La parabola del fico (Matteo 24:32-33)

 La parabola del fico (Matteo 24:32-33)

Ci sono occasioni, come per esempio quella dell’undici settembre con l’attentato delle Torri Gemelle a New York, o come adesso con la pandemia del coronavirus, che certe persone che non hanno mai mostrato interesse per la Bibbia s’interessano all’escatologia, cioè a ciò che la Bibbia dice sulla fine del mondo e sull'eternità. 

Sia per curiosità sul proprio destino, o per il desiderio di dare un senso ai tempi difficili, complessi e imprevedibili, queste persone ricercano sul web, oppure ascoltano volentieri coloro che parlano delle profezie bibliche. 

Gesù aveva detto ai discepoli riguardo il tempio, che sarebbe stato distrutto, i discepoli gli chiesero quando questo sarebbe avvenuto e quale sarebbe stato il segno della venuta di Gesù e la fine dell’età presente (Matteo 24:1-3).

Gesù dai vv.4 al v.28 dice sempre ai Suoi discepoli, quali sono i segni, poi dai vv.29-31 parla della Suo ritorno, e dai vv.32-33 dice la parabola del fico in relazione ai segni e al Suo ritorno.

Prima di tutto vediamo la:

I PRESCRIZIONE 

“Imparate” (v.32)

“Imparate” (mathete- aoristo attivo imperativo) esprime urgenza, infatti è un imperativo.

Il significato di “imparate” è “acquisire conoscenze”, “aumentare la conoscenza”, quindi “comprendere”, e in questo contesto accettare sinceramente un insegnamento come vero e applicarlo nella propria vita. 

John MacArthur scrive a riguardo: “Questo tipo di apprendimento è molto più della semplice conoscenza della testa; implica l'accettazione genuina di una verità e la determinazione a vivere una vita coerente con essa. Gesù voleva che i discepoli imparassero nel loro intimo ciò che insegnava, per comprenderlo e riceverlo in relazione alla sua grande importanza.”

È interessante che questa parola a volte è utilizzata per acquisire un'abitudine per tutta la vita (Filippesi 4:11; 1 Timoteo 5:13).

I discepoli devono imparare dal fico una parabola con insegnamenti della fine dei tempi.

Noi, dunque, troviamo in questo versetto l'esortazione per la conoscenza spirituale, in questo caso riguarda la fine dei tempi, e farla nostra.

In Romani 16:17 troviamo la stessa parola tradotta con “ricevuto”: “Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro”.

La San Paolo traduce: “Vi esorto poi, fratelli, a guardarvi dai fautori di discordia e intralci contro la dottrina che voi avete imparato: evitateli!”

“Dottrina” o “insegnamento” (didachē) è indispensabile al cristianesimo, senza di esso non esiste!

Nella Bibbia la dottrina si riferisce all'intero corpo di verità teologiche essenziali che definiscono e descrivono quel messaggio (didaskalía -1 Timoteo 1:10; 4:16; 6:3; Tito 1:9).

Il Nuovo Testamento sottolinea il valore e l'importanza della sana dottrina (cfr. 1 Timoteo 6:3; 2 Timoteo 1:13–14).

Gli apostoli erano irremovibili riguardo alla protezione, all’appropriazione e alla propagazione della dottrina perché conteneva la verità su Gesù Cristo. 

Conoscere la verità era ed è l'unico modo in cui una persona può arrivare alla fede; così gli apostoli consegnarono alla chiesa un corpo di verità teologiche (1 Corinzi 15:3; Giuda 3); incoraggiarono i credenti a essere fedeli a quel corpo di informazioni che avevano ascoltato e ricevuto all'inizio (1 Giovanni 2:7,24, 26; 3:11), si riferisce alla fede, cioè al contenuto di ciò che si crede, agli insegnamenti accettati come ortodossi dalla chiesa (Atti 6:7; Galati 1:23; 1 Timoteo 1:19; 4:1,6; 1 Corinzi 16:13; Galati 3:23,25; 6:10; Filippesi 1:25; Colossesi 1:23),  che è stata una volta per tutte affidata ai santi (Giuda 3). 

Paolo incoraggia ed esorta Timoteo, responsabile di chiesa, a rimanere saldo nella sana dottrina, così sarebbe stato un ministro del Vangelo (cfr. 1 Timoteo 4:6; 2 Timoteo 1:13-14).

Ogni cristiano dovrebbe attenersi e avere fame per la sana dottrina!

La sana dottrina è importante per una chiesa e quindi per i suoi membri.

