Passa ai contenuti principali

Matteo 1:11: La severità dei Dio.

Matteo 1:11: La severità dei Dio. 
“Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia”.

In Romani 11:22 leggiamo: “Considera dunque la bontà e la severità di Dio…..”
Come Dio è buono, è anche severo. Nella Scrittura troviamo che Dio è buono, lento all’ira, ma nello stesso tempo è severo: Dio è fermo nel Suo carattere Santo e Giusto, perciò non è indifferente al peccato! Nella genealogia di Matteo vediamo la severità di Dio con la deportazione del popolo giudaico a Babilonia per opera dei babilonesi. 
Prima di tutto vediamo l’aspetto storico della deportazione. 
La deportazione in Babilonia fu predetta più volte dai profeti (Isaia 6:11-12; Michea 4:10). Nel 605 a.C. Nabucodonosor s'impadronì di Gerusalemme e portò via i vasi del tempio e i giovani di sangue reale (2 Cronache 36:2-7; Daniele 1:1-3). Nel 598 a.C. Nabucodonosor deportò Ioiachin (Ieoconia) la madre, le mogli, i suoi eunuchi, i notabili del paese, tutti i capi, tutti gli uomini valorosi adatta alla guerra, in numero di diecimila, tutti i falegnami e i fabbri; non vi rimase che la parte più povera della popolazione (2 Re 24:14-16). Pensate al dolore della gente che veniva strappata dalle loro case (Salmi 137), ma anche il dolore dei più poveri che rimanevano; in Lamentazioni 1:11-12 è scritto che non c’era da mangiare, tanto che molti bambini morivano per la carestia (Lamentazioni 4:4-5; 2 Re 25:3).
Nel 587 a.C. i Babilonesi incendiarono il tempio, distrussero le case, portarono via altri del popolo (2 Re 25:2-21) e nel 582 a.C deportarono altri Giudei (Geremia 52:30). Finalmente per grazia di Dio ritornano nel 539 a.C. a Gerusalemme, perché l’amore di Dio è eterno (Isaia 54:10; Geremia 31:3), Dio usò il re Ciro per farli ritornare a Gerusalemme, per riportare gli utensili del tempio che i Babilonesi avevano rubato, e ordinò la ricostruzione del tempio (Levitico 26:44; Deuteronomio 30:3; Esdra 1:1-11; Isaia 44:28; Isaia 45:1).
In secondo luogo riflettiamo sull’aspetto teologico della deportazione. 
Dio aveva promesso le benedizioni al popolo di Israele, ma secondo il patto mosaico in caso di disubbidienza Dio avrebbe applicato le sanzioni del patto, cioè le maledizioni e quindi il popolo sarebbe stato disperso fra le nazioni (Levitico 26:33; Deuteronomio 28:64; 30:3-4). Quindi i Babilonesi furono uno strumento del giudizio di Dio, giudizio a causa dei peccati d'Israele (Lamentazioni 1:5-8,12-18; 3:4-6,13, 40-42,49; 5:21; 2 Re 23:26-27; 24:3). È chiaro che Dio voleva risparmiare il Suo popolo e la casa del re, ma questi si beffarono, disprezzarono e schernirono i Suoi messaggeri, i profeti (2 Cronache 36:15-17). Non pensare che dove il peccato abbonda, la grazia di Dio sovrabbonda. Benché questa sia una verità biblica (Romani 5:20-21), lo è anche il fatto che Dio non tollera il peccato, Lui è santo (Genesi 6:5; 18:20; 19:23-25; Romani 1:18; Efesini 5:6; Colossesi 3:6; Apocalisse 14:10-19; 15:1-7;16; ecc.).

Post popolari in questo blog

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20).

Dai frutti si riconosce l’albero (Matteo 7:16-20). Dai frutti si riconoscono i falsi profeti. Come fai a sapere se qualcuno è un falso profeta? C'è un modo per identificarlo? La risposta è "sì".  Il modo con il quale possiamo discernere un falso profeta, e quindi anche un falso credente è dai suoi frutti.  Infatti, anche se questo paragrafo è dedicato principalmente agli avvertimenti circa i falsi profeti, è anche una prova per tutti i veri credenti! Gesù al v. 15 esorta il suo uditorio, e quindi anche noi a guardarsi dai falsi profeti i quali vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Ora ci dice che i falsi profeti si riconosceranno dai loro frutti.
Noi vediamo tre aspetti riguardo i frutti: i frutti sono secondo la specie di albero, dimostrano la qualità dell’albero, segnano il destino dell’albero.

Isaia 26:20-21: Io resto a casa!

Isaia 26:20-21: Io resto a casa! “Va', o mio popolo, entra nelle tue camere, chiudi le tue porte, dietro a te; nasconditi per un istante, finché sia passata l'indignazione.  Poiché, ecco, il SIGNORE esce dal suo luogo per punire l'iniquità degli abitanti della terra; la terrà metterà allo scoperto il sangue che ha bevuto e non terrà più coperti gli uccisi”.
In questi giorni c’è il decreto del governo e quindi l’hashtag: “Io resto a casa”, o “io sto a casa”, questa può essere un'occasione per approfondire il nostro rapporto con Dio, o per riflettere sulla nostra vita spirituale. Come noi oggi, che dobbiamo rimanere a casa a causa del coronavirus, circa tremila anni fa, per bocca del profeta Isaia, per motivi diversi, Dio disse al Suo popolo di rimanere a casa. Questi versetti fanno parte di un canto di lode dove viene esaltata la salvezza del popolo di Dio e il giudizio sul mondo, sopra gli abitanti della terra, e quindi l’incoraggiamento a confidare nel Signore. Noi nei…

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato ma…