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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Sofonia 3:17: Il Signore gioirà per il Suo popolo

 Sofonia 3:17: Il Signore gioirà per il Suo popolo 
“Il Signore, il tuo Dio è in mezzo a te, come un potente che salva; egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua; si acqueterà nel suo amore; esulterà, per causa tua con grida di gioia”.
In questo versetto troviamo quello che O.P. Robertson ha chiamato: “Una poesia d'amore personale". 
Nel contesto di questo capitolo vediamo che prima Sofonia profetizza il castigo di Gerusalemme per i propri peccati, una città ribelle, contaminata e piena di soprusi, i suoi capi, giudici, profeti e sacerdoti erano corrotti, arroganti, infrangono la legge. 
Sofonia profetizza che il Signore avrebbe portato vera giustizia per tutti i popoli nel giorno della Sua ira (vv.1-8). 
Dopo profetizza le benedizioni future (vv.9-20). 
Il Signore benedirà sia Gerusalemme e sia le nazioni. 
Nel mezzo del giudizio c'è misericordia per il pentito. 
I peccatori purificati di tutte le nazioni adoreranno e serviranno Dio con cuore puro (vv. 9–10).
Gerusalemme non sarà più caratterizzata dall'orgoglio, dalla ribellione, dalla disonestà e dall'inganno dei giorni di Sofonia.
Il male sarà rimosso dalla comunità del popolo di Dio (vv.11–13).
Sebbene in precedenza Israele possa aver provato dolore a causa delle punizioni di Dio, ora proverà gioia. 
Dimoreranno insieme a Dio, il loro Re, senza timore di ulteriori giudizi (vv.14–15). 
In vista di questo futuro promettente, non devono essere pigri, o scoraggiati, ma vigili e pieni di fiducia. 
La sconfitta sarà sostituita dalla vittoria. 
Dio toglierà loro la vergogna e nel Suo amore darà loro nuova vita (vv.16–18). 
Gli esiliati saranno raccolti dalle terre della loro oppressione e saranno ristabiliti nella loro stessa terra. 
Sotto il dominio di Dio parteciperanno con Lui a ricevere lode da tutta la terra (vv.19-20).
Nel v.17 vediamo tre aspetti che dobbiamo tenere a mente.
Prima di tutto vediamo:
I LA PRESENZA DEL SIGNORE 
“Il Signore, il tuo Dio è in mezzo a te, come un potente che salva”.
Al v. 15 è scritto che il Signore, il Re d’Israele è presente nella vita del Suo popolo, ora la descrizione del Signore è presente nella vita d’Israele come un potente che salva.
Molte calamità possono colpire Israele a causa dei suoi peccati contro il Signore, ma alla fine il Signore mostrerà la Sua potenza salvifica da ogni nemico. 
Noi vediamo allora:
A) Il Dio che entra in scena
“Signore” (Yahweh) ci ricorda tutte le grandi opere che il Signore ha eseguito per conto d’Israele; che entra nella scena, nella storia del Suo popolo.
Questo nome appare molte volte in relazione all'opera redentrice di Dio sottolineando così la sua enorme importanza (cfr. per esempio Levitico 26:45; Salmo 19:14). 
“Signore” (Yahweh) è il nome con cui si è presentato a Mosè in Esodo 3:14-15, e significa “Colui che è”!
L’accento principale di questo nome è posto sul messaggio di liberazione, di salvezza. 
“Signore” è considerato il nome del Patto, perché è il nome con cui Dio si è rivelato agli Israeliti per mezzo di Mosè quando entrò in alleanza con loro (Esodo 3:14-15; 6:2-3; 15:1-13; 33:19; 34:6-7).
“Il nome implica che non ha avuto inizio, non avrà fine ed è sempre presente. Il nome implica anche che il suo essere deriva dalla sua stessa autodeterminazione di essere e di essere ciò che è, quindi è eternamente quello che è” (MacArthur, J., & Mayhue R.).
