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Giovanni 3:14-15: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (2)

 Giovanni 3:14-15: La seconda reazione di Gesù a Nicodemo (2)
La necessità del sacrificio di Gesù
Nei vv.9-13 abbiamo visto la seconda reazione di Gesù a Nicodemo, dopo aver parlato della natura e della necessità nuova nascita per vedere ed entrare nel regno di Dio.
I vv.14-15 ci parlano ancora della seconda reazione di Gesù con l’insegnante d’Israele.

Nei vv.14-15 troviamo un'altra chiara e forte affermazione del principio che la nostra salvezza dai peccati, è sempre un’opera della grazia di Dio.
Questa salvezza è per mezzo il sacrificio di Gesù sulla croce, la Sua resurrezione ed esaltazione in cielo.

Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così è stato necessario che il Figlio dell'uomo, Gesù, doveva essere innalzato per dare la vita eterna a chi crede in Lui!

Nella Bibbia ciò che vediamo che la salvezza e quindi la vita eterna, non è per le buone opere, ma per sola grazia di Dio per la sola fede! (cfr. per esempio Romani 4:4; Galati 2:16; Efesini 2:8-9; Tito 3:5).

Ci sono molte cose che separano il vero cristianesimo dalle altre religioni di questo mondo, ma la più importante è che il cristianesimo non è una religione che ti devi guadagnare la salvezza con le buone opere!

In Giovanni 3:14-15 vediamo: il paragone, la predizione e il proposito.

Cominciamo con:
I IL PARAGONE 
Nel v.14 leggiamo: “E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto”.
Gesù fa un paragone con un fatto accaduto sotto l’Antico Patto: il serpente innalzato da Mosè.
Come Mosè innalzò il serpente (Numeri 21:4-9), così è necessario che il Figlio dell’uomo sia innalzato.

Gesù si muove da una spiegazione della nuova nascita con le parole “acqua” e “spirito” utilizzati da Ezechiele (Ezechiele 36:25-27), a un passaggio narrativo del serpente di bronzo nel deserto (Numeri 21:4–9). 

La frase greca inizia con una congiunzione (kai) che qui ha il significato di “e” come un evidenziatore che unisce e aggiunge quando dirà dopo (cfr. Matteo 5:39; 8:33).

Ci sono due connessioni tra questo versetto e i versi precedenti: la prima è per convincere lo scettico Nicodemo che Dio nella storia ha fatto cose che ci possono sembrare assurde, o strane, o incomprensibili.
 
Quel serpente di bronzo su un’asta era il mezzo usato dalla provvidenza di Dio per dare guarigione, una nuova vita fisica ai figli di Israele morsi dai serpenti velenosi.

Perché allora si dovrebbe pensare così strano, o assurdo, che per la saggezza e la grazia di questo stesso Dio, è necessaria nuova vita spirituale per entrare nel regno di Dio e avere la vita eterna? 

Quindi si può credere alle verità spirituali anche se a volte ci possono sembrare assurde, o incomprensibili!

Anche se non riusciamo a capire come funziona nei particolari un aereo, come decolla, come vola, come atterra, com’è guidato senza punti di riferimento e perdere così l’orientamento, non significa che non lo prendiamo per andare alla nostra destinazione, ma lo prendiamo per fede.

Come per l’aereo, ci sono tante altre cose che facciamo fidandoci anche se non conosciamo come funzionano!

Nicodemo doveva imparare questo, e da qui Gesù spiega il motivo per cui è venuto, in collegamento con il regno di Dio, parlerà ora della vita eterna che è collegata alla fede in Lui.

La seconda connessione è con il Figlio dell’uomo.
Gesù aveva appena parlato che il Figlio dell’uomo (v.13), cioè Lui stesso, ha l’autorità e la qualifica di parlare delle cose del cielo perché è disceso dal cielo.
In collegamento a questo Gesù dice il motivo per cui è sceso sulla terra: per essere innalzato come il serpente di bronzo di Mosè per dare la vita eterna

Il paragone che Gesù fa lo troviamo in Numeri 21:8-9: “Il SIGNORE disse a Mosè: ‘Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita’.  Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra un'asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita”.

Ma qual era il contesto della riproduzione del serpente velenoso? 
Perché il Signore aveva comandato a Mosè di forgiare un serpente velenoso e di metterlo sopra un’asta?

Prima di tutto vediamo:
A) La corruzione del popolo
Il popolo aveva peccato.

