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Deuteronomio 4:35-38: Gli scopi della manifestazione di Dio

 Deuteronomio 4:35-38: Gli scopi della manifestazione di Dio

Giorgio Girardert scriveva: “Tutto il messaggio biblico è fondato sul presupposto che Dio esiste, ma è inaccessibile, cosicché l’uomo non può conoscerlo se non in quanto egli stesso si rivela, cioè ' rimuove il velo ' che lo nasconde”. 

Possiamo conoscere Dio perché Egli stesso si rivela e si rivela perché ha degli scopi.

Come abbiamo visto precedentemente, nei vv.32-34 Mosè ha parlato della manifestazione unica e impressionante di Dio.

Oggi vediamo gli scopi della manifestazione di Dio nei vv.35-38.

Cominciamo con il primo scopo:

I IDENTIFICARE (v.35)

Il v.35 dice: “Tu sei stato fatto testimone di queste cose affinché tu riconosca che il SIGNORE è Dio, e che oltre a lui non ve n'è nessun altro”.

Molti nella storia hanno mentito individualmente, e le loro storie false sono state credute; qui ci troviamo davanti non a una situazione inventata, e quindi infondata e bugiarda, ma ci troviamo davanti una storia vera con migliaia di testimoni (seicentomila uomini senza contare i bambini - Esodo 12:37).

La manifestazione unica e impressionante del Signore ha lo scopo di autenticare la Sua rivelazione affinché il popolo sapesse che la verità comunicata riguardo il Signore è unica e anche che il Signore è Dio e non ce n’è nessun altro!

Il v.35 rende esplicito l’unicità ineguagliabile del Signore, e anticipa il primo comandamento (Deuteronomio 5:6-7), che richiede l’esclusiva fedeltà al Signore sulla base che ha liberato il Suo popolo, Israele, dalla schiavitù in Egitto. 

“Tu” (ʾattâ) è in enfasi, è fortemente sottolineato per indicare così il privilegio e la storicità a riguardo la manifestazione di Dio, e di conseguenza la motivazione a riconoscere la natura del Signore.

“Sei stato fatto testimone” (horĕʾētā – hofàl perfetto passivo), significa che al popolo gli è stato dato da vedere (Genesi 40:6), gli fu mostrato, reso visibile (2 Samuele 17:17), rivelato (2 Re 8:10), gli è sato dato di fare esperienza (Salmo 71:20) delle grandi manifestazioni divine.

La manifestazione unica e potente di Dio, è stata fatta davanti agli occhi degli Israeliti.

Certamente non potevano vedere il Signore e vivere (cfr. Esodo 33:20; 1 Timoteo 6:16), ma sperimentarono i Suoi potenti atti a loro favore!

Questi atti non erano, allora, intellettuali, ma erano visibili ed esperienziali, non astratti o mitologici, ma storici.

Il monoteismo in Israele non è stato frutto di un’invenzione umana, o di un'evoluzione della speculazione religiosa, ma fu generato dall'esperienza storica del Signore con il Suo popolo Suo popolo!

Ciò che il popolo d’Israele ha imparato sul Signore è grazie alla Sue manifestazioni, rivelazioni uniche.

La voce passiva del verbo indica che il popolo ha subito l’azione del Signore, indica che l’iniziativa è stata del Signore che si è fatto loro conoscere con le Sue manifestazioni.

Il Signore ha voluto che loro avessero questa esperienza per uno scopo: affinché riconoscessero (riconosca - lādaʿat – infinitivo di scopo) che è Dio, e che oltre a Lui non ce n’è nessun altro!

Con la liberazione potente dall’Egitto e la manifestazione su Sinai, il Signore ha mostrato che non solo è Dio, ma è l'unico Dio, in questo modo voleva che il popolo comprendesse e credessero che è il solo e unico Dio!

