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Matteo 23:23-24: L’obbedienza parziale è ipocrisia

 Matteo 23:23-24: L’obbedienza parziale è ipocrisia

Dopo aver partecipato a un culto in una chiesa, un dentista disse al pastore: "Non posso più frequentare la tua chiesa". Quando il pastore gli chiese il motivo, il dentista rispose: "Uno dei tuoi membri stava cantando lodi a Dio attraverso i denti che si è rifiutata di pagare". 

Questa storia ci fa capire come possiamo essere ipocriti con un’obbedienza parziale: la domenica adoriamo il Signore e durante la settimana ci comportiamo come ci pare!

La controversia di Gesù con le autorità ebraiche porta a una condanna delle pratiche "ipocrite" degli "scribi e Farisei", e a un solenne avvertimento di un prossimo giudizio (capitolo 23).

L’occasione della condanna agli scribi e ai Farisei è iniziata al capitolo 22:41-46 in seguito a una domanda per provarlo chiedendogli quale fosse il gran comandamento nella legge, e da qui Gesù inizia un confronto con i Farisei sul Messia.

Matteo riporta poi la condanna di Gesù sugli scribi e dei Farisei del capitolo 23. 

Quindi il capitolo 23 s’inserisce tra la condanna degli scribi e dei Farisei e il lamento di Gesù su Gerusalemme (Matteo 23:37-39).

Come ha fatto già precedentemente in questo capitolo di Matteo, Gesù ammonisce gli scribi e i Farisei con una serie di: “Guai a voi”.

 Il motivo per cui gli scribi e i Farisei sono nei guai al v,23, è semplice: la loro obbedienza era parziale, pagavano la decima della menta, dell’aneto e del comino, ma con autorità, Gesù fa una dichiarazione sul fatto che trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede.

Iniziamo con:

I L’ESCLAMAZIONE DI GIUDIZIO 

v.23: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti”.

“Guai” (ouai – interiezione) serve per attirare l’attenzione su ciò che dirà dopo.

“Guai a voi” è un’esclamazione che esprime un'emozione enfatica; sono spesso esclamazioni onomatopeiche, cioè fenomeni che si producono quando i suoni di una parola descrivono, o suggeriscono acusticamente l'oggetto, o l'azione che significano; per esempio imita rumori, o versi di animali per esempio “tic tac” per l’orologio, o “miao” per il gatto, anche “ahi” è un'esclamazione onomatopeica di dolore. 

“Guai” è un grido di dolore, terrore, angoscia, denuncia, indignazione, minaccia e di avvertimento, contro gli scribi e i farisei per il giudizio di Dio (cfr. Matteo 11:21; 23:13 -14.; Marco 13:17; Luca 6:24-25; Giuda 1:11; Apocalisse 12:12).

Infatti “guai” era spesso usato dai profeti negli oracoli del giudizio imminente di Dio (Isaia 5:8-16; Ezechiele 16:23; Osea 7:13). 

È un’espressione che troviamo anche quando le città di Corazin e Betsaida per il  duro giudizio che li attende, perché non si sono ravvedute nonostante i miracoli di Gesù (Matteo 11:21; Luca 10:13). 

Così anche il triplice: “Guai” annunciato da un angelo in Apocalisse 8:13 esprime l’intenso dolore per coloro che dimorano sulla terra durante i restanti giudizi di tromba. 

In Apocalisse 9:12 è chiamato “il primo guai”, il suono di tromba del quinto angelo, che da inizio ai tormenti degli uomini per opera delle cavallette e dureranno per cinque mesi, quindi disastro, calamità (cfr. Apocalisse 11:14).

In questo capitolo, Gesù usa “guai a voi” per ben otto volte (vv.13,14,15,16, 23,25,27,29).

Troviamo ancora “guai” come esclamazione di giudizio sugli altri, possiamo citare alcuni esempi del suo uso: 

lo vediamo sui nemici di Dio (Isaia 33:1; Geremia 48:1-2; Naum 3:1-7; Abacuc 2:6-20; Sofonia 2:5).

Anche verso il popolo di Dio infedele (Isaia 30:1-2; 45:9-10; Geremia 4:13-18; Ezechiele 16:23-27; Osea 7:13-16).

