lunedì 5 settembre 2016

Efesini 2:8-10: La natura della salvezza di Dio.

Efesini 2:8-10: La natura della salvezza di Dio.
Riguardo la grazia di Dio Joel R. Beeke scrive: “ Quelli che ricevono la grazia non sono solo dei peccatori indifesi che non la meritano, ma degli ostili ribelli con un cuore empio e dei pessimi trascorsi. Dio non è obbligato a essere benigno o misericordioso con loro: sono dei peccatori che meritano l’inferno. Ma in conformità alla propria natura, Dio mostra nei loro confronti un amore assolutamente immeritato: e quando ciò avviene, la loro vita cambia per sempre”.

Questa era la situazione dei cristiani di Efeso prima che diventassero cristiani: peccatori ostili ribelli a Dio (vv.1-3), ma Dio nella Sua grazia e misericordia li ha salvati (vv.4-7).
La salvezza per sola grazia di Dio, mediante la fede produce una nuova vita di obbedienza a Cristo (vv.8-10). 
Quando una persona è salvata da Dio cambia per sempre, come proprio la salvezza è per sempre, infatti dal momento in cui una persona viene salvata da Dio (vv.8-10) lo è per sempre come dimostrato da: “siete stati salvati” (sesōsmenoi-perfetto medio o passivo participio), questo verbo indica che la salvezza è completata, quindi non si può perdere.
Ora dal contesto vediamo che la salvezza è da una triplice schiavitù: peccato, mondo e diavolo e quindi dall’ira di Dio (vv.1-3; cfr. Matteo 1:21; Galati 1:4; Romani 5:8-10).


Iniziamo a vedere:
I IL PROCESSO DELLA SALVEZZA (v.8). 
Paolo afferma nel v.8: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede”.

“Infatti” (gar) serve a chiarire, o a confermare la natura della salvezza di Dio (vv.5-7), o introduce una deduzione o conclusione generale delle dichiarazioni precedenti.
Il discorso sulla salvezza per grazia interrotto al v.5, viene ora ripreso in una forma rinnovata e ampliata, soprattutto in relazione alla fede e alle opere. 

Quindi nel processo della salvezza vediamo:
A) La sorgente della salvezza (v.8).
Nel v.8 leggiamo: “Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede”.

“Per grazia” (tē chariti- dativo di causa) è la causa della salvezza, la sorgente.

La grazia è in enfasi come lo è “ciò non viene da voi” e “è il dono di Dio”.

Che cosa è la grazia?
La grazia è la disposizione benefica, di favore, gentilezza, di cura e aiuto verso qualcuno, indica favore non guadagnato, gratuito e immeritato. 
William Newman un cristiano del XIX secolo riguardo disse: “La grazia è il gratuito favore di Dio conferito a chi non è degno”.
La grazia è l’assolutamente libera espressione della gentilezza amorevole di Dio per i peccatori che meritano la Sua ira (v.3).
Quindi il fatto di dire che la grazia è immeritata indica che la grazia è un atto immenso del favore di Dio concesso a coloro che si trovano sotto la Sua giusta condanna perché trasgressori e peccatori attivi e ostili ribelli a Dio. 

La grazia è il favore gratuito di Dio, che dona gratuitamente e liberamente ai peccatori nonostante il loro demerito, è la benedizione di Dio nonostante i peccatori meritano la condanna e l’inferno!

Quindi la salvezza è qualcosa che ci viene interamente da parte di Dio, e questo non avviene perché in noi c’erano qualcosa che lo meritava: non c’era nulla come dice Paolo nei vv.1-5: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati)”.

L'insegnamento che vediamo in questo testo è: noi non abbiamo nessun diritto alcuno alla salvezza, noi non abbiamo niente per meritarci la salvezza di Dio!
Noi meritavano solo la punizione di Dio, l’inferno, ma per la Sua grazia Dio salva i peccatori (cfr. Matteo 25:41-46; Luca 16:19-31; Apocalisse 20:11-15).