“Dio” (ʾělō·hîm), secondo la Bibbia, si riferisce all’essere soprannaturale che ha dato origine al mondo, gli appartiene e lo governa (per esempio Genesi 1:1, 21,27; Deuteronomio 4:32; 1 Cronache 29:11-12; Neemia 9:6; Salmo 24:1-2; 47:7; 89:11; 100:3; Salmo 102:25; Daniele 4:32, 35), che è al di sopra di ogni divinità (Deuteronomio 10:17; Salmo 136:2).

“Dio” in ebraico (ʾělō·hîm), indica “forte”, “una divinità di grande potenza”, “il potente capo”, “la divinità suprema”, “l’essenza trascendente”. 

E il secondo aspetto che non ce n’è nessun altro!

Il Signore è l’unico non ce n’è nessun altro, nessun altro Dio esiste; è l’unico!

C'è un solo Signore! Nessun altro è Dio. 

(cfr. Deuteronomio 6:4-5; 32:39; 33:26; 1 Re 8:60; Salmo 83:18; 86:10; Isaia 43:10-11; 44:6-8; 45:18; 46:9; 1 Corinzi 8:4-6; Efesini 4:6; 1 Timoteo 2:5). 

In Isaia 44:6-8 leggiamo: “Così parla il SIGNORE, re d'Israele e suo salvatore, il SIGNORE degli eserciti: Io sono il primo e sono l'ultimo, e fuori di me non c'è Dio.  Chi, come me, proclama l'avvenire fin da quando fondai questo popolo antico? Che egli lo dichiari e me lo provi! Lo annunzino essi l'avvenire, e quanto avverrà! Non vi spaventate, non temete! Non te l'ho io annunziato e dichiarato da tempo? Voi me ne siete testimoni. C'è forse un Dio fuori di me? Non c'è altra Ròcca; io non ne conosco nessuna”.

Il Signore è l’unico che possiede tutti gli attributi della divinità. È incomparabile, sta al di fuori di tutti i processi di creazione e li controlla.

Il Dio della Bibbia è il vero e vivente Dio (cfr. 1 Tessalonicesi 1:9), quindi nessun altro Dio è reale all’infuori di Lui! 

L'ultima riga di Isaia 46:9 dice che non c’è un altro Dio e nessuno è simile a Lui! Dio non ha paragoni! (Esodo 8:10; 9:14; 15:11; Deuteronomio 33: 26; Isaia 45:5, 14; 1 Cronache 17:20; Salmo 86:8, 89:8; Isaia 40:18).

Solo il Signore merita di essere chiamato “Dio”, non ce n’è nessun altro del Suo genere! 

Ed è proprio questo che il Suo popolo doveva riconoscere, questo era lo scopo della Sua manifestazione unica e impressionante quando si è rivelato liberando il popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto con potenza, e sul Sinai attraverso il fuoco e il popolo non morì ascoltando la Sua voce! (Deuteronomio 4:32-34).

Il secondo scopo della manifestazione di Dio è:

II ISTRUIRE (v.36)

Nel v.36 è scritto: “Dal cielo ti ha fatto udire la sua voce per ammaestrarti; e sulla terra ti ha fatto vedere il suo grande fuoco e tu hai udito le sue parole venire dal fuoco”.

“Dal cielo” indica l’origine della voce che hanno sentito gli Israeliti, mentre “sulla terra” hanno visto il fuoco e sentito le parole che provenivano dal fuoco.

Il cielo e la terra sottolineano la trascendenza e l'immanenza di Dio allo stesso tempo. 

Anche se Dio si manifesta al popolo sulla terra, Egli non è tuttavia una parte della creazione, Egli opera nella creazione, ma non è parte della creazione, è di una natura diversa.

Il v.36 esprime il fatto che la presenza del Signore sulla terra non è diminuita dalla Sua dimora in cielo, o la Sua trascendenza compromessa dalla Sua manifestazione sulla terra. 

“Per ammaestrarti” esprime la formazione, la creazione di una condizione per chi subisce l’azione, cioè il popolo viene messo in una condizione che vuole Dio.