Così anche per i leader negligenti del popolo di Dio, come in questo caso (Geremia 23:1-2; Ezechiele 34:1-10; Sofonia 3:1-4, Zaccaria 11:15-17); che sono accecati nella loro religiosità e ingannano gli altri (Matteo 23:13-33; Luca 11:42-51).

Guai per coloro che sono compiacenti nella loro prosperità, o religione (Amos 5:18-24; 6:1-7).

Guai a chi trascura la giustizia sociale (Isaia 5:8-23; 10:1-4; Geremia 22:13-19, Michea 2:1-3).

Guai a coloro che sono senza Dio (Apocalisse 8:13; 12:12; 18:10,16-17,19).

Guai come conseguenza del proprio peccato (Isaia 3:8-9; 6:5), e per coloro che fanno peccare gli altri (Matteo 18:7; Luca 17:1-3).

Guai a chi tradisce il Figlio dell'Uomo (Matteo 26:24).

Guai a chi sperimenta i segni della fine dell'età (Matteo 24:19-21).

Vediamo:

A) Le persone

Le persone a cui è rivolto “Guai a voi”.

Gesù indirizza il Suo messaggio di giudizio agli scribi e ai Farisei.

Cominciamo con gli:

(a) Scribi

Gli “scribi” (grammateis- nome vocativo plurale) avevano la capacità di leggere e scrivere, quindi di copiare i manoscritti, ma erano anche insegnanti versati ed esperti di legge, esperti in questioni relative alla rivelazione di Dio, e spesso giocavano un ruolo importante nella vita politica ai tempi di Gesù (Matteo 26:57).

Gli scribi erano associati di solito con altri gruppi religiosi come i sacerdoti, o i Farisei conservatori nella vita sociale e religiosa ebraica (per esempio Matteo 2:4; 12:38; 27:41; Giovanni 8:3). 

Per riconoscere la natura e il significato degli scribi al tempo di Gesù, possiamo attingere dall’Antico Testamento, per esempio con Esdra. 

In Esdra 7:6 leggiamo: “Questo Esdra veniva da Babilonia. Era uno scriba esperto nella legge di Mosè”

In Esdra 7:10 vediamo le caratteristiche: “Poiché Esdra si era dedicato con tutto il cuore allo studio e alla pratica della legge del SIGNORE, e a insegnare in Israele le leggi e le prescrizioni divine”. (Esdra 7:11, 12, 21; Neemia 8:1; Geremia 36:26; Matteo 13:52; 7:29; 8:19; 9: 3; 17:10; 23: 2, 13–34; Marco 1:21-22; 2:6; 9:11,14,16) 

Gli scribi avrebbero dovuto conoscere l'interpretazione del proposito di salvezza di Dio (Matteo 13:52; 23:34), ma al tempo di Gesù si opposero alla Sua offerta di salvezza (Marco 12:28, 32, 35, 38). 

Vediamo ora i:

(2) Farisei

I “Farisei” (Pharisaios – nome vocativo plurale) erano un gruppo ovviamente ebraico. 

I Farisei erano attivi fin dal 150 a.C. ed esistettero fino a quando furono incorporati nel movimento rabbinico intorno al 135 d.C.

I Farisei si distinguevano per lo zelo che avevano per le tradizioni degli anziani, tradizioni che insegnavano; credevano che queste tradizioni derivassero dalla stessa fonte della Parola scritta stessa, sostenendo che entrambi erano stati consegnati a Mosè sul monte Sinai (Matteo 15:1–6; Marco 7:3–5), quindi sostenevano che la tradizione orale fosse altrettanto ispirata e autorevole della legge scritta, la Torah.

I Farisei insegnavano le tradizioni orali per mantenere l'identità e la purezza religiosa.

Queste tradizioni servivano per essere una barriera protettiva intorno alla legge di Mosè, la Torah, per prevenire possibili violazioni. 

I Farisei erano noti per la loro stretta osservanza letterale della legge, per la loro vita austera e, come dicevo prima, per la loro ossessione per la tradizione orale. 

L'origine del termine "fariseo" deriva da una parola ebraica (pārash), che significa "separare", "dividere", o "distinguere". 

I farisei si tenevano separati sia socialmente che teologicamente dagli aristocratici simpatizzanti dell'ellenismo e dalla gente comune non istruita (Giovanni 7:49), dai gentili e dalle loro pratiche pagane. 

