La natura dell’inferno. L'inferno è un luogo di sofferenza (5)

 La natura dell’inferno.  L'inferno è un luogo di sofferenza (5)

W. C. Fields, in seguito al terremoto del 1933 che colpì la California meridionale, disse: “Siamo pazzi a vivere qui, ma di sicuro siamo in tanti”.

Lo stesso atteggiamento è spesso mostrato dai molti non cristiani, che sembrano pensare che l'inferno sarà più tollerabile perché ci sarà un sacco di gente, ma non è così! L’inferno è un luogo di sofferenza!

L’inferno è reale quanto il paradiso!

Infatti era caratteristico dell'insegnamento di Gesù mettere in guardia contro la prospettiva dell'inferno come lo era per Lui descrivere i privilegi del paradiso.

Quindi per Gesù era reale sia l’inferno che il paradiso.

Talmente sono reali che Gesù è venuto sulla terra per morire in croce per espiare i peccati dei credenti per dare loro la vita eterna, e quindi la domanda a quelli che non credono all’inferno è: “Perché Gesù è venuto? Perché ha sofferto sulla croce?”

È da stolti pensare che sia stato semplicemente per darci solo un esempio di amore!

Perché allora dobbiamo credere nell’esistenza dell’inferno?

Possiamo rispondere con le parole di Leon Morris: “Perché Gesù insegnò chiaramente la sua esistenza. Ha detto chiaramente che alcune persone trascorreranno l'eternità all'inferno. Parlava chiaramente dell'inferno e del paradiso, della dannazione e della salvezza.”

La saggezza, in base alle molte prove scritte nella Bibbia, in modo particolare nell’insegnamento di Gesù nei vangeli, che è stato il principale esponente di questa dottrina, dovrebbe spingerci ad ammettere che non esiste un'alternativa biblica alla dottrina dell’inferno!

Per tutti coloro che non hanno la vita eterna in Cristo Gesù, l’inferno sarà inevitabile!!!

Vogliamo vedere due passaggi dei vangeli che parlano dell’inferno come luogo di sofferenza.

I LA SOFFERENZA IN MATTEO 13:47-50

In Matteo 13:47-50 leggiamo: “Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci; quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Così avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti e li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”.

Questa parabola ci parla del giudizio universale, o finale di Dio come nella parabola delle zizzanie (Matteo 13:36-43), in questo caso la metafora viene dall’agricoltura, mentre ora Gesù usa una metafora che viene dalla pesca. 

Il regno dei cieli è simile alla situazione di una pesca con la rete che raccoglie ogni genere di pesci, quando è piena, viene trascinata a riva, dove i pescatori fanno una cernita, raccogliendo i pesci buoni in vasi e quelli che non valgono nulla li buttano via. 

In altri passi nella Bibbia è usata l’immagine della pesca per descrivere il giudizio di Dio sugli individui e sui popoli (per esempio Ecclesiaste 9:12; Amos 4:2; Abacuc 1:15-17; Ezechiele 26:5, 14; 29:3-7).

Quindi noi vediamo:

A) La cattura

Nel v.47 è scritto: "Il regno dei cieli è anche simile a una rete che, gettata in mare, ha raccolto ogni genere di pesci". 

“La rete” (sagēnē) era il largo strascico, che aveva una grande estensione e nel cui bordo inferiore erano fissati pezzi di piombo, o pietre così che andava a fondo, mentre i sugheri posti sul bordo superiore, le permettevano di galleggiare; in questo modo raccoglieva tutti i pesci che si trovavano nell’area coperta. 

La rete era trascinata da due barche, o con delle corde dalla spiaggia. 

Ci si muoveva verso la riva, o si tirava dalla riva, poi si raccoglieva la rete in un cerchio che diventava sempre più stretto. 

Sulla riva i pescatori serravano l’estremità della rete e la traevano insieme con il suo contenuto sulla spiaggia. 

“Ogni genere” (pantos genos) indica sia il pesce buono e sia quello cattivo; cioè quelli che sono utili e quelli che non lo sono.

Nel giorno del giudizio tutte le genti: malvagi e giusti, saranno raccolte davanti al trono per essere giudicate. 

