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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

1 Samuele 12:24-25: Chiamati alla consacrazione tenendo presente il giudizio di Dio

 1 Samuele 12:24-25: Chiamati alla consacrazione tenendo presente il giudizio di Dio
Israele aveva bisogno di qualcuno che insegnasse loro il modo giusto di vivere secondo il patto Sinaitico, Samuele lo ha fatto!

Nel contesto di questi versetti leggiamo che il popolo è stato infedele al Signore per seguire gli idoli di Baal e di Astarte, per questo motivo il Signore li giudicò dandolo a eserciti nemici.

Il popolo grida al Signore per essere liberato confessando il suo peccato d’idolatria, ma aveva commesso anche un altro peccato quello di volere un re come le altre nazioni (1 Samuele 12:19), che implicava il rifiuto con disprezzo del Signore come Re!

Il Signore richiama ancora il Suo popolo a essergli fedele e davanti a una manifestazione della natura (tuoni e pioggia fuori stagione), gl’Israeliti ebbero una gran timore del Signore e di Samuele, e riconoscendo il loro peccato di richiedere un re, chiedono al profeta di pregare per loro.

Samuele afferma il loro peccato, li richiama alla consacrazione e li rassicura che non li abbandonerà e che continuerà a pregare per loro (1 Samuele 12:6-23).

Ora, nei vv.24-25, ancora una volta (cfr. 1 Samuele 12:14-15,20-21) li richiama alla consacrazione avvertendoli che la loro disobbedienza (secondo il patto di Mosè) avrebbe comportato il giudizio di Dio.

Quindi in questi versetti vediamo tre aspetti: la consacrazione, la considerazione e la condanna.

Cominciamo con:
I LA CONSACRAZIONE (v.24) 
Nel v.24 leggiamo:“Solo temete il SIGNORE e servitelo fedelmente, con tutto il vostro cuore”.

“Solo” (ʾaḵ - avverbio) è enfatico e ha un significato restrittivo (cfr. per esempio Genesi 7:23; 9:4).

L’unica cosa che il popolo deve fare è essere consacrato solo al Signore e non seguire gli idoli! (1 Samuele 12:10,21).

Questa è l’essenza del patto con cui il popolo è legato al Signore: la dedizione totale altrimenti avrebbe attirato su di sé la Sua ira! (Deuteronomio 11:16; 29:15-20).

Frances Ridley Havergal diceva: “La consacrazione non è tanto un passo quanto un percorso, non tanto un atto quanto una posizione alla quale appartiene inseparabilmente una linea di azione”. 
La consacrazione è uno stile di vita, è essere appartato per vivere per il Signore e come vuole il Signore!

La consacrazione è la continua separazione di noi stessi per il Signore!

Non possiamo consacrare la nostra vita una volta per tutte, ma è una separazione continua mettendo il Signore al primo posto ogni giorno della nostra vita!

Nel Salmo 119:35-38 il salmista pregava: "Guidami per il sentiero dei tuoi comandamenti, poiché in esso trovo la mia gioia. Inclina il mio cuore alle tue testimonianze e non alla cupidigia. Distogli gli occhi miei dal contemplare la vanità e fammi vivere nelle tue vie. Sii fedele alla parola data al tuo servo, perché si abbia timor di te".

Così possiamo fare nostra la preghiera di Amy Carmichael: “Liberami, buon Dio da ogni cosa che mi distrae”, e questo per essere concentrati solo su Dio!

Nella consacrazione vediamo:
A) Il timore del Signore 
“Temete il SIGNORE”.

Il timore del Signore, insieme all’amore (cfr. per esempio Giovanni 14:15,21,23) e alla fede (cfr. per esempio Ebrei 11:17,24-29), sono alla base del nostro rapporto con Dio e sono importanti per la consacrazione!

Il timore per il Signore nella letteratura sapienziale biblica, viene ripetutamente associata alla saggezza, o al principio della saggezza (Giobbe 28:28; Salmo 111:10; Proverbi 1:7; 9:10), e al servizio esclusivo a Dio (cfr. per esempio Deuteronomio 10:12-13,20), ed è di vitale importanza nel rapporto di patto tra il Suo popolo e Dio, infatti il timore del Signore, o di Dio fa parte dell'alleanza tra Dio e il Suo popolo (cfr. per esempio Salmo 25:14; 103:17-18).