La spiegazione più probabile della nascita del loro nome è perché si separavano dalla grande massa degli ebrei che non vivevano secondo la loro concezione religiosa. 

I Farisei consideravano se stessi come quelli che tenevano in vita la vera adorazione del Signore.

Al tempo di Gesù, i Farisei si consideravano molto più santi della gente comune (Luca 18:11-12). 

Indossavano indumenti speciali per distinguersi dagli altri (cfr. per esempio Matteo 23:5).

Gesù denunciò spesse volte i Farisei per la loro ipocrisia come vediamo in questo caso (cfr. Matteo 23:13-36; Luca 16:14).

 I Farisei erano i principali oppositori di Gesù, e una delle principali aree di conflitto tra Gesù e i Farisei riguardava la tradizione orale (Matteo 15:1-20; Marco 7:8-13; Luca 11:38-42). 

Gesù condannò il fatto che seguissero la tradizione degli uomini, perché li faceva trascurare lo spirito della legge e ignorare il bisogno di santità interiore.

Gesù li accusava di essere come sepolcri imbiancati, che appaiono belli all'esterno, ma sono pieni di ossa di uomini morti e di ogni impurità all'interno (Matteo 23:27). 

Gesù ha denunciato questa pietà esteriore citando Isaia 29:13: "Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è lontano da me" (Marco 7:6).

Allo stesso modo i Farisei condannarono Gesù per essersi mescolato con i peccatori (Matteo 9:11; Marco 2:16), per non essersi lavato le mani prima di mangiare (Marco 7:1-5; Luca 11: 37,38) e per aver permesso ai Suoi discepoli di violare il “sabato” (Marco 2:23,24). 

B) La caratteristica

“Scribi e farisei ipocriti”.

Non sono ipocriti qualsiasi persona, ma le autorità religiose!

Il vocativo “ipocriti” (hypocritai – vocativo) identifica gli scribi e i Farisei con un tono esclamativo. 

La parola “ipocriti” nel greco indicava “un interprete”, “uno che recita una parte in scena”, “un attore teatrale”.

Un ipocrita, è uno che agisce in modo ambizioso e vanitoso, un contraffatto, un uomo che assume e parla, o agisce sotto un carattere finto; uno che finge di essere diverso da quello che realmente è.

La parola “ipocrita” indica una persona ambigua e insincera; è una persona che professa convinzioni e opinioni che non possiede per nascondere i suoi veri sentimenti, o motivazioni.

Un ipocrita, è uno che esteriormente fa la parte di un uomo religioso alla perfezione, ma è interiormente estraneo allo spirito della vera religione che professa (cfr. Matteo 6:2,5,16; 7: 5; 15: 7; 23:13; Marco 7:6; Luca 12:56; 13:15).

Nell’ipocrita esiste una discrepanza tra la conformità esteriore al rituale religioso e il vero stato del suo cuore (Matteo 5:8; 23:25-30). 

L'ipocrita finge la bontà, ma sotto un rivestimento religioso c’è un cuore maligno, o ingannevole (Matteo 22:15-18; cfr. 1 Pietro 2:1). 

Anche se gli ipocriti giustificano la loro attività religiosa, i loro cuori non sono fedeli a Dio (Matteo 15:7-9,18-19; cfr. Isaia 29:13–14). 

Possono essere intellettualmente credenti, pronti a difendere l’esistenza di Dio, mentre i loro cuori sono vuoti di affetto per Dio, non amano, oppure obbediscono a Dio!

In ogni grande foresta troverai molti alberi enormi che sovrastano gli altri alberi, ma non sempre questi alberi hanno quella forza e vitalità che si vede dall’esterno, infatti i taglialegna a volte non si preoccupano nemmeno di abbatterli perché non ci guadagnerebbero niente, perché questi alberi enormi sono spesso vuoti e marci all'interno. 

Questa è l'essenza dell'ipocrisia: una persona può apparire forte all'esterno, ma essere vuota e marcia all'interno!

L'assenza di ipocrisia, è avere un cuore puro, una buona coscienza e una fede genuina, da dove proviene l’amore che è lo scopo del servizio cristiano (1 Timoteo 1:5).

L’ipocrita non è coerente con il credo che professa!

L'ipocrisia si manifesta in un'incoerenza tra l'attività religiosa esteriore e la professione religiosa.

