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Bibbia

"La Bibbia, l'intera Bibbia e nient'altro che la Bibbia è la religione della chiesa di Cristo".
C. H. Spurgeon

1 Samuele 12:23: La risposta di Samuele al popolo d’Israele

 1 Samuele 12:23: La risposta di Samuele al popolo d’Israele
In questo versetto vediamo la risposta di Samuele al popolo d’Israele.
Gli Israeliti timorosi davanti alla manifestazione potente di Dio attraverso la natura con tuoni e pioggia, chiesero a Samuele di pregare per loro - non è stata l’unica volta (1 Samuele 7:8) - affinché non morissero a causa dei loro peccati, soprattutto quello di chiedere un re (vv.18-19) come le altre nazioni (1 Samuele 12:19), che implicava il rifiuto con disprezzo del Signore come Re, ma anche di Samuele stesso.
Samuele riaffermò i loro peccati, ma li incoraggiò a essere fedeli al Signore, e il Signore non li avrebbe abbandonati perché è piaciuto a Lui di fare d’Israele il Suo popolo.
Ecco che ora ritorna alla loro richiesta d’intercessione e così risponde che non cesserà d’intercedere per loro, anzi gli mostrerà la buona e diritta via.
Samuele non era solo un giudice, cioè un governante d’Israele (cfr. per esempio 1 Samuele 7:15-17), era anche un sacerdote figlio di Elcana (1 Samuele 1:1-27), della stirpe di Cheat (1 Cronache 6:16–28,33) e un profeta (1 Cronache 9:22; 2 Cronache 35:18; Atti 3:24;13:20; Ebrei 11:32).
Samuele si dedica alle proprie responsabilità come sacerdote e profeta del Signore sia per la preghiera d’intercessione e sia per insegnare le vie del Signore.
Intercessione (pregare) e istruzione (insegnare) sono i due ruoli importanti di Samuele come sacerdote e profeta del Signore.
I L’ESCLAMAZIONE 
“Quanto a me, lungi da me il peccare contro il Signore”. 
“Quanto a me” (gam ʾānōkî) enfaticamente indica il pronome personale “Io”, e mostra la determinazione di Samuele a essere fedele, anche se gli altri non lo saranno.
Lo stesso atteggiamento lo vediamo in Giosuè quando dice al popolo d’Israele: “E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE” (Giosuè 24:15).
La fede e l’obbedienza al Signore non è influenzata e dipendente da ciò che pensano, o fanno gli altri, ma da ciò che vuole il Signore!
Il Signore è la priorità e la ragione della vita! E allora di conseguenza si cercherà di non peccare contro di Lui!
Chi fa del Signore la priorità e la ragione della propria vita, non dirà: “Vabbè il Signore capirà”, oppure “Sono fatto così”, o ancora “Tanto Dio alla fine perdona”, ma: “Lungi da me da me il peccare contro il Signore!”.
“Lungi da me” (ḥālîlâ lî) esprime indignazione e rifiuto (cfr. per esempio Genesi 18:25; 44:7,17; 1 Samuele 2:30), in questo caso il rifiuto di peccare contro il Signore.
Samuele ci teneva a non peccare contro il Signore!
“Peccare” (ḥăṭōʾ- qal infinitivo attivo) è violare la legge divina (cfr. per esempio 1 Giovanni 3:4), essere colpevole di un errore morale con l’implicazione che una penalità deve essere pagata (cfr. per esempio Genesi 20:9; Esodo 9:27; Ezechiele 18:4,20).
L’immagine della parola “peccare” è quella di mancare il bersaglio (cfr. per esempio Giudici 20:16;), quindi in senso teologico mancare il bersaglio della legge di Dio, non osservarla, disobbedire al Signore.
Nell’Antico Testamento vediamo che il peccato dispiace a Dio (Levitico 6:1-3) e richiede un’offerta di un animale in sacrificio espiatorio (Levitico 4:2-3,14,22), così anche nel Nuovo dove vediamo che il sacrificio di Gesù Cristo, fatto una volta e per sempre è necessario per il perdono (cfr. per esempio Romani 5:8-10; Colossesi 1:19-21; Ebrei 9:11-28; 10:5-18), chi non crede a Gesù Cristo, a causa del peccato è sotto l’ira di Dio (cfr. per esempio Giovanni 3:16,36; Romani 5:8-11; 2 Corinzi 5:18-21).
