domenica 25 agosto 2013

Giacomo 5:19-20: Una parola conclusiva d’incoraggiamento.

Giacomo 5:19-20: Una parola conclusiva d’incoraggiamento.
Nell'estate del 1989, un adolescente di Memphis divenne famoso come un eroe perché ha salvato una ragazza più grande di lui di quattro anni che stava per annegare. Questo ragazzo era sorpreso per l’attenzione su di lui dei mass-media. Un giornalista televisivo gli chiese i dettagli di come andarono i fatti, aspettandosi chissà quale risposta, lui semplicemente e con naturalezza rispose: "L'ho vista in piscina che stava annegando, mi sono buttato e lo tirata fuori dalla piscina ".
La maggior parte di noi forse ci penserebbe due volte prima di tuffarsi in una piscina o di salvare qualcuno intrappolato dentro un’auto in fiamme per paura di farsi male. Purtroppo facciamo la stessa cosa per le cose spirituali, per quanto riguarda la salvezza dei peccatori, abbiamo paura di farci male: paura delle reazioni che ci trattino male.
Ma Giacomo, sempre con un tono pastorale e amorevole- li chiama nuovamente “fratelli miei”, (Giacomo 1:2,16,19; 2:1,5,14; 3:1,10,12; 4:11; 5:7,9,10,12,19)- incoraggia la chiesa a prendersi cura di coloro che si allontanano dalla verità per cercare di recuperarli per la loro salvezza spirituale.
Noi in questi due versetti vediamo:

I LA POSSIBILITÀ (vv.19-20).
La possibilità è che qualcuno che frequenta la chiesa si può sviare dalla verità prendendo una strada diversa, quindi sbagliata.
Noi leggiamo infatti v.19: “Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia” e al v.20 dice:  “…dall'errore della sua via”.

