martedì 26 luglio 2016

L’autocontrollo (Galati 5:22).

L’autocontrollo (Galati 5:22).
L'autocontrollo è gradito a Dio (Geremia 14:10).
L’autocontrollo è il segno di una persona saggia dice Proverbi 29:11; è un aspetto del carattere cristiano, frutto dello Spirito Santo; che dobbiamo ricercare (2 Pietro 1:6; cfr. Atti 24:25; 1 Corinzi 7:5; 1 Tessalonicesi 5:4-7; 1 Timoteo 3:2; 2 Timoteo 3:2-4; Tito 1:8; 2:2,5-6,11-12).

Perdere l’autocontrollo ti lascia impotente come una città senza un muro di protezione! (cfr. Proverbi 21:22). 

In Proverbi 25:28 leggiamo: “ L'uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura” .

Una persona che non riesce a tenere sotto controllo le sue passioni, o le sue emozioni è vulnerabile come una città senza mura, quindi senza difesa, non protetta si espone facilmente agli attacchi dei nemici.
Nei tempi antichi le mura di una città erano la sua principale difesa, senza, la città era facile conquista dei suoi nemici, e quindi vulnerabile a tutti i tipi di scelleratezza, anche alla morte.


L'autocontrollo è un muro del credente di difesa contro i desideri peccaminosi, o passioni disordinate che fanno la guerra contro l’anima (Giacomo 1:13-14; 1 Pietro 2:11).

Che cos’è l’autocontrollo?
L'autocontrollo (enkrateia) è il controllo di se stessi, il governo salutare dei propri desideri, impulsi, passioni, pensieri, emozioni, parole, azioni, quindi il dare le giuste priorità.
Chi ha autocontrollo è in grado di dire “no”, di comandare, di rifiutare tutto ciò che non glorifica Dio.
Chi ha autocontrollo è in grado di trattenersi a differenza di quelli che sono dominati dai desideri della natura umana.

L'autocontrollo indica la forza di carattere, è l'esercizio di forza interiore sotto la direzione del buon senso che ci permette di fare, pensare, reagire e dire le cose che sono gradite a Dio.

Dal momento che la grazia di autocontrollo colpisce tanti aspetti della nostra vita, ci concentreremo su tre aspetti: corpo, pensieri ed emozioni.

Cominciamo con:
I L’AUTOCONTROLLO CORPORALE. 
Dal contesto vediamo che Paolo parla delle opere della carne e poi del frutto dello Spirito Santo (Galati 5:19-21).
Le opere della carne si manifestano anche con il corpo, il peccato si compie con il corpo, quindi dobbiamo controllare il nostro corpo.  

Dio fornisce abbondantemente ogni cosa perché ne godiamo dice Paolo a Timoteo (1 Timoteo 6:17; Ecclesiaste 5:19-20).
Anche le cose consentite da Dio, come per esempio il mangiare, o il sesso, non devono dominarci, non devono diventare padroni del nostro corpo.

Noi siamo chiamati alla:
A) Riflessione. 
Paolo in 1 Corinzi 6:12 parlando di autocontrollo afferma: “ Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla”.

La dichiarazione: “Ogni cosa è lecita” probabilmente a Corinto era un detto comune, uno slogan e Paolo lo usa per presentare una verità importante per tutti, oppure i cristiani avevano frainteso l’insegnamento di Paolo riguardo la libertà che si ha in Gesù Cristo confondendola con la libertà di peccare.

Come molte persone oggi, i cristiani di Corinto razionalizzavano i loro peccati, erano abili a dare buone ragioni quando facevano azioni sbagliate.
Quando vogliamo veramente fare qualcosa, non è difficile trovare un modo per giustificarlo.

Paolo allo slogan: “Ogni cosa è lecita” contrappone due verità: la prima è il criterio dell’utilità.
Anche se alcune azioni non sono peccato in sé, non sono utili perché possono controllare la vita dei credenti e portarci lontano da Dio. 

Qualsiasi cosa che non sia utile per il mio progresso spirituale, o che non rafforza la mia fede e la mia comunione con Dio, io non la devo fare.

