Deuteronomio 4:32-34: La singolarità della manifestazione di Dio

Deuteronomio 4:32-34: La singolarità della manifestazione di Dio 

Conoscere Dio senza Dio è impossibile! 

Non possiamo conoscere Dio senza che Egli non si manifesti a noi!

La Bibbia ci parla di un Dio che si rivela, che si manifesta! 

Solo così una persona può conoscerlo!

Ed è per questo che insieme a James A. Stewart si può affermare: “Il cristianesimo è la rivelazione di Dio, non la ricerca dell'uomo”.

Nei vv.32-40 viene messo in evidenza la manifestazione della singolarità, o unicità di Dio, di conseguenza il popolo si deve comportare di conseguenza.

Dai vv.32-34 troviamo una serie di domande di Mosè dirette al popolo che hanno lo scopo di sottolineare l’unicità di Dio.

Sappiamo benissimo che fare le domande giuste è un'abilità importante per insegnare la verità, e dall’altra parte, per chi le ascolta, le domande sono importanti per far riflettere e imparare la verità. 

Con queste domande il popolo è incoraggiato a confrontare la sua situazione in relazione a Dio con quella delle altre nazioni e in questo modo avrebbero capito l'unicità di Dio e della loro condizione.

Questa serie di domande retoriche, implicano una risposta negativa: “No!”

Allora, anche se Mosè, non rispose direttamente alle sue domande, tuttavia queste avevano lo scopo di provocare i suoi ascoltatori affinché si fermassero a riflettere sull’unicità di Dio. 

Proprio come molte persone oggi, gli Israeliti erano inclini a perdere di vista l’unicità, l’amore, la fedeltà e la potenza di Dio, e quindi a lamentarsi contro Dio, o peggio ancora a tradirlo con i loro idoli, ecco perché Mosè disse queste parole affinché il popolo rimanesse gioiosamente fedele a Dio.

Noi vediamo nella singolarità:

I IL COMANDO (v.32)

Nel comando il popolo è esortato a:

A) Consultare la storia

Il v.32 dice: “Ricerca pure nei tempi antichi, che furono prima di te, dal giorno che Dio creò l'uomo sulla terra; chiedi da un'estremità dei cieli all'altra: ‘Ci fu mai cosa grande come questa? Si udì mai cosa simile a questa?’”

L’originale ebraico inizia il v.32 con un “ma” (kî); questa congiunzione avversativa contrasta con quanto detto prima.  

Cosa aveva detto prima? 

Dai vv.25-31, Mosè avverte che l’apostasia degli Israeliti avrebbe attirato il giudizio di Dio: saranno dispersi tra le nazioni e solo un piccolo numero sopravviverà in mezzo alle nazioni dove il Signore li condurrà.

In queste nazioni il popolo d’Israele servirà altre divinità, ma nel momento in cui cercheranno di nuovo il Signore lo troveranno se lo cercheranno con tutto il cuore e con tutta l’anima. 

Nell’angoscia il popolo, ritornerà al Signore e darà ascolto alla Sua voce, Dio non abbandonerà il Suo popolo perché il Signore è misericordioso e fedele al patto fatto con i padri.

Quindi il “ma” è in contrasto con gli dèi fatti da mano d’uomo, di pietra e di legno, che non hanno vita (v.28).

In questo modo c’è un paragone, un confronto con il dinamismo unico di Dio.

Oppure il “ma” può avere un senso di “anzi”, “sicuramente”, “veramente”, cioè è un indicatore di enfasi e rafforzamento di una dichiarazione (1 Samuele 21:6), in questo caso la dichiarazione riguarda le domande dai vv.32-34 che parlano dell’unicità di Dio.

Mosè invita il suo pubblico a impegnarsi in ricerche storiche esaustive.

La storia, di come Dio ha operato nel passato, ha un posto importante nella vita della fede, infatti per rafforzare la fede, vanno ricordate le azioni, le opere di Dio nella storia (cfr. Deuteronomio 7:18-19; Salmo 77:11).

Il popolo è esortato a ricercare nei tempi antichi (cfr. Deuteronomio 32:7), dal giorno della creazione al presente (cfr. v.40) per vedere se ci fossero state manifestazioni simili a quelle Signore con Israele. 

Il popolo è esortato a consultare l'intero panorama della storia umana, a informarsi già dai tempi antichi prima dell’esistenza del popolo contemporaneo a Mosè, dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra.

