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La parabola del moscerino e del cammello (Matteo 23:24)

 La parabola del moscerino e del cammello (Matteo 23:24) 

Non sbagli quando scegli di obbedire a Dio!!

L'obbedienza a Dio in opposizione alla disobbedienza è una questione di vita, o di morte. 

Dio ha dato all'umanità l'innato la possibilità di scegliere: la scelta dell'obbedienza porta la promessa della benedizione della vita; la scelta della disobbedienza porta la maledizione, al giudizio e alla morte (Genesi 2-3; Deuteronomio 11:26-28; 28-30; cfr. Matteo 7:21-27).

Sono beati chi obbedisce a Dio! (Luca 11:28; Giacomo 1:25).

L’obbedienza a Dio è la prova che una persona è stata salvata! (cfr. Efesini 2:8-10; Tito 2:14)

L’obbedienza è la prova che hai conosciuto Dio (cfr. 1 Giovanni 2:4-6).

John Blanchard dice: “La prova della fede salvifica non è quanto credi, ma quanto bene ti comporti”.

L'obbedienza è il segno distintivo della fede; la vera fede ci spinge e c’impegna all’obbedienza!

La vera fede implica l’obbedienza! 

L'obbedienza alla volontà di Dio dimostra la realtà della fede di una persona che ha in Gesù Cristo (Matteo 7:21; Romani 1:5; Ebrei 11:8; Giacomo 2:14-26).

Charles Spurgeon diceva: “Fede e obbedienza sono legate nello stesso fascio. Chi obbedisce a Dio, si fida di Dio e chi si fida di Dio, obbedisce a Dio. Chi è senza fede è senza opere; e chi è senza le opere è senza fede. Non vi opponete reciprocamente alla fede e alle buone opere, perché tra di loro c'è una relazione benedetta; e se abbondate nell'obbedienza, la vostra fede crescerà enormemente”.

La Bibbia insiste sul fatto che atti esterni isolati di omaggio a Dio non possono compensare una mancanza di coerente obbedienza a Dio.

In Geremia 7:21-24 leggiamo: “Così parla il SIGNORE degli eserciti, Dio d'Israele: Aggiungete i vostri olocausti ai vostri sacrifici e mangiatene la carne!  Poiché io non parlai ai vostri padri e non diedi loro alcun comandamento, quando li feci uscire dal paese d'Egitto, circa olocausti e sacrifici; ma questo comandai loro: Ascoltate la mia voce; sarò il vostro Dio e voi sarete il mio popolo; camminate in tutte le vie che io vi prescrivo affinché siate felici.  Ma essi non ascoltarono, non prestarono orecchio, ma camminarono seguendo i consigli e la caparbietà del loro cuore malvagio, e invece di andare avanti si sono voltati indietro”.

Con amaro sarcasmo, il Signore degli eserciti disse al popolo, attraverso Geremia, di aggiungere i loro olocausti ai loro sacrifici. 

La legge richiedeva che l'olocausto venisse consumato totalmente nel fuoco (Levitico 1:3–9), ma niente doveva essere mangiato, qui invece, il Signore dice che potevano mangiarlo, questo per indicare che quei sacrifici erano tutti inaccettabili. 

Il popolo poteva moltiplicare i sacrifici quanto volevano, ma erano inutili.

Quello che il profeta Geremia stava comunicando ai suoi contemporanei era che Dio era indifferente ai loro sacrifici, perché erano disobbedienti!

I loro sacrifici per quanto numerosi, non potevano sostituire l'obbedienza (1 Samuele 15:22; Proverbi 15:8; Isaia 1:11–13; Osea 6:6; Amos 4:4–5; 5:21–22; Michea 6:6–8).

Infatti quando liberò il Suo popolo dalla schiavitù egiziana, il sacrificio non era l'aspetto centrale e principale del culto, ma era piuttosto l'obbedienza (per esempio Esodo 19:5-6; 20:1-17; Deuteronomio 8:1-11; capitoli 10-12). 

Se il popolo di Giuda avesse obbedito, il Signore sarebbe stato il suo Dio, e Giuda sarebbe stato il suo popolo (Esodo 6:7; Levitico 26:12; Geremia: 11:4; 24:7; 30:22; 31:1,33; 32:38; Ezechiele 11:20; 14:11; 36:28; 37:23, 27).