La seconda verità che contrappone Paolo è che una libertà che crea dipendenza da qualcosa o qualcuno non è vera libertà.
La vera libertà non è il permesso di fare tutto, ma dal non essere schiavi di nulla. 

“Io non mi lascerò dominare da nulla”, è in enfasi: “Non io sarò dominato”.
Paolo non permetteva a se stesso di cadere sotto il dominio di qualcuno, o qualcosa. 
Questo vale per tutti i cristiani.

Dobbiamo stare attenti a pensare che siamo liberi di peccare tanto Gesù ci perdona!
Gesù ci ha resi liberi, ma la libertà non deve essere un’occasione per vivere secondo la carne, il peccato (Galati 5:1,13).

Inoltre riguardo la libertà, la libertà non è solo la libertà da qualcosa, ma è anche per qualcuno, cioè siamo liberi dal peccato per appartenere a Dio e vivere come Lui vuole!

Non siamo liberi in termini di autodeterminazione o di interesse personale.
Il nostro corpo è del Signore che lo ha comprato a caro prezzo (1 Corinzi 6:19-20; 7:22-23; 9:19; Romani 14: 8).
Quindi nessuna azione può essere legittima se contraria alla volontà di Dio!

Pertanto ogni azione che facciamo, o che vorremmo fare è importante porsi le domande: è utile per la mia vita cristiana, o quella degli altri? 
Ha un effetto dannoso sulla chiesa e sui non credenti? 
Mi rende schiavo?

Noi siamo chiamati alla:
B) Consacrazione.
Così leggiamo ancora riguardo l’autocontrollo del corpo 1 Corinzi 9:24-27: “ Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo.  Chiunque fa l'atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l'aria; anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato”.

Paolo trae illustrazioni dalle gare sportive che si svolgevano in Grecia: i Giochi Olimpici e i Giochi Istmici, quindi i Corinzi sapevano di cosa stesse parlando Paolo.
Paolo paragona i cristiani agli atleti che devono essere sottoposti a una formazione rigorosa al fine di competere come un corridore o come pugile. 

(1) In primo luogo nella corsa, l’atleta guarda al premio.
In una gara non ci può che essere un solo vincitore, e i partecipanti corrono cercando di vincere, cioè si sforzano al massimo per il premio.
Il corridore non corre in modo incerto (v.26), a singhiozzo, o in un modo tortuoso, corre dritto verso la meta per vincere il premio.
Così il cristiano nella sua vita darà il massimo, tutte le sue energie, il meglio di sé per il premio (brabeion) che Dio gli darà (cfr. Filippesi 3:14).
Paolo non dice specificatamente quale premio Dio abbia in mente per il cristiano, sappiamo che dice al v.25 “corona incorruttibile”, quindi ha a che fare con qualcosa di eterno, indistruttibile, che dura per sempre (cfr. Romani 1:23; 1 Corinzi 15:52; 1 Pietro 1:4).

(2) In secondo luogo l’atleta è temperato in ogni cosa pur di vincere.
L’atleta (agōnizomai, da cui deriva il verbo agonizzare), si sforza al massimo, è temperato in ogni cosa per vincere una corona (di pino, o di olivo) corruttibile, così anche il pugile non darà pugni a vuoto.

Il punto della metafora è l’importanza di avere auto-disciplina per vincere il premio, l'atleta mantiene il corpo e la mente concentrata su questo obiettivo.

Paolo esorta i Corinzi a prendere la loro vita spirituale sul serio, a non essere superficiali, lassisti nella loro ricerca spirituale, ma di seguire il suo esempio.

L’atleta è temperato (enkrateuetai-presente indicativo medio) in ogni cosa indica che gli atleti si sottopongono a una seria e diligente preparazione e si autocontrollano ogni giorno in tutto (per esempio una dieta rigorosa) per stare in forma.

“Temperato” indica mantenere le proprie emozioni, impulsi, desideri e azioni sotto controllo, indica il controllo di sé, e implica resistenza, abnegazione e astinenza.

Il cristiano è come un corridore e come un pugile che ha un obbiettivo, uno scopo ben preciso e quindi tutte le sue energie sono concentrate per raggiungerlo. 

