La natura dell’inferno. L'inferno è un luogo di sofferenza (6) (Apocalisse 14:9-12)

 La natura dell’inferno. L'inferno è un luogo di sofferenza (6) (Apocalisse 14:9-12) 

Le tendenze culturali e filosofiche del mondo oggi stanno corrodendo la teologia cristiana.

Queste tendenze mettono l’umanità, i suoi desideri e suoi piaceri al centro, e non Dio.

Queste tendenze credono che non esiste la verità, ma tante verità e la rivelazione di Dio quindi è una tra le tante, non è la verità assoluta!

Quindi le affermazioni delle verità della Bibbia, è una questione di opinione e scelta personale.

Così il cristianesimo è ridotto a una spiritualità tra le altre, e quindi l’esistenza dell’inferno può essere più o meno creduta, non è un’esistenza oggettiva assoluta, ma soggettiva relativa. 

Ma non dobbiamo considerare l’esistenza dell’inferno da un punto di vista del sentimento secolare, soggettivo, di opinione o scelta personale, ma secondo la rivelazione sovrannaturale oggettiva assoluta di Dio!

L’inferno ha un’interrelazione con le altre dottrine e non credere alla sua esistenza influenza negativamente, o mina altre dottrine, togliendone la forza corrodendole, come per esempio la dottrina dell’espiazione di Dio in Gesù Cristo, la santità, giustizia, l’ira di Dio. 

Rifiutando la visione tradizionale della punizione eterna dell’inferno, la chiesa subisce un'erosione grave, o addirittura fatale nel suo fondamento dottrinale.

Abbiamo già visto precedentemente la natura come sofferenza con le predicazioni di Matteo 13:47-50 e Luca 16:23,24,28, in questa predicazione vediamo la sofferenza in Apocalisse 14:9-12.

 Walter Hooper, era il segretario personale di C.S. Lewis, si trovava in un cimitero e rise quando lesse la seguente iscrizione su una tomba: “Qui giace un ateo, tutto vestito senza un posto dove andare”.

Lewis, rispose dicendo: "Sono sicuro che ora vorrebbe che fosse vero". 

Lewis credeva nell’esistenza dell’inferno e credeva che quella persona, che nella sua vita credeva che dopo la morte non esistesse nessun posto, non era veramente morta, ma era all’inferno!

L'inferno è una realtà che deve far riflettere coloro che non credono, ma anche coloro che credono.

Prima dell'introduzione della manifestazione finale dell'ira di Dio nei giudizi della coppa, Dio informa gli abitanti della terra che la Sua ira sta per essere manifestata e che la fine verrà certamente su di loro. 

In Apocalisse 14:6-13 Giovanni vide tre angeli ognuno aveva un messaggio.

 I tre messaggi servono ad avvertire gli abitanti della terra che il giudizio di Dio è vicino, Babilonia cadrà e coloro che adorano la bestia soffriranno l'ira eterna di Dio.

Ora senza scendere troppo nei dettagli vediamo che il primo angelo appare per proclamare il vangelo eterno. 

Il suo pubblico è l'intera terra e ammonisce gli abitanti della terra di temere Dio e dargli gloria perché è giunto il momento del Suo giudizio (Apocalisse 14:6-7).

Poi appare un secondo angelo per annunciare la caduta di Babilonia, la grande prostituta che costringe tutte le nazioni a fornicare con lei e per questo anche le nazioni subiranno l’ira di Dio (Apocalisse 14:8).

Ed ecco il terzo angelo che mette in guardia coloro che adorano la bestia.

L'angelo avverte gli abitanti della terra che Dio riverserà la Sua ira incondizionata su coloro che adorano la bestia (cfr. Apocalisse 13:4,8,12,15) e la sua immagine, e ne prendono il marchio (cfr. Apocalisse 13:17-18) sulla fronte, o sulla mano (Apocalisse 14:9–10).

Il terzo dei tre angeli insiste sul fatto che la sofferenza di coloro che adorano la bestia sarà certa, intensa ed eterna (Apocalisse 14:11).