Quindi ci sarà:

B) La cernita

Nei vv.48-49 leggiamo: "Quando è piena, i pescatori la traggono a riva, poi si mettono a sedere e raccolgono il buono in vasi, e buttano via quello che non vale nulla. Cosa avverrà alla fine dell'età presente. Verranno gli angeli, e separeranno i malvagi dai giusti …".

I pescatori quando la rete è piena fanno una cernita dei pesci prendono il buono e buttano via quello che non vale nulla.

La parola greca per “buono” (kala) è essere secondo un livello elevato, quindi che è di buona qualità, utile.

Mentre quello che “non vale nulla” (sapra) è quello malsano, non in buone condizioni, di cattiva qualità, senza valore e quindi non adatto al mercato.

Nel lago di Gennesaret si sono contate oltre venti specie di pesci. 

La separazione avveniva in base a due criteri: 1) secondo i pesci commestibili, o non commestibili; 2) secondo i pesci puri, o impuri come diceva la legge mosaica (Levitico 11:9-12). 

Quindi alla fine dell’età presente, della storia umana, gli angeli separeranno i malvagi dai giusti (Matteo 13:40-43; 2 Tessalonicesi 1:7-10). 

In Matteo 25:31-46 il giudizio è descritto come una separazione di tutte le genti davanti al trono glorioso di Gesù. 

Nessuna razza, o categoria di persone sfuggirà al giudizio finale e universale del Signore. 

Cercando un diversivo con la pesca, un letterato dalla città andò nei torrenti della Scozia con le sue canne da pesca costosissime e attrezzatura completa.

Dopo ore di sforzi senza nemmeno prendere un pesce, si imbatté in un ragazzo di campagna con solo una canna alla quale era attaccata un filo con uno spillo piegato come amo, ma aveva preso molti pesci.

L’uomo della città chiese al ragazzo: "Perché non riesco a prendere nessun pesce?" "Perché non ti tieni nascosto", rispose tranquillamente il ragazzo. 

Il Signore nel giorno del giudizio universale non avrà bisogno di nascondersi, o difficoltà a giudicare le genti, raccoglierà le persone di tutti i tempi e li giudicherà!

Tutti saranno ordinati in uno dei due gruppi, quelli che Dio accetta, i giusti e coloro che Egli rifiuta, i malvagi.

“I giusti” (dikaios) sono coloro che vivono secondo gli standard di Dio, descrive uno stile di vita vissuto in accordo con la volontà di Dio (cfr. per esempio Matteo 1:19; 3:15; 5:6). 

Dunque stiamo parlando di persone che sono state rigenerate dallo Spirito di Dio e dimostrano di essere giusti con il loro comportamento che è secondo ciò che Dio vuole!

C.H. Spurgeon disse: “Ogni cuore rinnovato è ansioso di essere libero anche da un granello di male”.

Non così i malvagi!

“I malvagi” (ponēros) sono i malfattori, i maligni, i corrotti moralmente, gli immorali, sono persone caratterizzate da azioni malvagie e da un carattere immorale, ciò che è contrario a Dio (cfr. per esempio Matteo 5:39; 7:11; 12:34,39).

Questa parola implica la separazione da Dio, l'opposizione a Dio e alla sua volontà (cfr. per esempio Amos 5:14-15).

Questa parabola è stata interpretata che coloro che sono buttati via sono le persone che frequentano la chiesa, ma che in realtà non sono veri credenti (cfr. Matteo 7:21-23), non sono mai cambiate, queste persone malvagie non hanno mai avuto una rigenerazione spirituale (cfr. per esempio Efesini 2:8-10; Tito 3:4-7; 1 Giovanni 3:9-10).

Dio prende dei peccatori, li cambia e lo dimostrano con le loro azioni!

Non sapevo che la carta potesse essere fatta dagli stracci di cotone, anzi la carta fatta dal cotone è di ottima qualità.

In Inghilterra c'era una fabbrica di carta che produceva la migliore carta da lettere. Un giorno un uomo che visitava la fabbrica chiese con che cosa fosse fatta. Gli fu mostrato un enorme mucchio di stracci vecchi. La natura di quegli stracci era quello che determinava la qualità della carta. L'uomo non voleva crederci. Dopo sei settimane ricevette un pacchetto di carta dall'azienda con le sue iniziali in rilievo. Sulla prima pagina c'erano scritte le parole "Stracci sporchi trasformati". 