Il faraone peccò contro Dio (Esodo 10:16), ma peccare è un'esperienza universale, perché non c'è nessuno che non pecchi (Ecclesiaste 7:20; cfr. Romani 3:9-20,23).
Ma questa non deve essere una giustificazione a peccare, perché l’obbedienza è comandata nella Bibbia (cfr. per esempio Esodo 34:10–11; Levitico 18:4–5; Deuteronomio 6:3; 13:4; Giosuè 22:5; 24:14–18; Giacomo 1:22; 1 Pietro 1:14-16), è voluta da Dio (cfr. per esempio Deuteronomio 5:29); è segno che una persona è nata di nuovo (cfr. per esempio 1 Giovanni 3:9; 5:18); che ha fede in Dio (cfr. per esempio Ebrei 11:7-10,17; Giacomo 2:14-26) che ama Dio (Deuteronomio 6:5; Matteo 22:37; Giovanni 14:15,21,23); che teme Dio (Giosuè 24:14; Ecclesiaste 12:13; 1 Pietro 2:17).
Quindi l’obbedienza è il risultato di una relazione con Dio, la prova di chi lo ha conosciuto (1 Giovanni 2:3-4).
Quindi diventare, o essere un cristiano significa obbedire a Dio!
E chi vuole obbedire a Dio cercherà di non peccare! 
Charles Colson ci ricorda: “La vita cristiana inizia con l'obbedienza, dipende dall'obbedienza e si traduce nell'obbedienza”.
In secondo luogo vediamo:
II L’ELABORAZIONE 
”Cessando di pregare per voi”.
L’elaborazione specifica di Samuele riguardo il non voler peccare contro il Signore, è smettere di pregare per il popolo.
Non tutti, anche tra i cristiani stessi, sono a conoscenza che non pregare per gli altri sia un peccato contro il Signore!
Queste persone pensano che peccato sia solo uccidere, rubare, e così via, ma pochissime persone sono a conoscenza che non pregare per gli altri sia un peccato!
Eppure questo versetto ci dice proprio questo!
Samuele dichiara la sua riluttanza a peccare contro il Signore cessando di pregare per Israele che Dio ha scelto e ama (Deuteronomio 7:6-8).
Il non cessare di pregare indica che Samuele stava già pregando per il popolo, quindi indica la sua perseveranza nell'intercessione.
Dobbiamo essere perseveranti nella preghiera, anche pregando per gli altri (cfr. per esempio Efesini 6:18; Colossesi 4:2-4; 1 Tessalonicesi 5:16).
Molti dicono ad altri: “Prometto che inizierò a pregare per te”. 
Ma Samuele già stava pregando, per lui la questione era smettere di pregare, ma non lo voleva fare! 
Spurgeon a riguardo disse: “Samuele era così radicato nell’abitudine alla preghiera per la gente che sembra sussultare al solo pensiero di porre fine alla sua intercessione”.
Il sacerdote e profeta Samuele aveva anche questo ruolo, questa responsabilità da parte di Dio, di pregare per gli altri e il popolo desiderava questo (1 Samuele 7:5,8-9; 8:6; 15:11; Geremia 15:1). 
Cessare di pregare per Israele, sarebbe stato per Samuele un venire meno alla sua responsabilità sacerdote e di profeta.
Sappiamo che Samuele si sentì rifiutato dal desiderio del popolo di avere un re che lo sostituisse perché vecchio (1 Samuele 8:5-9), ma ciò non gli impedì di pregare ancora per loro!
Non è che Samuele disse: “Mi avete offeso e quindi non pregherò più per voi!” No, lui avrebbe continuato a pregare per loro!
Samuele avrebbe potuto rimanere nella sua offesa per il fatto che il popolo aveva rifiutato lui e il Signore come leader della nazione. 
Poteva rimanere nella sua amarezza contro il popolo che lo aveva rifiutato e non pregare più per loro. 
Ma Samuele era un uomo devoto e spirituale!
Persino Gesù, dopo aver detto di amare i propri nemici, ha esortato i Suoi discepoli a pregare per quelli che li maltrattavano e li perseguitavano! (Matteo 5:44).
La preghiera d’intercessione è l’amore per gli altri in ginocchio! 
Dimostriamo l’amore per gli altri pregando per loro!
 
L'intercessione è la preghiera in cui le persone che pregano mediano tra le persone bisognose e Dio che può rispondere ai loro bisogni. 
Un altro grande intercessore fu Mosè.; Samuele e Mosè erano riconosciuti e approvati dal Signore come modello d’intercessori (Geremia 15:1).