Nell’Antico Testamento non c’è nessuna parola distinta per “ipocrisia”, ma il concetto è presente principalmente in termini di adorazione falsa e incoerente. 

Il Signore rifiuta le offerte sacrificali e la frequenza del tempio (per esempio Geremia 7:4-11) quando gli adoratori non hanno un’intima conoscenza di Lui, o amore genuino per Lui dimostrata con l’obbedienza (per esempio Isaia 1:10-17; Osea 6:4-6; Amos 4:4-5; 5:21-24). 

“Non posso credere che un uomo sia sulla via del paradiso quando compie abitualmente il tipo di azioni che logicamente indicherebbero che dovrebbe essere sulla via dell'inferno”, diceva A.W. Tozer.

In questi versetti troviamo:

II LA MOTIVAZIONE DEL GIUDIZIO

Il motivo dei guai e la natura dell’ipocrisia degli scribi e dei Farisei è: l’obbedienza parziale a Dio!

Sempre nel v.23 è scritto: “Perché pagate la decima della menta, dell'aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede”.

Prima di tutto consideriamo:

A) L’obbedienza degli scribi e dei farisei

“Pagate” (apodekatoute – presente attivo indicativo) indica la loro abitudine.

Gesù specifica che cosa pagavano gli scribi e i farisei pagavano: la decima della menta, dell’aneto e del comino, ma trascuravano le cose più importanti della legge.

La “decima” (greco apodekatoō – ebraico ma'aser) è “pagare la decima parte di…”, la decima parte dei beni di una persona che è consacrata, data a Dio, messa da parte per scopi speciali. 

La dedicazione di un decimo a Dio era riconosciuta come un dovere prima del tempo di Mosè: Abraamo pagò la decima a Melchisedec (Genesi 14:20; Ebrei 7:6); e Giacobbe fece voto al Signore e disse: “E questa pietra, che ho eretta come monumento, sarà la casa di Dio; di tutto quello che tu mi darai, io certamente ti darò la decima” (Genesi 28:22).

In Levitico 27:30–33 troviamo la dichiarazione che il decimo di tutti i prodotti della terra, così del bestiame, apparteneva al Signore e doveva essere offerto a Lui. 

Numeri 18:21–29 dice che le decime dovevano essere date ai Leviti come ricompensa del loro servizio, e da queste dovevano dedicare al Signore una decima della decima di queste entrate, che doveva essere data per il mantenimento del sommo sacerdote. 

Le decime dovevano essere portate nel luogo che il Signore avrebbe scelto fra tutte le tribù (Deuteronomio 12:5-18).

La decima dei prodotti agricoli poteva anche essere convertita in denaro per poi comprare buoi, pecore, vino e così via per fare una festa di famiglia nel santuario che celebrava la provvidenza di Dio (Deuteronomio 14:22-26). 

Alla fine di ogni triennio, la raccolta delle decime di quell’anno, doveva essere per la cura dei leviti, orfani, vedove e stranieri con una dichiarazione che aveva fatto del suo meglio per adempiere al comando divino della decima (Deuteronomio 14:27-29; 26:12-14). 

Il pagamento delle decime era una parte importante del culto religioso ebraico, infatti ai giorni di Ezechia, uno dei primi risultati della riforma religiosa fu l'entusiasmo con cui il popolo portava le decime (2 Cronache 31:5,6,12,19). 

La negligenza di questo dovere fu severamente rimproverata dai profeti; l'abbandono della decima era vista come un furto a Dio (Amos 4:4; Malachia 3:8–10). 

Ora, ritornando agli scribi e ai Farisei, questi erano molto scrupolosi nell'osservare la decima, non solo pagando la decima dei raccolti principali (frumento, mosto, olio), ma ogni tipo di erbe, come la menta, l’aneto e il comino, erbe di condimento.

Gli scribi e i Farisei erano meticolosi riguardo la legge della decima, Gesù non li rimprovera perché mettevano in pratica questa legge, ma perché trascuravano le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede.

Quindi consideriamo:

B) La negligenza degli scribi e dei farisei

“E trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia, e la fede”.

“Trascurate” (aphēkate – aoristo attivo indicativo) è “abbandonare”, “non prestare attenzione”, “omettere”, “lasciare incompiuto”. Indica negligenza!