Giovanni interpreta questi tre avvertimenti dei messaggi degli angeli rivolgendosi ai santi, cioè ai credenti che sono fedeli a Dio incoraggiandoli a perseverare (Apocalisse 14:12). 

Il capitolo 14 si conclude con immagini terrificanti di angeli con vaste e affilate falci che mietono un "raccolto" di uomini malvagi, raccogliendoli nel "grande tino dell'ira di Dio" e facendo scorrere il loro sangue a una altezza incredibile fuori "della città" (Apocalisse 14:19-20).

In Apocalisse 14:9-12 vediamo tre aspetti riguardo la sofferenza all’inferno per chiunque adora la bestia e la sua immagine, e ne prende il marchio sulla fronte o sulla mano.

Prima di tutto c’è:

I LA REALTÀ DELLA SOFFERENZA (v.10)

Nel v.10 leggiamo: “’Egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello’”.

Se i primi due angeli hanno predetto la certezza del giudizio (Apocalisse 14:6-8), il terzo angelo avverte della realtà dell'inferno e quindi della sofferenza.

In questa vita dobbiamo fare una scelta importante che riguarda dove passeremo l’eternità, di certo c’è un posto dove andremo e non come pensava quell’ateo che ho menzionato prima!

Steve Wilmshurst dice: "Le scelte fatte qui sulla terra avranno le loro conseguenze nell'eternità, in paradiso o all'inferno.... Se il peccato non è trattato da Cristo sulla croce, le sue conseguenze devono essere sopportate dal peccatore, eternamente”.

L’inferno sarà la realtà per coloro che non credono che Gesù Cristo è morto sulla croce per i loro peccati!

Il verbo “berrà” (v.10 - pietai - futuro medio indicativo) come anche “sarà tormentato” (v.10 - basanisthēsetai – futuro passivo indicativo) significa che Giovanni presenta queste due affermazioni future come reali!

Dunque i vv.10-11 ci parlano che la sofferenza sarà certa, reale.

Confermato anche dal fatto che al v.10 è scritto: “Egli pure”.

“Pure” (kai) è una congiunzione enfatica per intensificare e confermare che subiranno l’ira di Dio, quindi sottolinea che non solo coloro che non temono Dio e non lo adorano saranno giudicati, non solo coloro che si sono prostituiti con Babilonia, ma anche coloro che hanno adorato la bestia e la sua immagine e ne hanno preso il marchio sulla fronte, o sulla mano!

Molte persone come quell’ateo, anche se non sono atei, s’illudono, o non vogliono credere all’esistenza dell’inferno, perché pensano che dopo la morte finisce tutto, oppure pensano che sia incoerente con l’amore di Dio!

Ma l’esistenza dell’inferno è molto documentata nella Bibbia, la Parola di Dio!

Non credere all’inferno significa non credere che la Bibbia dice la pura e fondamentale verità!

Significa credere che Dio è bugiardo!

In secondo luogo vediamo:

II LA SEVERITÀ DELLA SOFFERENZA (vv.10-11)

Al v.10 leggiamo ancora: “Egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello’. Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli”.

Nella severità della sofferenza si parla di:

A) Ira

L'enfasi sull'ira di Dio, a causa del comportamento malvagio, che si traduce nel giudizio dei trasgressori, si trova ancora in altre parti nell’Apocalisse (Apocalisse 14:19; 15:7; 16:1,19; 19:15). 

“Bere il vino” è una metafora per indicare il patire l’ira di Dio.

“Il vino” può simboleggiare il destino, la morte violenta, o la punizione di Dio con conseguente morte violenta (cfr. per esempio Isaia 51:17,22; Giovanni 18:11; Matteo 20:22–23; Marco 14:36; e Luca 22:42).

Oppure come vediamo in alcuni punti dell'Antico Testamento una coppa di vino simboleggia la punizione di Dio (cfr. per esempio Giobbe 21:20; Salmo 75:8; Isaia 51:17; Geremia 25:15–29; 49:12; Abdia 16; Abacuc 2:16).

