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Salmo 14:1-4: L’azione dello stolto

 Salmo 14:1-4: L’azione dello stolto

James Johnston commentando su questi versetti dice: “Nel dicembre 1989 la copertina ‘The Atlantic’ poneva la domanda ‘Possiamo essere buoni senza Dio?’ Il punto di questo articolo è che mentre i cristiani non sono perfetti, l'etica e la moralità che apprezziamo nella civiltà occidentale provengono dalla Bibbia. Man mano che la nostra società diventa secolare, perderemo le basi per etica e moralità. ‘Se il cristianesimo declina e muore nei prossimi decenni, il nostro universo morale e anche l'universo politico relativamente umano che sostiene sarà in pericolo’. Il principio alla base è che il modo in cui ci comportiamo è in definitiva radicato in ciò in cui crediamo su Dio. Senza Dio non c'è nulla che ci possa trattenere dall'immergerci in tutti i tipi di orrori”. 

Nella precedente predicazione abbiamo visto il credo dello stolto, abbiamo visto che lo stolto è senza senno, senza saggezza, è ateo.

Continuiamo la meditazione di questo salmo e quindi dello stolto, che non solo non crede in Dio, ma agisce anche sulla base di questa sua convinzione.

Cominciamo con il vedere:

I LA CORRUZIONE DELLO STOLTO (vv.1-4)

Come abbiamo già visto precedentemente, lo stolto non è sottomesso a Dio e non vuole esserlo. 

L’ateismo, in questo salmo, è più pratico che intellettuale.

Un giovane intellettuale che affermava di essere un ateo una volta fu presentato all'evangelista Paul Rader. 

Il dottor Rader guardò in faccia il giovane con i suoi occhi penetranti e chiese: ‘Figliolo, dimmi, qual è il tuo peccato?’ Lo Spirito Santo usò così tanto quelle parole che l'ateo scoppiò in lacrime, esclamando: ‘Come facevi a sapere che la mia vita era un tale casino?’ Il suo problema non era intellettuale, ma morale, e per coprire il suo peccato aveva adottato il credo degli stolti: ‘Non c'è Dio’.

Lo stolto ha un modo di pensare che si esprime immediatamente in azioni immorali, rovinose e vergognose.

Vediamo allora:

A) Il comportamento (vv.1-4) 

Dal singolare “stolto” (nā·ḇāl) si sposta al plurale: “sono corrotti”, “sono abominevoli”, quindi vediamo l’universalità, si riferisce a tutte le persone.

Il salmista procede a sottolineare il fatto che coloro che negano l'esistenza di Dio inevitabilmente affondano in una vita di corruzione morale.

Dal cuore si passa alle azioni, perché il cuore è la sede, la centrale operativa delle nostre azioni.

Proverbi 4:23 dice: “Custodisci il tuo cuore più di ogni altra cosa, poiché da esso provengono le sorgenti della vita”.

“Custodire” indica “sorvegliare, proteggere, è una parola usata per indicare le torri di guardia, le sentinelle (2 Re 17:9; 18:8). 

Il cuore secondo la Bibbia, è la sede delle energie collettive dell’uomo, il centro della vita personale.

Il cuore è la sede intellettuale, (Deuteronomio 8:5; 1 Re 3:9; Giovanni 12:40); della volontà (1 Re 8:17; 2 Tessalonicesi 3:5); la sede emotiva (1 Samuele 1:8; Esodo 4:14). 

Il cuore indica l’uomo nella sua totalità, da dove proviene la forza e la funzione spirituale, dove Dio si manifesta (Efesini 3:17), dove mette il Suo Spirito (Galati 4:6), è la sede del timore di Dio (Geremia 32:40), dove Dio ha scritto le Sue leggi (Ebrei 8:8; 10:16) dove riceviamo la Parola di Dio (Luca 8:15; Matteo 13:19), e dove dobbiamo “scrivere” gli insegnamenti di Dio (Proverbi 7:3). 

Il cuore è il centro operativo che determina il nostro comportamento e quindi il comportamento morale; da quello che abbiamo nel cuore sarà il nostro comportamento. 

Gesù dice che ciò che rende l’uomo impuro è ciò che esce dall’uomo, il peccato (Marco 7:14-23). 