Lo stesso vale per la vita cristiana: da stracci sporchi che siamo, Dio ci trasforma in qualcosa di bello e utile!

La chiesa locale consiste in un miscuglio di persone buone e cattive, di veri credenti e falsi credenti, che saranno separati nel giorno del giudizio.

L'unica volta che il male sarà in presenza del bene è ora, su questa terra, dopo la morte, il male sarà separato dal bene. 

Gesù Cristo separerà il male dal bene. 

Se una persona non vive secondo la volontà di Dio in questa vita, anche se è nella chiesa, non gli sarà permesso di continuare a stare con i giusti; sarà preso e scacciato dalla presenza dei giusti (cfr. per esempio Salmo 1:5-6; Matteo 25:32; Luca 16:26; Apocalisse 20:11-15).

Quindi vediamo:

C) La condanna 

Il v.50 dice: " E li getteranno nella fornace ardente. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti”. 

L'enfasi della parabola è sul destino dei malvagi che saranno rimossi dal regno dei cieli e saranno gettati nella fornace ardente dove saranno tormentati giorno e notte per sempre (Apocalisse 14:9-11; 20:10). 

“Getteranno” (balousin-futuro attivo indicativo) indica spostare da un luogo all'altro mediante l'uso di un movimento energico.

I malvagi saranno gettati nella fornace ardente!

La “fornace ardente” (kaminos pyros) è la finale destinazione dei peccatori, un posto di punizione, l’inferno. (Matteo 5:22, 29, 30; 10:28; 13:50; 18:9; 23:15, 33; 25:41; Apocalisse 20:15).

“Pianto e stridor di denti” lo troviamo altre volte nei vangeli (Matteo 8:12; 13:42, 50; 22:13; 24:51; 25:30).

"Il pianto" (ho klauthmos) indica il dolore grande di coloro che vengono puniti, indica una forte emozione, il lamento che accompagna, sottolinea l'intensità del pianto. 

“Pianto” esprime il dolore ad alta voce, mentre l'articolo determinativo “il” indica il carattere unico ed estremo dell'azione, dunque non s’intende un vecchio lamento, ma il lamento che è associato al rifiuto finale e definitivo di Dio nelle tenebre.

All’inferno non si riderà! Nessuno verrà a raccontare barzellette, ci sarà un lutto costante!!

Nessuna angoscia sarà maggiore di quello che si vive all’inferno, e non ci sarà alcuna riduzione della sofferenza. 

"E stridor di denti" (kai brugmos tōn odontōn) è “digrignare i denti”, potrebbe riferirsi al tormento per la sofferenza, o alla disperazione, o rabbia intensa, oppure tutte e tre.

Riflette il grande dolore, o l’angoscia che si sperimenterà all’inferno!

Questa parabola vuole essere di avvertimento per coloro che non fanno parte del regno di Dio, un invito a rivedere la loro vita e a convertirsi a Cristo, pentendosi dei loro peccati pensando che un giorno ci sarà il giudizio con una condanna giusta e severa, mentre sarà di salvezza per coloro a cui ha perdonato i peccati. 

Ma è anche un avvertimento per coloro che dicono di essere credenti, mentre in realtà non lo sono! Non sono sinceri! (cfr. per esempio Matteo 5:8; 7:21-23; 13:24-30,36-43).

In Ebrei 9:27-28 leggiamo: "Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio, così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza peccato, a coloro che lo aspettano per la loro salvezza".

Thomas Brooks diceva: “Come la morte ci lascia, così il giudizio ci troverà”. 

La Scrittura vede l'inferno come uno che se lo sceglie, cioè uno che ha amato le tenebre piuttosto che la luce, scegliendo di non avere il Creatore come loro Signore, preferendo il peccato alla santità di Dio, le tenebre alla luce, rifiutando Gesù piuttosto che andare da lui (Giovanni 3:18–21; Romani 1:18,24,26,28,32; 2:8; 2 Tessalonicesi 2:9–11). 

James I. Packer scrisse: “Tutti ricevono ciò che in realtà hanno scelto, o stare con Dio per sempre, adorandolo, o senza Dio per sempre, adorando se stessi. Coloro che sono all'inferno sapranno non solo che per le loro azioni lo meritano, ma anche che nei loro cuori lo hanno scelto”.