“Signore” esprime la qualità di Dio dell'essere assoluto come presenza eterna, immutabile e dinamica; una realtà auto-esistente, Dio è la causa non causata.
Prima di Lui non esisteva nulla, e senza di Lui non c'è vita!
Il Signore è Colui che in se stesso possiede la vita e l'esistenza permanente.  
Come tale, solo il Signore può dare vita a un altro.
Questo nome indica che Dio è una realtà attiva, presente ed efficace, che subentra in scena, infatti, si è presentato a Mosè per intervenire nella vita del Suo popolo per liberarli dalla schiavitù in Egitto (Esodo 3:14-15; 6:2-3).
Noi vediamo ancora:
B) Il Dio che è fedele 
“Il tuo Dio” è il Dio che rivendica Israele come Suo popolo e Dio a sua volta è rivendicato come tale dal Suo popolo. 
“Il tuo Dio" significa il Dio che sostiene, soccorre e salva questo popolo con cui è legato attraverso un patto e a cui il popolo doveva dare conto (Esodo 19-24; Levitico 26; Deuteronomio 27-28).
Il Signore è il loro Dio perché hanno accettato i termini del patto (Esodo 19:5-6), e ha pretese su di loro perché li ha riscattati dall'Egitto (Esodo 20:1-2), fornisce una ragione per gli Israeliti a essergli devoti e obbedienti (cfr. per esempio Esodo 20:1-17).
Il Signore aveva fatto delle promesse ai patriarchi d’Israele e lo aveva liberato dalla schiavitù d’Egitto per essere il suo Dio.
Il popolo salvato dal Signore, appartiene a Dio a cui deve assoluta fedeltà (cfr. per esempio Esodo 20:1-6).
In Deuteronomio 7:7-10 è scritto: “Il SIGNORE si è affezionato a voi e vi ha scelti, non perché foste più numerosi di tutti gli altri popoli, anzi siete meno numerosi di ogni altro popolo,  ma perché il SIGNORE vi ama: il SIGNORE vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha liberati dalla casa di schiavitù, dalla mano del faraone, re d'Egitto, perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri. Riconosci dunque che il SIGNORE, il tuo Dio, è Dio: il Dio fedele, che mantiene il suo patto e la sua bontà fino alla millesima generazione verso quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti,  ma a quelli che lo odiano rende immediatamente ciò che si meritano, e li distrugge; non rinvia, ma rende immediatamente a chi lo odia ciò che si merita”.
Come “tuo Dio”, il vero Dio, è fedele al Patto fatto con il Suo popolo!
“Fedele” (ʾāman) indica fermezza, stabilità, essere vero, che ha un’affidabilità tale in cui si può fare pieno affidamento, è degno di fiducia (cfr. per esempio Giobbe 12:20; Salmo 19:7; Isaia 55:3; Michea 7:5).
Lo studioso Bill Arnold parlando dell’affidabilità di Dio scrive: ” La fedeltà è essa stessa un tratto di durata, permanenza e affidabilità, ma quando descrive Dio in questo modo, l'Antico Testamento sceglie di non usare un'astrazione, ma un'espressione che connota ‘Colui che si dimostra fedele’”.
Il teologo Robert Culver scrive: “Poiché Dio è vero, non cambierà il Suo carattere. Sarà fedele a se stesso. Per noi, sue creature, rimarrà lo stesso che è sempre stato”.
La fedeltà è che in Dio che garantisce che Egli non potrà mai essere, o agire in contraddizione con Se Stesso (2 Timoteo 2:13).
Dio non cesserà mai di essere ciò che è e che Egli è!
Tutto ciò che Dio dice, o fa è in accordo con la Sua fedeltà.
Egli sarà sempre fedele a Se Stesso, alla Sua opera e alla Sua creazione. 
Questo significa anche che Dio mantiene le Sue promesse. 
A causa del Suo potere illimitato e capacità, non avrebbe mai potuto impegnarsi a fare qualcosa di cui si sarebbe poi rivelato incapace (cfr. per esempio 2 Corinzi 1:18-22). 
