Padre nel fare la Sua volontà nella missione di salvezza (Giovanni 4:34; 6:37-40). 

Gesù è venuto per uno scopo: salvare i peccatori dai propri peccati (1 Timoteo 1:15).

“Adempiamo” (plērōsai – aoristo attivo infinitivo), è usata per indicare il completare, portare a termine ciò che è stato progettato, per esempio il compiere una profezia, un obbligo, una promessa, una legge, una richiesta, uno scopo, un desiderio, una speranza, un dovere, un destino.

“Adempiamo” suggerisce che questo battesimo ha un ruolo nella realizzazione specifica della missione di Gesù.
Indubbiamente “adempiamo” è collegato con la volontà di Dio, significa portare a termine tutto ciò che Dio ha stabilito che doveva fare.

Leggiamo: “Adempiamo ogni giustizia”.
“Giustizia” (dikaiosume) può essere considerata la condotta umana conforme alla legge di Dio, una retta relazione con Dio di obbedienza (Matteo 5:20; 21:32), quindi alla qualità di vita richiesta da Dio come richiesto dal battesimo di Giovanni (Matteo 3:5-8; Luca 3:1-14), o la condotta che si aspetta Dio da noi, il giusto comportamento secondo gli ciò che Dio vuole, quindi obbedire a Dio in ogni aspetto della vita.

Facendosi battezzare, Gesù riconobbe l'affermazione di Dio su di lui come su altri per una totale consacrazione di vita e di santità di carattere, ma anche, Gesù battezzandosi adempie ogni giustizia nel senso che è stato obbediente al mandato del Padre di venire sulla terra a morire per i nostri peccati secondo il volere del Padre, il battesimo è l’inizio della missione che Dio ha affidato al Figlio (Filippesi 2:5-8), il battesimo è stato importante per inaugurare il Suo ministero, quindi per compiere la missione di Dio.
Gesù sta pensando a qualcosa di specifico per se stesso e il ruolo di Giovanni: Dio vuole che Gesù si battezzi e vuole che Giovanni battezzi Gesù!
Giovanni e Gesù devono svolgere i loro rispettivi ministeri, o ruoli.

Giovanni e Gesù devono essere obbedienti a tutto ciò che Dio richiede, tutto ciò che ha deciso sia giusto.

Gesù ha in mente il compimento della volontà di Dio in modo particolare all’inizio della missione della salvezza promessa (che ora comincia a prendere forma, quindi come molti studiosi affermano: “Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia” indica:
B) L’identificazione con i peccatori penitenti di Gesù.

Gesù è in fila con tutti gli uomini peccatori per essere battezzato dal battista, sta con noi nella parte più profonda di noi stessi!! 
“Adempiamo ogni giustizia” indica anche identificarsi con i bisogni dei peccatori e la solidarietà con loro del quale è rappresentante, e quindi con i peccatori penitenti. 

Gesù è venuto a identificarsi con i peccatori e per salvarli dando la Sua vita per loro!
Non poteva acquistare la giustizia per l'umanità se Egli stesso non si identificava con il peccato del genere umano e portando i loro peccati su di sé (Isaia 53:12).
Nel battesimo di Giovanni, Gesù si è identificato con noi nella nostra umanità, assumendo così su di sé l'obbligo di adempiere ogni giustizia in modo che Egli potrebbe essere un perfetto Salvatore e sostituto per noi caricandosi dei nostri peccati. 

Egli prende su se stesso la nostra condizione (per coloro che si pentono e credono – Atti 20:21) e la nostra difficoltà, Egli diventa il nostro rappresentante e prende il nostro posto di giudizio, divenendo anche nostro mediatore davanti al Padre (Isaia 53:6;2 Corinzi 5:21; Romani 8:31-34; 1 Timoteo 2:5). 

Gesù non aveva peccato, infatti Giovanni non lo vuole battezzare (v. 14). Giovanni conosceva qualcosa di Gesù e sapeva che il battesimo non poteva essere applicato a Lui, il battesimo era un battesimo di ravvedimento dei propri peccati. 
Gesù non aveva nessun bisogno di tale pentimento; Lui era santo e innocente (Luca 1:35; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26; 1 Pietro 2:21-24). 

