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Giovanni 14:1-3: La promessa di Gesù

 Giovanni 14:1-3: La promessa di Gesù
Come dovrebbe comportarsi un cristiano nelle difficoltà e nelle sofferenze, quando la vita si fa dura?  

Vogliamo essere forti, ma poi ci dimostriamo deboli. 
A volte ci sentiamo, smarriti, frustrati, depressi, disperati, ma come possiamo affrontare queste situazioni? 

Noi dobbiamo guardare alla promessa di Gesù per noi! 

Spurgeon diceva: "Cristiano, medita molto sul cielo, ti aiuterà ad andare avanti e a dimenticare la fatica del cammino. Questa valle di lacrime non è che la via verso un paese migliore: questo mondo di sventura non è che il trampolino di lancio verso un mondo di beatitudine. E, dopo la morte, cosa viene? Quale mondo delle meraviglie si aprirà alla nostra vista stupita?" 

Dopo aver fatto il lavaggio dei piedi ai Suoi discepoli, durante l’ultima cena (Giovanni 13:1-17), Gesù annunzia alcune verità sconvolgenti: uno di loro lo avrebbe tradito, Egli stava per lasciarli e Pietro lo avrebbe rinnegato. 
Presto i discepoli avrebbero visto che il loro Maestro sarebbe stato portato via, processato e crocifisso. 

La loro fede sarebbe stata messa duramente alla prova, e quindi si sarebbero scoraggiati, così Gesù in questi versetti vuole consolarli.

La consolazione dei credenti si trova nella promessa di Gesù.

Noi vediamo in questi versetti:
I LA SOLLECITAZIONE DELLA PROMESSA (v.1) 
Gesù voleva incoraggiare i Suoi discepoli, noi vediamo:
A) La sollecitudine alla calma 
Gesù nel v.1 dice: "Il vostro cuore non sia turbato".

“Non sia turbato” (tarássō, presente passivo imperativo) significa essere agitato, scosso (Giovanni 5:4,7; Marco 6:50; Matteo 14:26). 

Il verbo implica, “consenso”, quindi permettere al cuore di essere turbato.

Il presente imperativo vieta l'azione continuata, o abituale e indica che dovrebbero smettere di fare un'azione che stavano già facendo, cioè di essere turbati.

Letteralmente potrebbe essere “Non consentite” o “non permettete al vostro cuore di essere turbato”.
Inoltre il verbo imperativo, implica la fermezza, la determinazione e la convinzione di un comando, ma un comando, come ci sembra da capire dal contesto, detto delicatamente. 

Quindi possiamo controllare ciò che avviene nel nostro cuore!!

Per "cuore" (kardía) si intende la sede dei pensieri, delle emozioni e della volontà di una persona, il centro operativo delle nostre azioni (cfr. per esempio Proverbi 4:23; Matteo 15:19; Luca 6:45), in questo caso si riferisce alle emozioni (cfr. per esempio Giovanni 14:27; Atti 2:26; 7:54; Romani 9:2; Efesini 6:22; Colossesi 2:2; 4:8; 2 Tessalonicesi 2:17).
Il turbamento dei discepoli, era per ciò che aveva detto Gesù, al capitolo precedente riguardo il fatto che li avrebbe lasciati e che Pietro lo avrebbe rinnegato (Giovanni 13:33-36).

Gli undici erano sconvolti, confusi, smarriti e incerti.  

Ma questa dichiarazione di Gesù non era solo per i Suoi discepoli, ma per tutti coloro che lo seguono sempre, anche per noi oggi.

Anche per noi oggi, che viviamo in un tempo di angoscia, è una buona medicina. 

La pandemia di covid 19, le alte percentuali di criminalità, l'aumento del costo della vita, crisi internazionali e guerre, come quella in Ucraina, l’incertezza politica, terremoti, causano grandi preoccupazioni, ansie ai cuori degli uomini.

