Il detto del legno verde e del legno secco (Luca 23:31)

 Il detto del legno verde e del legno secco (Luca 23:31)

L'esecuzione Romana mediante crocifissione comportava una procedura elaborata. 

Di solito il condannato veniva flagellata in modo brutale e disumana dai soldati, dopo gli davano la croce, o una parte di essa - la trave orizzontale - da portare per le strade fino al luogo dell'esecuzione, che era sempre un luogo pubblico. 

La persona veniva poi spogliata e il suo abbigliamento dato ai carnefici, e successivamente, la vittima era legata, o inchiodata mani e piedi alla croce. 

Infine, c'era l'affissione dell'iscrizione sopra la croce per indicare il crimine per cui il condannato era stato crocifisso così era per tutti i passanti un avvertimento.

La persona crocifissa soffriva naturalmente per le percosse, per l'esposizione agli elementi, per la perdita di sangue, per i maltrattamenti, per la disidratazione, per gli insetti e per la circolazione sanguigna compromessa, e alla fine moriva di shock o asfissia…Era una morte lenta e orribile!

Spesso alla persona veniva rifiutata la sepoltura come ulteriore disgrazia, e il corpo veniva lasciato sulla croce a marcire, o essere cibo per i rapaci.

Gesù durante il cammino verso la croce dice questo detto: “Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?”

Vediamo:

I IL CONTESTO DEL DETTO (vv.26-27)

Prima di tutto vediamo:

A) Il passato 

Questo detto era un "proverbio comune" (Ryle) e ricorda un testo dell'Antico Testamento.

In Ezechiele 21:1-3 è scritto: “La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: ‘Figlio d'uomo, volgi la faccia verso il mezzogiorno, rivolgi la parola al sud, profetizza contro la foresta della regione meridionale, e di' alla foresta della regione meridionale: -Ascolta la parola del SIGNORE!- Così parla il Signore, DIO: -Ecco, io accendo in te un fuoco che divorerà in te ogni albero verde e ogni albero secco; la fiamma dell'incendio non si spegnerà e tutto ciò che è sulla faccia del suolo ne sarà bruciato, dalla regione meridionale al settentrione-‘”

In questa occasione si parla dell’invasione Babilonese, che è avvenuta nel 586 a.C ad opera del re Nabucodonosor (cfr. Geremia 21:14) che ha devastato Giuda come un incendio (cfr. Ezechiele 15:1-8; 19:12; Zaccaria 11:1-3) e ha divorato tutti gli alberi, verdi e secchi senza distinzione, sia quelli più resistenti al fuoco e sia quelli più facilmente infiammabili, probabile che sia un’allusione per i giusti e i malvagi del paese (cfr. Ezechiele 21:8-9).

L'entità della grande distruzione è indicata dalla distruzione totale degli alberi verdi e secchi, nessun albero resisterà alle fiamme.

Evidentemente il fuoco che brucerà tutto è il giudizio di Dio.

L’incendio sarà così intenso da essere incontrollato di una portata e di una gravità così distruttiva che tutta la popolazione riconoscerà che ad accendere il fuoco è stato il Signore (Ezechiele 21:4), riconoscerà questo incendio come una punizione divina.

Dio, le foreste e il fuoco erano temi abbastanza comuni nelle impostazioni del giudizio dell'Antico Testamento (Salmo 83:14; Isaia 10:17-18; 66:15-16).

Consideriamo ora:

B) Il presente (v.26) 

Nel v. 26 leggiamo: “Mentre lo portavano via, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù. 

Dopo il processo davanti il procuratore Romano della Giudea, i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo, per volontà del popolo Giudaico, Gesù viene portato via per essere crocifisso. 

“Portarono via” (apēgagon) è qui usato come termine tecnico legale che era usato per condurre qualcuno a processo, punizione, prigione, o esecuzione (Matteo 26:57; 27:2; Marco 14: 44; Atti 12:19), in questo caso "condurre alla punizione” o “condurre alla morte", o "condurre all'esecuzione".

Chi portò via Gesù per crocifiggerlo fuori di Gerusalemme sul Golgota? (Matteo 27:33; Marco 15:22; Giovanni 19:17-20).