Gesù prende i peccati del Suo popolo: è il Servo sofferente giusto che con il Suo sacrificio in croce rende giusti i peccatori penitenti che credono (Isaia 53:11-12; Matteo 1:21; Luca 18:9-14; Romani 3:23-30). 

Il Suo battesimo con i peccatori è come servo sacrificale. 
Gesù incarnandosi (Giovanni 17:4-5; Filippesi 2:5-8), sottoponendo se stesso alle limitazioni di un vero corpo umano (Isaia 53:12; Filippesi 2:5-8; 2 Corinzi 8:9), si era già identificato con l’umanità, ora s’identifica con i peccatori con il battesimo di ravvedimento, e il culmine della Sua identificazione con noi nel nostro bisogno sarà la croce.
Sacrificandosi in croce, Gesù prende i peccati del Suo popolo su di sé (Matteo 1:21).

Gesù si riferisce più volte alla Sua morte in croce, come un battesimo (Marco 10:38-39; Luca 12:50; Matteo 20:22). 
Da alcuni questo battesimo in acqua è visto come un simbolo per il tipo di sofferenza di cui doveva morire: la morte in croce per i nostri peccati. 
Il Suo battesimo, allora significa la croce! 
Gesù è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo (Giovanni 1:29).

Quindi nel suo battesimo Gesù si è associato con i peccatori e si mise tra i colpevoli, non per la propria salvezza, ma per la nostra, non per la sua colpa, ma per la nostra, non perché temeva l'ira a venire, ma per salvarci da essa, per darci la vita (Matteo 20:28; Marco 10:45, Giovanni 10:10-11; Romani 3:23-26; 1 Pietro 3:18). 

Il battesimo di Gesù in acqua e nella morte è un esempio da seguire per noi di umiltà e amore, Gesù c’insegna a sacrificare se stessi completamente per fare la volontà di Dio. Siamo disposti a farlo? 
Il discepolo di Cristo (tutti coloro che si definiscono cristiani sono chiamati a esserlo) sono chiamati a rinunziare a se stessi, a tutto ciò che hanno, al peccato, e sono chiamati a prendere la propria croce e seguire Gesù (Marco 8:34; 9:23; 14:33; Galati 5:24; Filippesi 3:8).

Quando Gesù disse questo, Giovanni acconsentì e lo battezzò.

Noi adempiamo in questo modo ogni giustizia riguarda:
C) L’adempimento di Gesù delle predizioni dell’Antico Testamento. 
Siccome la parola “adempimento” è usata per indicare l’adempimento delle profezie che riguardano Gesù, alcuni studiosi hanno pensato che “adempiamo ogni giustizia” si riferisca ad adempiere modelli biblici e predizioni dell’Antico Testamento riguardo il Messia secondo anche quello che è scritto in Matteo 5:17 leggiamo: “Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento”. (Per esempio per lo Spirito Santo- Isaia 11:1-2; 42:1; cfr. Matteo 12:18, 28; per il Padre che sostiene il suo Figlio nella voce dal cielo (Salmo 2:7; Isaia 42:1; cfr. Matteo 17:5) 
Perciò Gesù e Giovanni realizzano ogni giustizia adempiendo modelli biblici e profezie che riguardano il Messia.

Infine Matteo ci racconta:
III LA RISPOSTA DAL CIELO (vv.16-17).
Appena Gesù salì fuori dall’acqua avvennero due fatti importanti.
Come Gesù esce dal fiume, Dio pone il suo timbro di approvazione su di Lui in due modi.

In primo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
A) La visione dello Spirito di Dio (v.16). 
Nel v.16 leggiamo: “Gesù, appena fu battezzato, salì fuori dall'acqua; ed ecco i cieli si aprirono ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui”.

"Appena" non solo suggerisce che Gesù abbia lasciato l'acqua subito dopo il suo battesimo, ma che la testimonianza dello Spirito Santo e del Padre sono state altrettanto rapide una dopo l’altra.
"Vide" non si capisce a chi si riferisce, se a Giovanni, o a Gesù.
I sinottici non indicano se le folle abbiano assistito alla manifestazione, ma il silenzio, secondo alcuni studiosi, deve essere interpretato nel senso che non lo hanno notato, ma altri studiosi pensano che sia stato pubblico perché la voce di Dio susseguente fa pensare che i presenti abbiano assistito a tutta la scena.