Numeri 21:4-5 dice: “Poi gli Israeliti partirono dal monte Or, andarono verso il mar Rosso per fare il giro del paese di Edom; durante il viaggio il popolo si perse d'animo.  Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: ‘Perché ci avete fatti salire fuori d'Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c'è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero’”.
Il popolo d’Israele ha disprezzato le vie e le disposizioni di Dio, in un certo senso indirettamente, parlando in questo modo, hanno trovato dei difetti in Dio.

Israele durante il viaggio verso la terra promessa si è scoraggiato, e ha parlato contro Dio e Mosè lamentandosi del cibo che provvedeva il Signore benevolmente, disprezzando la manna descrivendolo cibo leggero (qelōqēl), cioè miserabile, ripugnante, sgradevole, senza valore e bramava le prelibatezze dell'Egitto (cfr. Esodo 16; Numeri 11:4-6).

Dennis R. Cole scrive: “Quando il cuore di una persona è intento alla ribellione e assalito dal malcontento, anche il migliore dei doni del Signore può perdere il suo sapore; nulla soddisferà pienamente finché il cuore non sarà raddrizzato”.

Gesù raccontando questa storia dell’Antico Testamento vuole illustrare due aspetti della natura del peccato. 

Il primo aspetto è:
(1) Il peccato è come il morso mortale di un serpente velenoso
Il peccato morde e avvelena mortalmente come un serpente velenoso, infliggendo terribili ferite all'anima dell'uomo. 

Quindi, essere peccatori significa avere urgente bisogno di guarigione, di un “antidoto spirituale” per usare una metafora adatta al testo.

Con il morso di serpente, il tempo è importante, se la vita deve essere salvata, bisogna agire subito, perché dopo poche ore, o pochi giorni si muore.

Il secondo aspetto è:
(2) Il peccato è rivolto contro Dio e la Sua buona e perfetta volontà
Il fatto che i serpenti furono inviati in Israele come punizione da Dio per il peccato d’Israele, Gesù ci vuole far capire che il peccato è rivolto contro Dio.

Il peccato è un ammutinamento morale dell'uomo da Dio e un disprezzo verso la Sua autorità sovrana! E Dio lo prende seriamente!

Jerry Bridges affermava: “Il peccato è un affare serio per Dio, e diventa un affare serio per noi quando riflettiamo sul fatto che ogni peccato, indipendentemente da quanto apparentemente insignificante ci appare, è un'espressione di disprezzo verso l'autorità sovrana di Dio”.

Questo era sicuramente un elemento nella situazione di Nicodemo: la sua, arrivato a un certo punto, era una “cecità” volontaria!

Nicodemo non voleva vedere la verità sulla natura, necessità e modo della nuova nascita, andava contro il suo credo farisaico!

Nicodemo come gli Israeliti morsi dai serpenti velenosi, fino a quel momento, resistette alla verità perché il suo cuore era in ribellione contro Dio, tanto quanto lo erano gli Israeliti.

“Il peccato è il rifiuto della signoria divina e la disobbedienza alla volontà di Dio”
(Samuel A. Benetreau).

Ora non solo il religiosissimo Nicodemo era peccatore, la Bibbia altrove ci dice che tutti, senza distinzione di razza, di ceto sociale, di nazionalità, di età, di sesso, e così via, siamo peccatori (cfr. per esempio Romani 3:9-23; 1 Giovanni 1:8-10).

Il peccato è mettere se stessi al posto di Dio!

“L'essenza del peccato è il mio diritto a rivendicare me stesso” (Oswald Chambers).

Questa corruzione provocò il giudizio di Dio, vediamo allora:
B) La maledizione del popolo
Il popolo è stato giudicato da Dio a causa del suo peccato, il popolo tentò Dio (1 Corinzi 10:9).

In Numeri 21:6 leggiamo: “Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d'Israeliti morirono”.

Ogni anno nel mondo muoiono migliaia e migliaia di persone per un morso di serpente.
Non sappiamo a quale tipo di serpente velenoso si riferisce Mosè, in quella zona oggi vi sono nove tipi di serpenti velenosi, non sappiamo se vi erano anche di altri tipi in quel periodo, ma può essere anche probabile che Dio li abbia creato in quel momento.

Comunque, quello che sappiamo è che erano serpenti velenosi e le persone morse morivano.