Dio mantiene la parola data e perciò possiamo fidarci di Lui (Numeri 23:19).
Nella presenza del Signore in mezzo al Suo popolo vediamo che è:
C) Il Dio guerriero che combatte 
“Come un potente che salva”.
Il Dio guerriero che aveva causato distruzione a Gerusalemme ora viene a portare la sua liberazione. 
Dio è il guerriero che combatte per il Suo popolo e vince i suoi nemici.
“Potente” (gibbôr) è un’immagine militare, un uomo che è idoneo al servizio militare, in grado di portare armi, o uno che ha effettivamente combattuto in combattimento, che si è già distinto compiendo azioni eroiche.
Indica un guerriero che è in grado di superare tutti i Suoi nemici, quindi combatte e libera il Suo popolo dai nemici (cfr. per esempio Deuteronomio 10:17-18; Salmo 24:8; 89:8-10; Isaia 10:20-27; 42:13).
La rappresentazione di Dio come un potente guerriero non è un modo insolito nell'Antico Testamento di trasmettere il messaggio che egli è colui che aiuterà il Suo popolo nelle sue difficoltà (cfr. per esempio Isaia 42:13; Geremia 20:11). 
“Potente” allora, è un termine che si riferisce al Dio di Israele con enfasi sulla Sua forza, o capacità (Deuteronomio 10:17; Geremia 32:18; Neemia 9:32).
In Isaia 10:21 il Signore è chiamato “Dio potente" (ʾēl gibbôr), e come eroe e guerriero d'Israele per eccellenza, ne ottiene la vittoria (cfr. per esempio Salmo 24:8-10; Isaia 42:13; Abacuc 3:8–15) e libera il Suo popolo (cfr. per esempio Esodo 15:2; Salmi 68:17–20). 
Nel suo canto trionfale, Mosè ricorda la liberazione potente del popolo d’Israele dagli Egiziani e di come il Signore li ha fatti morire nel Mar Rosso, in Esodo 15:3 dice: “Il SIGNORE è un guerriero, il suo nome è il SIGNORE”.
In Deuteronomio 1:30 Mosè incoraggia il popolo dicendo: “Il SIGNORE, il vostro Dio, che vi precede, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto tante volte sotto gli occhi vostri in Egitto e nel deserto” (v.30).
Il popolo non doveva avere paura di nulla, perché il Signore è il loro Dio (ʾElōhiym), cioè l'essere soprannaturale che ha creato l’universo e lo governa, è forte e potente”, “la divinità suprema”, che ha un'energia assoluta e illimitata, si sarebbe preso cura di loro e li avrebbe preceduti, sarebbe andato davanti a loro per proteggerli e guidarli nel loro cammino come aveva fatto nel passato nel fuoco di notte e nella nuvola di giorno (Esodo 13:21-22).
Mosè ha rassicurato il popolo dicendo che il Signore: ”Combatterà egli stesso per voi”  riportandoli a considerare le vittorie che Dio aveva dato loro in passato in Egitto e nel deserto. 
Quindi questa immagine è una dichiarazione di rassicurazione per il popolo d’Israele che lo avrebbe liberato dai nemici (gli Assiri, o i Babilonesi) come ne parla anche il profeta Naum (Naum 1-3).
Dio è il potente guerriero che combatte per il Suo popolo e vince i suoi nemici!
Colui che può spazzare via tutta la creazione (Sofonia 1:2-3) e che combatte contro ogni idolatria (Sofonia 1:4-6) e ingiustizia, sia nelle nazioni pagane (Sofonia 2:4-15) che nel suo popolo (Sofonia 1:7-13; 3:1-7), ha stabilito un giorno in cui andrà a combattere contro il peccato (Sofonia 1:14-18; 3:8, 15-17). 
