Fai una donazione per il sito

Cerca nel blog

Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

Nati da Dio! (Giovanni 1:11-13)

 Nati da Dio! (Giovanni 1:11-13)
Nella Roma del I secolo, a volte un padre adottava un giovane esterno alla famiglia perché fosse l’erede principale del suo nome e del suo patrimonio. Se il padre considerasse indegni i suoi figli naturali, trovava qualcun altro con le qualità che desiderava in un figlio. 
Il figlio adottivo aveva così la precedenza su qualsiasi figlio suo di nascita naturale nel processo di eredità, il nuovo figlio riceveva molti diritti e privilegi che altrimenti non avrebbe avuto senza adozione.
Il cristiano fa parte della famiglia di Dio, è diventato un figlio di Dio per Sua adozione, perché Dio gli concesso sovranamente, secondo la Sua grazia, la rinascita spirituale (Giovanni 1:12–13). 
L’evangelista Giovanni sta parlando della luce, cioè di Gesù, ha appena detto che era nel mondo, che il mondo è stato fatto per mezzo di Lui e il mondo non l’ha conosciuto.
Ora continua a parlare del fatto che è venuto in casa Sua e non tutti lo hanno ricevuto, ma chi lo ha fatto gli è stato dato il diritto di diventare figli di Dio, questi sono nati da iniziativa divina e non per scelta umana.
Noi vediamo in questi versetti l’affermazione, la specificazione e la puntualizzazione dell’evangelista Giovanni.
Cominciamo con:
I L’AFFERMAZIONE (v.11) 
Nell’affermazione vediamo:
A) L’azione di Gesù (v.11)
Nel v.11 leggiamo:“È venuto in casa sua”.
È venuto in casa sua indica il luogo dove la luce, cioè Gesù è venuto.
“È venuto” (ēlthen – aoristo attivo indicativo) già l’abbiamo vista nei vv.7,9, e indica un’apparizione pubblica, il Suo ingresso nella scena pubblica, l’inizio del Suo ministero pubblico al momento del Suo battesimo.
Per alcuni studiosi si riferisce all'evento unico e decisivo dell'incarnazione di Gesù Cristo (cfr. Giovanni 1:14).
“Casa sua” (ta idia) si riferisce alla proprietà esclusiva di qualcuno, in questo caso di Gesù, e si riferisce specificamente alla Sua casa, o abitazione (cfr. per esempio la settanta Ester 5:10; 6:12; Giovanni 16:32; 19:27; Atti 21:6, 1 Timoteo 5:8); quindi dove Gesù è nato, concittadini, parenti, amici, o la Sua nazione, Israele che il Signore aveva scelto come Suo popolo speciale (Esodo 19:5; Deuteronomio 7:6; 14:2; 26:18; Isaia 43:21; Ezechiele 13:18–23; Malachia 3:17; Matteo 15:24).
Nell'Antico Testamento Dio si riferiva al popolo Ebraico come al "Mio popolo" nonostante la loro frequente ribellione contro di Lui (cfr. per esempio Esodo 3:7,10; 6:7; Levitico 26:12; 1 Samuele 2:29; 2 Samuele 3:18; 1 Re 6:13; 2 Re 20:5; 1 Cronache 11:2; 2 Cronache 1:11; Sal. 50:7; Isaia 1:3; Geremia 2:11; Ezechiele 11:20; Os 4:6; Gioele 3:2; Amos 7:15; Abdia 1:13; Michea 6:3; Sofonia 2:8; Zaccaria 8:7–8).
Alcuni studiosi pensano che si riferisca al mondo che ha creato, pertanto è Suo (cfr. per esempio Salmo 24:1-2).
In questi versetti troviamo:
B) La reazione del popolo (v.11)
Ancora nel v.11 è scritto: “E i suoi non l'hanno ricevuto”.
“E” (kai – congiunzione avversativa) indica un contrasto ed enfasi con l’implicazione di sorpresa e imprevedibilità, l’anomalia tra chi era veramente Gesù che è venuto a casa Sua e il rifiuto dei Suoi!
È incredibile pensare che Gesù è andato a casa Sua, ma il Suo popolo lo ha rifiutato! 
Dio aveva scelto per Sé un popolo speciale: gli Ebrei.
Dio aveva fatto un patto con loro e aveva promesso un Messia che sarebbe venuto e li avrebbe liberati dai loro peccati. 