La conseguenza della ribellione contro Dio è la morte e chi era morso non era in grado con le proprie forze di salvarsi da queste conseguenze. 
Senza la misericordia di Dio, sarebbero morti tutti.

La conseguenza del peccato è l’ira di Dio (cfr. per esempio Romani 1:18; 2:1-5).

La condotta corrotta portò una maledizione di morte!
Romani 6:23 dice: "Il salario del peccato è la morte".

In Numeri vediamo ancora:
C) La confessione del popolo
Il popolo riconosce il peccato. 
In Numeri 21:7 è scritto: “Il popolo venne da Mosè e disse: ‘Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti’. E Mosè pregò per il popolo”.

Grazie al giudizio di Dio, gli Israeliti hanno capito la gravità delle loro azioni peccaminose, cioè che hanno parlato contro il Signore e Mosè, rispondono con cuore pentito, confessando il loro peccato e Dio ha darà loro una soluzione per la loro salvezza. 
 
Avendo sperimentato diverse volte nel deserto l'efficace intercessione di un uomo giusto come Mosè, chiedono a lui di intercedere presso Dio a loro favore.
Mosè prega per loro.

Altrove nella Bibbia, vediamo che quando c’è la confessione dei peccati sincera e il ravvedimento c’è il perdono di Dio (cfr. per esempio Salmo 32:1-5; Matteo 5:8; Atti 3:19, 1 Giovanni 1:8-10).

Infine nell’esperienza dei serpenti velenosi in Numeri vediamo:
D) La soluzione per la salvezza del popolo
Il popolo è salvato con una soluzione simbolica che viene da Dio, solo Dio è capace di guarire il Suo popolo.

Numeri 21:8 dice: “Il SIGNORE disse a Mosè: ‘Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un'asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita’”. 

Le persone che morivano di serpenti venivano salvati guardando a un serpente di bronzo forgiato, per volontà di Dio, da Mosè.

Così una persona morsa dal serpente restava in vita se guardava il serpente di bronzo forgiato. 

Il rimedio è oltre che assurdo alla logica umana, troppo facile, troppo bello per essere vero, non ha senso in termini umani, ma facendo qualcosa di umanamente irrazionale, Israele mostrerà fede nella potenza del Signore e nella promessa di guarigione, questa era la loro unica speranza!

I rimedi divini per il perdono dei peccati, come il serpente di bronzo e un falegname morto su una croce, sono pazzia per i non credenti (cfr. 1 Corinzi 1:18), perché la grazia divina stessa non è conforme alla logica umana (cfr. Isaia 55:8-9).

Dunque, la soluzione di Dio al problema, sembra piuttosto strana, come per tutti i sacrifici sostitutivi, nello spargimento del sangue di un animale sacrificato per l’espiazione dei peccati, “poiché la vita della carne è nel sangue” (Levitico 17:11). 

La vita dell'uomo è persa a causa del peccato, e il sostituto è la vita dell'animale sacrificato. 
Il sangue, cioè la vita di un animale sacrificato è per il sangue, cioè la vita dell'uomo. 

Non è quindi sorprendente trovare lo stesso principio di parallelismo simbolico nella morte e nella vita dovuto al serpente di bronzo.

Quelli morti per il morso dei serpenti vivi furono restituiti alla vita attraverso un serpente morto con un atto di fede che consisteva nel guardare appunto il serpente di bronzo. 

Il potere di guarigione non risiedeva nel serpente di bronzo; era solo un simbolo per rivolgere i loro cuori a Dio, e quando lo facevano venivano guariti.

Come diceva Matthew Henry: “Ciò che guarì fu modellato a somiglianza di ciò che ferì”. 

Dio aveva promesso di guarire coloro che credevano abbastanza nella Sua promessa nel fare qualcosa che poteva essere assurda! 

Non c'era niente di magico nel serpente di bronzo, il guardare, cioè la semplice fede nella promessa di Dio era la chiave di guarigione, di vita!

La fede è lo sguardo di un'anima su un Dio che salva!

Quindi guardare con speranza per la salvezza dalla morte è stato un atto di fede paradossale in un Dio che aveva nelle mani il potere sulla vita e sulla morte.

Nel serpente di bronzo, il Signore mostra simultaneamente agli Israeliti il loro peccato e la Sua grazia. 

