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Giacomo 5:13-14. Un Dio per tutte le stagioni!

                                           Giacomo 5:13-14. Un Dio per tutte le stagioni!
Il passo di Giacomo 5:13-18, è stato ed è un campo di battaglia, dove i vari interpreti nel corso della storia l’hanno usato per affermare le loro convinzioni, per esempio i cattolici usano questo passo per sostenere la convinzione dell’estrema unzione.
Oppure i guaritori di ogni genere l’hanno usato per insegnare che tutti i cristiani possono essere guariti attraverso la preghiera.
Questo passaggio solleva una serie di difficili questioni interpretative. Comunque, oggi, in questa predicazione, vedremo in modo particolare l’esortazione alla preghiera. È tipico nelle sezioni finali delle lettere del Nuovo Testamento, concludere con l’esortazione a pregare (Romani 15:30-32; Efesini 6:18-20; Filippesi 4:6-7; Colossesi 4:2-4,12; 1 Tessalonicesi 5:16-18,25; 2 Tessalonicesi 3:1-2; Filemone 22; Ebrei 13:18-19; Giuda 20).
Ciò che Giacomo vuole evidenziare è la preghiera! Giacomo esorta a pregare nelle varie esperienze di vita, come leggiamo nei vv. 13-14, poi Giacomo afferma l’efficacia della preghiera del giusto nei vv.15-16, infine fa l’esempio della preghiera efficace, l’esempio di un uomo come noi: Elia nei vv.16:18.
Come una macchina senza carburante, la vita cristiana, senza la preghiera si blocca. Come una lampadina senza elettricità, non funziona, così la vita cristiana senza preghiera non riesce a brillare come dovrebbe in un mondo oscuro e disperato.

Così in questa predicazione dei vv.13-14, vediamo l’esortazione alla preghiera da parte di Giacomo.
Sono state dette un sacco di cose sulla preghiera! Sono stati scritti anche dei libri, ma sappiamo benissimo che preghiamo poco! Quante scuse prendiamo per non pregare, ma uno dei motivi è: perché è impegnativo! C’è qualcosa in noi che non ama la preghiera e per questo prendiamo tante scuse per esempio - forse anche tu lo hai fatto-: “sono stanco”, “sono scoraggiato”, “ sono troppo indaffarato per trovare anche il tempo per pregare”, “mi sento troppo inaridito spiritualmente per pregare”; “sono troppo amareggiato per pregare”; “mi vergogno troppo di pregare”.
Poi ci sono coloro che si accontentano e dicono: “io sono contento così come sono, mi accontento della mediocrità”.
Infine ci sono i supereroi che affermano:“io non sento alcun bisogno di pregare”. Noi dobbiamo ricordare che Dio vuole che noi preghiamo come ci ricorda molte volte la Bibbia, e non solo in questi versetti (Luca 11:5-12; 18:1-8; Efesini 6:18-20; 1 Tessalonicesi 5:17).

