venerdì 30 agosto 2013

Luca 1:18-25: L ’incredulità di Zaccaria.

Luca 1:18-25: L ’incredulità di Zaccaria.
Horatius Bonar un predicatore scozzese vissuto nel 1800 riguardo l’incredulità disse: “In ogni incredulità ci sono queste due cose: una buona opinione di sé e una cattiva opinione di Dio”.
Quando una persona è incredula, mette sé stesso prima di Dio, crede di più a sé stesso che in Dio.
Certo anche noi credenti possiamo avere momenti d’incredulità, dubitiamo della Parola o delle promesse di Dio proprio come Zaccaria, e questo avviene perché guardiamo la nostra vita, gli altri e le circostanze, o le condizioni solo da un punto di vista umano e non da quello di Dio.
In questa predicazione vediamo il pessimismo di Zaccaria, la punizione di zaccaria e la promessa mantenuta.
Iniziamo con:
I IL PESSIMISMO DI ZACCARIA (V.18).
v.18: “E Zaccaria disse all'angelo: ‘Da che cosa conoscerò questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata’”.
Le gloriose promesse dell'angelo che avrebbero avuto un figlio, tuttavia, suonano incredibili a Zaccaria. I suoi dubbi sono comprensibili umanamente parlando, come potevano avere un figlio visto, che sia lui e la moglie erano in età avanzata? (cfr. v.7). Il sacerdote chiede un segno per credere se il messaggio dell'angelo fosse vero. Anche Abramo fece una domanda del genere quando Dio rinnovò la sua promessa e quindi il patto di una discendenza numerosa e della terra (Genesi 15:8). La domanda del patriarca, come qui equivaleva, a una richiesta di un segno, e Dio rinnovò il patto con Abramo con il segno di una fornace fumante e di una fiamma di fuoco che passò in mezzo agli animali divisi (Genesi 15:9-11).
Quando veniva stipulato un patto nell’antichità, di solito, si tagliavano in due gli animali e si mettevano a terra, le parti in causa camminavano in mezzo agli animali divisi (cfr. Geremia 34:18-19).
Anche se alcuni studiosi dicono che la domanda di Abramo era diversa dalla domanda di Zaccaria perché non nasceva dall’incredulità perché Abramo era mosso da un sincero interesse, e desiderava ricevere ulteriori conferme, era una richiesta di un segno per rafforzare la sua fede.
Ma noi troviamo qualche anno dopo (almeno più di una quindicina di anni cfr. Genesi 16:16) che Abramo ebbe qualche perplessità riguardo la nascita del figlio da Sara come leggiamo in Genesi 17:17-18: “Allora Abraamo si prostrò con la faccia a terra, rise, e disse in cuor suo: ‘Nascerà un figlio a un uomo di cent'anni? E Sara partorirà ora che ha novant'anni?’ Abraamo disse a Dio: ‘Oh, possa almeno Ismaele vivere davanti a te!’Dio rispose: ‘No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e tu gli metterai il nome di Isacco. Io stabilirò il mio patto con lui, un patto eterno per la sua discendenza dopo di lui’”. (cfr. Genesi 18:12; 21:6).
Abramo non era un esperto di ginecologia, ma sa che lui e sua moglie sono ben al di là, degli anni per poter avere dei figli.
Abramo come Zaccaria guardando le sue circostanze e non la potenza di Dio, stava limitando le promesse di Dio, pensava in quel momento che Dio stesse ignorando alcune condizioni, o problemi fondamentali come il fatto che lui e Sara sono vecchi!
Anche Gedeone ed Ezechia chiesero dei segni (Giudici 6:36-39; 2 Re 20:8), ma anche loro sembrano motivati per avere delle conferme nella loro debole fede, loro non stavano resistendo, oppure obiettando,  ma credevano e volevano avere delle conferme.
La richiesta di un segno per confermare una promessa divina di solito nell’Antico Testamento non è visto negativamente, anche Dio quando fa le promesse per confermarle da un segno è accaduto con Mosè (Esodo 3:12; 4:1-5; cfr. 1 Samuele 10:2; 2 Re 20:8-11; Isaia 7:11) e a Gedeone non lo rimprovera (Giudici 6:36-39; Manoà Giudici 13:8-9). Quindi chiedere un segno non implica sempre incredulità, al contrario, rifiutare un segno offerto da Dio può dimostrare la mancanza di fede (Isaia 7:10-14). È anche vero che a volte le richieste di segni sono costantemente interpretate negativamente quando non c’è sincerità, o fede, o fedeltà di chi li richiede (Luca 11:16, 29-30; 23:8).
Ma Zaccaria dicendo: “Da che cosa conoscerò questo?”, è motivato da incredulità come vediamo dalla risposta dell’angelo al v.20: “Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo”.