Max Lucado riguardo la grazia di Dio scrive: “Non sono mai stato sorpreso dal giudizio di Dio, ma sono ancora sbalordito dalla sua grazia. Il giudizio di Dio non è mai stato un problema per me. In effetti, mi è sempre sembrato giusto. Fulmini su Sodoma. Fuoco su Gomorra. Bel lavoro, Dio. Egiziani inghiottiti nel Mar Rosso. Se la sono cercata. Quarant'anni di vagabondaggio per ammorbidire il collo rigido degli Israeliti? L'avrei fatto io stesso. Anania e Saffira? Puoi scommetterci. La disciplina è facile per me da digerire. Logico da assimilare. Gestibile e appropriata. Ma la grazia di Dio? Tutt'altro”.

La grazia di Dio ci stupisce se consideriamo quanto siamo peccatori!
Se il peccato porta la morte, Dio dona la vita eterna in Cristo Gesù dice Romani 6:23.

Come la vita venne a coloro che guardavano il serpente di bronzo sull’asta, allo stesso modo la vita eterna viene a coloro che guardano a Cristo (v.15).

Il punto del paragone allora è: come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto e coloro che lo guardavano venivano salvati, così anche il Figlio dell'Uomo deve essere innalzato sulla croce e coloro che credono in Lui hanno vita eterna!

Quindi vediamo:
II LA PREDIZIONE
Sempre al v.14 è scritto: “Così bisogna che il Figlio dell'uomo sia innalzato”.

Qualche anno fa un uomo arrivò in ospedale a Caorle (Venezia) con una vipera attaccata al braccio. 
Quest’uomo di 67 anni fece ricorso alle cure del pronto soccorso visto che il rettile non lo mollava… proprio così: l'uomo si è recato dai medici con il rettile ancora attaccato al braccio! 

Senza l’antidoto non c’è salvezza da un morso di un serpente velenoso!
“Gesù è l’unico antidoto per il veleno mortale del peccato”!

Gesù, mandato da Dio sulla terra perché ci ama (Giovanni 3:16), si è incarnato con un corpo simile al nostro, per liberarci dalla legge del peccato e della morte, con il Suo sacrificio perfetto, ci ha sostituiti per condurci a Dio (cfr. Romani 8:1-3; 1 Pietro 3:18).

Alla base della vita cristiana c'è l'espiazione vicaria, che in sostanza è un trasferimento di colpa dal peccatore al Salvatore, e dalla giustizia di Cristo al peccatore, così per la sola fede per grazia è giustificato da Dio (cfr. per esempio Romani 4; Galati 2:16). 

Come quel serpente di bronzo, così anche il sacrificio di Gesù sulla croce ci parla della santità e della grazia di Dio, che è l'unico Salvatore dei peccatori come noi (cfr. Giovanni 4:42; Atti 4:12).

Come non c’erano altre soluzioni per essere salvati al tempo di Mosè quando il popolo veniva morso da un serpente velenoso, sotto il Nuovo Patto, non ci sono altre possibilità di salvezza al di fuori della grazia di Gesù Cristo!

Il Suo sacrificio è più che sufficiente per la salvezza di tutti i peccatori!

Spurgeon diceva: “La redenzione di Cristo fu così abbondante che, se Dio l'avesse voluto, se tutte le stelle del cielo fossero state popolate di peccatori, Cristo non avrebbe dovuto soffrire un'altra sofferenza per redimerli tutti: c'era un valore illimitato nel suo sangue prezioso”.

Così anche se tu ti senti grandemente peccatore, ricorda che la grazia di Dio per te è abbondante e giustificante se credi in Cristo! (Romani 5:20-21; 1 Timoteo 1:12-15).

Dunque vediamo:
A) L’esigenza
 “Così bisogna”.
Il problema dell'umanità non è solo semplicemente che pecchiamo, ma che siamo in una condizione di peccato che ha bisogno di una soluzione radicale e globale.

Come (così - houtōs) è stato innalzato su un’asta il serpente di bronzo, così è necessario che il Figlio dell’uomo, cioè Gesù sia innalzato.

“Bisogna” è usato per indicare che Gesù doveva le opere di Colui che lo ha mandato (Giovanni 9:4); per indicare che doveva raccogliere anche altre pecore (Giovanni 10:16); e infine questa parola è usata dell'inevitabilità della risurrezione di Cristo (Giovanni 20:9; cfr. Luca 24:46). 