Ernest C. Reisenger scrive: “La dottrina biblica è più importante di quanto la maggior parte dei membri di chiesa si renda conto. La dottrina esprime non soltanto le nostre esperienze e convinzioni, ma determina altresì il nostro indirizzo. La dottrina plasma la nostra vita e i programmi ecclesiali. La dottrina è per il credente e per la chiesa ciò che le ossa sono per il corpo: fornisce unità e stabilità. La chiesa che trascura l’insegnamento di una sana dottrina biblica, favorisce l’instabilità al proprio interno, attenua le convinzioni e porta a un punto morto il proprio progresso”. 

Se vogliamo avere una vita gradita a Dio dobbiamo cominciare con costruire la nostra vita sulla sana dottrina del Signore!

S. Lee Homoki afferma: “La dottrina è il fondamento della vita cristiana (Tito 2:12). Tutto ciò che riguarda l'esecuzione di vivere una vita gradita al Signore è costruito su di essa. Non possiamo vivere nel modo giusto senza la giusta dottrina.”

Più conosciamo la sana dottrina, più questa dovrebbe trasformare la nostra vita! (cfr. per esempio Efesini 4:11-16; 2 Timoteo 4:16).

John Sutcliff affermava: “Ogni incremento di conoscenza religiosa dovrebbe non solo rendermi più saggio, ma anche migliore; non solo schiarirmi le idee, ma purificarmi il cuore, influenzare i miei affetti e regolare la mia vita”.

Vediamo la:

II PARABOLA

“Imparate dal fico questa similitudine: quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina” (v.32).

Ancora una volta Gesù usa come parabola per istruire i Suoi discepoli. 

Gesù usa la similitudine, letteralmente “parabola” (parabolē) del fico per insegnare una lezione importante.

I discepoli hanno una lezione da imparare dall'esempio del fico.

Vediamo prima di tutto:

A) La familiarità del fico

I fichi erano molto comuni in Israele, infatti era una nazione che aveva un'abbondanza di alberi di fico, che non solo venivano coltivati commercialmente, ma si trovavano anche in molti cortili familiari per il frutto delizioso e per l'ombra che fornivano durante i caldi mesi estivi.

I fichi sono spesse volte menzionati nella Bibbia. 

Dopo aver peccato, Adamo ed Eva coprirono la loro nudità con le foglie di fico (Genesi 3:7). 

Una delle cose buone promesse agli Israeliti che riguardava la terra di Canaan includeva i fichi, in Deuteronomio 8:8 è scritto: “Paese di frumento, d'orzo, di vigne, di fichi e di melagrane; paese d'ulivi e di miele”.

Quando le spie esplorarono Canaan, uno dei frutti che portarono al popolo erano alcuni fichi (Numeri13:23). 

Il fico è stato usato in una parabola ironica di Iotam, uno dei figli di Gedeone nel libro dei Giudici (Giudici 9:10-11). 

Il profeta Isaia disse al re Ezechia di prendere un impiastro di fichi secchi da mettere sull’ulcera e il re guarì (2 Re 20:7). 

I fichi sono menzionati in relazione al giudizio del Signore nei libri profetici (Isaia 34:4; Geremia 5:17; 8:13; Osea 2:12; Gioele 1:7; Abacuc 3:17).

E ancora, Geremia vide due ceste di fichi, una con fichi buoni e l’altra con fichi cattivi, gli esiliati in Babilonia sono quelli buoni e sarebbero stati trattati bene dal Signore, mentre quelli cattivi sono insieme al re Sedekia, a quelli rimasti a Gerusalemme e in Egitto sarebbero stati tratti male (Geremia 24:1-10).

Osea raffigura Israele come fichi primaticci (Osea 9:10), cioè un frutto delizioso. 

Nel Nuovo Testamento Gesù disse a Natanaele di averlo visto seduto sotto un fico (Giovanni1:48,50). 

Pochi giorni prima di questa parabola, Gesù maledisse un albero di fico che non portava frutto e l’albero si seccò (Matteo 21:18-21). 

Gesù raccontò anche un’altra parabola quella del fico infruttuoso che il padrone voleva tagliare, ma il vignaiuolo chiese di darle un altro anno di tempo (Luca 13:6-9).

In tutti questi riferimenti, è evidente che il fico era familiare al popolo in Israele anche ai tempi di Gesù Cristo, e quindi il Suo riferimento ai fichi in modo parabolico non sarebbe stato strano per coloro che sentirono questa parabola.