In questo pessimismo di Zaccaria vediamo che avviene da:
A) Una persona sorprendente.
Zaccaria era un sacerdote! Ed era anche un sacerdote giusto e praticante (Luca 1:6), eppure non riusciva a credere che potessero avere dei figli visto che erano vecchi! Zaccaria certamente voleva credere a quelle parole dell’angelo, ma aveva una grande difficoltà: senza dubbio sia lui che Elisabetta non erano nelle condizioni di avere un figlio (Luca 1:7). La sua reazione fu naturale umanamente parlando, ma trascurò, però, che il messaggio era soprannaturale!!! Proveniva da Dio.
I suoi dubbi non erano giustificabili, perché Zaccaria doveva sapere che Dio aveva dato Isacco ad Abramo e Sara in età avanzata, o Samuele alla sterile Anna. Zaccaria ha creduto più alla circostanza che al messaggio di Dio e a quello che poteva fare Dio!
Noi siamo chiamati a considerare la situazione dal punto di vista di Dio e non dal nostro! Dio non è vincolato dalla nostra fragilità, o limitazioni umane!
Zaccaria non ha creduto alla Parola dell’angelo che era la Parola di Dio e non ha guardato a Dio che potesse fare cose straordinarie, ma alla loro circostanza. Dio va oltre le nostre circostanze e limitazioni!
Succede sempre così: quando noi guardiamo solo la circostanza e non la potenza, la fedeltà e l’amore di Dio, allora dubitiamo.
L’incredulità è una forma di presunzione, perché ciò che pensiamo noi sia giusto e non la volontà di Dio. Nell’incredulità l’opinione di sé e più alta o migliore dell’ opinione di Dio.
Il modo per vincere ogni dubbio è la consapevolezza che Dio può fare ogni cosa, a Dio niente è impossibile (Genesi 18:14).

Zaccaria è stato incredulo:
B) In un posto sorprendente.
Zaccaria, si trova nel tempio nel santuario (naon, il luogo santo e il luogo santissimo), dove entravano solo i sacerdoti (Levitico 16:1-34 Ebrei 9:1-7).
Zaccaria mentre stava servendo il Signore, mentre stava facendo la cosa più ambita dai sacerdoti: offrire l’incenso, gli apparve un angelo.
Anche mentre serviamo il Signore, possiamo avere un momento d’ incredulità!
Chi è incredulo è un sacerdote che stava servendo il Signore nel tempio e che aveva pregato per avere un figlio!
L’angelo rispose: “Io sono Gabriele, che sto davanti a Dio” (v.19). Il messaggio dell’angelo veniva dal cielo, non dal ginecologo!
L’incredulità di Zaccaria era più grave perché stava rifiutando di credere che Dio avesse risposto alle sue preghiere di avere un figlio.
Come anche la chiesa che pregava ferventemente per l’incarcerato Pietro, e quando questi bussa alla porta, perché un angelo lo liberò, la chiesa non credette alla serva (si chiamava Rode) che annunciava appunto che l’apostolo stava davanti la porta, anzi le dissero: “Tu sei pazza!” (Atti 12:5,12-16).
Noi siamo davvero strani preghiamo per una cosa, ma in realtà non crediamo che Dio possa darci quella cosa.
Certamente Zaccaria aveva perso ogni speranza perché era vecchio, come anche la moglie (pure sterile).
Questo ci fa ancora ricordare che l’Iddio che crediamo e adoriamo è l’Iddio dell’impossibile, potente e capace di fare cose al di là, di ogni nostra preghiera (Efesini 3:20). Pertanto non dobbiamo avere paura di osare di chiedergli, ciò che umanamente parlando è incredibile da realizzare, e quindi dobbiamo aspettarci che Dio esaudisca le preghiere, che sembrano impossibili, e lo fa nel momento giusto. Le promesse di Dio non si realizzano quando noi vogliamo, ma quando è il momento giusto e Dio sa quando lo è! Per Zaccaria era una cosa impossibile che potesse avere ancora un figlio alla sua età (anche per quella della moglie), ha dovuto aspettare molti anni e in un periodo che non poteva averlo più!