Gesù sta dicendo ai discepoli e anche a noi: anche se il vostro mondo sta crollando e state entrando nel buio, non lasciate che il vostro cuore sia turbato! 

Preghiamo il Signore affinché ci dia la pace nei momenti difficili (Filippesi 4:6-7). 

Come dice James F. Lewis: “Dio è capace di darci la pace quando la nostra vita sta andando a pezzi”.

In secondo luogo vediamo:
B) La sollecitudine a credere in Dio e in Gesù
Gesù continua dicendo sempre nel v.1: "Abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me!"

Gesù ci fa capire che il modo di avere un cuore sereno è quello di credere in Dio e in Gesù. 

L’antidoto a un cuore turbato, e quindi il segreto della pace e la fonte del conforto, è la fede in Dio e in Gesù. 

Vi era un legame intimo e profondo tra Dio e Gesù (Giovanni 1:1-2; 1:14-18; 5:17-30). 

La fede in Dio e in Gesù vanno insieme, credere nell'uno è credere nell'altro, perché Gesù è l'inviato di Dio Padre, per farlo conoscere e per condurre le persone a Colui che lo ha mandato (cfr. per esempio 5:23-24; 12,45; 14:6,10). 

Il verbo “abbiate fede” (pisteuete – presente attivo imperativo), implica un comando e la continuità, perciò Gesù stava dicendo di continuare a credere in Dio e in Gesù, anche in Sua assenza, anche nei momenti difficili. 

Dunque, per quanto vero sia, il punto di Gesù non è semplicemente che attraverso la fede siamo salvati (cfr. per esempio Giovanni 3:16,18; 5:24; Romani 1:16; 10:9-10), ma che esercitando la nostra fiducia in Dio e in suo Figlio, i credenti ottengono conforto per i loro cuori turbati.

Gesù implicitamente avverte i discepoli di non allontanarsi, come fecero altri discepoli (cfr. Giovanni 6:60, 66; 8:30–31), né di tradirlo, come farà Giuda (cfr. Matteo 26:14-16,47-50; 27:3-10)

“Fede” non è avere il potere del pensiero positivo, denota una personale fiducia relazionale, affidarsi a una persona con piena fiducia e implica un impegno totale a colui che è attendibile, quindi in Dio e in Gesù che hanno il potere e danno un sostegno personale, sapendo che loro parole sono vere.  

Noi abbiamo tanti motivi per avere fiducia in Dio, la Sua sovranità, la Sua onniscienza, la Sua onnipotenza, la Sua fedeltà, il Suo amore, la Sua saggezza, ecc. 

Così anche riguardo a Gesù. 
Se Gesù dice sempre le Parole di Dio e compie gli Atti di Dio (Giovanni 5:19-20), non avrebbe dovuto essere attendibile come Dio Padre? 

Se Gesù dice ai Suoi discepoli di non lasciare che il loro cuore sia turbato, non deve essere perché ha molte ragioni per dirlo ed è credibile come il Padre? 

Come se Gesù stesse dicendo: “Credetemi, io so quello che sto facendo, sto andando via per uno scopo importante e quando l'obiettivo sarà raggiunto, ritornerò di nuovo per prendervi e stare di nuovo insieme, non siate turbati!”

Noi vediamo ancora:
II LA SOSTANZA DELLA PROMESSA (vv.2-3) 
Vediamo in cosa consiste la promessa per cui ogni credente può stare calmo. Gesù da ulteriori basi per aver fiducia in Lui.

Gesù sarebbe andato a preparare un luogo per tutti i Suoi discepoli, una promessa che comprende tutti i veri credenti di tutti i tempi, nella casa del Padre, una casa con molte dimore. 

Vediamo che c’è la promessa di:
A) Un’abitazione in cielo
Gesù è morto e risorto, asceso al cielo per prepararci un luogo. 

Nel v.2 Gesù dice: "Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?"