La frase: “Ricerca pure nei tempi antichi, che furono prima di te, dal giorno che Dio creò l'uomo sulla terra”, è carica di significato, poiché l'inizio della storia umana è descritto come il giorno in cui Dio creò l'uomo sulla terra, specificando così, il ruolo di Dio non solo come Creatore, ma anche come Signore della storia.

Mosè non ha paura di incoraggiare il popolo a ricercare nella storia, perché sa che Dio è stato ed è una realtà storica, si è manifestato veramente nella storia degli uomini.

Quindi il miglior argomento per chi è Dio e cosa può fare è l'argomento storico, perché è empiricamente testabile e verificabile. 

Mosè con un comando dice: “Ricerca” (šĕʾal - Qal imperativo attivo), cioè “consulta”, “indaga”, “informati” che è enfatizzato dall’esclamazione “pure” (nā), cioè “per favore!”, “ti prego!”, che ha come centro il desiderio di chi parla, usato per aumentare un senso di urgenza, intensità (per esempio Genesi 12:11).

“Ricerca pure”, vuole attirare un’attenzione particolare su qualcosa che dirà, in questo caso sull’unicità di Dio.

Nel comando troviamo il:

B) Chiedere informazioni

“Chiedi da un'estremità dei cieli all'altra: ‘Ci fu mai cosa grande come questa? Si udì mai cosa simile a questa?’” sono domande introduttive che sono seguite da altre due domande (vv.33-34).

Il popolo non solo deve consultare la storia fino alle estremità del tempo, fin dalla creazione, quindi su tutto il tempo, ma deve chiedere, da un’estremità dei cieli all’altra, è un modo di dire su tutta la terra (cfr. Salmo 19:4-6; Isaia 13:5), in tutto l’universo come potevano immaginarlo per vedere se qualcosa di simile all'esperienza di Dio con Israele c’era stata prima.

“Ci fu mai cosa grande come questa? Si udì mai cosa simile a questa?”

“Questa” serve ad attirare l’attenzione sull’obbiettivo che riguarda l’unicità di Dio, ed è centrale nel discorso.

L’ebraico dice: “Grande cosa”, dove “grande” (gā·ḏôl) si riferisce a “notevole”, o “fuori dall'ordinario in grado, grandezza o effetto” (per esempio Deuteronomio 2:7, 10, 21; 4:6–8, 32, 34, 36–37; 5:25; 6:22; 7:19, 21, 23; 8:15; 9:29; 10:17; 18:16; 26:5, 8; 28:59; 29:2, 23, 27; 34:12).

“Cosa” si riferisce ai due eventi descritti nelle domande, la prima al v.33: “Ci fu mai un popolo che abbia udito la voce di Dio che parlava dal fuoco come l'hai udita tu, e che sia rimasto vivo?”

La seconda al v.33: “Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione mediante prove, segni miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?”

Queste domande, hanno un’alternativa? Hanno una opzione, una possibilità diversa? 

La risposta implicita è: “No!”

Dio non è solo il grande, ma anche l’Unico!

Nessuno e niente è paragonabile a Dio nella Sua natura, nel Suo carattere e attività.

L’unicità di Dio, dovrebbe portarci ad adorarlo come tale ed essergli sottomessi!

Questo c’introduce nel secondo punto:

II LA COMPARAZIONE (vv.32-34)

Rileggiamo ancora Deuteronomio 4:32-34: “Chiedi da un'estremità dei cieli all'altra: ‘Ci fu mai cosa grande come questa? Si udì mai cosa simile a questa?  Ci fu mai un popolo che abbia udito la voce di Dio che parlava dal fuoco come l'hai udita tu, e che sia rimasto vivo?  Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione mediante prove, segni miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?’”

Ci sono molte persone, quindi religioni che dicono di aver scoperto il loro dio, ma la Bibbia ci dice che è Dio che si rivela all’uomo!  

È Dio che si manifesta! 

È Dio che si fa conoscere!

La verità della Bibbia, e quindi di Dio, non è stata scoperta dall’umanità, è stata rivelata da Dio stesso! 

Dio secondo la Sua natura non è alla portata dell’uomo (per esempio 1 Timoteo 6:16), e Dio che si rivela alle persone! 

Il Dio della Bibbia è un Dio nascosto (cfr. Isaia 45:15), trascendente (Isaia 57:15) che può essere conosciuto solo se si rivela!