Ma gli antenati di Giuda, dal momento in cui i loro antenati avevano lasciato l'Egitto, ignorarono la voce di Dio e camminarono secondo i loro progetti e caparbietà del loro cuore.

L'obbedienza era e sarebbe sempre stata l’aspetto più importante per Dio, e questa era vistosamente assente nella nazione, sia al tempo di Mosè che al tempo di Geremia (v.25); infatti, nonostante i costanti avvertimenti di Geremia, le persone fecero peggio dei loro padri (v. 26).

Al tempo di Geremia, il popolo nonostante offrisse sacrifici, mettendo al centro il rituale, aveva ignorato le richieste morali di Dio. 

Dio non disse che non dovevano portare sacrifici, ma che dovevano essere obbedienti, i sacrifici non dovevano sostituire l’obbedienza!

Il popolo di Giuda, e poi anche da molti altri nel corso della storia chiesa, e anche oggi mettono al centro il rituale, l’esteriorità, il formalismo e non l’obbedienza alle leggi morali di Dio.

Anche in 1 Samuele 15:22 leggiamo dell’importanza dell’obbedienza: “Samuele disse: ‘Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni’”

Anche se i sacrifici li ha ordinati Dio, non sono un sostituto dell’obbedienza, l’obbedienza a Dio è meglio dei sacrifici, questo è sottolineato molto nei libri profetici (Isaia 1:10–11,13; Geremia 7:21–26; Osea 6: 6; Amos 5:21–24; Michea 6:6–8).

Il senso del versetto è: “Sicuramente, obbedire a Dio è meglio che offrire sacrifici senza obbedire a Dio. E ascoltare ciò che Dio vuole che facciamo, è più importante che offrire a Dio sacrifici costituiti dal grasso dei montoni senza prestare attenzione a ciò che Dio ci dice".

I sacrifici offerti a Dio erano privi di significato quando non vi era obbedienza! 

Le parole di Samuele non sono un rifiuto categorico per gli olocausti e sacrifici degli animali, sono piuttosto un richiamo alla suprema importanza dell'obbedienza a Dio! 

Era sbagliato pensare: “Pecco tanto Dio poi mi perdona quando gli offro in sacrificio il montone”.

Così come oggi è sbagliato pensare: “Pecco tanto la grazia di Dio in Cristo mi perdona” (per esempio Romani 5:21-6:14).

Già altri profeti avevano ammonito con fervore l’ipocrisia del popolo; per esempio Isaia 1:10-18 dice: “ Ascoltate la parola del SIGNORE, capi di Sodoma! Prestate orecchio alla legge del nostro Dio, popolo di Gomorra!  ‘Che m'importa dei vostri numerosi sacrifici?’ Dice il SIGNORE; ‘io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri, io non lo gradisco.  Quando venite a presentarvi davanti a me, chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili?  Smettete di portare offerte inutili; l'incenso io lo detesto; e quanto ai noviluni, ai sabati, al convocare riunioni, io non posso sopportare l'iniquità unita all'assemblea solenne.  L'anima mia odia i vostri noviluni e le vostre feste stabilite; mi sono un peso che sono stanco di portare.  Quando stendete le mani, distolgo gli occhi da voi; anche quando moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue.  Lavatevi, purificatevi, togliete davanti ai miei occhi la malvagità delle vostre azioni; smettete di fare il male; imparate a fare il bene; cercate la giustizia, rialzate l'oppresso, fate giustizia all'orfano, difendete la causa della vedova!   -Poi venite, e discutiamo-, dice il SIGNORE: -Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come la lana-‘”. 

Il popolo s’illudeva pensando di piacere a Dio offrendo sacrifici, partecipando all’adorazione pubblica e osservando le speciali feste israelite; ma poiché la loro vita quotidiana era piena di peccato, la loro condotta ipocrita religiosa era odiosa a Dio, Dio non prendeva alcun piacere nella loro adorazione!

Gli adoratori che Dio accetta sono coloro che gli sono obbedienti!

Non importa quanto era corretta la forma di adorazione, Dio non l'accettava a meno che le persone non mostrassero un corrispondente zelo per il giusto comportamento (Isaia 1:10-15).

Le persone dovevano abbandonare il proprio egoismo e iniziare a mostrare amore e onestà nei loro rapporti interpersonali quotidiani se volevano essere graditi a Dio (Isaia 1:16-17). 