Mosè per esempio, dopo che il popolo di Dio si allontanò da lui per adorare il vitello d'oro, Dio intendeva distruggerli.
Ma Mosè implorò il Signore dicendo: "Perché gli Egiziani direbbero: ‘Egli li ha fatti uscire per far loro del male, per ucciderli tra le montagne e per sterminarli dalla faccia della terra!’ Calma l'ardore della tua ira e pèntiti del male di cui minacci il tuo popolo” (Esodo 32:12). 
E il Signore esaudì la preghiera di Mosè (Esodo 32:14).
Poi vediamo ancora che Mosè pregò per Maria e Aronne quando parlarono contro di lui, Maria per il giudizio di Dio divenne lebbrosa, Mosè gridò al Signore e il Signore la guarì! (Numeri 12; 14:18-20). 
Nella Sua preghiera sacerdotale in Giovanni 17, Gesù ha offerto un esempio d’intercessione in cui prega non solo per i suoi amici, ma anche per le generazioni future: "Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola” (Giovanni 17:20). 
Anche l’apostolo Paolo pregava per gli altri - non credenti e credenti - ed esortava le chiese a pregare per gli altri (Romani 10:1; 2 Corinzi 1:11; 9:14; Efesini 6:18-20; Filippesi 1:19; Colossesi 1:1,3; 4:3; 1 Tessalonicesi 5:25; 1 Timoteo 2:1; cfr. Giacomo 5:14,16).
Quindi non intercedere per gli altri in preghiera è peccato, perché è un comandamento del Signore pregare per gli altri!
L'intercessione è privilegio e responsabilità di ogni credente. 
Questo versetto di 1 Samuele 12:23, ci fa capire che dobbiamo essere intercessori fedeli, che dobbiamo pregare per gli altri con perseveranza e non di tanto in tanto!
Tozer parlando dei pastori disse: “È un grande privilegio cristiano pregare gli uni per gli altri all’interno di ciascun corpo ecclesiale locale e poi per gli altri credenti in tutto il mondo. Come ministro cristiano, non ho il diritto di predicare a persone per le quali non ho pregato. Questa è la mia forte convinzione”.
Ma questo passo di Samuele, o quello che ha detto Tozer, si può applicare tranquillamente anche a tutti i credenti. 
Purtroppo molti cristiani sono egoisti nelle loro preghiere, pregano per se stessi e si preoccupano poco degli altri!
Dobbiamo impegnarci a non peccare contro il Signore in tutti i sensi, ma qui il modo di non peccare è continuare a intercedere per gli altri!
Anche tu hai una responsabilità di pregare per gli altri!
Ci sono molte persone bisognose che tu conosci, o ne hai sentito parlare per cui devi pregare!
 
Il Signore non vuole che pecchiamo contro di Lui smettendo di pregare gli altri.
Quindi se noi non stiamo pregando per gli altri, stiamo peccando contro il Signore!
David Guzik dice: “Se è un peccato smettere di pregare, quanto peggio deve essere addirittura non iniziare a pregare!”
La preghiera perseverante d’intercessione non è solo responsabilità dei predicatori, dei pastori della chiesa, ma di tutti come già ho detto!
Spurgeon disse: “Forse non predicherai mai, ma potrai pregare. Se non puoi salire sul pulpito, puoi inchinarti davanti al propiziatorio e essere una benedizione altrettanto grande”. 
Con la preghiera d’intercessione possiamo essere di benedizione per gli altri!
La preghiera d’intercessione per gli altri è importante per promuovere l’opera del Signore nei loro cuori!
J. Sidlow Baxter ha sottolineato che le persone possono: "Respingere i nostri appelli, rifiutare il nostro messaggio, opporsi ai nostri argomenti, disprezzare le nostre persone, ma sono impotenti contro le nostre preghiere".
E ancora Oswald Chambers affermava: "Con la preghiera d’intercessione possiamo tenere lontano Satana da altre vite e dare allo Spirito Santo una possibilità con loro. Non c'è da stupirsi che Gesù abbia posto tanta enfasi sulla preghiera!"
Nella Bibbia la preghiera come supplicazione e intercessione è indicata come importante, perché vediamo che Dio esaudisce le preghiere portando cambiamenti, come per esempio la liberazione di Pietro dalla prigione dove era custodito a causa della sua fede in Cristo (Atti 12:6-17).