Il quarto Vangelo, tuttavia ci dice che Giovanni il Battista è un testimone (Giovanni 1:32).

In questa visione dello Spirito di Dio:
(1) C’è un ricordo.
“I cieli si aprirono” richiama alla mente le visioni dell’Antico Testamento per esempio di Isaia (Isaia 64:1; vedi anche Atti 7:56; Apocalisse 4:1; 19,11), ma insieme alla presenza di un fiume ricorda soprattutto la visione inaugurale di Ezechiele (Ezechiele 1:1), così anche la discesa dello Spirito Santo (Ezechiele 2:2).

Il verbo “si aprirono” (ēneōchthēsan - aoristo passivo indicativo) è un divino passivo, questo indica che Dio è il soggetto, l’agente, quindi riflette il linguaggio biblico per la rivelazione di Dio.

In questa visione dello Spirito di Dio:
(2) Ci sono tre riferimenti.
Il primo è:
(a) Il riferimento al dono promesso del Messia.
La discesa dello Spirito Santo indica il promesso dono del Messia come leggiamo più volte nell’Antico Testamento.
Noi troviamo diversi passaggi in Isaia dove viene associato l’unzione, o la presenza dello Spirito Santo al Messia.
Per esempio in Isaia 11:2 leggiamo: “ Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d'intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE”. (Isaia 42:1; 61:1).

Il secondo riferimento è:
(b) Il riferimento alla missione messianica.
La venuta dello Spirito Santo su certe persone ai tempi dell’Antico Testamento era per dotarli per un compito speciale (per esempio 1 Samuele 16:13; Giudici 3:10; 6:34, ecc.).
L’unzione di Gesù è al tempo stesso l'incoronazione del Messia di Israele e la messa in servizio del Servo di Dio giusto per l’opera che dovrà ora svolgere per la potenza dello Spirito Santo. 

Gesù è Colui che battezzerà con lo Spirito Santo (Matteo 3:11), che sarà guidato e avrà la potenza dello Spirito Santo (Luca 4:14), colui che inaugurerà l'età messianica della salvezza per mezzo dello Spirito (Matteo 12:18-21; cfr. Isaia 42:1-4; 61:1), è ora unto dallo Spirito per il suo ministero messianico pubblico.
L’unzione dello Spirito Santo è un’unzione formale che inaugura il ministero pubblico di Gesù.

Questo non vuol dire che Gesù è stato fino a questo momento senza lo Spirito Santo, Gesù è stato concepito per la potenza dello Spirito Santo (Matteo 1:18, 20; Luca 1:35), l'attuale unzione, invece, ha a che fare con l'inaugurazione ufficiale del suo ministero.

A riguardo R.T. France scrive: “ Non dobbiamo presumere che Gesù non avesse avuto una precedente esperienza dello Spirito; la visione simbolizza il suo mandato riguardante la sua opera messianica, e non un nuovo stato spirituale”.

L’unzione di Gesù con lo Spirito Santo era unico; è stato dato per potenziare Lui nella sua umanità, ma è stato anche dato come manifestazione visibile almeno per Giovanni Battista.

Il terzo riferimento è:
(c) Il riferimento alla forma visibile della visione.
Anche se può avere un significato simbolico come purezza, gentilezza, il riferimento è alla visione visibile della visione, alla forma corporea (Luca 3:22) di come lo Spirito Santo è disceso e cioè come una colomba, oppure come potrebbe una colomba.

La discesa della colomba ricorda Genesi 1:2, lo Spirito che aleggiava sulla superficie delle acque, ora è l'agente, o segna l’inizio di nuova creazione in Gesù Cristo, la colomba segna la fine del giudizio e l'inizio di un'epoca di benedizione di salvezza in Gesù Cristo come quando tornò dal salvato Noè portando una foglia fresca di ulivo una prima volta, e poi quando Noè la mandò una seconda volta, la colomba, non ritornò più (Genesi 8:8-12; Matteo 19:28; Giovanni 3:3,5; Tito 3:5-6).
La colomba, dunque ci parla che in Gesù troviamo la salvezza dall’ira di Dio come aveva predicato Giovanni (Matteo 3:7,10,12).