Secondo gli standard di Dio, tutti gli uomini, compresi anche noi, per natura sono morti spiritualmente parlando, sono peccatori, amano questo mondo e seguono il diavolo, pertanto sono sotto la Sua ira.
Non c’è niente in noi per cui meritiamo la salvezza di Dio, ma Dio nella Sua grazia salva i peccatori mediante la fede.

Quindi nel processo della salvezza vediamo:
B) Lo strumento della salvezza (v.8). 
Nel v.8 troviamo ancora scritto: “Mediante la fede”.
La parola “fede” è il compagno inseparabile della parola “grazia” (Romani 3:22-25) e insieme le due espressioni sono in netto contrasto con ogni ipotesi di merito umano (v.9).

La fede è sempre in qualcosa o qualcuno, qui probabilmente è in Gesù Cristo (cfr. Efesini 1:13-15; 3:12,17).

“Mediante la fede” (dia pisteōs) indica il mezzo, lo strumento con cui una persona ha la salvezza.
Non significa che siamo salvati a motivo della nostra fede, ma mediante la fede. 
La fede non è la causa della salvezza! La grazia di Dio in Cristo è la causa della salvezza! 

Che cosa è la fede, allora? 
La fede è il canale, o lo strumento attraverso il quale la salvezza di Dio per la Sua grazia viene a me.

Se la grazia è la causa di Dio per la salvezza, la fede è il mezzo per appropriarci della salvezza, il mezzo con cui la grazia diventa efficace nella vita di una persona.

La fede non comporta alcun merito, non è una qualità, una virtù, non può mai essere visto come un’opera meritoria; infatti in connessione con la giustificazione la fede è contrapposta alle opere della legge mosaica (per esempio Romani 3:27-28; Galati 2:16; 3:2-5, 9, 10; cfr. Romani 4:2-5, 16; 5:1,9; 10:9–13). 

La fede è credere, essere convinti, aver fiducia, affidarsi, e include una risposta positiva, l’accettazione della rivelazione e della salvezza di Dio, la ricezione del peccatore alla chiamata di Dio.

La fede è un riconoscimento di chi è Gesù, un'ammissione del proprio peccato, il riconoscimento della propria debolezza, bisogno, impotenza nel salvarsi con le proprie forze, e un riconoscimento dell’opera di Gesù sulla croce -la Sua morte espiatoria e la Sua risurrezione (per esempio Romani 10:9-10).

La fede, quindi comporta l'abbandono di ogni tentativo di auto-salvarsi con i propri sforzi, o meriti ed è l'apertura fiduciosa a Dio, l’accettazione di quello che Dio ha fatto in Cristo per la salvezza, la volontà di ricevere i benefici che Dio vuole darci.

La fede è relazionale, descrive la dipendenza da un Dio che crediamo affidabile, degno di fiducia che mantiene le Sue promesse (cfr. Ebrei 11:6)

Vediamo ora:
C) La spiegazione riguardo la salvezza (v.8).
Paolo nel v. 8 dice ancora: “ E ciò non viene da voi; è il dono di Dio”.  
La congiunzione “e” spiega la natura della salvezza per grazia mediante la fede, serve ancora a indicare la causa, o la sorgente della salvezza: “E cioè non viene da voi, è il dono di Dio”.
Questa frase sottolinea l'iniziativa e l'attività divina.

Noi pensiamo che possiamo contribuire in qualche modo alla salvezza di Dio con i nostri meriti, ma come diceva William Temple: “L'unica cosa che un uomo può contribuire alla sua redenzione è il peccato da cui ha bisogno di essere redento”.
       
“Ciò” (touto) si riferisce a tutta la frase e cioè alla salvezza per grazia, mediante la fede, quindi la fede come la grazia è inclusa nella salvezza, è un dono di Dio.

Per timore che anche la fede possa essere erroneamente interpretata come il contributo dell'uomo alla sua salvezza, Paolo aggiunge subito che tutto è un dono di Dio, anche la fede! (cfr. 2 Pietro 1: 1, Filippesi 1:29; Atti 3:16; 18:27).

Quindi Paolo fa due dichiarazioni importanti per indicare che l’uomo riguardo la salvezza non ha nessun merito: “Ciò non viene da voi ed è un dono di Dio”.