C’è chi interpreta che furono i soldati Romani che componevano la squadra dell’esecuzione in croce (cfr. Giovanni 19:23); tuttavia, in questo caso i soldati stavano solo eseguendo la volontà di coloro che chiedevano la crocifissione, i capi dei sacerdoti, cioè coloro che gestivano il tempio e includevano i sadducei, i magistrati, che erano i governanti - i membri del Sinedrio - composto prevalentemente dagli scribi e farisei, e il popolo.

Altri studiosi dicono che siano stati i capi dei sacerdoti, i magistrati e il popolo.

Comunque il procuratore Pilato consegnò Gesù alla loro volontà (Luca 23:25) e i soldati Romani sono gli esecutori, alla fine appariranno nei vv.36 e 47.

Ma si può riferire a tutte le categorie che sono citate, quindi i soldati Romani, i capi dei sacerdoti e il popolo Giudaico.

Mentre portavano via Gesù per crocifiggerlo, presero un certo Simone, di Cirene, che veniva dalla campagna, e gli misero addosso la croce perché la portasse dietro a Gesù.

Era consuetudine che i condannati portassero la loro croce sulla schiena prima dell'evento fatale della crocifissione, ma è molto probabile che Gesù, come raccontano Matteo e Marco (Matteo 27:27-31; Marco 15:16-20), a causa della flagellazione non aveva più le forze per portare la sua croce, infatti la flagellazione che precedeva la crocifissione era così pesante, dura e senza pietà che poteva causare anche la morte.

Da varie fonti antiche sappiamo che la flagellazione dei Romani spesso squarciava la pelle e i muscoli fino all'osso, esponendo vene e tendini alla vista del pubblico.

Isaia 52:14 profeticamente a riguardo Gesù è scritto: “Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d'uomo)”.

Le ultime ore di Gesù erano state davvero pesanti e debilitanti: non mangiava da ore e aveva subito una terribile flagellazione, quindi nel Suo stato di stanchezza e debolezza, in quel momento non poteva portare più la croce.

Per questo motivo che i soldati hanno obbligato qualcun altro a portare la Sua croce, volevano assicurarsi che vivesse ancora per essere crocifisso vivo. 

Così esercitando il loro diritto di "requisire" o di "pretendere" l’assistenza dei civili, i soldati Romani costrinsero un uomo, un certo Simone di Cirene a portare la croce di Gesù per il resto della strada che dovevano fare fino al Golgota, il uogo dell’esecuzione.

Nelle parole “presero un certo Simone” e “gli misero addosso la croce” è implicito che questo è stato imposto con forza, con violenza (cfr. Matteo 27:32; Marco 15:21).

Era inutile discutere con i soldati, Simone fece come gli era stato detto, costretto, portò la croce di Cristo.

Chi era Simone di Cirene, e perché i soldati hanno scelto lui?

Simone era un ebreo di Cirene, una città a ovest dell'Egitto, una città dell’odierna Libia; era un importante centro dove vi erano molti Giudei devoti (cfr. Atti 2:10). 

Ora non è scritto se Simone risiedesse in Giudea permanentemente, o se fosse un pellegrino che veniva a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 

È scritto che veniva dalla campagna, forse perché alloggiava fuori Gerusalemme, o stava arrivando semplicemente da fuori città.

Simone è stato preso a caso tra la popolazione che si trovava da quelle parti.

Studiosi sono divisi se Gesù e quindi poi Simone portassero una croce a X, o a T, oppure la croce, o solo una parte della croce, la trave orizzontale che poi sarebbe stata inchiodata alla trave verticale nel luogo della punizione. 

Questa traversa sarebbe stata portata sulla nuca, come si portasse un sacco sulla schiena.

Comunque sia non era un carico leggero.

Riguardo a portare tutta la croce, ci sono studiosi che pensano che Simone aiutò Gesù a portare la croce insieme dietro di Lui.

Quindi potrebbe significare che Simone e Gesù portassero insieme la croce completa, oppure potrebbe significare che Gesù ne portava una parte davanti, mentre Simone lo seguiva portando l'altra trave. 

Tuttavia, secondo Marco 15:21 e Matteo 27:32 sembra che solo Simone portasse la croce mentre Gesù lo precedeva. 