È interessante notare che il vino versato è puro (akratou), cioè non mischiato con elementi estranei al vino, come per esempio con l’acqua per renderlo più leggero, quindi indica che l’ira di Dio sarà forte e non sarà diluito con la gentilezza, la pietà e la grazia di Dio, sarà severa!

Nel v.10, Giovanni usa due volte la parola “ira” che nel greco sono due parole diverse.

Nella frase “il vino dell’ira”, “ira” (thymou) indica una rabbia intensa, veemente, mentre nella frase “il calice della sua ira”, “ira” (orgēs) è lo svolgimento punitivo della giusta indignazione di Dio per il peccato.

L’ira (orgēs) è un sentimento e un’azione personale di Dio (Romani 1:18-32). 

Usati insieme (thymou e orgēs), intensificano la realtà della rabbia di Dio che scatenerà la Sua ira che è stata trattenuta per tanto tempo (Apocalisse 6:16-17; 14:10,19; 15:1,7; 16:1,19; 19:15).

Entrambe le parole per “ira” indicano quanto Dio consideri serio il peccato. 

Le due parole insieme danno risalto al santo e giusto giudizio di Dio contro il peccato. 

Dio odia il peccato e per la Sua santità e giustizia giudica il peccato. 

Per questo motivo, coloro che fanno del peccato il loro stile di vita, che non si sono mai pentiti e hanno creduto a Cristo subiranno l'ira di Dio.

Quindi coloro che credono che l’inferno sia incompatibile con l’amore di Dio devono considerare altri aspetti del carattere di Dio: Dio non è solo amore, ma anche santo e giusto, quindi non indifferente al peccato e alla colpevolezza a causa del peccato (cfr. per esempio Esodo 34:6-7; Naum 1:3).

Nella severità della sofferenza si parla di:

B) Tormento

Nel v.10 leggiamo: “Sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello”. 

John Blanchard dice: “Non è mai vero dire che qualcosa ‘fa male come l'inferno’. Niente fa male come l'inferno”.

È sbagliato dire allora oggi dire in una circostanza brutta che stiamo vivendo come una malattia, o una sofferenza in generale: “Sto passando l’inferno”, oppure “Ho passato l’inferno”.

Secondo quello che dice la Bibbia, l’inferno sarà peggio!

“Sarà tormentato” (basanisthēsetai - futuro passivo indicativo), cioè sarà afflitto, torturato, subirà sofferenza, estrema agonia, sarà tormentato con dolori atroci con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello.

“Sarà tormentato” porta l'idea del dolore cosciente e terrificante!

Questo sperimenterà chi andrà all’inferno!! Davvero terribile!

Questa va contro l’interpretazione che dice che i peccatori, gli ingiusti cesseranno di esistere e non avranno nessun tormento, o verso coloro che dicono che alla fine Dio salverà tutti!

O quelli che dicono che solo il diavolo, la bestia e il falso profeta saranno tormentati nello stagno di fuoco e di zolfo (Apocalisse 20:10), ma oltre questo passo c’è Matteo 25:41 dove si parla del giudizio universale definitivo di tutte le genti dice: “Allora dirà anche a quelli della sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli!” 

Il destino degli ingiusti è lo stesso del destino del diavolo (cfr. Apocalisse 20:15).

Il tormento sarà con fuoco e zolfo.

La combinazione “fuoco e zolfo” come mezzo di tormento si verifica quattro volte nell’Apocalisse (Apocalisse 14:10; 19:20; 20:10; 21:8), tre volte nell'espressione "stagno di fuoco e di zolfo” (Apocalisse 19:20; 20:10; 21:8), e altre due volte nell'espressione "fuoco, fumo e zolfo" (Apocalisse 9:17-18).

L'aggiunta di “zolfo” mette in evidenza ancora più vividamente il tormento dell'inferno.

È il fuoco che causa il tormento, e in Matteo 3:12 dice: “Con fuoco inestinguibile”.