In primo luogo Giacomo ci esorta a pregare:
I NEI MOMENTI ALLEGRI (5:13b).
Al v.13 leggiamo: “C'è qualcuno d'animo lieto? Canti degli inni”. Spesso, in casi di questo genere, le istruzioni sono formulate in forma retorica per dare enfasi. La parola, “lieto” (euthymei) indica incoraggiato, essere allegro, di buon umore (Atti 27:22,25). Si riferisce a una felicità profondamente radicata, una contentezza del cuore, alla gioia interiore, a uno stato di emozioni. Significa essere gioiosi o di buon animo, anche se la situazione è difficile. La parola non indica scoppiare a ridere, e non implica non avere problemi, ma suggerisce un atteggiamento interiore (cuore) di allegria.
Mentre “canti degli inni” si riferisce a qualsiasi tipo di canto sacro, a canti di lode, di   ringraziamento a Dio, ma può essere anche una forma di preghiera. Lode, o ringraziamenti e preghiera sono strettamente legati (Filippesi 4:6; Colossesi 4:2). La lode è una forma di preghiera.
In origine il suo significato era suonare uno strumento a corda pizzicandone le corde, poi significò cantare con l’accompagnamento dell’arpa. Nei salmi vediamo che la lode è fatta per mezzo di un'arpa o con un canto (Salmo 33:2-3; 98:4-5; 147:7; 149:3) o senza musica,  senza l'accompagnamento di uno strumento. (Salmo 7:17; 9:2, 11).
Anche se, è usato spesso per cantare lodi pubblicamente nel culto (1 Corinzi 14:15; Efesini 5:19-20; Colossesi 3:16-17), qui il termine è probabilmente utilizzato per una lode personale e privata.
Quali possano essere le circostanze esteriori della vita, sia buone o cattive, sia che si   è con la chiesa o da soli, il cristiano può lodare il Signore (Atti 16:25). La vita, quindi anche la vita cristiana, è fatta di sofferenze e malattie, ma anche di momenti gioiosi.   Qualsiasi momento che viviamo: avverso o benevolo, di difficoltà o favorevole, noi dobbiamo pregare sempre!
Qualunque sia lo stato d'animo, o la condizione, i cristiani pregano perché sono consapevoli, che dipendono da Dio. La gratitudine è un riconoscimento della bontà e fedeltà di Dio. Jerry Bridges a riguardo dice: “Gratitudine a Dio è un riconoscimento che Dio nella sua bontà e fedeltà ha provveduto per noi e si è preso cura di noi, sia fisicamente che spiritualmente. Si tratta di un riconoscimento che siamo totalmente dipendenti da Lui, che tutto ciò che siamo e abbiamo viene da Dio”.
Purtroppo a volte cosa succede che quando stiamo bene, quando siamo soddisfatti, quando va tutto bene, dimentichiamo facilmente che l’appagamento, o la prosperità, derivano in ultima analisi, solo da Dio.
Per questo motivo Mosè avvertì il popolo d’Israele e li esortò a non insuperbirsi per la loro prosperità dicendo: “Guàrdati dunque dal dire in cuor tuo: La mia forza e la potenza della mia mano mi hanno procurato queste ricchezze.  Ricòrdati del SIGNORE tuo Dio, poiché egli ti dà la forza per procurarti ricchezze, per confermare, come fa oggi, il patto che giurò ai tuoi padri” (Deuteronomio 8:17-18).
Per essere riconoscenti al Signore, dobbiamo avere una buona memoria! Come facciamo presto a dimenticare che dipendiamo da Dio e tutto quello che facciamo, o abbiamo dipende da Lui! Chi è consapevole di questo canta! Ringrazia Dio, è riconoscente a Dio!Ma molte volte dimentichiamo i benefici che ci dà il Signore e non siamo riconoscenti come quei nove lebbrosi che furono guariti da Gesù e non ritornarono indietro a ringraziarlo, solo uno ritornò e ringraziò Gesù con la faccia a terra, davanti ai suoi piedi (Luca 17:11-19).
Essere grati, non è tanto una questione di buone maniere, ma il fatto di avere sempre davanti ai nostri occhi i benefici che Dio ci dona nonostante noi da Lui non meritiamo   nulla, ma solo l’inferno per l’eternità. Se pensiamo sempre a questo, allora saremo sempre grati al Signore! Invece il più delle volte ci lamentiamo! I cristiani devono essere sempre riconoscenti a Dio! Le cose che abbiamo e diamo per scontate sono i sogni di molte persone. La casa, una famiglia, un’automobile, un lavoro…
Non dobbiamo essere avari di gratitudine! La gratitudine è un’offerta preziosa per Dio e la prova di un carattere umile che ama Dio! Una persona orgogliosa ed egoista raramente è riconoscente, perché pensa di meritare ciò che ha, queste persone non sono uomini o donne di preghiera, di lode! Sei riconoscente a Dio? Allora lodalo, ringrazialo, non contenere le tue emozioni davanti a Dio come quei geyser che esplodono acqua calda e vapore che provengono dal sottosuolo e sono di natura vulcanica. Tra i geyser più famosi vi sono quelli situati in Islanda ove vi è il Gran Geyser, che ha dato universalmente il nome al fenomeno, con getti alti da 30 a 40 metri. Ma il problema dei geyser è la loro incostanza, sono intermittenti, hanno delle eruzioni periodiche, mentre “canti degli inni” (psalletō- presente attivo imperativo) indica che dobbiamo farlo sempre in ogni circostanza!
Chi ha del fuoco dentro per il Signore lo esplode nella lode! Non reprimere le tue emozioni davanti a Dio.