I farisei si lamentavano con Gesù perché i discepoli mangiavano con mani impure (Marco 7:1-2), mentre i farisei e tutti i Giudei mangiavano se non dopo essersi lavate le mani con grande cura, seguendo la tradizione degli antichi.

Quindi il lavaggio delle mani non aveva niente a che fare con l’igiene, ma era un rituale. 

I farisei dicono a Gesù, perché i discepoli non seguono la tradizione degli antichi di lavarsi le mani impure prima di mangiare. 

La loro paura era che camminando qua e là, potevano toccare qualcosa d’impuro, poi toccando il cibo si potevano contaminare. 

Gesù dice che non è qualcosa dall’esterno che ci contamina, ma qualcosa che abbiamo da dentro, dal cuore. 

Il nostro comportamento nasce nel cuore! 

Il cuore è la centrale operativa delle nostre azioni! 

La santità di un uomo nasce nel cuore! Il buon, o cattivo comportamento dipende da ciò che abbiamo nel cuore.

Lo stolto soffocando la verità su Dio lo allontana dalla sua vita quotidiana trattandolo come un'irrilevanza e di conseguenza si comporterà come gli pare! (cfr. Romani 1:18-31).

Il mondo non può essere rinnovato dalla filosofia, o dalla religione, è necessario una rigenerazione interiore, un “trapianto di cuore” della natura umana, e questa è opera di Dio (Ezechiele 36:25-27; Giovanni 1:12-13) avviene in Cristo (2 Corinzi 5:17), per la potenza dello Spirito Santo (Tito 3:5).

Ora il comportamento degli stolti:

(1) È immorale (vv.1,3)

(a) Agiscono in modo corrotto (vv.1,3)

Nel v.1 leggiamo: “Sono corrotti”.

“Sono corrotti” è “agiscono in modo corrotto” (hišḥîtû – hiphil -terza persona plurale -perfetto attivo); il verbo indica un’azione completa senza processi.

La forma attiva indica che sono responsabili delle loro azioni. 

L'azione corrotta non è il risultato dell'ignoranza, ma di un impegno consapevole verso uno stile di vita immorale basato sulla falsa conclusione che Dio non bada al comportamento degli uomini!

Il rifiuto di Dio porta ad azioni fondate sull'interesse personale e al disprezzo per i valori morali. 

Il soggetto in questo caso, lo stolto, l’ateo, è l’attore, il protagonista delle sue azioni.

“È importante riconoscere che l'Antico Testamento rifiuta di accettare la divisione tra mente e corpo, tra fede e azione, che è caratteristica del nostro mondo moderno. Per questo motivo, chi è uno stolto non è conosciuto dai propri processi intellettuali, ma da ciò che fa e non fa. Lo stolto non fa del bene. Lo stolto si allontana dalle vie di Dio e abbraccia la corruzione del creato” (Jacobson, R. A., & Tanner, B.).

La condizione corrotta del mondo corrisponde alla valutazione del Signore (Genesi 6:11–12).

Questa parola a volte è legata all’idolatria (Esodo 32:7; Deuteronomio 4:16,25; 9:12; Giudici 2:19), alla ribellione, alla disobbedienza, all’infedeltà (2 Cronache 26:16; Geremia 6:28; Ezechiele 16:47; 23:11; Sofonia 3:7), ad abbandonare il Signore e a essere carichi di peccato (Isaia 1:4).

“Corrotti” è comportarsi in modo immorale, o privo di integrità, ed è stata la ragione del giudizio di Dio con il diluvio ai tempi di Noè (Genesi 6:11-13; 13:10; cfr. Ezechiele 20:44).

Dunque, la parola ci ricorda che la corruzione è così grave tanto da giustificare il tipo di giudizio severo che Dio ha usato in passato.

Il senso è di “non essere puri”, di “essere rovinati, guastati moralmente” “in rovina” o “in decomposizione”.

H. C. Leupold dice: “L'ateismo porta i suoi frutti in un comportamento marcio”.

Credere e sottomettersi a Dio è il sale della natura umana, e quando lo neghiamo tutta la nostra persona, si corrompe rapidamente.