Sappiamo benissimo che essere bruciati dal fuoco è tra i dolori più strazianti della nostra esperienza terrena, così Gesù ci fa capire come sarà terribile l’esperienza all’inferno!

Il fuoco è una caratteristica del giudizio di Dio (cfr. per esempio Genesi 19:24; Levitico 10:2; 2 Tessalonicesi 1:7-8; Ebrei 10:26-31).

Il destino di coloro che saranno tormentati all’inferno ricorda il destino di Sodoma e Gomorra (Genesi 19:24) e di Edom (Isaia 34:8-10; cfr. Isaia 30:33; Ezechiele 38:22) ed è un'allusione indiretta al lago di fuoco menzionato più tardi in Apocalisse (Apocalisse 19:20; 20:10; 21:8).

Lo “zolfo” (theiō) è un elemento cristalloide, cioè che si diffonde facilmente e abbondantemente, giallo, che si trova soprattutto nelle regioni vulcaniche; quando bruciato in aria, emette una fiamma blu e rilascia fumi acri, nocivi velenosi e soffocanti.

È un elemento combustibile, brucia con calore intenso e ha un cattivo odore. 

Lo “zolfo” è spesso menzionato nell’Antico Testamento in relazione con la punizione divina, a volte associata anche con il fuoco (Genesi 19:24; Deuteronomio 29:22-23; Giobbe 18:15; Salmo 11:6; Isaia 30:33; 34:9-10; Ezechiele 38:22).

Saranno tormentati con fuoco e zolfo “davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello”, cioè Gesù che hanno rifiutato, questo aumenta l'effetto della loro punizione, accresce ed evidenzia in modo lampante la loro umiliazione (cfr. Luca 12:8-9). 

Robert Mounce scrive: “Soffrire in presenza delle schiere celesti non è diminuire la ferocia del giudizio, ma renderlo più gravoso”.

“All'Agnello” è citato per ultimo per enfasi, come se il fattore più importante nel dolore dei malvagi sarebbe la vista esaltata in trionfo dell'Agnello, di Gesù contro il quale come adoratori della bestia avevano combattuto in ribellione.

Il caso opposto è quella del vincitore che riceverà un riconoscimento pubblico in presenza del Padre e dei Suoi angeli (Apocalisse 3:5).

Noi troviamo ancora:

III L’ETERNITÀ DELLA SOFFERENZA (v.11)

Nel v.11 leggiamo: “Il fumo del loro tormento sale nei secoli dei secoli”.

L'ira di Dio è ora definita attentamente come tormento eterno. 

Sempre Robert Mounce scrive: “La punizione dei dannati non è una misura provvisoria. Il fumo del loro tormento si alza per sempre (cfr. 20:10). Senza speranza di assoluzione, pagano il prezzo eterno di aver preferito il male alla giustizia”.

L'immagine del fumo qui si basa sulla vista di una città conquistata che brucia in lontananza (Giosue 8:20; Giudici 20:40; Apocalisse 18:9-10,18). 

Abramo vide il fumo da Sodoma e Gomorra come segno della punizione di Dio sulle città e la pianura (Genesi 19:28). 

Il fumo è una metafora di un memoriale (cfr. Isaia 34:9-10; Apocalisse 8:4) duraturo della punizione di Dio che coinvolge un vero, continuo, eterno, tormento cosciente.

Troviamo ancora il fumo del giudizio in Apocalisse 19:3. 

Le forme plurali “secoli dei secoli” (aiōnas aiōnōn) intensificano e certamente non diminuiscono la durata della sofferenza all’inferno. 

“Nei secoli dei secoli” è un periodo di tempo indefinitamente lungo, significa per sempre, eternamente, continuamente, o incessantemente, senza fine (cfr. Matteo 25:41,46).

Questa è una delle cose più terribili dell’inferno!

L'inferno è eterno come la vita eterna (Matteo 25:41,46).