Ma quando Gesù arrivò, lo rifiutarono, rifiutarono Colui che era stato loro promesso e mandato da Dio.
Il Suo popolo lo respinse! Incredibile! Come lo è respinto ancora oggi dopo 2.000 anni!  
Il popolo rifiutò Gesù! Non lo riconobbe per quello che era veramente!
Lo rifiutarono nonostante il privilegio di essere il popolo di Dio da cui proveniva la salvezza e quindi il Salvatore (cfr. per esempio Giovanni 4:22,42; Romani 9:4-5).
Coloro che avrebbero dovuto essere i più ansiosi di accoglierlo, furono i primi a voltargli le spalle! A sbattergli la porta in faccia! (cfr. per esempio Isaia 53:1–3; Giovanni 12:37–41).
“I suoi” (hoi idioi) si riferisce agli Ebrei, infatti il popolo Ebraico ha rifiutato Gesù Cristo (cfr. per esempio Giovanni 4:44; 12:37) come vediamo dal fatto che lo hanno fatto crocifiggere dai Romani di una morte orribile e vergognosa (cfr. per esempio Matteo 21:33-45; 26:1-5, 47-27:50; Giovanni 11:47-51; Atti 2:22–23,36; 3:13–15; 4:10; 5:30; 10:38–39; 13:27–29).
Spurgeon disse: “Più nostro Signore Gesù Cristo andava avanti nella vita, più conosceva sperimentalmente la vile ingratitudine dell'umanità. Viveva per loro; in obbedienza al Padre suo ha speso tutta la sua vita per gli uomini... Dimenticò se stesso, rinunciò completamente a tutti i propositi ambiziosi e offrì la sua vita per poter cercare e salvare i perduti. Nessuna madre ha mai amato il suo bambino come Gesù ha amato i suoi che erano nel mondo. Eppure, continuamente, in ogni modo, gli uomini cercavano di togliergli la vita, che per loro valeva più di quanto non lo fosse per lui. Quante volte dovette sfuggire alle loro mani crudeli e, quando giunse la sua ora, con quanta foga cospirarono per perseguitarlo fino alla morte”.
I Suoi non lo hanno ricevuto! 
“Hanno ricevuto” (parelabon - aoristo attivo indicativo) indica “accogliere”, “accettare la presenza di una persona volentieri e con cordialità”.
È interessante che la stessa parola greca usata per “ricevere” qui, è una parola intima e relazionale come quella espressa quando Giuseppe “prese” con sé sua moglie, Maria, in obbedienza al comando del Signore (Matteo 1:24). 
La Sua casa non l’ha accolto volentieri, l’ha respinto, disprezzato; c’è l'idea di rifiuto deliberato e sprezzante.
Non solo rifiutarono la salvezza di Gesù, ma lo trattarono con disprezzo!
“Non hanno ricevuto” indica un fatto storico e riassume il netto fallimento della maggioranza degli Ebrei nel rendere a Cristo, durante la Sua vita sulla terra, l'accoglienza che meritava!
L'immagine è quella di un ospite non gradito dalla sua gente, proprio quella che avrebbe dovuto accoglierlo a braccia aperte, aprirgli la porta di casa e dargli il benvenuto.
William Barclay scrive: “Gesù venne in una terra che era particolarmente la terra di Dio e in un popolo che era particolarmente il popolo di Dio. Avrebbe dovuto, quindi, venire in una nazione che lo avrebbe accolto a braccia aperte; la porta avrebbe dovuto essere spalancata per lui; avrebbe dovuto essere accolto come un viaggiatore che torna a casa; o, ancora di più, come un re che si ritrova da solo, ma fu respinto. Fu accolto con odio e non con adorazione”.
Se fosse venuto in qualche altra nazione sarebbe stato già abbastanza brutto, ma Israele era il popolo di Dio, e questo è ancora più brutto!
Gerald Borchert scrive: “Per gli scrittori del Nuovo Testamento il rifiuto di Gesù da parte dei Giudei era estremamente difficile da comprendere. Non solo Giovanni descrive ripetutamente la sorprendente incredulità degli ebrei (ad esempio, 5:46-47; 6:64-65; 7:47-52; 9:30-34, 40-41), ma Paolo in Romani 9-11 cercò coraggiosamente di elaborare una logica per il rifiuto ebraico di Gesù. Nell'angoscia del suo cuore pronunciò il pensiero quasi inconcepibile che sarebbe stato disposto ad essere maledetto se fosse riuscito a riportare Israele alla ragione e ad accettare Gesù come il Cristo (Romani 9:3)”.