Dio preconosce ogni evento perché lo ha prestabilito prima la creazione, e quindi deve accadere, accadrà! (cfr. per esempio Isaia 46:9-10; Atti 4:27-28).

Dunque “bisogna” (dei - presente attivo indicativo) indica una necessità divina; 
significa “ciò che deve necessariamente avvenire”, usato anche altrove nella Bibbia con l'implicazione dell'inevitabilità, spesso come nel disegno di Dio (cfr. per esempio Matteo 16:21; Marco 8:31; Luca 24:7; Atti 19:36; Giovanni 12:34; Luca 24:26). 

“Bisogna” ha il senso del destino divino, così la morte, la resurrezione e l’ascensione di Gesù faceva parte del piano di salvezza di Dio.

Come per il serpente di bronzo, il Figlio dell’uomo doveva essere innalzato per volontà inevitabile di Dio, era un’idea di Dio, il progetto di Dio.

Dunque, l’innalzamento del Figlio dell'uomo è presentato come un’azione imprescindibile. 
Non era un rimedio! Era l'unico rimedio possibile per il peccato, perché in questo modo solo le esigenze della santità, della giustizia e l'amore di Dio potevano essere soddisfatte.

Gesù doveva morire come sostituto dei peccatori, perché “il salario del peccato è la morte" (Romani 6:23), e “senza spargimento di sangue non c'è perdono” (Ebrei 9:22). 

Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati (Efesini 2:4), ha mandato il Suo Figlio Unigenito nel mondo affinché, per mezzo di Lui, vivessimo. 

È stato Dio che ha ci ha amato prima, e non noi, e lo ha dimostrato mandando suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati (1 Giovanni 4:9-10).

Secondo la legge Mosaica è maledetto chiunque è appeso al legno, e Gesù ha preso la nostra maledizione a causa del peccato, ci ha riscattati dalla maledizione della legge, affinché ricevessimo la benedizione di Abraamo (Galati 3:13-14).
In secondo luogo vediamo:
B) L’elevazione
Nel v.14 leggiamo: “Che il Figlio dell'uomo sia innalzato”.

Anche Gesù deve essere innalzato; e quando gli uomini credono in Lui troveranno la vita eterna.

All'elevazione del serpente su un’asta, perché tutti potessero vivere, corrisponde l'innalzamento del Figlio dell'uomo su una croce, perché tutti coloro che credono abbiano la vita eterna.

Robert Murray McCheyne (1813-1843), un ministro della chiesa di Scozia morto a 30 anni, in una lettera, datata 20 marzo 1840, inizia così: “Non conosco nemmeno il tuo nome, ma credo di sapere qualcosa dello stato della tua anima. Il tuo amico mi ha parlato un po' della tua mente; e io scrivo poche righe solo per invitarti a guardare a Gesù e a vivere. Guarda Numeri 21:9, e vedrai la tua malattia e il tuo rimedio. Sei stato morso dal grande serpente. Il veleno del peccato attraversa tutto il tuo cuore, ma Cristo è stato innalzato sulla croce perché tu possa guardare e vivere”.

L’evangelista ed editore Statunitense D. L. Moody (1837- 1899) portava lo stesso messaggio. Durante la battaglia di Murfreesboro, visitò il capezzale di un soldato morente.
Moody condivise il Vangelo, ma l'uomo scosse la testa dicendo: "Non può salvarmi. Ho peccato per tutta la vita”. 
Moody provò versetto dopo versetto, ma niente funzionò finché non lesse dal terzo capitolo di Giovanni. 
Moody racconta: “Mentre leggevo, i suoi occhi mi fissarono, e sembrava che bevesse ogni sillaba. Quando arrivai alle parole: ‘Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così deve essere innalzato il Figlio dell'Uomo, affinché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna’, mi fermò e chiese: ‘È lì?’ ‘Sì’, risposi. ‘Beh, non sapevo che fosse nella Bibbia. Leggilo di nuovo’”.
Moody lo lesse più e più volte, spiegando come il serpente di bronzo in Numeri 21 prefigurava la morte di Cristo sul Calvario. 
Moody racconta ancora: “La mattina dopo, di buon'ora, andai alla sua branda, ma era vuota. L'assistente mi disse che il giovane era morto in pace, ripetendo a se stesso quella gloriosa proclamazione: ‘Chiunque crede in lui non perirà, ma avrà la vita eterna’".