Avevano trascurato le cose più importanti della legge, quindi questo testo ci fa capire che all’interno della legge di Dio ci sono leggi più importanti di altre.

“Cose più importanti” (barytera – aggettivo di paragone) significa di cruciale importanza, grande peso, che hanno più significato.

Indica un paragone che Gesù fa tra le leggi meno importanti e le più importanti.

“Legge” (nomos) si riferisce alla parte legislativa dell’Antico Testamento, come indicato nel Pentateuco, i primi cinque libri, si riferisce alla legge mosaica, alla “Torah” intesa come il sistema di leggi, statuti civili e ordinanze sacerdotali che compongono l'alleanza mosaica (Matteo 23:23; Luca 2:27,39; Giovanni 7:19,23; 19:7; Atti 13:38; 15:5; 21:20,24; 22:3,12; Romani 2:12–14, 17,23,25,27; 3:21; 4:13–15).

Nel Vangelo di Matteo vediamo che Gesù dichiarò nel “Sermone sul monte” che non era venuto per abolire la legge o i profeti, ma per portare a compimento (Matteo 5:17), cioè a obbedire completamente alle leggi dell’Antico Testamento, a insegnare il vero significato e le implicazioni dell'Antico Testamento, a realizzare le profezie dell’Antico Testamento che parlavano del Messia, cioè Lui.

Gesù definisce e specifica quali parte della legge nel loro comportamento non mettevano in pratica gli scribi e i Farisei. 

Queste tre parti sono il cuore dell'Antico Testamento.

Prima di tutto gli scribi e i Farisei trascuravano:

(1) Il giudizio

“Giudizio” (krisin) è “amministrare ciò che è giusto e retto”, quindi l'amministrazione della giustizia con una particolare enfasi alla pratica (Matteo 12:18-20; 23:23; Luca 11:42; Atti 8:33).

Si riferisce al rispetto dei diritti degli altri, al benessere e l'uguaglianza di tutto il popolo (cfr. per esempio Salmo 10:17-18; 82:1-8; Geremia 5:28) che gli scribi e i Farisei stavano trascurando.

La mancanza di giustizia, è uno dei peccati fondamentali condannati dai profeti. 

Il popolo offriva i sacrifici a Dio, ma ignorava i requisiti morali che Dio voleva che loro avessero, come per esempio quello di aiutare gli oppressi, gli orfani, le vedove, di non fare torto e violenza agli stranieri, di stabilire il diritto e la giustizia nei tribunali (per esempio Isaia 1:16-18; Geremia 22:3; Amos 5:14-15,21-24).

Il Signore aveva stabilito delle norme sociali e morali per l'individuo per praticarli nei rapporti con il resto della popolazione, era un obbligo sociale che non dovevano trascurare.

Secondo, il patto Mosaico (per esempio Esodo 20:12-17; 22:21-26; 23:6; Levitico 19:15; 19:33–34; Deuteronomio 10:17–18; 15:7-11; 16:19-20; 24:17; 19–21; 26:12–13; 27:19), l’impegno per il Signore includeva l’impegno per l’intera comunità, e la “giustizia” era la parola chiave che spesso era usata dai profeti per riassumere questo obbligo sociale che insiste nel rispettare i diritti degli altri.

La giustizia è una caratteristica di Dio (Salmo 9:8,16; 89:14).

Gli scribi e i Farisei stavano trascurando l’insegnamento della giustizia di Dio, o che loro stessi stavano trascurando la giustizia di Dio.

Gesù altrove aveva condannato la giustizia degli scribi e dei Farisei.

In Matteo 5:20 Gesù esorta le folle e i Suoi discepoli dicendo: “Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli”.

Gesù esorta a non avere una giustizia come quella dei Farisei, cioè un’obbedienza a Dio formale ed esteriore, cerimoniale e non di cuore, interessati più alle regole create dell’uomo, alle tradizioni umane, e principalmente essere preoccupati per se stessi e per la propria immagine. 

In che modo allora si può superare la giustizia degli scribi e dei Farisei?

Nell’essere fedeli alla volontà di Dio e non alle tradizioni degli uomini che annullavano la parola di Dio; un comportamento che provenga da cuore sincero.