Il Signore era pronto e in grado di purificarli, ma dipendeva da loro se lo avrebbe fatto. 

Dovevano essere disposti a smettere di compiacere se stessi e avere zelo nell’obbedire a Dio! (Isaia 1:18).

Questa parabola era un proverbio ben noto ai giorni di Gesù Cristo.

Questa parabola ci fa capire che conoscere la volontà di Dio è importante, ma lo è molto di più l’obbedienza, ma l’obbedienza senza parzialità!

Cominciamo a vedere:

I LA SITUAZIONE DELLA PARABOLA

Il capitolo 23 è una:

A) Predicazione franca

Questa parabola faceva parte di un sermone forte di denuncia di Gesù che riguardava gli scribi e i farisei.

Il sermone è stato tenuto negli ultimi giorni del ministero terreno di Gesù Cristo. 

Contrariamente al “Sermone sul monte” di Matteo 5-7, questo sermone in Matteo 23 potrebbe essere chiamato il “Sermone della valle tenebrosa”, questo perché le parole di Gesù rivolte ai capi religiosi sono molto forti e di avvertimento, infatti per ben otto volte troviamo le parole “Guai a voi” (Matteo 23:13,14,15,16,23,25,27,29) indicano un grido di dolore, di terrore, di angoscia, di denuncia, indignazione, minaccia e di avvertimento, contro gli scribi e i farisei per il giudizio di Dio (cfr. Isaia 5:8-16; Ezechiele 16:23; Osea 7:13; Matteo 11:21; 23:13-14; Marco 13:17; Luca 6:24-25; Giuda 1:11; Apocalisse 8:13; 9:12; 12:12).

Gesù li chiama anche ipocriti!

La loro ipocrisia, e quindi la minaccia del giudizio su di loro, riguarda la loro obbedienza parziale della legge come vediamo nel v.23: osservavano la decima della mente, dell’aneto e del cumino, è trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede.

Questi uomini non hanno fatto male a dare la decima di quelle erbe, il loro male è che hanno trascurato altre leggi che erano più importanti.

Nell'enfatizzare questa grossolana incoerenza dei capi religiosi, Gesù pronunciò questa parabola, questa iperbole rabbinica sui moscerini e sui cammelli.

Se noi pensiamo che oltre che a chiamarli “ipocriti” (Matteo 23:13,14, 15,23,25,27,29); in questo capitolo gli scribi e i Farisei sono chiamati anche: “Guide cieche” (Matteo 23:16, 24); “Stolti” (Matteo 23:17, 19); “Ciechi” (Matteo 23:17, 19, 26); "Serpenti, razza di vipere" (Matteo 23:33).

Certamente siamo d’accordo nel dire che è un tipo di predica, un sermone che oggi non andrebbe bene nelle nostre chiese. 

Chiunque osasse, oggi, predicare un sermone così forte, franco, che denuncia che parla di giudizio, non lo farebbero più predicare, anzi lo caccerebbero fuori dalla loro chiesa, questo perché il peccato e il giudizio di Dio, oggi sono impopolari.

John G. Butler scrive: “Poiché la maggior parte delle persone di chiesa non è molto interessata a combattere il peccato così fortemente. Sono pacifisti spirituali che negozierebbero con il diavolo. Questo atteggiamento spiega perché il peccato sta distruggendo le nostre chiese oggi”.

Noi troviamo anche una:

B) Dichiarazione esclamativa

Nel v.24 è scritto: “Guide cieche”. 

Con autorità, Gesù fa una dichiarazione con grande autorità e li ammonisce chiamandoli “guide cieche” per evidenziare il loro uso improprio della legge.

Gli scribi presumevano di guidare gli altri con la saggezza del loro sapere religioso, ma in realtà essi stessi erano totalmente ciechi.

Le guide per indicare la strada agli altri devono vedere, devono essere in grado di sapere dove stanno andando per guidare gli altri.

“Guide” (hodēgoi – nome vocativo maschile plurale) sono insegnanti (Matteo 15:14; 23:16, 24; Atti 1:16; Romani 2:19-20). 