In secondo luogo Giacomo ci esorta a pregare:
II NEI MOMENTI ANGOSCIOSI (5:13a;14a).
Nei momenti angosciosi, Giacomo non è per una reazione distaccata, o passiva, ma per una risposta attiva alla difficoltà. …Ti è capitato di trovarti in una situazione sfavorevole, difficile, angosciante, e tutto sembrava crollarti addosso e  non vedevi una via d’uscita?

Giacomo dice che se c’è qualcuno:
A)Nella sofferenza (5:13)
v.13: “C'è tra di voi qualcuno che soffre? Preghi”.
Nel contesto, riguardo la sofferenza, si parla di persecuzioni come quelle che subivano i profeti (Giacomo 5:10), o delle sofferenze di Giobbe, che non erano solo fisiche, ma anche economiche e morali, visto la morte dei suoi figli (Giacomo 5:11).
Prima ancora, vediamo la sofferenza per mano dei ricchi che sfruttavano i membri delle chiese a cui scrisse Giacomo nel lavoro e di conseguenza questi credenti avevano problemi economici (Giacomo 2:6;5:1-6). “ Soffre” (Kakopathei) si riferisce a patire, sopportare afflizione, soffrire di dolore fisico, disagio e angoscia, essere nei guai, nelle privazioni, nell’avversità, nei problemi, si riferisce a tutte le brutte esperienze della vita. Si riferisce a ogni sorta di guai, a tutti i tipi di difficoltà: fisico, mentale, personale, finanziario, spirituale, o religioso che causano disagio alla persona.Quindi evidenzia i sentimenti interiori che sono suscitati dalle disgrazie.
Esprime probabilmente più lo stato emotivo, o la risposta mentale alle circostanze che le circostanze stesse, all’angoscia mentale. Quindi, “soffre” non è tanto la situazione penosa, in quanto, tale, ma il peso interiore che porta con sé.
“Soffre” era anche una parola usata tra i greci per indicare spesso le difficoltà del servizio militare, e in questo modo anche che la usa Paolo in 2 Timoteo 2:3, quando dice a Timoteo: “Sopporta anche tu le sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù”.
Paolo soffre per il Vangelo fino a essere in prigione per esso (2 Timoteo 2:9).Forse non sei mai stato in prigione per Gesù, ma hai sofferto per qualche altro motivo. Sei stato provato in qualche modo (Giacomo 1:2): ti sentivi legato, imprigionato, ma cosa hai fatto in quel momento se eri un credente? Hai pregato vero? Forse ti succederà ancora, allora prega!
Quando soffri non ti devi disperare! Devi pregare! Invece di auto-commiserarti, o lamentarsi per la sofferenza, prega Dio!! In alcuni Salmi dell’antico Testamento, vediamo che la preghiera è la naturale reazione di un credente davanti una situazione pericolosa (Salmo 30:2-10; 50:15; 91:15).  
Il verbo “preghi” (proseuchesthō- presente medio o passivo imperativo) include l’idea di alzare gli occhi, chiedere, indica che l’aiuto deve essere chiesto a Dio e che questa pratica deve essere abituale ogni volta che si verifichino tali situazioni. Questo era un comando che Giacomo sembra aver personalmente vissuto come dimostrava il suo corpo, come scriveva lo storico Eusebio vissuto tra 265-340 d.C. riguardo a Giacomo: “Le ginocchia erano cresciute dure come un cammello perché costantemente pregava Dio in ginocchio per chiedere perdono per il popolo".   