Questa è una grande verità che faremo bene a ricordare! 

Il Dio santo e giusto, darà a ognuno quello che merita!

Gesù avverte del pericolo che incorre su coloro che non fanno la Sua volontà, su coloro che vivono in opposizione a Dio, su coloro che sono malvagi e incoraggia i giusti a non seguire il loro esempio. 

Oggi molte persone s’illudono di sbarazzarsi di Dio! Ma Dio è in definitiva inevitabile!!

Oggi le persone pensano di vivere senza Dio (il che non è vero), ma un giorno ciò che oggi hanno evitato (Dio) lo incontreranno come giudice giusto per essere giudicati dal giusto Dio! (Esodo 34:6-7; Romani 2:1-10). 

Dio darà al ribelle ciò che egli merita e ha scelto! 

Coloro che amano le tenebre alla luce, avranno di conseguenza ciò che appartiene alle tenebre: l’inferno!! (Giovanni 3:18-21,36) 

Quindi questa parabola descrive l'assoluta certezza del giudizio di Dio e dell’inferno!

“Sebbene gran parte del pensiero attuale possa concludere che non esiste l'inferno, o un luogo di tormento eterno, i commenti di Gesù qui lasciano poco spazio al dubbio. La sua affermazione è così descrittiva che rabbrividiamo al solo pensiero di un posto così orribile” (Practical Christianity Foundation).

Tutti saremo nella rete del giudizio di Dio, il punto è cosa farà di te!

II LA SOFFERENZA IN LUCA 16:23,24,28

Ho già analizzato questo testo in un modo approfondito in altre tre precedenti predicazioni, ma vediamo solo l’aspetto della sofferenza.

In questa parabola vediamo la storia di due uomini morti: il ricco si trova nell’Ades, (hadēs), il luogo di tormento dei morti impenitenti, dei non credenti, degli ingiusti, e Lazzaro che si trova nel seno di Abraamo, cioè lo stato, o un’anticipazione di beatitudine eterna, di felicità, dopo la morte, dove è consolato. 

Concentrandoci sulla sofferenza del ricco noi vediamo: 

A) Il suo stato cosciente

L’inferno è la punizione cosciente eterna dei non credenti.

G. Curtis Jones scrive: “L'uomo ricco di Luca 16 divenne dolorosamente consapevole dell'inferno e della sua cruda realtà, così come ogni persona che rifiuta l'amore del Salvatore. Come disse un vecchio predicatore: ‘Dopo essere stato all'inferno per cinque secondi, ci crederai!’”

Oggi molti non credono all’esistenza dell’inferno, ma chi ci andrà si accorgerà della sua esistenza e sarà troppo tardi per cambiare idea!!

Al v.23 è scritto: “E nel soggiorno dei morti, essendo nei tormenti, alzò gli occhi e vide da lontano Abraamo, e Lazzaro nel suo seno”.

Al v.24 leggiamo: “Ed esclamò: ‘Padre Abraamo, abbi pietà di me, e manda Lazzaro a intingere la punta del dito nell'acqua per rinfrescarmi la lingua, perché sono tormentato in questa fiamma’".

Nel v.28 è scritto: “Ed egli disse: ‘Ti prego, dunque, o padre, che tu lo mandi a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli, affinché attesti loro queste cose, e non vengano anche loro in questo luogo di tormento".

Le persone all’inferno sono nei tormenti (v.23); tormentati nella fiamma (v.24); in un luogo di tormento (v.28).

Da questi versetti vediamo che il ricco impenitente è cosciente, per lui la sofferenza è una realtà.

Non è come dicono tanti che una volta morta una persona fisicamente non sente più niente.

Quel ricco desidera sollievo e chiede ad Abraamo di mandargli Lazzaro per rinfrescarlo con l’acqua perché è tormentato nella fiamma.

Robert Gundry scrive: “La punta di un dito e la lingua sono solo piccole parti dell'anatomia umana. Ma i tormenti del ricco sono così gravi che egli brama anche il minimo sollievo, proprio come Lazzaro aveva bramato anche le cose che cadevano dalla tavola del ricco. Lazzaro aveva bramato avanzi di cibo per nutrirsi. Il ricco soffre così tanto per la fiamma dell'inferno che sarebbe felice di ricevere una o due gocce d'acqua per rinfrescarsi la lingua”.