Vediamo:
(1) Il valore della casa in cielo
“Casa dolce casa”, è un modo di dire nato negli Stati uniti nel 1823 come titolo di una canzone popolare di un’opera teatrale.
Questo idioma indica che la propria casa è preferibile ad altri luoghi, spesso pronunciato da quelle persone che ritornano a casa dopo molto tempo.
L’implicazione è che, se anche ci sono altri posti che vale la pena visitare, non potrebbero corrispondere alla stabilità, alla sicurezza, e ai piaceri della propria casa.
Tutti gli altri posti possono contenere una certa misura di incertezza, smarrimento, provvisorietà, ma la propria casa, è un luogo in cui qualcuno non ha questi problemi. 

Ed è per questo che la maggior parte delle persone desiderano molto una casa; desiderano profondamente un luogo a cui appartenere pienamente, dove ci sente al sicuro, liberi, dove ci si sente amati e dove possono amare. 

In questa società postmoderna, società liquida, dove tutto è vacillante, incerto, fluido ed evaporabile, ci sono persone che sono turbate dall'assenza di un luogo che sia veramente casa. 

Pensiamo anche alla disperazione di coloro che hanno perso la propria casa per la guerra, o per un terremoto, o per qualsiasi altra disgrazia.

La casa è importante!

Lo psicologo cristiano Paul Tournier diversi anni fa, ne ha parlato nel suo libro “Il posto dell’uomo”. 
Nel primo capitolo “In fondo, cerco sempre un luogo” scrisse: “Così, un giorno, m’ha parlato uno studente. Stavamo presso il mio caminetto e ci sentivamo uniti da una profonda amicizia. Egli ricordava le sue difficoltà, quell’angoscia che mai lo abbandonava e che talvolta si trasformava in panico e in sconforto; si sforzava di vedere chiaro in sé, di capire che cosa stesse succedendo in lui. A un tratto, proprio per riassumere i suoi ragionamenti, mi disse con aria pensosa: ‘In fondo, cerco sempre un luogo’”.

La casa corrisponde, dunque, alla pace, alla stabilità, al riposo, alla protezione, alla sicurezza, al comfort, al calore, e la casa in cielo è nel grado più elevato! Meglio! Anzi, direi: molto meglio!

Dunque Gesù parla della casa (oikía) del Padre, l’edificio, o il luogo dove abita.

Il cielo è la dimora del Dio sovrano (cfr. per esempio Deuteronomio 26:15; 1 Re 8:30,39; 2 Cronache 6:21; Salmo 14:2; Ecclesiaste 5:2; Matteo 6:9; 5:16, 45; 6:1; 7:11,21; 10:32, 33; 12:50; 16:17;18:10,14,19).

Nella Bibbia vediamo che la nostra speranza come eletti di Dio è riposta in cielo, luogo di salvezza, dove c’è appunto la nostra casa e saremo con Dio Padre e Gesù (cfr. 2 Corinzi 5:1-2; Filippesi 3:20; Colossesi 1:5), quindi è qualcosa di più di una semplice dimora celeste, perché godremo della presenza e della comunione con Dio e Gesù.

Inoltre la casa in cielo è un luogo dove le corrosioni di questo mondo sono sconosciute (1 Pietro 1:4). 

Se sei nato, nata di nuovo, la tua vera casa è in cielo!