Sia Matteo (Matteo 27:32), che Marco (Marco 15:21), parlano di Simone, ma solo Marco aggiunge che è il padre di Rufo e Alessandro, il che potrebbe suggerire che i figli fossero credenti ben noti (forse lo stesso Rufo menzionato in Romani 16:13?). 

Da questi dati si trae la conclusione generale che lo strano contatto di Simone con Gesù ha portato alla sua conversione e quindi alla preminenza dei suoi figli nella chiesa.

Alcuni studiosi hanno pensato che in questa occasione così vicina a Gesù Simone sia rimasto così toccato da convertirsi.

Vediamo:

II IL CORDOGLIO PRIMA DEL DETTO (v.27)

Noi vediamo prima di tutto:

A) La folla

Nel v.27 è scritto: ”Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che facevano cordoglio e lamento per lui”. 

In questa processione verso il luogo della crocifissione, Gesù è seguito da una gran folla di popolo 

Gesù era famoso tra il popolo (Luca 23:5), che lo considerava un profeta potente in opere e parole (Luca 24:19), pendeva dalle Sue labbra e per qualche tempo ha impedito di farlo uccidere sia dai capi dei sacerdoti e dagli scribi (Luca 19:47-48; 20:1–6,19,26,45–46; 22:2). 

Ma sempre il popolo improvvisamente ha cambiato idea davanti a Pilato (Luca 23:13) ed è stato complice riguardo la condanna alla crocifissione di Gesù (Luca 23:18,21,23).

Quindi è molto probabile che tra la grande folla del popolo che seguiva Gesù vi erano anche coloro che avevano insistito sulla sua morte al Pretorio, e la folla era senza dubbio aumentata mentre la processione passava per le strette vie della città, e tra questa ci potevano essere curiosi e anche quelli che simpatizzavano per Lui anche se non erano Suoi discepoli, probabile che alcuni di loro considerassero Gesù un profeta, o un benefattore.

Come a distinguerle dalla folla vi erano:

B) Le donne

Sempre al v.27 è scritto: “E di donne che facevano cordoglio e lamento per lui”.

Gesù nel ministero era seguito e sostenuto da donne (cfr. Luca 8:1-3), ma più che essere Sue discepole, queste donne che seguivano Gesù simpatizzavano per Lui.

È molto probabile che queste donne erano solidali con Gesù, che erano attratti da Lui, che credevano che dicesse la verità, che erano attratte dal Suo insegnamento e compassione. 

Nonostante tutto il disprezzo e l'odio per Cristo da parte di molte persone di Gerusalemme, c'erano ancora alcune persone che erano solidali e compassionevoli con Lui.

Queste donne non facevano parte della folla incuriosita, volubile e indifferente, non odiavano Gesù, simpatizzavano per Gesù, ma non erano discepole di Gesù.

Sappiamo benissimo che il cristianesimo è pieno di persone a cui piace la figura e l’insegnamento di Gesù, che in qualche misura sono in sintonia con Gesù, ma non sono veramente Suoi discepoli (cfr. Matteo 7:21-23; Giovanni 6:60,66).

Queste donne facevano cordoglio (ekoptonto – imperfetto medio indicativo), cioè piangevano addolorati in modo evidente battendosi il petto in segno di lutto in una forma rituale (cfr. Matteo 11:17; 24:30; Luca 8:52; 23:27; Apocalisse 1:7; 18:9), infatti battersi il petto era una forma di lutto rituale nei funerali Ebraici.

Non solo facevano cordoglio, ma anche lamento per Gesù.

“Lamento” (ethrēnoun- imperfetto attivo indicativo) è esprimere in modo udibile l’angoscia, la tristezza e il dolore con vocalizzazioni e pianto in una forma rituale di lutto come si usava ai funerali (cfr. Matteo 11:17; Luca 7:32).

La presenza di donne che facevano cordoglio e si lamentavano era molto comune nei funerali. 

Vi erano delle professioniste del lutto che venivano chiamate per fare cordoglio nei funerali, e qui ci troviamo davanti una persona di primo piano come Gesù che molti avevano sperato che fosse il Messia.

Queste donne, sapendo che da lì a poco Gesù sarebbe morto, cominciano il cordoglio e il lamento prima che Gesù morisse; Gesù è incammino verso la morte della croce, quelle donne sapevano che il Suo destino era segnato. 