In primo luogo vediamo:
A)La Persona che si svia (v.19).
Giacomo ipoteticamente dice: “se qualcuno tra di voi” (v.19- ean tis en humin), questo significa una possibilità che accada. Giacomo non sta dicendo che alcune persone all'interno della chiesa si sono già sviate, presenta una situazione ipotetica, ma il fatto che egli solleva la questione fa sembrare probabile che egli sa di persone che si sviano dalla verità.
Ma chi è questo “qualcuno”? (cfr. vv.13-14). Di chi sta parlando? Sono veri credenti? Certamente all’interno delle chiese a cui scrisse Giacomo vi erano doppi d’animo (Giacomo 1:8; 4:8), alcuni non avevano un comportamento che un cristiano dovrebbe avere: vi erano favoritismi verso i ricchi, cattivo uso della lingua, gelosie, conflitti, maldicenza,ecc.).
Alcuni professavano la fede, ma non avevano i frutti della fede (Giacomo 2). Molti potevano dire di essere credenti, ma le loro opere dimostravano il contrario. Si può frequentare una chiesa, aver fatto anche professione di fede, anche essere state battezzate, ma in realtà non essere veri credenti, non avere una fede sincera! La fede è morta come dice Giacomo al capitolo due.
All’interno di una chiesa non tutti i membri sono veri cristiani, anche se sono state battezzate! All’interno della chiesa primitiva vi erano persone che ascoltavano sempre, ma che non diventavano mai dei veri discepoli di Gesù (cfr. Ebrei 6:1-8;10:25-39; Giacomo 1:22).
Ci sono persone, che Gesù chiamò ipocrite, che si avvicinano a Dio solo con le labbra e il cuore è lontano da Lui (Isaia 29:13; Geremia 12:2; Matteo 15:7-9). Gesù ha avvertito solennemente in Matteo 7:21-23 in questo modo: “‘ Non chiunque mi dice: Signore, Signore!’ entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.  Molti mi diranno in quel giorno: ‘Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?’ Allora dichiarerò loro: ‘Io non vi ho  mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!’"
Gesù ha raccontato della parabola del seminatore o dei quattro terreni (Matteo 13:1- 23). Ci possono essere persone che ricevono la Parola di Dio, ma non tutti portano frutto!Gesù disse ancora che insieme al grano vi è la presenza anche delle zizzanie, dei figli del maligno (Matteo 13:24-30, 36-43).
Alcuni si manifestano palesemente abbandonando la chiesa come Giuda che ha tradito Gesù, Imeneo e Alessandro (1 Timoteo 1:19-20) Dema che ha lasciato Paolo amando questo mondo (2 Timoteo 4:10). Questi forse hanno perso la salvezza? Non hanno perso quello che non hanno mai avuto! Questi non sono mai stati salvati! Il vero credente persevera, non si tira indietro (Ebrei 6:1-9; 10:32-39) Un vero cristiano può avere un periodo di crisi, ma non si allontana dalla verità! Il vero cristiano non perde la salvezza! È preservato, custodito da Dio (Giovanni 6:37-39; 10:27-30; 1 Corinzi 1:8-9; Filippesi 1:6; 1 Pietro 1:5).
Il predicatore scozzese Ebenezer Erskine (1680-1754) un giorno visitò una donna che era sul letto di morte. Il predicatore chiese se la donna fosse pronta per andare in cielo. La donna gli assicurò che era pronta ad andarsene per stare con Cristo perché era tenuta da una mano da cui nessuno avrebbe potuto strapparla, Erskine le domandò: “Ma non avete paura di scivolarle dalle dita, alla fine?” “Questo è impossibile, per quello che ci avete sempre detto” replicò lei. “Cosa vi ho detto?”, chiese. “Che siamo uniti a lui, e così siamo parte del suo corpo. Io non posso sfuggirgli dalle dita perché sono una di quelle dita. Inoltre, Cristo ha pagato un prezzo molto alto per la mia redenzione per abbandonarmi nelle mani di Satana. Se io dovessi essere perduta, egli perderebbe più di me stessa; io perderei la mia salvezza, ma lui perderebbe la sua gloria, perché una delle sue pecore è andata perduta”. 
Niente e nessuno può allontanare un figlio di Dio dall’amore di Dio! (Romani 8:28-39). In ogni chiesa ci sono quelli che fanno naufragio nella fede, che si allontanano dalla verità, ma questi non sono veri credenti. In 1 Giovanni 2:19 leggiamo: “Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri”.
Il fatto che questo “qualcuno” non è credente è confermato dalla parola “peccatore” del v.20: “costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via”.“Un peccatore” (hamartōlon) è colui, che ha comportamenti o agisce in un modo contrario alla volontà di Dio, vive in opposizione alla legge di Dio e lo fa in modo consapevole (cfr. Matteo 9:10; Giacomo 4:8).
Il peccatore è colui, che devia dalla legge di Dio o manca il bersaglio della legge di Dio, è un trasgressore, una persona empia. (Matteo 9:10,11,13; 11:19; Marco 2:15–17; Luca 5:30, 32; 6:32–34; 7:34; 15:1, 2, 7, 10; Giovanni 9:25, 31; 1 Timoteo 1:9, 15; Ebrei 7:26; 12:3; Giacomo 5:20; 1 Pietro 4:18; Salmi 1:1, 5; 37:12, 20; Isaia 13:9; Ezechiele 33:8, 19; Amos 9:8).
Il peccatore è una persona non rigenerata, è fuori del regno di Dio. (cfr. Proverbi 11:31; 13:6,22; Matteo 9:13; Luca 7:37, 39; 15:7, 10; 18:13-14; Romani 5:8; 1 Timoteo 1:9,15; 1 Pietro 4:18).
Quindi, il termine “peccatore” descrive spesso increduli incalliti, quelli che apertamente, con aria di sfida ignorano la legge di Dio; quelli il cui carattere malvagio è evidente a tutti; coloro la cui malvagità è nota a tutti (Genesi 13:13; Salmi 1:1,5). Un peccatore, allora, è una persona che è senza Dio e Cristo, e così ha bisogno di salvezza (cfr. 1 Giovanni 3:8-9).