Nell'Antico Testamento “temere il Signore” implica la risposta totale di una persona al Signore, quindi la consacrazione.

The Complete Biblical Library - The Old Testament Hebrew-English Dictionary scrive: “Temere il Signore significa comprendere veramente quanto Egli sia meraviglioso e fare uno sforzo per camminare con Lui in una relazione equilibrata di leale devozione”.

Allora, la vera consacrazione non è mai separata dal timore del Signore.

Il timore è la risposta appropriata al Signore, alla Sua santità, giustizia, gelosia e ira, e di conseguenza ci comporteremo come vuole il Signore!
Bill Gothard afferma: “Il timore del Signore: la continua consapevolezza che Dio osserva e soppesa ogni mio pensiero, parola, azione e atteggiamento (Proverbi 9:10)”.

Il “timore del Signore” è un concetto centrale nella Bibbia con più di trecento riferimenti, soprattutto nell’Antico Testamento.

Il Dictionary of biblical imagery scrive: “La frequenza stessa dei riferimenti segnala che il timore di Dio è centrale nella fede biblica, e la relativa assenza di questo antico modo di pensare nella nostra cultura dovrebbe farci riflettere”.

Infatti parlando del timore del Signore, John Butler dice: “Non vediamo molto di questo nel nostro mondo oggi, il che spiega i problemi del nostro mondo e della nostra terra”.

“Temete” (yĕrʾû - qal imperativo attivo) indica che il popolo è informato ed esortato a temere il Signore!

La parola Ebraica “temete” indica “avere paura”, “essere terrorizzato”, “timore reverenziale”, ha spesso l'idea di riverenza e profondo rispetto.

Charles Bridges diceva: “Ma cos’è questo timore del Signore? È quella riverenza affettuosa, con la quale il figlio di Dio si piega umilmente e con attenzione alla legge del Padre suo”.

Il risultato del timore reverenziale è un continuo senso di responsabilità che si traduce nel comportamento secondo la volontà del Signore (cfr. per esempio Levitico 19:14,32; 25:17; Proverbi 3:7). 

Quando Dio dà la legge a Israele per mezzo di Mosè, il comandamento di temere il Signore ricorre ripetutamente, spesso accompagnato dall’esortazione di obbedire ai comandamenti del Signore (cfr. per esempio Deuteronomio 5:29; 6:2,24; 10:20). 

Dal timore del Signore scaturisce l’obbedienza (cfr. per esempio Deuteronomio 31:12; Aggeo 1:12; Proverbi 24:21) e l’adempimento dei propri doveri rettamente (cfr. per esempio 2 Samuele 23:3). 

Così il timore del Signore appare in contrasto con le azioni peccaminose (cfr. per esempio Levitico 19:14; 25:17,36,43) e ha la forza di un imperativo morale.

“Temere Dio” significa odiare ed evitare il male (Proverbi 8:13; 16:6).

Giovanni Calvino affermava: “Il timore di Dio è la radice e l'origine di ogni giustizia”.

Le persone che temevano Dio erano considerate fedeli e degne di fiducia poiché tale sentimento le costringeva a credere e ad agire moralmente secondo la Sua volontà (cfr. per esempio Esodo 18:21).

Nella consacrazione vediamo:
B) Il servizio al Signore 
(1) Il servizio al Signore deve essere fatto fedelmente
Sempre al v.24 leggiamo:“E servitelo fedelmente”.

Il desiderio del predicatore inglese Spurgeon era di essere sempre fedele al Signore, diceva: “Non c’è nulla che sceglierei come oggetto della mia ambizione di vita se non quello di essere conservato fedele al mio Dio fino alla morte”.

Le parole "servire fedelmente" riecheggiano il comando di Giosuè a Israele (Giosuè 24:14).

“Servitelo” (ʿăbadtem – qal perfetto consecutivo attivo) indica che dobbiamo servire il Signore abitualmente e costantemente senza tentennamenti!

“Servitelo” significa dare energia e devozione al Signore.

Più volte vediamo che il popolo di Dio è chiamato a servirlo (cfr. per esempio Deuteronomio 6:13; 10:12; 13:4).

Andare a servire altri dèi, significava abbandonare il patto con il Signore con cui era legato (cfr. per esempio Deuteronomio 29:24-25; Giudici 10:10,13).