Ma questo rifiuto non è stata l’unica volta nella storia!
Anche nell’Antico Testamento è accaduto; infatti molte volte i profeti hanno descritto la riluttanza d’Israele contro Dio (Isaia 1:2-4; 65:2-3; Geremia 7:25-28). 
John MacArthur scrive: “Come i loro antenati, gli Israeliti del tempo di Gesù irrigidirono il collo (Deuteronomio 10:16; 2 Re 17:14; Neemia 9:29; Geremia 7:26; 17:23) e Lo rigettarono nonostante la chiara testimonianza delle Scritture dell'Antico Testamento (Giovanni 5:39). Invece di pentirsi del loro peccato e accettarlo come Messia, gridarono: ‘Sia crocifisso... Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli’. (Matteo 27:23,25)”.
Qualcuno dirà: "Ma sicuramente devono aver avuto un motivo? Ci devono essere delle attenuanti? Forse c’è stato un errore di comunicazione". 
Non ci sono scuse a riguardo!
La prima ragione è perché avevano le profezie della Sua venuta, infatti ve n’erano almeno trecento! (cfr. per esempio Matteo 5:17; Luca 24:27,44; Giovanni 5:39-40,46-47; Atti 3:18; 10:43).
La seconda ragione perché non avevano scuse è: perché avevano l'evidenza dei Suoi miracoli (cfr. per esempio Matteo 11:3-5; Luca 7:20; Giovanni 3:2; 5:17-19,36; 10:25,37-38; 11:42; Atti 2:22).
I miracoli parlavano che proveniva da Dio!
La terza ragione perché non avevano scuse è: il ministero di testimonianza di Giovanni Battista come profetizzato nell’Antico Testamento (cfr. per esempio Isaia 40:3; Malachia 3:1; Marco 1:1-8; Giovanni 5:31-35). 
Purtroppo questo rifiuto di Gesù Cristo avviene anche oggi nelle chiese moderne come ci ricorda Gordon Keddie: “Cristo viene ancora ai suoi – attraverso le Scritture lette e predicate in un milione di chiese – e alcuni dei suoi si allontanano da lui per incredulità e disobbedienza. Gesù è stato espulso da molte chiese moderne con la stessa fermezza con cui lo è stato dalla sinagoga di Nazaret, dove, ricorderete, si identificò come il Messia promesso (Luca 4:16-30)”.
In secondo luogo in questo testo di Giovanni 1:11-13 vediamo:
II LA SPECIFICAZIONE (v.12) 
Nella specificazione c’è:
A) Il ricevimento (v.12)
Nel v.12 è scritto: “Ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto”. 
Lavorando nei dialetti indiani Otomi del Messico centrale, la traduttrice Henrietta Andrews ha dovuto cercare a fondo la parola migliore per "ricevere" in Giovanni 1:12. Non c'erano parole generali, ma diverse parole specifiche. Una parola significava prendere in mano un piccolo oggetto, come una moneta, o un uovo. Un'altra parola significava "afferrare qualcosa con entrambe le mani". Dopo aver pregato e indagato di più, s’imbatté in una parola che sembrava corrispondere meglio al significato della parola "ricevere". Ha usato una parola che si usa nell'espressione "prendere moglie" e aveva l'idea di portare qualcosa in casa per restarci. 
Questo aneddoto ci fa capire che quando riceviamo Cristo, lo prendiamo nel nostro cuore per restarci per sempre, e affinchè possa sentirsi a Suo agio (cfr. per esempio Efesini 3:17).
“Ma” (de) è un contrasto che indica che ci sono stati quelli che hanno ricevuto Gesù, quindi una parte della popolazione non l’ha ricevuto, ma un’altra parte lo ha ricevuto.
“Hanno ricevuto” (elabon – aoristo attivo indicativo) è “accogliere”, “accettare” (cfr. per esempio Giovanni 3:11,32-33; 12:48; 13:20; 17:8); significa “credere” in qualcosa e agire in accordo con tale credenza. 
È usato qui nel senso di riconoscere chi è Gesù e quindi la Sua autorità (cfr. per esempio Giovanni 5:43; 13:20), persona, come insegnamento e la rivelazione da Lui portati.
"Riceverlo" significa accoglierlo, affidarsi a Gesù, riconoscere le Sue affermazioni e confessarlo come nostro Signore e Salvatore.