II LA PUNIZIONE DI ZACCARIA (VV.19-22).

Nella punizione troviamo:
A) La natura del portavoce (v.19).
v.19: “L'angelo gli rispose: ‘Io son Gabriele che sto davanti a Dio; e sono stato mandato a parlarti e annunziarti queste liete notizie…’”.
In un modo enfatico, l’angelo dice a Zaccaria la sua natura.

Nella Sua natura vediamo:
(1) L’Importanza di Gabriele.
“ Io son Gabriele che sto davanti a Dio”.
In risposta ai dubbi di Zaccaria, l'angelo s’identifica immediatamente come Gabriele. Un sacerdote ebreo sapeva che questo nome portava con sé l'autorità, la dignità e la presenza di Dio (Daniele 8:16; 9:21).
Gabriele è uno dei due angeli che hanno un nome nella Bibbia (Daniele 8:16; 9:21, Luca 1:19,26); Michele è l'altro (Daniele 10:13,21; 12,1; Giuda 9; Apocalisse 12:7).
Il nome “Gabriele” (Ebraico Gaḇrî˒ēl; Greco Gabriēl) significa “Potente o forte uomo di Dio” oppure “Uomo di Dio”, o “Dio si è mostrato forte”, o “Dio ha mostrato il suo potere”, o “Dio è potente”.
Il profeta Daniele ci dice che Gabriele era simile a un uomo, o aveva l’aspetto di uomo (Daniele 8:15; 9,21; cfr. Daniele 10:8,16), e spiega a Daniele due visioni (del montone e del capro, Daniele 8; e delle settanta settimane, Daniele 9:20-27).
Nel Nuovo Testamento vediamo che oltre a Zaccaria, Gabriele si rivela e porta il messaggio di Dio a Maria che sarebbe stata la madre di Gesù (Luca 1:26).
Oltre all’autorità e alla dignità, l’apparizione dell’angelo e la frase “ Io son Gabriele che sto davanti a Dio” indica  che il messaggio era autentico e proveniva da Dio, e quindi implica che il suo messaggio è credibile e deve essere accettato.
“Sto davanti a Dio” indica stare in piedi, essere presente davanti a Dio pronto a ricevere e a eseguire i Suoi comandi, esprime che egli è un servo di Dio, che sta alla presenza immediata di Dio per servirlo. Gabriele allora stava dicendo: “Io sono a servizio di Dio”, e questo si riferisce a uno stato, posizione, o a un’occupazione abituale. (Sto-parestēkōs- perfetto attivo participio).
Quindi questo indica che Gabriele aveva l’autorità e la dignità come servo di Dio che è alla presenza di Dio per servirlo.
A Zaccaria fu accordato un favore speciale, Dio manda un messaggero speciale per lui per rivelargli la Sua volontà riguardo il Suo piano salvifico, come può quindi ancora dubitare della verità delle sue parole? Se dovesse ancora dubitare, egli diffida non solo lui, ma l'Onnipotente Dio che l’ha mandato.
Noi non dovremmo dubitare della Parola di Dio perché è verità! (Salmo 119:151; Giovanni 17:17), e perché Dio è fedele (Numeri 23:19).

Nella sua natura vediamo:
(2) L’Incarico di Gabriele.
v.19: “’…e sono stato mandato a parlarti e annunziarti queste liete notizie…’”.
Dopo la presentazione di sè stesso e la sua posizione, Gabriele procede a descrivere la sua specifica missione, il suo incarico è stato dato da Dio per parlare e annunziare  a Zaccaria “queste liete notizie”, vale a dire: avrebbe avuto un figlio consacrato al Signore per essere l’araldo del Messia per volontà e provvidenza di Dio.
Gabriele è stato mandato (apestalēn-aoristo passivo indicativo), questo significa mandare via, inviare fuori, e implica l’idea di una commissione.
Lo scopo per cui Gabriele è stato mandato da Dio è: “annunciare liete notizie”. Luca usa un verbo (annunciare liete notizie- euangelisasthai- aoristo medio infinitivo) mettendo in evidenza un concetto che sarà usato dopo per distinguere la predicazione delle buone notizie riguardo Gesù, il Vangelo (cfr. Marco 8:35; Atti 15:7; Romani 1:16).
Giovanni evangelizzerà (Luca 3:18), lo stesso Gesù (Luca 4:18; 7:22; 20:1) e gli apostoli (Atti 5:42; 8:4; 10:36; 13:32).
In Luca 1:19 e in Luca 2:10, il lieto messaggio è annunziato nel modo più autorevole da messaggeri inviati direttamente da Dio che sono alla Sua presenza ed è in riferimento all’annuncio che la salvezza di Dio è presente e attiva. In Gabriele vediamo la grazia e l'attività redentrice del Signore.
Gabriele è un messaggero di Dio che comunica agli uomini la Sua Parola. Noi vediamo che la rivelazione dell’angelo è stata comprensibile, l’ha fatto in modo tale che l’uomo ha capito.
Noi non siamo angeli, ma siamo chiamati a predicare la Buona notizia di Dio, il Vangelo di Dio che riguarda Gesù Cristo, Suo Figlio (Romani 1:1-4) il Salvatore e Signore (Giovanni 4:42; Romani 10:9-12) che è morto e risorto per i peccatori (1 Corinzi 15:3-7).