In secondo luogo vediamo:
B) Il Perché si svia (vv.19-20).
“Si svia” (v.19-planēthē - aoristo passivo o medio congiuntivo) si riferisce a vagare lontano, allontanarsi, andare fuori strada, errare. "Sviarsi dalla verità" suggerisce la metafora familiare di una pecora che si perde, che va fuori strada, una pecora errante (Ezechiele 34:4, Matteo 18:12; 1 Pietro 2:25).
Ora il verbo “si svia” secondo alcuni è una persona che si svia perché è ingannata da altri, da falsi insegnanti (Atti 20:29-30; 2 Timoteo 3:1-13; Ebrei 6:4-6 ; 2 Giovanni 7-8; Giuda 3-4). Circolavano falsi insegnanti impostori (Cfr. Matteo 12:22-37, 24:4-5,11; Marco 12:24,27; 13:5-6; Efesini 4:14; 2 Timoteo 3:13; 2 Pietro 2:11-19; 1 Giovanni 2:26; 4:6; Apocalisse 2:20).
Ma in questa lettera non si parla di falsi maestri in modo aperto e inequivocabile. Si può essere ingannati dal diavolo, il padre della menzogna (Giovanni 8:44; Marco 4:4,15; 2 Corinzi 4:4; 2 Tessalonicesi 3:5) è il leone ruggente e va in giro cercando chi possa divorare (1 Pietro 5:8). Si può essere ingannati anche dalla propria concupiscenza (Giacomo 1:14-15), dal proprio orgoglio (Apocalisse 3:17), e dal peccato (Ebrei 3:13).
Ma sembrerebbe che chi si svia, comunque lo fa in modo consapevole, è convinto. La parola “sviarsi” implica che la persona rifiuta volontariamente la volontà di Dio rivelata, come confermato dalla parola “peccatore” del v.20. 
Il verbo “si svia” viene da una parola (planaō) usata per allontanarsi dalle vie del Signore o per indicare la trasgressione della legge di Dio, la trasgressione della volontà rivelata di Dio.  (Per esempio nella Settanta-Deuteronomio 11:28; 30:16-17; Proverbi 14:22; Isaia 9:15;  Ezechiele 14:11. Nel Nuovo Testamento ad esempio Luca 21:8; Ebrei 3:10; 2 Pietro 2:15).
Questa parola descrive spesso la condizione delle persone non salvate (Matteo 22:29; Tito 3:3; 1 Pietro 2:25). Quindi stiamo parlando di una persona che si allontana in modo responsabile dalla  verità!
Ma altri studiosi pensano che Giacomo non vuole evidenziare l’allontanamento involontario o inconsapevole dalla verità, o se sia stato consapevole o volontario, Giacomo descrive qualsiasi deviazione dalla verità se intenzionale o no!

Vediamo dunque:
C) Il Percorso da dove si svia: dalla verità (vv.19-20).
vv.19-20: “Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità, costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via”.
A che cosa si riferisce verità e errore della sua via? Si riferisce a qualcosa di teorico o di pratico? È la dottrina o il comportamento? La parola “verità” (alētheias) in Giacomo 1:18 si riferisce alla pienezza del Vangelo che ci ha dato una rinascita spirituale (cfr. Efesini 1:13) 1 Pietro 1:22-23), che salva (1 Corinzi 15:1-3), che ci libera dal peccato (Giovanni 8:31-32).Altri pensano che si riferisca alla Parola di Dio in generale, altri alla via giusta da seguire, oppure a tutta la conoscenza e ai precetti cristiani, oppure è in senso morale, riferendosi alla volontà rivelata di Dio.
“Verità” in questo contesto, non è solo ad avere una giusta conoscenza o credere alla giusta dottrina come rivelata da Dio, ma indica un modo giusto di comportarsi. Anche se è il Vangelo o la Parola di Dio in senso generale, coinvolge non solo i principi da capire, ma anche una vita da vivere. La verità, quindi non coinvolge solo la dottrina e la testa, è qualcosa a cui obbedire (Galati 5:7), qualcosa da praticare (Giovanni 3:21; 1 Giovanni 1:6). La verità è qualcosa che deve essere fatta, così com’è creduta!
La verità cristiana è qualcosa da mettere in pratica, non deve essere solo l'oggetto della ricerca della mente, è sempre verità morale che porta all'azione.  Non è solo una cosa da studiare, ma qualcosa deve essere fatta, non solo qualcosa che dobbiamo credere con la mente, ma qualcosa che deve essere vissuta!
Secondo l’insegnamento della lettera di Giacomo, la giusta dottrina deve essere accompagnata da un comportamento corrispondente (Giacomo 1:18; 2:14-26; 3:13-18). Certamente il comportamento coinvolge la dottrina, perché dietro ogni comportamento sbagliato ci può essere anche una dottrina sbagliata, un modo di pensare sbagliato.
La verità non è una cosa astratta, ma una realtà, una strada che bisogna percorrere, coinvolge l’etica, è un modo di vivere (1 Re 2:4; 2 Re 20:3; Salmi 25:4-5, 26:3, 86:11) come confermato anche dal v.20 dove parla di peccatore che è riportato indietro dall’errore della sua via.
“Errore” (planēs) indica un modo sbagliato di agire, una condotta perversa, malvagia, peccaminoso (Romani 1:27; Ebrei 1:11; 2 Pietro 2:18; Ezechiele 33:10).
“Via” (hodou) indica condotta o lo stile di vita. (cfr. Giacomo 1:8; Deuteronomio 11:28; 30:19; Salmi 1:1; 101:2; 139:24; Proverbi 2:19; Matteo 7:13 -14; 21:32; 22:06; Luca 1:79; Atti 9:2; 13:10, 19:20, 24:22; 1 Corinzi 4:17; Giuda 11). Il versetto ci ricorda ancora una volta, la profonda preoccupazione di Giacomo per la vera fede, una fede genuina, una fede che opera, obbediente. (cfr. Matteo 7:21-23; Luca 6:46).

