Deuteronomio 29:9:In presenza di Dio.

Deuteronomio 29:9:In presenza di Dio.
“Oggi voi comparite tutti davanti al SIGNORE vostro Dio”.

Lo scopo di Mosè nei capitoli 29 e 30 è di riassumere i termini del patto in modo che Israele potesse vivere proprio come popolo di Dio (cfr. Esodo 19:5-6; v.12). L'enfasi in questo passo è sul presente (“oggi”), non nel senso di un inizio, ma di un rinnovo del patto Sinaitico, in modo particolare con le nuove generazioni. L’iniziativa è del Signore, e attraverso questo patto, il Signore costituiva, cioè stabiliva, confermava Israele come Suo popolo (v.12). Il capitolo 29, allora, ci parla del patto rinnovato di Dio con tutto Israele e persino con gli stranieri che erano in mezzo a loro e facevano lavori umili (vv.9-10). Il patto di Mosè, fatto sul Sinai (Esodo 19-24), era il modo in cui Dio mostrava al Suo popolo come ogni generazione potesse sperimentare le benedizioni del rapporto con il Dio: Dio s’impegna a benedire Israele nella misura in cui il popolo osserva i Suoi comandamenti (cfr. Esodo 20:1-17; Levitico 18:5; 26; Deuteronomio 4:23; 29-30).
Attraverso il patto che il Signore ha fatto con Israele sul Sinai, e rinnovato ora, le nuove generazioni attuali potevano identificarsi con i loro predecessori, che hanno visto i miracoli e i grandi prodigi del Signore. Mosè ricorda al popolo riunito in presenza di Dio, l’attenzione e la cura per il Suo popolo nel portarli nella terra promessa. I vv.2-8, infatti, contengono una sintesi del viaggio e di come il popolo ha sperimentato la potenza miracolosa di Dio dalla liberazione dalla schiavitù di Egitto, alla provvidenza dei loro bisogni, alla sconfitta di eserciti potenti. Così il popolo aveva molto su cui riflettere per rinnovare il patto. Mosè, portando il popolo a considerare ciò che ha fatto il Signore con la Sua potenza e grazia, li incoraggia a mettere in pratica le parole del patto affinché potessero prosperare, in caso contrario avrebbero avuto conseguenze negative (vv.8, 15-26). “Comparire” in ebraico significa presentarsi nel senso formale di "prendere la propria posizione", implica impegnarsi per il Signore. La questione in quel "oggi" era semplice: si sarebbero impegnati per il Signore come Lui si era impegnato con loro? Il comparire tutti davanti a Dio per entrare nel patto con Lui, non era solo una semplice cerimonia, ma era un invito a impegnarsi interiormente, a consacrarsi al Signore con il cuore, era una chiamata alla consacrazione interiore, e non un’adesione esteriore!!  “Per entrare” (v.11) indica l'azione di spostarsi da una posizione all'altra, in questo caso indica entrare nel patto con Dio, quindi una sottomissione piena di fede che proviene da un cuore pentito e produce un obbedienza sincera. Il popolo così con giuramento si doveva impegnare a osservare le condizioni del patto (v.8,11-12). Il punto per noi oggi, anche se siamo in un nuovo patto, quello di Gesù Cristo (Geremia 31:31-34; Luca 22:19-20; 1 Corinzi 11:23-25), è lo stesso. Dio ha eseguito il Suo nuovo patto d'amore in Gesù per la nostra salvezza, per il perdono dei nostri peccati. La morte di Cristo sulla croce e la Sua risurrezione sono la prova dell'impegno irrevocabile dell’amore di Dio verso di noi (Giovanni 3:16; Romani 5:1-11; 8:35-39). Ma la domanda è: oggi c’impegniamo sinceramente e pienamente per Lui servendolo e amandolo con tutto noi stessi? (cfr. Romani 12:1-2,11; 1 Tessalonicesi 1:9; Matteo 22:37, 2 Corinzi 5:14-15). O siamo solo cristiani formali? Rinnova ogni giorno la tua consacrazione sincera al Signore!

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