Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:1-4) (1)

 Una preghiera di dipendenza (Salmo 86:1-4) (1)

Juanita Ryan scrive: “Ci piace pensare a noi stessi come indipendenti e autosufficienti, ma non lo siamo. Abbiamo bisogno di Dio. È vitale che riconosciamo il nostro bisogno perché è il punto di partenza della nostra relazione con lui”.

Che ci piaccia o no, abbiamo bisogno di Dio! Abbiamo bisogno di Lui per vivere fisicamente e spiritualmente.

Ora in questo salmo vediamo la preghiera di Davide che ci fa capire come dipendeva da Dio.

Il re Davide descrive un periodo della sua vita davvero difficile, molto serio; la sua vita era a rischio perché persone superbe e violente erano insorte contro di lui per ucciderlo, dunque era una situazione angosciante (vv.7,13-14,17).

Riguardo la preghiera secondo questi versetti possiamo dire:

La preghiera è la dichiarazione che dipendiamo da Dio (vv.1,13,16)

La preghiera è la voce della dipendenza da Dio!

“La preghiera è la nostra dichiarazione di dipendenza da Dio” dice David Hubbard.

Con la preghiera noi confessiamo il nostro senso del bisogno di Dio! (cfr. Salmo 40:17).

In questo salmo vediamo proprio questo; Davide dimostrò di dipendere da Dio pregando, portando la sua preoccupazione a Dio con la consapevolezza che Dio potesse cambiare la circostanza, lo potesse salvare da una bruttissima situazione! 

Davide era consapevole e riconosceva che la sua vita come la morte era nelle mani di Dio!

Davide non solo fa appello al potere e all’impegno di protezione del Signore per il tipo di vincolo che avevano, ma allo stesso tempo confessa la sua dipendenza dal Signore.

Ci sono alcuni che si illudono di essere dei super uomini tipo superman, ma dobbiamo ammettere che senza Dio non possiamo vivere o non possiamo avere o fare nulla!

Ci sono persone che si chiedono perché devono pregare.

Possiamo dare loro tante motivazioni, ma una motivazione è perché dipendiamo dal Signore e senza di Lui non possiamo fare avere, o fare nulla, dipendiamo dalla provvidenza di Dio (cfr. per esempio 1 Samuele 2:6-8).

Così con la preghiera noi dichiariamo che dipendiamo da Dio!

In questa preghiera di dipendenza vediamo l’umiltà di Davide.

La Bibbia sottolinea l’importanza dell’umiltà davanti a Dio (per esempio Isaia 57:15; Matteo 5:3; Luca 18:9-14; Giacomo 4:6).

Davide riconosce di aver bisogno di Dio, era consapevole che non poteva fare nulla per cambiare le sue circostanze.

Al v.1 prega dicendo: ”Porgi orecchio, SIGNORE, e rispondimi, perché io sono povero e bisognoso”.

Davide chiede al Signore di essere esaudito dicendo la ragione con enfasi: perché è povero e bisognoso!

“Povero e bisognoso” non si riferisce al fatto che lo era economicamente, ma identificano Davide come vulnerabile, impotente, e dipendente da Dio vita, e non conta su se stesso, riconosce di essere senza forza (v.16), solo Dio lo può aiutare dalla morte (v.13). 

Nell’Antico Testamento “i poveri e i bisognosi” a volte si riferisce ai devoti che sono in difficoltà che richiedono l'aiuto di Dio (cfr. per esempio Salmo 35:10; 37:14; 40:17; 70:5; 109:16,22).

Dunque, “povero e bisognoso” (ʿānî wĕʾebyôn) esprime la vulnerabilità e l'impotenza davanti una circostanza difficile, per Davide erano i suoi nemici.

Evidentemente siamo chiamati a pregare sempre (cfr. 1 Tessalonicesi 5:17), ma ci sono situazioni difficili, o angoscianti, fuori dal nostro controllo dove ci sentiamo impotenti come quella di Davide, che richiedono preghiere particolari.

Dio è per noi un rifugio e una forza, un aiuto sempre pronto nelle difficoltà (cfr. Salmo 46:1).

Dio vuole che preghiamo quando siamo preoccupati, o afflitti; vuole che portiamo i nostri pesi che gravano nei nostri cuori a Lui (Filippesi 4:6; Giacomo 5:13). 

Semplicemente non dobbiamo essere orgogliosi pensando di farcela da soli!

E nemmeno di andare altrove a chiedere aiuto, ma di chiedere a Dio che usa gli altri, o le circostanze per aiutarci.

Dio è sovrano da cui tutti e tutto dipende!

La preghiera è la richiesta urgente di un uomo fedele (v.2)

Nella situazione del salmista vediamo la sua relazione evidente che ha con Dio: il salmista ama Dio ed è un servo di Dio(vv.2,4,16), chiama il Signore: “Dio mio” (vv.2,12). 