Laddove si nega Dio c’è degenerazione morale!

Rifiutando Dio, sopprimendo la Sua verità, perdiamo il principio della vita e della bellezza morale.

Nel v.3 ancora è scritto: “Tutti sono corrotti”. 

“Tutti” (yaḥdāw-avverbio) è in enfasi, e indica “insieme”; “l’uno con l’altro”, “uniti”, “allo stesso modo”; “allo stesso tempo”, “ugualmente senza distinzione” (cfr. Salmo 34:3; 48:4; 55:14; 71:10; 83:5; 102:22).

Per Paolo “tutti”, si riferisce sia ai Giudei che ai Greci, quindi ai non Giudei (Romani 3:9-12).

Paolo in Romani 3 enfatizza l’universalità del peccato della razza umana, e la salvezza in Gesù Cristo attraverso la predicazione del Vangelo (per esempio Romani 3:23-26; 10:9-17; 1 Corinzi 1:17-31; 2 Corinzi 5:11-21).

Così lo stolto, l’ateo del v.1, non è una sottospecie all'interno della razza umana, ma tutti gli esseri umani sono stolti se non hanno il timore di Dio, quindi se non hanno la saggezza di Dio in loro! (cfr. v.2).

I vv.5-7 ci fanno capire che ci sono ancora quelli che sono in comunione con Dio e che sono gli oggetti della sua preoccupazione e cura.

Senza l’opera illuminante di Dio nel cuore umano per mezzo dello Spirito Santo, non c’è la comprensione delle cose spirituali (1 Corinzi 2:14). 

Nella sua natura, l’umanità è corrotta e come disse Charles Haddon Spurgeon: “L'umanità, caduta e degradata, è un deserto senza un'oasi, una notte senza stella, un letamaio senza gioiello, un inferno senza fondo”.

La speranza, o la salvezza per i peccatori, viene da Dio stesso che salva attraverso Gesù Cristo (cfr. Salmo 14:5-7; Romani 3:9-26; Efesini 2:1-10; 2 Timoteo 1:9-10; Tito 3:1-7).

“Sono corrotti” (neʾĕlāḥû – nifal perfetto passivo terza persona plurale) come il latte che si è guastato, che è diventato acido.

“Sono corrotti” indica essere, o diventare privo di integrità, o rettitudine, è essere moralmente depravato e perverso (Giobbe 15:16; Salmo 53:4; 2 Timoteo 3:8; 2 Pietro 2:12).

Descrive l'umanità come corrotta e dipendente dal male, o dall'iniquità. 

Il senso del verbo (nifal passivo) è che si sono abbandonati nella corruzione.

In tutto il mondo vediamo la corruzione morale delle persone!

Coloro che non hanno Dio:

(b)Agiscono in modo ingiusto (vv.1,3)

Per due volte, facendoci capire l’universalità del peccato, al v.1 e al v.2 il salmista dice: “Non c’è nessuno che faccia il bene”.

Al v. 2 aggiunge: “Neppure uno”.

Vediamo l’universalità che nessuno fa il bene come sottolineato dall’avverbio di negazione “non c’è”, cioè non esiste nessuno, fino ad arrivare in un crescente dichiarazione intensa o estesa: “Neppure uno” (v.3 - anche gam- uno ʾeḥād), cioè non esiste una singola, una sola persona che faccia il bene.

A riguardo Derek Kidner scrive: “Questa non è un'esagerazione, dal momento che ogni peccato implica l'eliminazione di una presunta conoscenza migliore di Dio e la corruzione dell'amare il male più che del bene. C'è un promemoria del diluvio nella visione del Signore che sorveglia la razza umana e la trova corrotta; ma Romani 3:10–12 chiarisce che questa condizione è tanto perenne quanto universale”.

“Faccia” (ʿōśēh – qal participio attivo) si riferisce al modo di comportarsi, esprime un’azione continua ininterrotta, un comportamento in corso.

“Il bene” (ṭôb- aggettivo) è in senso morale eccellente e ammirevole, e qui si riferisce alle vie di Dio, alla giustizia di Dio, a ciò che è in linea con la Sua legge.

Il bene è ciò che piace al Signore (Deuteronomio 6:18; 2 Re 20:3).