Quindi:
(1) La causa della salvezza non è interna a noi. 
“Da voi” (ek humōn) denota l'origine, la causa, o la fonte, quindi “non viene da voi” (ouk ek humōn) esclude il rapporto che la causa della salvezza sia nelle persone.
La salvezza non proviene dai nostri sforzi, o meriti! 

Lo abbiamo visto già dai vv.1-4, ma è un argomento di tutto il Nuovo Testamento e cioè che siamo morti spiritualmente parlando.
Se una persona è morta nelle colpe e nei peccati (Efesini 2:1) e per natura figlio d'ira (Efesini 2:3) come può salvare se stesso?
Non c'è nulla dentro di noi che spinge Dio a sceglierci, o a salvarci, non c'è assolutamente nulla di buono che abbiamo fatto per catturare l'attenzione di Dio e a guadagnare il suo favore!

(2) La causa della salvezza è esterna a noi.
La salvezza di una persona morta spiritualmente parlando è un dono di Dio.
Siamo tutti peccatori e non c’è nessun giusto ci ricorda Paolo in Romani 3:10-12.
Eppure gli uomini continuano a cercare di piacere a Dio per il loro carattere e comportamento!
Così vediamo che la salvezza per grazia mediante la fede è il dono Dio (Dio- theou) in contrasto con “non viene da voi”.
La salvezza non ha la sua sorgente in noi, ma in Dio, e viene da Lui come un dono. 

“Dono” (dōron) si riferisce a un regalo, e non a un acquisto; è un dono gratuito senza denaro e senza prezzo; ciò che non sarebbe mai stato tuo, ma lo è per la generosità di Dio (cfr. Matteo 2:11; 5:23-24).

Quindi, la meravigliosa salvezza di Dio dalla schiavitù dei peccati, dalla morte e dall'ira di Dio è tutto per grazia, non ha origine all'interno di una persona perché è proprio dono di Dio!

Vediamo ora:
II IL PRODOTTO DELLA SALVEZZA (v.9).
Questo versetto fornisce un'ulteriore spiegazione al processo della salvezza. 
Paolo poteva già fermarsi con il versetto precedente quando dice che la salvezza è per grazia e non viene da voi e il dono di Dio, ma vuole evidenziare ancora di più e specificare che la salvezza è un dono per la grazia di Dio, è tutta l’opera di Dio!
Paolo esclude ancora ogni possibilità di salvarsi da se stessi.

Vediamo:
A) La specificazione (v.9).
(1) La specificazione riguardo il processo della salvezza (v.9).
Paolo al v. 9 afferma:“ Non è in virtù di opere”.
Paolo al fatto che siamo salvati per grazia mediante la fede e ciò non viene da voi; è il dono di Dio, aggiunge: “Non è in virtù di opere”.

“Di opere” (ex ergōn) indica la sorgente, la fonte, quindi Paolo specifica che la salvezza non è per le nostre opere!!

L'apostolo non specifica a che cosa si riferisce: "Opere" (ergōn).
Alcuni studiosi pensano che Paolo si riferisca alla legge mosaica (per esempio Romani 3:20, 28; Galati 2:16; 3:2-5,9,10).

Altri studiosi pensano che la legge mosaica è inclusa, ma non è limitata solo a questa perché la lettera è indirizzata soprattutto ai cristiani di origine pagana.
In questo senso “opere” si riferisce agli sforzi umani in generale (cfr. Tito 3:5), a qualsiasi atto mediante il quale una persona cerca di guadagnarsi il favore di Dio, la salvezza secondo i meriti umani.

La salvezza non si ottiene secondo la volontà, i desideri, i progetti, le prestazioni, la capacità, o le risorse umane, o qualsiasi sforzo per guadagnarsi l'approvazione di Dio. 
Parlando di elezione di Giacobbe e non di Esaù prima della loro nascita e prima che avessero fatto del bene e del male (Romani 9:11), Paolo in Romani 9:12 dice che non dipende da opere, ma da colui che chiama, e poi al v. 16 afferma: “Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia”.