Gesù prendeva illustrazioni, esempi dalla vita sociale, dalla campagna, eccetera, come strumenti per il Suo insegnamento.

"La varietà di illustrazioni che nostro Signore usa, rivela la Sua capacità di allacciarsi su questioni di conoscenza e interesse comuni, impiegandole come mezzi di istruzione" (Herbert Lockyer).

Nella parabola troviamo:

B) Le foglie e i rami del fico

La parabola si basa sull'osservazione che i rami diventano teneri prima dell'estate e mettono le foglie, questo vuol dire che l'estate è vicina.

Sempre nel v.32 è scritto: “Quando già i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie, voi sapete che l’estate è vicina” 

“Voi sapete” (ginōskete – presente attivo indicativo) sottolinea il riconoscimento del segno che l’estate sta arrivando. 

Il fico non porta l'estate, “i suoi rami si fanno teneri e mettono le foglie” non è segno che è già estate, ma è un'indicazione sicura e certa che l'estate sta per arrivare.

Una volta arrivata l’estate ci sarebbe stato il frutto.

La maggior parte degli alberi in Israele nel I secolo, mantenevano le loro foglie per tutto l'anno, ma il mandorlo e il fico no.

L’albero di fico perde le foglie in inverno, ma di anno in anno il miracolo avviene in primavera con le foglie che cominciano a spuntare dai rami teneri.

L'apparizione delle foglie in tarda primavera, era un chiaro presagio dell'estate vicina, e una volta che spuntavano le foglie, l'osservatore sapeva con certezza quanto tempo occorreva prima che il frutto fosse pronto.

Grant Osborne riguardo all’albero di fico scrive: “Era un po' insolito tra gli alberi della Palestina in quanto perdeva le foglie quando arrivava l'inverno. Questo rende più facile notare il cambiamento in primavera, quando la linfa comincia a fluire e i rami diventano ‘morbidi’ o ‘teneri’ e pronti a far spuntare le foglie. Poiché questo è facile da vedere con l'assenza di foglie, gli alberi di fico erano uno dei segni principali dell'avvicinarsi dell'estate. Quando le foglie cominciavano a schiudersi, il cuore della gente si riempiva di gioia perché i giorni caldi dell'estate erano dietro l'angolo.”

Infine vediamo il:

III PARAGONE

Nel v.33 leggiamo: “Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte.”

J.C. Ryle diceva: “In tutti i nostri pensieri su Cristo, non dimentichiamo mai il suo secondo avvento.”

Di Gesù Cristo si festeggia la Sua nascita, si ricorda la Sua morte e resurrezione, ma non ricordiamo spesso, se non addirittura dimentichiamo il Suo ritorno! 

In questa presente parabola del fico, Gesù stava semplicemente illustrando ai discepoli che, quando i segni che aveva appena descritto cominciavano a vedersi, il tempo del Suo ritorno sarebbe stato certo e molto vicino.

Dunque:

A) Il ritorno di Gesù è certo

Gesù parla del Suo ritorno come qualcosa di certo, che accadrà.

A conferma di questo c’è il v.35 dove Gesù afferma: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.”

L'autorità e la validità eterna delle parole di Gesù non sono altro che l'autorità e la validità eterna delle parole di Dio (Salmo 119:89-90; Isaia 40:6-8).

Di solito giustamente, questo versetto viene ricordato e citato, per indicare il carattere eterno e immutabile della Parola di Dio.

Ma in questo contesto principalmente sostiene le parole di Gesù riguardo il Suo ritorno; quindi in questo senso la parola di Gesù Cristo sulla fine dei tempi non fallisce, se lo ha detto così andrà, Egli certamente ritornerà “con gran potenza e gloria” (v.30).

Certamente Gesù al momento quando disse queste parole, nessuno pensava che sarebbe ritornato “con gran potenza e gloria”; i giorni erano bui, aveva avuto molto resistenza e presto sarebbe stato crocifisso. 

Quando Gesù Cristo venne sulla terra la prima volta, non venne con "gran potenza e gloria", la Sua nascita fu in un ambiente di umili condizioni, così anche la Sua vita fu rifiutata e disprezzata e infine crocifisso, ma la seconda venuta sulla terra sarà esattamente il contrario!

“Le mie parole non passeranno” sottolinea la certezza e la permanenza di ciò che Gesù sta dicendo, che non cesseranno mai; sottolinea che non sono parole false, che non perderanno la loro potenza con il passare del tempo!

Quindi Gesù incoraggia i Suoi discepoli dicendo loro che la Sua Parola non passerà, non fallirà, ciò che profetizzato accadrà! 