Gli Israeliti non potevano servire il Signore e gli dèi pagani, dovevano fare una scelta, o Uno o l’altro! (cfr. per esempio Giosuè 24:14-15,18,21,24).

Eppure più volte si allontanarono dal Signore per servire gli idoli pagani (cfr. per esempio Giudici 2:11, 13, 19; 3:6-7; 10:6, 10, 13; 1 Samuele 8:8), ma quando si pentivano e tornavano a servire il Signore (Giudici 10:16), Egli dava loro la liberazione dai nemici.

Il popolo del Signore è chiamato a servirlo fedelmente, letteralmente è: “Con fedeltà” (beʾĕmet).

Quando Pompei fu distrutta dall'eruzione del Vesuvio, c'erano molte persone sepolte tra le rovine. Alcune sono state trovate nelle cantine, come se fossero andate lì per scampare dal pericolo. Altre sono state trovate nelle stanze superiori degli edifici.
Ora c’era - chi dice che sia una storia vera, e chi invece dice che sia una leggenda - una sentinella Romana che fu trovata mummificata in piedi davanti alla porta della città, dove era stata messa dal suo superiore, con le mani che stringevano ancora l'arma!! 
Lì, mentre la terra tremava sotto di lui, mentre le inondazioni di cenere e cenere lo coprivano, quel soldato rimase al suo posto! Rimase fedele nonostante tutto!

Come cristiano sei fedele al Signore nonostante tutto?

La fedeltà è richiesta ai servi di Dio (cfr. per esempio Giosuè 24:14-15; 1 Re 2:3-4; Osea 2:20; Matteo 25:21; 1 Corinzi 4:1-2; Apocalisse 2:10).

“Fedeltà” (ĕmet) è la qualità di essere fedeli, è una condizione di fermezza, la continuità, l’affidabilità e la lealtà verso una persona, o uno standard (cfr. per esempio Genesi 24:27; Esodo 18:21; 1 Re 2:4; 3:6; Salmo 86:11; Isaia 38:3), in questo caso verso il Signore.

Se volessimo applicare alle nostre attività cristiane le stesse norme di fedeltà, di affidabilità che ci aspettiamo dalle cose materiali ci fideremmo, considereremmo affidabile per esempio: 
Se la nostra auto si avvia dopo tre tentativi, o ci lascia spesso a piedi?
Se ogni volta che cerchiamo l’aiuto di un amico, o di un’amica ti dice prima che viene e poi non si presenta ad aiutarci, li reputeremmo fedeli?
Se non andassimo al lavoro tutti i giorni, siamo dipendenti fedeli?
Se il nostro frigorifero smettesse di funzionare spesse volte al mese, ci fideremmo a mettere cibo a lunga conservazione?
Se il nostro scaldabagno, o caldaia fornisce una doccia ghiacciata di tanto in tanto, è affidabile?
Se andiamo nella nostra chiesa locale di tanto in tanto, possiamo essere chiamati cristiani fedeli? 

Certamente ci aspettiamo fedeltà e affidabilità dalle cose e dalle altre persone; così Dio si aspetta lo stesso da noi!

(2) Il servizio deve essere fatto integralmente 
“Con tutto il vostro cuore” dice ancora il v.24.

Molti anni fa la rivista Statunitense “Newsweek” scriveva che lo stetoscopio, comunemente usato dai medici per ascoltare il cuore, sarebbe diventato obsoleto, avevano ragione.
Pensate questo strumento all’inizio era in legno, oggi ci sono anche quelli digitali, e ci sono anche applicazioni per smartphone mediante il quale possiamo ascoltare i nostri cuori!

Evidentemente non è di questo cuore, del cuore fisico, che parla Samuele, ma della nostra interiorità, e più che sentirlo, è conoscerlo.

Ora noi non lo conosciamo in profondità (Geremia 17:9), ma Dio invece lo conosce molto bene! (cfr. per esempio 1 Re 8:39; 1 Cronache 28:9; Proverbi 17:3; Geremia 11:20; 17:10; Atti 1:24; 15:8).

L'esortazione di servire con tutto il cuore è espressa da Mosè (Deuteronomio 10:12; 11:13) così come da Giosuè (Giosuè 22:5).

Il nostro cuore non può essere diviso tra il servire il Signore e contemporaneamente gli idoli! (cfr. per esempio Giosuè 24:14-23).