In secondo luogo nella risposta dal cielo vediamo:
B) La voce di Dio Padre (v.17). 
Il v.17 dice: “Ed ecco una voce dai cieli che disse: ‘Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto’”.

Noi vediamo ancora l’approvazione di Dio Padre.

La stessa affermazione la vediamo nella trasfigurazione (Matteo 17:5). 

Come ho detto prima, alcuni studiosi pensano che il battesimo di Gesù sia stato privato, solo con Giovanni, mentre altri pensano sia stato un evento pubblico.
Ci sono elementi sufficienti da far pensare che il battesimo di Gesù non sia stato un evento privato, infatti, dal contesto, nei vv.5-6, vediamo che molte persone si recavano a farsi battezzare da Giovanni, e Luca 3:21 ci fa capire che vi erano presenti molte persone.
In questo senso lo scopo era di rendere pubblica l’approvazione di Dio, di rivelare l’identità di Gesù Cristo, ma era soprattutto Giovanni che aveva bisogno di sentire quella voce e quelle parole (v. 15).

La voce dai cieli è la voce di Dio e testimonia che Dio stesso ha rotto il silenzio ed è ancora una volta se stesso a rivelarsi agli uomini.
Se Dio non si rivela noi non possiamo conoscere le verità spirituali che lo riguardano.

Questa voce è un chiaro segno degli inizi dell’era messianica. 
Nel periodo inter-testamentario, gli ebrei credevano che Dio avesse parlato non più direttamente (come per mezzo dei profeti), ma indirettamente attraverso gli insegnanti e i rabbini. 
La voce di Dio, ascoltata dai presenti, era un segno diretto dell’avvento dell'era messianica.

Con la presenza del Messia, lo Spirito di Dio è di nuovo abbondantemente attivo, e Dio parla dal cielo con immediatezza e autorità.

In quest’approvazione di Dio prima di tutto vediamo che: 
(1) Gesù è il Messia.
L'affermazione: “Questo è il mio diletto Figlio” è del Salmo 2:7, un salmo, o inno d’intronizzazione, o d’incoronazione di un nuovo re in Israele; si riferisce alla dignità di re, alla sua funzione come atto giuridico, alla sua investitura, insediamento (cfr. 2 Samuele 7:12-14; 1 Cronache 28:6; Salmo 89:26-27). 
Queste parole indicano Gesù come Colui attraverso il quale il regno di Dio sarebbe stato stabilito, quindi “Figlio” indica il Re, il Messia. 

In quest’approvazione di Dio vediamo ancora che:
(2) Gesù è il Figlio di Dio.
Bisogna fare una precisazione, Gesù non divenne Figlio di Dio dopo questa dichiarazione, già lo era prima della Sua incarnazione, già lo era dall’eternità! (Giovanni 1:18; 3: 16; 17:4-5; cfr. Marco 1:1; 3:11; 5:7; 9:7; 13:32; 14:61; 15:39; ecc.). 

“Diletto” (agapētos) indica amato, stimato, prezioso, favorito, che ha un rapporto speciale in riferimento a un figlio unico come in Marco 12:6.

Quindi “Figlio diletto” indica l'amore all'interno della Trinità (Giovanni 3:35; Giovanni 10:17; Colossesi 1:13).

“Questo è il mio diletto Figlio”, il verbo “è” (estin- presente attivo indicativo) è al tempo presente del modo indicativo ed esprime un rapporto eterno ed essenziale.
“Questo è il mio diletto Figlio”, indica la divinità di Cristo (Matteo 14:33; 27:43,54; Marco 1:1; Giovanni 1:34; 3:18; 10:36; 11:4; 20:31; Atti 8:37; Romani 1:4; Ebrei 4:14; 1 Giovanni 3:8; 4:15; 5:5, 10, 13, 20).

Alcuni studiosi vedono qui il collegamento con Genesi 22:2,12,16 dove troviamo scritto che Dio chiama Abramo a donare in sacrificio il suo figlio unico Isacco, colui che ama. 