Dio ascolta la preghiera dei giusti, le nostre grida arrivano alle Sue orecchie! (Giacomo 5:4). Dio non ha il cerume alle orecchie! Non fa finta di non sentire come fanno certuni! Dio è il Padre misericordioso e di ogni consolazione: ci consola in ogni nostra afflizione (2 Corinzi 1:3-4)
Dio fa doni buoni e perfetti (Giacomo 1:17) ed è pieno di compassione (Giacomo 5:11). Pietro scrisse: “Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo;  gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. (1 Pietro 5:7).
Così anche dalla vita del fuggitivo Giona impariamo che Dio ascolta le preghiere: “Dal ventre del pesce Giona pregò il SIGNORE, il suo Dio, e disse: ‘Io ho gridato al SIGNORE, dal fondo della mia angoscia, ed egli mi ha risposto; dalla profondità del soggiorno dei morti ho gridato e tu hai udito la mia voce.  Tu mi hai gettato nell'abisso, nel cuore del mare; la corrente mi ha circondato, tutte le tue onde e tutti i tuoi flutti mi hanno travolto. Io dicevo: -Sono cacciato lontano dal tuo sguardo! Come potrei vedere ancora il tuo tempio santo?- Le acque mi hanno sommerso; l'abisso mi ha inghiottito; le alghe si sono attorcigliate alla mia testa. Sono sprofondato fino alle radici dei monti; la terra ha chiuso le sue sbarre su di me per sempre; ma tu mi hai fatto risalire dalla fossa, o SIGNORE, mio Dio! Quando la vita veniva meno in me, io mi sono ricordato del SIGNORE e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo tempio santo. Quelli che onorano gli idoli vani allontanano da sé la grazia; ma io ti offrirò sacrifici, con canti di lode; adempirò i voti che ho fatto. La salvezza viene dal SIGNORE ’. E il SIGNORE diede ordine al pesce, e il pesce vomitò Giona sulla terraferma” (Giona 2:1-10). 
Qualunque sia la natura o il carattere della nostra afflizione, è sempre giusto, corretto e vantaggioso pregare. Abraham Lincoln disse una volta che nelle ore buie che gli stavano di fronte, si rivolse a Dio per chiedere aiuto, dalla constatazione che non aveva nessun altro a cui rivolgersi.
Naturalmente, dobbiamo ricordare di fare del Signore la nostra priorità, cioè di pregare in ogni tempo e prima di fare ogni altra cosa, e non farlo quando le risorse sono fallite! È incoraggiante sapere che Dio, è il nostro rifugio, il nostro aiuto sempre pronto nei momenti di difficoltà dice il Salmo 42:1-2 ( cfr. 2 Cronache 33:12; Salmo 34:4; Matteo 7:7).
Com’è rassicurante sapere che Dio è: il nostro rifugio, il nostro aiuto sempre nei momenti di difficoltà! Forse Giacomo in questo versetto, secondo alcuni studiosi, non ha in mente la rimozione dei o dai problemi, ma di affrontare, sopportare la sofferenza con la forza e la pazienza del Signore. Comunque sia in un modo o nell’altro Dio è fedele e ci aiuterà!