In secondo luogo vi è:
II LA PREOCCUPAZIONE (vv.19-20).
La preoccupazione è prendersi cura di chi si svia! Giacomo 5:19-20: “Fratelli miei, se qualcuno tra di voi si svia dalla verità e uno lo riconduce indietro,  costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via salverà l'anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati”.
“Sappia” (ginōsketō- presente attivo imperativo) indica qualcosa che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via deve sapere, cioè considerare, ricordare è importante: salverà l'anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati.
    
Nella preoccupazione vediamo:
A) La Peculiarità.
v.19: “E uno lo riconduce indietro” (epistrepsē- aoristo attivo congiuntivo). Alla luce del v.20: la salvezza del peccatore, è implicito che come cristiani, tutti siamo chiamati a recuperare coloro che si allontanano dalla verità.
“Uno” (tis- pronome indefinito) è lo strumento di chi recupera il peccatore e non identificato. Questo significa che può essere qualsiasi membro all’interno della comunità!Non è necessariamente uno specialista, un professionista, l’anziano, il missionario, può essere un membro qualsiasi della chiesa, quindi è un ministero rivolto a tutti i membri della chiesa!
Tutti dobbiamo sentire questa responsabilità di riportare i peccatori a Dio! Si sottolinea in questo modo non tanto l'azione di chi si allontana dalla verità, ma la  responsabilità di tutti i  cristiani per cercare attivamente di recuperare il peccatore.
Tutti i credenti sono invitati a intervenire per ricondurre indietro il peccatore che ha preso una strada sbagliata e rovinosa considerando, il fatto che il peccatore può essere salvato dalla morte e molti peccati saranno coperti, se ritorna indietro. Lo scopo di Giacomo in questi versetti di chiusura è quello, d’incoraggiare tutti i cristiani a fare uno sforzo per portare indietro colui, che si svia dalla verità.
Ogni credente deve avere questa preoccupazione, deve sentire questo peso! È una questione principalmente di ubbidienza al Signore: Dio vuole che ogni credente evangelizzi con lo scopo di salvare le anime perdute (Matteo 28:18-20; Marco 16:15; Luca 24:45-49; Giovanni 20:21; Atti 1:8; 8:1-4,25;11:19-21; Colossesi 4:6; 2 Timoteo 1:6-8; 4:1-5;1 Pietro 3:15-16; Atti 2:38; 3:19; 20:212 Corinzi 5:18-21).
Dio può usare chiunque per la sua gloria: può usare persone come Mosè che era balbuziente, come Pietro il pescatore e come Paolo il teologo. Può usare anche che pensi di non essere capace!
      