Quindi come ci ricorda Richard Lensky: “Una cosa è certa, il temperamento della folla che ha contribuito a gridare ‘crocifiggi, crocifiggi’ non è il temperamento che tutti gli abitanti di Gerusalemme nutrivano verso Gesù”.

II LA COMUNICAZIONE DEL DETTO (vv.28-31)

Vediamo prima di tutto:

A) L’esortazione (v.28) 

Nel v. 28 leggiamo: “Ma Gesù, voltatosi verso di loro, disse: ‘Figlie di Gerusalemme, non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli’”.

“Ma” (de) esprime un forte contrasto.

Gesù non tratta queste donne in modo duro, né dubita della loro sincerità, dolcemente e con franchezza le esorta a non fare cordoglio per Lui, ma a fare cordoglio per loro stesse e i loro figli. 

“Figlie di Gerusalemme” indica, o rappresenta gli abitanti di Gerusalemme, o la città stessa (Luca 13:34; cfr. Salmo 9:4; Isaia 37:22; Michea 4:8; Sofonia 3:14; Zaccaria 9:9).

Gesù ordinò loro di interrompere ciò che stavano già facendo, perché erano in lutto per la persona sbagliata, lo dovevano essere per loro stesse e i loro figli!

Che cosa intendeva Gesù quando disse: “Non piangete per me, ma piangete per voi stesse e per i vostri figli?”.

Gesù si riferisce ai giorni di lutto per il terribile giudizio di Dio che colpirà la città tramite i Romani e che è avvenuto nel 70 d.C.

Come in ogni guerra, o disastro le donne e i bambini sono i soggetti più vulnerabili sia da un punto di vista fisico che affettivo. 

Norval Geldenhuys a riguardo scriveva: “ Il Signore non disapprova in alcun modo il loro lutto per Lui come se questo fosse di per sé qualcosa di sbagliato. Indubbiamente ha apprezzato la loro simpatia. Ma poiché sa quali terribili giudizi visiteranno a lungo Gerusalemme, esprime in queste parole la Sua insondabile pietà per il popolo condannato. È bello e buono che manifestino tanta tenerezza e simpatia con Lui nel Suo cammino verso la croce. Ma non sono in grado di vedere le cose nella loro giusta prospettiva e non si rendono conto di ciò che attende loro e il loro popolo se dovessero persistere nella loro incredulità. È molto più urgente che piangano per se stessi e per i loro figli: anche a quest'ora tarda tali lacrime possono portare al pentimento e scongiurare il destino che si avvicina. Impressiona su di loro il terribile pericolo in cui si trovano. Quando una volta che il destino irrompe su di loro, sarà di lunga durata e comporterà non solo la distruzione dell'esistenza nazionale, ma anche il dolore eterno di ogni membro della nazione che persiste nell'incredulità”.

Quelle donne dovrebbero piangere per se stessi e per i loro figli perché sarebbero stati coinvolti nella distruzione di Gerusalemme e la sofferenza sarebbe stata più grande.

Il dolore che stavano vivendo ora era solo l'inizio di ciò che presto sarebbe venuto su di loro.

Queste donne non sapevano che Gesù stava andando alla croce consapevolmente, è venuto sulla terra per questo motivo (cfr. per esempio Giovanni 10:11-18; 17:4; Filippesi 2:5-8; Ebrei 2:14-17).

David Garland scrive: “Gesù non offre conforto alle donne che si lamentano apertamente del suo destino, ma aumenta il loro dolore con un avvertimento profetico sulla caduta di Gerusalemme. Ciò che gli sta accadendo ora è stato determinato da Dio (9:31; 18:31; 22:22, 37; 24:25-26; 24:44, 46; Atti 2:23; 3:18; 4:25–28; 13:27–29). Va alla croce consapevolmente e obbedientemente, fedele alla missione affidatagli secondo la volontà redentrice di Dio (9:22; 13:33; 17:25; 24:7,26). Non è lui da compatire, lo sono loro”.

Gesù profeticamente dice loro che non dovevano piangere per Lui perché stava andando incontro a un futuro glorioso dopo la morte (cfr. Giovanni 17:4-5; Atti 7:55; Efesini 1:20-23; Filippesi 2:5-11) mentre loro stessi e anche altri gruppi della nazione avranno tempi difficili, dovranno affrontare l'imminente distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. (cfr. Luca 11:49-51; 13:1-9,34-35; 19:41-44; 20:16; 21:20-24; Atti 6:14).