L’appartenenza a una chiesa, il battesimo, comunione, cresima, fare beneficenza, e così via, non ci salvano!

Paolo parlando dell’elezione dei credenti afferma che grazia e opere si escludono.
Grazia e opere sono due cose opposte!
In Romani 11:6 leggiamo: “Ma se è per grazia, non è più per opere; altrimenti, la grazia non è più grazia”.
La salvezza è per grazia, allora non può essere basata su opere; se lo fosse, la grazia non sarebbe più grazia.
Dio sceglie sovranamente per riscattare coloro che Egli ha scelto liberamente, e lo ha fatto per la Sua grazia.

Se le opere avessero un ruolo nel guadagnare la salvezza, quindi, per definizione, la grazia sarebbe esclusa.
La salvezza non sarà più per grazia se cercassimo di averla con i nostri sforzi! 

L’elezione, quindi anche la salvezza, per grazia, esclude le opere, altrimenti grazia in quanto favore immeritato, non sarebbe più grazia se la salvezza fosse per i nostri meriti, o sforzi.
Se cerchi di pagare un regalo, non è più un regalo, ma una contrattazione!

(2) La specificazione riguardo il prodotto della salvezza (v.9).
Leggiamo ancora al v.9: “Affinché nessuno se ne vanti”.
Se la salvezza non è a causa dell’iniziativa umana, ma un dono di Dio (v.8), allora non si tratta di un premio per le buone azioni e dal momento che non c'è spazio per il merito umano, non ci può essere alcun motivo di vanto umano.

La salvezza non è una ricompensa per le cose buone che abbiamo fatto, o che faremo!
La salvezza non si tratta anche di un pagamento o di salario che è stato guadagnato per le cose buone che abbiamo fatto. 

“Affinché nessuno se ne vanti” è stato interpretato come scopo oppure come risultato, oppure di entrambi i significati, il risultato è inseparabile dallo scopo di Dio.
Comunque possiamo dire che la conseguenza della salvezza per grazia mediante la fede, essendo un dono di Dio, esclude ogni vanto umano!
“Se ne vanti” (kauchēsōntai aoristo medio congiuntivo) indica rivendicare il merito della salvezza, ed è un atteggiamento mentale che sta dietro le parole vanagloriose di chi mette fiducia nella propria natura umana.
Si tratta di arroganza, orgoglio spirituale, autocelebrazione, autocompiacimento, come il fariseo che pregava innalzando se stesso ed elencando ciò che faceva rivendicando così i suoi meriti davanti a Dio (Luca 18:9), cosa che non ha fatto Paolo Filippesi 3:3-11.

Chi si vanta non vuol vivere di ciò che riceve, ma di ciò che fa, o ha fatto, o conosce!

Il senso del tempo del verbo (ha un aspetto aoristo ingressivo) indica qualcosa come: “Nessuno può mai vantarsi!  Il vanto è escluso” (vedi anche Romani 3:27; 4:2).
Quindi il senso è: non c’è niente di cui qualcuno si possa vantare!

Una persona salvata non può vantarsi in se stesso, ma in Dio, o nel Signore dice diverse volte Paolo (Geremia 9:24; Romani 5:2,3,11; 1 Corinzi 1:26-31; 2 Corinzi 10:17; Filippesi 1:26; 3:3), o nella croce di Cristo (Galati 6:14).

Il vanto in se stessi perverte la verità e la dipendenza dell’uomo da Dio non dando così gloria a Dio, il nostro Creatore da cui dipendiamo.
Così il vanto nel Signore riflette il giusto riconoscimento del proprio status di dipendenza da Dio e il ruolo della grazia di Dio nella nostra vita. 

Quindi vediamo:
B) La motivazione per non vantarsi riguardo la salvezza (v.10).
È scritto al v.10: “Infatti siamo opera sua, essendo stati creati in Cristo Gesù”.
Vediamo ancora un altro motivo per cui la salvezza non ha origine umane o da opere umane, ma che siamo totalmente dipendenti dalla grazia e dall'attività sovrana di Dio,  e quindi non lascia spazio per il vanto umano.