Infine quest’approvazione indica che:
(3) Gesù è il servo sofferente.
La frase “nel quale mi sono compiaciuto” deriva dalla descrizione del servo sofferente del Signore di Isaia 42:1. 
Gesù è il servo sofferente che compie la Sua missione di espiazione per i peccati dell'umanità, (cfr. Isaia 53, Marco 10:45), che porterà la salvezza alle genti (Isaia 49:6). 

L'idea di un Messia sofferente non era contemplato nel pensiero ebraico, che è il motivo per cui la croce di Cristo è un scandalo per i Giudei ( 1 Corinzi 1:23). 

“Compiaciuto” (eudokēsa – aoristo attivo indicativo) significa trovare piacere, gioia, soddisfazione; il verbo (aoristo indicativo) indica un evento passato.
Questo indicherebbe l’approvazione del Padre per il Figlio. 

Questa dichiarazione indica che Gesù è Figlio unico di Dio, i credenti sono figli di Dio, ma hanno un rapporto diverso di quello di Gesù con il Padre. (Giovanni 5:18). 

Nessun profeta ha avuto parole del genere come Gesù: Abramo era un amico di Dio (Isaia 41:8), Mosè servo di Dio (Deuteronomio 34:5), Aronne un eletto di Dio (Salmo 105:26), Davide un uomo secondo il cuore di Dio (1 Samuele 13:14), e Paolo un apostolo (Romani 1:1). 

Gesù viene presentato in questo versetto come il Figlio diletto di Dio (Marco 12:6), che possiede un rapporto unico con Dio che lo distingue da tutti gli altri (Marco 13:32). 

Quindi, secondo alcuni studiosi, Gesù non è Figlio perché se lo è meritato, questa non è una filiazione “funzionale”.
Egli non è il Figlio di Dio, perché fa certe cose, Lui fa certe cose perché Egli è il Figlio di Dio!! 

Mentre altri studiosi pensano che Dio si è compiaciuto di Gesù per la Sua vita perfetta (Giovanni 8:29; Romani 15:3; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15; 7:26).

Oppure Dio si compiace nel Suo Figlio diletto perché nell'obbedienza prende su di sé la missione del Servo che porta la salvezza alle nazioni (Isaia 42:1,4), nella sua morte porta l’iniquità del suo popolo (Isaia 53).

Quindi la voce di Dio, la Sua approvazione riguardo il Figlio  presenta tre concetti chiave: Gesù è il Messia, il Figlio di Dio e il Servo sofferente la cui missione è sacrificarsi per il Suo popolo.

Così Gesù è il cuore del piano di Dio; nessuno può rifiutare Gesù e allo stesso tempo piacere al Padre. 

Gesù non è un profeta tra i tanti, ma la rivelazione finale di Dio (cfr. Ebrei 1:1-3) e solo Colui che ci può salvare dai peccati (cfr. Giovanni 3:16; 4:42; Atti 4:12).

CONCLUSIONE. 
Questo passaggio c’insegna, o ci comunica diverse verità.

Cominciamo con: 
1) L’ammissione della nostra indegnità di fronte a Gesù Cristo.
Mosè (Esodo 3:11-4:16), Gedeone (Giudici 3:15), Isaia (Isaia 6:5), Geremia (Geremia 1:6-7), Ezechiele (Ezechiele 1:1-2:3), e Pietro (Luca 5:8), Paolo (Romani 7:18; 1 Timoteo 1:15) si sentivano inadeguati e indegni di servire il Signore. 
Così anche Giovanni Battista ha dimostrato di essere umile dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?” (v.14).

Dio manifesta la Sua potenza in coloro che si sentono insignificanti e inadeguati, in coloro che sono umili (2 Corinzi 11:30; 12:9; Giacomo 5:6).

Noi tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che siamo, cioè peccatori così possiamo affidarci completamente a Gesù Cristo non solo per la salvezza, ma anche per il servizio, perché senza di Lui non siamo che nulla e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:1-8).
Le nostre insufficienze ci dovrebbero spingere a dipendere e a rivolgerci a Gesù Cristo, affinché per la potenza dello Spirito Santo possiamo essere ciò che Dio vuole e servirlo con efficacia, massimizzare il nostro potenziale per la gloria di Dio!

Inoltre le nostre inadeguatezze saranno un mezzo attraverso il quale il potere di Cristo sarà più evidente, perché Lui compirà di più di quanto abbiamo mai potuto operare con la nostra forza e capacità. 