Le sofferenze di Gesù, per quanto violente, saranno presto finite e finiranno nella gloria. 

Gesù stava andando a una gloriosa vittoria attraverso la morte (cfr. per esempio Colossesi 2:13-15), non per se stesso, ma per gli altri, non c’è bisogno di fare cordoglio per Lui.

Invece le sofferenze delle donne e dei loro figli, quindi di tutta la città, si prolungheranno, finiranno nella vergogna e nella distruzione.

Come Gesù al Suo ingresso a Gerusalemme aveva pianto per la città per la sua sorte per averlo rifiutato, lo fa ancora ora per essa nella Sua partenza a causa di quello che gli accadrà a causa dei nemici – i Romani- per il giudizio di Dio (cfr. Luca 13:34; 19:41-44; 21:20-21).

Coloro che lo hanno rifiutato andranno incontro al disastro!

Gli abitanti di Gerusalemme avranno un grande dolore perché hanno rifiutato Gesù, il giudizio di Dio si abbatterà su Gerusalemme.

Al posto di accogliere i profeti di Dio, Gerusalemme li aveva uccisi e lapidati.

Gesù in Luca 13:34-35 aveva detto: “Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali; e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa sta per esservi lasciata deserta. Io vi dico che non mi vedrete più, fino al giorno in cui direte: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore!’”

Gerusalemme ha trattato Gesù come ha trattato i profeti prima di Lui!! 

B) La motivazione (v.29) 

Questo lo leggiamo al v.29: “Perché, ecco, i giorni vengono nei quali si dirà: ‘Beate le sterili, i grembi che non hanno partorito e le mammelle che non hanno allattato’". 

(1) La certezza del giudizio

Come alcuni hanno interpretato, nell’esortazione del v.28 ci può essere un richiamo alla riflessione e di conseguenza al pentimento e a riconoscere Gesù come il Messia, ma comunque dal contesto questa di Gesù è una profezia della certezza del giudizio di Dio e per questo dovevano fare cordoglio! (cfr. Luca 13:33-35; 19:41-44; 21:6,22-24). 

John MacArthur scrive: “Gesù non ha offerto un ultimo invito alle persone che lo accompagnavano sulla via della croce, ma ha piuttosto pronunciato una condanna finale su di loro. La loro prospettiva era totalmente distorta. Avevano bisogno di versare lacrime non per Lui, ma per se stessi alla luce del loro imminente giudizio”.

La frase “ecco i giorni vengono” (idou erchontai hēmerai), cioè “ecco i giorni stanno arrivando”, riecheggia testi profetici che introducono oracoli di giudizio e di restauro con questa, o frasi simili (1 Samuele 2:31; 2 Re 20: 17; Isaia 13:9; Geremia 7:32; 16:14; 19:6; 31:31; 51:52; Amos 4:2; Zaccaria 14:1; Malachia 4:1).

“Ecco i giorni vengono” indica che un periodo chiave dell'attività di Dio sta arrivando (cfr. Luca 21:23) ed è una cosa certa (cfr. Geremia 7:32; 16:14; 31:31).

In questo periodo Gesù dice con enfasi che saranno chiamate “beate” le donne sterili, i grembi che non hanno mai partorito e le mammelle che non hanno mai allattato, quindi si riferisce alle donne che non avranno figli.

Il giudizio di Dio avverrà nel 70 d.C., quando i Romani assiederanno e distruggeranno Gerusalemme, sarà così grave e spaventoso che le persone chiameranno le donne che non hanno figli “beate”.

Quindi, la motivazione per cui le donne devono fare cordoglio per se stesse e i loro figli perché i giorni che stavano arrivando giorni così brutti che le persone chiameranno beate (makairai), cioè felici, benedette, favorite da Dio coloro che non hanno figli, perché non li vedranno soffrire in quanto non esistono, non ce l’hanno, non li hanno mai concepiti, partoriti e allattati.

I giorni futuri saranno così orribili che la gente penserà che sarebbe è meglio non avere figli che vedere i propri figli soffrire così terribilmente!