Nel v.2 leggiamo: “Proteggi l'anima mia, perché ti amo. Dio mio, salva il tuo servo che confida in te!

Il motivo per cui Davide vuole la protezione è perché ama Dio e lo dice ancora una volta con enfasi!

Nel Salmo 121:7 è scritto: “Il Signore ti preserverà da ogni male;

egli proteggerà l'anima tua”.

La parola “anima” (ně·p̄ěš) nell’Antico Testamento ha vari significati qui nel v.2, si riferisce alla vita di una persona, quindi il senso è "non lasciarmi morire" (cfr.v.13).

“Ti amo” (ḥā·sîḏ) indica una persona devota, una persona caratterizzata da amore leale verso il Dio di Israele, è una persona fedele (cfr. 1 Samuele 2:9; Salmo 4:4; 97:10;116:15).

La parola allora denota colui che ha una relazione personale con il Signore e ha piena fiducia in Dio, indica la natura di coloro che sono specificamente messi da parte da Dio per servirlo (Deuteronomio 33:8; Salmo 16:10; 89:20).

Così, la sua invocazione al Signore è che Egli è il suo Dio (v. 2), cioè Colui al quale deve obbedienza (cfr. Esodo 19:5-6; 20:1-17) e da cui si aspetta la Sua protezione.

Davide non è orgoglioso perché è fedele a Dio, ma sta semplicemente affermando la sua onesta devozione a Dio, è Suo servo!

“Servo” (ʿeḇeḏ) indica un subordinato, qualcuno in una posizione di minore autorità rispetto a un altro in questo caso di Dio.

Le persone che sono impiegate in qualche servizio speciale a Dio, che lavorano per Lui, sono talvolta chiamate servitori di Dio (cfr. per esempio Isaia 49:5-6; Amos 3:7), come anche coloro che lo adorano (Esdra 5:11; Neemia 1:10; Daniele 6:21).

La parola “servo” indica la totale, umile devozione al Signore, il desiderio costantemente di riconoscere e compiere la volontà di Dio (cfr. Salmo 119:17; 124,125,135,140,176), e dall'altro può quindi contare sulla buona volontà e sul sostegno del suo Signore (Salmo 119:38,49,65,76,84,122,124,135;176).

“Dio mio”, significa avere una relazione speciale e distinta con Dio, come del resto tutto il popolo d’Israele (cfr. per esempio Esodo 20:2), di cui Davide fa parte, ed è parallelo a “servo” indicando così che è legato a Dio a cui è sottomesso, obbediente, e Dio si prende cura di lui.

“Dio mio” e “servo”, con “io ti amo”, ci portano al patto che Dio fece con il Suo popolo sul Sinai, un patto caratterizzato dalla fedeltà e dalla benedizione, o maledizione in caso d’infedeltà (Esodo 19-40; Levitico 26-27; Deuteronomio 28-30).

Così Davide sta facendo appello a quel patto caratterizzato dalla fedeltà reciproca. 

Come Davide è fedele, si aspetta anche che lo sia Dio secondo il patto, quindi si aspetta protezione dai nemici!

Davide è il servo di Dio e Dio è il suo padrone; come “servo” ha doveri verso Dio, e “Dio ha doveri verso di lui.

La preghiera di Davide è secondo la stipulazione del Patto, quindi è pregare secondo la volontà di Dio e quando preghiamo secondo al volontà di Dio possiamo aspettarci per fede l’esaudimento (cfr. 1 Giovanni 5:14) come se lo aspettava Davide, cioè la salvezza dalla morte, il soccorso e la consolazione, un segno del Suo favore (vv.13,15,17).

“Nulla è al di fuori della portata della preghiera, tranne ciò che è al di fuori della volontà di Dio” (John Blanchard).

Dunque, per pregare efficacemente dobbiamo volere ciò che Dio vuole!!

Le nostre preghiere, quindi devono essere fatte secondo la volontà di Dio, e questo sarà possibile se conosciamo Dio e le Sue opere!

La preghiera secondo la volontà di Dio è legata alla conoscenza che abbiamo di Dio!

La preghiera è la richiesta urgente e perseverante di un uomo angosciato che richiede la grazia di Dio (vv.1,3,7)

La preghiera di Davide era una richiesta urgente, infatti come detto prima era in pericolo di vita (vv.7,13-14,17).

La preghiera è la richiesta urgente di un uomo angosciato (v.7), di un uomo dal cuore in gola. 

I nostri bisogni ci spingono a Dio in preghiera.

Quanto maggiore è il bisogno tanto più urgente è la preghiera!

Nel v.3 è scritto: “Abbi pietà di me, Signore, perché io grido a te tutto il giorno”.

Il verbo “abbi pietà” (ḥānnēnî – qal attivo imperativo) esprime l’urgenza.