Ciò che Egli dice alla fine avrà il suo compimento!

L'adempimento del ritorno di Gesù per alcuni potrebbe sembrare di essere in ritardo, ma al tempo prestabilito di Dio, che è il tempo giusto, ritornerà!

Mai una parola di Gesù Cristo fallirà! 

Fidati di Lui!

Non puoi fidarti della parola dell'uomo, ma puoi sempre fidarti della Parola di Dio.

B) Il ritorno di Gesù è vicino

 “Così anche voi, quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, proprio alle porte” (v.33).

Come il fico comincia a mettere le foglie, l'estate non ancora presente è vicina, così la venuta del Figlio dell'Uomo è vicina, ma non ancora presente. 

Infatti, “tutte queste cose", non include il ritorno di Gesù, ma che Egli è vicino, alle porte, e quindi può arrivare in qualsiasi momento.

Dopo la Sua morte, resurrezione e ascensione, il prossimo passo nel programma di redenzione di Dio per l'umanità, è il ritorno di Gesù in qualsiasi momento.

Attenzione a pensare che sta ritardando, o dubitare che non ritornerà proprio e di conseguenza comportarci come ci pare! 

Così facendo ci mettiamo in un grave rischio! (cfr. 2 Pietro 3:3-10; Matteo 24:48–51).

Dunque Gesù sta parlando del Suo ritorno come leggiamo nel v.30-31.

Ma prima del Suo ritorno devono accadere certe cose.

Gesù dice: “Quando vedrete tutte queste cose”.

“Tutte queste cose” si riferisce alla risposta di Gesù alla domanda sul segno che i discepoli hanno chiesto e di cui Gesù ha parlato in Matteo 24:4–28. 

“Tutte queste cose”, si riferisce ai segni preliminari che anticipano la venuta di Gesù, non è la venuta in sé, non include il Suo ritorno, ma i segni prima del Suo ritorno.

Al v.34 dice che questa generazione (genea), cioè i contemporanei di Gesù, le persone dello stesso tempo (cfr. Matteo 11:16; 12:41-42; Luca 7:31; 11:29-32,50-51; 17:25; 21:32), non passeranno prima che queste cose siano avvenute, quindi Gesù sta parlando dei Suoi contemporanei.

Prima del ritorno di Gesù (vv.29-31) avverranno certi fatti (vv.4-28).

Ci saranno falsi cristi e falsi profeti che faranno grandi segni e grandi prodigi (vv.5,11,24,28); guerre, carestie, terremoti (vv.6-7); persecuzioni (v.9); l’iniquità aumenterà, l’amore dei più si raffredderà (v.12), l’abominazione della desolazione e quindi una grande tribolazione (vv.15-22; cfr. Daniele 11:31; Matteo 23:37-38), secondo alcuni si riferisce a una tribolazione futura quando l’anticristo erigerà un’immagine nel tempio (2 Tessalonicesi 2:3-4; Apocalisse 13:14-15). 

Mentre per altri studiosi si riferisce alla tribolazione avvenuta nel 70 d.C., circa quarant’anni dopo questa profezia di Gesù, si riferisce alla caduta di Gerusalemme e alla distruzione del tempio ad opera dell’impero Romano. 

Questo segno sembrerebbe più in linea al contesto alla domanda dei discepoli a Gesù sulla distruzione del tempio (vv.2-3).

Quindi prima i discepoli devono vedere “tutte queste cose” (vv.4-28), da quel periodo in poi, il ritorno di Gesù sarà vicino, alle porte, Gesù poteva tornare in qualsiasi momento dopo il 70 d.C.

Ma questo non significa che per il ritorno di Gesù non passeranno diverse generazioni, non dimentichiamo che per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno (2 Pietro 3:8).

Ci sono anche studiosi che pensano che ci sia un doppio adempimento di profezia, cioè che riguarda quella generazione e la generazione della fine dei tempi.

Comunque sia, quando Gesù Cristo tornerà, il Suo ritorno non sarà più oggetto di discussione!

CONCLUSIONE

Ci sono diverse interpretazioni riguardo la dottrina dell’escatologia, della fine dei tempi e della venuta di Gesù Cristo, ma come dice John Blanchard: “È un brutto segno quando le persone iniziano a discutere di escatologia invece di prepararsi alla venuta di Cristo.”

Lo scopo generale della parabola di Gesù era quello di esortare i discepoli e gli altri a discernere i tempi per essere consapevoli, attenti e pronti alla Sua venuta. 