Egli libererà il Suo popolo (Sofonia 3:14-15, 17) e porterà la pace eterna in tutta la Sua pienezza (completezza, salute, prosperità, sicurezza e benessere) per tutti i credenti (Sofonia 3:9-10,14-20). 
Così Dio non è solo semplicemente il più grande e potente di tutte le divinità della terra, è anche Colui che sopprime il male e salva provvedendo piena felicità all'umanità. 
Dio è il Bene Supremo!
In questo versetto vediamo ancora:
II L’AMORE DEL SIGNORE 
Poi il profeta dice: “Si acqueterà nel suo amore”. 
Questa è una descrizione entusiasta dell'amore di Dio per il Suo popolo. 
O.P. Robertson riguardo questo versetto scrive: “Questo versetto è il Giovanni 3:16 dell'Antico Testamento”.
Questa espressione indica un amore profondamente sentito.
“Amore” (āhăbâ) è uno stato, o una condizione di forte affetto per un’altra persona basata sulla relazione.
Troviamo per esempio questa parola Ebraica per l'amore tra uomo e donna, per esempio di Giacobbe per Rachele (Genesi 29:18; cfr. per esempio Cantico dei Cantici 2:4,5,7); per l’amore tra amici (2 Samuele 1:26) ed è anche usato come qui, per l'amore di Dio per il Suo popolo dell'alleanza espresso attraverso l'amore di Osea per la moglie separata (Deuteronomio 4:37; 7:8 ,12- 13; 10:14-15; Isaia 63:9; Osea 3:1).
Si acqueterà nel Suo amore è stato interpretato in vari modi, quelli più accreditati sono per esempio: il Signore si asterrà dall’eseguire il giudizio di Dio sul Suo popolo, oppure che coprirà i peccati del Suo popolo, oppure si riposerà nel Suo amore per popolo.
Poi vi è l’interpretazione che vede qui il Dio guerriero che salva, che ora riposa nella soddisfazione della Sua vittoria e nel rapporto d'amore che esiste tra Lui e il Suo popolo. 
La guerra è finita e un popolo nuovo riconosce il Suo dominio e confida nel Suo nome (Sofonia 3:12). 
In altre parole, questa è un'immagine di grande contentezza nel cuore di Dio per ciò che ha realizzato a favore del Suo popolo.
Oppure il Signore mentre è in pace, tranquillo, in silenzio, questo è il significato di “si acqueterà” (yaḥărîš), contempla coloro che Egli ama! 
Proprio così Dio contempla coloro che Egli ama!
Keil commenta: “Il silenzio nel suo amore è un'espressione usata per indicare l'amore profondamente sentito, che è assorbito nel suo oggetto con ponderazione e ammirazione, e forma il correlato alla gioia di esultazione, cioè alla forte dimostrazione del proprio amore".
Immagino un padre, o una madre che in silenzio dal profondo del loro amore contemplano il figlio e poi sono presi dalla gioia per loro.
Quante volte lo abbiamo fatto con i nostri figli piccoli, o lo abbiamo visto fare agli altri con i loro figli!
Il Signore, il Guerriero Salvatore, contemplando in silenzio, è contento del Suo amore per te che fai parte del Suo popolo!
Così la gioia del Signore si esprime sia nella contemplazione silenziosa dell'amato sia nella celebrazione di gioia.
Come poteva e come può, il Signore, il Re, l’eterno, infinito Dio, concentrare tutto il Suo essere nell'amore di una creatura temporale di polvere? 
Come poteva e come può il Santo deliziarsi e gioire nella contemplazione amorosa dei peccatori?
Forse per qualcuno questo modo di esprimersi potrebbe essere eccessivo, ma dobbiamo ricordare che Dio nella Sua essenza è amore! (cfr. 1 Giovanni 4:8).
Il Signore non solo ama il Suo popolo, ma si compiace di amarli!