Al cristiano sarà data una corona incorruttibile, al contrario dell’atleta di questo mondo che riceveva una corona corruttibile.
Questa metafora ha lo scopo di imprimere sui credenti che l'obiettivo, essendo di natura eterna, ha un valore più importante delle cose terrene, e dovrebbe influenzare il loro modo di vivere nel presente.

Il suo punto è: se gli atleti si disciplinano con una formazione rigorosa per prepararsi a vincere una corona corruttibile, quanto più i cristiani dovrebbero disciplinarsi per vincere una corona incorruttibile.

Il contrasto è chiaro, a proposito Leon Morris dice: “La stregua abnegazione dell’atleta durante l’allenamento per ottenere quell’effimero premio, costituisce un rimprovero per tutti coloro che sono tiepidi e pigri nel servizio cristiano” 

Paolo afferma ancora l’importanza dell’autodisciplina, l’atleta tratta duramente il corpo e lo controlla, lo riduce in schiavitù.

Noi stessi abbiamo bisogno di essere imbrigliati per servire Dio, perché per natura tendiamo a obbedire al peccato, a volere una vita comoda, facile, a godere dei piaceri, quindi a sopportare privazioni e sofferenze.

 “Tratto duramente” (hupōpiazō- presente attivo indicativo) era un verbo usato in riferimento al pugilato e letteralmente significa “fare un occhio nero a qualcuno”

Paolo trattava duramente il suo corpo, significa che lo controllava, si auto-disciplinava.   
“Riduco in schiavitù” (doulagōgō-presente attivo indicativo) il corpo indica tenere a freno, vincere e sottomettere il mezzo con cui il peccato si manifesta e lo ha usato per servire Dio nel proclamare il Vangelo.

Lo scopo è per non essere squalificato (adokimos), cioè non resistere alla prova, oppure si riferisce come all’atleta che è stato squalificato perché non ha osservato le regole.
Paolo non ha in mente la perdita della salvezza futura, ma del premio, una perdita di encomio di Cristo a causa di un servizio insoddisfacente, di una mancanza di fedeltà (1 Corinzi 3:12-15; Romani 14:10-12; 2 Corinzi 5:9-10; per qualificati cfr. Romani 14:18; 16:10; 2 Corinzi 10:18; 13: 7; 2 Timoteo 2:15), oppure può avere in mente la perdita del ministero della predicazione.

Comunque Paolo ha in mente la coerenza del suo comportamento al messaggio che predicava.
Paolo non voleva trascorrere la sua vita a predicare i requisiti per gli altri e poi essere squalificato perché non li aveva lui stesso.
Paolo non solo ha predicato il messaggio del Vangelo e ha incoraggiato i credenti all’ auto-disciplina e all’abnegazione, ha anche praticato quello che predicava, viveva secondo il Vangelo.

Ci sono almeno tre aree dove noi dobbiamo avere autocontrollo del corpo.
1) Noi dobbiamo avere autocontrollo sul cibo e le bevande.
Nella chiesa si parla molto contro il danno dell’alcool, e del fumo, quindi delle droghe, ma poco del danno del cibo, delle abbuffate. 
Molti cristiani che condannano e non bevono un bicchiere di vino, o non fumano, non hanno problemi ad abbuffarsi.
Eppure la Bibbia condanna tale comportamento.
Proverbi 23:20-21 ci avverte: “Non essere di quelli che sono bevitori di vino, che sono ghiotti mangiatori di carne; perché l'ubriacone e il goloso impoveriranno e i dormiglioni andranno vestiti di cenci”. (cfr. Proverbi 28:7).
In questi versetti vediamo un monito contro il bere e il mangiare eccessivo, contro i golosi (Romani 13:13; 1 Pietro 4:3).

Dio ci ha benedetti riempiendo il mondo di ogni sorta di cibo delizioso, nutriente e piacevole, dobbiamo onorare la creazione di Dio godendo di questi cibi e mangiandone, però in modo sobrio. 

Dio ci chiede di controllare i nostri appetiti piuttosto che lasciare che essi controllino noi.
Dobbiamo ricordare che anche il nostro mangiare e bere deve essere fatto per la gloria di Dio (1 Corinzi 10:31).