Dio si è rivelato con le Sue parole e con le Sue azioni, così che la persona potesse porre la sua fede in Dio.

L'esperienza della salvezza di Israele è senza parallelismo, o analogia in tutta la storia umana perché il Dio che si è manifestato al popolo è Unico e si è manifestato in modo unico!

Non ci sono paragoni con altre divinità e popoli come Israele che si sono manifestati in questo modo e hanno sperimentato la potenza unica di Dio.

Dunque, Mosè mette in evidenza la manifestazione unica e impressionante di Dio.

Cominciamo a vedere: 

A) L’unicità della voce di Dio dal fuoco e la loro sopravvivenza

Il v.33 dice: “Ci fu mai un popolo che abbia udito la voce di Dio che parlava dal fuoco come l'hai udita tu, e che sia rimasto vivo?”

Questa domanda implica la risposta: “No!”

Mosè confronta Israele con un altro popolo che abbia udito la voce di Dio, la voce di Dio che parlava dal fuoco come ha fatto Israele e che rimase in vita per la grazia di Dio.

Dio è un fuoco consumante, simbolo di santità e giudizio (Deuteronomio 4:24; Ebrei 12:29).

Il fuoco espressione della santità di Dio, porta giudizio e consuma la malvagità.

Israele aveva già sperimentato il fuoco divorante del giudizio di Dio (Levitico 10: 2; Numeri 11:1–3; 16:35) e l'avevano visto manifestato su altri (Esodo 15:7; Salmo 97:3).

Il fuoco è anche simbolo della gloria, della maestà di Dio (Esodo 24:17-18; Levitico 9:23-24; Deuteronomio 5:22-26).

Il fuoco è simbolo della presenza di Dio (Esodo 3:2–6), è una manifestazione di Dio stesso. 

Il fuoco rappresenta la presenza di Dio in forma intensiva.

Ma esiste una chiara distinzione tra Dio e le cose create. 

Il fuoco non è il Creatore, è attraverso il fuoco che il Dio Creatore si manifesta, ma che è distinto da tutte le cose create.

A quale circostanza si riferisce Mosè?

Si riferisce alla manifestazione di Dio sul Sinai, il monte dell’Alleanza, del Patto che Dio stabilì con il Suo popolo attraverso Mosè (Esodo 19:18,19; 20:18,19; 24:11; 33:20; Deuteronomio 4:11-13,15,33,36; 5:4,22-32; 9:10,15) e gli anziani avevano paura di morire, ma non morirono (Esodo 24:9-11; Deuteronomio 5:26-27).

Il fuoco esprime la presenza del Dio santo che si avvicina e si manifesta agli esseri umani, e che stabilisce l’Alleanza, il Patto con il Suo popolo. 

Questo evento, come ci dimostra Mosè in questo testo di Deuteronomio, sarà ricordato e sarà molto importante per Israele.

Vern Poythress a riguardo Israele scrive: “Egli li forma in una nazione santa, e testimonia che egli sarà con loro in armonia con ciò che ha già fatto per farli uscire dall'Egitto: "Allora Dio pronunziò tutte queste parole: ‘Io sono il SIGNORE, il tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù’ (Esodo 20:1–2). Per il resto della storia, il popolo guarda indietro su questo evento come un evento fondante, definendoli come una nazione. Gli eventi in cui Dio apparve occuparono solo un periodo limitato di tempo. Ma il loro significato rimane per sempre. Il Dio che è apparso al Sinai è il Dio che rivendica il popolo di Israele come suo, e che è con il popolo, nella sua autorità, potenza e presenza, per il resto dell'Antico Testamento”.

Il popolo udì le parole e non vide nessun volto (Deuteronomio 4:11-12).

Non si può vedere il volto di Dio e vivere dice Esodo 33:20 (cfr. Giudici 13:22; Isaia 6:5), ma ciò che viene messa in evidenza qua è la voce di Dio che parlava dal fuoco ed è questa che è temuta.

Quindi ciò che era pericoloso non era solo vedere il volto di Dio, ma anche ascoltare la voce di Dio!!

Il popolo davanti al Sinai udiva tuoni, vedeva lampi e il monte fumante, ed ebbe paura, in Esodo 20:19 è scritto: “E disse a Mosè: ‘Parla tu con noi e noi ti ascolteremo; ma non ci parli Dio, altrimenti moriremo’”. (cfr. Deuteronomio 5:24–26; Gioele 3:16; Amos 1:2; Ebrei 12:19, 26).