Già Samuele nel v. 20 aveva esortato a servire il Signore con tutto il cuore, e se lo ripete ancora, vuol dire che sottolinea qualcosa d’importante che deve assolutamente essere applicata.

Come abbiamo già visto nel commento del v.20, nel pensiero Ebraico il “cuore” (lē·ḇāḇ) designa la parte più intima di una persona, il centro, o il luogo dei pensieri (mente), della volontà, delle emozioni, della conoscenza del bene e del male (coscienza) di una persona.

Il cuore è un aspetto molto importante della nostra relazione con Dio; infatti questo viene sottolineato molto nella Bibbia (cfr. per esempio Deuteronomio 10:12,16; 11:13; 26:16; 30:14-17; Giosuè 22:5; 1 Samuele 16:7; 1 Re 2:4; 14:8; 2 Re 23:25; Salmo 44:18; 119:2,69,134,145; Proverbi 3:5-6; 4:23; Matteo 5:8; Marco 12:30).
Arthur Pink, penso avendo in mente Proverbi 4:23 disse: “Se la custodia del cuore è la grande opera del cristiano, allora quanti pochi veri cristiani ci sono nel mondo!” 
Samuele dice con: “Tutto il cuore”.

“Tutto” (kōl) il cuore, indica “totalmente”, “completamente”, quindi il cuore non deve essere diviso tra gli idoli e il Signore, o dare solo una parte al Signore, ma il 100%! 

E richiama l’integrità interiore!
Questo è in contrasto con l’esteriorità che Gesù condannò quando si riferiva ai Farisei chiamandoli ipocriti, esteriormente facevano ciò che non erano interiormente, erano come sepolcri imbiancati che apparivano belli fuori, ma dentro erano pieni di ossa di morti e di ogni immondizia.
Esteriormente sembravano giusti alla gente, mentre  dentro erano pieni d’ipocrisia e d’immondizia! (cfr. per esempio Matteo 23:27-28).

John Peter Lange scriveva: “’Con tutto il cuore’ manifesta il duplice carattere del servizio di Dio, della verità e dell'interiorità, in contrasto con il servizio dell'apparenza esteriore e delle opere morte”.

In secondo luogo troviamo:
II LA CONSIDERAZIONE (v.24)
Ancora il v.24 dice: “Considerate infatti le cose grandi che egli ha fatte per voi!” 

In un modo simile, il Salmo 126:3 dice: “Il SIGNORE ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia” (cfr. per esempio Gioele 2:21)

Mentre i Giudei riflettevano sulla straordinaria liberazione da Babilonia che avevano sperimentato, si resero conto che il Signore era stato incredibilmente buono con loro, e questo ha suscitato una risposta sincera di lode mentre i loro cuori erano immersi nella gioia!

In una società sempre più frenetica facciamo fatica a fermarci per riflettere, soprattutto per quanto riguarda Dio!

Ma Fabrizio Caramagna ci ricorda: “Più rifletti e meno sarai invaso dal buio dell’ignoranza”.

E così anche Edward Young ci avverte: “Un’anima senza riflessione e senza pensiero è come una casa disabitata, cade in rovina”.

Allora se non vogliamo essere ignoranti, o cadere in rovina spiritualmente, dobbiamo riflettere su Dio!

“Considerate” (rĕʾû -qal imperativo attivo) è appunto “fare una valutazione attenta”, “pensare con un processo attento” (cfr. per esempio Ecclesiaste 4:1), quindi “riflettere attentamente” (Ecclesiaste 7:14), “prestare attenzione” (Geremia 2:31).

Ma può avere anche il significato di diventare mentalmente consapevole delle cose grandi del Signore, “rendersi conto”, “prendere nota”, “tenere a mente” (cfr. per esempio Genesi 16:4-5; 1 Samuele 12:17). 

Vediamo allora l’importanza della meditazione riguardo le cose grandi che Dio ha fatto.

“Infatti” (kî - congiunzione) indica la ragione, la motivazione per cui Israele doveva essere consacrato al Signore.

Il popolo doveva considerare le cose grandi che il Signore aveva fatto in favore d’Israele.

Il Signore nella Sua natura è grande!
Nel Salmo 145:3 è scritto: “Il SIGNORE è grande e degno di lode eccelsa,
e la sua grandezza non la si può misurare”.