Noi troviamo:
B) La natura della punizione (v.20).
v.20: ‘”…Ecco, tu sarai muto, e non potrai parlare fino al giorno che queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole che si adempiranno a loro tempo’”.
Il fatto che Zaccaria diventa muto indica che l'iniziativa non passa a Zaccaria, ma resta saldamente nelle mani di Dio, Dio gestisce la situazione.
“Ecco” (idou- aoristo imperativo medio) significa guarda, osserva, fai attenzione. È un comando a essere attento per sottolineare la dichiarazione che farà.
Dio aveva mandato un messaggero di alto rango con un messaggio importante, rifiutare questo messaggio è pertanto una cosa grave non privo di conseguenze: Zaccaria sarebbe stato punito, sarebbe stato muto! Questo è anche come un segno che lui aveva richiesto!
W. Grundmann a riguardo dice: “Il suo ammutolimento è senz’altro una punizione per la sua incredulità, ma è anche nello stesso tempo un aiuto a credere, poiché nell’efficacia della parola che gli proclama il suo mutismo, egli può riconoscere l’efficacia della parola di promessa dell’angelo”.
Quindi la punizione che Zaccaria sarà muto per la sua incredulità, serve anche come segno (è dato come garanzia della promessa di Dio) che ciò che ha detto l’angelo, la Parola di Dio, è vera e si adempirà, le parole dell’angelo si adempiranno a loro tempo.
Questo dimostra anche e ancora la misericordia di Dio! Nonostante l’incredulità, Zaccaria sarà punito, ma la punizione è mitigata perché comunque Dio realizzerà la promessa di dargli un figlio: Giovanni (Battista). Il giudizio di Dio è misericordioso!
Ogni evento promesso, come la nascita, il nome, la consacrazione e la missione del figlio si realizzeranno in conformità con l'esatta previsione fatta dall'angelo.
“Adempiranno” (plērōthēsontai- Futuro passivo indicativo) è una parola tipica che Luca usa per indicare la realizzazione della volontà, o della Parola, o del piano prestabilito di Dio (Luca 4:21; 9:31; 21:24; 22:16; 24:44; Atti 1:16; 3:18; 13:27).
“A loro tempo” . “Tempo” (Kairos) può significare i tempi stabiliti, determinati di Dio (Luca 12:56; 18:30; 19:44), o il tempo della visita di Dio (Luca 21:08, 24; Atti 1:7; 3:20; 7:20; 17:26).
“A loro tempo” dà anche l’idea di una progressione ordinata degli avvenimenti sotto il controllo di Dio!
Così “Adempiranno a loro tempo” implica che le parole dell'angelo meritano di essere credute, perché accadrà al momento giusto, “a loro tempo” è il tempo che queste parole diventano una realtà, il tempo stabilito da Dio.

Noi troviamo ancora:
C) La natura del popolo (vv.21-22).
vv.21-22: “Il popolo intanto stava aspettando Zaccaria, e si meravigliava del suo indugiare nel tempio.Ma quando fu uscito, non poteva parlare loro; e capirono che aveva avuto una visione nel tempio; ed egli faceva loro dei segni e restava muto”.
Zaccaria rimase dentro il santuario più del normale. Il popolo aspettava da Zaccaria di ricevere la benedizione di Aronne, la benedizione sacerdotale (Numeri 6:24-26) al termine dell’offerta dell’incenso, e si meravigliava che non usciva più.
Ma quando uscì Zaccaria non poteva dire nulla perché era diventato muto, e la gente capì che aveva avuto una visione, cioè un incontro soprannaturale (Cfr. Abramo - Genesi 15:1; Mosè-Esodo 3:2-3; Samuele -1 Samuele 3:2-15; Daniele-Daniele 9:23; 10:1, 7-8, 16; Pietro-Atti 10:9-12; Paolo-Atti 26:19; 2 Corinzi 12:1, e le donne al sepolcro vuoto dopo la risurrezione di Gesù-Luca 24:23,ecc.).
Il popolo aveva certamente una certa conoscenza della rivelazione di Dio. Zaccaria faceva dei segni per spiegare, ma non poteva parlare.