Sempre il ricco dice ad Abraamo di mandare Lazzaro a dire ai suoi fratelli della realtà dell’inferno in modo da evitarlo.

Nell’aldilà saremo vivi e coscienti! Nel tormento, o nella beatitudine!

Le persone all'inferno saranno consapevoli che stanno soffrendo per la punizione di Dio.

Concentrandoci sulla sofferenza del ricco noi vediamo: 

B) Il suo stato sofferente

Il drammaturgo inglese John Webster (1580-1625) qualche secolo fa disse: “Questa è la più grande tortura che le anime provano all'inferno: all'inferno devono vivere e non possono morire”.

All’inferno ci sarà un’esistenza cosciente, come anche una sofferenza cosciente e la cosa triste che non si potrà cambiare questa condizione!

Non ci sarà la speranza di morire per non soffrire più!

Le persone a volte descrivono l'inferno come una zona di festa. 

Più di una persona ha detto: "Quando muoio voglio andare all'inferno, perché è lì che saranno tutti i miei amici! Li ci sarà da divertirsi!”

Ma se sapesse cosa dice la Scrittura sull'inferno, ci penserebbe due volte!!

Questo passaggio non ipotizza l'annientamento, né l’universalismo della salvezza, ma una sofferenza e un tormento costanti e coscienti!

Noi leggiamo più volte che il ricco è tormentato nei vv.23,25 e 28, mentre nel v.24, anche se nella “Nuova Riveduta”, è tradotto: “tormentato” (odunōmai presente medio indicativo), la parola precisamente indica “essere nell’angoscia”, “soffrire terribilmente e costantemente”.

Alla fine il significato è lo stesso.

Infatti “tormenti” (basanois) indica “soffrire molto”, “grande sofferenza”, “soffrire terribilmente”.

Il plurale “tormenti” (v.23) enfatizza un grande dolore.

Nel v.24 leggiamo che stava soffrendo dentro una fiamma, e questa immagine dell'inferno, come luogo di fuoco, è dichiarata in altre parti della Bibbia (per esempio Matteo 13:42,50; Apocalisse 20:14-15), o fornace ardente (Matteo 13:42); o fuoco eterno (Matteo 18:8; 25:41); o geenna del fuoco (Matteo 18:9) ed è la negazione della vita eterna, della beatitudine, della benedizione eterna (per esempio Giovanni 3:16; Apocalisse 21:4,8; 22:14-15,19).

L'immagine del fuoco indica l'orribile sofferenza degli ingiusti (Matteo 13:40–42, 49–50; 18:8–9; 25:41; Marco 9:44,48).

L’Antico Testamento ritrae chiaramente il giudizio ardente di Dio (Genesi 19:24; Levitico 10:2; Numeri 16:35; Isaia 34:10; 66:15-16,24; Ezechiele 38:22). 

Allora il senso dell’inferno è di una relazione negativa con Dio, un'esperienza della Sua santa e giusta ira come un fuoco divorante (Ebrei 12:29), la giusta condanna (Romani 1:18; 2:6,8-9,12) per averlo sfidato e per essersi aggrappati ai peccati che Dio detesta, quindi per i peccati non perdonati in quanto non si ha avuto fede in Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 3:16,36) e non ci si è pentiti dei propri peccati (per esempio Atti 3:19).

CONCLUSIONE

Alla fine di questa predicazione possiamo dire che:

1) L’inferno va creduto!

Un certo numero di scrittori sottolinea che la dottrina dell'inferno è offensiva per le persone moderne.

Tuttavia l'insegnamento di Gesù e del Nuovo Testamento riguardo l’inferno è reale, e la morte di Gesù Cristo per i nostri peccati per placare l’ira di Dio (cfr. Giovanni 3:16,36; Romani 3:23-25; 5:1-11) non ci consente di mettere da parte questa dottrina, o di reinterpretarla in modo da rimuovere la verità cruda della sofferenza!