Nel Salmo 34:14 troviamo la stessa parola come contrario di male (Deuteronomio 1:39; Salmo 37:3,27; Isaia 7:15-16), di malvagità (raʿ - cfr. Genesi 6:5; 8:21): “Allontanati dal male e fa' il bene; cerca la pace e adoperati per essa”.

Per Gesù “il bene” è secondo la natura di Dio (Marco 10:17-21) e anche secondo l’osservanza della legge di Dio, e rinunciare a tutto ciò che si ha e darlo ai poveri per seguire Lui come disse al giovane ricco (Matteo 19:17-21).

Non esiste una persona così!

Anche la persona migliore che esiste, non raggiunge questo standard secondo la volontà di Dio! 

Chi può pretendere di essere senza peccato?

Ogni singola persona nata nel mondo è un peccatore (cfr.1 Re 8:46; Ecclesiaste 7:20; 1 Giovanni 1:8-10).

Lo scrittore russo Turgenev diceva: “Non so come sia il cuore di un uomo cattivo, ma so com'è il cuore di un uomo buono, ed è terribile”.

Infatti in Geremia 17:9 leggiamo: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo?”

In Romani 7:18 Paolo afferma: “Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no”. 

Eppure, ci sono molti che vorrebbero essere considerati persone che fanno il bene perché aiutano gli altri, o perché credono di non aver mai fatto del male a nessuno. 

Come peccatori, facciamo molte cose buone (Luca 11:13), ma non lo facciamo sempre, o non lo facciamo come Dio vuole, o non lo facciamo per la gloria di Dio! 

Nessuno raggiunge lo standard di Dio!

Siamo privi della gloria di Dio in noi, nel senso che siamo sempre peccatori, mancanti davanti a Lui!

Tutto il bene che facciamo in qualche modo è inquinato dal peccato (cfr. Salmo 51:5; Geremia 13:23; Romani 3:23; 5:12; Efesini 2:1-3).

Romani 3:23 dice: “Tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio”.

Nessuno di noi è al 100% come Dio vuole, e fa sempre ciò che Dio vuole,  siamo privi della gloria di Dio, cioè non siamo santi come lo è Lui!

Dio è assolutamente, completamente senza peccato, contaminazione, non ha una traccia di corruzione!

Nessuno di noi raggiunge lo standard di santità di Dio. 

È vero, qualcuno è meno corrotto di un altro, fa più bene di un altro, ma siamo tutti peccatori!

Nessuna persona è senza peccato, tranne Gesù Cristo uomo!

Nessuno è mai stato all'altezza del glorioso standard di perfezione di Dio!!

Le cose migliori che il meglio di noi fa sono ancora contaminate dal peccato!

Tutte le nostre azioni che possiamo anche considerare giuste, sono come abiti sporchi agli occhi di Dio (Isaia 64: 6). 

A certi farisei Gesù disse: “Voi vi proclamate giusti davanti agli uomini; ma Dio conosce i vostri cuori; perché quello che è eccelso tra gli uomini, è abominevole davanti a Dio” (Luca 16:15).

Ciò che per gli standard umani può essere considerato eccellente non lo è per le perfezioni di Dio!

Le virtù naturali che adornano il mondo e attirano l'ammirazione degli uomini sono viziate dal peccato davanti Dio! 

Queste virtù naturali mancano della gloria di Dio!

Il comportamento dello stolto:

(2) È abominevole (v.1) 

Al v.1 leggiamo ancora: “Fanno cose abominevoli”.

Il Salmista dichiara ancora che l’azione (ʿălîlâ) degli stolti è abominevole. 

“In modo abominevole” (hitʿîbû – Hiphil – terza persona plurale- perfetto attivo) indica che le loro azioni sono un “orrore”; una “profanazione”; “qualcosa di disgustoso”, “dissacrante”, “vergognoso”, “ripugnante”. 

In generale, descrive qualcosa che è incompatibile con Dio e il Suo ordine di vita, con la Sua volontà, con la Sua natura divina.