2) In secondo luogo dobbiamo avere autocontrollo sulla pigrizia.
La Bibbia condanna la pigrizia per esempio Proverbi 6:9-11 dice: “Fino a quando, o pigro, te ne starai coricato? Quando ti sveglierai dal tuo sonno? Dormire un po', sonnecchiare un po', incrociare un po'le mani per riposare...  La tua povertà verrà come un ladro, la tua miseria, come un uomo armato”. (Proverbi 10:4-5,26; 12:24, 27; 13:4; 14:23; 15:19; 18:9; 19:15, 24; 20:4, 13; 21:25, 26; 23:21; 24:30, 31, 33, 34; 26:13; 26:14–16; Ecclesiaste 10:18; Matteo 25:26-27; 2 Tessalonicesi 3:10-11; 1 Timoteo 5:13).

Chi è pigro è sulla strada della rovina, sta andando verso il precipizio.
Ora si è pigri riguardo il lavoro secolare, ma anche riguardo il servizio spirituale.
Una persona per esempio è pigra a svegliarsi presto la mattina per andare a lavoro, e c’è chi lo è per alzarsi presto la mattina per pregare e leggere la Bibbia (Marco 1:35).

Siamo chiamati a disciplinare il nostro corpo per fare ciò che a volte non si vuole fare e che Dio vuole che facciamo.
Dio vuole che siamo zelanti, vuole che lo serviamo e servire Dio costa sacrificio.
In Romani 12:11 è scritto: “Quanto allo zelo, non siate pigri; siate ferventi nello spirito, servite il Signore”.

C’è da dire questo, però: ci sono cristiani che hanno imparato l'autocontrollo di alzarsi la mattina presto per avere comunione con Dio, ma che non hanno imparato l'autocontrollo di prendersi cura dei loro corpi nel riposarsi, Dio vuole anche questo (Marco 6:31).
Entrambi i gruppi hanno bisogno di imparare l-auto-controllo del proprio corpo.

3) In terzo luogo noi dobbiamo avere autocontrollo sul sesso.
Lo standard di Dio per l'auto-controllo sessuale è l'astinenza assoluta al di fuori del rapporto matrimoniale. 
L'auto-controllo è la capacità di rimanere entro limiti di Dio, e riguardo l'attività sessuale, questa è limitata strettamente al matrimonio.

Ma la società ci dice che l'attività sessuale prematrimoniale o extraconiugale oggi va bene fintanto che non è emotivamente dannoso.

La Bibbia è categorica: il sesso al di fuori del matrimonio è peccato!
Il sesso senza essere sposati è peccato di fornicazione (1 Corinzi 6:12-18; 7:1-2; 1 Tessalonicesi 4:1-5).

Il sesso con persone sposate è peccato di adulterio (Esodo 20:14; Deuteronomio 5:18; 22:22; 1 Corinzi 6:10)

Il sesso con lo stesso sesso è peccato di omosessualità (Genesi 19:5; Levitico 18:22; 20:13; Romani 1:24-27).

Vediamo ora:
II L’AUTOCONTROLLO MENTALE.
C. H. Spurgeon scrisse: “Dio non vivrà nel salotto del nostro cuore, se intratteniamo il diavolo nella cantina dei nostri pensieri”.

Noi dobbiamo esercitare l'autocontrollo, non solo riguardo il corpo fisico, ma anche quello mentale.
Dio conosce tutti i nostri pensieri, non possiamo nasconderglieli (Salmo 139:2-4; Proverbi 15:11; Ebrei 4:13).
Il cristiano che teme Dio, controlla i suoi pensieri, non a causa di ciò che potrebbero pensare gli altri, ma a causa di ciò che pensa Dio.