Un altro aspetto importante è:
2) La sottomissione a Dio.
Sia Gesù che Giovanni c’insegnano a sottometterci a Dio.
Gesù fu battezzato e Giovanni lo battezzò per adempiere ogni giustizia, mostrando così che erano completamente fedeli alla volontà del Padre. 

Gesù è l'incarnazione della vita di giustizia, Gesù ha obbedito a Dio sia nel senso morale di vivere secondo la volontà di Dio, e con Giovanni ci dà un modello da seguire.
Siamo chiamati a una vita di discepolato e obbedienza, seguendo la volontà di Dio in ogni ambito della vita.
Anche noi oggi dobbiamo obbedire a Dio, ma è possibile solo quando crediamo e c’identifichiamo con Cristo, che ci ha mostrato la strada giusta da percorrere (cfr. Salmo 40:7-8; Matteo 26:39; Giovanni 4:34; Filippesi 2:5-9; Ebrei 5:8-9).
Così ha fatto il dottor Albert Schweitzer, considerato da molti come uno dei più grandi filantropi di tutti i tempi. Era abile e un maestro di musica, di medicina, era bravo a insegnare, aveva innumerevoli opportunità, ma qual era il piano di Dio per lui? Un giorno mentre stava pulendo la sua scrivania, tra le carte c'era una rivista della Società Missionaria di Parigi. Cominciò a sfogliarla e notò un articolo intitolato "Le necessità della missione Congo". Ha letto l'articolo, e quando ha finito il dottor Schweitzer disse: "La mia ricerca è finita". Era disposto a perdere se stesso nel piano di Dio.

In questo testo vediamo anche:
3) L’azione della Trinità.
In Matteo 3:16-17, tutte e tre le persone della Trinità sono presenti e attive. (Altri passi Matteo 28:19; Giovanni 15:26; 1 Corinzi 12:4-13; 2 Corinzi 13:14; Efesini 2:18; 1 Tessalonicesi 1:2-5; 1 Pietro 1:2).

Il Figlio obbedisce, lo Spirito unge, e il Padre parla.
La Divinità è coinvolta nelle vicende umane, e la salvezza è triplicatamente garantita (cfr. 1 Pietro 1:2).

Vediamo un altro aspetto importante:
4) Lo Spirito era una presenza attiva e potente nella vita di Gesù.
La missione di Gesù, la resistenza alla tentazione, i Suoi miracoli e prodigi, e la Sua predicazione con potenza sarà caratterizzata dalla potenza dello Spirito Santo (cfr. Matteo 4:1-11; 10:7-8; 12:9-14, 18,28; Luca 4:1-14; Atti 2:22; 10:38).
Il Nuovo Testamento rivela Gesù come una persona che è pienamente divina nella sua essenza e negli attributi durante il suo tempo sulla terra, ma Egli viveva una vita pienamente umana nella forza dello Spirito Santo, dando ai suoi discepoli l’esempio di una vita guidata e potenziata dallo Spirito Santo.

Così lo è stato anche il ministero degli apostoli come vediamo nel libro degli Atti (per esempio Atti 1:8; 3:1-11; 8:5,14. Cfr. 1 Corinzi 2:4; 2 Tessalonicesi 1:5).
Quindi noi oggi per vivere efficacemente la vita cristiana dobbiamo avere lo Spirito Santo e ricercare la Sua pienezza (Efesini 5:18). 

Infine:
5) I figli di Dio vivono in modo da piacere a Dio.
Gesù come il Figlio di Dio è stato amato e piaceva al Padre. 
Il credente è anche un figlio di Dio, adottato e coerede con Cristo (Romani 8:14-17). 
Dio ci accetta per l’intercessione di Gesù Cristo, ma questo non significa che non dobbiamo cercare di piacere a Dio con il nostro carattere e comportamento.
Noi come figli di Dio siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù di santità, di obbedienza e di ricercare l’approvazione di Dio e non degli uomini! (Matteo 25:21; Galati 1:10; Efesini 5:10; 1 Tessalonicesi 2:4; 1 Timoteo 2:3; 5:4; 2 Timoteo 2:15; cfr. Romani 12:1-2).