Pietro fu liberato da un angelo del Signore, ma questo avvenne perché la chiesa compatta pregava per lui, in Atti 12:5 è scritto: “Pietro dunque era custodito nella prigione; ma fervide preghiere a Dio erano fatte per lui dalla chiesa”.  
La parola “preghiere” è fare una richiesta a Dio per Pietro. 
“Preghiere” (proseuchē) in realtà è al singolare, cioè “preghiera”. 
Quindi era una preghiera a Dio compatta e condivisa dalla chiesa come un solo cuore, una sola voce per Pietro! 
La chiesa è incoraggiata a essere unita nell’intercessione per gli altri (cfr. per esempio Romani 12:16; 1 Corinzi 1:10; 2 Corinzi 13:11; Filippesi 2:1-11). 
“Fervide” (ektenōs), indica che la preghiera era un'attività incessante, contiene l’idea d’intensità e perseveranza. 
Questa parola era un termine medico per descrivere lo stiramento di un muscolo ai suoi limiti. 
La chiesa fece, allora nella preghiera per Pietro, il massimo sforzo che era in grado di fare! 
Non è stato un incontro di preghiera d’intercessione superficiale, frettoloso e sbrigativo come vediamo oggi in certi incontri di preghiera che fra l’altro non sono molto frequentati!
C’è una storia che ci fa capire ancora come sia importante la preghiera d’intercessione. 
In tempi più recenti in un liceo negli Stati Uniti molto difficile dal punto di vista morale e sociale, e con pochi cristiani, vi era un insegnante, David Bunton, che insegnava le arti manuali. 
Anni dopo aver lasciato la classe di Bunton, decine di suoi ex studenti divennero credenti. Molti anni più tardi diventarono pastori e missionari senza che Bunton lo sapesse.
Ormai in pensione, una volta rintracciato e informato di questo, rimase sbalordito quando gli dissero delle numerose conversioni dei suoi ex studenti.
Gli fu chiesto in che modo li aveva influenzati tanto da portarli alla conversione e alla consacrazione a Gesù Cristo. 
Bunton rispose che pregava in silenzio per loro durante le lezioni mentre sedeva alla scrivania e li guardava lavorare; a parte questo, non aveva fatto nulla per influenzare questi studenti verso Cristo!
Bunton intercedeva in segreto per questi suoi studenti! In questo modo li ha influenzati!
Sono adatte queste parole di Howard Chandler Robbins: “Le preghiere del cristiano sono segrete, ma il loro effetto non può essere nascosto”.
Non saprai forse mai come la tua preghiera d’intercessione porterà frutto nella persona per cui preghi, ma di certo è un comandamento e sappiamo quanto la preghiera sia efficace! 
Come non dubitiamo di tante cose, come per esempio della legge di gravità, così non dobbiamo dubitare dell'efficacia della preghiera!
Non poniamo limiti al Signore, la preghiera può fare tutto ciò che il Signore può fare secondo la Sua volontà (cfr. per esempio 1 Giovanni 5:14), e può fare tanto perché è Onnipotente! 
Dio può fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo! (Efesini 3:20).
III L’ESPOSIZIONE 
”Anzi, io vi mostrerò la buona e la diritta via”.
“Mostrerò” (hôrêtî - hifil perfetto consecutivo attivo) indica il desiderio, il volere di Samuele, quindi che s’impegnerà a insegnare, a impartire la conoscenza, questo è il significato di “vi mostrerò”. 
Questa parola nell’Antico Testamento è associata all’insegnamento dei sacerdoti, si fa menzione del ministero del sacerdote come insegnante (2 Cronache 15,3; cfr. per esempio Malachia 2:6-7), d’insegnare per esempio tutte le leggi che il Signore ha dato a Mosè (Levitico 10:11; Deuteronomio 33:10), d’insegnare quando una cosa è impura, o pura (Levitico 14:57), o sul modo come servire il Signore, quindi a temerlo (2 Re 17:27-28).
Così questa parola è associata anche per un certo profeta che insegna la menzogna (Isaia 9:14).
Ora, oltre a predire il futuro, il profeta richiamava il popolo a camminare nelle vie del Signore secondo la legge di Mosè, era un insegnamento morale (cfr. per esempio Isaia 1; Ezechiele 18; Michea 6:8), era un messaggio penitenziale (cfr. per esempio Geremia 3:13-15; Zaccaria 1:4), predicava la parola del Signore (cfr. per esempio Geremia 1:7,9; Amos 7:16).