Noi:
A) Dobbiamo vigilare.
Gesù dice: “Voi avete udito che fu detto: ‘Non commettere adulterio’. Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore” (Matteo 5:27-28).
Uno sguardo può diventare rapidamente un pensiero impuro.
Le porte per la nostra vita di pensiero sono principalmente i nostri occhi e le nostre orecchie.
Quello che vediamo, leggiamo o sentiamo determina in gran parte quello che pensiamo. 
Purtroppo in questa società siamo bombardati da immagini e parole che possono farci cadere in peccato, dobbiamo essere vigilanti contro la tentazione.
Dovremmo evitare programmi televisivi, siti internet, articoli di riviste o quotidiani, pubblicità, e conversazioni che suscitano pensieri peccaminosi  (1 Timoteo 6:11). 

Noi dobbiamo predisporre pertanto la nostra mente all’azione ed essere sobri.
In 1 Pietro 1:13 leggiamo: “Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all'azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesù Cristo”.

Predisporre la mente all’azione letteralmente è cingersi i fianchi della vostra mente. Cosa significa? Nell’antichità orientale anche gli uomini vestivano con vesti lunghe, ora per camminare, o per correre, o per fare attività faticose in modo risoluto, tiravano su le vesti e li legavano attorno alla vita per non inciampare.
Quindi ciò che vuole dire Pietro è di essere determinati mentalmente all’azione nella lotta contro il peccato (vv.14-16).

“State sobri” (nēphontes-presente attivo participio) dice Pietro, non lasciamo che la mente sia negligente, pigra, abbassi la guardia o vaghi in peccati mentali (cfr. 1 Pietro 4:7; 5:8).
A riguardo John MacArthur afferma: “La sobrietà spirituale comporta fermezza, autocontrollo, lucidità mentale e prontezza morale. Il credente sobrio sa riconoscere le giuste priorità e non si lascia inebriare dalle molteplici lusinghe del mondo”.
Dobbiamo stare attenti, dobbiamo vigilare!

Noi:
B) Dobbiamo valutare.
La migliore guida per valutare il controllo dei nostri pensieri è quello dato da Paolo in Filippesi 4:8 dice: “Quindi, fratelli, tutte le cose vere, tutte le cose onorevoli, tutte le cose giuste, tutte le cose pure, tutte le cose amabili, tutte le cose di buona fama, quelle in cui è qualche virtù e qualche lode, siano oggetto dei vostri pensieri”.

Questo versetto è un'esortazione generale per la qualità della condotta cristiana. 
Paolo chiarisce che una vita cristiana fedele richiede l'adempimento di tutte le virtù cristiane, non solo uno. 
Paolo è arrivato al culmine del suo insegnamento sulla stabilità spirituale. 
La stabilità spirituale è il risultato di come una persona pensa.
Lo sviluppo di una mente e carattere cristiano richiede una vita di discernimento e disciplina di pensiero.
L'autocontrollo dei nostri pensieri, non è solo il filtrare i pensieri peccaminosi, ma è anche pensare ciò che è buono e gradito a Dio.

I credenti devono disciplinarsi a pensare secondo queste virtù spirituali: cose vere, onorevoli, giuste, pure, amabili, di buona fama, di virtù e lode!

“Siano oggetto dei vostri pensieri” (logizesthe-presente medio o passivo imperativo) indica fare un'attenta riflessione su una questione, pensare, considerare, lasciare che la mente si soffermi sopra, ci si concentri.

L’esortazione “siano oggetto dei vostri pensieri” non si riferisce tanto a una valutazione critica della cultura pagana e dei suoi standard di moralità, ma Paolo vuole che il credente prenda in seria considerazione, o faccia una riflessione profonda, o ci si concentri su queste caratteristiche positive in modo tale che la sua condotta sarà plasmata da queste.
Quindi lo scopo ultimo è di lasciare che queste caratteristiche lo guidano in buone azioni.

Da quello che pensiamo siamo e saranno le nostre azioni! (cfr. Proverbi 6:23; 23:7; Marco 7:20-23; Filippesi 4:9).
Tutto il nostro comportamento inizia nella nostra mente. 
Come pensiamo determina il modo in cui agiamo.

È nei nostri pensieri che le nostre azioni peccaminose cominciano, una volta piantati mettono le loro radici e ci invogliano a peccare.
Jerry Bridges scrive: “Le nostre menti sono serre mentali dove i pensieri illeciti, una volta piantati, sono nutriti e abbeverati, prima di essere trapiantati nel mondo reale delle azioni illecite. Le persone raramente cadono improvvisamente nell’ingordigia o nell’immoralità. Queste azioni vengono assaporate nella mente a lungo prima di essere godute nella realtà. La vita di pensiero, allora, è la nostra prima linea di difesa nella battaglia di autocontrollo”.