Waylon Bailey scrive: “Considerare Dio Onnipotente sprofondare in contemplazioni d'amore per un essere umano un tempo miserabile difficilmente può essere assorbito dalla mente umana. Ma questo è esattamente il punto del versetto: Dio si compiace di te…Questo sorprendente amore di Dio per gli esseri umani è inspiegabile. Le menti umane non sognerebbero mai un tale Dio. Le azioni umane, o il carattere umano non potrebbero mai meritare tale amore. L'amore di Dio arriva nel suo silenzioso assorbimento perché questo è ciò che Dio è”.
Una parte dell’inno “The Love of God” di Frederick M. Lehman dice: “L'amore di Dio è molto più grande di quanto la lingua o la penna possano mai dire; va oltre la stella più alta, e raggiunge l'inferno più basso”. 
Il Signore non ci ama perché siamo amabili, o perché abbiamo qualcosa di speciale, ma perché nella Sua natura è amore!
Nella natura di Dio stesso troviamo l'unica spiegazione di questo amore per il Suo popolo!
Se un essere umano, con tutti i limiti della sua natura può compiacersi nell’amare, a maggior ragione lo può fare il Signore, perché è amore e nella Sua perfezione, immutabilità ed eternità può raggiungere profondità ancora maggiori di amore e sostenere queste profondità senza restrizioni di tempo e variazioni!
Così non è esagerato il fatto che il Dio di amore sprofondi nella quiete contemplativa per il Suo popolo benché siano peccatori. 
Sofonia descrive qui l’amore di Dio che sorpassa ogni conoscenza, come dirà Paolo in Efesini 3:19, un amore che supera ogni immaginazione umana!
Dunque, Dio ti ama, e non può essere diversamente perché è amore! (1 Giovanni 4:8) e come tale è perdona i peccati del Suo popolo e pensa al suo bene (cfr. per esempio Salmo 32:1; Efesini 1:7; 1 Giovanni 2:1-2).
Il Signore non è un Dio remoto, distante, freddo e indifferente alla situazione umana.
Piuttosto, il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, ha dimostrato il Suo amore per noi quando eravamo ancora peccatori, e ha dato il Figlio Gesù Cristo a morire per noi!
Il Suo amore è eterno (cfr. per esempio Geremia 31:3), e non ci abbandonerà mai! (cfr. per esempio Isaia 49:14-16).
Niente e nessuno ci separerà dall’amore di Dio! (Romani 8:35,37-39).
Possiamo essere fiduciosi che Dio ci ama con un profondo amore personale e gioia che nulla può distruggere. 
Infine, in questo versetto vediamo ancora:
III LA FESTA DEL SIGNORE
Prima di tutto consideriamo:
A) La gioia grande del Signore per il Suo popolo
“Egli si rallegrerà con gran gioia per causa tua”. 
“Si rallegrerà di gran gioia” (yśîś – qal imperfetto attivo) indica la contentezza, l’essere deliziato, essere felice, lieto, cioè avere un sentimento, o un atteggiamento di affetto e godimento nel Suo popolo, che implica un amore, o una relazione con il Suo popolo.
È un verbo che indica grande giubilo e festa giubilante.
Questa gioia è la gioia che avrà luogo quando il Signore e Gerusalemme rinnoveranno la loro relazione, quando il popolo ritornerà in obbedienza al Signore come profetizzato in Deuteronomio 30:1-10.
Alcuni studiosi pensano che Sofonia vede il compimento di questa antica promessa nella futura manifestazione dell'amore di Dio per il Suo popolo. 
Ma in queste immagini di gioia, lo studioso Marvin Sweeney vede la metafora del matrimonio dove il marito, il Signore (Yahweh) si ricongiunge con la moglie (Gerusalemme), dopo un periodo di separazione. 
Il grido di battaglia nel giorno del giudizio (Sofonia 1:14-18) sarà sostituito dal silenzio amorevole struggente e dalla gioia del ricongiungimento di due amanti!
Questa frase esprime la profondità dell’amore di Dio per il Suo popolo che esplode nella gioia! 
Sofonia dipinge un ritratto molto diverso di Dio, da quelli che lo pensano sempre accigliato, o solo sempre arrabbiato!