Il Signore forma una nazione santa, e testimonia che egli sarà con loro in armonia con ciò che ha già fatto per farli uscire dall'Egitto (cfr. Esodo 20:1–2).

“Per ammaestrarti” (ammaestrare - yā·sǎr – pièl - infinitivo di scopo attivo) è “educare”, “insegnare”, “formare”, “istruire”, questo indica lo scopo per cui Dio dal cielo e dal fuoco parlò.

L’istruzione si riferisce alle parole, ai dieci comandamenti che Dio ha dato al suo popolo, formano il cuore della Sua alleanza con il popolo di Israele (Esodo 19:16-20; 20:1-27; 24:12-18; Deuteronomio 5:22; 9:9-10,15; 10:4; 33:2), che non è riguardo solo alla conoscenza di chi è Dio e di ciò che vuole, ma ha anche lo scopo di educare il popolo ad avere un salutare timore di Dio che proviene dalla santità e dai giudizi di Dio manifestati con terribili fenomeni che hanno accompagnato la Sua manifestazione di fuoco e tenebre.

Quindi, la parola di Dio, insieme alla Sua manifestazione impressionante, aveva uno scopo pedagogico; in questo modo il popolo era chiamato a un comportamento responsabile.

Dio si manifesta per farsi conoscere, ma questa conoscenza stimola il timore di Dio.

Il timore di Dio è una caratteristica che Israele deve avere.

Se Israele non deve temere le nazioni (Deuteronomio 2:4,25; 28:10), deve temere però il Signore (Deuteronomio 6:13–15; 8:5, 6; 10:12, 13, 20; 13:4,6–11; 14:23; 15:9; 17:11–13; 28:14–68; 31:11–13).

Il timore di Dio consiste in soggezione, riverenza, onore e adorazione, e tutto questo al più alto livello di esercizio. 

Il timore di Dio è il riflesso, o la reazione della nostra coscienza alla maestà e alla santità di Dio.

Il timore di Dio è la consapevolezza della santità e dei giudizi di Dio (Isaia 6:1-7; Apocalisse 15:4), della Sua maestà (Geremia 10:7) e implica, il nostro senso di peccaminosità e fragilità umana davanti il Suo carattere. 

Il timore di Dio è la consapevolezza che la Sua approvazione è la cosa migliore che possiamo avere e la Sua disapprovazione la cosa peggiore (Luca 12:4-5; Ebrei 10:31). 

Pertanto il timore di Dio ci spinge ad avere il carattere e il comportamento che Lui desidera, quello di Cristo. 

Temere Dio significa avere una risposta adeguata alla sua santità (Isaia 8:13).

Il timore di Dio ci spinge a ricercare la santità (2 Corinzi 7:1) e a essere obbedienti a Dio come ha fatto Abraamo, quando Dio gli ordinò di offrirgli il figlio Isacco in sacrificio. 

Mentre Abraamo stava per scannare suo figlio, l'angelo gli disse: " Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli male! Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo" (Genesi 22:12).

Abraamo è ricordato come modello di fede, infatti, è scritto in altre parti che Abraamo offrì Isacco per fede (Ebrei 11:17), la fede agiva insieme alle sue opere dice Giacomo (Giacomo 2:21-24), in Genesi, invece, è scritto che obbedì perché temeva Dio.

Chi teme Dio cercherà di comportarsi e di essere come Dio vuole, e non è sbagliato dire: "Il timore di Dio è una virtù e un custode delle altre virtù" (John Trapp).

Il terzo scopo è:

III INCORAGGIARE (vv.37-38)

Nel v.37 leggiamo: “Egli ha amato i tuoi padri; perciò ha scelto i loro discendenti dopo di loro. Egli in persona ti ha fatto uscire dall'Egitto con la sua grande potenza”.

Questo versetto ci parla dell’amore e della fedeltà di Dio. 