Non ci sono stati altri popoli che ascoltarono la voce di Dio, che parlava dal fuoco come Israele e sia rimasto vivo, che non fu consumato da Dio!!

Questa è una manifestazione unica di Dio con il Suo popolo.

Nessuno ha mai sentito Dio parlare dal fuoco, e il fatto che il popolo continuasse a vivere dopo averlo ascoltato in circostanze così straordinarie, non fa che accrescere l'unicità e il carattere miracoloso della loro esperienza.

Se Dio era ed è dinamico, gli idoli delle nazioni non potevano vedere, sentire, mangiare, o annusare, nemmeno oggi! (Deuteronomio 4:28; Salmo 115:4-7; Geremia 10:5).

La rivelazione di Dio era sotto forma di fuoco in mezzo all'oscurità sul monte (Deuteronomio 4:11-12; 5:4,22–26). 

L'oscurità parla della trascendenza di Dio, del Suo mistero, della Sua inaccessibilità. 

D'altra parte, il fuoco rappresentava la Sua immanenza, la possibilità del Suo essere conosciuto anche se in modo limitato (cfr. Ezechiele 1:4,27–28; Daniele 7:9; Apocalisse 1:14). 

Nell’altra domanda Mosè riporta il popolo prima del Sinai e vediamo:

B) L’unicità della liberazione potente d’Israele dall’Egitto

v.34: “Ci fu mai un dio che abbia cercato di venire a prendersi una nazione di mezzo a un'altra nazione mediante prove, segni miracoli e battaglie, con mano potente e con braccio steso e con gesta tremende, come fece per voi il SIGNORE, il vostro Dio, in Egitto, sotto i vostri occhi?”

Eugene Merrill scrive: “Un secondo esempio di parata di atti potenti del Signore nel passato che attestano la sua unicità così come quella del suo popolo è l'esodo dall'Egitto con tutte le piaghe, i segni e i prodigi che lo accompagnano (v. 34). Ancora una volta Mosè sfidò i suoi ascoltatori a citare un evento simile a nome di qualsiasi altro popolo e attraverso tutti gli annali della storia. Le nazioni della terra potrebbero davvero avere le loro tradizioni mitiche ed epiche sull'intervento dei loro dèi a favore dei loro antenati o persino di loro stessi, ma nessuna di queste può minimamente paragonarsi all'atto di liberare un'orda di schiavi disorganizzati, scoraggiati e militarmente inesperti dal dominio della potenza più potente della terra. A differenza della liberazione dell'esodo, un episodio punteggiato da una serie di miracoli che il popolo d'Israele aveva visto con i propri occhi (v. 34), nessuno dei presunti eventi di proporzioni comparabili accettati dagli apologeti pagani poggiava su prove documentali, palpabili e persuasive. Nella natura del caso erano mitici proprio perché erano al di là dell'esperienza umana e quindi empiricamente non verificabili. Gli studiosi moderni potrebbero affermare che anche il racconto in questione ha la natura di mito o leggenda, ma la testimonianza canonica è che Mosè, egli stesso una figura storica, si appellava proprio alla storia e non al mito, o alla saga per fare il suo punto teologico”.

Anche questa domanda ci fa capire che non ci sono opzioni, possibilità diverse di questa azione di Dio! La risposta implicita è: “No!”

Questo passo ci parla della manifestazione specifica della potenza unica di Dio che gli Israeliti sperimentarono, videro con i loro occhi.

Dio l’aveva comunicato al popolo prima che avvenisse (Esodo 3:17-20; 6:6), e così poi ha fatto (Esodo 14:25-31; 15:1-12). 

La potenza di Dio è stata dimostrata in due modi. 

Prima di tutto:

(1) Non c’è mai stato nessun Dio che abbia cercato di andarsi a prendere una nazione in mezzo a un’altra nazione

Anche se esistessero, non è così che si comportavano tipicamente gli antichi déi del Medio Oriente. 

Nell'interesse personale avrebbero effettivamente combattuto altre nazioni e i loro déi, ma non per salvare le persone; il loro obiettivo era espandere il proprio territorio. 

In azioni senza precedenti, il Signore, invece, aveva invaso l'Egitto, liberando Israele dalle mani del Faraone e dagli déi dell'Egitto, e li aveva portati a se stesso.