Il senso è molto vicino a quello di Luca 21:23 dove troviamo scritto: “Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in quei giorni! Perché vi sarà grande calamità nel paese e ira su questo popolo”.

C’è un:

(2) Capovolgimento

Le normali categorie di benedizione e maledizione saranno invertite perché il dolore sarà grande. 

Leon Morris scrive: “Ci saranno sofferenze tali che il fatto di non avere figli sarà considerato come una benedizione, contrariamente al modo di pensare dei Giudei, secondo cui i figli sono un buon dono di Dio (cfr. Salmo 127:3)”.

In passato, erano le donne con figli che erano considerate benedette, viste come espressioni del favore divino (cfr. Genesi 15:5; Deuteronomio 30:5-15; Salmo 127:3), mentre la sterilità era una tragedia, una maledizione, una vergogna, un disonore (cfr. Genesi 30:23; 1 Samuele 1:2-11; Luca 1:7,25,36), forse il peggiore stigma immaginabile.

Ma ora la situazione è capovolta: sarebbero arrivati i giorni, dice Gesù, in cui le donne non avranno figli e saranno chiamate per questo motivo “beate”.

Dunque, sebbene avere figli era considerato una grande benedizione, come un dono di Dio, in un periodo storico futuro, quando Gerusalemme sarà assediata e distrutta per mano dei Romani, anche i bambini soffriranno e le madri che non avranno figli saranno beate perché non vedranno i loro figli soffrire terribilmente in quanto non ne hanno.

Meglio non avere figli che averli e vederli morire di fame e di spada!

Per una cultura secondo la quale avere figli era la più importante benedizione di Dio, ora considerare che siano benedette le donne senza figli ci fa capire come la situazione era grave per Dio e sarà terribile per la popolazione di Gerusalemme.

Infatti, qualche anno dopo queste parole dette da Gesù, ci furono 1.100.000 morti e questo perché vi erano molti pellegrini che andarono a Gerusalemme per la festa degli Azzimi e il sovraffollamento generò prima la pestilenza e poi il flagello della fame, la maggior parte morirono per la fame perché i Romani assediarono la città e non facevano entrare i rifornimenti. Le strade erano disseminate di cadaveri con la puzza di putrefazione che si spandeva a metri di distanza, questo per avere un’idea.

L’assedio dei Romani durò tre mesi.

Giuseppe Flavio, testimone oculare di un assedio Romano a Gerusalemme, scriveva come centinaia di prigionieri ebrei furono “flagellati e sottoposti a torture di ogni tipo e poi crocifissi di fronte alle mura della città”.

Sperando che la vista raccapricciante potesse indurre gli ebrei a cedere la città, Tito, il comandante Romano, diede ai suoi soldati la libertà di continuare le crocifissioni a loro piacimento. 

I soldati per rabbia e odio si divertivano inchiodando i loro prigionieri in posizioni diverse.

Un'analogia di Luca 23:29 è Lamentazioni 4:4, dove l'autore descrive i bambini che piangono perché hanno sete e fame al momento della caduta di Gerusalemme per l'esercito Babilonese, e non c’è nessuno che possa provvedere loro.

Ci sarà:

C) La disperazione (v.30) 

Il v.30 dice: “Allora cominceranno a dire ai monti: ‘Cadeteci addosso’; e ai colli: ‘Copriteci’". 

Le persone in generale, non solo le donne, tutti quelli che sperimenteranno gli orrori, la sofferenza di quei giorni, diranno ai monti: “Cadeteci addosso” e alle colline: “Copriteci”.

Questa è una profezia che si trova in Osea 10:8 dove Israele sarà distrutta dagli Assiri e così è stato nel 722 a.C, giudicata da Dio per idolatria, ed è ripetuta nel giudizio dell’ira dell’Agnello in Apocalisse 6:16.

Allo stesso modo Gerusalemme sarà distrutta.

Il significato del v.30 è che le persone invocheranno invano la morte per sfuggire all’ira di Dio, desidereranno una morte rapida piuttosto che affrontare una lunga e terribile agonia!

Alcuni hanno pensato al desiderio che un terremoto, o una simile catastrofe salvassero le persone dal giudizio di Dio (cfr. Apocalisse 9:6).