Tony Merida scrive: “Grande è una parola abusata ai nostri giorni. Le persone usano il termine per cose come deodoranti, hamburger, città e atleti. Alcuni hanno addirittura utilizzato questo aggettivo come parte del loro nome, come ‘Alessandro Magno’. A volte senti la gente dire, dopo aver parlato con un famoso leader politico ad esempio: ‘Sono stato al cospetto della grandezza’. Non voglio minimizzare l’importanza delle persone influenti e dotate, ma tutte le manifestazioni umane di grandezza impallidiscono in confronto alla grandezza di Dio. Solo di Dio possiamo dire: ‘Quanto sei grande!’".

“Grandi” (gā·ḏǎl) si riferisce a qualcosa di notevole (cfr. per esempio Genesi 19:19; 1 Samuele 20:41; Salmo 126:2–3; Isaia 28:29; Gioele 2:20–21); sottolinea l'importanza, la dimensione e il significato di qualcosa, o qualcuno. 

La parola “grandi” è usata per attribuire al Signore cose di grande significato: come i Suoi grandi atti nella natura (Giobbe 5:9; 9:10; 37:5), per descrivere la potenza e la grandezza del Suo che portò Israele dall’Egitto con grandi atti di giudizio (Esodo 6:6; 7:4; 15:16); per descrivere la Sua presenza e il Suo  carattere nella potenza, nel consiglio, nella compassione e nella misericordia (Salmo 145:8; Isaia 54:7; Geremia 32:19; Naum 1:3), è soprattutto perché a questo si riferisce Samuele, per descrivere ed enfatizzare i grandi atti di redenzione del Signore, le Sue opere grandi e terribili (Deuteronomio 10:21; Salmo 71:19; 106:21).

Il popolo non doveva mai dimenticare le grandi cose che il Signore aveva già fatto per loro come popolo.

La gratitudine per le benedizioni avute dal Signore avrebbe incoraggiato la loro consacrazione!

Così anche per noi oggi il Signore ha compiuto una grande salvezza per noi per mezzo di Gesù Cristo per salvarci dai peccati (cfr. per esempio Matteo 1:21; 1 Timoteo 1:15) e dalla Sua ira (cfr. per esempio Giovanni 3:16,36; Romani 5:9-11), e siamo immersi nella gioia (cfr. per esempio Luca 10:20; Romani 14:7; Galati 5:22), e siamo chiamati a servire il Signore con zelo (cfr. Per esempio Romani 12:11).

Le cose grandi che Dio ha fatto per noi sono di grande motivazione per servirlo appassionatamente, fedelmente e integralmente!

David Guzik scrive: “Tutto il nostro servizio, tutta la nostra obbedienza, tutto il nostro amore per Dio dovrebbero essere messi in questo contesto. Lo facciamo per le grandi cose che Egli ha fatto per noi. Non serviamo Dio per persuaderlo a fare grandi cose per noi. Ha fatto grandi cose e ci chiede di accoglierle per fede. Allora Lo serviamo per le grandi cose che ha fatto per noi. Possiamo mantenere la prospettiva nella nostra vita cristiana solo se rimaniamo concentrati sulle grandi cose che Egli ha fatto per noi. Se perdiamo la prospettiva tutto risulta distorto”.

L'ingratitudine per ciò che Dio ha fatto è denunciata nella Bibbia come qualcosa di negativa (cfr. per esempio Esodo 16:3,8; 17:7; Deuteronomio 32:6; Neemia 9:20–27; Giobbe 34:27; Isaia 1:2-3; 5:12; 22:11; 26:10; Geremia 2:5-6,31; Michea 6:2-3; Osea 2:8-9; Luca 17:18; Romani 1:21).
Mentre il ringraziamento per la bontà di Dio è riconosciuto, come qualcosa che Dio gradisce (cfr. per esempio Salmo 50:14,23; Luca 17:17-19).

Se pensassimo di più alle cose meravigliose e grandi che Dio ha fatto per noi per grazia e non perché lo abbiamo meritato, gli daremmo, gli risponderemmo in modo appropriato e cioè con lode, gratitudine e consacrazione gioiosa!

La domanda è: la tua vita glorifica la grandezza del Signore? 

Ti entusiasma di più la squadra del cuore, il tuo film preferito, il tuo artista preferito, o il Signore?