Giacomo ci ricorda che dobbiamo pregare nei momenti angosciosi come:
B) Nella malattia (5:14a).      
La malattia è:
(1) La causa della preghiera.
v.14:  “C'è qualcuno che è malato?”
Anche i cristiani si ammalano! “Malato” (asthenei- presente attivo indicativo) significa soffrire di una malattia debilitante, avere un corpo malsano, essere debole, senza forza, come il servo infermo del centurione che Gesù guarì a distanza (Luca 7:10). O come il figlio –infermo- dell’ufficiale di Erode Antipa che Gesù guarì sempre a distanza (Giovanni 4:46), così anche Lazzaro, l’amico di Gesù (Giovanni 11:1-6), che poi morì e che Gesù risuscitò (cfr. Atti 9:37; Filippesi 2:26; 2 Timoteo 4:20).
Pertanto “malato” si riferisce alla malattia fisica che è grave, ma può comprendere un elemento di debolezza spirituale (Atti 20:35; Romani 4:19;14:1-2, 21; 1 Corinzi 8:9-12).
Il riferimento allora è di persone malate fisicamente e stanche, moralmente e spiritualmente deboli. Questo sarebbe anche confermato dal contesto della lettera: Giacomo ammonisce la loro fiacchezza spirituale.
Un’esortazione a pregare per una situazione del genere (per ristabilire un credente debole, o stanco spiritualmente) si adatterebbe molto bene al termine di una lettera che ha regolarmente ammonito i suoi lettori per la loro fiacchezza spirituale.

Ma questi versetti ci dicono:
(2) La comunione della preghiera.
v.14:  “Chiami gli anziani della chiesa ed essi preghino per lui”.
Questo è quello che dovrebbe fare un cristiano quando si ammala: chiamare gli anziani affinché questi preghino per lui! Purtroppo questo a volte non avviene per varie ragioni, ma è biblico chiamare gli anziani in queste situazioni difficili.
             
Vediamo:
a) L’identità degli anziani.
v.14: “Chiami gli anziani della chiesa”.
“Chiesa” (ekklēsias) è la congregazione locale del credente (cfr. Atti 5:11; Romani 16:5; 1 Corinzi  1:2; 4:17; Filippesi 4:15).
“Anziani “ (presbyteros) si riferisce alle guide della chiesa, quindi ai pastori, che operano all’interno della chiesa locale. Gli anziani sono menzionati nel libro degli Atti in relazione con la chiesa di Gerusalemme ( Atti 11:30; 15:2; 16:4; 20:17; 21:18) e con le chiese edificate da Paolo (Atti 14:23; 20:17).
Anche se nelle sue lettere Paolo si riferisce agli anziani (1 Timoteo 5:17; Tito 1:5). Così Pietro esorta gli anziani a pascere il gregge di Dio, la chiesa (cfr. Atti 20:17,28), ed esorta i giovani a essere loro sottomessi (1 Pietro 5:1-5).
Siccome gli anziani dovevano essere chiamati dal malato, possiamo supporre, che la malattia era abbastanza grave da limitare la mobilità del sofferente. Non si parla che questi anziani avessero il dono di guarigione (1 Corinzi 12:9,28). Gli anziani non sono chiamati come guaritori, ma come guide della chiesa che portano la loro fede a servizio del malato in una situazione disagiata.
Gli anziani erano quelle guide spirituali, responsabili per il gregge, riconosciuti per la loro maturità e saggezza nella fede, e sono al servizio della chiesa. Quindi, è naturale che, per la loro spiritualità e competenza, dovevano essere chiamati (proskalesasthō- aoristo imperativo) a pregare per la guarigione, o per sostenere spiritualmente il malato, incoraggiandoli.
Se Dio guarisce, non guarisce per gli anziani, ma per la preghiera della fede dice al v.15. Anche se più avanti, Giacomo dirà alla chiesa di pregare gli uni per gli altri (v.16), quindi anche per la guarigione.

Comunque, pur non negando che alcuni nella chiesa, potessero avere il dono di guarigione in quel periodo, Giacomo esorta tutti i cristiani, a pregare gli uni per gli altri.