A riguardo Gordon Fee scrive: “Ciò che suggerisce è che la loro punizione è senza tempo; ma dove ‘il tempo non c'è più’, quelli di noi che sono per la natura stessa delle cose legate al tempo non possono nemmeno immaginare il nostro modo di entrare in tale assenza di tempo, e quindi nella sua natura eterna. Come parte della razza umana, Giovanni stava esprimendo nell'unico tipo di linguaggio disponibile per lui (e per noi) l'orrore della separazione eterna dal Dio a cui immagine tutti sono stati creati, e attraverso Cristo e lo Spirito vengono ricreati”.

 Non avranno un momento di sollievo dal tormento chi sarà all’inferno.

Infatti sempre al v.11 è scritto: “Chiunque adora la bestia e la sua immagine e prende il marchio del suo nome, non ha riposo né giorno né notte”.

Gli idolatri, coloro che hanno rifiutato di adorare Dio con i loro idoli (cfr. per esempio Romani 1:18-32), in questo caso la bestia, lo incontreranno come giudice di tutta la terra e il Suo giudizio sarà giusto (Romani 2:5; 19:2-3).

Il tema del giudizio sull'idolatria è diffuso nel Nuovo Testamento (Atti 7,41-43; 17:29-31; Romani 1:18-23; 1 Corinzi 5:10-13; 6:9; 10:5-8, 14-22; Galati 5:19-21; Efesini 5:5-6; Colossesi 3:5-6; 1 Pietro 4:3-5; Apocalisse 2:20-23; 14:9–11; 16:1–2; 19:20; 21:8; 22:15).

Infine vediamo:

IV LA CONTINUITÀ CONSIDERANDO LA SOFFERENZA (v.12)

Al v.12 è scritto: “Qui è la costanza dei santi che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù”.

La “costanza” (hupomonḗ) è la capacità di resistere alla difficoltà, o allo stress; soprattutto la forza interiore necessaria, quindi essere perseveranti, sopportare pazientemente e rimanere saldi sotto pressione.

E questo si riferisce ai santi (hagiōn), cioè a coloro che fanno parte del popolo di Dio (per esempio Romani 1:7; 15:26; Atti 9:32; Ebrei 3:1; 1 Pietro 2:9).

L’idea fondamentale di “santi” è essere separati dalla contaminazione del mondo per servire Dio, quindi essergli consacrati, devoti nel servirlo.

I santi osservano i comandamenti di Dio, cioè gli sono obbedienti (cfr. Levitico 25:18; Esodo 19:5; Deuteronomio 26:16; 32:46; 1 Samuele 15:22; Atti 5:29; 1 Pietro 1:14-16), anche questo 

I santi hanno fiducia in Gesù che li ha salvati dal peccato e dall’ira di Dio (cfr. Giovanni 3:16,36; Romani 5:1-11), lo continueranno a essere anche sotto la persecuzione per il vangelo, non si tireranno indietro, non si arrenderanno, andranno avanti nella fede (cfr. Giovanni 10:27-30; Romani 8:28-39; 1 Corinzi 1:8-9; Filippesi 1:6; Ebrei 10:35-39; Giuda 24).

I veri figli di Dio non sfuggiranno mai dalla presa salda, protettiva e onnipotente di Dio! 

Tutto questo significa che considerando il destino che attende la bestia e i suoi seguaci, i santi che sono perseguitati per il vangelo saranno incoraggiati.

La certezza della vittoria di Dio e del giudizio finale sono un forte incentivo a sopportare la persecuzione perché non adorano l’immagine della bestia (Apocalisse 13:15; cfr. 1:9; 2:2, 9; 3:10; 12:17).

Ma ci può essere anche un monito per i santi a non allontanarsi da Dio, a non tirarsi indietro, un incoraggiamento a perseverare nonostante i brutti periodi sapendo che esiste un inferno!

Certi del fatto che Dio li custodisce, i santi persevereranno fino alla fine (Matteo 10:22; Ebrei 10:28-29).