Sofonia presenta Dio gioioso per il Suo popolo che ama e salva!
Pensare che Dio combatte per noi che facciamo parte del Suo popolo è di grande conforto, ma che il Dio Santo e giusto, d’ira, si rallegra per il peccatore…. beh questo è incomprensibile e stupefacente!
Sofonia descrive non solo l’amore di Dio, ma anche la Sua gioia, che supera tutte le immaginazioni umane.
Se fai parte del popolo di Dio, hai un grande significato per Lui! E stiamo parlando di Dio il Creatore!
Wayne Grudem scrive: “Dio non ha bisogno di noi per nulla, eppure il fatto sorprendente della nostra esistenza è che sceglie di deliziarsi di noi e di permetterci di portare gioia al suo cuore. Questa è la base del significato personale nella vita di tutto il popolo di Dio: essere significativi per Dio significa essere significativi nel senso più assoluto. Non si può immaginare un significato personale più grande”. 
Questa gioia è radicata nella natura del Signore che è un Dio di misericordia, un Dio che perdona! 
In Michea 7:18 leggiamo: “Quale Dio è come te, che perdoni l'iniquità e passi sopra alla colpa del resto della tua eredità? Egli non serba la sua ira per sempre, perché si compiace di usare misericordia”.
Nessuno è come Dio che si diletta nel perdonare i peccati del Suo popolo, che si compiace (ḥāpēṣ), cioè che ha una grande piacere di usare misericordia!
Questo è dimostrato nella parabola del figliol prodigo, quel padre che abbraccia il figlio che ritorna a casa e fa festa per lui (Luca 15:11-32).
O un pastore che grida con gioia ad amici e vicini che la pecora smarrita dal gregge è stata ritrovata (Luca 15:3–7). 
Nella festa del Signore troviamo:
B) L’esultanza del Signore per il Suo popolo
“Esulterà, per causa tua con grida di gioia”. 
Non solo Gerusalemme deve gridare di gioia dice il v.14, ma anche il Signore stesso esulterà a motivo di Gerusalemme con gioia e si rallegrerà per lei (cfr. per esempio Deuteronomio 30:9; Isaia 62:5; 65:17-19; Geremia 32:41).
L'intera scena raffigura una grande assemblea dove Dio e il Suo popolo si rallegrano reciprocamente del loro amore reciproco.
Come la sposa è la gioia dello sposo (Isaia 62:1-5), o come il padre è gioioso per il figliol prodigo (Luca 15:22-24). 
John Piper scrive: “Dio esulterà davvero per noi? Dobbiamo bandire per sempre dalla nostra mente il pensiero che Dio ci ammetta a malincuore nel suo regno, come se Cristo avesse trovato una scappatoia nella legge, avesse patteggiato e ci avesse fatto passare per il giudice. Non è così! Dio stesso, il Giudice, ha proposto Cristo come sacrificio sostitutivo e, quando ci fidiamo di lui, Dio ci accoglie a braccia aperte. Ci mette un anello al dito, uccide il vitello grasso, dà una festa, lancia un grido che scuote le estremità della creazione e guida la danza festosa”.
“Esulterà” (āygîl – qal imperfetto attivo) esprime una grande gioia!
Questo è quello che il Signore voleva e vuole che noi sapessimo: gioisce e gioirà per noi!
La parola “grida di gioia” (riānnh), la troviamo nel contesto della battaglia per descrivere il grido della vittoria, in particolare quando il Signore, il Divino Guerriero vince per il Suo popolo contro i nemici (cfr. per esempio Salmo 118:15; Isaia 14:7; 48:20; 51:11). 
C’è anche il significato in relazione al culto del Signore, quindi quello del canto di gioia al Signore (cfr. per esempio Cronache 20:22; Salmo 42:4; Isaia 35:10), ma qui è il Signore che canta a causa nostra!!!
Così il Signore non è solo il nostro Salvatore sofferente; Egli è anche il nostro Salvatore cantante, che canta di gioia per te!