Nella preoccupazione vediamo:
B) La Finalità.
La finalità è la:
(1) Conversione del peccatore.
v.19: “uno lo riconduce indietro”.
v.20: “che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via”.
L’espressione: “uno lo riconduce indietro” evoca il linguaggio profetico di tornare al Signore come leggiamo nei libri profetici dell’Antico Testamento (Osea 3:5; 5:4; 6:1; Amos 4:16; Gioele 2:12; Aggeo 2:17; Zaccaria 1:3;Malachia 3:7; Isaia 9:12; 46:8; 55:7; Geremia 3:12; 4:1; Ezechiele 18:30-32).    
Anche nel Nuovo Testamento indica la conversione al Signore di chi è lontano da Lui (Matteo 18:15; Luca 1:16-17; 22:32; Atti 3:19; 9:35; 11:21; 14:15; 15:19; 26:18; 2 Corinzi 3:16; 1 Tessalonicesi 1:9).
Così anche “chi avrà riportato indietro” (epistrepsas- aoristo attivo participio) ha un senso morale o spirituale, ha lo stesso significato che nel v.19, e cioè di girare, convertire (cfr. Ezechiele 33:11: 34:11-16; Luca 1:16), quindi far cambiare linea di condotta.
Indica provocare a una persona un cambiamento di opinione o di comportamento, con particolare attenzione alla cosa verso la quale uno si gira.
“Dall’ errore” (ek planēs v.20), denota  una separazione, indica fuori da…, via da…Questo significa girare o voltarsi dall’ errore alla via della verità, separarsi dall’errore per la verità.
         
La finalità è motivata dalla:
(2) Compassione per il peccatore.
Dal momento che Giacomo dice nel v. 20 che il peccatore riportato indietro dall’errore della sua via sarà  salvato dalla morte (spirituale), l’allontanamento dalla verità è molto grave e merita un impegno per recuperare il peccatore!  Quindi la finalità, lo scopo è la conversione del peccatore per la sua salvezza e perdono dei peccati.
Siamo chiamati a recuperare coloro che si allontanano dalla verità. Siamo chiamati a seguire l’esempio di Gesù che è venuto a cercare la pecora perduta. Gesù racconta del pastore che aveva cento pecore se ne perde una, ne lascia novantanove per andare a recuperare la perduta (Matteo 18:12-14), questo per indicare che Dio, il Padre non vuole che uno dei piccoli perisca.
Tutti i credenti devono avere quest’amore e senso di responsabilità che è riportato altre volte nel Nuovo Testamento (Galati 6:1-3; 1 Tessalonicesi 5:14; 2 Tessalonicesi 3:14-16; 2 Timoteo 2:25; Ebrei 3.12-13; Giuda 22-23). Noi dobbiamo seguire l’esempio di Gesù, che vedendo le folle stanche e sfinite come pecore senza pastore, ne ebbe compassione! (Matteo 9:36). Gesù è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto (Luca 19:10).
Quindi quest’obbligo morale di recuperare il peccatore è in armonia con il cuore del Signore, è la migliore espressione di amore cristiano verso il peccatore! Oppure l’amore che aveva Paolo che aveva il desiderio per la salvezza dei Giudei (Romani 10:1) e che addirittura lui voleva essere maledetto, separato da Cristo per amore dei Giudei (Romani 9:1-3). Anche lo stesso Giacomo, scrivendo queste parole ha a cuore le anime perdute!Un vero cristiano non è mai preoccupato solo per la propria salvezza!
Egli, motivato dall’amore per Dio e per i perduti, sente il peso, la responsabilità e il privilegio di cercare di riportare indietro il peccatore. Qualsiasi deviazione di una persona dalla verità è motivo per interessarsi al peccatore per recuperarlo! Questo deve essere fatto con mansuetudine (2 Timoteo 2:25; 2 Pietro 3:15-16; cfr. Galati 6:1).
     