Sembra che ci siano gradi diversi di punizione per gli increduli, o ingiusti, o falsi cristiani nel giudizio finale, non saranno tutti puniti allo stesso modo (cfr. per esempio Matteo 10:15; 11:20-24; Luca 10:12-16).

Comunque sia andranno tutti all’inferno! (cfr. per esempio Matteo 7:13-14; 25:31-46; Giovanni 3:16-19; 2 Tessalonicesi 1:9; Apocalisse 20:11-15).

Per sfuggire all’inferno dobbiamo affidarci a Gesù Cristo che con il Suo sacrificio ci salva e dobbiamo ravvederci davanti a Dio chiedendogli perdono dei nostri peccati confessandoglieli (Atti 20:21; 1 Giovanni 1:8-10).

Una vera fede e un vero ravvedimento è dimostrato con un comportamento in linea con la volontà di Dio (Matteo 7:21-23), un comportamento di santificazione e giustizia (per esempio 1 Pietro 1:14-16; 1 Giovanni 3:9-10).

2) L’inferno va predicato

Si dice che in un'occasione, un membro della famiglia reale britannica, ora deceduto, chiese al decano di una delle grandi cattedrali anglicane se ci fosse, o meno un inferno. Il decano rispose: "Signora, nostro Signore e i suoi apostoli lo hanno insegnato, i credo lo affermano e la chiesa lo crede". Il decano ricevette una risposta franca: “Perché allora, in nome di Dio, non ce lo dice?”.

Se crediamo veramente all’inferno e amiamo veramente le persone dobbiamo predicarlo loro e questo porterà una ventata di rinnovamento!

Frederick Dale Bruner scriveva: “Ovunque la chiesa ha creduto all'insegnamento di Gesù (e degli apostoli) sull'inferno, il suo amore per il mondo si è riacceso e la missione cristiana e l'evangelismo sono fioriti. Ovunque l'insegnamento di Gesù sul giudizio è stato per tutti gli scopi pratici non creduto, c'è stato un affievolirsi dello zelo per fare missione o praticare la misericordia nel mondo”.

Paolo aveva la passione e l’amore per i perduti e predicava il vangelo.

Paolo in Romani 9:2-4 dice: “Ho una grande tristezza e una sofferenza continua nel mio cuore; perché io stesso vorrei essere anatema, separato da Cristo, per amore dei miei fratelli, miei parenti secondo la carne, cioè gli Israeliti, ai quali appartengono l'adozione, la gloria, i patti, la legislazione, il servizio sacro e le promesse”.

E ancora in Romani 10:1,9-15 dice: “Fratelli, il desiderio del mio cuore e la mia preghiera a Dio per loro è che siano salvati… perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: ’Chiunque crede in lui, non sarà deluso’. Poiché non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è chi lo annunci? E come annunceranno se non sono mandati? Com'è scritto: ‘Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!’”

John Piper riguardo la passione di Paolo dice: “Il nostro cuore non dovrebbe sentire ciò che ha sentito Paolo? Non dovremmo addolorarci per la miseria dei perduti, specialmente per i nostri parenti? Non dovremmo avere lo stesso desiderio per la loro salvezza che aveva Paolo? Non dovremmo guardare le persone nei nostri luoghi di lavoro con un misto di dolore per la loro condizione e desiderio di conversione? Possiamo affermare di essere cristiani biblici se, giorno dopo giorno, lavoriamo, mangiamo e ridiamo con i non credenti e non sentiamo nessuna di queste cose?”

La stragrande maggioranza delle persone che conosciamo non è nata di nuovo, non è credente, su di loro c’è l'ombra del giudizio di Dio e non lo sanno! 

Allora dobbiamo dire loro che esiste l’inferno per i peccatori impenitenti e c’è la salvezza per i veri credenti dall’inferno nella persona e opera di Gesù Cristo!

Se vogliamo apprezzare e accettare il sacrificio di Gesù Cristo, mi riferisco sia ai credenti che ai non credenti, dobbiamo credere e predicare l’inferno!

Se minimizziamo, o ci vergogniamo della dottrina dell'inferno, o non lo predichiamo perché temiamo le reazioni delle persone, significa che non comprendere e apprezzare in profondità la grazia, l'amore di Dio e la buona notizia del vangelo.

Gesù in Matteo 10:28 dice: “E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna”.


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