Una vecchia coppia di missionari che aveva servito per molti anni in Africa stava tornando a New York. 
Lasciavano l'Africa con una cattiva salute e senza pensione, si sentivano sconfitti, scoraggiati, erano disorientati e impauriti. 
Scoprirono che il presidente degli Stati Uniti Teddy Roosevelt stava viaggiando sulla stessa nave, e questo naturalmente aveva attirato l’attenzione delle persone causando un grande trambusto tra i passeggeri che cercavano di intravedere il presidente, che ritornava da una battuta di caccia grossa. 
Mentre la nave attraversava l'oceano, il vecchio missionario disse a sua moglie: “C'è qualcosa che non va. Perché noi, che abbiamo dato la nostra vita al servizio del Signore in tutti questi anni in Africa, dovremmo tornare e non ricevere alcun clamore, o attenzione? E quest'uomo, che non ha fatto altro che andare a caccia, è al centro dell'attenzione. Semplicemente non sembra giusto".
"Caro, non dovresti sentirti così", disse sua moglie, e lui rispose: "Non posso farci niente; non mi sembra giusto". 
Quando la nave attraccò a New York, una banda musicale era in attesa per salutare il presidente; il sindaco e altre persone importanti erano presenti. 
I giornali erano pieni di articoli dell'arrivo del presidente, ma nessuno notò questa coppia di missionari; scesero giù dalla nave e trovarono un appartamento economico nella zona est di New York.
Il missionario, quella notte stava male, era amareggiato e scoraggiato, disse a sua moglie: "Non posso proprio sopportarlo; Dio non ci sta trattando equamente".
Sua moglie rispose: "Perché non vai in camera da letto e lo dici al Signore?".
Poco tempo dopo uscì dalla camera da letto, ma il suo volto era completamente diverso; sua moglie gli chiese: "Caro, cosa è successo?".
"Il Signore mi ha parlato", disse. "Gli ho detto quanto ero amareggiato che il presidente ricevesse questo grande benvenuto a casa, mentre nessuno ci veniva incontro quando tornavamo a casa. E quando ho finito, sembrava che il Signore mi mettesse la mano sulla spalla e dicesse semplicemente: 'Figliolo, tu non sei ancora a casa!’".

“Tu non sei ancora a casa”, perché la casa dei credenti è in cielo!

Se sei una figlia, o un figlio di Dio, anche se non hai gli onori che pensi dovresti avere per quello che fai per il Signore, ricorda che non sei ancora a casa!
La tua casa è in cielo!

In secondo luogo vediamo:
(2) La vastità della casa in cielo
Nel v.2 leggiamo: "Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore”.

Non saremo in un Hotel, ma nella casa di Dio dalle molte dimore!

Piuttosto che elaborare le caratteristiche della casa del Padre, Gesù sottolinea che vi è abbondanza di spazio nella casa del Padre. 

“Molte dimore” (pollai monai) sottolinea fortemente il gran numero di stanze, o di abitazioni permanenti, o eterne, uno spazio grande per tutti i discepoli di Gesù, nel cielo dove dimora Dio. 

Nell'antico Israele, un patriarca viveva spesso in una grande casa, con ali e stanze costantemente aggiunte per figli, nipoti e le loro famiglie. 
L'immagine è quella di un grande complesso che si ergeva attorno a un cortile comune, quindi c’erano molte stanze.

Allo stesso modo, c'è molto spazio in cielo per tutta la famiglia di Dio di tutti i tempi, per tutti i figli di Dio delle varie nazioni, classi sociali, età, maschi e femmine, bambini e adulti, dal più debole al più forte (cfr. Giovanni 10:16; Apocalisse 7:9-10).

Nessun vero cristiano sarà escluso, saranno esclusi solo i peccatori impenitenti e i falsi cristiani, o cristiani nominali! (cfr. per esempio Matteo 7:21-23; 8:12).

Gesù non è solo Colui che sta preparando ai discepoli di tutti i tempi, una dimora in cielo eterna e perfetta (Matteo 6:19-20; 1 Pietro 1:3-4), ma ci sta comunicando che i credenti staranno alla presenza di Dio.  

Gesù è la via del cielo, la persona che c’introduce, che ci conduce alla presenza di Dio, che conduce gli uomini a Dio. 

Che meravigliosa certezza! 

La cittadinanza dei veri credenti è in cielo (Filippesi 3:20)

Il vero credente è seduto nei luoghi celesti! (Efesini 2:6). 

Il vero credente è già glorificato! (Romani 8:30).

Che grande conforto il sapere che questo non è per le opere, o per i nostri meriti, perché se fosse per questo, non andrebbe nessuno in cielo! (Efesini 2:5-10; Romani 4:4-5). 