Una ragione evidente per cui non esiste spazio per il vanto umano è:
(1) La salvezza è una nuova creazione di Dio.
Paolo afferma al v.10: “Infatti siamo opera sua”.
“Infatti” (gar) introduce una spiegazione, un chiarimento dei vv.8-9, quindi la motivazione, o la ragione per non vantarsi. 
“Infatti” introduce un ulteriore motivo per cui la salvezza non ha niente a che fare con lo sforzo umano.
La salvezza è dono di Dio e non per le opere, o per una nostra decisione, dal momento che siamo opera di Dio e dal momento che eravamo morti nelle colpe e nei peccati. 

“Sua” (autou) si riferisce a Dio, ed è enfatico, e serve a indicare che siamo opera di Dio e di nessun altro.

Per “opera” (poiēma) indica qualcosa che è fatto, creato.
In Romani 1:20 si riferisce alla creazione dell'universo (cfr. Genesi 1:1; Salmo 92:4; 143:5).
“Opera” nel greco classico è usato sia per indicare un’opera poetica, sia per l’opera di un artigiano, come la fabbricazione di una corona (cfr. Dio come Creatore è visto come l'abilità del vasaio nella creazione di un vaso Isaia 29:16). 

Una persona salvata da Dio è un capolavoro, un’opera d’arte di Dio!     
È possibile che Paolo abbia scelto questa parola per sottolineare un disegno abile e intelligente di Dio.

Con l’aggiunta: “Essendo stati creati in Cristo Gesù” “opera” indica la nuova nascita, o la nuova creazione spirituale di Dio (cfr. Giovanni 1:12-13; 3:3-5; 2 Corinzi 5:17;3:4-7; Galati 6:15; Efesini 2:15; 4:24).

L’umanità è stata creata una prima volta, ma a causa del peccato l’opera di Dio è stata rovinata, ora in Cristo Gesù vi è una ricreazione, una nuova creazione spirituale.
Naturalmente, tutti gli esseri umani sono creature di Dio, ma Paolo qui sta parlando dei cristiani come il prodotto dell’azione di Dio della nuova creazione in Cristo.

I cristiani sono opera di Dio (cfr. Romani 14:20; Filippesi 1:6). 
In Efesini 1:19 Paolo dice che la potenza di Dio opera per i credenti, qui Paolo dice che come nuove creature i credenti, sono l’opera di Dio, quindi della Sua potenza.

Noi vediamo ancora che il cristiano è la creazione di Dio quando Paolo afferma: “Essendo stati creati”.
“Essendo stati creati” (ktisthentes- aoristo passivo participio) indica che l’attività di creazione appartiene solo a Dio (cfr. Matteo 19:4; Marco 13:19; Romani 1:25; Efesini 3:9; Colossesi 1:16; 3:10; Apocalisse 4:11), e Dio ha creato qualcosa che prima non esisteva.

Questa creazione non il risultato dell’opera umana (voce passiva del verbo- il credente è il ricevente, subisce l’azione di Dio) non è semplicemente la naturale evoluzione del creato, è una nuova creazione per causa di Dio (cfr. 2 Corinzi 5:17; Galati 6:14).

Come per la prima nascita fisica un cristiano non ha fatto nulla, non ha contribuito per la sua creazione (Salmo 100:4), così per la seconda nascita, o nuova nascita non ha fatto nulla, ha fatto tutto Dio! Entrambe le creazioni sono opera di Dio
Dio ci ha fatti nascere di nuovo, Dio ci ha ricreato e non noi!
Questo è un altro modo per dire la stessa verità del v.8 e cioè che la salvezza è un dono di Dio.
Essere salvati significa essere creati di nuovo da Dio! (cfr. Giovanni 3:3-5,16).

Come accennato prima, la creazione di Dio è: 
(2) La nuova creazione in Gesù Cristo.
Nel v.10 leggiamo ancora: “Essendo stati creati in Cristo Gesù”.

 “In Cristo” è stato interpretato con il significato di unione, mezzo, o strumentale, ma anche sfera, o locazione dove avviene la nuova creazione.