Gli atti potenti e tremendi di Dio nel redimere Israele dall'Egitto furono la prova della Sua superiorità e vittoria sul Faraone e sui suoi dèi, ed è per questo che Mosè ne parla, per far capire che il Faraone e gli dèi d’Egitto non potevano fermare il Signore, l’unico vero Dio.

In secondo luogo:

(2) La potenza di Dio in questa liberazione è stata fatta in un modo straordinario

La liberazione è stata fatta mediante prove (massōt), segni (ʾōtōt – Esodo 4:9,17,28; 7:3; Numeri 14:11,22), miracoli (mô·p̄ēṯ - Esodo 4:21; 7:3, 9; 11:9–10) e battaglie (milḥāmāh) e questo si riferisce contro gli Egiziani (Esodo 14:14,25-31; 15:1-12), come anche alle battaglie lungo il tragitto per entrare nella terra promessa (Deuteronomio 2:26-3:7).

Poi troviamo ancora l’azione di Dio descritta con mano potente (Esodo 6:1; 10:12–13, 21–22; 13:14; Deuteronomio 6:21; Salmo 136:10-12), braccio teso (Esodo 6:6; Deuteronomio 5:15; 7:19; 26:8), e gesta tremende (mô·rāʾ -Deuteronomio 11:25; 26:8; 34:12; Geremia 32:21), il terrore poi cadde sulle altre nazioni perché sapevano che il Signore era con il suo popolo (Numeri 22-24; Giosuè 2:9; Geremia 32:20-22).

Ora in una serie come questa il significato preciso di ogni termine non è importante, ciò che lo è, è l'effetto cumulativo di tutti loro messi insieme!

Nessuno altro dio ha fatto qualcosa del genere. 

Il Signore è l'unico vero Dio, e solo lui può compiere tali imprese.

Con queste domande e questa serie di azioni divine, Mosè dichiara che la redenzione di Israele da parte del Signore dall'Egitto è unica, non ha eguali né nei documenti storici né nei ritratti immaginari; è qualcosa di incredibile da pensare, un’esperienza impossibile, con un potere divino impressionante.

Ma noi dobbiamo pensare che quella potenza è valida anche per noi oggi secondo la volontà di Dio!

In Efesini 1:17-21 Paolo prega per gli Efesini dicendo: “Affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente;  egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi,  e qual è verso di noi, che crediamo, l'immensità della sua potenza. Questa potente efficacia della sua forza egli l'ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nel cielo,  al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello future”.

L’immensità dellla potenza di Dio dimostrata anche in Cristo con la Sua resurrezione, ascensione e autorità sopra ogni essere spirituale, è a favore tuo se sei un vero Cristiano, o una vera cristiana! (cfr. 2 Corinzi 12:9-10; 13:4; Filippesi 4:13).

Qualsiasi situazione stai vivendo, qualsiasi problema, difficoltà, devi ricordare che per Dio niente è impossibile! (Genesi 18:14; Geremia 32:27; Matteo 19:27; Luca 1:37).

“Se Dio è Dio, non esistono problemi irrisolvibili. E se Dio è il mio Dio, allora nessun mio problema è senza la sua soluzione appropriata” (Maurice Roberts).

Ognuno di noi ha i suoi giganti da affrontare, ma come diceva Vance Havner: “Quando un uomo si allea con l'Onnipotente, i giganti sembrano cavallette”.

Dio può fare al di là di quello che pensiamo o gli domandiamo!

Efesini 3:20 dice: “Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo”.

“Non dobbiamo pensare che, dove non vediamo possibilità, Dio non ne vede nessuna” (Marcus Dods).

La grande potenza di Dio in favore nostro è di grande conforto! 

Donald Grey Barnhouse diceva: “Non dovremmo mai stancarci del pensiero della potenza di Dio”.

Di chi possiamo avere paura se è con noi, se siamo Suoi figli? (Salmo 27:1-3; Giovanni 10:28-30; Romani 8:28-39).

CONCLUSIONE 

Dio è unico e si è manifestato in modo unico, singolare e impressionante!

Dio non ha paragoni come dimostrato nelle Sue manifestazioni di grazia e potenti!

Dio non è passivo, o lontano dal Suo popolo! 

È un Dio dinamico che libera, che interviene in favore del Suo popolo!

Ora la manifestazione, o rivelazione di Dio non va solo considerata solo semplicemente teologica, ma è soprattutto storica, quindi reale.