Per esempio “abominevole” è collegata all’idolatria (Deuteronomio 7:26; 1 Re 21:26, Salmo 106:40); all’infedeltà (Ezechiele 16:25), ai peccati (Giobbe 15:16; Ezechiele 16:52); all’uomo sanguinario e disonesto (Salmo 5:6); alla menzogna (Salmo 119:163); è associato a un grave senso di odio (Deuteronomio 23:7).

La radice (tôʿēbâ) di questa parola, indica attività ripugnante che copre tutto ciò che è tipico del paganesimo tra cui idolatria, peccati sessuali, orgoglio, menzogna, omicidio e disonestà (per esempio Levitico 18:26–30; Deuteronomio 7:25–26; Proverbi 6:16–19; 11: 1).

Chi ignora Dio, vivrà una vita più o meno abominevole ai Suoi occhi!

Già il negarlo è abominevole!

Il comportamento dello stolto:

(3) È sviato (v.3) 

Nel v.3 leggiamo: “Tutti si sono sviati”.

Ancora una volta il salmista fa una dichiarazione sull’universalità del peccato e quindi sul comportamento dell’umanità dicendo appunto: “Tutti”.

“Tutti” (kōl – nome assoluto collettivo) indica “la totalità”, “nessuno escluso”, ed è in enfasi.

Ogni individuo, a partire dalla caduta di Adamo ed Eva, si è allontanato da Dio.

Tutti, senza eccezione, tranne Gesù, abbiamo respinto Dio e la Sua giusta legge, tutti abbiamo girato le spalle a Dio per camminare in una direzione diversa, lontano da Lui e dai Suoi santi e giusti comandamenti.

“Si sono sviati” (sār – qal perfetto attivo) si riferisce a una azione ancora responsabile, indica “partire”, “deviare”, “girare da una parte”, “andare via”, “cambiare orientamento o direzione”, “abbandonare un percorso prestabilito”, in questo contesto da Dio (Deuteronomio 11:16, Salmo 14:3), o dal giusto corso stabilito da Dio, a un allontanamento da Dio e da ciò che ha prestabilito, lasciare la retta via che il Signore ha ordinato di seguire.

Si riferisce all’infedeltà a Dio (Esodo 32:8; Deuteronomio 9:12,16; 11:16). 

Allontanarsi da Dio è seguire la propria strada (cfr. Isaia 53:6), è la tragedia della razza umana!

Voltare le spalle a Dio e sviarsi dalle sue vie, significa prendere la strada che porta alla rovina (cfr. per esempio Deuteronomio 30:15-20; Giovanni 3:16).

Il comportamento dello stolto:

(4) È malvagio (v.4)

Nel v.4 leggiamo: “Son dunque senza conoscenza tutti questi malvagi, che divorano il mio popolo come se fosse pane”.

“Malvagi” è “operatori d’iniquità” (cfr. Salmo 5:5; 58:2), come giustamente ha tradotto l’Edizione della Bibbia San Paolo e Nuova Diodati.

“Operatori” (pōʿălê – qal participio attivo) si riferisce a un comportamento quotidiano attivo.

“Iniquità” (ʾāwen – nome singolare assoluto) è “il comportamento moralmente discutibile”, si riferisce ad “azioni malsane, malvagie, peccaminose, ingiuste”.

Si riferisce a persone che fanno del male, che creano danni agli altri (per esempio Salmo 55:3-4; 56:6-7), quindi comporta l’idea di un potere usato con intenti, o con effetti contro altri.

L’iniquità è ciò che contrario alla volontà e alla giustizia di Dio, infatti vediamo che sono senza conoscenza di Dio (vv.1-2,4) e sono crudeli verso gli altri.

Siccome “iniquità” (ʾāwen) a volte descrive la vanità, il vuoto dell'idolatria gli operatori d’iniquità sono coloro che adorano gli idoli (cfr. 1 Samuele 15:23; Isaia 41:29; 66:3; 12:12; Zaccaria 10:2; cfr. Osea 4:15; 10:5), quindi sono coloro che hanno messo da parte il Signore mettendo i loro idoli al di sopra, o al posto di Lui.