“Cieche” (typhloi – aggettivo vocativo maschile plurale) in senso figurato, si riferisce a una cecità mentale e spirituale, indica ignoranza, stupidità, durezza di cuore, inabilità nella comprensione, lenta di comprensione (Matteo 15:14; 23:16, 17, 19, 24, 26; Luca 4:18; Giovanni 9: 39-41; Romani 2:19; 2 Pietro 1: 9; Apocalisse 3:17. Settanta - Isaia 42:16, 18, 19; 43:8).

Quindi “Guide cieche” sottolinea che gli scribi e i Farisei erano insegnanti, ma senza che conoscessero veramente la verità, e quindi non potevano guidare il popolo verso la verità. 

Parlando delle guide cieche, dei Farisei, Gesù diceva ai discepoli che non dovevano seguirli, in Matteo 15:14 leggiamo: “Lasciateli; sono ciechi, guide di ciechi; ora se un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso”.

Se molte persone in generale potevano ammirare e considerare i Farisei guide religiose affidabili, i discepoli dovevano lasciarli, non dovevano seguirli. 

Dovevano tenersi alla larga perché erano guide cieche di ciechi. 

Le malattie degli occhi erano comuni nella Palestina del I secolo e vi erano molti mendicanti ciechi per le strade a chiedere l’elemosina. 

I ciechi avevano spesso bisogno di guide, ma non di altri ciechi per essere guidati!

Infatti, come dice Gesù, dove un cieco funge da guida per un altro cieco, sono sicuri che finiranno entrambi in un fosso. 

Il punto della metafora è: le guide cieche sono una descrizione molto forte dei farisei, uomini che si vantavano della loro illuminazione spirituale, ma erano ciechi e di certo coloro che li seguivano erano diretti verso il fosso, il disastro; i farisei di cui Gesù parla specificamente che non possono condurre le persone alla vera spiritualità. 

Sarebbe difficile trovare un'immagine più vivida di smarrimento, disperazione e futilità di questa.

Consideriamo ora:

II LA SOSTANZA DELLA PARABOLA

Nel v.24 è scritto: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello”.

Gli scribi e i Farisei non avevano il senso delle proporzioni della legge di Dio, come già detto, si concentravano su alcune leggi, fra l’altro secondarie rispetto a quelle più importanti.

Al v.23 leggiamo: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pagate la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede. Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre”.

L’immagine scherzosa poteva essere stata agevolata da un gioco di parole aramaico su “moscerino”, cioè “qamlāʾ”, e “cammello”, cioè “gamlâ”.

Gesù aveva il senso dell’umorismo che giocava anche con le parole, era un maestro di giochi di parole, ironia e satira.

L'immagine di Gesù è deliberatamente assurda e ridicola, stava chiaramente usando un'iperbole, un'esagerazione intenzionale e cosciente per descrive l’incongruenza e l’ipocrisia degli scribi e dei Farisei (altri esempi Matteo 5:13,29,30,39; 7:3-6; 8:22; 12:43-45; 18:8, 9; 21:21; ecc.). 

“Filtrare” (diulizontes - presente attivo participio) significa “rimuovere passando attraverso un filtro”. 

Questo verbo significa filtrare le sostanze da un liquido.

Si riferisce specificamente alla pratica di filtrare i moscerini dal vino attraverso panni come il lino, o altri pezzi di stoffa. 

Molte impurità, quindi anche la presenza di moscerini, esistevano nel vino in fermentazione, o nell'acqua ai tempi di Gesù Cristo che richiedevano questo tipo di filtraggio.

Poteva capitare che mentre stavano per bere da una coppa grande il vino (cfr. Amos 6:6), che si accorgessero della presenza di moscerini.

La maggior parte delle persone non toccherebbe mai una bevanda che contenga tali impurità, a maggior ragione per un Giudeo perché, com’è scritto in Levitico 11, il moscerino è il più piccolo delle creature impure e il cammello l’animale più grande che non dovevano mangiare (Levitico 11:4,20,23,41,42).

Quindi si può capire perché era importante stare attenti a non mangiare questi animali.

“Filtrare” (diulizontes - presente attivo participio) indica un’azione abituale che facevano gli scribi e i Farisei.

“Filtrate il moscerino e inghiottite il cammello”.

Letteralmente è: ”Filtrate il moscerino, ma il cammello inghiottite”. 

Pur evitando impurità piccole come i moscerini, tuttavia, i capi religiosi, finivano per ingoiare un animale impuro molto più grande, il cammello, che era anche il più grande degli animali presenti in Palestina.