A causa del suo grande bisogno grida insistentemente per tutto il giorno chiedendo al Signore di aver pietà (ḥā·nǎn), cioè mostrare la Sua benignità, la Sua grazia.

La pietà, descrive un'azione da un superiore a un inferiore che non ha alcuna pretesa reale per un trattamento misericordioso, o di grazia.

E come se avesse detto: “Non porto alcun merito mio, ma umilmente prego per la liberazione solo sul terreno della tua grazia”.

È vero che Davide ha detto prima di amare Dio e di essere suo servo, ma è consapevole che comunque il Signore è Dio, e tra lui è Dio c’è una distanza di natura e di mancanza, infatti anche se siamo devoti a Dio, non siamo perfetti come Dio e come vuole Dio! 

Tutto ciò che riceviamo da Dio è il risultato della Sua grazia verso di noi!

Abbiamo sempre bisogno di ricordare, soprattutto quando preghiamo, che non meritiamo nulla da Dio anche se gli siamo fedeli, ma il giudizio perché siamo sempre peccatori!

Qualsiasi cosa facciamo per il Signore siamo mancanti! (cfr.1 Giovanni 1:8-10).

Pertanto come dice Spurgeon: "Il migliore degli uomini ha bisogno di misericordia e di appellarsi alla misericordia, sì a nient'altro che la misericordia”.

Ogni dono che riceviamo da Dio è dovuto alla Sua grazia, ed è Sua natura aiutarci e farci del bene. 

In questa preghiera Davide richiede di essere ascoltato ed esaudito (v.1); la protezione (v.1); la salvezza (vv.1,16); la pietà (v.3); la gioia (v.4); la forza (v.16); un segno del favore di Dio (v.17); il soccorso e la consolazione (v.17).

Allora la preghiera è la richiesta della grazia di Dio!

Davide da un altro motivo per essere esaudito e lo fa sempre con enfasi: perché grida tutto il giorno!

“Io grido” indica un grande fervore e serietà d'animo; Davide pregava in modo intenso e seriamente per la sua situazione difficile.

Molte delle nostre preghiere sono fiacche e distaccate, ma Davide c’insegna a gridare a Dio seriamente!

La preghiera di Davide era una richiesta perseverante, grida al Signore tutto il giorno.

Noi vediamo qui che la preghiera è il grido perseverante di un uomo angosciato.

Altrove la Bibbia, c’incoraggia a essere perseveranti nella preghiera, a non scoraggiarci se non abbiamo risposte veloci del Signore (cfr. per esempio Luca 11:5-8; 18:1-7; Efesini 6:18).

Uno degli ostacoli alla preghiera è lo scoraggiamento: quando non vediamo la risposta cessiamo di pregare.

Ma non dobbiamo mai mollare nelle nostre richieste! Dobbiamo essere perseveranti!

Allora la preghiera perseverante è vincere lo scoraggiamento quando non abbiamo nessun segnale da parte di Dio e aspettarci per fede che Dio operi! (cfr. Ebrei 11:6).

La preghiera è l’elevazione dell’anima (v.4)

Solo la preghiera che proviene dalla nostra anima e che si eleva può arrivare a Dio!

Nella sua avversità, Davide non era gioioso, quindi prega anche per questo come leggiamo al v.4: “Rallegra l'anima del tuo servo, perché a te, Signore, io elevo l'anima mia”.

L'immagine di questa supplica è che colui che è stato logorato dalle difficoltà e dall'oppressione, ha ora il desiderio di gioire.

Sempre con enfasi dice il motivo per cui desidera essere rallegrato: “Perché a te, Signore, io elevo l’anima mia”.

La preghiera è elevare la propria anima al Signore, la richiesta di avere gioia che proviene dal Signore!

Dunque, non sono elevate solo le parole, ma anche l’anima! 

“L’anima” (ně·p̄ěš), qui si riferisce all'io interiore, è l'essenza, o la sede della vita, compreso il pensare, il sentire, il volere, il desiderare (cfr. Levitico 17:11; Giudici 10:16; Proverbi 14:10; Lamentazioni 3:17; 3:24; Ezechiele 18:4; 25:6; Abacuc 2:4).

Ma può anche riferirsi alla condizione di essere vivi, quindi alla salute, l'energia, la vitalità (cfr. Genesi 9:4; Levitico 17:11; Deuteronomio 12:23; 1 Re 17:21; Giona 2:6).

La preghiera deve andare oltre le parole, ci deve essere il coinvolgimento di tutta la nostra persona, con tutta l’energia, la vitalità che abbiamo!

La preghiera allora, non è limitarsi a pronunciare solo parole, ma è anche un coinvolgimento di tutto il nostro essere!

Com’è la tua vita di preghiera, ma soprattutto come stai pregando?



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