La promessa della casa in cielo è di grande grande conforto, e il vero credente ha il desiderio di andarci (cfr. Filippesi 1:21-23).
Un pastore visitò un membro della sua congregazione, una donna, che era stata in una casa di riposo per malati incurabili a causa di un’artrite invalidante. Era in uno stato di dolore costante e aveva speso in questa casa molti anni della sua vita. Questa povera donna non si lamentava mai e non parlava mai di se stessa, o della sua condizione a meno che qualcuno non gli facesse una domanda in proposito. Questo pastore un giorno andò a trovarla e le chiese: “Ida hai ancora l'amore di Gesù?”  I suoi occhi brillavano attraverso la sua sofferenza e rispose: “Sì certamente! E non vedo l’ora di essere con Lui! Sono molto ansiosa per Lui che venga e mi porti a casa”. 

La morte di un cristiano non è come la morte di un non credente perché il cristiano sa dove andrà, cioè alla presenza di Dio e di Gesù, così la morte per un cristiano è un guadagno (Filippesi 1:21).

Questa speranza determinerà anche il suo comportamento su questa terra, non sarà un comportamento come quello di un incredulo, di un infedele, ricercherà la santificazione (cfr. per esempio Filippesi 3 :17-20; 1 Giovanni 3:2-3).

Conoscere il nostro destino eterno è un grande incentivo, non solo per avere la pace, ma anche per la consacrazione al Signore Gesù (cfr. per esempio Colossesi 3:1-4).

I cristiani devono trarre conforto dalla Sua promessa che sta preparando un posto per loro nella casa di suo Padre. 

Alla fine, erediteranno il regno che ha preparato per loro (Matteo 25:34).

In terzo luogo vediamo:
(3) La verità riguardo la casa in cielo
Sempre al v.2 è scritto: “Se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?"

Gesù non solo afferma positivamente il fatto glorioso della nostra casa celeste, ma lo rende doppiamente sicuro con una domanda retorica che richiede la risposta negativa: ”No!”.

Se la morte mettesse fine a tutto, come pensano tante persone, Gesù lo avrebbe detto. 

Gesù non avrebbe detto un qualcosa che non era in grado di fare, oppure una bugia!

Se ha detto che andrà a preparare un luogo nella casa del Padre, va creduto!  

Il passo potrebbe quindi essere parafrasato approssimativamente come segue: "Fidatevi di me: c'è abbastanza spazio nella casa di mio Padre”.

Gesù, allora assicurò i discepoli, che se non fosse stato così, Lui non avrebbe detto che sarebbe andato a preparare un luogo per loro e per tutti quelli che seguiranno la loro fede, quindi anche per noi oggi.

Se non fosse vero, Gesù non lo avrebbe detto, se lo dice è perché è vero, non sta mentendo, allora possiamo fidarci che sta preparando un luogo per accogliere tutti i credenti!

Non c’è solo la promessa dell’abitazione in cielo, c’è la promessa anche:
B) Dell’accoglienza in cielo di Gesù
Gesù continua ancora dicendo al v.3: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me".

Una madre che era tornata dalla sepoltura del suo bambino disse alla sua piccola figlia: "Il tuo fratellino è andato a stare con Gesù". 
Alcuni giorni dopo, la bambina ha sentito sua madre dire a un'amica di aver "perso" suo figlio. “Ma mamma”, disse la bambina: “Mi hai detto il mio fratellino era andato a stare con Gesù. Se sai dov'è, come può essere perso?"

La bambina aveva ragione. 
I credenti dopo la morte non sono perduti! Sono più sicuri che mai! 

Se siamo veri cristiani, non dobbiamo essere stressati, o turbati nei nostri cuori, perché la nostra destinazione è la vita eterna in cielo alla presenza di Dio e di Gesù. 
Qualunque cosa accada, anche problemi seri, nessuno può privarci di questa grande speranza!

I problemi che vediamo ora finiranno presto, e le gioie che devono ancora venire dureranno per sempre (cfr. per esempio Salmo 16:11; Apocalisse 21:4), ma soprattutto saremo con Dio e Gesù!