Quest’affermazione contrappone coloro che lo ricevettero con coloro che non lo ricevettero, definendo i credenti come coloro che "andarono controcorrente, che ruppero con il modello generale secondo il quale il mondo pensa, vive e agisce" (Ridderbos).
Ed è quello che avviene ancora oggi!
Ricevere Gesù Cristo significa andare contro corrente secondo la filosofia di questo mondo!
Vediamo:
B) Il risultato (v.12) 
Il risultato di quelli che hanno ricevuto Gesù è stato di diventare figli di Dio.
Sempre nel v.12 è scritto: “Egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome”.
Noi vediamo prima di tutto:
(1) L’azione di Gesù
Nell’azione di Gesù vediamo:
(a) La generosità
“Egli” si riferisce appunto a Gesù, quindi vediamo che Gesù ha l’autorità di far diventare figli di Dio i credenti!
Parlando dei due verbi “ha ricevuto” e “ha dato” William Hendriksen dice che sono simultanei e scrive: “Quando si accetta Cristo, in quello stesso momento si riceve il diritto di diventare figlio di Dio”.
“Ha dato” (edōken - aoristo attivo indicativo) esprime una donazione fatta con generosità (cfr. per esempio Matteo 19:21; Atti 20:35), e indica che già è stata data.
“Ha dato” indica che il potere di diventare figli di Dio è già stato dato e non è soltanto una possibilità!
Nella frase greca c’è il pronome “loro” (autois – dativo di risultato), cioè a tutti coloro che hanno ricevuto Gesù.
La capacità di Gesù di dare il diritto di diventare figli di Dio, è la prova della Sua relazione esclusiva e unica con Dio (cfr. per esempio Giovanni 1:1-3,14-18).
Nell’azione di Gesù vediamo ancora:
(b) L’autorità 
Nessuno può diventare un figlio di Dio grazie al proprio potere, merito, o abilità sua, o di qualcun altro, solo Gesù può farlo!
La parola “diritto” (exousian) si riferisce qui all'autorità legittima derivata da una fonte competente che include l'idea di potere (cfr. per esempio Matteo 21:23; Giovanni 5:27; 10:18; 17:2; 19:10-11).
Possiamo diventare figli di Dio solo se Gesù ci dà l'autorità per esserlo!
“Diritto” si riferisce allora al ricevimento della piena autorità dello status meraviglioso di essere figli, o alla legittima pretesa di diventare figli di Dio reso possibile a tutti coloro che credono in Gesù Cristo! 
Qui viene conferito uno status altrimenti impossibile all'uomo, quello di essere adottato come un figlio di Dio.
Questo diritto non è inerente all'uomo, ma gli è stato dato da Gesù.
Non c’è altro modo di essere adottato come figlio di Dio, in questo status incredibile se non solo attraverso la grazia e autorità di Gesù Cristo!
In una delle sue campagne militari, l’imperatore Napoleone per leggere i giornali, fece cadere le redini del suo cavallo, questo s’impennò e quasi lo disarcionò. 
Un caporale dei granatieri, un soldato molto umile, balzò con prontezza in avanti e afferrò le briglie del cavallo dell'imperatore in modo che in pochi secondi riportò l'animale sotto controllo. 
Napoleone si rivolse al caporale e disse: "Grazie, capitano". “Di quale compagnia, sire?” chiese il soldato che era stato appena chiamato capitano. "Delle mie guardie", rispose Napoleone.
In un attimo il giovane gettò via il moschetto e attraversò con grande entusiasmo il campo verso il quartier generale dello stato maggiore, strappandosi di dosso le strisce di caporale. Prese il suo posto tra gli ufficiali dell'imperatore. Qualcuno gli chiese cosa stesse facendo lì, e lui rispose che era un capitano delle guardie.
"Con l'autorità di chi?", gli chiesero. "Per l'autorità dell'imperatore", rispose quel giovane.
Ora se il titolo di capitano gli è l’avesse dato un commilitone, o un’altra persona, si sarebbero fatti una bella risata, il titolo conferito non avrebbe significato nulla. Ma quando l'imperatore Napoleone diede l'ordine, il caporale lo prese all'istante sul serio e fu quindi ricevuto come capitano dallo stato maggiore! 
Allo stesso modo, la nostra posizione dinanzi a Dio come Suoi figli dipende dalla più alta autorità dell'universo: il Signore Gesù Cristo, il Re dei re e Signore dei signori (Apocalisse 19:16), davanti al quale ogni ginocchio si piegherà (Filippesi 2:9-11). 