Il verbo greco per “innalzato” (hypsoō) è ripetuto quattro volte in questo Vangelo e si riferisce alla crocifissione di Gesù (Giovanni 8:28; 12:32, 34), quindi al Suo sacrificio. 

Quindi “innalzato” è un’espressione per indicare la crocifissione, cioè essere sollevato su una croce sopra la terra.

Ma alcuni studiosi vedono il doppio significato, o implicita, l’esaltazione di Gesù insieme alla Sua sofferenza (cfr. Isaia 52:12-53:12).
Così “innalzato” trasmette due significati: sia l’esaltazione sulla croce e sia l’esaltazione in cielo, infatti la stessa parola è usata in Atti 2:33 e 5:31 per indicare l’esaltazione di Gesù Cristo.
 
Uno degli scopi del Vangelo di Giovanni è riportare che Gesù mostrò la Sua gloria nonostante le Sue umiliazioni terrene, ma è proprio a causa di quelle umiliazioni che fu esaltato in cielo, l'esaltazione celeste presuppone quella terrena sulla croce (cfr. Filippesi 2:9-11), che agli occhi degli uomini era il massimo della vergogna, perché equivaleva alla morte di un criminale, ma non per la volontà di Dio, è il sollevamento in gloria.

Dunque insieme alla crocifissione, sono implicite la risurrezione e l'esaltazione di Gesù.

William Hendriksen scriveva: “La croce non è mai isolata da altri grandi eventi (come la risurrezione, l'ascensione, l'incoronazione) nella storia della redenzione. È sempre il percorso verso la corona. Inoltre, dove risplende più brillantemente la gloria di tutti gli attributi di Dio in Cristo che sulla croce (cfr. 12:28 con 12:32-33)?”

Se nel v. 13 il Figlio dell'uomo è il rivelatore, colui che è disceso dal cielo, qui è Colui che soffrirà e sarà esaltato!

La sofferenza e l’esaltazione di Gesù erano collegate, l'uno non sarebbe potuto accadere senza l'altro. 

Così insieme a Edward W. Klink III riguardo la parola “innalzare” possiamo dire: “In questa sola parola viene presentato il messaggio del Vangelo. È solo nella sua umiliazione che Gesù può essere esaltato e glorificato”.

Gesù inizia il suo ritorno al Padre con la crocifissione, lo continua quando risorge dai morti, e lo completa quando ascende alla destra del Padre (cfr. Giovanni 17:5 Atti 2:32-33; 7:56; Romani 8:34; Efesini 1:20; 2:6; Colossesi 3:1; 1 Pietro 1:21), è questa esaltazione che attira le persone a Lui (Giovanni 8:28; 12:32).

Colin G. Kruse scrive: “L'elevazione di Gesù sulla croce denota, paradossalmente, non solo la sua sofferenza, ma anche il mezzo della sua partenza da questo mondo e del suo ritorno alla gloria”.

Allora la croce non sarà semplicemente un luogo di sacrificio e di sofferenza, ma anche un punto di partenza, di ritorno, quando Gesù riprenderà la Sua vita gloriosa con il Padre (cfr. Giovanni 17:5).

Così in Giovanni 3:14 il focus è sulla posizione finale e non sul movimento stesso!

Infine vediamo:
III IL PROPOSITO
Il proposito che Gesù doveva essere innalzato è per dare la vita eterna a coloro che credono in Lui.

Il v.15 ci dice: “Affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna”. 

Il 6 gennaio 1850, una tempesta di neve quasi paralizzò la città di Colchester, in Inghilterra; e un’adolescente non fu impossibilitato di raggiungere la chiesa che frequentava di solito. 
Così si diresse verso una vicina chiesa metodista, dove un diacono mal preparato stava sostituendo il predicatore assente. 
Il suo testo era Isaia 45:22:"Volgetevi a me e siate salvati, voi tutte le estremità della terra! Poiché io sono Dio, e non ce n'è alcun altro".
Questo adolescente benché fosse stato allevato in chiesa, sia suo padre che suo nonno erano predicatori, non aveva la certezza della salvezza.
Il diacono impreparato non aveva molto da dire, quindi continuava a ripetere il testo. ”Un uomo non ha bisogno di andare al college per imparare a guardare. Chiunque può guardare, anche un bambino può guardare!" 
In quel momento, vide il giovane visitatore seduto da un lato, e lo indicò e disse:"Giovanotto, sembri molto infelice. Giovanotto, guarda Gesù Cristo!”
Il giovane guardò per fede e fu convertito, quel giovane era, quello che poi divenne un grande predicatore: Charles Haddon Spurgeon.