Noi:
C) Dobbiamo vincere.
In 2 Corinzi 10:3-5 leggiamo: “In realtà, sebbene viviamo nella carne, non combattiamo secondo la carne;  infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo”.

Paolo usa una metafora militare per indicare che c’è una guerra spirituale tra le forze di Dio e quelle di Satana, e che un cristiano deve affrontare e la deve affrontare con armi spirituali messe a disposizione dallo Spirito Santo come per esempio la parola di Dio, la preghiera e la fede (Efesini 6:13-19).

Il conflitto in termini di guerra spirituale non è contro le persone in quanto tali ma contro modelli di pensiero, filosofie, le teorie, argomentazioni, e così via.

Lo scopo è di distruggere le fortezze, cioè i ragionamenti e tutto ciò che si eleva al di sopra la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a sottometterlo a Gesù Cristo.

La mente è la sede della ribellione dell'uomo contro Dio; è dove si afferma il suo desiderio di autonomia, il suo desiderio di dare conto solo a se stesso.

Anche se il contesto immediato si riferiva ai pensieri dei suoi avversari di Corinto, o più in generale ai non cristiani con le loro argomentazioni filosofiche, astuzie, o pretese intellettuali che non si sottomettono a Dio, sistemi di pensiero contro Dio e la verità del Vangelo, può essere fatta un’applicazione per il controllo dei nostri pensieri che comunque non onorano Dio. 

Con l’aiuto dello Spirito Santo (cfr. Zaccaria 4:6), e le armi spirituali che Dio ci mette a disposizione (la verità della Parola di Dio, la preghiera e le fede), possiamo controllare quei pensieri che non sono accettabili a Dio!

Da soli non possiamo vincere!
La battaglia è senza speranza di vittoria, se cercheremo di vincerla con le nostre sole forze, ma le armi di Dio hanno il potere di distruggere le fortezze dove è trincerato l’avversario, nel nostro caso sono i pensieri che non glorificano Dio.

Tutti i nostri pensieri devono essere sottomessi a Gesù Cristo!
Questo significa allineare i nostri pensieri alla verità, alla santità e alla signoria di Gesù Cristo.
Invece di pensare e di pianificare in modo egocentrico, orgoglioso e peccaminoso, dobbiamo pensare e pianificare in obbedienza a Cristo in sottomissione costante.
Non importa quanto grandi e alte possano essere le fortezze dei nostri pensieri, Dio è più forte di loro!
John Knox aveva questo motto: "Con Dio, l'uomo è sempre in maggioranza".

Infine vediamo:
III L’AUTOCONTROLLO EMOZIONALE.
L’emozione è un’intensa esperienza interiore piacevole o spiacevole, accompagnata da reazioni fisiche e comportamentali.
Ogni giorno proviamo tante emozioni, si alternano emozioni positive e negative: abbiamo gioia, tristezza, ansia.
Ora riguardo l’autocontrollo emozionale vorrei parlarvi di tre emozioni comuni importanti da controllare: l’ira, la paura e l’invidia.

Cominciamo con:
A) L’ira.
(1) Cause sbagliate all’ira.
C’è un’ira è giusta? La risposta è sì, ma è quella di Dio!
Uno degli attributi di Dio è proprio l’ira (per esempio Salmo 7:11; Romani 1:18).
L’ira di Dio non è ignobile, non è come l'ira dell'uomo che proviene dal suo cuore malvagio,  
non è macchiata dal peccato, dall’ingiustizia, dall’imperfezione.

L’ira di Dio è collegata con la sua giustizia e santità: Dio si adira verso coloro che soffocano la verità con l’ingiustizia con il loro credo e comportamento ribelle verso di Lui. 
L'ira di Dio è una reazione morale ed etica al peccato, al male.