Così con franchezza, se crediamo a Gesù Cristo, possiamo dire che per diritto siamo figli di Dio, grazie appunto all’autorità di Gesù Cristo!
Noi, che eravamo morti nelle nostre colpe e nei nostri peccati (Efesini 2:1), ora credenti facciamo parte della famiglia di Dio!
Non lo meritavamo e meritiamo perché siamo peccatori, ma grazie alla grazia sovrana di Dio, siamo nati da Lui (v.13), siamo diventati Suoi figli!
John Piper dice: “Siamo nati da Dio per un atto gratuito di grazia sovrana. Egli sceglie noi prima che noi scegliamo Lui”. (cfr. per esempio Giovanni 15:16; Galati 4:8-9; 1 Giovanni 4:10).
E per lo Spirito Santo in noi possiamo gridare: “Abbà, Padre” (Galati 4:6; cfr. per esempio Romani 8:16).
Ora, la frase:“Diventare figli di Dio” è enfatico.
Dire che sono diventati figli di Dio pone l'accento su Gesù che ha dato loro di esserlo, i figli sono solo ciò che è stato dato loro!
“Diventare” (genesthai – aoristo medio infinito) significa venire ad acquisire, o sperimentare uno stato, indica il cambiamento della natura ed entrare in una nuova condizione che prima non c’era! 
E questo significa che non tutti sono figli di Dio spiritualmente in natura, per nascita!
Crisostomo riguardo Gesù disse: “Egli divenne Figlio dell’uomo, che era il Figlio stesso di Dio, per rendere i figli degli uomini figli di Dio”.
I credenti sono figli di Dio solo per adozione! (cfr. per esempio Romani 8:15,23; 9:4; Galati 4:5).
Sentiamo molte volte dire che siamo tutti figli di Dio, questo è vero nel senso che lo siamo come creature (cfr. per esempio Malachia 2:10; Efesini 3:15), ma non lo siamo spiritualmente, questo lo diventiamo per fede (Galati 3:26), per volontà di Dio come vedremo nel v.13.
“Diventare figli di Dio” significa un modo di esistenza completamente nuovo, un cambiamento di condizione.
Si noti il plurale: “Figli”, dunque si tratta di una comunità di coloro che condividono la natura stessa di Dio (cfr. per esempio 2 Pietro 1:4).
Consideriamo ora:
(2) L’azione dei credenti
“Hanno ricevuto” e “credono nel suo nome” si riferiscono allo stesso gruppo e allo stesso evento.
J. Ramsey Michaels scrive: “’Ricevere’ e ‘credere’ sono praticamente sinonimi in questo Vangelo, implicando entrambi una scelta consapevole e attiva, e l'uno interpretando l'altro”.
Vediamo allora che Giovanni spiega e specifica chi, o come si diventa figli di Dio, cioè per fede.
Solo quelli che credono in Gesù Cristo diventano figli di Dio!
Nel v.12 leggiamo: “A quelli cioè che credono nel suo nome”.
Spurgeon disse: “Un granello di fede vale più di un diamante grande quanto il mondo; sì, anche se mettessi insieme tali gioielli, tanti quanto le stelle del cielo in numero, non varrebbero nulla in confronto al più piccolo atomo di fede in Gesù Cristo, eterno Figlio di Dio”.
La fede è importante per Dio!
L’autore dell’epistola agli Ebrei scrive: “Or senza fede è impossibile piacergli” (Ebrei 11:6).
Gesù fece dei miracoli secondo la fede dei miracolati (cfr. per esempio Matteo 9:22,27-29), non fece dei miracoli per l’incredulità delle persone (cfr. per esempio Matteo 13:57-58), e riprese i Suoi discepoli per la loro poca fede (cfr. per esempio Matteo 17:19-20).
Romani 1:17 afferma: “Il giusto per fede vivrà". 
Romani 10:9-10 parlando della salvezza dice: “Perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati”.
Così anche Efesini 2:8 dice: "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio". 
Se così possiamo dire, l’oggetto della nostra fede non è un sistema, una tradizione, o un'organizzazione, ma Gesù Cristo!
Coloro che diventano figli di Dio ottengono questa benedizione non attraverso l’appartenenza alla chiesa, il battesimo, o per le opere, o per altre persone, ma credendo in Cristo.