I discepoli di Gesù devono avere una più attenta considerazione dello spirito di tutta la legge nei loro motivi e desideri (Matteo 15:1-9; 23:1-36).

Gli scribi e i farisei trascuravano:

(2) La misericordia

“Misericordia” (eleos) è “gentile clemenza”, è la “pietà”, la “compassione”; la compassione mostrata verso il disagio di qualcun altro, o verso i peccatori. 

È il sentimento di dolore di uno che è mosso dalla vista della sofferenza di un altro e in un certo senso partecipa in essa.

Gli scribi e i Farisei non avevano questa virtù, in questo erano mancanti.

Al v.14, come anche in Marco 12:40, Gesù li aveva ripresi perché divoravano le case delle vedove, approfittavano dei loro averi e della loro generosità, denunciando così la loro avidità e l’assenza di scrupoli. 

Gesù aveva ammonito i Farisei perché lo criticavano, mostrando così mancanza di misericordia, che Gesù stava con i pubblicani e i peccatori, Gesù rispose loro: “Ma Gesù, avendoli uditi, disse: ‘Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Ora andate e imparate che cosa significhi: -Voglio misericordia e non sacrificio-; poiché io non sono venuto a chiamar dei giusti, ma dei peccatori’” (Matteo 9:12-13; cfr. Matteo 12:7). 

La misericordia è illustrata molto bene con la parabola del “Buon Samaritano”. Quest’uomo ha aiutato una persona lasciata mezza morta a terra dai ladri, e se mentre un sacerdote prima, e poi un Levita furono indifferenti lasciandolo lì dove stava, questo Samaritano se ne presa cura usando misericordia (Luca 10:25-37).

Il Samaritano era completamente spontaneo, rapido ad agire, disinteressato ed efficiente nella sua generosità!

Anche la misericordia è una qualità di Dio (cfr. Isaia 60:10; 63:7,15; 64:3; Michea 6:8; Luca 1:50,54,58,72,78, Romani 15:9; Efesini 2:4; Tito 3:5; 1 Pietro 1:3).

Per esempio in Efesini 2:1-6 leggiamo: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d'ira, come gli altri. Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), e ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù”.

L’autore dell’epistola agli Ebrei c’incoraggia ad accostarci al trono della grazia per ottenere misericordia ed essere soccorsi al momento opportuno (Ebrei 4:16).

La misericordia è una delle caratteristiche della sapienza che viene da Dio dice Giacomo 3:17. 

Quindi la misericordia ha origine in Dio e riflette la stessa sapienza di Dio e si manifesta in buone opere.

Infine vediamo:

(3) La fedeltà

Come abbiamo visto, i Farisei non erano fedeli a Dio al 100%. 

“Fede” (pistin) può avere diversi significati nel Nuovo Testamento, qui si riferisce alla fedeltà, alla qualità di essere fedeli (cfr. per esempio Tito 2:10; Apocalisse 2:19; 13:10; ěměṯ - Genesi 24:27; 47:29; Giosuè 2:14; 1 Re 2:4; 1 Re 3:6).

Questa parola in Romani 3:3 descrive la fedeltà di Dio (cfr. ěměṯ- per esempio Genesi 24:27, 32:10; Esodo 34:6; 2 Samuele 2:6; 15:20), ed è uno dei frutti dello Spirito Santo (Galati 5:22).

La traduzione greca dei Settanta traduce una parola (ěměṯ) per indicare tra le altre cose anche la fedeltà, per esempio in Giosuè 24:14 è scritto: “Dunque temete il SIGNORE e servitelo con integrità e fedeltà; togliete via gli dèi ai quali i vostri padri servirono di là dal fiume e in Egitto, e servite il SIGNORE”.

Così anche 1 Samuele 12:24: “Solo temete il SIGNORE e servitelo fedelmente, con tutto il vostro cuore; considerate infatti le cose grandi che egli ha fatte per voi!”

“Fede” si riferisce a essere fedeli a Dio, alla Sua volontà e ai Suoi comandamenti! 

È la gioiosa sottomissione a Dio!

È possibile che Gesù pensi a Michea 6:8, il riassunto della vera devozione dove troviamo scritto: “O uomo, Egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?”