La prova della realtà del Signore non stava in un argomento filosofico, ma negli atti e nelle parole di Dio nella storia nell'Esodo e nel Sinai.

Questi atti potenti del Signore nella storia dimostrano la Sua sovranità e la Sua unicità al di là di fuori ogni dubbio per rafforzare la fede del popolo di Dio, e per metterlo in guardia dai pericoli di servire altri dèi nelle religioni delle popolazioni pagane vicine al popolo d’Israele, solo il Signore era ed è il Dio vivente e vero. 

Noi dobbiamo avere fede solo nel Signore che è l’unico Dio!

Nello stesso tempo l’unicità di Dio implica come per il popolo d’Israele, che anche noi oggi non dobbiamo avere idoli (per esempio Esodo 20:3-4; Deuteronomio 5:7-8), ma purtroppo il popolo d’Israele cadde spesso nell’idolatria anche se Dio più volte li aveva avvertiti ed esortati a non caderci. 

Possiamo fare alcuni esempi d’idolatria storica degli Israeliti.

Subito dopo la loro liberazione dall'Egitto, gli Israeliti fecero il loro primo idolo: il vitello d'oro

        (Esodo 32).

Nel paese di Canaan, Israele cominciò ad adorare gli idoli dopo la morte di Giosuè (Giudici 2:11-

        13).

Nel periodo tribale, Israele era alternativamente obbediente, mentre era guidato da un giudice, e

        idolatra il resto del tempo.

Durante la monarchia unita, Salomone sposò donne straniere e adorò gli idoli delle loro divinità (1

        Re 11:1-8). 

Questo ha segnato la prossima caduta della monarchia.

Durante la monarchia divisa, sia Israele che Giuda adoravano gli idoli. 

Dopo essersi separato da Giuda, Geroboamo fece dei vitelli d'oro per il regno settentrionale da adorare al posto del Signore (1 Re 12:25-33). 

In Giuda, Roboamo adorava gli idoli di Astarte (1 Re 14:23). 

Il culto degli idoli continuò in Giuda - solo Ezechia, re di Giuda (2 Re 18:4) e Giosia (2 Re 23:4-25) tentarono di sradicarlo.

Durante l'esilio babilonese, i profeti condannano Israele per idolatria. 

  Isaia 42:17 profetizza che coloro che   adorano gli idoli saranno umiliati.


Nel periodo postesilico, matrimoni misti con nazioni straniere, ha portato al culto degli idoli (Malachia 2:10-16; Esdra 9-10; Neemia 13:23-31).

Ora, uno può pensare che l’idolatria siano gli idoli di gesso, di ferro, e così via.

Ma Ezechiele parla di idoli che sono nel cuore! (Ezechiele 14:4; cfr. 11:21).

Giovanni Calvino disse: “Ognuno di noi è, fin dal grembo di sua madre, esperto nell'inventare idoli”.

È nella nostra natura peccaminosa crearci degli idoli!

Il cuore è per natura idolatra! 

Un idolo è ciò che prende il posto di Dio, o qualsiasi cosa, o persona, o attività che mettiamo affianco a Dio.

Un idolo è ciò che ammiriamo e amiamo più di Dio, o come Dio!

Un idolo è ciò in cui confidiamo al posto di Dio, o è più importante di Dio, è qualcuno, o qualcosa di cui non possiamo farne a meno, a cui siamo sottomessi e obbediamo!

Tutto ciò che assorbe il tuo cuore, o i tuoi pensieri più di Dio, a cui gli obbedisci, o che condivide il trono di Dio, è un idolo!

Qualsiasi cosa è centrale, o essenziale nella tua vita, che al solo pensiero di perderlo pensi che poi la vita non sarà più degna di essere vissuta, è un idolo!

Un idolo è qualcosa senza il quale non possiamo vivere e facciamo di tutto per averlo, e da cui dipendiamo!

Quindi un idolo può essere la qualsiasi cosa, o la qualsiasi persona, o attività!

Dobbiamo renderci conto che non possiamo avere un idolo e nello stesso tempo amare e confidare in Cristo!

C’è qualcosa, o qualcuno che ha preso il posto di Dio, o che condivide il trono di Dio nella tua vita?

Ci sono idoli nella tua vita? 

Stradicali dal tuo cuore e abbandonali! (per esempio Isaia 10:20–21; 19:22; 44:21–22; 55:6–7; 65:1–2; Geremia 3:10; 4:1).



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