Noi siamo stati creati “in Cristo Gesù” perché senza di lui non c’è nulla (Colossesi 1:16); non siamo nulla (Efesini 1:1-4), e non possiamo fare nulla (Giovanni 15:5). 
Non c’è salvezza e non ci sono frutti senza Gesù Cristo!

La domanda allora è: se la salvezza non è per opere, allora possiamo comportarci come ci pare? Che ne è dell’etica?
Paolo anche in altri scritti del Nuovo Testamento non si oppone alle buone azioni, all’obbedienza e quindi alla santificazione (per esempio Romani 6; 15:18; Tito 2:14).
Paolo con il v. 10 vuole chiarire il ruolo delle opere buone, vuole sgomberare dalle menti possibili fraintendimenti e quindi la possibile accusa, o incoraggiamento al libertinismo.

Così vediamo:
III IL PROPOSITO DELLA SALVEZZA (v.10).
Nel v.10 è scritto: “Per fare le opere buone, che Dio ha precedentemente preparate affinché le pratichiamo”.

Se i vv.8-9 sono i più conosciuti della Bibbia, il v.10 certamente è tra i più trascurati, dimenticati, fastidiosi.
Paolo impedisce qualsiasi malinteso che la natura grazia della salvezza implica che i credenti potrebbero comportarsi come gli pare a loro, quindi fare anche il male (Romani 3:8; 6:1, 15).

“Per” (epi) secondo alcuni studiosi evidenzia uno scopo, o un obbiettivo da raggiungere. Il proposito della salvezza di Dio sono le opere buone.
Dio ci ha creati in Cristo Gesù affinché pratichiamo le opere buone.
Noi non siamo salvati per le buone opere, ma per fare le buone opere.
Le buone opere non sono la causa, o il principio della salvezza, ma il fine, lo scopo.

Mentre altri dicono che “per” indica il risultato della nuova nascita: Dio ci ha creati in Cristo Gesù per creare in noi la capacità che viene da Dio e l'obbligo da parte nostra di accettare e di eseguire queste opere buone.
Quindi le opere buone opere sono una caratteristica inscindibile o condizione della vita rigenerato, sono una condizione inseparabile della nuova vita in Cristo.

Altri studiosi interpretano che le opere buone sono sia l’obbiettivo e sia il risultato della nuova nascita, quindi della salvezza.
La salvezza di Dio non si ottiene con le buone opere, ma si traduce in opere buone, secondo il Suo proposito.
L’apostolo Paolo non mette da parte le opere buone (cfr. Tito 2:14; 3:8)   

Ma a che cosa si riferiscono qui le opere buone? (ergois agathois).
C’è chi dice che si riferiscano ai compiti relativi alla sfera particolare in cui serviamo Dio, le attività che sono progettate per noi e per il quale siamo stati progettati.

Altri pensano che si riferisca in termini generali che riguardano una vita santa.
Le opere buone sono il frutto della nuova nascita, della rigenerazione, si riferisce ai pensieri, alle parole e alle azioni attraverso le quali la giustizia e la santità della vita nuova si manifestano.
C’è chi interpreta che si riferiscano anche agli atti di amore, misericordia, e aiuto concreto a coloro che hanno bisogno.
Le opere buone riflettono il carattere e l'azione di Dio stesso (cfr. Marco 10:18; Luca 18:19; Efesini 4:20-24; Colossesi 3:9-10).
Secondo diversi studiosi Paolo farà le implicazioni verranno riprese e amplificate nella sezione esortativa della lettera (Efesini 4:17-6:20).

Altri dicono sia per essere santi e sia per fare le cose particolari che Dio ha progettato per ognuno di noi.

Ciò che noi vediamo è:
A) Le opere buone sono una prova che siamo nati di nuovo, che siamo salvati.
Abbiamo detto prima che “opere buone” oltre a essere l’obbiettivo della salvezza sono anche il risultato.
Anche se non hanno alcuna parte per avere la salvezza, non sono la ragione della salvezza, le buone opere hanno molto a che fare con il vivere la salvezza.
Non ci sono opere buone in grado di produrre la salvezza, ma chi è salvato farà buone opere!