“Cammini umilmente con il tuo Dio”, indica in sottomissione e comunione costante con Dio, prestando attenzione a Dio, guardando dove va e camminare insieme a Lui, non secondo la nostra volontà, ma la volontà di Dio, non secondo i nostri desideri, ma secondo i desideri di dio, non secondo i nostri progetti, ma secondo i progetti di Dio! 

Non secondo le nostre tradizioni, ma secondo la parola, la rivelazione di Dio!

“Camminare con Dio” significa rinunciare al proprio “io” e allineare i nostri passi, la nostra vita con quella di Dio!

Quindi tutto ciò implica camminare sempre fedelmente con Lui, e gli scribi e i Farisei non lo stavano facendo!

Come Noè (Genesi 6:9) e Abramo (Genesi 17:1) siamo chiamati a camminare con Dio!

Infine c’è:

III LA CORREZIONE 

Nel v.23 leggiamo ancora: “Queste sono le cose che bisognava fare, senza tralasciare le altre”.

Le parole di Gesù crescono in intensità. 

Gesù non dice che non bisognava dare la decima, ma quello che dice che non dovevano trascurare le altre leggi! 

Questo lo dice con una forte enfasi, con una dichiarazione fatta con autorità.

Quindi troviamo:

A) L’incoraggiamento

“Bisognava” (edei – imperfetto attivo indicativo) è: “Era neccessario” indica un’azione che doveva essere fatta, ma non è stata fatta.

Si riferisce a una necessità continua a causa di un obbligo continuo verso Dio.

“Fare” (poiēsai – aoristo attivo infinitivo) si riferisce al comportamento passato che viene rimproverato. 

Ecco:

B) L’imprescindibilità

“Senza tralasciare le altre”

“Senza” (mē – avverbio di negazione) indica che avevano lo scopo di non tralasciare le altre leggi.

“Tralasciare” (aphienai – presente attivo infinitivo) ha lo stesso significato di trascurare.

L’ipocrisia degli scribi e dei Farisei stava nel loro desiderio di apparire coscienziosi, rigorosi anche sui minimi dettagli della legge religiosa, ignorando però, quelle questioni centrali che erano più importanti come trattare correttamente le altre persone e come avere una giusta relazione con Dio!

Gesù non si stava concentrando sul fatto che dovevano, o non dovevano dare la decima della menta, dell’aneto e del comino, ma sull'importanza di altre leggi che erano state trascurate, soprattutto se queste erano più importanti di quella decima. 

Gesù non sminuisce le cose secondarie riguardo l’obbedienza a Dio, Gesù condanna l’obbedienza parziale, soprattutto se si trascuravano le priorità della legge mosaica come la giustizia, la misericordia e la fedeltà.

I capi religiosi non avevano la stessa scrupolosità nel praticare le leggi più importanti come praticavano quelle meno importanti! Anzi li tralasciavano proprio!

La moralità è imperfetta quando si trascurano i dettagli, ma questi religiosi dovevano soprattutto prestare la loro dovuta attenzione alle questioni più importanti della legge!

Pertanto faremo bene a non essere superficiali nell’obbedienza al Signore che è attento a tutto, in modo particolare a ciò che Egli reputa più importante!

Infine vediamo:

C) L’iperbole

Gesù illustra l’ipocrisia degli scribi e dei Farisei con un’esagerazione.

Nel v.24 è scritto: “Guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello”.

Certo a nessuno di noi piacerebbe bere una bevanda con dei moscerini, a maggior ragione un Giudeo, perché com’è scritto in Levitico 11, il moscerino è il più piccolo delle creature impure e il cammello l’animale impuro più grande che non dovevano mangiare (Levitico 11:4,20,23,41,42).

Gli scribi e i Farisei filtravano il moscerino da una bevanda come il vino, e inghiottivano il cammello, cioè cercavano di non mangiare un’animale piccolo come il moscerino, quindi erano molto attenti ai dettagli della legge su aspetti secondari, e inghiottivano velocemente, avidamente e completamente un’animale grande come il cammello, cioè trascuravano le cose più grandi della legge.

Gesù voleva mostrare che gli scribi e i Farisei erano attenti ai dettagli secondari della legge, ma non vedevano le più importanti questioni morali della legge.

Questi uomini erano puntigliosi su questioni minori della legge, nel rispettare le regole sulle questioni più piccole, ma erano negligenti su questioni più importanti!