Anche Gesù Cristo ha dimostrato la sua ira e lo fece perché il nome del Padre non era onorato nel tempio, infatti ne avevano fatto una casa di mercato (Giovanni 2:16-17).

In Efesini 4:26 Paolo esorta dicendo: “Adiratevi e non peccate” (cfr. Salmo 37:7-8; Proverbi 114:29; 6:32; 19:11; 25:15).
L’ira è sbagliata quando è motivata dal peccato e ci conduce al peccato, per esempio quando è caratterizzato dall’egoismo, dalla vendetta e dall’orgoglio, quando i nostri interessi sono minacciati, quando è motivata da un capriccio, da un umore imprevedibile, instabile, volubile, irresponsabile.

Ci possono essere diversi motivi per cui ci arrabbiamo manifestando la rabbia il più delle volte con le parole, la lingua è l’organo del corpo da controllare di più (cfr. Salmo 141:3; Proverbi 18:6-7; 21:23; Giacomo 3:1-12)
Possiamo fare alcuni esempi di cause all’ira: quando si subisce una privazione di qualsiasi tipo; quando ci deridono, o ci offendono; quando siamo frustrati per qualsiasi motivo; per un’ingiustizia e oppressione subita; quando abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
Anche quando siamo arrabbiati per le cose giuste, il nostro peccato e le nostre imperfezioni di solito inquinano la nostra rabbia, oppure degenera in offesa o in altro.

(2) Il comandamento a non lasciarci andare all’ira.
L’ira può prendere varie forme per esempio con il disprezzo, con i rancori, con l’arroganza dicendo cose che umiliano e fanno vergognare la vittima. 

In Colossesi 3:8 Paolo esorta: “Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, collera, malignità, calunnia; e non vi escano di bocca parole oscene”.

In Giacomo 1:19-20 leggiamo: “Sappiate questo, fratelli miei carissimi: che ogni uomo sia pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all'ira;  perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio”.

Giacomo dice il motivo per cui noi non dobbiamo adirarci: "Perché l'ira dell'uomo non compie la giustizia di Dio", cioè l’ira dell’uomo non adempie le richieste di Dio, quello che Dio esige come norma per la condotta umana, essere conformi alla Sua volontà e quindi l’ira dell’uomo non trova approvazione davanti al giusto giudizio di Dio. 

In secondo luogo vediamo l’autocontrollo riguardo:
B) La paura.
Certamente c’è una paura positiva, per esempio per paura di avere un incidente guiderò con prudenza.
Riguardo la paura nel senso negativo, la paura è un’emozione, molte volte improvvisa, che si determina nel momento in cui si percepisce un pericolo o si avverte una minaccia di fatto o immaginaria.
La paura comporta turbamento, smarrimento, ansia, questo è in riferimento sia riguardo circostanze e sia riguardo a persone.

La paura è causata da qualunque cosa che temiamo abbia il potere di danneggiarci o di procurarci dolore.
Questo è legato all’incertezza, al fatto che non conosciamo la minaccia, e non sappiamo cosa fare, o ci sentiamo impotenti.
Il sociologo Zygmunt Bauman parlando della paura dice: “’Paura’ è il nome che diamo alla nostra incertezza: alla nostra ignoranza della minaccia, o di ciò che c’è da fare-che possiamo o non possiamo fare-per arrestare il cammino o se questo non è in nostro potere, almeno per affrontarla”.

In senso generale possiamo aver paura di ciò che minaccia la nostra salute fisica, paura di una malattia, paura della morte, paura di perdere gli averi, quindi di ciò che minaccia la nostra stabilità economica da cui dipende la sicurezza del nostro sostentamento, cioè perdere il reddito, il lavoro. 

Si ha anche paura di perdere la nostra identità sociale, quindi di essere umiliati ed esclusi dalla società, la minaccia di un grave danno alla nostra reputazione, posizione sociale.

Possiamo aver paura per un incarico che pensiamo implichi grande impegno e pensiamo che non siamo in grado di farcela.

Possiamo aver paura di perdere una persona cara. 