Il profeta era il messaggero che richiamava il popolo alla più alta fedeltà, rimproverava senza timore l’infedeltà spirituale (cfr. per esempio Isaia 2:17–18; 31:1–9; Geremia 2:11-19; 3:9; Ezechiele 14:6).
Alexander Maclaren riguardo Samuele diceva: “Promette di fare di più che pregare per loro; vale a dire, continuare a essere la loro guida etica e religiosa, cosa che non gli avevano chiesto di essere. Ciò rende subito chiara la sua futura posizione nella monarchia. È ancora il profeta, anche se non più il giudice, e, come il futuro avrebbe dimostrato, deve dirigere il monarca così come il popolo. Ma suggerisce anche alle persone che le sue preghiere per loro saranno di scarsa utilità se non ascolteranno il suo insegnamento. Sia che un Samuele preghi per noi o no, se non ascoltiamo le parole che ci invitano a servire Dio, saremo consumati”.
Certamente il popolo d’Israele avvertito dai profeti se non si ravvedeva veniva giudicato dal Signore (cfr. per esempio 2 Cronache 36:11-16).
Come sacerdote e profeta, Samuele insegnerà al popolo “la buona e la diritta via”, cioè l’insegnamento che si accorda con le esigenze del patto di Dio (Levitico 26; Deuteronomio 27-30).
Samuele per “via” (derek) si riferisce al modo di vivere, al corso della vita (cfr. per esempio Proverbi 3:6; Isaia 55:7), al modello di comportamento (1 Samuele 8:3,5), alla condotta morale conforme alla volontà e alla legge del Signore (cfr. per esempio Genesi 18:19; 1 Re 2:3; Salmo 25:4; Proverbi 22:6).
“Buona” e “diritta” si riferiscono all’eccellenza morale.
“Buona” (ṭôḇāh) è il bene in senso morale in opposizione al male (cfr. per esempio Genesi 2:17; 44:4; Levitico 27:14; Salmo 37:27).
Quando Davide risparmiò la vita al re Saul che lo voleva uccidere, Saul piangendo disse a Davide: “Tu sei più giusto di me, poiché tu mi hai reso bene per male, mentre io ti ho reso male per bene” (1 Samuele 24:18).
“Diritta” (yāšār) nel senso letterale indica qualcosa di diritto, o a livello (per esempio Salmo 107:7; Isaia 26:7; 4:3; Geremia 31:9; Ezechiele 1:7), ma è anche usato metaforicamente per descrivere una, o più persone di integrità morale (cfr. per esempio Salmo 32:11).
La via diritta è ciò che è retto, giusto, ciò che è moralmente irreprensibile e corretto secondo una norma, evidentemente quella di Dio.
Dio è giusto (Salmo 25:8), come anche le Sue vie (Osea 14:9), la Sua parola (Salmo 33:4), e i Suoi giudizi (Salmo 119:137) sono giusti.
Così in questo senso sia coloro che insegnano la Bibbia, o chi l’ascolta devono aspirare all’eccellenza morale!
Robert Wilson afferma: “La condotta della nostra vita è l’unica prova della sincerità dei nostri cuori”.
La nostra condotta prova se siamo veri credenti davanti a Dio! 
Un albero buono fa frutti buoni, e un albero cattivo fa frutti cattivi! (cfr. per esempio Matteo 3:8; 7:15-18; Giacomo 2:14-26; 3:18).
Che frutti stai facendo?
Che tipo di comportamento hai?
È in linea con Dio?
CONCLUSIONE
Ancora Tozer scriveva: “Parlare a Dio a nome degli uomini è probabilmente il servizio più alto che ognuno di noi possa rendere. Il secondo è parlare agli uomini in nome di Dio. L'uno, o l'altro è un privilegio possibile per noi solo attraverso la grazia di nostro Signore Gesù Cristo”.
Per la sola grazia di Gesù Cristo, possiamo avere il privilegio d’intercedere in preghiera per le persone davanti al trono di Dio e di parlare alle persone di Dio, delle sue virtù (1 Pietro 2:9), cioè dei Suoi miracoli, dei Suoi atti potenti, delle cose che ha fatto e anche delle Sue qualità lodevoli, questo è anche un comandamento del Signore (cfr. per esempio Salmo 105:1; Matteo 28:19-20; Marco 16:15-16; Atti 13:46-47).
È questo è un grande onore che molti di noi non si rendono conto di avere!
Che Dio ci faccia capire del grande privilegio che abbiamo d’intercedere in preghiera per Lui e di parlare di Lui agli altri, non farlo significa peccare!



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