In questi versetti troviamo:

B) I contrasti

Un primo contrasto è tra:

(1) Stolto e saggio

Da una parte vediamo lo stolto (nāḇāl- aggettivo singolare assoluto), cioè colui che è una persona sciocca, una persona  a cui manca il buon senso (Giobbe 2:10; Proverbi 17:7,21; 30:22; Isaia 32:5–6; Geremia 17:11), e si riferisce a chi non è sottomesso a Dio, che rifiuta ostinatamente il timore di Dio che è l’inizio della saggezza (Giobbe 28:28; Salmo 111:10; Proverbi 1:7; 9:10).

Lo stolto è la persona che ignora Dio, che si convince che Dio non ha importanza (Salmo 10:4, 6, 11, 13).

Dall’altra parte abbiamo la persona saggia, cioè la “persona intelligente”, (maśkîl – hiphil participio attivo), cioè una persona che comprende e si comporta di conseguenza, che fa scelte sagge grazie alla corretta comprensione e conoscenza.

La persona “persona intelligente”, è la persona che riconosce la sovranità di Dio e cerca di vivere secondo ciò che vuole Dio, in sottomissione a Dio.

La “persona intelligente” è una persona che fa una saggia  analisi e usa il buon senso.

Il saggio serve, adora e confida in Dio, lo stolto ignora completamente Dio (Salmo 2:10-12).

Un secondo contrasto è tra:

(2)  Signore dei cieli e figli degli uomini peccatori

Nei vv.1-3 è scritto: “Lo stolto ha detto in cuor suo: ‘Non c'è Dio’. Sono corrotti, fanno cose abominevoli; non c'è nessuno che faccia il bene.  Il SIGNORE ha guardato dal cielo i figli degli uomini, per vedere se vi è una persona intelligente, che ricerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti sono corrotti, non c'è nessuno che faccia il bene, neppure uno”.

“Dal cielo”, in realtà è “dai cieli” (šāmayim – nome maschile plurale).

 “Dai cieli”  sottolinea in modo enfatico la natura diversa di Dio dall’umanità, che si distingue da ciò che è terreno (Ecclesiaste 5:2).

“Cieli” ci parla della maestà, della grandezza di Dio! (1 Re 8:27), ma anche della dimora di Dio (1 Re 8:30), del trono di Dio (Salmo 11:4; 103: 10; Isaia 66:1), e in questo contesto si riferisce soprattutto che Dio ha una natura diversa dall’umanità, è un Dio santo e maestoso (Deuteronomio 26:15; Salmo 11:4; Isaia 57:15; 63:15).

In questi versetti vediamo il contrasto tra “il Signore” e “i figli degli uomini” (letteralmente è "Figli di Adamo" - bēn ʾāḏām), cioè l’umanità, l'intera razza umana peccaminosa, senza escludere nessuno!

Lo stolto pensa che Dio non si occupa di quello che avviene sulla terra, invece Dio ne tiene conto (Salmo 10:11,14).

Dal cielo, Dio ha abbassato il Suo sguardo, questo è figurativo, è un antropomorfismo (descrizione di Dio in termini, o espressioni umane), perché l'onniscienza divina non ha bisogno di guardare da vicino per conoscere qualcuno, o qualcosa.

Il Signore ha guardato (hišqîp – hiphil perfetto attivo) con lo scopo (per - l) di vedere (rʾôt – qal infinitivo attivo), cioè di capire, esaminare, ispezionare, quindi guardare attentamente. 

Suggerisce un'attenta indagine sulla situazione umana.

Ma Dio, non ha trovato nessuno che lo cerchi, perché tutti si sono sviati, sono corrotti e non c’è nessuno che faccia il bene!

La ricerca accurata del Signore, porta alla verifica, o conferma che tutti siamo peccatori!

Già altre volte vediamo che Dio s’interessa a quello che avviene sulla terra.

Per esempio in Genesi 11:5, quando certi uomini arrivarono in una pianura nel paese di Scinear e vollero costruire una città e una torre altissima per acquistarsi fama, che poi chiamarono Babele è scritto:”Il SIGNORE discese per vedere la città e la torre che i figli degli uomini costruivano”. (cfr. anche Genesi 18:21).

Il SIGNORE ha guardato dai cieli i figli degli uomini, li osserva tutti e conosce il loro cuori e le loro opere (Salmo 33:13-14, cfr. Salmo 11:4).