Se nessuno è paragonabile al Signore, se abbiamo sperimentato il Suo amore, se siamo consapevoli della Sua misericordia, allora con gratitudine, dovremmo vivere per Lui, dovremmo essergli consacrati! (cfr. per esempio Romani 12:1-2; 14:7-9; 2 Corinzi 5:14-15).

Infine vediamo:
III LA CONDANNA (v.25) 
Nel v.25 è scritto: “Ma se continuate ad agire malvagiamente, perirete voi e il vostro re”.

Nella condanna, vediamo prima di tutto:
A) L’avvertimento (v.25)
L’avvertimento riguarda la loro condotta malvagia.
“Ma se continuate ad agire malvagiamente”.

Robert Bergen riguardo questa frase scrive: “Il messaggio è mirato e colpisce al cuore del problema d’Israele. La vera minaccia della nazione non era esterna, cioè poteva essere affrontata e sconfitta da un re che uscisse e guidasse Israele in battaglia (cfr. 8:20). Piuttosto era interiore e spirituale”.

“Ma” (wĕ - congiunzione avversativa) segna chiaramente il contrasto tra la consacrazione e la ribellione, l’idolatria.
 
Adam Clarke scrive: “Mai un popolo è stato avvertito in modo così completo, e mai un popolo ha tratto meno profitto dall’avvertimento”. 

Noi nella Bibbia vediamo la bontà e la severità di Dio (Romani 11:22), ed è quello che dobbiamo tener sempre presente nella nostra mente!

Nella sua ammonizione finale Samuele ripete le parole “temere” e “servire” che erano le prime due condizioni elencate nel v. 14, per la continua benedizione di Dio sulla monarchia e sul popolo (1 Samuele 12:14-15).

C’era già stata la riprensione per il peccato del popolo d’Israele di voler un re come tutte le altre nazioni respingendo così il Signore (1 Samuele 8:1-7:19-20), ora c’è l’avvertimento.

“Agire malvagiamente” indica fare il male, commettere un atto moralmente sbagliato, l’opposto di fare il bene (cfr. per esempio Genesi 19:7; Levitico 5:4; Giudici 19:23; 1 Samuele 25:34; 1 Re 14:9; 16:25; Isaia 1:4,16; Geremia 4:22; 13:23; Michea 3:4).

“Agire malvagiamente” è commettere un peccato contro Dio, denota un'attività contraria alla volontà di Dio (cfr. per esempio Giobbe 8:20; 1 Cronache 21:17; Isaia 31:2; 41:23; Sofonia 1:12).

La frase verbale Ebraica (wĕʾim-hārēaʿ tārēʿû) è una frase enfatica, intesa ad aumentare l’intensità emotiva dell’avvertimento del profeta; infatti vengono usate due forme verbali diverse della stessa parola (rāʿaʿ).

Il primo verbo (hārēaʿ - Hifil infinito assoluto), serve a intensificare l’azione dell’altro verbo (tārēʿû – hifil imperfetto attivo). 

Il senso potrebbe essere: “Ma se fai il male fai il male”, oppure: “Ma se si agisce in modo malvagio si agisce in modo molto malvagio”.

In questo contesto la costruzione trasmette non solo l'idea intensa, ma anche di perseveranza nel commettere il male, ecco perché c’è la traduzione con il verbo “continuate”.

B) L’avvertimento riguarda l’essere spazzati via (v.25)
Parafrasando Samuele avverte: “Se nell’ipotesi continuate ad agire malvagiamente ci saranno delle gravi conseguenze per voi!”

Ancora nel v.25 leggiamo: “Perirete voi e il vostro re”.
Questa frase è enfatica.

Samuele conclude con un'ultima nota di avvertimento riguardo al fallimento del popolo così come del loro re, se avessero continuato a fare il male.

“Perirete” (tissāpû – Nifàl imperfetto iussivo passivo) esprime la volontà del Signore nel giudicare il Suo popolo ribelle.

La parola Ebraica “perire” (sāp̱āh) può significare “distruggere” (cfr. per esempio Genesi 18:23-24; Salmo 40:14), ma anche “portare via”, “spazzare via”.

Il verbo “perirete” (tissāpû - nifàl iussivo passivo) qui indica “essere portato via”, “spazzato via” (cfr. per esempio Genesi 19:15,17; Numeri 16:26; 1 Samuele 26:10; 27:1; 1 Cronache 21:12; Proverbi 13:23; Isaia 13:15), com’è spazzata via la polvere!