Dio ha amato i padri del popolo d’Israele (Abraamo, Isacco e Giacobbe (cfr. Genesi 12:1; 15:1; 17:1-8; 25:23; 26:24; 28:13-14), ed è per questo motivo che ha scelto i discendenti dopo di loro, quindi il popolo d’Israele e lo ha liberato dalla schiavitù d’Egitto.

Fu proprio a causa del Suo amore e della Sua elezione che il Signore Dio agì per redimere Israele.

Quelle persone che dicono che solo il Nuovo Testamento ci parla dell’amore di Dio si sbagliano, in Deuteronomio ne parla ancora (Deuteronomio 7:8, 12, 13; 10:15; 23:5; 33:3) e anche nell’Antico Testamento (per esempio Osea 11:1; Geremia 31:3; Malachia 1:2; 2:11).

Le parole “amare” (ʾāhaḇ) e “scegliere” (bāḥar) sono due parole più significative del Patto, e secondo alcuni studiosi sono sinonimi.

Eugene Merrill dice: “In altre parole, ‘amare è scegliere’, e ‘scegliere è amare’. L'effetto di questa combinazione di termini è quello di mettere in linguaggio più enfatico la dottrina dell'elezione”.

Quindi non è il popolo che ha scelto Dio, ma Dio che ha scelto il popolo! 

L’elezione del popolo da parte di Dio è ribadita ancora in Deuteronomio (Deuteronomio 7:6-7; 10:15; 14:2), e in altri passi dell'Antico Testamento (Salmo 33:12; 105:6, 43; Isaia 41:8-9; 43:10, 20; 44:1-2; 45:4; Geremia 31:3; Ezechiele 20:5; Amos 3:2).

Ed è quello che vediamo anche nel Nuovo Testamento per i salvati in Cristo (per esempio 1 Corinzi 1:26-31; Efesini 1:3-14; 2 Tessalonicesi 2:13; 1 Pietro 1:2; 2:9).

Mosè ritorna ancora sulla liberazione d’Egitto, dicendo che Dio stesso in persona li ha fatti uscire dall’Egitto.

Il v.37 ritorna sulla liberazione del popolo dall’Egitto che aveva detto al v.34.

“Ti ha fatto uscire” (yôṣiʾăkā- hifìl – waw consecutivo imperfetto attivo) è “portare qualcuno da un luogo particolare in un altro luogo”. 

“Ti ha fatto uscire” indica che la causa (Hifìl), ed è Dio.

“In persona” (bĕ pāānyw) letteralmente è “con la sua faccia”, questo è un idioma ebraico che significa che il Signore lo ha fatto di persona, con la Sua presenza (per esempio Esodo 33:14, 15; 1 Samuele 26:20; 1 Re 9:7), e non c'era alcun intermediario.

Il modo come ha fatto uscire il Suo popolo è con la Sua gran potenza, in ebraico è: “Potenza grande”.

“Potenza” (kōḥô) è la qualità di essere in grado di eseguire; soprattutto una qualità che consente, o facilita il conseguimento, o la realizzazione di qualcosa.

È un termine comune associato all'Esodo (Esodo 32:11; Numeri 14:13; Deuteronomio 9:29; Neemia 1:10; 2 Re 17:36).

Esodo 15:6 dice: “La tua destra, o SIGNORE, è ammirevole per la sua forza. La tua destra, o SIGNORE, schiaccia i nemici”.

Così anche 2 Re 17:36: “Ma temete il SIGNORE, che vi fece uscire dal paese d'Egitto con gran potenza e con il suo braccio disteso, davanti a lui prostratevi e a lui offrite sacrifici”. (vedi anche Esodo 9:16; 32:11; Deuteronomio 4:37; Giobbe 26:12; Geremia 27:5).

Dio possiede il potere di creare l'universo (Geremia 51:15-16) e di controllarlo (Isaia 40:26; Ebrei 1:3). 

Dio ha il potere di compiere atti salvifici (Isaia 50:2), tutti gli sforzi umani per resistere al Suo potere sono vani (Isaia 10:13). 