Zaccaria Non aveva motivo di essere incredulo, Dio mantiene le promesse, quindi vediamo:
III LA PROMESSA MANTENUTA (VV.23-25).
Noi leggiamo due aspetti della promessa uno riguardo Zaccaria e l’altro la moglie Elisabetta.

Vediamo brevemente:
A) Zaccaria (v.23).
v.23: “Quando furono compiuti i giorni del suo servizio, egli se ne andò a casa sua”.
Secondo Leon Morris, Zaccaria rimase a servire il Signore nel tempio (servizio- leitourgias- servizio sacerdotale legato al culto a Dio; Numeri 4:24,27; 7:5; 8:22; 16:9; 1 Cronache 6:32; 9:13; 2 Cronache 31:2) fino alla fine della sua settimana di servizio, poi tornò a casa.

Luca ci dice qualcosa in più di:
B) Elisabetta (v.24-25).
vv.24-25: “Dopo quei giorni, sua moglie Elisabetta rimase incinta; e si tenne nascosta per cinque mesi, dicendo: ‘Ecco quanto ha fatto per me il Signore, nei giorni in cui mi ha rivolto il suo sguardo per cancellare la mia vergogna in mezzo agli uomini’”.
Nel tempo stabilito di Dio, Elisabetta rimase incinta, in questo modo è dimostrato che ciò che aveva detto l’angelo a Zaccaria era vero.
La profezia dell’angelo si adempie nonostante tutte le evidenze, o previsioni umane erano contro: la sterilità di Elisabetta e la vecchiaia di Elisabetta e Zaccaria (Luca 1:7,18).
Non si parla qui di una nascita verginale, è chiaro che Zaccaria era il padre di Giovanni, ma Dio aveva dato miracolosamente (“mi ha rivolto il suo sguardo”) a Elisabetta la capacità speciale di concepire, di portare avanti e far nascere un bimbo durante la vecchiaia.
Non è chiaro perché Elisabetta rimase nascosta per cinque mesi, Luca non lo dice, possiamo fare alcune ipotesi: 1) forse per lei la gravidanza era un momento di contemplazione e di gioia. 2) Forse per evitare ulteriori rimproveri da parte dei vicini increduli nel periodo in cui non sarebbe stato ovvio. 3) Forse per impegnarsi nella preghiera riconoscente e prepararsi in vista della nascita di questo bambino importante.  4) Forse per seguire l'esempio di suo marito nel non diffondere la notizia dell’azione di Dio. 5) Forse non voleva farsi vedere finché fosse evidente a tutti che il Signore aveva rivolto il Suo sguardo su di lei per cancellare la sua vergogna (Genesi 30:23), infatti, il non avere figli era considerato una punizione da parte di Dio, o una disapprovazione, o sfavore di Dio, ed era considerato come una vergogna e una colpa.
Molto probabilmente, Elisabetta era giudicata per questo da parte di coloro che non riconoscevano la sua consacrazione (Luca 1:6).
In questi versetti Luca evidenzia che Elisabetta esprime sia sollievo e gioia perché Dio ha rimosso la causa della sua vergogna pubblica.
Il verbo “ha fatto ” (pepoiēken perfetto attivo indicativo) è molto incoraggiante, indica una finalità di sollevamento del suo fardello da parte di Dio. Sottolinea la partecipazione attiva e personale di Dio che ha guardato con attenzione e con favore nella sua vita come indica “ha rivolto il suo sguardo” (epeiden). Il Signore aveva guardato lei con favore e aveva fatto in modo che Elisabetta rimanesse incinta e poi che avrebbe partorito.