“E” (de – congiunzione avversativa) è una congiunzione che contrasta la frase precedente del filtrare il moscerino.

Le due parole “filtrate” e “inghiottite” sono opposte in azione, è un grande contrasto in termini di dimensioni con il moscerino che filtravano.

Questi grandi contrasti nella parabola illustrano appunto, una grave condotta ipocrita.

“Inghiottite” (katapinontes - presente attivo participio) è mangiare in fretta e furia, o avidamente in un solo boccone; anche in questo caso indica un’azione abituale.

Dunque, la parola greca indica che una persona ha inghiottito qualcosa rapidamente e completamente. 

Gesù fa la similitudine di filtrare il moscerino, gli scribi e i Farisei stavano attenti a non mangiare una cosa piccola come il moscerino, quindi erano molto attenti ai dettagli della legge su aspetti secondari, e inghiottivano con velocità una cosa grande come il cammello, cioè trascuravano le cose più grandi della legge.

I capi religiosi facevano attenzione ai piccoli peccati, i “moscerini”, ma ignoravano i grandi peccati, i “cammelli”.

Commettevano peccati mostruosi, dalle dimensioni di un cammello, mentre prendevano ogni precauzione per non permettere a un moscerino impuro di portare impurità cerimoniale nella loro bevanda! 

Filtravano una piccola impurità, ma ne ingoiavano una maggiore. 

Davvero “guide cieche!

III LO SCOPO DELLA PARABOLA 

Questa parabola, è l'immagine di un uomo che ha perso ogni senso della proporzione morale (cfr. Matteo 7:3–5).

R.T. France a riguardo scrive: “Questa mancanza di senso delle proporzioni è messo piacevolmente in ridicolo nell’assurda visione di un moscerino filtrato da una bevanda per evitare l’impurità (Lev.11:20-23), mentre un cammello (anch’esso impuro, Lev.11:4) è inghiottito tutto intero”. 

Gesù voleva mostrare che i Farisei e gli scribi erano attenti ai dettagli secondari della legge, ma non vedevano le più importanti questioni morali della legge.

Questa parabola ha lo scopo di essere grottesca per richiamare l’attenzione dei capi religiosi e di mostrare esattamente ciò che questi stavano facendo ai giorni di Gesù Cristo. 

Questi uomini erano puntigliosi su questioni minori della legge, nel rispettare le regole sulle questioni più piccole, ma superficiali, o ignoranti su questioni più importanti!

"Nella loro impazienza di evitare una minuscola contaminazione i farisei sono inquinati da una enorme" (S.E. Johnson).

Eppure non si rendevano conto di questo!

I capi religiosi erano molto lontani dal praticare le leggi più importanti con la stessa scrupolosità di quelli meno importanti: pagavano la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede; dovevano applicare l’una e l’altra legge!

Certamente la devozione si deve manifestare nelle cose più piccole, come quella vedova che diede due spiccioli, ma era tutto quello che aveva! (Marco 12:42), ma non si devono trascurare le altre cose della legge di Dio, soprattutto se sono più importanti!

La moralità è imperfetta quando trascura i dettagli, ma questi capi religiosi dovevano anche prestare la loro dovuta attenzione alle questioni più importanti della legge!

“L'obbedienza parziale è un argomento di insincerità” (Thomas Manton).

L'obbedienza parziale è in realtà disobbedienza fatta per sembrare accettabile.

Gesù ha condannato il loro zelo selettivo! 

Il Signore ci chiama a essere zelanti, ma non in modo selettivo! (per esempio Romani 12:11; Apocalisse 3:19).

Lo zelo selettivo si può dividere in tre forme:

1) Siamo eccessivamente zelanti riguardo a quelle aree in cui tendiamo ad eccellere, in cui siamo forti.

Per esempio nel campo dei doni spirituali e dei talenti naturali, in quelle situazioni dove ci sentiamo a nostro agio e siamo bravi.

Alcuni nella chiesa di Corinto per esempio si vantavano dei loro doni spirituali e disprezzavano chi non avesse i loro stessi doni, mancavano di amore (1 Corinzi 12:12-13:13).

L’altra forma dello zelo selettivo è:

2) Siamo zelanti contro quei peccati che non combattiamo necessariamente, mentre accettiamo i nostri peccati. 