La morte è preferibile al terrore e alla sofferenza di quei giorni di giudizio di Dio per mano dei Romani!

La punizione sarà così grande che le persone penseranno che la morte sarà meglio del dolore di quei giorni!

Darrell Bock scrive: “Quando verrà il giudizio, le persone vorranno un rapido sollievo; vorranno che la creazione collassi su di loro. L'immagine raffigura una grande disperazione e il desiderio di sollievo”.

Oppure esprime il loro desiderio di protezione. 

Questo è un modo di dire per le persone che desiderano un luogo di rifugio dalla punizione di Dio. 

Comunque sia è terribile cadere sotto il giudizio di Dio! (cfr. Ebrei 10:31).

Coloro che hanno rifiutato e rifiuteranno il proposito salvifico di Dio non riconoscendo e accettando Gesù e la Sua missione decretata da Dio (Giovanni 3:16,36; Romani 5:9-11), avranno un simile desiderio di morte.

Ma niente e nessuno sfuggirà all’ira di Dio! (cfr. Apocalisse 20:11-15).

Infine ecco:

D) La comparazione (v.31)

Nel v.31 è scritto: “Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?”

Gesù sta parlando della ragione per cui le prospettive future sono così cupe e tragiche facendo un confronto.

Gesù parla della causa, spiega il perché le persone in quei giorni terribili di sofferenza desidereranno morire, o proteggersi, e lo fa con un detto, con un proverbio.

“Se fanno questo al legno verde” si riferisce a ciò che i Romani stanno facendo a Gesù, e “cosa sarà fatto al secco?” si riferisce alla certezza e all'imminenza del giudizio di Dio su Gerusalemme.

“Il legno” (xylon) si può riferire sia alla legna da ardere e sia all’albero.

Gesù è il legno verde, ancora pieno di linfa, umido appena tagliato se fosse legna da ardere.

Se fosse albero vivente e pieno di linfa vitale, e di frutti (cfr. Isaia 5:1; Geremia 11:16; Osea 10:1).

Mentre legno secco è la legna, o l’albero secco senza vita e senza frutti (Isaia 37: 27; Osea 9:16; Gioele 1:12; Naum 1:10).

Gesù chiede se fanno queste cose a un legno verde, cosa succederà nel caso di uno secco?

Come deve essere interpretata questa metafora?

Il legno secco brucia molto più facilmente del legno verde.

Se il legno verde è difficile da bruciare, il legno secco brucerà più facilmente.

Il fuoco è simbolo di giudizio (cfr. per esempio Geremia 11:16; Ezechiele 15:1-8; Matteo 3:10-11; 3:17), e quindi il giudizio di Dio su Israele è rappresentato con il fuoco che consuma un albero (Isaia 10:16-19; Geremia 5:14; 7:20; Ezechiele 17:24; 21:3; 24:9-10; Gioele 1:19).

Il legno verde è Gesù, mentre il legno secco sono i Giudei peccatori di Gerusalemme, o la nazione d’Israele.

La metafora si riferisce che riceveranno cose peggiori in riferimento all'orrore che devono subire, quindi un giudizio molto più severo per la città, o nazione peccatrice.

Il senso è stato inteso in modi diversi. 

Se l'innocente Gesù ha sofferto così, quale sarà il destino dei Giudei colpevoli? 

Se i Romani trattavano così Colui che riconoscevano innocente, cosa faranno al colpevole? 

Se i Giudei trattavano così Gesù che era venuto a portare la salvezza, quale sarà la loro punizione per averlo messo a morte? 

Se i Giudei si comportavano così prima che la loro malvagità raggiungesse il suo culmine, come saranno quando questa la raggiungerà? 

Se il dolore è suscitato dagli eventi attuali, cosa accadrà quando il successivo disastro li colpirà?

Questi sono le interpretazioni, ma penso che il senso è: se Gesù, che è innocente, soffre così, quanto più soffriranno i Giudei colpevoli. 

Se Gesù l’innocente è stato giudicato, è stato fatto oggetto di sofferenza, che ne sarà di coloro che sono colpevoli?

Se una persona innocente viene punita in questo modo, quanto peggio sarà la punizione per le persone malvagie che meritano la punizione. 

Se Gesù dovrà soffrire la morte quanto più dovranno soffrire i Giudei che sono tutt'altro che innocenti.