CONCLUSIONE
Cosa impariamo da questi versetti?
1) Noi dobbiamo prendere sul serio la Parola di Dio.
La risposta di Gabriele (espressione della risposta di Dio vv.19-20) all’incredulità di Zaccaria fu immediata e severa. Per la sua incredulità sarebbe diventato muto e non avrebbe riacquistato la voce fino alla nascita del figlio promesso (v.20; Luca 1:64). Noi troviamo un insegnamento chiaro sull’importanza di prendere Dio sul serio quando parla e di credere alla sua Parola! Zaccaria è stato punito!

2) Noi dobbiamo fidarci di Dio e sottometterci a Lui anche se non capiamo tutto.
Attraverso il giudizio temporaneo, Zaccaria poi riparlerà di nuovo (Luca 1:64), sia Zaccaria, e sia tutti coloro che hanno letto e leggono questo passo, possono imparare ad avere fiducia nel messaggio di Dio, anche se ci sembra incredibile, o assurdo. Sperando contro speranza, contro ogni punto di vista umano, indipendente da calcoli e delle possibilità umane, e contro ogni aspettativa umana, noi crediamo che Dio può realizzare le promesse che umanamente parlando sono impossibili (cfr. Romani 4:18).

Ciò che Dio promette, o dice che si avvererà, possiamo essere sicuri e credere che realizzerà!
Ora come dice John Blanchard: “È un peccato dubitare che Dio farà quello che dice, ma non è peccato ammettere la propria limitatezza o incomprensione di come Egli opererà”.
Noi siamo limitati e non siamo in grado di capire come Dio realizzerà le Sue promesse, ma se dubitiamo delle Sue Parole, delle Sue promesse, stiamo peccando!
Noi siamo chiamati comunque sempre a fidarci di Dio e a essere sottomessi a Lui!
Sempre John Blanchard dice: “Non sempre abbiamo le idee chiare e tutte le risposte su ciò che Dio fa, o ha intenzione di fare nella nostra vita. A volte le vie di Dio sono misteriose e camminare in esse può causare perplessità o dolore, ma lo stesso siamo chiamati a sottometterci alla Sua “buona e perfetta volontà” (Romani 12:2), qualunque essa sia, in modo che Dio possa essere glorificato e Cristo esaltato”.
Comunque noi dobbiamo ricordare che il Dio del cielo può anche fare cose fuori dal comune.

3) Noi dobbiamo avere pazienza e aspettare che Dio realizza le Sue promesse quando e come vuole Lui.
Il nostro orologio deve essere sincronizzato con quello di Dio e i nostri progetti allineati con quelli di Dio. Dio farà la cosa giusta, al momento giusto e nel posto giusto adempiendo le Sue promesse. Dio è attivo nella vita degli uomini! Non li lascia abbandonati al loro destino! Viene incontro ai nostri bisogni e desideri. Ma dobbiamo pensare che le promesse di Dio non si realizzano quando noi vogliamo! Per Zaccaria era una cosa impossibile che potesse avere ancora un figlio alla sua età (anche per quella della moglie), ha dovuto aspettare molti anni e in un periodo che non poteva averlo più! Noi dobbiamo imparare ad aspettare che le promesse di Dio si realizzino, fiduciosi che lo farà al momento giusto. Dobbiamo essere pazienti, non importa quanto umanamente parlando le Sue promesse possano sembrarci impossibili e in ritardo, ciò che Dio ha promesso lo realizzerà al momento giusto e a modo Suo!

4) Noi dobbiamo essere grati al Signore per la Sua misericordia.
Sia in Zaccaria e sia in Elisabetta, noi vediamo che Dio è stato misericordioso. Ha dato a Zaccaria una punizione mitigata, Dio ha realizzato la promessa di avere un figlio nonostante sia stato incredulo e a Elisabetta ha tolto la vergogna pubblica che non aveva un figlio. Questo ci dona speranza se abbiamo commesso dei peccati e nelle nostre varie situazioni difficili, ingarbugliate e complicate!

Infine:
5) Noi dobbiamo servire Dio come l’angelo predicando il Vangelo: la buona notizia di Dio.
Come l’angelo intendo dire sia per la prontezza: l’angelo Gabriele sta “davanti a Dio” , cioè è pronto a ricevere e a eseguire i Suoi comandi.
Sia per la sottomissione: è andato da Zaccaria come gli è stato comandato e gli ha detto quello che voleva Dio.
Sia portando un messaggio comprensibile, l’angelo ha comunicato a Zaccaria in modo che potesse capire la Parola di Dio, così noi siamo chiamati a predicare la Parola di Dio in modo che le persone possono comprendere quello che diciamo senza usare termini difficili e spiegando con chiarezza e semplicità.