Siamo abbastanza giudici e giudicanti nei riguardi di coloro che peccano e ci concentriamo, ci esaltiamo e ci vantiamo dei nostri pregi, ma non ignoriamo i nostri peccati!

Vediamo “la pagliuzza negli occhi degli altri, mentre non ci accorgiamo di avere una trave nel nostro occhio” (Matteo 7:3-5).

La terza forma di zelo selettivo è:

3) Siamo zelanti per la dottrina e per lo studio, ma trascuriamo la pratica.

In questo modo, c’illudiamo di essere veri discepoli di Gesù!

Siamo chiamati a mettere in pratica la parola di Dio e non soltanto ad ascoltarla (Giacomo 1:22-25).

Thomas Watson diceva: “Non meditiamo per riposare in contemplazione, ma per obbedire”.

Ci sono credenti intellettualmente e atei praticamente!

John MacArthur scrive: “Alcuni studenti biblici, per esempio, affermano di aver accertato il significato praticamente di ogni segno e simbolo oscuro nella scrittura, ma prestano scarsa attenzione nella loro vita alle chiare e inequivocabili verità morali della Bibbia”.

Lo scopo della parabola allora è far riflettere gli scribi e i farisei a non trascurare niente della legge di Dio! Soprattutto le leggi più importanti!

Gesù non era contrario allo zelo che avevano i capi religiosi nel dare la decima, non ha condannato l'obbedienza meticolosa, ma dovevano concentrarsi sugli aspetti più importanti e non solo negli aspetti periferici! 

Anche oggi abbiamo questa ipocrisia!

Non dobbiamo filtrare nulla, non dobbiamo trascurare i dettagli della vita fedele e nemmeno dimenticare le priorità che Dio ha a cuore.

Ci sono persone che conoscono la Bibbia meglio di tanti credenti, eppure sono atei intellettualmente e praticamente!

L’ipocrisia è anche nella chiesa.

Ci sono cristiani che pensano di aver fatto il loro dovere quando vanno la domenica in chiesa, quando donano, quando rispettano i comandamenti, per esempio non uccidere, non rubare, per poi trascurare altri insegnamenti morali del Signore come dire le bugie per fare un esempio!

Questa è ipocrisia ed è proprio questo che sta condannando Gesù!

Alcune chiese si concentrano su questioni secondarie e praticamente ignorano le questioni principali, o più importanti, per esempio si è più preoccupati se la donna oggi deve mettere il velo, se è usare il calice, o i bicchierini nella cena del Signore, come iniziare un culto, e così via, mentre trascurano la purezza del proprio cuore, o la santificazione nel modo di parlare, di vedere, o di ascoltare! 

Allora lo scopo di questa parabola è di non trascurare niente di ciò che vuole Dio!

Di non stare attenti solo ai piccoli peccati e commettere quelli grossi, di non commettere quelli grossi e trascurare quelli piccoli!

CONCLUSIONE

Noi dovremmo seguire l’esempio di Noè.

Immaginatevi quando Dio gli ordinò di fare l’arca quando ancora non c’era nessun diluvio, quando ancora non c’erano elementi, o evidenze che dovesse arrivare il diluvio, Noè preparò l’arca (Genesi 6:11-22; Ebrei 11:7; 1 Pietro 3:20).

L'impresa di Noè di costruire l’arca sull'asciutto in attesa delle imminenti acque del diluvio, è esemplare di una persona che confida e teme Dio, che crede in ciò che non può essere visto, o provato (Ebrei 10:38; 11:1-2).

Dio ha chiamato Noè a realizzare un compito che non aveva precedenti, per un'esperienza unica.

In Genesi 6:22 è scritto: “Noè fece così: fece tutto quello che Dio gli aveva comandato”.

E così farà anche Mosè quando costruì il tabernacolo (Esodo 40:16)

Gesù ci richiama a un’obbedienza radicale e totale, e se sei un vero credente obbedirai!

George Tyrell d'Inghilterra, era un uomo coraggioso e si batteva per la verità; fu espulso dall'ordine dei Gesuiti. Nel mezzo dei suoi problemi disse: "Ancora e ancora, sono stato tentato di rinunciare alla lotta, ma sempre quello strano Uomo appeso alla croce mi rimanda di nuovo ai miei compiti".

Gesù chiede la totale dedizione di se stessi alla volontà di Dio, e se abbiamo abbracciato la croce di Cristo gli saremo obbedienti!


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