Gesù come il serpente fu innalzato, e la differenza tra il perire e il vivere, tra la condanna e la salvezza, tra l’inferno e il paradiso è la fede in Lui! 

Gesù avrebbe potuto venire in questo mondo come giudice e giudicare ogni peccatore ribelle; ma nell'amore, è venuto in questo mondo come nostro Salvatore, ed è morto per noi sulla croce per salvarci! 

Egli divenne il "serpente innalzato”, o forse è meglio dire che il serpente innalzato simboleggiava la Sua croce. 

Il serpente ai giorni di Mosè portò la vita fisica agli Israeliti, ma Gesù Cristo oggi, dà la vita eterna a chiunque crede in Lui!

Come gli Israeliti morsi da un serpente velenoso dovevano guardare il serpente di bronzo innalzato e venivano guariti, così Gesù era necessario che venisse innalzato e chiunque (pas) crede in Lui ha vita eterna.

Alcune cose, sono questioni di vita o di morte, come una bussola, o un navigatore satellitare per un viaggio in mare, o una guida per un viaggio attraverso il deserto. 
Ignorare queste cose vitali non è giocare d'azzardo o rischiare; è suicidarsi. 
Così anche la nostra relazione con Cristo è una questione di vita, o di morte, è una questione che riguarda il nostro destino eterno. 

Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori e gli uomini sono salvati solo da Cristo! 
Solo credendo in Gesù Cristo possiamo avere la vita eterna (Atti 16:31; Giovanni 1:12).

Consideriamo allora:
A) La natura della fede
John MacArthur scrive: “La fede è il solido terreno su cui ci troviamo nell'attesa del compimento delle promesse di Dio”.

Per fede ci appropriamo delle promesse di Dio!
Al v.15 leggiamo:”Crede in lui”, cioè  a Gesù.

“In” (en -dativo) può indicare il luogo (dativo di luogo - cfr. Matteo 5:3,8; Atti 2:33; 5:31), oppure la direzione, o la destinazione (dativo di destinazione - cfr. Matteo 21:5; Ebrei 12:22), o di associazione, unione (dativo di associazione – Giovanni 10:38; 15:4; Romani 8:9; Galati 2:20; 1 Giovanni 2:24).

Proprio come le persone nel deserto guardavano con fede il serpente di bronzo
innalzato in modo che potessero vivere, così attraverso la fede nell'efficacia della morte e risurrezione di Gesù, coloro che credono in Lui non periranno, ma hanno la vita eterna (Giovanni 3:14-16; cfr.6:47; 20:31).

“Crede” (pisteuōn – presente attivo participio) è più di un semplice riconoscimento intellettuale dell'esistenza di Gesù; è “avere fede”, “essere convinti”, “avere fiducia”, affidarsi completamente a Gesù Cristo per la propria salvezza!

La fede indica una corretta percezione dell'identità di Cristo (cfr. Giovanni 20:31; 1 Giovanni 5:1), la convinzione che la testimonianza su di Lui è vera (cfr. Romani 10:9; 1 Giovanni 5:10), e la fiducia nella sua capacità di salvare (cfr. Matteo 9:28; Atti 15:11; Romani 1:16; Efesini 1:19). 

Il tempo presente “crede” descrive la persona con la sua azione duratura.

Allora la fede è la condizione, o il terreno della vita eterna.

La Bibbia non insegna l'universalismo, cioè la convinzione che alla fine tutti saranno salvati; anzi, la salvezza è subordinata al credere “in Lui” (Giovanni 3:15-16), cioè a Gesù il Messia (cfr. Giovanni 20:30-31).

Evidentemente si riferisce a una fede sincera, perché se non lo è non ci salva (cfr. Giovanni 2:23-25).

Consideriamo ora:
B) La natura della vita eterna
Rileggiamo ancora il v.15: “Affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna”. 

Un uomo viaggiando attraverso la Cina prima dell’avvento del comunismo, vide in una città una scritta molto strana che attirò la sua attenzione. Diceva: "Vita eterna in vendita". 
Guardando nell'edificio vide file su file di enormi casse nere. Era una fabbrica di bare!