Gesù ribadisce ancora che dopo la Sua partenza e dopo aver preparato un luogo ritornerà e accoglierà i discepoli presso di Lui.

Dunque, dopo che sarà asceso in cielo e dopo che avrà preparato un luogo, Gesù ritornerà (cfr. 1 Corinzi 11:26; 2 Tessalonicesi 1:10).

Nel Nuovo Testamento, ci sono 318 allusioni, o riferimenti diretti, al fatto che il Signore Gesù verrà, sta per tornare a prendere i veri credenti, affinché siano con Lui (cfr. per esempio Matteo 24:30-31; Atti 1:11; 1 Corinzi 15:23; 1 Tessalonicesi 2:19; 4:13-15; 5:23; 2 Tessalonicesi 2:1,8; Ebrei 9:27-28; Giacomo 5:7–8; 2 Pietro 1:16; 3:4; 1 Giovanni 2:28).

È interessante che il verbo “tornerò (erchomai – presente medio, o passivo indicativo) nel greco è al presente e quindi così esprime la certezza del ritorno futuro: "Sto tornando".

Paolo in Tito 2:13 parlando del ritorno di Gesù dice: “Aspettando la beata speranza e l'apparizione della gloria del nostro grande Dio e Salvatore, Cristo Gesù”.

Gesù che ritorna e ci porterà con sé, è il nostro conforto in mezzo a così tante minacce preoccupanti in questa attuale epoca malvagia! 
Gesù accoglierà i Suoi discepoli, i veri credenti!

Leggendo queste parole, attendiamo con ansia il cielo non solo per sfuggire alle nostre prove di oggi, ma per essere sempre con il Signore!

Un giorno, se tu sei un vero credente, una vera credente, se tu sei un figlio, o una figlia di Dio, se hai avuto il perdono dei peccati, se Dio ti ha fatto nascere di nuovo (Giovanni 1:11-13), lo vedrai faccia a faccia!!

1 Giovanni 3:1-2 dice: "Vedete quale amore ci ha manifestato il Padre, dandoci di essere chiamati figli di Dio! E tali siamo. Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.  Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è stato ancora manifestato ciò che saremo. Sappiamo che quand'egli sarà manifestato saremo simili a lui, perché lo vedremo com'egli è".  

Come Suoi figli noi non saremo spinti fuori dalla Sua casa!
 
Come il figliol prodigo è stato accolto a braccia aperte dal Padre, così lo saremo anche noi se ci siamo pentiti veramente dei nostri peccati (Luca 15:11-24). 

Ti immagini la scena?

In terzo luogo c’è la promessa che staremo:
C) Assieme a Gesù
E ancora leggiamo nel v.3: "Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi".

Gesù enfatizza che noi credenti saremo dove starà Lui!
Gesù desidera che noi credenti, Suoi discepoli, stiamo con Lui (Giovanni 17:24), e noi saremo con Gesù! (Luca 23:43; 2 Corinzi 5:8; Filippesi 1:23). 

Questa è la promessa della gloria (Colossesi 3:4), noi trionferemo sulla morte per grazia di Dio (1 Corinzi 15:55-57) per essere per sempre con Gesù Cristo. 

Questo deve riempire le nostre menti, se Gesù è il nostro Salvatore e Signore! 

Questa è la cosa che dovrebbe riempire la nostra bocca quando parliamo con qualcuno che sta per morire, o con qualcuno che ha perso un parente credente, o con qualcuno che è senza speranza!  (cfr. 1 Tessalonicesi 4:13-18). 

Questi versetti sono uno dei passaggi più confortanti in tutta la Bibbia. 
Il Dottor AL Gaebelein era solito dire che tra i suoi tesori di famiglia vi era una Bibbia tedesca che passò tra le mani di molte generazioni, disse che molte pagine erano come nuove, sembrava che fosse appena uscita dalla stampa, ma quando aprì Giovanni 14, era tutta macchiata, sporca e bagnata dalle lacrime di molte generazioni!