In questa finalità è importante fare un:
(3) Un Chiarimento.
“Uno lo riconduce indietro” (v.19) e ” chi avrà riportato indietro un peccatore” (v.20) non significa che una persona converte un’altra persona. È scritto più volte nella Bibbia (Isaia 43:11; Giona 2:10; Atti 2:47; 1 Corinzi 1:21; Apocalisse 7:10) che la salvezza appartiene a Dio, solo Dio può salvare, ma l'uomo può essere un suo strumento!
La persona che converte è strumento nelle mani di Dio: Dio salva e lo fa attraverso la predicazione del Vangelo, della croce, del Cristo crocifisso (1 Corinzi 1:18-23; 2:4; 15:14). Noi vediamo per esempio come Dio ha salvato le persone usando la predicazione di Pietro (Atti 2:22-41), o di altri discepoli nel libro degli Atti.
Noi siamo solo strumenti nelle mani di Dio. Noi siamo chiamati a evangelizzare (1 Corinzi 1:17), siamo servitori di Cristo e amministratori dei misteri di Dio (1 Corinzi 4:1); siamo araldi del Vangelo (2 Timoteo 1:11), siamo ambasciatori per Cristo che esortano le persone a riconciliarsi con Dio (2 Corinzi 5:19-20). 
La salvezza, quindi, è e rimane l'opera di Dio e noi siamo solo Suoi collaboratori (1 Corinzi 3:9).

III IL PROMEMORIA (v.20).
v.20: “Costui sappia che chi avrà riportato indietro un peccatore dall'errore della sua via salverà l'anima del peccatore dalla morte e coprirà una gran quantità di peccati”. 
Giacomo descrive il risultato di colui, che riporta indietro il peccatore che si è allontanato: la salvezza dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati del peccatore, questo è il promemoria diretto a tutti i membri della chiesa.

In questo promemoria è importante ricordare:
A) La Preservazione dell’anima del peccatore dalla morte.
v.20: “Salverà l'anima del peccatore dalla morte”.
L’errore della via del peccatore conduce alla morte! “Salverà” (sōsei indicativo futuro attivo) indica preservazione. Riguardo la salvezza Giacomo ne aveva parlato (Giacomo 1:21; 2:14, 4:12; 5:15). Qui si riferisce a una salvezza spirituale. La salvezza di una sola anima è molto importante! Ricordiamo che Gesù ha parlato che c’è gioia in cielo per un solo peccatore che si ravvede (Luca 15:7,10,32).
“L'anima” (psuchēn) è la parte eterna della persona, la vita interiore della persona, la sede e centro della vita umana interiore nei suoi molteplici aspetti. L’anima è il complesso di tutta la personalità, dell’individualità, indica la vita interiore dell’uomo, equivale a quello che sei, alla tua essenza!! Indica il nucleo dell'esistenza di una persona che non è limitato dal tempo, nel senso che esisterà per sempre, è immortale.
Giacomo dice la salvezza“dalla morte” (ek thanatou). La morte fisica d’Adamo in poi è la conseguenza del peccato (Genesi 2:16-17; 3:19; Romani 5:12,17), ed è anche la conseguenza del giudizio di Dio a causa del peccato com’è accaduta per intenderci con Anania e Saffira (Salmo 2:12; Atti 5:1-11; 1 Corinzi 11:27-34).
Ma “morte” qui si riferisce alla morte eterna (Romani6:23), allo stato finale del peccatore impenitente. Implica una pena, o dannazione eterna ed è chiamata anche morte seconda, stagno di fuoco eterno, inferno, vale a dire un’eterna separazione da Dio!  (Apocalisse 2:11; 20:6-14; 21:8; 2 Tessalonicesi 1:7-10; Cfr. Matteo 25:34-41, 46b; Marco 9:43-49). 
La Bibbia ci dice che la felicità dei salvati è eterna, ma è eterna anche la miseria dei perduti! (1 Tessalonicesi 4:17; 1 Pietro 1:3-5;5:4; Apocalisse 22:1-5; Matteo 25:46; Marco 9:48; 2 Tessalonicesi 1:9).
J. C. Ryle scrisse: “Come sicuramente Dio è eterno, così sicuramente lo è il cielo, un giorno senza fine, senza notte, e l'inferno una notte senza  fine, senza giorno”.
Nell’inferno non ci sarà la possibilità di salvarsi, dall’inferno non si può passare in paradiso (Luca 16:26). Così come moriamo ci ritroveremo: se siamo salvati su questa terra lo saremo in cielo, se siamo perduti sulla terra perché non ci siamo pentiti e accettato Gesù Cristo, lo saremo all’inferno.
Perciò la nostra condizione nell’eternità dipenderà da ciò che siamo ora! La condizione nella quale moriremo sarà la condizione nella quale risusciteremo quando l’ultima tromba squillerà. Non vi sarà alcuna possibilità di pentimento nella tomba; non vi sarà la possibilità di conversione dopo la morte. Adesso è il momento di mettersi a posto con Dio pentendoci dei nostri peccati e credere in Gesù Cristo! Quando siamo in viaggio in auto se sbagliamo strada abbiamo sempre la possibilità di ritornare indietro, nell’inferno questo non sarà possibile, non ci sarà più la possibilità di una conversione; adesso è il momento di voltare le spalle alle tenebre e per volgersi verso la luce! (Atti 20:21).
L’inferno è una verità terribile, e preferiremmo non pensarci, ma è chiaramente rivelata nella Bibbia e perciò ne dobbiamo parlare. Si tratta di una verità spesso trascurata, ma non da Gesù, infatti, Lui parlò più dell'inferno che del cielo. (per esempio in Matteo ha parlato d’inferno in 5:22, 29-30; 7:19; 8:12; 10:28; 13:40-42; 18:8-9; 22:13, 23:33; 25:41,46). Non si può trascurare questo fatto tragico, eppure molti lo ignorano e noi come cristiani siamo chiamati a informarli! “Nell'inferno non c'è speranza. Essi non hanno nemmeno la speranza di morire” diceva C. H. Spurgeon.
Siamo chiamati a predicare che il salario del peccato è la morte, l’inferno, a causa del giudizio di Dio per i nostri peccati, ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù (Romani 5:8-11; 6:23).
     