Le capacità umane non creano ricchezze, piuttosto è la grazia, la forza e la potenza del Signore consente la prosperità (Deuteronomio 8:17-18). 

Come abbiamo già visto (v.32), “grande” (gādhôl) si riferisce a “notevole”, o “fuori dall'ordinario in grado, grandezza, o effetto” (per esempio Deuteronomio 2:7, 10, 21; 4:6–8, 32, 34, 36–37; 5:25; 6:22; 7:19, 21, 23; 8:15; 9:29; 10:17; 18:16; 26:5, 8; 28:59; 29:2, 23, 27; 34:12).

Noi nel v.38 Mosè troviamo tre motivi per cui ha fatto uscire il popolo dall’Egitto: “Per scacciare davanti a te nazioni più grandi e più potenti di te, per farti entrare nel loro paese e per dartene il possesso, come oggi si vede”.

Il primo motivo è:

1) Per scacciare le nazioni più grandi e potenti militarmente di Israele

Il verbo “scacciare” indica che la causa è Dio, e non il popolo d’Israele.

Poiché era una terra piena di nazioni più grandi e più forti di Israele (Deuteronomio 7:1,7; 9:1,14), solo con la potenza di Dio si poteva possederla, come è stato sempre per la potenza sempre di Dio che furono liberati dalla schiavitù in Egitto. 

“Scacciare” (hôrîš) è “forzare ad andare via o uscire”; usato sia con significati concreti che metaforici (cfr. Esodo 34:24; Deuteronomio 11:23-29; Giosuè 3:10).

In Esodo 23:27-33 leggiamo: “Io manderò davanti a te il mio terrore, metterò in rotta ogni popolo presso il quale arriverai e farò voltare le spalle davanti a te a tutti i tuoi nemici.  Manderò davanti a te i calabroni, che scacceranno gli Ivvei, i Cananei e gli Ittiti dalla tua presenza.  Non li scaccerò dalla tua presenza in un anno, affinché il paese non diventi un deserto, e le bestie dei campi non si moltiplichino a tuo danno.  Li scaccerò dalla tua presenza a poco a poco, affinché tu cresca di numero e possa prendere possesso del paese.  Fisserò i tuoi confini dal mar Rosso al mare dei Filistei, dal deserto sino al fiume; poiché io vi darò nelle mani gli abitanti del paese; tu li scaccerai dalla tua presenza.  Non farai nessun patto con loro, né con i loro dèi.  Non dovranno abitare nel tuo paese, perché non ti inducano a peccare contro di me: tu serviresti i loro dèi e questo sarebbe un laccio per te”.

Il secondo motivo è:

2) Per farli entrare nella terra di Canaan, la terra di più grandi e potenti nazioni

Il verbo “farti entrare“ indica che sempre Dio è il protagonista.

Deuteronomio 7:1-2 dice: “Quando il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, e avrai scacciato molti popoli: gli Ittiti, i Ghirgasei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, sette popoli più grandi e più potenti di te; quando il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà dati in tuo potere e tu li avrai sconfitti, tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia”.

In Deuteronomio 9:1-6 è scritto: “Ascolta, Israele! Oggi tu stai per passare il Giordano per andare a impadronirti di nazioni più grandi e più potenti di te, di città grandi e fortificate fino al cielo, di un popolo grande e alto di statura: dei figli degli Anachiti che tu conosci e dei quali hai sentito dire: ‘Chi mai può resistere ai figli di Anac?’  Sappi dunque oggi che il SIGNORE, il tuo Dio è colui che marcerà alla tua testa come un fuoco che divora; egli li distruggerà e li abbatterà davanti a te; tu li scaccerai e li farai perire in un attimo, come il SIGNORE ti ha detto.  Quando il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà scacciati davanti a te, non dire nel tuo cuore: ‘È per la mia giustizia che il SIGNORE mi ha fatto entrare in possesso di questo paese’; poiché il SIGNORE scaccia davanti a te queste nazioni, per la loro malvagità.  No, tu non entri in possesso del loro paese per la tua giustizia, né per la rettitudine del tuo cuore; ma il SIGNORE, il tuo Dio, sta per scacciare quelle nazioni davanti a te per la loro malvagità e per mantenere la parola giurata ai tuoi padri, ad Abraamo, a Isacco e a Giacobbe.  Non è dunque per la tua giustizia che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà il possesso di questo buon paese; perché sei un popolo dal collo duro”.