Nella Bibbia la vita eterna non è descritta come qualcosa che noi possiamo comprare e non tutti l’avranno, perché è anche scritto che vi è una perdizione eterna (cfr. Per esempio Giovanni 3:16), l’inferno (cfr. per esempio Matteo 13:40-42; 25:41-46; Apocalisse 20:14-15)

È interessante notare che il tempo presente “ha” (echē - presente attivo congiuntivo) indica un possesso presente del dono di Dio, cioè della vita eterna in Cristo.

Per chi crede, la vita eterna, non sarà ricevuta in futuro, è un'esperienza presente dal momento in cui si crede in Gesù (cfr. Giovanni 5:24).

Samuel Shoemaker diceva: “La vita eterna non inizia con la morte; inizia con la fede”.

Una persona, dal momento in cui crede in Gesù, riceve la vita eterna in dono da Dio come ci dice Romani 6:23: “Perché il salario del peccato è la morte, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”.

“Dono” (charisma), indica il favore concesso da Dio, un beneficio dato liberamente e senza merito che proviene dalla grazia di Dio come traduce giustamente la San Paolo: “Il dono di grazia di Dio”. 

Il dono della vita eterna è un dono della grazia di Dio, non è una conquista umana, non è nemmeno meritata! 

È semplicemente un regalo di Dio, e i regali non si pagano, si accettano, o si rifiutano!

Non è una ricompensa perché in noi c’è qualcosa di buono, o perché abbiamo fatto qualcosa di buono, è il risultato della grazia di Dio, cioè del Suo favore immeritato, quindi non suscitato dalla disposizione della creatura che la riceve (cfr. per esempio Efesini 2:1-10; Tito 3:3–7).

Si può essere sicuri di ricevere la vita eterna perché è una promessa di Dio e Dio, a differenza dell’umanità, non può mentire (Salmo 31;5; Numeri 23:19; Tito 1:2).

“Vita eterna” (zōē aiōnios) è la vita dell’età a venire, la vita dopo la morte e la resurrezione, ma che inizia in questa vita attuale nel momento in cui si crede in Gesù Cristo.

La “vita eterna” non si riferisce solo alla durata, cioè solo alla vita senza fine, che non cesserà mai, ma c'è anche qualcos'altro, qualcosa di molto significativo.

La “vita eterna” si riferisce anche alla qualità, alla vita qualitativamente diversa dalla vita nel mondo attuale caratterizzata dalla sofferenza e dalla morte, è diversa perché partecipa alle benedizioni della prossima era, nella gloria di Dio, alla Sua presenza (cfr. Romani 8:19-23, 29; 1 Corinzi 15:49; Filippesi 3:20-21; 1 Giovanni 3:2; Apocalisse 21:4).

Tale vita è caratterizzata da pienezza, o abbondanza (cfr. Giovanni 1:16; 4:14; 6:33-35; 10:10; 15:5).

Martyn Lloyd Jones diceva: “La vita eterna deve essere concepita in termini di qualità piuttosto che di mera quantità, o durata. Ciò non significa che l'elemento della lunghezza e della durata non entri in gioco, perché lo fa. Ma oltre a questo, consiste sulla qualità, la cosa che è sempre enfatizzata nelle Scritture. Nostro Signore lo esprime così: ‘Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza’ (Giovanni 10:10)”.

L'ira di Dio su un uomo peccatore e impenitente in Cristo si trasforma in sorriso, accoglienza e carezza di Dio.

CONCLUSIONE
Il sacrificio di Gesù Cristo, il Figlio dell’uomo, è stato necessario per dare la vita eterna ai credenti.
Nel paragone di Gesù del serpente innalzato con il Suo innalzamento vediamo diverse somiglianze.

In primo luogo:
1) La morte è vista come punizione per il peccato.

In secondo luogo:
2) Dio fornisce la soluzione al problema.

In terzo luogo:
3) La soluzione è un oggetto (serpente di bronzo), o una persona (Gesù Cristo) che sono sollevati in alto.
 
In quarto luogo:
(4) La guarigione, o la vita è donata a chi crede.

Allora se hai la sicurezza della vita eterna perché hai creduto al sacrificio di Gesù sulla croce, sii riconoscente a Dio per questo dono!

Se ancora non hai la certezza della vita eterna, “guarda alla croce di Gesù”, cioè credi a questo sacrificio, affidati a Gesù e ti sarà donata sicuramente perché questa è la promessa di Dio e Lui è affidabile!

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