Notiamo ancora:
b) L’intercessione degli anziani.
v.14: “ed essi preghino per lui” (proseuxasthosan ep’ auton), letteralmente è: preghino sopra di lui.
Questo è l’unico posto nel Nuovo Testamento, dove troviamo: pregare sopra di lui. Secondo alcuni studiosi questo indicherebbe in piedi accanto al suo letto, stendendo le loro mani sul paziente (imposizione delle mani Matteo 19:13), o la preghiera rivolta verso di lui.
A differenza del primo esempio del v.13 di colui che soffre che è chiamato a pregare,  qui vediamo che il malato chiama gli anziani affinché questi possano pregare per lui, con lo scopo della sua guarigione.
Il verbo “preghino” (proseuxasthosanaoristo - medio imperativo) indica l’urgenza. La preghiera cristiana è importante, perché attraverso di essa riceviamo le benedizioni e l’aiuto di Dio. La preghiera è dovere e privilegio, sia quando siamo in buona salute e sia  quando soffriamo, o siamo malati, ma in modo particolare in caso di malattia.
In questi casi, quando il corpo è afflitto dalla sofferenza e si è confusi, e non si può concentrare tanto sulla preghiera o sulla verità della Parola di Dio, è importante che ci sia qualcuno vicino che lo consoli e lo sostenga spiritualmente! Chi più degli anziani della chiesa lo dovrebbe fare? Certo gli anziani potrebbero pregare a distanza, ma andare di persona, è tutt’altra cosa, è di grande incoraggiamento per il malato.

Giacomo ci dice anche:
(3) Il come pregare.
v.14:  “ungendolo d'olio nel nome del Signore…”.
La pratica dell’unzione dei malati la troviamo solo un’altra volta nel Nuovo Testamento in Marco 6:13 dove troviamo scritto che i dodici apostoli: “scacciavano molti demòni, ungevano d'olio molti infermi e li guarivano”.
Ora non è chiaro quando l’unzione con l’olio d’oliva deve essere fatta: prima, durante o dopo, gli studiosi non hanno un parere comune, sono divisi, sembrerebbe di più durante (ungendolo- aleisantes- aoristo participio potrebbe essere contemporaneo con il verbo principale).

Ci sono quattro interpretazioni che si possono dividere in due gruppi: uno scopo pratico e uno scopo spirituale.

a) Scopo pratico.
Riguardo lo scopo pratico troviamo due interpretazioni.

La prima interpretazione vede:
• L’olio come medicinale.
Nell’antichità l’olio d’oliva era ampiamente utilizzato anche come medicina come troviamo nell’esempio del “Buon Samaritano” che fasciò le piaghe di quell’uomo, che i briganti lasciarono mezzo morto, versandovi olio e vino (Luca 10:34; cfr. Isaia 1:6).Secondo questa interpretazione gli anziani dovevano andare al capezzale del malato, armati di preghiera e “medicina” (l’olio), entrambi amministrati con l’autorità del Signore.
Questa interpretazione è problematica, perché se l'olio era così efficace perché è stato usato così di rado nel Nuovo Testamento? E perché è qui applicato solo dagli anziani? Potevano applicarlo, altri, per esempio, i parenti, i medici, per la guarigione della persona malata. L’olio poteva essere utile per alcuni problemi come nel caso del “Buon Samaritano”, in riferimento a certe ferite, ma inutile per altre malattie.

La seconda interpretazione vede:
• L’olio come pastorale.
L'unzione esterna è vista come un’espressione tangibile di attenzione, cura e come mezzo per stimolare la fede del malato. L'idea riguardo gli anziani di somministrare l’olio, fa pensare alla possibilità, che la loro azione aveva lo scopo di stimolare la fede del malato, ricordandogli che Dio si prende cura di lui in questo momento angoscioso e quindi stimolargli la fede, o risvegliargli la fede. Con l’unzione si ricorda al malato che egli appartiene a Dio, come gli unti dell’Antico Testamento.

Il secondo gruppo d’interpretazione è come:
b) Scopo religioso.

Nello scopo religioso vediamo:
• L’aspetto Sacramentale.
È il sacramento dell’estrema unzione (della chiesa cattolica). In questa cerimonia, il prete unge gli occhi, le orecchie, le narici, le mani e i piedi della persona malata che sta per morire. L’atto si compie perché si crede che l’unzione con olio, precedentemente consacrato, sia un mezzo efficace di perdono dei peccati, nel caso in cui la persona malata, non è più in grado di compiere una confessione cosciente per il perdono dei suoi peccati e quindi di ricevere l’assoluzione dal sacerdote.
Lo scopo della preghiera e dell’unzione non è preparare il malato alla morte, ma chiedere la guarigione come vediamo dal contesto (vv.14-15). Altri ancora, hanno proposto che si tratta di un veicolo sacramentale della potenza divina, ma sicuramente non c'è potere spirituale nell’olio stesso più di quanto il fango con cui Cristo guarì il cieco,anche se era fatto della Sua saliva (Marco 8:23-25; Giovanni 9:6).
                        