Ora più pensiamo alle nostre paure, più cresceranno e diventeranno giganti nelle nostre menti.
C’è solo un modo per vincere la paura, o tenerla sotto controllo: distogliere lo sguardo da noi stessi e guardare le paure attraverso Dio, quindi il modo per vincere la paura è guardare a Dio, questo significa conoscere ed essere consapevoli della grandezza di Dio e fidarci di Lui. 
Noi dobbiamo guardare a Dio pensando che Lui è sovrano, saggio, fedele e ci ama e sarà sempre con noi (1 Cronache 29:11; Romani 16:27; 1 Corinzi 1:9; 1 Giovanni 4:9-11; Matteo 28:20).

Infine vediamo l’autocontrollo riguardo:
C) L’invidia.
In Giacomo 3:13-16 leggiamo: “Chi fra voi è saggio e intelligente? Mostri con la buona condotta le sue opere compiute con mansuetudine e saggezza. Ma se avete nel vostro cuore amara gelosia e spirito di contesa, non vi vantate e non mentite contro la verità. Questa non è la saggezza che scende dall'alto; ma è terrena, animale e diabolica.  Infatti dove c'è invidia e contesa, c'è disordine e ogni cattiva azione”.

“Amara gelosia” (pikron zēlon) si riferisce alla peggior specie di invidia, infatti “gelosia” (zēlon) qui è in senso negativo ed è l’equivalente dell’invidia. 

L’invidia è un’emozione negativa che può arrivare all’odio, al rancore, all’ostilità verso qualcuno, in quanto non ha quello che ha l’altro. 

L’invidia nasce per il successo, o la prosperità di qualcuno e poi si cerca di fare alla persona a cui si invidia qualcosa! 
Questo avviene anche per i doni spirituali, per un ministero che Dio benedice! (Ecclesiaste 4:4; Salmo 73:2-5; Atti 5:16-18; 13:44-45).    

Quindi l’invidia nasce per imitazione, che all’inizio può essere una cosa positiva, ma poi degenera quando diventa amarezza, dolore perché si vuole quello che ha l’altro e che lui o lei non ha! 

Chi ha invidia si addolora non perché un altro ha qualcosa di buono, ma perché lui non ha quello che ha l’altro e cerca di fare qualcosa per questa mancanza.

L’invidia comporta un forte desiderio di promuovere se stesso per l'esclusione di altri, cerca il meglio per se stesso, indipendentemente da quello che potrebbe essere buono per un'altra persona e poi cerca di superare l’altra, anche di sminuirla o fargli dei torti. 

L’invidia è logorante per chi c’è l’ha! 
L'invidia è un sentimento che divora negativamente chi lo nutre come il cancro (Proverbi 14:30). 

L’invidia è un comportamento terreno, animale, diabolico, carnale (Romani 13:13-14; 1 Corinzi 3:3; Galati 5:19-21).

CONCLUSIONE.
Come possiamo crescere nell’autocontrollo?
1) In primo luogo dobbiamo amare Dio sopra noi stessi.
Non possiamo controllare il nostro corpo, pensieri ed emozioni secondo come vuole Dio se prima non rinunciamo a noi stessi mettendo il Signore prima e al di sopra di tutti (Matteo 16:24-27; Luca 14:26; Galati 2:20).
Questo significa riconoscere Gesù Cristo come Signore della nostra vita (Luca 6:46).

2) In secondo luogo dobbiamo fare della Bibbia il nostro navigatore della vita.
Dobbiamo seguire la Bibbia in tutti gli aspetti della nostra: l’etica, le scelte, la filosofia di vita, al sistema di pensiero devono essere allineate alla Parola di Dio (Luca 16:29; Atti 17:10-11).
Non dobbiamo basarci sulle nostre emozioni, esperienze, opinioni, ma sulla parola di Dio!
Per questo è importante studiarla per conoscerla e per discernere tutto alla sua luce.

3) In terzo luogo dobbiamo sottometterci allo Spirito Santo (Galati 5:16-22; 2 Timoteo 1:7).
Quando ci arrendiamo allo Spirito Santo, inizialmente ci sentiamo come se abbiamo perso il controllo, ma ci conduce all'esercizio dell’autocontrollo che sarebbe impossibile solo con la nostra forza (cfr. 2 Cronache 20:1-23).