C’è molto da dire sul fatto che Dio è descritto nella Bibbia con l’immagine antropomorfica di “un guerriero” (Esodo 15:3), ma nel nostro contesto il Signore come guerriero, va visto come intimamente legata a quelle del giudice, infatti abbiamo appena letto che il Signore avrebbe scacciato le nazioni per la loro malvagità (Deuteronomio 9:5-6) e come anche per essere fedele ai patriarchi d’Israele a cui aveva fatto delle promesse, quindi agire per fedeltà e amore d’Israele (Deuteronomio 9:6).

Dio ha agito per difendere la giustizia del popolo Israele quando è stato oppresso in tempi di crisi come per esempio quando lo era sotto il popolo Egiziano (Esodo 3:7-8; Luca 1:46-55).

Così Dio come guerriero indica che Dio è potente per salvare il Suo popolo che ama e schiaccia i nemici della giustizia.

Dio lotta contro il male, è fedele alle Sue promesse, ai Suoi impegni di alleanza con il Suo popolo quando li protegge dai nemici (Deuteronomio 28:7; Isaia 51:9-11). 

Così il Signore come guerriero si oppone al male e a tutto ciò che sorge contro i suoi propositi e il suo popolo.

Dio è anche Re (per esempio Salmo 5:2; 10:16; 24:7-10; Isaia 6:5; 41:21; 43:15) e come re manifesta la Sua regalità nella guerra spirituale, e una delle funzioni previste per i re nell'antico contesto del Medio Oriente era quella di fare la guerra contro i nemici (cfr. 1 Samuele 8:20). 

Dio come il grande Re su Israele combatte contro i nemici del Suo popolo per difenderli, i nemici del Signore sono i nemici del popolo, e i nemici del popolo sono i nemici del Signore.

Il fatto che Dio è un guerriero, che è forte e potente in battaglia (Salmo 24:8-10) e combatte per Israele e vince, era di grande conforto per il popolo (cfr. per esempio Esodo 14:16-15:21; Deuteronomio 1:30; 23:14; 2 Cronache 20:1-25).

John Goldingay scrive: “L'essere un guerriero di Yhwh è una buona notizia per un piccolo popolo come Israele che non ha la capacità di vincere le guerre e vive la maggior parte della sua vita sotto il dominio di una superpotenza o di un'altra. Il fatto che Yhwh abbia ottenuto vittorie militari nell'esperienza di Israele fornisce la prova che le potenze del disordine non trionferanno nel mondo. Yhwh ha già dimostrato potere su di loro, non in un mondo invisibile ma nel mondo empirico. Dio di Israele è ‘Yhwh degli Eserciti’. Così il piccolo Israele non deve finalmente temere le varie superpotenze che spesso cercavano di dominarlo”.

Da solo il popolo di Israele non poteva mai sperare di vincere contro gli eserciti nemici, perciò era importante che capisse che il suo Dio era un guerriero e che avrebbe assicurato loro la vittoria nelle battaglie e la sopravvivenza come Suo popolo. 

Non dovevano avere alleati, nessuna dipendenza da altre potenze straniere, nessuna fiducia in alcun liberatore terreno (Deuteronomio 7:2 31:16-17; 2 Cronache 19:2; Isaia 2:6; Geremia 17:5), ma solo nell'unico vero Dio, il Signore. 