“Credono” (pisteuousin – presente attivo participio) indica avere una fede, una fiducia in corso, costante, indica "coloro che continuano a credere nel suo nome”, cioè nella Sua persona con l’implicazione di essere convinti della Sua incarnazione, quindi esistenza e che le Sue rivelazioni sono vere.
Credere nel nome di qualcuno significava credere alla persona, significava credere che egli era veramente ciò che il suo nome diceva di essere e confidava in Lui.
Edward Klink scrive: “Il concetto di ‘nome’ nel mondo antico non era semplicemente un'etichetta, ma comprendeva il carattere di una persona. Quando, per esempio, il salmista parlò del nome di Dio (Salmo 20:1), non aveva in mente semplicemente la pronuncia del nome; parlava di tutto ciò che significa ‘Dio’".
Nell'Antico Testamento il nome di Dio “Yahweh” è spesso usato come equivalente al Suo carattere o persona, come si manifestava agli uomini (cfr. per esempio 2 Samuele 7:13; Salmo 9:10; 20:7; Isaia 18:7).
“Credere nel nome di una persona vuol dire credere in quella persona, perché il nome sta per la persona” (Colin G. Kruse).
Il Suo nome esprime la somma di tutte le qualità che contraddistinguono il Suo carattere e la Sua natura come Figlio di Dio, Messia, Signore e Salvatore.
John MacArthur scrive: “Il suo nome si riferisce alla totalità dell’essere di Cristo, a tutto ciò che Egli è e fa. Pertanto, non è possibile separare la Sua divinità dalla Sua umanità, il Suo essere Salvatore dal Suo essere Signore, o la Sua persona dalla Sua opera redentrice. La fede salvifica accetta Gesù Cristo in tutto ciò che la Scrittura rivela riguardo a Lui”.
“Credere nel suo nome” significa accettare Gesù così come è rivelato, specialmente accettare la Sua divinità, implica accettarlo "nella pienezza della sua autorivelazione" (Rudolf Schnackenburg) nella Sua grazia redentrice.
Molti credevano e credono superficialmente in Gesù, ma non lo credevano per tutto quello che è, credevano e credono che fosse solo un uomo, ma non che fosse di natura divina e che si è incarnato per morire in sacrificio e risorgere per i peccatori! 
Ma credere in Gesù descrive anche l'impegno totale di se stessi nella persona di Cristo, è quindi qualcosa di più di un'accettazione intellettuale del messaggio del Vangelo e di un riconoscimento della verità su Cristo, sebbene questi aspetti siano coinvolti. 
La fede implica non solo il riconoscimento e l'accettazione della verità, ma anche l'adesione e la fedeltà a Gesù come verità (Giovanni 1:9; 14:6).
Raymond Brown riguardo la fede in Gesù scrive: “Implica molto più che la fiducia in Gesù, o la confidenza in lui, è un'accettazione di Gesù e di ciò che egli afferma di essere e una dedizione della propria vita a lui”.
La fede separata dalle opere, è una fede morta! (Giacomo 2:26). 
Guy Woods scrive: “Le Scritture non offrono un solo esempio di una persona salvata per fede fino a quando la fede coinvolta non si è espressa in azione mediante l'obbedienza ai comandamenti del Signore (1 Giovanni 2:4; 5:3). La vera fede conduce all'obbedienza”.
Quindi se diciamo di avere fede in Gesù Cristo, ma non gli siamo obbedienti, vuol dire che la nostra fede è senza vita! È morta!
Infine vediamo:
III LA PUNTUALIZZAZIONE (v.13)
Giovanni puntualizza che:
A) Diventare figli di Dio non è una scelta umana (v.13) 
Il v.13 dice: “I quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo”.
L'origine dei "figli di Dio" è descritta tre volte negativamente e una volta positivamente.
Queste tre proposizioni negative di questo versetto prima di quella positiva - nati da Dio - servono a sottolineare la verità che tutti gli elementi, fattori, approcci umani per diventare figli di Dio sono esclusi. 
Ciò che viene sottolineato è: i figli di Dio nascono da Dio e non da scelte, o aspetti umani!
Secondo lo studioso Leon Morris: “L'accumulo di queste espressioni deve essere compreso alla luce dell'orgoglio ebraico di razza. Gli ebrei sostenevano che a causa dei "Padri", cioè dei loro grandi antenati, Dio sarebbe stato loro favorevole. Giovanni ripudia categoricamente qualsiasi idea del genere. Nulla di umano, per quanto grande o eccellente, può provocare la nascita di cui parla”.