Che grande conforto e gioia per i veri cristiani sapere che staranno assieme a Gesù, alla presenza di Gesù! 

Questo conforto e gioia era anche per Henry Venn, un predicatore puritano. Quando stava morendo la sua biografia ci dice: “La prospettiva lo rendeva così pieno di entusiasmo e lieto, che il suo medico disse che la sua gioia di morire lo tenne in vita una quindicina di giorni oltre".

Paradossalmente l’entusiasmo e la felicità di andare in cielo lo ha tenuto in vita per quindici giorni!

CONCLUSIONE
Se siamo veri cristiani, il cielo è la nostra casa!
 
Come disse Dorothy nel Mago di Oz: “Nessun posto è bello come casa mia!”

Lo diremo del cielo quando finalmente ci saremo!
 
Come cristiani non dobbiamo essere terrorizzati dalla morte!

Gesù Cristo è il nostro Salvatore morto per i nostri peccati (cfr. per esempio Matteo 1:21), risorto e asceso in cielo per prepararci un luogo, nelle dimore eterne!

La casa su questa terra è temporanea, il vero cristiano ha una casa in cielo grazie al sacrificio di Gesù (cfr. per esempio Romani 3:21-26; 1 Pietro 1:18-19; Apocalisse 22:14) e dal cielo garantisce anche la nostra salvezza (cfr. per esempio Romani 8:29-39; Ebrei 7:25).

È una promessa meravigliosa questa di Gesù in questi versetti!

Ogni giorno che passa ci avviciniamo alla casa in cielo dalle molte dimore.

Dovremmo essere eccitati all’idea che saremo in cielo per sempre con Dio e Gesù Cristo.

Una donna di nome Helen aveva trascorso molti anni come missionaria all'estero. Rientrata in patria, ora anziana, ha cominciato a lavorare come segretaria per la missione in una chiesa. 
Helen si ammalò di cancro e un giorno, mentre stava pregando con il pastore, gli disse che i medici non le avevano dato molto da vivere. Il pastore le chiese: "Come ti senti riguardo a questo?" Helen con un viso raggiante rispose: "Beh, sono sempre più eccitata!" 

Questa donna, aveva pensato a lungo al cielo e ora era non vedeva l’ora di esserci!

Questo è l'atteggiamento che dovremmo avere, se siamo veri cristiani!

Concludo con le parole Matthew West: “Non possiamo permetterci di metterci troppo comodi qui sulla terra. Dio ha una casa migliore che ci aspetta. Quella casa è reale - più reale di questa terra - ed è in cielo. 
Vivere in questa casa temporanea può essere difficile. È come se fossimo bloccati qui finché Dio non ci dà il segnale per andare nella nostra casa celeste.
Nel frattempo, ogni giorno sentiamo un dolore... un desiderio di stare con Dio per sempre. Dio ci dice: ‘Ti porterò a casa dopo che la storia della tua vita terrena sarà stata raccontata per intero’.
Dio ci dà la grazia per il dolore in questa vita. Ci dà pace nel caos e nell'incertezza della terra. Ci dà una promessa su cui costruire la nostra vita. Una promessa che si adempirà nel Suo giusto tempo.
Cammina attraverso questo giorno come se fossi solo di passaggio in questa vita, perché questa è la verità. Non sarai qui ancora per molto. Mantieni la tua rotta. Lascia che Dio racconti la tua storia. E lascia che la speranza del cielo e di un'eternità alla presenza di Gesù sia la tua motivazione per finire forte”.

Colui che ha preparato la nostra casa per noi, ci dirà: "Benvenuto a casa!" E saremo davvero a casa! Per sempre!

Infine, oltre alla gioia indicibile di vedere il nostro Salvatore, il cielo includerà la felice riunione con i propri cari, amici e fratelli in Cristo che ci hanno preceduto.
Alleluia!!

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