Ed è per questo che la traduzione C.E.I. e la Nuova Diodati traducono “spazzati via”.

Quindi il senso è: “Se continuate a comportarvi malvagiamente, sarete spazzati via come la polvere”.

In Numeri 32:14 “perirete” descrive l’essere oggetto dell’ira del Signore che cresceva sempre di più a causa dei peccati d’Israele come per una fiamma cresce alimentata dal vento, così l'ira del Signore cresceva in risposta alla disobbedienza della generazione d’Israele liberata dall’Egitto e rimase nel deserto. 

In Deuteronomio 29:19 “perirete” è usato in relazione alle maledizioni secondo il patto Sinaitico per illustrare che colui che è ostinato contro Dio, si attirerà la Sua ira e il suo nome sarà cancellato sotto il cielo.

Questo avvertimento divenne la triste realtà del re e della popolazione d’Israele quando fu conquistato e portato via dai Babilonesi in cattività a Babilonia molti anni dopo.

Come un'onda potente, uno “tsunami spirituale” che distrugge e spazza via ogni cosa sul suo cammino, Israele è stato spazzato via dall’ira del Signore che usò i Babilonesi per giudicarli (cfr. per esempio 2 Cronache 36:11-21; Geremia 25:9-11) e questo molti anni dopo queste parole perché agirono ancora malvagiamente!

Harry Hoffner commenta: “Israele fu avvertito molte volte nel corso degli oltre quattrocento anni della monarchia prima che la pazienza paziente di Yahweh raggiungesse la fine e il regno e la nazione fossero spazzati via dai Babilonesi”.

Il popolo Ebraico conosceva i termini del patto: se avessero obbedito, il Signore lo avrebbe benedetto, se avessero disobbedito, li avrebbe castigati (Levitico 26:14-46; Deuteronomio 28:15-69; 29:15-27).

In una delle condizioni del patto Sinaitico, o di Mosè, in Deuteronomio 28:36 leggiamo: “Il SIGNORE farà andare te e il re, che avrai costituito sopra di te, verso una nazione che né tu né i tuoi padri avrete conosciuto; lì servirai dèi stranieri, il legno e la pietra”

Ancora Robert Bergen ci dice: “La condizione di fede maligna che indusse Israele a chiedere un re invece di ripristinare una relazione con Dio fu ciò che alla fine avrebbe fatto sì che la nazione “venisse spazzata via” (v. 25; una forma di sāpâ). Nessun re, per quanto potente, avrebbe potuto fermare l’ondata di giudizio divino che si sarebbe riversata contro Israele nel giorno dell’ira del Signore”.

Questa ultima frase finale è acuta e devastante! 
Saranno spazzati tutti via, compreso il re che hanno voluto caparbiamente al posto del Signore!

Quindi, in nessun momento della storia del popolo d’Israele si riconosce al re di avere qualche pretesa o prerogativa speciale; anche lui perirà in caso disobbedienza, di ribellione, d’idolatria!
 
Sia il popolo che il re sono esortati a obbedire al Signore, altrimenti saranno spazzati via entrambi. 

Israele voleva un re che combattesse le loro battaglie; ma nessun re potrà difenderli dal giudizio di Dio, tranne uno, cioè Gesù Cristo (2 Samuele 7:11–14; Isaia 9:6–7; Geremia 23:5–6; 30:9; 33:15–17; Zaccaria 9:9; Atti 2:25–36; 3:20–26; 13:27–37; 18:28).

Solo Gesù ci libera dall’ira di Dio! (Giovanni 3:16,36; Romani 5:1-11).

CONCLUSIONE 
Giovanni della Croce disse: “Poiché nell'ora della morte sarete certamente dispiaciuti di non aver impiegato tutto il vostro tempo al servizio di Dio, perché non impiegate ora il vostro tempo come vorreste aver fatto quando siete in punto di morte?” 

Questa frase ci fa riflettere molto: prima di avere rimpianti, prima che sarà troppo tardi, è meglio che cominciamo da ora a servire il Signore, a essergli consacrati fedelmente e integralmente, considerando che il Signore prende seriamente il modo come ci comportiamo, un giorno, infatti, gli daremo conto del nostro comportamento (cfr. per esempio Matteo 25:31-46; Romani 14:10-12; 2 Corinzi 5:6-10; Apocalisse 20:11-15).

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