Il senso allora potrebbe essere:”Il Signore  avrà il cuore così pieno di gioia che canterà a squarciagola per te!".
Certo il significato che Dio ha una grande gioia per noi e griderà di gioia, o canterà di gioia per noi, è davvero un’altra immagine stupenda!
John Piper a riguardo scrive: “Riesci a immaginare come sarebbe se potessi sentire Dio cantare? Ricordate che è stata semplicemente una parola pronunciata che ha portato all'esistenza l'universo. Cosa accadrebbe se Dio alzasse la voce e non solo parlasse, ma cantasse?... Quando penso alla voce di Dio che canta, sento il rimbombo delle cascate del Niagara mescolato al rivolo di un ruscello di montagna muschioso. Sento l'esplosione del Monte St. Helens mescolata alle fusa di un gattino. Sento la potenza di un uragano della costa orientale e lo sbuffo appena udibile di una neve notturna nel bosco. E sento il ruggito inimmaginabile del sole spesso 865.000 miglia, un milione e trecentomila volte più grande della terra, e nient'altro che fuoco, 1.000.000 gradi centigradi, sulla superficie più fredda della corona. Ma sento questo ruggito inimmaginabile mescolarsi al tenero, caldo crepitio dei tronchi del soggiorno in un'accogliente notte d'inverno. E quando sento questo canto rimango sbalordito, barcollante, senza parole che stia cantando su di me. Egli gioisce per il mio bene con tutto il cuore e con tutta l'anima (cfr. Geremia 32:41)”
Spurgeon riguardo al grande canto del Signore c’incoraggia a pensarlo dicendo: “Riuscite a immaginarlo? È possibile concepire la Divinità che irrompe in un canto: Padre, Figlio e Spirito Santo insieme cantano sui redenti? Dio è così felice nell'amore che porta al suo popolo che rompe il silenzio eterno, e il sole, la luna e le stelle con stupore sentono Dio cantare un inno di gioia”.
Anche i veri cristiani conoscono per esperienza cosa significa che Dio è potente nel salvare, l’hanno sperimentato con la salvezza dai loro peccati in Gesù (Matteo 1:21; Romani 1:16). 
Grazie al sacrificio di Gesù, Dio ci vede puri se siamo veri cristiani (Ebrei 10:10-14) e si rallegra e si rallegrerà di noi quando saremo alla Sua presenza! 
Ora pensate la scena: da una parte Dio contempla tranquillamente coloro che ama e poi l’esultanza di gioia per chi ama!
Straordinario!!!!!
Forse per qualcuno è sconveniente.
A riguardo John Piper dice: “Qualcuno potrebbe chiedere: ‘Non è un po' sconveniente e indegno da parte di Dio entusiasmarsi, gridare e continuare così? Ma io rispondo: Ricordate la moglie di Davide, Mical. Quando Davide danzava con gioia davanti al Signore con tutte le sue forze, Mical disprezzava questa smodata manifestazione di emozioni. E il Signore la rese sterile per il resto della sua vita! Perché lui vuole essere molto apprezzato e un giorno ci mostrerà come gioire con tutta la sua forza.
Un altro potrebbe chiedersi: ‘Ma non sminuisce Dio il fatto che si rallegri per noi?’ Non necessariamente. Sarebbe ingiusto se facesse di noi il suo dio, se fossimo noi e non lui stesso la fonte ultima della sua gioia. Ma non è così. Non siamo il suo Dio. Lui è il suo Dio. E quando saremo davanti a lui, redenti in Cristo Gesù, vedrà la sua opera. ‘Siamo opera sua, creati in Cristo Gesù’. Secondo 3:12, è Dio stesso che farà in modo che in mezzo a Sion ci sia un popolo umile e docile che si rifugia nel suo nome. È forse sminuire il progettista della torre IDS esultare per la bellezza di quell'edificio all'alba di settembre? Non sminuisce forse Michelangelo il fatto di gioire con le lacrime guardando il soffitto della Cappella Sistina? Né sminuisce Dio il fatto che, quando l'opera divina della vostra redenzione è compiuta e tutti i milioni di persone sono riunite davanti al suo trono, gli umili e i poveri, Dio scoppi in un canto e si rallegri per voi con tutto il suo cuore e con tutta la sua anima.
