Deuteronomio 29:18: L’illusione di vivere come ti pare!

Deuteronomio 29:18: L’illusione di vivere come ti pare!
“Nessuno, dopo aver udito le parole di questo giuramento, si illuda nel suo cuore dicendo: ‘Avrò pace, anche se camminerò secondo la caparbietà del mio cuore’. In questo modo chi ha bevuto largamente porta a perdizione anche chi ha sete”.

Il capitolo 29 parla del patto Sinaitico rinnovato con il popolo d’Israele,  un patto stabilito con giuramento, cioè un accordo vincolante che prevede sanzioni divine per la violazione (cfr. Genesi 24:41). Secondo questo patto, il popolo è chiamato all’obbedienza esclusiva a Dio (vv.8,15-17), in caso d’idolatria, Dio li avrebbe puniti severamente (vv.19-27). Dio avrebbe applicato le sanzioni del patto (cfr. Levitico 26:14-39; Deuteronomio 28:15-69). La terra è descritta come afflitta da piaghe e malattie, il suolo (la terra del latte e miele – Esodo 3:17; 13:5; Deuteronomio 26:9)per l’ira di Dio, diventerà una desolazione. La terra sarebbe stata così arida che nessuna pianta, o erba crescerà:niente semina, nessuna crescita, nessun segno di vegetazione, uno scenario come Sodoma e Gomorra (Genesi 19:24-29), e infine anche l’esilio per il giudizio di Dio a causa dell’infedeltà del popolo! (vv. 19-27). Mosè avverte gli israeliti a non pensare che le benedizioni di Dio siano automatiche nonostante la loro l’infedeltà, perché fanno parte del popolo del patto!
È vero che la comunità nel suo complesso era legata a Dio con un patto e avrebbe ricevuto la benedizione di Dio nella terra promessa, tuttavia l'enfasi sulla comunità non significava Dio fosse indifferente al comportamento dell'individuo. Il benessere dell'intera comunità dipendevano dalla salute e dalla vitalità dell'impegno fedele a Dio di ciascun individuo al suo interno! Dunque, ogni individuo portava un pesante carico di responsabilità per l'intera comunità. Infatti: “In questo modo chi ha bevuto largamente porta a perdizione anche chi ha sete”  indica che a causa di un’azione malvagia di una persona  (colui che pensava a se stesso che avrebbe avuto pace nonostante le sue azioni peccaminose), l'intera comunità era in pericolo immediato del giudizio di Dio: tutto sarà spazzato via. Ma la persona, tuttavia, aveva il pesante fardello della responsabilità; la maledizione di Dio verrebbe su di lui in modo severo e impressionante (vv. 19-20). Quindi, una persona s’illudeva se pensava che Dio sarebbe stato indifferente alla sua infedeltà! S’illudeva di avere pace (shālôm), cioè sicurezza, benessere, e tuttavia perseverare nel perseguire il proprio percorso peccaminoso secondo la durezza del proprio cuore.  È da sciocchi pensare di ingannare Dio! Noi in questo versetto vediamo allora il pericolo del nominalismo, del formalismo religioso: pensare di essere cristiani benedetti da Dio, anche se ci comportiamo come ci pare! Possiamo pensare come quel “qualcuno” a cui si riferisce Mosè, che basta frequentare una chiesa, o essere stati anche battezzati (per un israelita era la circoncisione - cfr. Deuteronomio 10:16; 30:6; Geremia 9:25-26; Romani 2:29) e tutto andrà bene, anche se viviamo nel peccato, se abbiamo degli idoli nella nostra vita! Mosè dice che questo sentimento di sicurezza si rivelerà falso! Quindi pensare di essere al sicuro camminando per la propria strada e non quella di Dio, è un illusione! Non sei per niente al sicuro! Significa vivere nel deserto spirituale, non sperimentare la presenza di Dio, la Sua guida, nessun conforto, o assicurazione, e infine  il Suo giudizio! (Proverbi 16:25; Matteo 7:21-23).

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