John Murray scriveva: “La perseveranza dei santi ci ricorda con forza che solo chi persevera fino alla fine è davvero santo”, cioè un vero credente.

L'obbedienza ai comandamenti di Dio e la fede in Gesù definiscono la perseveranza dei santi e li caratterizzano anche sotto la costrizione della persecuzione.

La perseveranza significherà che i santi eviteranno la punizione eterna della bestia e otterranno una ricompensa eterna.

Per Giovanni riferendosi ai perseguitati per il vangelo, è meglio essere uccisi con la persecuzione che soffrire il tormento eterno all’inferno!!

CONCLUSIONE

Questo passo di Apocalisse 14 ci ricorda che:

1) La punizione e la realtà dell’inferno sarà cosciente ed eterna.

Non sarà per un giorno, o per un mese, ma per sempre!

Non si avrà un attimo di sollievo all’inferno!

Anche se non abbiamo nessuna conferma biblica, sembra chi muore nel suo stato di peccato continuerà a vivere nel peccato (cfr. Apocalisse 16:8-11; 22:11).

Se davvero rimangono non rigenerati, le persone all’inferno probabilmente continueranno a vivere nel peccato e quindi accumulerebbero sempre più senso di colpa e la sua conseguente punizione. 

Carson a riguardo afferma: “Ciò che è difficile da dimostrare, ma mi sembra probabile, è che uno dei motivi per cui la punizione cosciente dell'inferno è in corso è perché il peccato è in corso”.

Questo potrebbe essere uno dei motivi per cui la punizione all’inferno è eterna.

La peccaminosità dei malvagi è considerata come continua e senza possibilità di pentimento e quindi di salvezza. 

Il vescovo Fulton J. Sheen era solito dire: "L'inferno è l'ego, sazio dei propri desideri soddisfatti, che deve consumarsi per sempre senza speranza di liberazione".

2) La punizione e la realtà dell’inferno ci ricorda che dobbiamo fare la scelta se seguire e adorare i nostri idoli oppure il Signore.

L'offerta di grazia di Dio in Cristo ci pone di fronte a una scelta netta. 

Gesù Cristo stesso rappresenta un bivio inevitabile in mezzo alla vita umana. 

Siamo incoraggiati a fare la scelta più importante della nostra vita, quella giusta (cfr. per esempio Deuteronomio 30:19; Geremia 21:8; Matteo 7:13-14). 

3) La realtà dell’inferno con la sua sofferenza dovrebbe influenzare il modo in cui i credenti vivono 

I credenti devono essere fedeli al Signore costantemente, nell’obbedienza e nella fede, seguendo esclusivamente il Signore (cfr. per esempio Esodo 20:1-6; Deuteronomio 4:23-24; Isaia 8:12-13; Matteo 7:21-27; Luca 6:46).

Siamo chiamati a ricercare la santificazione (cfr. per esempio Ebrei 10:26-27; 12:14).

Le tentazioni devono essere affrontate drasticamente (cfr. per esempio Matteo 5:29-30; 18:8-9; Marco 9:43-48).

Riflettiamo seriamente davanti la realtà della sofferenza per sempre all’inferno, esaminiamoci se abbiamo una vera fede (2 Corinzi 13:5) e comportiamoci secondo la volontà di Dio! (Matteo 7:21-23).

Se non stiamo camminando allineati con la volontà di Dio, facciamo come ha fatto il salmista: “Ho esaminato le mie vie e ho orientato i miei passi verso le tue testimonianze” (Salmo 119:59).

Dopo aver considerare le sue vie e valutato ciò che stava facendo il salmista e ritornato di nuovo sui passi della via, della legge, decretata da Dio, quindi c’è stata una riflessione, una considerazione, o valutazione attenta sul suo comportamento e una conversione, o ravvedimento verso i precetti del Signore.

Oppure come dice Geremia in Lamentazioni 3:40: “Esaminiamo la nostra condotta, valutiamola, e torniamo al SIGNORE!”

I migliori occhi guardano verso l'interno, dentro se stessi e verso l'Alto!



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