Chi è nato di nuovo avrà un carattere e un comportamento coerente con la nuova nascita!!
Quindi le buone opere sono indispensabili per la salvezza, non come causa, o mezzo, ma come sua conseguenza, risultato e prova.
Le opere buone sono prove di vera salvezza. 
Come dice Giacomo la fede senza le opere è morta, senza valore (Giacomo 2: 14-26).

Lo stesso potere che ci creati in Cristo nuova nascita ci dà la forza di fare le buone opere per le quali Egli ci ha salvati (Giovanni 15:1-8).

Dio ci rende cristiani in modo che noi possiamo fare opere buone. 
Non è una questione di buone opere che portano al cristianesimo, ma il cristianesimo che porta a buone opere.

B) Le opere buone sono state preparate precedentemente da Dio (v.10).
Il v.10 ci dice ancora: “Che Dio ha precedentemente preparate”.
Questa frase, che conclude il verso, sottolinea sia l'importanza e l'origine divina di queste buone opere.

Paolo continua a sottolineare l'iniziativa della grazia di Dio, infatti dice: “Precedentemente preparate” (proētoimasen- aoristo attivo indicativo), questo significa che Dio le ha preparate in anticipo, progettate prima, le ha pianificate.

Questa parola (proetoimazō) era usato per riferirsi alla preparazione da parte di qualcosa, come una "cena preparata in precedenza", oppure le accuse in un caso legale "preparate in anticipo".
Nel suo unico altro uso nel Nuovo Testamento si riferisce agli eletti, ai vasi di misericordia che Dio aveva già prima preparati per la gloria (Romani 9:23). 

Questi versi rendono chiaro che c’è un piano di Dio in corso per te!

Quando Dio ha preparate in anticipo le opere buone per il presente? 
Molto probabilmente prima della creazione del mondo, quindi risale all’eternità in riferimento ai Suoi decreti come per l’elezione delle persone per la gloria eterna (cfr. Romani 9:23; Efesini 1:4-5,11-12; 2:6-7; 1 Pietro 1:3-5).

Le buone opere nella vita del credente non sono incidentali o facoltative, sono il risultato necessario di coloro che Dio ha scelto perché le ha preparate per loro!
Il pensiero di 2:10 è che le buone opere erano già pronte, prima di salvarli!

Le buone opere che il popolo di Dio ha fatto, fa e farà, sono state tutte pianificate fin dall'inizio del mondo, così come la benedizione del popolo di Dio e il suo piano per l'universo (Efesini 1:11; cfr. Isaia 46:10; Atti 15:16-18).
Pertanto, anche quando i credenti camminano in modo degno della vocazione con cui sono stati chiamati (Efesini 4:1; cfr. Filippesi 2:13), non hanno nulla di cui vantarsi davanti a Dio

Non solo la loro accoglienza iniziale della salvezza, ma l'intera vita dei credenti, tra cui la loro attività etica pratica, deve essere visto come parte del disegno di Dio.
La grazia di Dio è dall’inizio alla fine!

Anche le buone opere sono un dono della grazia di Dio, e quindi non abbiamo merito perché non derivano dal credente stesso: Dio è la causa delle buone azioni compiute dai credenti, pertanto non ci dobbiamo vantare.

Le buone opere sono state prescritte e adattate a noi in modo che le possiamo praticare.

Quindi:
C) Le opere buone devono essere praticate (v.10).
Leggiamo ancora al v.10: “Affinché le pratichiamo”.
“Affinché” (hina) indica lo scopo delle buone opere preparate da Dio per noi.

“Le pratichiamo” (en autois peripatēsōmen - aoristo attivo congiuntivo) è “in esse camminiamo”, e indica la sfera, o il luogo del nostro modo di vivere del nostro comportamento (Efesini 4:1,17; 5:2,8,15).

Secondo studiosi, il tempo del verbo del verbo (aoristo ingressivo) esprime la condotta che contrasta comportamenti precedenti, il riferimento è ai vv.1-3 dove si parla che da non-credenti il comportamento degli Efesini era peccaminoso, ora in Cristo non è più così!