Il primo aspetto negativo è:
(1) Non è per discendenza umana
Non si diventa figli di Dio per discendenza umana, questo è il significato di:“Non da sangue”.
“Non da sangue” (ouk ex ahimatōn), è al plurale, quindi “sangui”.
Ancora Leon Morris ci viene in aiuto dicendo: “Il plurale è curioso, così come l'uso di ‘sangue’ in questo contesto. Ma nell'antichità c'era l'idea che la nascita avvenisse come risultato dell'azione del sangue”.
Le persone credevano che l'embrione fosse il risultato del sangue del padre e della madre. 
Si riferisce allora, al sangue sia della madre che del padre.
La parola plurale “sangui” (ahimatōn) si riferisce ai genitori che generano e danno alla luce un figlio, o alla linea di sangue, o entrambi.
"Sangui" implica che la nascita nel diventare figli di Dio non sia il risultato dell'azione di entrambi i genitori, e quindi del contributo genetico di entrambi i genitori, e quindi il riferimento alla discendenza umana naturale, o alla razza da cui proviene!
Non nasciamo nella famiglia di Dio solo perché entrambi i nostri genitori sono credenti, o perché siamo nati in un paese cristiano!
Alcuni oggi possono pensare erroneamente che Dio salvi le persone a causa delle loro origini razziali o etniche, possiamo dire di discendenza naturale, come lo credeva il giudaismo ai giorni di Giovanni, infatti c'era una credenza diffusa che una persona sarebbe stata salvata semplicemente perché il sangue Ebraico scorreva nelle sue vene.
Dunque, la nascita spirituale non avviene per discendenza naturale!
Se i genitori sono figli di Dio, non è che i loro figli lo sono in automatico!
Diventare figli di Dio non è per trasmissione biologica, razziale, o familiare!
Jon Courson scrive: “Tuo nonno potrebbe essere stato un cristiano eccezionale e potresti avere quattordici predicatori nel tuo albero genealogico. Ma secondo questo versetto, niente di tutto ciò fa la minima differenza perché la nascita nella famiglia di Dio non è trasmessa geneticamente. Non ha nulla a che fare con il sangue, che parla di discendenza”.
Il secondo aspetto negativo è:
(2) Non è per desiderio umano
Non si diventa figli di Dio per desiderio umano questo è il significato di: “Né da volontà di carne”.
“Volontà” (thelēmatos) è l’inclinazione, un atteggiamento mentale, soprattutto quello che favorisce un'alternativa rispetto ad altre; è l’inclinazione verso ciò che piace e crea gioia.
“Volontà” ha una varietà di usi diversi nel Nuovo Testamento a secondo il contesto; qui indica il desiderio (cfr. per esempio Giovanni 6:39-40; Efesini 1:5; 2:3; Colossesi 4:12; 1 Pietro 4:2-3).
Così anche “carne” (sarkos) nel Nuovo Testamento ha diversi significati, qui indica la natura umana (cfr. per esempio Giovanni 1:14; 8:15; 17:2), la sfera del naturale opposto allo spirituale (cfr. per esempio Giovanni 3:6, 6:63, 8:15).
Quindi non si diventa figli di Dio per il desiderio della natura umana!
Il terzo aspetto negativo è:
(3) Non è per disegno umano
Non si diventa figli di Dio per disegno, e quindi iniziativa e per sforzi umani questo è il significato di: “Né da volontà d'uomo”. 
“Volontà” (thelēmatos) è la stessa parola di prima, ma qui può avere una connotazione di disegno, piano, proposito (cfr. per esempio Giovanni 4:34; 5:30; 6:38; Atti 21:14;1 Pietro 4:2).
“Uomo” (andros) può indicare un marito (cfr. per esempio Matteo 1:16); 1 Corinzi 7:14), e in questo senso si riferiva alla volontà di un uomo sposato con una donna che prendeva l'iniziativa nel rapporto sessuale per generare figli, quindi alla sua autorità nel decidere di avere figli.
Oppure si riferisce a uomini (cfr. per esempio Luca 5:18; 1 Corinzi 13:11), o all’essere umano (cfr. per esempio Matteo 14:35; Luca 9:18), quindi alla volontà umana in generale, e in questo senso implica anche qualsiasi organizzazione, denominazione, famiglia, religione degli uomini.