Se Dio non ha risparmiato Gesù che era innocente, più grave sarà il destino della colpevole Gerusalemme (cfr. Proverbi 11:31; 1 Pietro 4:17-18)

Oppure, più in generale, all'inevitabilità e alla portata, o severità del giudizio a venire su Gerusalemme.

Il legno verde è difficile da bruciare, quindi se il fuoco lo brucia che possibilità ha il legno secco?

Se Dio non ha risparmiato Gesù, il suo amato Figlio, certamente non risparmierà dal giudizio le persone che gli sono ribelli.

Se Dio non ha risparmiato Gesù che è innocente, quanto più la nazione impenitente non sarà risparmiata quando verrà il giudizio divino.

Se Dio non ha risparmiato Gesù dalla crocifissione, non risparmierà i peccatori impenitenti, saranno trattati peggio quando Dio scaglierà la Sua giusta ira su di loro usando i Romani come strumenti del Suo giudizio.

Se Dio fa soffrire Gesù che è innocente (il legno verde) per mano dei Giudei e dei Romani, quanto logico e peggio sarà il destino di Gerusalemme (il legno secco) per mano dei Romani. 

CONCLUSIONE

John MacArthur scrive: “La crocifissione del Signore Gesù Cristo è il più atroce atto di apostasia e ribellione contro Dio di sempre. Il popolo ebraico aveva aspettato per secoli la venuta del promesso Salvatore e Messia. Ma quando finalmente arrivò, nonostante il Suo impareggiabile insegnamento, la rivelazione della verità divina, l'offerta della vita eterna e il potere divino sul regno demoniaco, sul mondo naturale, sulla malattia e sulla morte, lo rigettarono. ‘È venuto in casa sua’, scrisse Giovanni, ‘e i suoi non l’hanno ricevuto’ (Giovanni 1:11)”.

Gesù è venuto in mezzo alla Sua gente e la stragrande maggioranza della popolazione non lo ha ricevuto pagandone le conseguenze.

Questo detto: “Perché se fanno questo al legno verde, che cosa sarà fatto al secco?” è per coloro che si ribellano a Dio, per coloro che gli sono disobbedienti, per coloro che rifiutano Gesù, ma quella moltitudine mista che ha fatto pressioni per la Sua morte rappresenta tutti coloro che rifiutano Gesù Cristo in ogni generazione (cfr. Ebrei 6:4–6).

Molti non vogliono associare Cristo ad alcuna dichiarazione di giudizio, vogliono solo, o credono solo al messaggio di "amore e perdono". 

Ma Cristo parlò molto del giudizio, e non solo di amore e perdono, Lui stesso ritornerà a giudicare, ritornerà a salvare e a mandare all’inferno (Matteo 25:31-46; 2 Tessalonicesi 1:6-10). 

Gesù, il santo, il giusto (Atti 3:14), è stato maltrattato e ucciso dagli uomini per volontà di Dio (Isaia 53:3-12; Atti 2:22-24; 4:27-28; 1 Pietro 1:18-20), cosa faranno un giorno a coloro che sono colpevoli?

Come per Gerusalemme nel primo secolo coloro che oggi rifiutano Cristo sono e saranno sotto l’ira di Dio e saranno giudicati per andare all’inferno (per esempio Giovanni 3:16,36; Romani 5:9-11; Matteo 25:31-46; 2 Tessalonicesi 1:6-10).

Ecco perché Gesù è venuto sulla terra ed è morto sulla croce (cfr. per esempio Ebrei 9:28; 10:10-14) per salvare i peccatori (1 Timoteo 1:15) per dare loro la vita eterna (Giovanni 3:16) se credono in Lui si ravvedono dei loro peccati (cfr. per esempio Atti 20:21), confessandogli i propri peccati (1 Giovanni 1:8-10).

 H.C. Turnbull disse: "Il Calvario mostra fino a che punto gli uomini si spingeranno nel peccato e fino a che punto Dio si spingerà per la salvezza dell'uomo".

Sei tu salvato?

Se lo sei lodalo il Signore!

Se non lo sei credi nel Signore Gesù che è morto per i tuoi peccati e pentiti davanti a Dio confessandogli i tuoi peccati!


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