Nello scopo religioso vediamo:
• L’aspetto Simbolico.

Nell’aspetto simbolico troviamo due interpretazioni:
1. L’attenzione speciale di Dio.
L’unzione spesso simboleggia la consacrazione, il mettere da parte una persona per servire Dio, come vediamo nell’Antico Testamento per esempio per i sacerdoti (Esodo 28:41). Così anche riferito a Gesù, il Messia (Luca 4:18 -Isaia 61:1; Atti 4:27;10:38) e i credenti spiritualmente parlando (2 Corinzi 1:21).
Se Giacomo, ha questo sfondo in mente, allora è raccomandato agli  anziani, di ungere il malato, al fine di mostrare vividamente alla persona malata, l'attenzione speciale di Dio nella preghiera. Ungere il malato è "metterlo a parte" per la grazia speciale di Dio. In certi casi, l’applicazione di una sostanza come l’olio, sentita dal paziente, insieme alla preghiera della fede udita, lo poteva rafforzare.

Oppure una sfumatura diversa:vi può essere anche un uso simbolico come:
2. La presenza e l’azione di Dio.
La presenza e l'azione di Dio è portata alla situazione del malato. L’olio è il simbolo dello Spirito Santo (Luca 4:18; 2 Corinzi 1:21; 1 Giovanni 2:20). Ungere un malato con l'olio, secondo questa interpretazione, significa riconoscere la presenza di Dio e la Sua volontà di essere presente per sostenere o aiutare la persona malata.
Noi vediamo che nella Bibbia l'olio è menzionato per certificare l'interesse, o la misericordia di Dio, o la benedizione per il malato, (Salmo 23:5; 45:7; 92:10; 133:2; Ecclesiaste 9:8) e suggerisce uno stato d'animo di "gioia" (Proverbi 27:9; Isaia 61:3); per la prova e lo scopo di Dio nella sofferenza di perfezionare la fede di chi è malato. (Giacomo 1:2-3,12; 2:13; 5:11,13).
Quindi Giacomo, vuole dirci che gli anziani portano e applicano sul malato, il segno esteriore tangibile della fedeltà di Dio anche nella sofferenza umana, e il Suo impegno che, anche nelle avversità come anche nella prosperità, il piano di Dio non fallisce.
L’unzione con l’olio, è un prova tangibile della misericordia e fedeltà di Dio, e consente alla persona che soffre di sapere, o di ricordargli che Dio ha tutto sotto controllo (nell’avversità come nella prosperità) e realizzerà il Suo piano, qualunque sia l'esito. Non è comunque l’unzione che fa la guarigione, ma il Signore che risponde alla preghiera fatta con fede come leggiamo nel v.15.
L'olio è il simbolo della presenza e della benedizione di Dio, ma la preghiera è il meccanismo per attingere il suo potere. L’enfasi pertanto è sulla preghiera!
Nell’olio non c’è potenza magica, infatti, nel libro degli Atti, gli apostoli guariva i malati senza usare l'olio (Atti 3:6; 5:15-16; 9:34; 14:8-10; 16:18; 28:8-9). 
Oggi dovremmo praticare l’unzione dell’olio? Non ci sono passi che dicano il contrario. Se un credente lo desidera e chiama gli anziani, perché non farlo, gli anziani spiegheranno che l’olio non ha niente di magico, e non è una medicina, e nemmeno qualcosa di sacro, ma come espressione pastorale, o simbolica di attenzione, o presenza e azione di Dio, si. Tutto il potere appartiene a Dio, e Dio lo manifesta secondo come vuole, attraverso la fiduciosa preghiera.