I cristiani devono essere pronti per il ritorno di Gesù, che avverrà improvvisamente e inaspettatamente come un ladro (cfr. Matteo 24:43-44; Luca 12:39; 1 Tessalonicesi 5:2, 4; 2 Pietro 3:10; Apocalisse 3:3; 16:15).

È vero che "quanto a quel giorno e a quell'ora nessun li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre" (Matteo24:36), ma questo non significa che non accadrà, il Suo ritorno è vicino, alle porte, cioè si riferisce a una persona che sta per entrare in un edificio, o in una città.

C.S. Lewis disse: “Proprio perché non possiamo prevedere il momento, dobbiamo essere pronti in ogni momento.”

Il ritorno di Gesù Cristo ci deve spingere alla santificazione (cfr. Colossesi 3:4-5; 1 Timoteo 6:14; 1 Giovanni 2:23,28; 3:2-3; 2 Pietro 3:11).

C.H. Spurgeon disse: “Il fatto che Gesù Cristo venga di nuovo non è un motivo per guardare le stelle, ma per lavorare nella potenza dello Spirito Santo.”

La vicinanza del ritorno di Gesù deve spingerci a vegliare, a essere pronti al Suo ritorno e occupati al Suo servizio (Matteo 24:42-51-25:1-30; Marco 13:34-37; Luca 12: 37; 1 Tessalonicesi 5:1-11; Apocalisse 16:15).

Il ritorno di Cristo e quindi la fine di tutte le cose, non è solo dottrina, deve influenzare radicalmente il modo in cui viviamo, il nostro comportamento ogni giorno come popolo di Dio, nell’essere moderati e sobri per dedicarsi alla preghiera, nell’avere amore intenso gli uni per gli altri, nell’essere ospitali, nel mettere i doni spirituali al servizio degli altri (cfr.1 Pietro 4:7-10).

Come cristiani, aspetteremo il ritorno del Signore servendolo fedelmente!

Secondo l'insegnamento di Gesù riguardo il Suo ritorno, vegliare, essere pronti, comporta una gestione fedele del tempo, delle capacità e delle risorse che il Signore ha affidato al Suo popolo (Matteo 24:45–25:46). 

I cristiani devono servire fedelmente il Signore, in modo che non si vergognino davanti a Lui al Suo ritorno (1 Giovanni 2:28-3:3). 

Il ritorno di Gesù rivelerà i veri credenti. 

Ci saranno molti falsi cristiani, a cui il Signore dirà: "Allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!’” (Matteo 7:23). 

I cuori trasormati di coloro che conoscono veramente il Signore saranno resi chiari dalla rivelazione delle loro parole e azioni dirette dallo Spirito (Matteo 7:15-20; 12:36-37; Giacomo 2:14-26; 1 Giovanni 2:3-6).

Tu sei pronto?

Molti anni fa, mentre viaggiava fuori città, un uomo d'affari partecipò a un culto domenicale in una grande chiesa del Texas. Com’è consuetudine durante la maggior parte delle funzioni religiose, una parte del tempo è stata dedicata ad annunci importanti del pastore. Uno degli annunci riguardava l'argomento del sermone del culto di quella sera. Il titolo del sermone era "Gesù sta arrivando!" L’obiettivo del pastore di predicare il ritorno di Gesù era esortare i membri della sua chiesa a essere pronti per questo evento futuro.

Mentre il pastore concludeva il suo invito a partecipare al culto serale, concluse rapidamente dicendo il tema della predicazione e l’orario: "Ricorda, 'Gesù sta arrivando!' Questa sera alle sette". Immediatamente si sentirono delle risatine in chiesa. Il pastore, dopo aver realizzato perché i credenti si sono messi a ridere, anche lui sorrise.

Ma la cosa interessante, anche se divertente, è che la sua dichiarazione portò l’uomo d’affari a riflettere sull’imminente ritorno di Gesù Cristo!

La comunicazione involontaria del pastore ha fatto riflettere l’uomo d’affari sul ritorno imminente di Gesù Cristo. 

Tutti noi dobbiamo porci la domanda: “Sono pronto al ritorno di Gesù Cristo? Se dovesse ritornare in questo momento, o domani, sono pronto al Suo ritorno?”

Questa parabola nel contesto dei capitoli 24-25, c’insegna che dobbiamo essere pronti alla venuta di Gesù e quindi il nostro compito nell’attesa, è essere continuamente obbedienti e fedeli con un carattere e comportamento santo!

Stai aspettando il ritorno di Gesù con il tuo servizio fedele e santo?


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