Il progetto di diventare figli di Dio non nasce nell’umanità!
Giovanni puntualizza che:
B) Diventare figli di Dio è un’iniziativa divina (v.13)
Infatti il v.13 afferma: “Ma sono nati da Dio”.
Questo è il punto principale!
“Ma” (all’-congiunzione) segna un forte contrasto!
“Sono nati” (egennēthēsan - aoristo passivo indicativo) si riferisce a coloro che diventano figli di Dio.
“Sono nati” qui indica “essere generato”, “essere, o divenire concepito”, “procreato”, usato nel Nuovo Testamento per esempio nella genealogia di Gesù evidenziando l’azione maschile di diventare padre (cfr. per esempio Matteo 1:2-20; Atti 7:8,29).
La voce passiva del verbo indica che non è qualcosa che una persona produce da sé, e come abbiamo visto non lo sono per scelte umane, i figli di Dio sono tali perché lo vuole Dio! 
Infatti “da Dio” (da Dio – ek theou - genitivo) indica l’origine, o la fonte ed è enfatico!
L'espressione "nato da Dio" ricorda i passi dell'Antico Testamento in cui si dice che Dio ha dato ha messo al mondo il Suo popolo, Israele (Deuteronomio 32:18). 
Anche Giacomo attribuisce la nuova vita alla scelta di Dio e non all’umanità.
Giacomo 1:18 dice: “Egli ha voluto generarci secondo la sua volontà mediante la parola di verità, affinché in qualche modo siamo le primizie delle sue creature”.
I figli di Dio sono quelli che credono e sono quelli che Dio ha fatto nascere spiritualmente! 
Se possiamo diventare figli di Dio per la fede in Gesù Cristo e grazie al fatto che Dio ci ha generati per esserlo, e non per scelte umane!
La relazione del credente con Dio come figlio deriva dall’azione di Dio!
La nascita di un figlio di Dio non è una nascita naturale; è un'opera interamente soprannaturale della grazia di Dio e non per scelte umane di discendenza naturale, o di desideri e disegni umani! 
Coloro che sono diventati figli di Dio perché hanno creduto nel nome di Gesù lo hanno fatto perché erano nati da Dio!
Dio, è solo Dio ci fa rinascere spiritualmente e ci adotta come Suoi figli!
CONCLUSIONE 
Patrick Henry una volta disse: "Il bene più caro che vorrei lasciarti è la mia fede in Gesù Cristo, perché con Lui e nient'altro puoi essere felice, ma senza di Lui e con tutto il resto, non sarai mai felice".
La chiesa è la famiglia composta dai figli di Dio per la fede in Gesù Cristo, nati da Dio (Efesini 2:19).
Chi nasce da Dio crederà in Suo Figlio Gesù Cristo e diventerà un figlio di Dio (cfr. per esempio 1 Giovanni 5:1).
Credenti sia di origine Giudaica che Gentile formano la chiesa! (cfr. per esempio Efesini 2:11-22).
Edward Klink scrive: “In mezzo a tutte le diversità etniche, culturali e naturali, la chiesa diventa un'ambasciata in cui un vero popolo trova la vera unità e la relazione familiare attraverso l'unico Figlio, Gesù Cristo”.
Ma come dice Gary M. Burge: “La grande ironia della teologia cristiana è che la stessa medicina che può curare la condizione umana viene rifiutata. Le persone amano l'oscurità piuttosto che la luce perché le loro azioni sono malvagie (3:19)”
L’umanità è in una condizione di peccato, di tenebre, eppure rifiuta la luce, non vuole ricevere Gesù.
Secondo la verità Biblica chi non ha la luce, chi non ha Gesù, è nell’oscurità e quindi è smarrito.
A riguardo il filosofo cristiano Blaise Pascal disse: “L'uomo non riconosce il posto che dovrebbe occupare. È ovvio che si è smarrito. È caduto dalla vera condizione e non riesce a ritrovarla. Così cerca ovunque, ansiosamente ma invano, in mezzo a una grande oscurità”.
      
Credi nel Signore Gesù se vuoi ritrovare il vero tuo posto in questo mondo!


Ecclesiaste 1:8: Niente soddisfa

  Ecclesiaste 1:8: Niente soddisfa La vanità del mondo umano L’ecclesiaste, Salomone dai vv.2-11 sta parlando della vanità della vita. I vv....

Post più popolari dell'ultima settimana