Perciò, nell'attesa del giorno del Signore: ‘Cercate il Signore, voi tutti umili della terra... cercate la giustizia, cercate l'umiltà... Rallegrati ed esulta con tutto il cuore, o figlia di Gerusalemme’" (2:3; 3:14). Amen”.
CONCLUSIONE
Quali applicazioni possiamo fare considerando questo versetto di Sofonia?
Questo versetto dovrebbe stimolare in noi:
1) Pace e forza nel servizio considerando l’amore di Dio
Come dice David Guzik possiamo fare due applicazioni: “Sapere che questo è il tenero amore e la cura di Dio per noi dovrebbe farci reagire in due modi. In primo luogo, non temiamo - se il Potente ci ama e si compiace di noi in questo modo, di cosa possiamo avere paura? 
In secondo luogo, non lasciamo che le vostre mani siano deboli - sapendo che questo potente Signore dell'Amore è per noi, vogliamo essere per Lui con tutte le nostre energie. Non diventeremo deboli o stanchi nel nostro servizio per Lui”.
In secondo luogo questo versetto dovrebbe stimolare in noi:
2) Gioia
Sapere che Dio si rallegra a causa nostra, anche noi dovremmo gridare di gioia ed esultare verso di Lui (cfr. Sofonia 3:14).
Dobbiamo gioire in Dio perché il Re misericordioso, il potente che salva si rallegra di noi!
Infine questo versetto alimenta la:
3) Speranza
Questo passo di benedizione, segue i versetti vv.1-8 di giudizio, pertanto questo versetto insieme al contesto dei vv.9-20, ci parlano di speranza: la speranza in mezzo al giudizio!
Così anche per coloro che si credono i peggio peccatori, o pensiamo siano i peggio peccatori, devono e dobbiamo ricordare che nessuno è senza speranza davanti a Dio! (per esempio Luca 19:1-10; 1 Timoteo 1:15-16). 
C’è speranza anche per i peggio peccatori!
C’è speranza per tutti, Dio può fare cose nuove se siamo umili, se confidiamo in Lui e se ci pentiamo dei nostri peccati (vv.11-13; Atti 20:21). 
C’è anche la speranza in Dio per le promesse: Dio promette una restaurazione (vv.9-20) e ciò che Dio promette realizzerà! (Numeri 23:19).  
Nel v.18 troviamo la promessa di Dio che rimuove la tristezza degli Ebrei esiliati che ritorneranno a casa e parteciperanno alle feste solenni (v.18).
Dobbiamo attendere con ansia quel giorno quando saremo alla presenza festosa di Dio!
I cristiani hanno la speranza in cielo (Colossesi 1:5) dov’è la nostra cittadinanza (Filippesi 3:20), hanno la speranza della vita eterna (Tito 1:2).
Da questa terra, dove siamo stranieri e pellegrini (Ebrei 11:13; 1 Pietro 2:11), saremo alla presenza gloriosa di Dio per partecipare alla festa di Gesù con la Sua sposa! Giorno di gioia ed esultanza (Apocalisse 19:1-9).
Saremo in una nuova creazione libera dalla maledizione del peccato (cfr. per esempio Isaia 65:17–25; Apocalisse 21-22).
Meditare e tenere sempre presente in mente questa immagine di festa di Sofonia, certamente aumenterà il nostro desiderio della presenza gloriosa e festosa di Dio in cielo.
Possiamo allora alimentare la nostra speranza dell’eternità alla presenza di Dio, meditando proprio al Dio che è presente in mezzo al Suo popolo, il Guerriero che salva, che ama, gioisce ed esulta per il Suo popolo.

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