I capi religiosi facevano attenzione ai “piccoli peccati”: i “moscerini”, ma ignoravano “i grandi peccati”: i “cammelli”.

Volevano evitare una minuscola contaminazione, mentre erano inquinati da una enorme!

Commettevano peccati mostruosi dalle dimensioni di un cammello, mentre prendevano ogni precauzione per quelli piccoli come un moscerino! 

Filtravano una piccola impurità, ma ne ingoiavano una maggiore! 

Davvero “guide cieche! Non si rendevano conto della loro ipocrisia!

CONCLUSIONE

È possibile obbedire attentamente a determinati comandi, o insegnamenti di Dio, ma essere comunque disobbedienti in altri comportamenti, ma non deve essere così (cfr. Deuteronomio 5:29; 28:1; 1 Re 6:12; Salmo 119:6,172). 

Ad esempio, potremmo essere molto precisi e fedeli nel dare la decima del nostro denaro alla chiesa, o frequentare assiduamente la chiesa, ma essere completamente indifferenti al nostro prossimo, a non dedicare un minuto del nostro tempo ad aiutare gli altri, con una visita, o una telefonata, questa è ipocrisia!

Puoi dedicarti alle preghiere, al digiuno, e così via, ma se non ami il tuo prossimo ogni giorno, questa è ipocrisia!

Come il sacerdote e il Levita, nella parabola del “Buon Sammaritano”, quando vediamo una persona nel bisogno, o sappiamo che quella persona ha bisogno, cambiamo strada, o ignoriamo la sua sofferenza, questa è ipocrisia!

Potremmo essere puntigliosi su come deve essere un culto, sulla liturgia, o discutere per esempio, se usare il calice, o i bicchierini, o di fare di una dottrina della Bibbia la nostra ragione di vivere, il nostro cavallo di battaglia, ma se trascuriamo la nostra santificazione in un’area della nostra vita, questa è ipocrisia!

Ci sono cristiani che ci tengono tanto a rispettare i sacramenti, ma poi nella pratica non mettono veramente Dio al primo posto, anzi vivono come se Dio non esistesse una volta che escono dalla chiesa, questa è ipocrisia!

Pur sottolineando che il peccato è peccato davanti a Dio quando trasgrediamo la Sua legge (cfr. Giacomo 2:8-11; 1 Giovanni 3:4), quindi è grave in tutte le sue forme, a volte siamo attenti a non commettere “piccoli peccati” come gli scribi e i Farisei, siamo attenti “a filtrare il moscerino”, ma poi commettiamo quelli più grandi come indicato “dall’ingoiare il cammello!” (cfr. Salmo 19:13; Giovanni 19:11). Questa è ipocrisia!

È vero anche il contrario, e cioè siamo più preoccupati di “non ingoiare il cammello”, pensando per esempio di non uccidere, non rubare, ma pensiamo che una piccola bugia la possiamo dire, anche questa è ipocrisia!

Gesù ci sta dicendo di non tralasciare niente di ciò che vuole Dio da noi!

 L’obbedienza parziale è ipocrisia! Questo ci stanno dicendo questi versetti!

L’idea principale è proprio l’ipocrisia che consiste nell’obbedienza parziale! 

Oggi molti hanno l’apparenza della pietà, ma ne rinnegano la potenza (2 Timoteo 3:5).

Molte persone che sembrano persone religiose, persone spirituali, in realtà, non hanno avuto l'influenza vivente e rinnovatrice del Vangelo nelle loro vite. 

La religiosità di queste persone è come un guscio vuoto privo del potere che viene da Dio che opera un cambio efficace nella vita di un vero cristiano!

Il vero cristianesimo non consiste nell’apparenza, nel formalismo, ma nel potente annuncio del Vangelo accompagnato da un cambiamento che si vede con una vita di obbedienza totale e radicale conforme alle esigenze del Vangelo.

Anche oggi, come gli scribi e i Farisei, ci sono cristiani, che lottano per e in questioni secondarie della Bibbia, ma si perdono nelle cose più importanti, o non sono interessati a rispettare gli altri e ad accettarli e ad aiutarli così come sono, non amministrano la giustizia, non hanno un atteggiamento di misericordia verso il prossimo e non sono interessati a essere fedeli al Signore 100%.

Gesù chiama questo tipo di persona: “ipocrita!” e dice che è nei guai!


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