In questo promemoria è importante ricordare:
B) Il Perdono dei peccati del peccatore.
v.20: “ 20 e coprirà una gran quantità di peccati”.
“Coprirà” (kalupsei- futuro attivo indicativo) indica nascondere, annullare, celare, coprire e ha il senso del perdono di Dio, è una metafora per il perdono. Nel Salmo 32:1 è scritto: “Beato l'uomo a cui la trasgressione è perdonata, e il cui peccato è coperto!” (Salmo 85:2; Proverbi 10:12; Romani 4:7; 1 Pietro 4:8). Il perdono è l’atto libero e misericordioso di Dio, per il quale Egli non compie il Suo giudizio.
Con il perdono Dio allontana i peccati (Salmo 103:12); li getta dietro le Sue spalle (Isaia 38:17); li getta in fondo al mare (Michea 7:19), li cancella dal Suo registro (Isaia 43:25).
Con il perdono dei peccati Dio ristabilisce il rapporto rotto con l’uomo, interrotto a causa del peccato e dargli la salvezza (cfr. Salmi 78:38; Isaia 6:7; 43:25; 59:1-2; Luca 7:47-50).
Il perdono è la riconciliazione con Dio. L’immagine è quella del figliol prodigo che si era allontanato dal padre e che ritorna a casa e viene accolto nuovamente dal padre (Luca 15:18-20). Con il perdono Dio, riporta al suo precedente stato, la relazione personale interrotta. (Romani 5:9-11; 2 Corinzi 5:19).
Giacomo dice “una gran quantità “ (plēthos), questo implica la grande estensione, la misura del perdono di peccati. Serve a descrivere non lo stato del peccatore, ma la portata del perdono (Salmo 85:2)
Il perdono è dei tantissimi peccati e anche di tutti i peccati (Colossesi 2:13).
Possiamo essere davvero riconoscenti a Dio e lodarlo sempre per il Suo perdono.

CONCLUSIONE.
Siamo chiamati a recuperare tutti peccatori che non conosciamo e conosciamo! Se oggi siamo cristiani e perché qualcuno “si è buttato nella piscina” dove stavamo annegando a causa dei nostri peccati! Anche noi dobbiamo “buttarci nella piscina” per salvare chi sta annegando per i suoi peccati! Non possiamo essere indifferenti a questo! Tutti cristiani sono chiamati a recuperare i peccatori! Tutti siamo chiamati a predicare il Vangelo per la conversione di coloro che sono lontani dalla verità! Questo lo faremo se amiamo veramente Dio e le anime perdute!