Il terzo motivo per cui Dio ha fatto uscire il Suo popolo dall’Egitto è:

3) Per dargli possesso di questa terra

In Levitico 20:23-24: “Non adotterete i costumi delle nazioni che io sto per cacciare davanti a voi; esse hanno fatto tutte quelle cose, perciò le ho avute in abominio;  e vi ho detto: ‘Sarete voi quelli che possederete il loro paese; ve lo darò come vostra proprietà; è un paese dove scorre il latte e il miele’. Io sono il SIGNORE vostro Dio, che vi ha separati dagli altri popoli”. 

Lo scopo dell'amore di Dio e dell'elezione dei discendenti dei patriarchi era di dare loro la terra, cioè il luogo in cui Israele doveva vivere in obbedienza al patto e sperimentare così la prosperità.

Il verbo “dartene possesso” indica che Mosè vuole far conoscere al popolo che Dio gli vuole dare questa terra, è una conferma della promessa che già gli è stata fatta.

La terra faceva parte della promessa fatta ai padri (cfr. Genesi 12:2; 13:14-18; 15:18-21), ed è sulla base di tale impegno solenne che Dio l’avrebbe data loro in possesso. 

Eugene Merrill afferma: “Proprio come l'esodo era una conseguenza logica e teologica dell'elezione divina, così la conquista e il possesso avrebbero seguito il loro corso, nonostante le nazioni ‘più grandi e più forti’ che vivevano lì”.

Il possesso della terra promessa era chiaramente un dono di grazia e la prova della relazione unica di Israele il Signore, suo Dio, ed è la conferma che è l'unico vero Dio.

“Come oggi si vede” è l’argomento centrale, e indica che già avevano cominciato a conquistarla (Deuteronomio 2:30–3:16; Giosuè 23:9, 2 Cronache 20:7; Salmo 44:1-7). 

Quindi Mosè vuole incoraggiare il popolo a considerare la promessa di Dio e di riposare in essa.

Mosè ha anche riportato alla mente gli atti potenti di Dio nella liberazione dall’Egitto con lo scopo di incoraggiare il popolo ad affrontare eserciti più potenti che gli stavano davanti (Deuteronomio 7:19).

In un momento di crisi spirituale e di dubbi pensando di essere stato abbandonato da Dio, Asaf attinge agli eventi storici del passato di Dio sulla grande liberazione dall’Egitto del popolo d’Israele che Dio fece.

Asaf riporta alla sua mente i prodigi e le meraviglie antiche del Signore, le Sue opere e le sue gesta, innalzando unicità e incomparabilità descrivendo vividamente i fenomeni che accompagnarono la manifestazione del potere quando Dio liberò il Suo popolo dall'Egitto (Salmo 77:11-20).

Ricordando la storia delle azioni potenti di Dio certamente non solo ci conforta (Salmo 27:1-3), ma rafforza anche la nostra fede nel presente e ci fa sperare per il futuro!

CONCLUSIONE

1) Noi dobbiamo sempre guardare alle manifestazioni storiche del Signore per ricordarci che è l’unico Dio dappertutto, non ce n’è nessun altro e non ha paragoni!

In questo modo affronteremo con più determinazione, voglia e forza la pressione pagana dei vari idoli moderni della società dove viviamo.

2) Noi dobbiamo sempre guardare alle manifestazioni storiche del Signore per la formazione e la crescita spirituale e morale!

Le manifestazioni di Dio ci parlano di chi è Dio e di ciò che vuole da noi, e queste saranno formative per il nostro carattere.

Una visione distorta di Dio ci porta a essere malati spiritualmente e moralmente parlando.

La nostra salute spirituale e morale dipende dalla giusta consapevolezza di Dio e quindi dal timore che ne consegue!

3) Noi saremo sempre incoraggiati quando guardiamo alle manifestazioni storiche di Dio per affrontare con fede, con serenità ed efficacia, impegni, sfide, difficoltà, problemi, nemici spirituali e morali come il diavolo, e il suo esercito, e le tentazioni!

Ricordiamo, crediamo e affermiamo ciò che dice il Salmo 108:13: “Con Dio noi faremo cose grandi, ed Egli schiaccerà i nostri nemici.”


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