L’unzione deve essere fatta:
c) Nel nome del Signore.
Nel nome del Signore può indicare tre cose:

• Invocare il nome del Signore, l’appello a rilasciare la Sua potenza e quindi l’autorità per la guarigione (cfr. Luca 10:17; Atti 3:6,16; 4:7,10).

Oppure:
• La preghiera al Signore affinché guarisca il malato.
Gesù aveva detto di pregare nel nome Suo, e Lui avrebbe agito (Giovanni 14:13-14; 16:23).
Ma "nel nome del Signore" significa pregare secondo la Sua volontà. Accettare la Sua autorità, il Suo piano e lo scopo sia se guarisce e sia se non guarisce.
Queste prime due possono essere combinate insieme.

Oppure:
• Agire secondo l’autorità del Signore perché commissionato dal Signore, sono rappresentanti di Dio.(cf. Galati  1:1, 15).
Agire per incarico di Gesù, sotto la Sua autorità e dipendere dal Signore fiduciosamente.
In ultima analisi, poco importa, ogni guarigione è dovuta al potere e all'azione del Signore che agisce secondo la Sua volontà e non per qualsiasi sforzo umano.Tutto questo non significa che non dobbiamo andare all’ospedale, o dal dottore, o non prendere medicine.

Conclusione.
Abbiamo un Dio per tutte le stagioni, sia nei periodi di gioia e sia nei periodi di sofferenza e difficoltà.
In questi momenti siamo chiamati a lodare e a supplicare Dio, consapevoli che la nostra vita dipende da Lui e che Lui è più che sufficiente ai nostri bisogni e che niente è impossibile a Lui.
Perdere di vista questa consapevolezza significa perdere la speranza che Dio possa cambiare le circostanze!
Se non vuoi perdere la speranza: cibati di Dio, sii consapevole della Sua grandezza, credi in Lui al di sopra, di ogni razionalità umana e pregalo sempre!
Vivere senza pregare non è solo una cosa terribile, è una cosa infinitamente stupida.
Giacomo ci esorta a pregare sempre! Samuel Chadwick: “La preghiera è la prova del fuoco della devozione”. Se sei un vero credente pregherai! La preghiera è il principale esercizio della fede! È la risposta spontanea, naturale del cuore del credente a Dio!

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Molte persone che si dicono cristiane, la loro crescita spirituale può essere paragonata a stare seduti su un cavallo a dondolo che non va da nessuna parte: si muove, ma non fa passi avanti! Paolo soffriva per la condizione spirituale dei cristiani della Galazia, come una donna in doglie. La sua sofferenza era che Cristo non era ancora formato in loro. Il verbo “sia formato”, era una parola che si riferiva al processo mediante il quale l’embrione di un bambino si sviluppa nell'utero della madre. “Cristo sia formato in voi” indica che Gesù deve crescere in un vero cristiano, e questo si riferisce al carattere di Gesù Cristo (cfr. 2 Corinzi 3:18; Efesini 4:21-24; Colossei 3:9-11).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5).

La pagliuzza e la trave (Matteo 7:3-5). “Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio di tuo fratello, mentre non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?  O, come potrai tu dire a tuo fratello: "Lascia che io ti tolga dall'occhio la pagliuzza", mentre la trave è nell'occhio tuo?  Ipocrita, togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall'occhio di tuo fratello”. Verso la fine del 1800 l’astronomo più illustre del mondo, Sir Percival Lowell, era certo c'erano che vi erano canali su Marte. Con il suo telescopio gigante in Arizona, osservava Marte, e vedeva dei canali. Egli era convinto che questi fossero la prova di vita intelligente sul pianeta rosso, forse una razza più antica, ma più saggia di umanità. Le sue osservazioni avevano guadagnato ampia accettazione e nessuno osava contraddirlo. Da quel momento le sonde spaziali hanno orbitato Marte e sono sbarcate sulla sua superficie. L'intero pianeta è stato ma…