La voce attiva del verbo “pratichiamo” richiama al nostro impegno, quindi il fatto che Dio abbia preparato le buone opere non significa che non siamo responsabili delle nostre azioni: Dio ci richiama all’azione secondo la Sua volontà.

CONCLUSIONE. 
John Newton disse: “Quando arriverò in cielo vedrò tre meraviglie lì. La prima meraviglia sarà vedere molte persone là che io non mi aspettavo di vedere; la seconda meraviglia sarà quello di non vedere tante persone che mi aspettavo di vedere; e la terza e più grande meraviglia di tutti sarà quello di trovare me stesso là “.
Tu ci sarai in cielo? O starai all’inferno?

Noi abbiamo tre aspetti importanti riguardo la natura della salvezza.
In primo luogo:
1) Dio salva da una triplice schiavitù e dalla Sua ira.
Tutta l'umanità è incatenata da tre schiavitù: peccato, mondo e diavolo, e quindi dalla Sua ira.
Dio salva per la Sua grazia in Gesù Cristo (vv.5,6,7,10; cfr. Giovanni 3:16).
Paolo vuole che abbiamo chiaro nella nostra mente che la salvezza è interamente opera di Dio, è un dono anche le fede, non è per le opere!

Anche se molti sistemi religiosi di tutto il mondo credano nell'importanza delle buone azioni per meritare una qualche forma di favore dalla divinità, Paolo ripudia ogni tentativo di meritare il favore di Dio con i propri sforzi; egli attribuisce la salvezza completamente alla grazia di Dio. 
In quanto morti nelle colpe e nei peccati noi possiamo salvarci da noi stessi! Un morto non può salvarsi!
L'opera di salvezza appartiene solo a Dio, che concede la salvezza come un dono gratuito e non sulla base dello sforzo umano, di conseguenza non c’è spazio per il vanto.
La salvezza è esclusivamente un dono di Dio, questo significa che segna la fine della gloria umana!

Tendiamo a pensare che la grazia è solo per la salvezza, quindi per l’inizio della vita cristiana, ma dobbiamo sempre ricordare che la grazia è anche fino alla nostra morte!
Non possiamo pensare di guadagnarci il favore di Dio con i nostri sforzi perché Dio ci accetta per la Sua grazia in Cristo sempre! 
Perciò non cercare di guadagnarti il favore di Dio con le tue opere anche dopo che ti ha salvato!

2) La salvezza è un dono di Dio, così anche le opere buone.
Le opere buone sono una conseguenza, o una prova della salvezza.
Dio ha preparato le opere affinché le pratichiamo.
Quindi anche le buone opere sono un dono di Dio, e questo significa che non dobbiamo ugualmente vantarci davanti a Dio e agli altri se abbiamo fatto una buona azione, o se ci comportiamo secondo gli standard di Dio!
Dovremmo dare la gloria a Dio!

Inoltre non abbiamo scuse nel non fare le buone opere perché Dio ci fatti essere una nuova persona, la sua potenza è in noi e lui le ha preparate in un modo che le possiamo praticare!
Benché non siamo salvati per le opere buone, Dio vuole che viviamo una vita virtuosa.
Dio ha reso possibile, e si aspetta, che pratichiamo le buone opere.
Lui ci ha resi liberi dal peccato, dal mondo e dal diavolo e ha pure preparato per noi le buone opere!
Le buone opere nella vita cristiana non sono una componente opzionale della vita cristiana!

3) La salvezza è certa e non la possiamo perdere.
Una volta che Dio salva lo fa per sempre! 
Questo lo abbiamo visto dal verbo che Paolo usa, ma lo vediamo dai vari passi della Bibbia (alcuni esempi Giovanni 10:28-30; Romani 8:28-39; 1 Corinzi 1:9; Filippesi 1:6).

Non possiamo che essere sereni e confortati da queste verità, ma anche responsabilizzati e motivati a consacrarci ancor di più a Dio, ad amarlo e a servirlo con cuore grato.