Tutto questo ci fa capire quanto profonda sia la conoscenza di Dio dell'umanità peccaminosa e quanto siano ingiustificabili i suoi peccati.

Di fronte lo sguardo scrutatore del Signore nessuno può reggere, o giustificarsi.

Niente è nascosto a Dio!

La conoscenza del Signore, o il Suo giudizio del v.2, conferma l'affermazione detta del salmista al v. 1 e ampliate ancora più aspramente al v.3, pertanto la corruzione morale universale è certa, perché è testimoniata e confermata da Dio che è onnisciente!

Ciò che tu hai nel cuore! Ciò che fai, Dio lo conosce molto bene!

Quindi, quando qualcuno nega Dio, questo non lo rende meno reale!

Infine il terzo contrasto è tra:

(3) La negazione di Dio e il cercarlo

Lo stolto nega Dio, mentre Dio si aspetta che l’umanità lo cerchi (Atti 15:16-17; 17:27) seriamente con tutto il cuore e l’anima (Deuteronomio 4:29; cfr. 1 Cronache 22:19; 2 Cronache 15:2; Geremia 29:13).

Chi ha intelligenza, a differenza dello stolto, cerca Dio.

Molte persone preferiscono crearsi il loro dio, un dio che gli fa comodo e non cercare il Dio vivente e vero (1 Tessalonicesi 1:9) che si è rivelato nella Bibbia, il Signore, Colui che ha mandato il Figlio Gesù Cristo sulla terra per salvarci dai nostri peccati! (per esempio Giovanni 3:16).

Nonostante le tante evidenze sull’esistenza di Dio, molti lo negano! 

Robert A. Morey disse: “È filosoficamente e logicamente assurdo affermare un negativo così universale come ‘Non c'è Dio’”.

Consideriamo ora:

II LA CRUDELTÀ DELLO STOLTO (v.4)

Noi vediamo: 

A) La domanda 

Al v.4 leggiamo: “Son dunque senza conoscenza tutti questi malvagi, che divorano il mio popolo come se fosse pane e non invocano il SIGNORE?”

L'oratore sta facendo una domanda e la risposta attesa dal relatore è negativa.

Come abbiamo visto nella scorsa predicazione, “senza conoscenza” (lōʾ yǒḏ·ʿûʹ) dal contesto è in relazione al Signore, sia intellettualmente e sia come esperienza, e questo significa esserne influenzati nel comportamento!

In questa domanda vediamo lo stupore del Signore, o del salmista per la malvagità degli uomini nei riguardi del popolo di Dio.

Sono così ciechi spiritualmente, mancano così tanto di comprensione spirituale, che non sanno quello che stanno facendo, che arrivano al punto di perseguitare il popolo di Dio?

Questi stolti, atei, nel loro cuore, dicono che non c'è Dio, e quindi pensano di avere la libertà di perseguitare i giusti.

È difficile credere dove può arrivare l’umanità con la sua corruzione morale, dove possono arrivare quegli operatori d’iniquità, cioè quelle persone che si sono completamente abbandonate a fare l'iniquità.

Nel v.4 troviamo:

B) Il danno 

“Questi malvagi che divorano il mio popolo come se fosse pane”

“Divorano il mio popolo” (ʾōkĕlê ʿammî) è un’espressione che troviamo altrove riguardo i popoli che divorano, cioè che vincono Davide (Salmo 27:2), o conquistano Israele (Salmo 79:6-7; Geremia 10:25), o come i governanti d’Israele che divorano il popolo (Michea 3:2-3).

“Divorano” (ʾōkĕlê -qal participio attivo) ha una connotazione di voracità, di avidità senza indugi al limite della bestialità (L.Alonso Schökel).

I malvagi appaiono come enormi mostri che divorano il popolo di Dio con insensibilità (cfr. Proverbi 30:14).

Il senso di “divorano come se fosse pane” può indicare che “mangiano” il popolo con la stessa facilità e naturalezza come se fosse pane.

Mangiare il pane è un alimento base di sostentamento che mangiamo ogni giorno.

Oppure vivono facendo del male agli altri, sulle spalle degli altri, approfittando degli altri in questo caso sfruttano, o consumano il popolo d’Israele.

L’immagine è che il potente approfitta dei mansueti, degli umili, di chi umanamente è indifeso (cfr. Isaia 3:12; Ezechiele 34:8; Amos 2:6-7; Michea 2:2; 7: 3).

La cecità spirituale ha portato a un'indifferenza insensibile alla vita dei giusti.

"Mio" potrebbe indicare il popolo del Signore, o il popolo del salmista, ma in entrambi i casi il v. 7 renderà esplicito che l'espressione si riferisce a Israele - Giacobbe. 

Se si riferisce al salmista, il v. 4 rappresenta il culmine del lamento sotto forma di una domanda disperata formulata davanti al Signore.

Nel corso della storia ci sono state molte persecuzioni nei riguardi del popolo di Dio, sia d’Israele, la più tragica è dei nazisti, sia anche dei cristiani, e questo avviene anche oggi, sotto varie forme.

CONCLUSIONE 

In questi versetti il salmista ci parla dell’universalità della corruzione dell’uomo, del fatto che tutte le persone senza esclusione, senza la grazia di Dio siamo peccatori.

Senza Dio c’è un declino morale!

Lo vediamo nella vita di tutti i giorni per strada, o in internet, o in televisione.

Spurgeon disse: “Salvo solo dove regna la grazia, non c'è nessuno che fa del bene; l'umanità, caduta e degradata, è un deserto senza un'oasi, una notte senza una stella, un letamaio senza un gioiello, un inferno senza fondo”.

Paolo riprendendo questi versetti sottolinea ancora una volta l’universalità del peccato in Romani 3:9-12: “Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottomessi al peccato, com'è scritto: ‘Non c'è nessun giusto, neppure uno.  Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio.  Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno’”.

Tutti gli uomini, tranne Gesù Cristo (cfr. Atti 3:14; 2 Corinzi 5:21; Ebrei 4:15) siamo colpevoli di fronte a Dio, non c’è persona che non pecchi, già da da quando era piccolo di età (cfr. Genesi 8:21; Salmo 51: 5; 58:3).

Nasciamo tutti completamente senza speranza, fino a quando non riconosciamo la grazia di Dio redentrice in Cristo per la grazia e la volontà di Dio! (cfr. 1 Re 8:46-50; Salmo 14:2–3; 130:3; Proverbi 20:9; Ecclesiaste 7:20; Isaia 53:6; 59:4, 12–16; 64:6; Michea 7:2; Romani 3:21-26; Efesini 2:1-18; Giovanni 6:44-45; Romani 8:30).

Dunque, non solo pochi individui isolati, o anche la maggioranza della razza umana, ma tutti gli esseri umani, senza eccezione, siamo tutti peccatori!

Proprio come il fumo di un fuoco permea e inquina tutto in una stanza, così l'intera persona - pensieri, emozioni, volontà, corpo - è pervasa, inquinata dalla corruzione del peccato!

La nostra natura umana è peccaminosa, completamente corrotta dal peccato e schiava di esso (Romani 8:5-8; Galati 5:17-21; Giovanni 8:34, Romani 7:16-19).

Tutto in noi, dal centro del nostro essere, il cuore è contaminato dal peccato! (Genesi 6:5–6; 8:21; Geremia 17:9; cfr. Isaia 59:3-11; Romani 3:13-18; Efesini 4:17; Tito 1:15) e di conseguenza lo sono le nostre azioni, il nostro comportamento.

Nessuno può pensare di essere salvato e rigenerato, e togliere la sua colpevolezza per le proprie virtù, è totalmente incapace (cfr. Romani 3:19-20; Galati 2:16; Efesini 2:8-9, Tito 3:5-7; Geremia 13:23;). 

Il peccato è universale, ma Dio fornisce perdono in Cristo, il sacrificio perfetto per i peccatori (Salmo 130: 3–4; Michea 7: 18–20; Matteo 26:28; Efesini 1:7; Ebrei 9:12,26).

Chi si pente dei propri peccati e li confessa a Dio, crede in Gesù Cristo è salvato (Matteo 1:21; Atti 3:19; 10:43; 1 Giovanni 1:8-10).

Sei tu salvato?


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